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Archive for the ‘MIDDLE-EAST’ Category

Kobane ha retto anche per oggi…

7 ottobre 2014 1 commento

Giro al volo e ringrazio Lena!

#‎Kobane‬ ha retto anche per oggi.
Riferisco quel poco dal confine: i jihadisti dell’IS sono ancora in citta’. E’ difficile sperare di scacciarli cosi’. Hanno carri armati, mortai e armi a lunga gittata, quintali di munizioni e soprattutto i tanti soldi dei rapimenti e della compravendita del petrolio (per non parlare dei milioni delle donazioni di Qatar & Friends. Dalla loro, le combattenti e i combattenti del Rojava hanno soltanto qualche fucile e le munizioni autofinanziate. Possono contare sul fatto che la loro citta’ la conoscono, che sanno cosa e chi stanno proteggendo. E aggiungo: c’e’ anche il fatto che, quando non combatti sperando di finire in paradiso, l’unica cosa che conta e’ quella di restar vivi.
Sono aumentati i bombardamenti americani. Oggi e’ stato un non-stop: i carri armati turchi che stavano a guardare i jihadisti, i jihadisti che bombardavano le forze del Rojava, gli Stati Uniti che bombardavano le rocce. I testimoni (di parte. Ci mancherebbe che mi interessano le opinioni moderate…) insistono che non servono a nulla, non bombardano aree strategiche e forse la strategia non ce l’hanno proprio in generale. All’ospedale oltreconfine di Suruç, sotto Urfa, oggi di combattenti feriti gravi ne sono arrivati molti. Ci sono poche speranze, perche’ li fanno aspettare troppo prima di lasciarli passare il confine. E quel che raccontano e’ che la comune di #Kobane, se la Turchia non viene costretta a lasciar passare munizioni, volontari e cibo, rischia veramente di cadere. Tempo stimato: due giorni massimo.
E’ per costringere il governo Erdogan alla resa e all’apertura dei confini (o quantomeno alla sospensione dell’aiuto, materiale e mediatico, ai jihadisti) che in tutta la Turchia si e’ scesi in strada. Da ieri sera le folle si autoconvocano, si piantano seduti nelle piazze fino al mattino, bloccano le autostrade e danno fuoco a copertoni, e cercano a colpi di ingovernabilita’ di costringere il governo Erdogan alla trattative. Ci sono state le prime voci di morti (uno confermato) e gli interventi della polizia sono stati puntualmente orribili. Pero’ si insiste anche stasera. Si prova a resistere. E’ vero che questi i tempi della Catalonia sono finiti, e che magari non possiamo andarcene a fare i partigiani a Kobane. Pero’ sarebbe gia’ qualcosa se facessimo i partigiani dove siamo, imponendo una presa di posizione. Erdogan, l’unico che puo’ smobilitare i suoi carri armati da quel confine e lasciar passare gli aiuti, va costretto a farlo.

Visto che sono qui a parlare a vanvera del piu’ e del meno volevo aggiungere un’ultimo paio di pensieri straordinariamente inutili. A parte che oggi i movimenti Kurdi hanno occupato il parlamento Europeo, quel famoso parlamento che le sinistre non hanno occupato neanche dopo anni di crisi che uccidono centinaia di insolventi, anni che hanno tolto il futuro e affogato migliaia di migranti. Insomma, ci voleva proprio che qualcuno ci facesse vedere come si fa nel giro di qualche ora. Altro che Articolo 18 e tasse sulla non-proprieta’.
E poi. Oggi un compagno fra gli status ha fatto notare che corre voce a Gaza si sventolino bandiere dell’IS. Chissa’. Quel che e’ certo e’ che a Sud le simpatie piu’ che altro sono verso ‪#‎Erdogan‬, che di esternazioni per Gaza come pure contro i massacri di Rab’a non ha lesinato, e che non nasconde certo di sentirsi piu’ a suo agio nei confronti dei salafiti che della comune del Rojava (non la chiamo comune kurda, perche’ accoglie e offre margini d’azione a tutte le etnie). Ecco, bingo. Questo dovrebbe farci riflettere su quanti colpi stiamo perdendo a sinistra, e su come le nostre strategie di solidarieta’ vadano davvero ripensate, su come a colpi di bandiere della pace e convogli di medicinali ci siamo ridotti a vedere i nostri fratelli come vittime piu’ che come soggetti politici, assolvendo qualsiasi posizione politica. Insomma, qui bisogna ripensare tutto. Mobilitiamoci per i compagni di Rojava. Mobilitiamoci subito. Ma non solo perche’ stanno morendo e perche’ e’ ingiusto. Mobilitiamoci perche’ dobbiamo imparare da loro. Perche’ hanno sognato un po’ piu’ in la’ di noi, e se vogliamo riuscire vedere come hanno fatto ci tocca sperare che Kobane resista.

Lena DG

Poi toccherebbe anche spiegare ai giornalisti che Kobane e Ayn al-Arab son la stessa cosa, lo stesso posto: le lingue son diverse.
troppo complicato, me rendo conto

Il sorriso della libertà, Arin Mirkan…

6 ottobre 2014 3 commenti

Arin Mirkan

“La mia presenza è stata lama per tagliare l’indifferenza. Ma dentro di lei esistevano occulte le sensazioni che ora affiorano e che un giorno intoneranno canti che non moriranno” (Gioconda Belli)

Li senti i nostri canti Arin?
Cercano di placare il pianto delle tue bambine,
Cercano di ringraziarti, di rendere eterno quel sorriso che racchiude il mondo,
racchiude la libertà.

La terra per te sarà ali di farfalla, compagna mia.

E’ morto un assassino: Mike Harari

24 settembre 2014 3 commenti

E’ morto uno dei peggiori assassini della storia di Israele e d’Europa.

Il corpo di Wael Zwaiter, Roma

E’ morto un killer di intellettuali, poeti ed artisti.
E’ morto, purtroppo di vecchiaia, uno dei più grandi assassini, teorizzatore dell’assassinio mirato della classe intellettuale palestinese.
Mike Harari, passaporto israeliano, era alla guida dell’operazione “Ira di Dio”, nata per vendicare l’attacco palestinese durante le olimpiadi di Monaco nel 1972, dove l’intersa squadra di atleti israeliana rimase uccisa durante il maldestro tentativo della polizia tedesca di liberare gli ostaggi.

Da quel momento iniziò l’operazione “Ira di Dio” (מבצע זעם האל, Mivtza Za’am Ha’el) che ebbe inizio proprio a Roma,
con l’assassinio a freddo del poeta Wael Zwaiter, in Piazza Annibaliano, nel palazzo dove viveva e lavorava come traduttore, con 12 colpi di pistola.
L’operazione Ira di Dio, controfirmata direttamente da Golda Meir, aveva scritti tra i 25 e i 35 nomi e non terminò praticamente mai, per due decenni, colpendo in ogni stato europeo e non come se niente fosse e sbagliando anche l’obiettivo, come nel caso di Ahmed Bouchiki, cameriere marocchino ucciso in Norvegia, scambiato dal commando del Mossad per Ali Hassan Salameh, capo di Forza 17. L’obiettico non era il commando che fece e organizzò l’attacco alle Olimpiadi di Monaco, tutt’altro: l’obiettivo era il terrore, il far sentire i palestinesi vulnerabili in ogni luogo, uccidere i loro intellettuali.
Una storia mai completamente raccontata, che ha portato ad un impressionante numero di giustiziati… il solito 1 a 10 minimo che piace tanto allo stato ebraico d’Israele.

Tutto questo per dirvi, che malgrado i nuvoloni e quest’improvviso freddo autunnale,
oggi c’è un buon motivo per sorridere e per brindare stasera:
la morte di un assassino spietato, pluridecorat0, che anche Repubblica oggi tratta come un eroe.

 

Le bombe invisibili di Jobar

6 settembre 2014 2 commenti

Siamo a 2 km dalla città vecchia di Damasco, a Jobar, quartiere appena a nord dal millenario centro città.
I bombardamenti che vedete sono di ieri, in un quartiere ad altissima densità,

Jobar, Damasco…

dove non ci sono i tagliatori di gole dell’ISIS: proprio no.
Non è certo quello l’obiettivo di Bashar… figuriamoci…

Son bombe diverse da quelle che qualche giorno fa tiravano giù i palazzi di Gaza a quanto pare:
Son diverse perché colpiscono quartieri con palazzoni alti e stracolmi di persone,
ma nel silenzio più totale. Bombe non certo intelligenti ma sicuramente invisibili, silenziose:
nessuno, ma proprio nessuno se ne accorge.

Abbiamo lasciato che la rivolta di un popolo venisse fagocitata dalle barbarie,
Abbiamo, avete fatto in modo che un popolo intero venisse lasciato solo,
a tentar di non rimanere affogati nel mar mediterraneo, a tentar di sopravvivere a centinaia di migliaia nella polvere dei campi profughi.
Avete lanciato merda per anni contro chi alzava finalmente la testa, li avete lasciati soli a barcamenarsi tra i bombardamenti di regime, gli Scud e i barbari tagliagole che dal mondo iniziavano ad arrivare per fagocitare il tutto: l’abbiamo lasciato fare.

Vi siete seduti dalla parte di chi urlava e urla “Ya l-Assad, ya nuhriq el balad” ( O Assad o ridurremo in cenere il paese),
E ora che c’è solo la cenere, siete qui in attesa di un cacciabombardiere che vi piaccia.

Peccato che le macerie son della terra che mi è stata madre,
peccato che le macerie sono i brandelli di carne di un popolo che ho conosciuto
e che non vi merita.
Che non meritava il regime di Assad, i tagliagole barbuti, ma soprattutto la vostra collusa indifferenza

Leggi anche:
Un urlo di dolore da Bosra
Le bombe in casa nostra / 2
Alla bimba di Bosra
Dalla Siria, per la Siria
L’inizio
Basalto, beduini e innamoramenti
Al telefono con Anna Frank
Comprendere l’esilio
Ciliegie e nostalgia
ma buon anno ddddechè
Ode al dolore

Gaza: l’uso bellico delle parole. E una pagina di giornalismo, vero

2 agosto 2014 5 commenti

Ancora una volta il nostro giornalismo ha deciso di distinguersi.
Per l’uso del lessico scelto.
Dell’uso bellico delle parole durante il conflitto israelo-palestinese avevamo parlato pochi giorni fa a proposito di chi muore e chi viene ucciso.
La stampa mainstream italiana non ha mai dubbio a riguardo: i palestinesi muoiono, gli israeliani invece vengono uccisi.
Una differenza non da poco.

Un ragazzo copre il corpo di sua sorella disabile, di 17 anni, che non è riuscita a scappare in tempo (AP Photo)

Da qualche ora ci risiamo, e il tutto lascia sempre più basiti, perchè poi se vai ad aprire i giornali internazionali,
bhè, non cadono in questi grossolani errori linguistici, che di errori certo non puzzano, ma di scelte ben precise.

Un soldato israeliano è un soldato a tutti gli effetti: fa parte di un esercito, di una brigata, ha un numero di matricola,
dei compiti, un addestramento, fa la guerra.
Ogni tanto può morire, ma essendo lui israeliano diciamo che accade molto raramente.
I soldati, a partire dagli opliti arrivando fino ai rambo attuali, non vengono “rapiti”: questo veramente nella storia dell’uomo e della guerra non è mai avvenuto.
I soldati, se finiscono nelle mani del nemico (qualunque esso sia, esercito regolare o no), si definiscono prigionieri.
Sono “catturati”, non sono “rapiti” o “sequestrati”
Peccato che queste siano le sole parole che appaiono sulla carta stampata, le sole dette nei telegiornali.. così da diventar patrimonio linguistico collettivo.
E l’uso bellico delle parole si conferma, disgustoso.

Altrove non avviene, la differenza tra “captured” e “kidnapped” se la ricordano ancora.

Da un giornale come il Guardian invece vi prendo queste righe… che vale la pena leggere (vi consiglio di leggerlo in lingua originale con i link QUI)

In un ospedale. Sulla Spiaggia.
Hamas, dice Israele, si nasconde tra la popolazione civile:

Si son nascosti nell’ospedale di El-Wafa.
Si son nascosti nell’ospedale Al-Aqsa.
Si son nascosti sulla spiaggia, dove i bambini stavano giocando a calcio
Si son nascosti nel cortile di Mohammed Hamad, un uomo di 75 anni.
Si son nascosti nei quartieri di Shejaiya.
Si son nascosti nei distretti di Zaytoun e Toffah.
Si son nascosti a Rafah e Khan Yunis.
Si son nascosti nella casa della famiglia  Qassan.
Si son nascosti nella casa del poeta Othman Hussein.
Si son nascosti nel villaggio di Khuzaa.
Si son nascosti in migliaia di case danneggiate o distrutte.
Si son nascosti in 84 scuole e 23 centri medici.
Si son nascosti in un caffè, dove i Gazawi guardavano la Coppa del mondo.
Si son nascosti nelle ambulanze che andavano a raccogliere i feriti.
Si son nascosti in 24 cadaveri seppelliti sotto le macerie.
Si sono nascosti nel corpo di una giovane donna in pantofole rosa, sparse sul marciapiede, colpita a morte mentre cercava di fuggire.
Si son nascosti nel corpo del ragazzo i cui resti son stati raccolti da suo padre in un sacchetto di plastica.
Si son nascosti nel groviglio di corpi senza precedenti che arriva agli ospedali di Gaza.
Si son nascosti nel corpo di una donna anziana che giace in una pozza di sangue sul pavimento di pietra.
“Hamas, dicono, è cinico e vile”
di Richard SEYMOUR (The Guardian)

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Prova ad immaginare
Battendo le mani davanti alla morte

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
Storia di un’espulsione: QUI

Mio fratello!

L’esercito d’Israele si permette di parlare di welfare a Gaza

26 luglio 2014 2 commenti

L’ufficio stampa dell’Israel Defence Forces lavora h24.
Fa un lavoro particolare, insieme ai grafici che producono il materiale da far circolare sui social network: come lavoro ci prende tutti spudoratamente per il culo.
Già avevo pubblicato un’immagine da loro prodotta che spiegava con quanta precisione colpivano strutture civili (tra cui anche un parchetto giochi) perché nei giorni o nelle ore precedenti era stato lanciato un missile mai giunto a destinazione da uno degli angoli di questa “civilian structure”.
Oggi la provocazione suona proprio di beffa:
perchè tentano di farci credere che Gaza sia Hamas.
Che i 1000 morti (eh sì siamo arrivati a cifra tonda per poter ottenere 12 ore di tregua, che probabilmente non verranno nemmeno rispettate) che hanno lasciato al suolo coi loro armamenti che sembran provenire dal futuro, siano tutti di Hamas,
che il cemento armato, la farina per il pane, i granelli di sabbia della spiaggia di Gaza: tutto è di Hamas, questo è quel che l’IDF e il suo ufficio stampa vogliono farci credere.
Son di Hamas i bambini, il bestiame, i morti, le donne in gravidanza, i feti che hanno in grembo: son tutti terroristi di Hamas.
Questo è quello a cui credono anche migliaia di sionisti, nel nostro squallido paese.
Ci dicono che Hamas non tiene alla sua popolazione, che con i soldi con cui costruisce un tunnel potrebbe costruire centinaia di casa e scuole e moschee e tutto il cemento che poi loro, Israele, muterebbe rapidamente in briciole.
Parlano di welfare, loro.
Loro che con i soldi che spendono per il loro di esercito potrebbero sfamare il mondo intero,
loro parlano di welfare, che colpiscono da sempre prettamente strutture civili.
Loro, che non c’è cingolo che non sale su un automobile per distruggerla, non c’è marciapiede (anche solo un marciapiede) che non sia distrutto dal volontario passaggio dei tank: parlano del welfare di Gaza e noi dovremmo anche starli a sentire,
mentre si dicono da soli quanto son bravi a schiacciare questo pericolosissimo nemico che mai li ha nemmeno scalfiti.

Una vergogna, una vergogna di cui i complici son troppi.
E dovrebbero pagarla.

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Prova ad immaginare
Battendo le mani davanti alla morte

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Il welfare secondo Israele

Gaza: provate un secondo ad immaginare…

25 luglio 2014 24 commenti

Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perchè nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.

Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata.

Immaginate il nostro paese, lo stivale:
immaginatelo rosicchiato passo passo. Immaginate di vagare senza salvezza, con i materassi poggiati sulla testa e i piedi stanchi.
Immaginate i chilometri, i villaggi che ti ospitano e che poi dovrai lasciare per nuovi bombardamenti.

Immaginate anche solo un decimo di tutto ciò e sarete a Gaza.
Ma anche in Siria. Sarete palestinesi di Gaza, di Betlemme, di Yarmouk

Se non siete capaci di immaginarlo, se il vostro solo problema son le foto dei bimbi dilaniati che scombussolano la vostra pausa pranzo: state lontani da noi, da chi non dorme la notte per Gaza e per la Gaza che ha in casa.
State lontani, pensate ai vostri sonni tranquilli e lasciateci nella nostra insonnia bombardata.

Boicotta Israele: prodotti

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I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Israele parla di welfare…
Battendo le mani davanti alla morte

Dizionario minimo delle armi israeliane

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