Ancora su De Tormentis: il commento di Enrico Triaca, tipografo delle Br, torturato e poi denunciato per calunnia
Dopo aver letto nel libro di Rao la testimonianza di “De Tormentis” Enrico Triaca ha postato questo commento sul blog INSORGENZE
Enrico Triaca venne arrestato il 17 maggio 1978 nell’ambito delle indagini sul sequestro Moro.
Appena catturato scomparve per riemergere soltanto il 9 giugno. Nei giorni in cui fu ostaggio delle forze di polizia venne torturato. Appena fu in grado denunciò le violenze ma non venne creduto. La magistratura lo condannò per calunnia.
Oggi il suo torturatore, un funzionario dell’Ucigos in pensione che esercita la professione di avvocato presso il foro di Napoli, nascondendosi dietro l’eteronimo di “professor De Tormentis” ha ammesso in un libro (scritto da Nicola Rao, Colpo al cuore. Dai pentiti ai “metodi speciali”: come lo Stato uccise le Br. La storia mai raccontata, Sperling & Kupfer 2011) che Triaca aveva detto il vero.
Alcune doverose precisazioni sul “caso de tormentis”
Dopo aver letto alcuni articoli sparsi qua e la nella rete ho comprato il libro, “Colpo al cuore”, e ritengo di dover fare alcune precisazioni e considerazioni.
Precisazioni e considerazioni sul libro del giornalista Nicola Rao, e considerazioni sul “Nobile Servo dello Stato” denominato “professor De Tormentis” . 
Inizio con il “Professor De Tormentis” che in quanto “Nobile Servo dello Stato” credo meriti la precedenza.
Esso tenta di nobilitarsi e giustificarsi dichiarando: “Io sono stato un combattente perché quella contro le Brigate Rosse era una guerra. Una vera e propria guerra.” Un combattente???????
“Professor De Tormentis” se lo lasci dire, Lei è solo un vigliacco, al servizio dello Stato, ma un vigliacco che ha la necessità di nascondersi dietro l’anonimato e come le Blatte ha vissuto negli interstizi della Storia. Ha ragione quando dice che è stata una guerra ma una guerra rivendicata dalle Brigate Rosse e sempre negata dai suoi Padroni. Quando una guerra è fatta da “combattenti” ci sono regole e codici di comportamento da rispettare tutte cose che Lei, da NON combattente ma da vigliacco, non ha fatto.
Anche le Brigate Rosse hanno fatto dei prigionieri, ed il suo Stato ha tentato in tutti i modo di accreditare l’idea che tali prigionieri venivano maltrattati e torturati, lampanti sono state le lettere dell’Onorevole Aldo Moro che erano diventate le lettere di un pazzo, un drogato. Poi con il prigioniero Dozier avete dovuto ammettere che facevano colazione con i Corn Flakes. Ecco questa è la differenza tra un COMBATTENTE e uno squallido mercenario al soldo dello Stato. Combattente uno che a 30 anni di distanza deve tentare di darsi un tono con le spalle spiaccicate al muro, nascosto nell’ombra?……………………… Sia serio Professore!.
Ancora il “Professor” dice: “E lì si usarono “metodi forti”, gli stessi che portarono due degli ufficiali della CIA che ci affiancavano ogni giorno, a mettersi le mano nei capelli: “Non credevamo, davvero, che gli italiani arrivassero a un livello di “pressione” tale”. Suvvia “professor” si rilassi, tenga a bada la sua boria, la CIA ha una lunga storia e tradizione di “metodi speciali” conosciuta in mezzo mondo e non credo proprio che devono imparare da Lei!
P.S. Caro “Professor De Tormentis” Sicuramente qualcuno Le riconoscerà lo Status di combattente ma io posso affermare, senza possibilità di essere smentito, che Lei oggi entra a pieno titolo e con encomio nel Club degli infami, perchè con le sue (spontanee) dichiarazione chiama direttamente in causa il suo collega Domenico Spinella, allora capo della DIGOS, che in quanto responsabile della mia detenzione non può non sapere a chi mi ha consegnato la notte del 17 maggio 1978.
Cordiali saluti “Prof”
Ora veniamo al libro
Il Sig. Rao fa un breve resoconto del processo contro di me per calunnia che evidentemente è stato estrapolato da qualche articolo di giornale, quindi molto parziale che non rende bene il clima nel quale si è svolto il processo.
Provo a chiarire meglio. Il giornalista Nicola Rao scrive: “La denuncia di Triaca fu formalizzata e si aprì un’inchiesta contro ignoti. Ma, non potendo riconoscere nessuno dei suoi torturatori, il 7 novembre 1982 il tipografo si beccò anche una condanna per calunnia dal tribunale di roma.” 
Come precisato nel libro io denunciai le torture il 17 giugno, e il giorno dopo, non dopo un mese, un anno, ma il GIORNO DOPO, mi arrivò un mandato di cattura per calunnia, ora può anche essere possibile che la bravura del giudice istruttore Gallucci fosse così eccezionale che gli bastò una notte per “risolvere il Caso”, ma io un dubbio ce lo avrei.
Al processo a confutare la mia versione dei fatti fu chiamato Domenico Spinella allora capo della DIGOS che mi aveva in custodia, ebbene, le carte presentate in dibattimento e non le chiacchiere degli avvocati, hanno smentito la sua ricostruzione e non la mia, inoltre il giudice chiese a Spinella di dirgli i nomi degli agenti di guardia alle celle di sicurezza la notte che fui portato in questura, Spinella rispose che avrebbe portato il giorno dopo il registro dei turni, ma il giorno dopo si presentò in tribunale un agente che dichiarò che il registro era sparito Sic! tralascio altri episodi per non troppo tediare, ma su questi fatti si basa la mia condanna.
Questo per precisare che forse, come spesso succede in Italia, è vero che “certi colpevoli” non si sarebbero trovati, ma di sicuro non ce stata la volontà di cercarli, in quanto inutile visto che il colpevole dovevo essere io e, che le coperture a certi “metodi speciali” sono state a tutti i livelli, Politici, Giudiziari, Mediatici.
Queste “piccole” verità non posso essere offuscate neanche dalle roboanti parole che il giornalista Rao usa nel descrivere le “atrocità” delle Brigate Rosse, ce stata una guerra ed è vero, ma purtroppo voi “democratici” vi siete troppo specializzati nel fare la conta dei morti altrui dimenticando sempre le vostre di atrocità. Potrebbe magari Sig. Rao un giorno provare a contare i morti fatti dallo Stato Repubblicano prima durante e dopo le Brigate Rosse? Sarebbe interessante!
Io nel mio piccolo provo a citarne qualcuno magari le apro la strada, come ad esempio le stragi di stato.
Negli ultimi 20 anni lo Stato repubblicano tradendo la propria Costituzione ha fatto 4 guerre, una ancora in corso d’opera, e non è che voi potete ritenervi innocenti perché le chiamate “Missioni di Pace”.
Da 20 anni in queste guerre vengono trucidati migliaia MIGLIAIA di CIVILI innocenti, Bambini, Donne, Anziani, e non è che voi potete ritenervi innocenti perché le chiamate “Effetti Collaterali”.
Come può notare Sig. Rao Ce una continuità storica impressionante di mistificazione e bugia non trova?
In questo io ritengo responsabili tutti, perché se è vero che il “bello” della democrazia è che “noi possiamo sceglierci chi ci governa” a differenza delle dittature che pugnalate alle spalle quando non vi servono più come amiche, tutti non possono che essere correi, perché in guerra ci sono andati tutti Centro Centro, Centro Destra, Centro Sinistra.
Le va comunque riconosciuto il merito Sig. Nicola Rao di aver riportato, e non insabbiato, fatti che erano rimasti nelle “Tenebre della Repubblica” e per questo la ringrazio. Ora ci sono tutti gli elementi per identificare il Marrano, a noi non resta che aspettare, e vedere, quanto interessata sia la Repubblica alla verità e giustizia.
Roma 10/01/2012 Enrico Triaca
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Nella gioia e nella rabbia,
nel distruggere la gabbia
Nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro
Nella fabbrica deserta, nella casa senza porta
Sta nell’immaginazione, nella musica sull’erba,
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Sta nei sogni dei teppisti
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nel conoscersi del corpo,
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Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel fondo dei tuoi occhi
Sulla punta delle labbra
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel mitra lucidato
Nella fine dello Stato
C’e’, si c’e’
Ma chi ha detto che non c’e’.Flickr Photos
|

































Ciao Enrico che parole puntuali e efficaci. Alla fine utte le pentole si scoperchiano. Con nostalgia per le nostre spaghettate in quel di MISSIANO. Un saluto a te e famiglia. A pugno chiuso sempre Cesare
La sola cosa che mi viene da dire è che non sono per niente sorpresa
Hei cesare, ma pensa te dove ci andiamo a risentire. Tutto bene?
Scusate l’OT
Bhè…io son contenta che vi “andate a risentire” tra le mie pagine…
Ciao Enrico, benvenuto, e infinitamente grazie
mi sto curando perchè ho avuto una leggera ischemia. Un caro abbraccio e fatti sentire .io sto su fb salutami Annarella e le bimbe . a pugno chiuso
Torture di Wislawa Szymborska
Torture
Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne risponde era, è
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.
Azz, mi dispiace, spero che si risolva tutto per il meglio. Tu bazzichi sempre da quelle parti?
Purtroppo non fraquento fb io ormai sò vecchietto pe ste cose.
Un abbraccio e un augurio Cesarocchio
Di nulla Baruda, grazie a te che metti a disposizione uno spazio importante dove poter parlare dei Tabù di Stato, e scoprire anche, se dopo molti anni, gli scheletri della “democrazia”
Enrico…si fa quel che si può..
sono anni che mi impegno a metter luce sulla tortura compiuta sui corpi dei prigionieri.
E’ dura, perché c’è anche chi ti risponde AAAAAHHHH MA SE SA CHE TORTURAVANO I BRIGATISTI: PARLIAMO DI BOLZANETO ORA, BASTA CON QUESTE COSE.
Senza sapere che c’è chi, torturato, è ancora nelle celle di Stato e che per uscire deve scrivere lettere di pentimento e prostrazione….ad uno stato che ha attaccato cavi elettrici ai suoi coglioni, o altro.
Insomma..troppe cose mi piacerebbe dirti, che son così contenta di averti in queste pagine!
si hai ragione ci sono sempre persone più “moderne” che ritengono il passato vecchio e stantio, senza capire che il “moderno” farà la fine del “vecchio” se viene lasciato correre nell’oblio.
Poi il si sa, lascia il tempo che trova, chi sa? cosa sa? un conto è sapere, intuire, in una ristretta cerchia un’altro è far affermare una verità storica riconosciuta sulla quale discutere anche il “moderno”. Al contrario sarà sempre una questione di “qualche mela marcia”
proprio così..a me il “si sa” piace meno del “non si sa”…
perché si fa di ogni violenza tortura…e così non è purtroppo.
E poi, io voglio che si sappia TUTTO: chi ha dato l’ordine, qual era precisamente l’ordine.
E poi vorrei che tutti i torturati potessero ritrovare la propria libertà, vorrei che i torturati potessero riuscire a parlarne,
ma vorrei ci fosse qualcuno ad ascoltarli.
Umilmente, con la voglia di sapere e trasmettere una verità storica reale, utile, fruibile a chiunque.. non al militante spesso militonto o limitato all’analisi anche parziale dei suoi anni, o delle manganellate prese da lui, punto.
E invece è questo il periodo,
parli di torture, di waterboarding, di un enorme macchinario di stato mobilitato per TORTURARE e c’è chi ti risponde…”E ma allora Bolzaneto, la Diaz”.
Io i pestaggi di Genova li ho visti e vissuti.
Dei torturatori di Bolzaneto sappiamo tutto: abbiamo nome e cognome del medico che strappava i piercing in quella maledetta caserma del nuovo millennio…
di ciò che è accaduto trent’anni fa nulla.
e io voglio sapere TUTTO.
Abbiamo aspettato TROPPO!
Hai 1000 ragioni Valentina!!Oggi devono pagare politicamente e speriamo materialmente tutte le vigliaccate, le menzogne, i sotterfugi, le strumentalizzazioni ecc. di 30-40 anni or sono! e queste richieste di chiarezza, di informazione fatte da una come te che è molto più giovane di persone come me, o Triaca, o Salvatore, fa ancora più piacere. Una notte a Volterra (1979) il Vigna nazionale mi disse: “eh oggi pagate anche un furto di biciclette di dieci anni fa!” Capito? mi piacerebbe potergli dire a voce, in faccia, a muso duro: “eh ora dovete pagare caro, molto caro quello che ci avete fatto direttamente o indirettamente!”Bene, andiamo avanti così! Gianni
Caro Enrico, ho letto le sue puntualizzazioni sul libro del signor Rao. Ho lasciato questo paese cinquantanni fa perché non permetteva ai miei genitori di crescere la propria famiglia. Durante tutto questo tempo ho sperato in un cambiamento politico e civile che, puntualmente, non si è avverato.La nostra generazione ci ha provato ed è andata come sappiamo; pazienza. A volte, la notte, sogno di tornare al paese e alla frontiera il tricolore e il blu stellato dell’Europa sono spariti; al loro posto sventola una bandiera rossa. Riusciranno i nostri figli a vederla?
Mi stia bene.
Carlo
Carlo scrive: Riusciranno i nostri figli a vederla?
Domanda alquanto impegnativa Carlo
Io spero di si, ma il lavoro da fare è molto impegnativo, malto più di quello nostro, perchè in questi 30/40 anni il potere ha lavorato e molto nella distruzione di tutti i riferimenti per una autonomia di classe, a me piange il cuore quanado sento i ragazzi che intervistati, magari durante una manifestazione, si affrettano a precisare che non sono ne di destra ne di sinistra e non ideologici.
Ma poi ci sono le Valentine e questo mi fa essere ottimista