La BBC intervista la torturatrice di Abu Ghraib
“Rispetto a quello che gli iracheni avrebbero fatto a noi, ciò che abbiamo fatto era niente. Quando queste cose succedevano, loro ci decapitavano, bruciavano i corpi, trascinavano i cadaveri per le strade o li appendevano ai ponti” queste le parole usate durante un’intervista alla Bbc da Lynndie England, la soldatessa diventata tristemente famosa per essere una delle protagoniste delle fotografie uscire dal carcere degli orrori di Abu Ghraib.
Sono passati cinque anni da quei giorni in cui la donna si faceva immortalare durante abusi fisici sui detenuti del carcere. Tre degli ultimi cinque anni la donna li ha passati in carcere e sembra di non essere pentita per ciò che ha fatto in passato. “Le umiliazioni sessuali avvengono anche nei college in Usa e se servono a ottenere informazioni allora sono pratiche accettabili”. La giornalista ha incalzato più volte la England con domande ficcanti. “Non le sembra perverso e assurdo ciò che accadeva?” è stato chiesto. “Certo era un po’ strano – ha risposto la soldatessa Usa – ma quelle erano cose che succedevano lì. I superiori ci dicevano che andava tutto bene e che dovevamo continuare”.
La donna dice di sentirsi molo sola e oggi ha paura che qualcuno la possa uccidere. Fa uso di antidepressivi e racconta che anche la madre ha subito minacce per colpa sua.

























“Le umiliazioni sessuali avvengono anche nei college in Usa e se servono a ottenere informazioni allora sono pratiche accettabili”…e c’è gente che ancora non capisce come si possa considerare sbagliato il “modello americano”. Se questo vuol dire esportare la “democrazia” non oso immaginare cosa sarebbe successo ad esportare la dittatura…
Andrea "denied access" Intonti
15 agosto 2009 alle 1:04 pm
Interessante. E proprio ieri sera ho scoperto questo link:
http://nasir-khan.blogspot.com/2008/02/disturbing-new-photos-from-abu-ghraib.html
Andrea: “Democrazia” mi pare un termine carico di moralismo, ne darei una definizione più tecnica: gli Stati Uniti sono un regime concorrenziale ed abile a raccogliere il consenso. In linea di principio, tutti i “cittadini” hanno possibilità di competere tra di loro per risorse economiche o per incarichi politici. Mi fa pensare ad una lotteria: il banco incassa sempre, ma la gente è felicissima di partecipare (o può tranquillamente non partecipare). La remota possibilità di farcela annulla la potenziale opposizione di chi si sente escluso e crea le condizioni quindi per un generale consenso. Una lotteria ben organizzata – se ci riferiamo al suo aspetto organizzativo – risponde al principio di legalità, ai fini di assicurare imparzialità. Non si deve violare il diritto del “cittadino” di sentirsi ragionevolmente sicuro che il croupier non lo porterà via in una macchina con i finestrini oscurati per incatenarlo ed ucciderlo o altro. I “cittadini” (con queste termine identifico, in linea di massima, le persone dotate di passaporto statunitense, ma non necessariamente tutte le persone dotate di passaporto USA) in genere ritengono di poter vivere in una “società libera” che garantisce loro la “certezza del diritto”. E Andrea, la violenza bellica dell’impero americano, che si beffa di ogni diritto internazionale in nome della sua presunta missione speciale di “esportazione della democrazia”, ti sembra più tollerabile rispetto alla violenza bellica di una dittatura?…
Maria Serban
21 dicembre 2009 alle 2:40 pm