Torniamo a portare un fiore al cimitero degli ergastolani: VENITE?
Per me quello è stato un viaggio lunghissimo, anche se è durato poche ore.
L’isola di Santo Stefano e il suo carcere lasciano un solco profondo, arrugginito come le sbarre di quel carcere borbonico, profumato come quella vegetazione che selvaggia s’è riappropriata di quasi tutto, rosicchiando strade e pezzi di storia priva di libertà.
In quel piccolo pezzetto di terra è racchiusa tantissima storia, e la senti con una violenza dirompente, da quella porta d’accesso sul mare, che col sole e il mare calmo sembra il paradiso, a quella salita, verso l’ergastolo.
Così si chiamava, quello è il nome che porta e che sventra il panorama e la storia di quell’arcipelago…e in pochi posti al mondo si riesce a respirarne il significato come in quell’isoletta meravigliosa e triste.
Il FINE PENA MAI dell’ergastolo prende corpo tra i canti dei gabbiani che ti accompagnano in ogni passo,
perché dal carcere la strada porta al cimitero, al cimitero di quei 47 corpi senza nome (c’è anche Gaetano Bresci tra loro) che lì riposano,
nell’oblio della storia che l’ha voluti buttati così, senza diritto alla memoria.
E allora, fiori in spalla, andiamo a portare un po’ di colore tra quell’erba alta, andiamo a dar un nome a quelle tombe, andiamo a riappropriarci della storia di quel posto, del suo dolore, della sua lunghissima lotta per la libertà.
Qui il mio racconto del viaggio: LEGGI
Il resoconto di Nicola Valentino: LEGGI
PORTA UN FIORE per l’abolizione dell’ergastolo
23 giugno 2012
Viaggio al cimitero degli ergastolani nell’isola di S. Stefano (Ventotene)
Il 23 giugno 2012 ritorneremo al cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano (Ventotene). Lo faremo nuovamente in occasione della giornata mondiale indetta dall’ONU contro la tortura, con lo stesso spirito con il quale abbiamo fatto il primo viaggio nel giugno 2011. Il cimitero degli ergastolani di S. Stefano, attiguo al vecchio carcere (1795- 1965), costituisce un luogo simbolico da vedere e far vedere perché racconta in modo emblematico, con le sue 47 tombe senza nome, non solo la spietatezza dell’esclusione degli ergastolani dal consorzio umano anche post-mortem, ma soprattutto ciò che oggi è l’ergastolo. In particolare la tortura dell’ergastolo senza speranza, quello cosiddetto ostativo, in base al quale due terzi delle persone attualmente condannate alla pena eterna, sono sostanzialmente escluse da quei benefici che permetterebbero la concessione, almeno teorica, dell’uscita dal carcere dopo 26 anni di pena scontata. Per questi reclusi l’ergastolo costituisce un “fine pena mai” effettivo, che prevede oltre alla morte sociale e civile, la loro effettiva morte in carcere.
Il primo viaggio del 24 giugno 2011 è stato sostenuto oltre che da molti reclusi ergastolani, anche da alcune delle aree sociali che in quei giorni si sono mobilitate contro la tortura nelle carceri e contro la pena dell’ergastolo. L’iniziativa è stata inoltre bene accolta da realtà associative, culturali ed istituzionali dell’isola che ne hanno apprezzato lo spirito invitandoci a tornare. In chi ha vissuto l’esperienza, il luogo ha consegnato l’energia della commozione e alle persone credenti anche lo slancio spirituale per alzare lo sguardo verso un orizzonte libero dall’ergastolo. Alcuni di noi sono tornati al cimitero di Santo Stefano in compagnia di altre persone. L’artista Rossella Biscotti nel mese di settembre si è rimessa in viaggio dall’Olanda con un gruppo, per effettuare, con l’aiuto di persone del posto, un intervento artistico, nelle celle e nei passeggi del vecchio carcere.
Il prossimo viaggio lo stiamo immaginando sia per portare nuovamente dei fiori sulle tombe ma anche per ridare il nome alle persone sepolte. Faremo questo tentativo aiutati da uno scritto di Luigi Veronelli[1], che qualche tempo dopo la chiusura del carcere, fece un viaggio sull’isola addentrandosi fin nel cimitero alla ricerca della tomba di Gaetano Bresci, ricostruendo anche la mappa nominale di gran parte delle 47 tombe. Intervenire ridando i nomi alle persone sepolte, vuol essere un modo per riportare nel consorzio umano e nella memoria sociale esseri umani cancellati per sempre.
Questo momento di presenza alla condizione di vita e di morte delle persone condannate all’ergastolo sarà accompagnato da un omaggio del chitarrista jazz Angelo Romano e dalla lettura di frammenti epistolari, poesie, pensieri che chi vorrà potrà comunicare ai presenti. Chi vorrà potrà riprendere l’evento per darne la più ampia comunicazione. Anche quest’anno martedì 26 giugno nelle carceri e fuori dalle galere ci sarà una giornata di digiuno per ribadire l’opposizione alla tortura che viene praticata nelle carceri italiane attraverso l’ergastolo, le sezioni del 41 bis, il sovraffollamento in molte sezioni penali e giudiziarie (ma anche a.s.), il permanere degli ospedali psichiatrici giudiziari e le case di lavoro (sottoposte alla “pericolosità sociale” che può essere reiterata a vita), la presenza ancora di bambini e bambine con le loro madri in sezioni carcerarie, le numerose morti …E il nostro viaggio al cimitero degli ergastolani è strettamente legato a questa giornata di lotta nonviolenta e ad altre manifestazioni che si terranno in questo stesso periodo.
Stiamo cercando di organizzare anche un incontro per il 23 sera nell’isola di Ventotene per illustrare pubblicamente l’esperienza ed il progetto porta un fiore che auspichiamo riesca ad affermarsi con una sua ritualità, come momento simbolico e partecipato di un processo di liberazione dall’ergastolo.
Istruzioni per arrivare a Ventotene si trovano in internet ma si parte da Formia e il traghetto delle 9:15 arriva a Ventotene alle 11:15…ecc…
L’appuntamento ripetiamo è fissato per sabato 23 giugno. La mattina alle 11,30/12 da Ventotene andremo all’ergastolo di Santo Stefano con il nostro amico Salvatore dell’Associazione Terra Maris che ci farà da guida. Ritorneremo a Ventotene verso le 17 . Alle 17,30 è previsto il dibattito in un altro luogo simbolico: sopra la cisterna dei carcerati. Questa iniziativa è organizzata da le associazioni Liberarsi e Terra Maris, dalla Cooperativa Sensibili alle foglie e dalla Libreria L’ultima spiaggia (libreria e casa editrice che è un’ altra realtà importante dell’isola di Ventotene). Abbiamo chiesto anche il patrocinio alla Riserva naturale e al Comune dell’isola che ci dovrebbero aiutare stampando una locandina, volantino e procurando un certo numero di sedie per il dibattito.
Poi cercheremo un luogo dove mangiare qualcosa insieme. E’ ovvio che bisogna aver prenotato il pernottamento che per chi viene da Roma o da Napoli può essere solo di una notte (quella del 23), per chi viene da lontano è necessario prenotare anche la notte del 22 e essere già nell’isola il 23.
Per chi volesse prenotare il pernottamento può utilizzare l’agenzia Bentilem 0771 85365.
Per comunicare la propria adesione e per informazioni scrivere a: assliberarsi@tiscali.it
Per info sugli sviluppi dell’iniziativa:
baruda.net
sensibiliallefoglie.it
informacarcere.it
assliberarsi@tiscali.it
coop.saf@tiscali.it
rossellabiscotti@gmail.com
[1] Luigi Veronelli muore a Bergamo nel 2004, è stato enologo, gastronomo, anarchico e scrittore.
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Nella fabbrica deserta, nella casa senza porta
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Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel mitra lucidato
Nella fine dello Stato
C’e’, si c’e’
Ma chi ha detto che non c’e’.Flickr Photos
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A S Stefano fu internato anche un altro compagno anarchico di La Spezia, Giuseppe Mariani, autore di due libri . Memorie di un ex terrorista e Nel mondo degli ergastoli. Giuseppe era reo confesso dell’attentato al Teatro Diana di Milano e dopo 25 anni trascorsi a S.Stefano fu graziato da Pertini. Una volta libero sopravvisse nella miseria perchè nessuno lo aiutò a trovarsi un lavoro!!Nemmeno a Carrara, “patria”(?) dell’anarchismo. Mariani aveva proclamata la lotta armata nei primi anni del 1900 ed una volta uscito di carcere ripudiò detta pratica come inefficace, ma la Storia ci insegna che vi sono momenti in cui la violenza diventa una necessità sociale. L’attentato al Diana, fu una strage di Stato pilotata da Roma e penso vada letta in tal senso la critica al terrorismo di Giuseppe Mariani; gli esplosivi possono colpire persone innocenti, come è successo a Milano, a Brescia, a Bologna ecc. Mariani, aveva praticata la lotta armata inpugnando le armi per svariati anni e quelle non colpiscono nel mucchio, sono selettive. Buon viaggio a S.Stefano compagni!Spero capiate che almeno affettivamente sarò con voi. Gianni