Archivio

Archivio per la categoria ‘Radio’

Resoconto da una giornata sotto le mura di un lager del nuovo millennio

15 marzo 2011 Lascia un commento

RESOCONTO PRESIDIO AL CIE DI PONTE GALERIA A ROMA
sabato 12 marzo 2011
Libertà per tutti, con o senza documenti

Circa 300 solidali, giunti davanti alle mura del Cie di Ponte Galeria per dare vita al presidio annunciato da tempo, sono stati accolti da un gran numero di ragazzi migranti reclusi, saliti sul tetto per unirsi alla protesta.
Continua a crescere la partecipazione mentre dal microfono viene lanciato un primo saluto a tutte le persone rinchiuse in quelle mura.
Grida e slogan riempiono il vuoto nel quale è stato costruito quel mostro di cemento, mentre dal cortile della sezione femminile cresce una colonna di fumo nero che, accompagnato dalle grida, non abbandonerà mai la giornata di protesta.
Slogan e messaggi di solidarietà in tutte le lingue vengono amplificati dalle casse del sound, mentre una piccola delegazione di alcune compagne si prepara ad avvicinarsi al cancello del campo d’internamento per consegnare delle radioline a chi è privata/o della propria libertà dentro quelle gabbie.
Mentre l’amministrazione della cooperativa Auxilium si nasconde dietro il cordone della celere negando la propria responsabilità e lasciando gestire la situazione a qualche energumeno in divisa blu, continua lo scambio di voci tra chi protesta dentro e fuori le mura del lager.
Al fermo diniego di fronte al tentativo di consegnare gli apparecchi radio, i/le solidali hanno scelto di rinforzare la comunicazione diretta con il lancio di palline da tennis contenenti messaggi di solidarietà.
Nonostante i pessimi lanci e il nervosismo delle guardie, alcuni messaggi sono stati raccolti dai destinatari.
Dopo poco meno di tre ore il presidio si scioglie e ritorna compatto in città per comunicare tra le strade affollate del sabato sera, con un corteo partecipato, compatto e rumoroso.
Apprendiamo con disgusto e rabbia che la mattina seguente al presidio, gli aguzzini in divise blu hanno sfogato le loro frustrazioni sulle recluse, ree di aver fatto “troppo casino” durante il presidio di sabato.

CORRISPONDENZA:Una donna racconta ai microfoni di Radio OndaRossa che gli uomini delle “forze dell’ordine” l’hanno portata in un ufficio all’interno del centro, per picchiarla, insieme ad altre donne.
CORRISPONDENZA: Nonostante i pestaggi e le cure mediche negate, le recluse chiedono con forza che i presidi dei/lle solidali continuino. Quando viene chiesto loro cosa possiamo fare dall’esterno per sostenerle, ci viene risposto senza un attimo di esitazione: just we want freedom!

LIBERTÀ PER TUTTI E TUTTE, CON O SENZA DOCUMENTI!

Distrutto il Cie di Marsiglia!

12 marzo 2011 2 commenti

Il Centro di trattenimento amministrativo del Canet [a Marsiglia, NdT] è, adesso come adesso, completamente inutilizzabile», ha constatato Bernard Reymond-Guyamier, direttore di zona della Polizia di Frontiera. Alle 17.02 di ieri gli allarmi antincendio del Centro di trattenimento amministrativo [il Cra, che corrispe ai nostri Cie, NdT] sono entrati in azione, dando il via al protocollo di evaquazione dell’edificio.
«Un trattenuto intossicato dai fumi è stato portato d’urgenza all’ospedale di Lavéran», ha precisato il capitano di fregata Yannik Martin, che dirigeva le operazioni dei marinai-pompieri di Marsiglia. Le altre due persone gravemente intossicate, insieme agli altri 31 trattenuti coinvolti, sono stati curati in un punto di medicina d’urgenza allestito sul posto.

Il centro di "retention" di Marsiglia

L’incendio è scoppiato in una cella al primo piano di una delle ali dell’edificio, mentre alcuni secondi più tardi un altro focolaio è stato acceso al piano terra dellaltra ala. «Queste similitudini non sono casuali», sospetta Bernard Reymond-Guyamier, un’inchiesta è stata aperta dalla polizia del dipartimento. Per attizzare il fuoco sembra siano state utilizzate delle coperte ammassate.
L’incendio si è propagato in tre celle che sono state completamente distrutte dalle fiamme, come pure una sala comune. I muri anneriti e l’aria difficilmente respirabile rendono impossibile il trattenimento dei 52 senza documenti presenti nel Centro. La Prefettura della Regione dovrebbe dunque incaricarsi di trovare una soluzione per ognuno dei trattenuti ammassati in fondo al cortile sotto a delle coperte blu. «Sono le Prefetture che hanno ordinato il trattenimento di ciascuno e che decidono i trasferimenti verso altri Centri, caso per caso», precisa Bernard Reymond-Guyamie. Ma i Cra della regione sono strapieni quasi tutti. «Sono previste delle liberazioni», confessano in Prefettura. […]
da La Marseillaise, tramite Cettesemaine

Questa è sempre Marsiglia, solo due giorni fa, durante uno sciopero di portuali. Idranti contro la celere, non male! (REUTERS/Jean-Paul Pelissier)

Aggiornamento 12 marzo. A parte due reclusi liberati immediatamente e undici portati in ospedale, la maggior parte dei rivoltosi di Marsiglia (37) sono stati trasferiti nel Centro di Nîmes. Di questi, alcuni sono stati liberati il giorno seguente con l’appiglio della non conformità tra la legge francese e le direttive europee. E pure tra quelli in ospedale alcuni sono riusciti ad andare via. Altri 6, tunisini e algerini, sono stati invece arrestati per “distruzione di bene pubblico”: ora sono nella prigione di Baumette. Un presidio solidale si era svolto di fronte al commissariato dove erano in stato di fermo prima che fossero trasferiti in carcere. Oggi, invece, uno dei reclusi portati l’altro giorno a Nîmes è stato accompagnato all’areoporto di Marsiglia: lo aspetta un aereo diretto alle Comore. Solo che lui e la sua famiglia sono molto conosciuti in zona, per cui proprio nel momento in cui scriviamo circa duecento persone sono anche loro all’aeroporto, ma per cercare di fermare la deportazione. Non appena i compagni di là ce lo racconteranno, vi faremo sapere come è andata a finire…
macerie @ Marzo 12, 2011

A questo indirizzo invece le corrispondenze effettuate da Radio Onda Rossa con il presidio in solidarietà ai migranti di questo pomeriggio, davanti al Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria

 

12-3-2011: Tutt@ davanti al C.I.E. di Ponte Galeria

9 marzo 2011 1 commento
12 Marzo, 2011 – 14:00
stazione Ostiense >> treno per Fiumicino >> fermata Fiera di Roma

LIBERTA PER TUTTE E TUTTI! CON O SENZA DOCUMENTI

È trascorso quasi un anno dall’ultimo presidio fuori dal lager di Ponte Galeria a Roma e da allora per le condizioni dei reclusi e delle recluse nulla è cambiato. All’interno del lager romano la gestione dalla croce rossa è stata ereditata dalla cooperativa Mondo Auxilium, per il resto i principi di reclusione, oppressione, violenza, terrore e privazione sono rimasti gli stessi. La repressione contro chi lotta per la chiusura di queste strutture di annientamento prosegue senza sosta, ma ciò ci porta solo e unicamente a continuare unite/i nella lotta.
Una stagione di rabbia e conflitti sta investendo il Mediterraneo e non solo. È quanto più importante in questo momento manifestare, con ogni mezzo, la nostra solidarietà ai reclusi e alle recluse, la nostra complicità con chi si ribella ovunque, a tutte le persone rastrellate e deportate.
La lotta contro il controllo, la repressione e le istituzioni “totali”, come i Cie, deve affermarsi con energia. Ribadiamo il nostro appoggio solidale ai reclusi e alle recluse del Cie di Ponte Galeria, come di tutti i lager della democrazia.
Riprendersi le strade, le piazze, affinché le vie, i muri e i quartieri parlino di solidarietà tra sfruttate/i e di odio verso chi arresta, rinchiude, opprime e tortura ogni giorno. Perché il nostro odio non si è placato, vogliamo tornare a esprimerlo sotto quelle mura.

Il 12 marzo torneremo a farlo davanti al Cie di Ponte Galeria
Appuntamento alle ore 14.00 alla stazione Ostiense per prendere insieme il treno
dalle ore 15.00: tutte e tutti davanti alle mura del Cie di Ponte Galeria
fermata “Nuova Fiera di Roma” del trenino Roma-Fiumicino

PER UN MONDO SENZA GABBIE, NÈ FRONTIERE
>> ascolta/scarica/diffondi lo spot contro i Cie <<

 

Dibattito pubblico: Libertà per tutti e tutte, con o senza documenti

6 marzo 2011 Lascia un commento
6 Marzo, 2011 – 17:00
occupazione di via del casale de merode, 8

R.A.P. gruppo inchiesta, Radio OndaRossa, Rete no-Cie e occupanti di Casale de Merode
invitano tutte e tutti coloro che vogliono un mondo senza gabbie né frontiere
a partecipare a un dibattito pubblico sui Cie
DOMENICA 6 MARZO 2011
all’occupazione abitativa di via del Casale de Merode, 8 (Tormarancia)
- dalle ore 17.00:

dibattito pubblicolibertà per tutte e tutti! con o senza documenti!
per scambiarci informazioni ed esperienze sulle lotte contro i Cie e le deportazioni forzate,
sulle strategie di resistenza e sulle forme di autorganizzazione

mostre fotografiche sui Cie e sulle insurrezioni in corso nel Maghreb, materiali informativi, Nella tua città c’è un lager (bollettino bisettimanale sulle vicende che si susseguono nei cie), Scarceranda (l’agenda di Radio OndaRossa contro ogni carcere, giorno dopo giorno)

- a seguire:
cena con tutti i sapori del mondo

il ricavato della cena servirà ad acquistare delle radioline portatili da consegnare alle recluse e ai reclusi durante il prossimo presidio solidale del 12 marzo davanti al Cie di Ponte Galeria perchè ascoltare una radio è un modo per mantenere un contatto con l’esterno

PORTA UNA RADIOLINA A PONTE GALERIA!
contribuisci anche tu a rompere il muro del silenzio e dell’isolamento!

>> VERSO IL 12 MARZO <<
per un mondo senza gabbie né frontiere! chiudere tutti i Cie!

>> ASCOLTA LO SPOT DELLE DUE INIZIATIVE <<
>> ascolta/scarica/diffondi lo spot contro i Cie<<

Egitto: piccolo approfondimento su Radio Onda Rossa

5 marzo 2011 Lascia un commento

Con qualche giorno di ritardo riesco a pubblicare il link della trasmissione radiofonica fatta mercoledì mattina dai microfoni di Radio Onda Rossa.
Precedente alle dimissioni del premier Shaqif, è attualmente un po’ “vecchia” vista la velocità con cui corrono le vicende della rivoluzione egiziana…
si parla anche di lotta di classe, di province più lontane dalla capitale e dalla piazza simbolo di questo nuovo Egitto.
Buon ascolto
e ascoltatela sempre Radio Onda Rossa!

QUI INVECE LE PAGINE DEL BLOG SULLA RIVOLUZIONE EGIZIANA

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, piazza Tahrir e i suoi colori_

I funerali di Franca Salerno

5 febbraio 2011 13 commenti

Il mio corpo non aveva mai sostenuto quello di un corpo morto.

“]

Baruda _I funerali di Franca Salerno_

Le mie spalle non avevano mai sorretto una bara prima di ieri pomeriggio… e ringrazio tutte di avermi coinvolto inaspettatamente.
Portare Franca sulla mia spalla è stata una grande emozione,
il suo peso sulle mie spalle è stato piacevole, il suo peso e quello della sua storia in questo modo sono entrate ancora di più nel mio corpo. Noi donne, a portare il tuo corpo.
Siamo donne Franca mia, e la rivoluzione -quando decidiamo di farla, che ci sia o no- passa sempre su di noi,  ci lacera la carne, ci entra dentro
Tu lo sai bene, sorella e compagna, madre e combattente: lo sai bene perchè la tua strada non ha avuto mai pace, mai una passeggiata che non fosse una faticosa salita.
Perchè il tuo corpo ha sempre pagato, perché hai messo al mondo una meraviglia che c’ha lasciato troppo troppo presto, perché da quando eri poco più di una bimbetta hanno cercato di spezzare il tuo volo e alla fine, comunque, non ci sono mai riusciti del tutto.
Portava i tuoi occhi quel dolce Antonio che tutti noi abbiamo amato, portava i tuoi occhi, occhi liberi!

Baruda _I funerali di Franca Salerno_

Ed ora tu libera lo sei sul serio…ora non ci sarà cemento né sbarre a fermare il tuo cammino e il tuo sguardo. E’ finito il dolore, ora sei libera come quel sorriso che c’hai donato-
Ora sei evasa sul serio da quella galera, come già aveva fatto il tuo corpo combattente e troppo libero per sottostare alla follia e alla tortura del carcere, del carcere speciale, dell’isolamento.
Non so come trovare le parole per salutarti, voglio solo dirti che la tua storia è la mia storia.
Che per me sei TUTTA da ricordare: la Franca della sua adolescenza in fuga, della sua militanza, della scelta delle armi, del carcere, delle evasioni, dei pestaggi sul pancione, dei primi anni di tuo figlio in isolamento con te in un carcere speciale sardo, della sua morte poi dopo che finalmente eravate tornati insieme, e poi la tua malattia e il modo in cui l’hai combattuta.
Ciao Franca, grazie

Baruda _ciao Franca, cuore e sangue nostro_

Ciao Franca, cuore nostro

3 febbraio 2011 24 commenti

Franca Salerno e Maria Pia VianaleE’ morta la nostra compagna Franca Salerno.
La mamma di Antonio, lei che lo tenne in pancia durante il suo arresto, che lo partorì in cella e che gli diede i primi tre anni di vita a Badu e Carros, il terribile carcere di Nuoro.
Antonio l’ha lasciata poco dopo la fine della sua vita da detenuta.
Il suo amato figlio è morto sul lavoro, ammazzato dalla strage quotidiana della precarietà…
e il corpo stanco di Franca non ha retto.
E’ morta stanotte, dopo una malattia lacerante.
Franca ha una lunga storia che è la storia di tutt@ noi

Ciao Franca, abbracciaci Antonio, almeno  quello!

PER CHI VOLESSE SALUTARLA, DOMANI (4 FEBBRAIO) DALLE 13 ALLE 16 CI SI VEDE AL LABORATORIO ACROBAX, EX-CINODROMO (PONTE MARCONI)

LEGGI: I funerali di Franca Salerno

La repressione colpisce ancora: comunicato di Radio Onda Rossa

31 gennaio 2011 Lascia un commento

COMPAGNA E DI TUTTO IL MOVIMENTO CONTRO I CIE
CONTRO OGNI REPRESSIONE

In questi giorni la repressione sta colpendo chi lotta per la chiusura dei Cie.
Infatti, all’alba del 13 gennaio scorso, a Roma, sono scattate le perquisizioni ad opera della digos in casa di quattro persone, accusate per delle scritte contro i Cie e la Croce rossa.
Nello stesso tempo, a una delle redattrici di questa radio è stata comminata una sanzione pecuniaria (di ben 5.000 euro). La sanzione si riferisce alla giornata del 13 marzo 2010 quando, durante un presidio solidale fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria, nelle gabbie è scoppiata la rivolta e i reclusi sono saliti sul tetto per gridare la loro rabbia. Le forze dell’ordine hanno risposto con una serie di cariche violentissime, davanti alle quali i solidali e le solidali hanno reagito col blocco dei binari del treno che, costeggiando il Cie, collega il centro di Roma all’aeroporto di Fiumicino. A quest’azione è seguito un corteo spontaneo per comunicare alla città quanto era avvenuto. In quella giornata la nostra redattrice era presente così come sempre è presente Radiondarossa, dando voce alle lotte che si muovono in questa città e che difficilmente trovano spazio su altri mezzi di informazione.

Le iniziative contro il Cie di Ponte Galeria hanno visto la partecipazione di gran parte della cittadinanza attiva, anche di persone che prima erano ignare dell’esistenza di un luogo in cui vengono recluse delle persone solo perché prive di un permesso di soggiorno, un documento  legato al contratto di lavoro e dunque allo sfruttamento. Questo grazie proprio a quel lavoro di comunicazione e informazione che evidentemente in questo momento da fastidio e si vuole  reprimere.

RadiOndaRossa esprime tutta la sua solidarietà a chi si attiva ed è solidale con le lotte antirazziste e delle persone migranti, dentro e fuori dai Cie, lotte che continueremo a raccontare tramite i nostri microfoni direttamente dai e nei luoghi di conflitto.

Solidarietà per tutte e tutti!
Le compagne e i compagni della redazione di RadiOndaRossa

Revocata la detenzione domiciliare per Mario!

24 gennaio 2011 1 commento

La seconda sezione penale collegiale del tribunale di Roma ha revocato, nel corso della udienza che si è tenuta ieri, gli arresti domiciliari a Mario Miliucci, uniformandosi a quanto aveva deciso il tribunale del riesame per gli altri coimputati. L’ultimo degli arrestati per gli scontri del 14 dicembre a Roma, avvenuti nei pressi di piazza Navona durante la manifestazione contro il progetto di controriforma dell’università promosso dalla ministra Gelmini, si è visto sostituire la detenzione cautelare con una misura di sicurezza, l’obbligo di firma presso il commissariato di zona. Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati alcuni testi presentati dalla difesa mentre il maggiore testimone dell’accusa, un ispettore di polizia, non si è presentato, documentando un prolungamento dell’infermità a seguito delle contusioni subite durante gli scontri. La prossima udienza è stata fissata per il 17 marzo. In stato di custodia cautelare domiciliare resta ancora il minorenne S.M.
Questa la pagina per ascoltare la corrispondenza effettuata da Radio Onda Rossa questa mattina con i compagni in presidio fuori dal tribunale

“Mario Miliucci libero”: presidio in tribunale domani

23 gennaio 2011 2 commenti

«Miliucci libero», lunedì processo per i fatti del 14 dicembre
Ore 9.30 presidio in tribunale
Liberazione 23 gennaio 2011
Riapre lunedì il processo contro Mario Miliucci, unico del gruppo di manifestanti arrestati alla fine della manifestazione del 14 dicembre scorso ad essere sottoposto ad una misura di custodia cautelare, nella fattispecie gli arresti domiciliari, insieme al minorenne S.M., il ragazzo immortalato in diversi momenti degli scontri che hanno segnato la giornata di lotta (e che i soliti cretini malati di dietrologia avevano iscritto a forza nella categoria degli infiltrati).
La prima udienza, che lo vedeva alla sbarra insieme agli altri coimputati arrestati nella stessa retata successiva agli scontri, si è era tenuta il 23 dicembre. Nel frattempo il tribunale del riesame ha annullato le restrizioni che durante l’udienza di convalida erano state disposte nei confronti di quattro di loro. I giudici hanno ravvisato nei verbali d’arresto una eccessiva indeterminatezza delle condotte delittuose contestate. I magistrati hanno sottolineato la «generica individuazione» degli imputati nonché la presenza di numerose incongruenze nella ricostruzione dei fatti proposta dalle forze di polizia. Una situazione analoga a quella di Miliucci, nei confronti del quale si rivolgono accuse dai contorni confusi e malcerti.
I verbali d’arresto descrivono attimi di forte concitazione dovuti agli scontri molto duri avvenuti a ridosso di piazza di Spagna, e che hanno visto anche la distruzione di alcuni mezzi delle forze di polizia, senza mai fornire precise indicazioni sui responsabili effettivi degli scontri.
Arrestato casualmente in una fase di deflusso alle 15.45, come recita il verbale, a Miliucci viene attribuita (nonostante venga descritto con il volto travisato e dunque irriconoscibile) la partecipazione «unitamente alla fazione più violenta dei manifestanti» ad «un fitto lancio di sampietrini» e quindi «all’assalto dei mezzi», senza che quest’ultima circostanza verificatasi quando era già in manette, e maliziosamente lasciata scivolare nel rapporto, sia confortata da ulteriori e più consolidati dettagli.
Una volta arrestato, dopo aver subito un pesante pestaggio, il giovane si è visto accollare l’improbabile possesso di tre enormi massi trasportabili soltanto con una cariola. Insomma per volontà di qualcuno, e forse per quel nome carico di storia, Mario rischia di diventare il capro espiatorio del 14 dicembre. Per questo lunedì mattina, a partire dalle 9.30, il supporto legale del movimento dopo un’assemblea cittadina tenutasi il 15 gennaio al Volturno occupato ha indetto un presidio cittadino davanti a piazzale Clodio.

 

24 GENNAIO 2011: REVOCATI GLI ARRESTI DOMICILIARI. MARIO é LIBERO CON L’OBBLIGO DI FIRME QUOTIDIANO _ leggi_

Mario Libero, Tutti/e Liber@: Presidio a piazzale Clodio

19 gennaio 2011 Lascia un commento

Il 23 dicembre 2010 si è tenuta la prima udienza del processo a Mario e gli altri e le altre compagne arrestati\e durante la rivolta precaria e studentesca di Piazza del Popolo dello scorso 14 dicembre 2010. Il processo è stato rinviato al 24 gennaio per dare la possibilità alla difesa di acquisire ulteriori prove testimoniali , videoregistrazioni e fotografie; al contempo i giudici hanno respinto la libertà provvisoria a Mario, motivando capziosamente la permanenza in Italia – indicando in particolare la giornata di lotta a Palermo e Milano – di un “ clima di tensione sociale”, onde per cui Mario rimane agli arresti intanto fino al 24 gennaio.
I giudici per fortuna hanno però deciso di respingere l’assurda richiesta avanzata da ALEMAGNO per la costituzione di parte civile del Comune di Roma , in quanto a Mario non è addossata nessuna “lesione dell’arredo urbano”.
Ai numerosi compagni/e presenti – studenti, lavoratori, amici degli imputati – l’atteggiamento dei giudici non è apparso né sereno, né
imparziale , costoro sono sembrati partecipi e schierati con il clima fazioso e colpevolista voluto dal governo da subito e all’indomani del 14
dicembre. All’oggi – dopo una settimana di prove documentali e testimoniali ripetutamente apparse in TV , sui quotidiani e periodici – è ormai noto alla cittadinanza che gli arrestati sono stati rastrellati a caso, con il titolo abusivo e generico del reato di “ resistenza in concorso”.
Per il resto , è fallito anche il tentativo di dividere i manifestanti in “ buoni e cattivi” sia per la compattezza del movimento , sia per la
consapevolezza di larga parte della società di riconoscere alla protesta e alla condizione diffusa della precarietà motivazioni valide e concrete, che vanno ascoltate e avviate a soluzione, piuttosto che ignorate e/o represse.
L’accanimento giudiziario non ha ragion d’essere, men che mai l’assunzione sussidiata della politica: il trasformarsi in arbitri del conflitto non compete alla magistratura , tantomeno far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei forcaioli, trasformando in capri espiatori gli arrestati del movimento solo per soddisfare i propositi di vendetta di una classe politica inadempiente e corrotte.
Tenere ulteriormente agli arresti domiciliari Mario è un abuso, una iniqua punizione, una pena affligente ancor prima della sentenza: è l’ennesima l’amara constazione di quanto dispotismo alberghi ancora nelle istituzioni, soprattutto tra coloro che dimentichi del dettato
costituzionale e della dichiarazione dei diritti dell’uomo, abusano del codice penale per perseguitare il conflitto e i suoi protagonisti.
Vogliamo Mario libero ! Vogliamo che il Movimento tutto si schieri a sua difesa e non solo le poche decine di compagne e compagni presenti ai precedenti presidi svolti a piazzale Clodio.
Mario è uno di noi, lo rivendichiamo come un nostro compagno e non può e non deve pagare per tutte e tutti: a Piazza del Popolo eravamo in decine di migliaia a difenderci dalla violenza delle Forze del Disordine !

PER L’AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE
PER L’AUTOGESTIONE DELLE LOTTE

LUNEDI 24 GENNAIO ORE 9.30
PRESIDIO A PIAZZALE CLODIO

CSOA “MACCHIA ROSSA” MAGLIANA

A questo LINK una corrispondenza di questa mattina dai microfoni di Radio Onda Rossa

Rebibbia, Capodanno 2011: ODIO IL CARCERE

30 dicembre 2010 2 commenti

Capodanno 2011 con Radio Onda Rossa

COME OGNI ANNO SAREMO ALL’INCROCIO TRA VIA BARTOLO LONGO E VIA RAFFAELE MAJETTI, SOTTO LA GARITTA DEL MURO DI CINTA DEL CARCERE ROMANO DI REBIBBIA, UN PIANETA MASTODONTICO DI RECLUSIONE DI UOMINI E DONNE.
DALLE ORE 11 ALLE ORE 15, SAREMO SOTTO QUELLE MURA PER PORTARE UN PO’ DI MUSICA E COLORE, PER FAR ARRIVARE UN PO’ DI CALORE AI DETENUTI, PERCHE’ ODIAMO IL CARCERE E CI PIACE RIBADIRLO. GIORNO DOPO GIORNO.
IO, PERSONALMENTE, LO MALEDICO OGNI GIORNO DELLA VITA MIA.
PER LA LIBERTA’ DI TUTTE E TUTTI, INCONDIZIONATAMENTE.

SOSTIENI E DIFFONDI SCARCERANDA
SOSTIENI E ASCOLTA RADIO ONDA ROSSA
ODIA IL CARCERE

Dal carcere di Rebibbia, per Radio Onda Rossa

30 dicembre 2010 1 commento

REBIBBIA, 29 Dicembre 2010

Cari compagni/e di Radio Onda Rossa,
vi scriviamo dal “tepore” natalizio delle nostre celle. Rendendo grazie all’amministrazione penitenziaria ed a tutti quei benpensanti cristiani, anche questo Natale ci è stato fatto dono del loro alberello e dell’immancabile presepe, ricordandoci che la “grazia” del buon Dio e la gloria della nascita di Cristo coinvolge tutti, persino noi carcerati.
Ovviamente solo se da buoni cristiani ci si incammina sulla via del “PENTIMENTO” e della “redenzione”. Il messaggio “sotto-traccia” è sempre quello: cercare di convincerci della bontà dell’Istituzione, la millenaria trinità: LAVORO-FAMIGLIA-CONSUMO/ISMO, i quali, ragionandoci bene sono proprio le “necessità” che, per poter colmare, ci hanno indirizzato verso la strada dell’illegalità (il capitalismo ossessivo necessita di una dose sempre maggiore di fondi al fine di rimpinzare il cosiddetto benessere familiare, di sempre nuove ed inutili “necessità”). Ci troviamo ad osservare quel presepe e quell’albero scintillanti di luci, simulacri di un benessere di plastica, ma voltandoci verso la cruda realtà delle cose, quotidianamente ci vengono negati perfino i diritti fondamentali dell’uomo e dato che “alla sorte non manca ironia” sono proprio quelle luci che scintillano nella grotta del presepe ad essere invece negate a noi detenuti, insieme “ovviamente” ai rudimenti dell’igiene, l’acqua calda e lo spazio vitale (siamo in SEI in un buco di cella… tipo mucche da macello, no?); senza poi tener conto di privazioni ben più gravi: l’assistenza medica, psicologica e culturale insufficienti, ma che dovrebbero essere, almeno sulla carta, basilari al fine del reinserimento sociale così tanto decantato dalle leggi “svuota-carceri”, utili esclusivamente all’imbonimento dell’opinione pubblica…

OVVIAMENTE LA REALTA’ E’ BEN DIVERSA!!!

Da qui non si esce e fin troppo spesso si muore e, se si è così fortunati da giungere fino al fine pena illesi, ci sono poche o nulle possibilità di migliorare il nostro futuro, se non quella di incontrarci nuovamente ospiti dei tanti “Hotel Millesbarre” che il nostro “Belpaese” ci offre… in fondo la maggior parte di noi è considerata feccia, e per molti va bene così: QUALCUNO IN GALERA DEVE PURE ANDARCI per conservare la pia illusione che nessuno rubi più!…
Ci viene spontaneo far sapere che anche noi siamo a fianco di tutti/e gli studenti ed i lavoratori (o aspiranti tali!) che si stanno battendo per un futuro migliore e che vengono anch’essi criminalizzati in ogni modo. “Se non fossimo rinchiusi saremmo TUTTI AL VOSTRO FIANCO!”.

SOLIDARIETA’ A COLORO CHE NONOSTANTE TUTTO NON SMETTONO DI SOGNARE, LOTTARE E CREDERE IN UN FUTURO MIGLIORE… “CON OGNI MEZZO NECESSARIO”
SOLIDARIETA’ CON TUTTI/E I DENUNCIATI DEL 14 DICEMBRE
SOLIDARIETA’ PER MARIO MILIUCCI
LIBERTA’ PER TUTTI/E I PRIGIONIERI FUORI E DENTRO I CARCERI!

PS: MANNATECE SCARCERANDA!

Seguono firme

“… Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane. Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame!” Fabrizio De Andrè

Che si sia d’accordo o meno, che si abbia o meno il “coraggio” e la forza di presentarlo, vi prego di far conoscere questo modulo e l’indirizzo al quale inviarlo. Serve per veder riconosciuti i propri diritti di essere umano e per denunciare le sempre peggiori situazioni abitative/igieniche/sanitarie ecc., ed ultimo, ma non per importanza, per avere anche qualche somma di denaro come rimborso… potrebbe aiutare qualcuno, no?

Saluti

Al difensore civico delle persone private della libertà
c/o Antigone
Via Principe Eugenio, 31 – 00185 – Roma

Il sottoscritto ___________________________ nato a ______________________ il _________ attualmente detenuto presso la Casa di reclusione di _______________ intende presentare ricorso alla CEDU per il risarcimento della detenzione disumana espiata in riferimento al sovraffollamento (e/o mancanza di servizi sanitari/riscaldamento/ rispetto dei diritti fondamentali, ecc.) nelle celle.

Vorrei ricevere l’atto di Procura per la nomina del legale che Voi mettete a disposizione allo scopo di seguire la pratica alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

COGNOME-NOME-INDIRIZZO

Ringrazio per l’attenzione

FIRMA

E DOMANI, COME OGNI ANNO, APPUNTAMENTO AL CARCERE DI REBIBBIA con RADIO ONDA ROSSA.
PERCHE’ DI CARCERE NON SI MUOIA, MA NEMMENO SI VIVA

Mario Miliucci rimane agli arresti: processo rinviato al 24 gennaio

23 dicembre 2010 Lascia un commento

Mario Miliucci rimane agli arresti, il processo è rinviato al 24 gennaio

Nel primo pomeriggio di oggi si è conclusa l’udienza per 13 dei 43 compagni/e rastrellati il 14 dicembre , tutte/i erano a piede libero  tranne Mario Miliucci agli arresti domiciliari.
Il processo è stato rinviato al 24 gennaio per dare la possibilità alla difesa di acquisire ulteriori prove testimoniali , videoregistrazioni e fotografie; al contempo i giudici hanno respinto la libertà provvisoria a Mario , motivando capziosamente la permanenza in Italia – indicando in particolare la giornata di ieri a Palermo e Milano – di un “ clima di tensione sociale”, onde per cui Mario rimane agli arresti intanto  fino al 24 gennaio.
I giudici hanno anche deciso di respingere la “costituzione di parte civile “ del Comune di Roma , in quanto a Mario non è addossata alcuna “ lesione dell’arredo urbano”.
Ai numerosi compagni/e  presenti – studenti, lavoratori, amici degli imputati – ( un folto presidio stazionava all’ingresso del Tribunale)l’atteggiamento dei giudici non è apparso ne sereno, ne imparziale , costoro sono sembrati partecipi e schierati con il clima fazioso e colpevolista voluto dal governo da subito e all’indomani del 14 dicembre.
All’oggi – dopo una settimana di prove documentali e testimoniali ripetutamente apparse in TV , sui quotidiani e periodici – è ormai noto alla cittadinanza che gli arrestati sono stati rastrellati a caso , con il titolo abusivo e generico del reato di “ resistenza in concorso”.
Per il resto , è fallito anche il tentativo di dividere i manifestanti in “ buoni e cattivi” sia per la compattezza del movimento , sia per la consapevolezza di larga parte della società di riconoscere alla protesta e alla condizione diffusa della precarietà motivazioni valide e concrete, che vanno ascoltate e avviate a soluzione, piuttosto che ignorate e/o represse.
L’accanimento giudiziario non ha ragion d’essere, men che mai l’assunzione sussidiata della politica : il trasformarsi in arbitri del conflitto non compete alla magistratura , tantomeno far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei forcaioli, trasformando in capri espiatori gli arrestati del movimento solo per soddisfare i propositi di vendetta di una classe politica inadempiente e corrotte.
Tenere ulteriormente agli arresti  Mario è un abuso, una iniqua punizione, una pena affligente ancor prima della sentenza : è l’amara con stazione di quanto dispotismo alberghi ancora nelle istituzioni, sopratutto tra coloro che dimentichi del dettato costituzionale e della dichiarazione dei diritti dell’uomo, abusano del codice penale per perseguitare il conflitto e i suoi protagonisti

Ovunque,comunque , Tutti Liberi !

Vincenzo Miliucci,che ricambia con affetto le migliaia di comunicazioni ricevute per Mario e che augura un buon 2011 , a voi tutte/i e alle presenti generazioni di compagne/i perché avviino il percorso comune per affrontare l’urgenza dell’alternativa di società.

 

Notizie sui fermati! AGGIORNAMENTI!

15 dicembre 2010 Lascia un commento
Roma, Piazza del Popolo, 14 dicembre 2010

Roma, Piazza del Popolo, 14 dicembre 2010

Che giornata ieri per questa città!
E che mattinata oggi, dietro quel mixer, con i telefoni impazziti e la voglia di parlare che prendeva un po’ tutti.
Roma ieri, come ha scritto un blog che adoro, ha vissuto un po’ di Novecento.
Una piazza Statuto degli studenti, dei precari, dei giovani rabbiosi spesso giovanissimi!
Che dire.
Io, sono contenta.
Tra poco verrà pubblicato sul sito il lungo filo diretto di questa mattina dai microfoni di radio onda rossa.
ORE 15.35_ altra notizia che ribalta tutto. “Cambio di strategia della procura di Roma per la maggior parte degli arrestati per gli scontri avvenuti ieri nel centro storico. La procura ha deciso di farli giudicare per direttissima e domani mattina compariranno dinanzi al giudice. Tutti i fermati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il primo atto sarà, comunque, l’esame della legittimità dei fermi. Al termine dell’udienza, per gli indagati, tutti incensurati, potrebbe prospettarsi, a seconda delle singole posizioni, la custodia in carcere, gli arresti presso il domicilio, l’obbligo di firma, la rimessione in libertà. Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ha spiegato i motivi del cambio di rotta della procura: «Inizialmente avevamo deciso di non procedere in modo sommario con la direttissima del giorno dopo – ha dichiarato – optando per l’acquisizione di informative e dei verbali di arresto e chiedendo approfondimenti agli investigatori». «Successivamente la procura – ha aggiunto – valutate l’incensuratezza di tutti gli arrestati e la loro età, ha proceduto a circoscrivere le condotte di cui ciascuno deve rispondere. La mancanza dell’esigenza di ulteriori approfondimenti, salvo nuove risultanze, ha indotto la Procura a chiedere il giudizio direttissimo per la maggior parte degli arrestati. Nei prossimi giorni si valuteranno eventuali ulteriori fatti che dovessero emergere dagli approfondimenti investigativi»
PER QUALCHE ORA E’ STATO DETTO IN DIRETTA E SCRITTO ANCHE QUI CHE TUTTI I FERMATI ERANO STATI TRADOTTI A REGINA COELI: LA NOTIZIA E’ STATA SMENTITA POCO FA (ORE 17) DAGLI AVVOCATI. SONO ANCORA TUTTI IN QUESTURA. ANDRANNO DIRETTAMENTE DOMANI A PIAZZALE CLODIO!

Presumibilmente sarà convocato un presidio a Piazzale Clodio per domani dalle 9.00 in poi.
SOLIDARIETA’ A TUTTI I COMPAGNI FERMATI.
per i continui aggiornamenti ascoltate Radio Onda Rossa.

Intanto da un paio d’ore il centro d’Atene è scosso dagli scontri esplosi durante l’ennesimo sciopero generale di 24 ore, proprio nel giorno del voto in parlamento della manovra di austerity che prevede una radicale rivoluzione nel mercato lavorativo.
La media dei tagli sugli stupendi sarà del 26%.
Bruciasse quest’Europa, bruciasse pure. Sarebbe ora!

LIBEROoOoOoOoO!

23 novembre 2010 3 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _e quel polso per sempre libero_

T’è cambiata la voce, come le donne in gravidanza!  ;-)
Non sai che dire eh? Balbetti quasi, con quella voce rotta dall’emozione, con un’orgia in capoccia che ti sta martellando,
che malgrado lo zuccotto in testa non t’ha fatto chiudere occhio una notte intera.
T’è cambiata la voce, tesoro mio e a me il cuore non smette di tremare dalla gioia,
da una felicità immensa che da madre mi ricorda quella di un parto. Un parto si, quando vedi il tuo cucciolo la prima volta negli occhi…
Oggi i tuoi occhi sono nuovi, quegli occhi belli e pieni di gioventù, quegli occhi che ti brillano come fossi un bambino.
Oggi nasci di nuovo, dopo più di trent’anni, alla faccia di tutte le mani che hanno girato chiavi per tenerti chiuso,
alla faccia di ogni blindato, di ogni spioncino, di ogni vascone di cemento.
Alla faccia delle cacate nel bugliolo, della casanza dell’infermeria a cui eri costretto, alla faccia di quel muro che ha bloccato la tua bella…
alla faccia di quel MAI che t’avevano cucito sulla pelle,
alla faccia del mondo intero, oggi ti auguro tutto il mondo, te lo impacchetterei tutto in una carta di seta e gelsomino,
di fiori di loto intrecciati, di coralli e radici di baobab.
Il mondo intero vorrei donarti, a te che me n’hai donato tanto,
a te che m’hai fatto rialzare, a te che m’hai dato un calore unico, a te che sei dentro di me in ogni mio gesto e lo sarai sempre.
A te, grande amore della mia vita, bello come il sole, bello bello bello come un carcere che brucia
e che oggi è bruciato sul serio. PER SEMPRE!

Il mondo intero vorrei donarti, non smetto di ripeterlo, tra le lacrime che mi scendono euforiche!
Con un amore che è troppo grande per non scoppiare e urlare a squarciagola!
Ti adoro uomo libero, ti adoro fratello e compagno mio,
Ti adoro infinitamente!

Foto di Valentina Perniciaro _alba e sabbia_

Grecia: domani è l’anniversario della rivolta del ’73. Un comunicato da Salonicco

16 novembre 2010 Lascia un commento

Questa mattina Atene e Salonicco si sono svegliate con diverse esplosioni di piccoli ordigni di fattura artigianale. Sedi di partiti, veicoli comunali ed alcuni edifici sono stati colpiti e nel quartiere di Exarchia risultano date alle fiamme alcune macchine.A Salonicco è il partito di centrodestra ND NuovaDemocrazia ad aver subito un attacco alla sua sede, che ha causato solamente la rottura delle finiestre.  Domani sarà l’anniversario della rivolta degli studenti del Politecnico, che nel 1973 porterà all’inizio della caduta dei Colonnelli.  Atene è ovviamente blindata: più di 7000 uomini (quasi un migliaio più dello scorso anno) dei reparti speciali sono stati fatti arrivare per una manifestazione che è stata già marchiata col bollino rosso: il primo anniversario della rivolta in piena austerity, con un paese piegato ed esausto.

Staremo a vedere, fianco fianco coi compagni greci!
TO DROMOS!

Nel frattempo posto la traduzione di un comunicato che gira dalla scorsa settimana in rete, a firma della radio anarchica Radio Revolt, data alle fiamme dai fascisti il 9 di questo mese!

Comunicato di Radio Revolt, Salonicco, Grecia

Martedì 9 novembre intorno alle 11 di sera e mentre nel vagone di radio Revolt c’erano 5 compagni, una squadra di 20-25 fascisti, ha compiuto un
attacco. Armati di manganelli , martelli, legni e coltelli, hanno buttato tre molotov all’interno del vagone e hanno provato a chiudere la porta.
La reazione dei compagni è stata immediata, hanno preso i travetti, si sono liberati e sono usciti fuori rispondendo all’attacco. Si sono sentiti i
loro soliti, affatto fantasiosi slogan, sono state lanciate pietre, ma nonostante ciò, i compagni sono riusciti a reprimerli rincorrendoli fino
alle moto.
Intanto il fuoco era già fuori controllo e anche se l’intervento di tutti quelli che sono accorsi, ha limitato i danni nel vagone, è stato distrutto il suo interno. Nella più ampia zona delle università sono arrivati 6 camion dei pompieri, che sono stati bloccati dalla polizia, che ha preteso di accompagnare i camion dentro l’università, cosa che non accettiamo affatto. Allo stesso tempo, e mentre la corrente restava collegata, minacciando con un ulteriore pericolo la gente che spegneva il fuoco, il rifornimento d’acqua è stato tagliato (2 volte) dal servizio idrico. Ovviamente non aspettavamo che si immischiasse il sistema statale per salvarci perché l’azione è stata realizzata proprio grazie a questo sistema statale.
In particolare dalle 3 di pomeriggio, tutto intorno alle università pulsava di poliziotti: almeno tre squadre nella (chiusa) ΔΕΘ (Fiera internazionale di Salonicco), moto a gruppi di quattro che si muovevano nella piazza fino a via A. Dimitriou, e sicura presenza (di caschi) davanti al palazzo dello sport, poco dopo l’attacco.
Come è già stato dimostrato i fascisti non sono in grado di realizzare una simile azione senza aiuto: i loro motorini hanno rotto indisturbati il
cerchio dei motori dei poliziotti intorno alle università. (Capiamo facilmente che abbiamo un’altra azione sotto l’attacco generale a parti radicali della società. Un attacco che si può aspettare sotto il socio-economico accordo che governa l’Ellade.)
Passiamo un periodo in cui il governo cerca con le unghie e con i denti di far stare a galla il paese, condanna alla disperazione la maggior parte della popolazione, col risultato che vengono fuori nuovi, e si aggiornano i poli già esistenti di azione radicale. In questo periodo, il sistema di terrore, sceglie di intensificare la repressione usando ogni mezzo a sua disposizione. Il suo scopo è prevenire che ogni singola persona, la collettività, i gruppi, vadano contro le nuove misure, lo stato, il sistema. Cerca di difendersi in questa generale effervescenza che prevale nell’Ellade.

1973_ carri armati contro studenti

Tutto questo rende complesso l’intero quadro di martedì. Fascisti si sono mossi (criminalmente) in una radio anarchica autorganizzata, avendo alle
spalle la polizia, la quale con un doppio ruolo nasconde la loro fuga e intralcia l’intervento dei pompieri. I princìpi universitari “alzano le
mani in alto”, mentre i mass media di regime parlano di episodi ad AΠΘ (Aristotelica università di Salonicco), di incidenti di bande, nascondendo
e deformando l’evento.
Il vagone è bruciato, ma radio Revolt continua. 20 minuti dopo l’interruzione della trasmissione, la stazione è tornata, in FM e su internet e naturalmente il flusso continua normalmente e aggressivamente.Il vagone tornerà a funzionare per portare avanti il progetto della stazione. Ogni autore dell’attacco di martedì ci troverà davanti, pronti a rispondere ad ogni tentativo di chiudere la bocca all’anti informazione, di sostenere azioni sovversive e di far avanzare idee sovversive. In più, ogni attacco del genere, oltre ad aggregare altri intorno a noi, come ci è stato dimostrato dalla pratica solidarietà che abbiamo immediatamente ricevuto, non solo non ci fa paura, ma ci provoca rabbia.
Polizia, tv, neonazi, tutti i mostri lavorano insieme.
Ci troverete davanti a voi.

 

BRESCIA MAY DAY

8 novembre 2010 1 commento

Brescia May day! May day!

Da settimane i migranti bresciani sono in mobilitazione permanente  contro la sanatoria truffa che dopo aver aperto una speranza di  regolarizzazione ha sbattuto le porta in faccia ai tanti e tante  costretti alla clandestinità da leggi disumane come la Bossi- Fini e il  Pacchetto Sicurezza targato Maroni. Proprio da Maroni arriva l’ordine perentorio di stroncare la protesta: distruggendo i presidi che si erano  organizzati e costringendo sei persone a salire su una gru a 35 metri di  altezza dove stanno dal 30 ottobre. Ma la follia sanguinaria di chi  gestisce l’ordine pubblico non si è fermata neanche di fronte a questo gesto di disperata determinazione e alla imponente manifestazione di massa tenutasi sabato scorso: questa mattina all’alba hanno scaricato la loro violenza sui presenti al presidio provocando decine di feriti e oltre 30 persone in stato di fermo.

Brescia lancia l’allarme rosso e Roma risponde convocando un’assemblea cittadina per questa sera alle ore 19.00 presso il Volturno con lo scopo
di (auto)organizzare la nostra solidarietà attiva, quella di tutte le realtà ed i singoli impegnati quotidianamente nella battaglia per i
diritti per tutti/e.

Siamo tutt@ clandestin@
Antirazzisti e antirazziste roman@
QUI POTETE ASCOLTARE LE CORRISPONDENZE DI QUESTA MATTINA DI RADIO ONDA ROSSA: 1- 23

Ancora Atene bloccata dai camionisti in lotta: corrispondenza

22 settembre 2010 Lascia un commento

La risposta degli autotrasportatori greci non s’è fatta attendere.
Già in presidio per tutta la notte davanti al parlamento, hanno aspettato sul piede di guerra il voto di questa mattina della legge sulle liberalizzazioni del loro settore, approvata in tarda mattinata in un’aula quasi completamente deserta (erano presenti 99 deputati su 300) .

REUTERS/Yiorgos Karahalis

Foto REUTERS/Yiorgos Karahalis

Dopo aver bloccato le principali arterie del Paese, questa mattina i camionisti dell’Ellade, in una giornata già scossa dalla paralisi creata dallo sciopero dei ferrovieri, hanno assediato il Parlamento ateniese scontrandosi ripetutamente con le forze dell’ordine e rispondendo attivamente al fitto lancio di lacrimogeni.
Ancora intorno al Parlamento gli autotrasportatori stanno aspettando l’arrivo del corteo dei ferrovieri che si unirà alle loro proteste contro il piano di austerità del governo, che sta piegando da mesi il paese.
Anche a Salonicco le mobilitazioni stanno paralizzando la mobilità con una lunga fila di camion che si sta dirigendo verso il centro città.

In mattinata, dai microfoni di Radio Onda Rossa, un piccolo approfondimento sulla situazione greca in vista del prossimo sciopero generale, confermato ieri pomeriggio.

APPELLO ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA e CORRISPONDENZA RADIOFONICA

22 settembre 2010 Lascia un commento

Quello che segue è l’appelo venuto fuori dalla due giorni fiorentina, a questo link invece potete ascoltare la corrispondenza di Radio Onda Rossa effettuata con uno dei promotori del comitato.
PER L’ACQUA PUBBLICA, PER UN DIRITTO INALIENABILE, PER IL FUTURO.

APPELLO ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
Firenze, 18-19 Settembre 2010

Noi donne e uomini dei movimenti sociali territoriali, della cittadinanza attiva, del mondo dell’associazionismo laico e religioso, delle forze sociali, sindacali e politiche, del mondo della scuola, della ricerca e dell’Università, del mondo della cultura e dell’arte, del mondo agricolo, delle comunità laiche e religiose che in questi anni e in tutti i territori

  • abbiamo contrastato la privatizzazione del servizio idrico, perché sottrae alle collettività un diritto essenziale alla vita;
  • abbiamo promosso e partecipato, nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua o in altri percorsi, a iniziative ed azioni, socializzando i saperi e le esperienze, rafforzandoci reciprocamente, allargando la sensibilizzazione e il consenso;
  • abbiamo promosso con oltre 400.000 firme una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipativa;
  • abbiamo promosso mobilitazioni territoriali, manifestazioni nazionali e appuntamenti internazionali per riappropriarci di ciò che a tutti appartiene, per garantire a tutte e tutti un diritto universale, per preservare un bene comune per le future generazioni, per tutelare una risorsa naturale fondamentale;
  • abbiamo promosso una campagna referendaria che si è conclusa con lo straordinario risultato di oltre un milione e quattrocentomila firme raccolte;

consapevoli del fatto che

−         il voto referendario apre una stagione decisiva per l’affermazione dell’acqua bene comune e della sua gestione pubblica e partecipativa;

−         la battaglia dell’acqua è assieme una battaglia contro il pensiero unico del mercato e per una nuova idea di democrazia;

−         la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua e del servizio idrico è incompatibile con conservazione della risorsa acqua, degli ecosistemi e più in generale dell’ambiente;

−         una vittoria ai referendum della prossima primavera potrà aprire nuove speranze per un diverso modello economico e sociale, basato sui diritti, sui beni comuni e sulla partecipazione diretta delle persone;

facciamo appello a tutte le donne e gli uomini di questo paese

perché, in questi mesi che ci porteranno al referendum si apra una grande stagione di sensibilizzazione sociale sul tema dell’acqua, e si produca, ciascuno nella sua realtà e con le sue attitudini e potenzialità, uno straordinario sforzo di comunicazione sull’importanza della vertenza in corso e sulla necessità del coinvolgimento di tutto il popolo italiano, con l’obiettivo di arrivare all’affermazione dei tre referendum abrogativi.
Tutte e tutti assieme possiamo affermare l’acqua come bene comune, sottrarla alle logiche del mercato, restituirla alla gestione partecipativa delle comunità locali.
Tutte e tutti assieme siamo coinvolti nel problema e possiamo divenire parte della soluzione.
Il tempo è ora. Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato Promotore dei referendum per l’Acqua Pubblica

La rivolta di San Basilio a due voci ;-)

9 settembre 2010 2 commenti
Un redazionale di Radio Onda Rossa a ricordo dei 36 anni trascorsi dall’uccisione del 19enne Fabrizio Ceruso, ammazzato dalla polizia durante la “Rivolta di San Basilio” storico quartiere di occupazione delle case.
Una trasmissione di un’oretta circa, con il racconto della rivolta e del contesto in cui è avvenuta e con alcune interviste prese nel quartiere
Potete ascoltarlo QUI o sul sito della Radio!
http://ondarossa.info
SOSTENETE RADIO ONDA ROSSA!
87.900 fm a Roma e in provincia

Renoize 2010: a Renato Biagetti, 4 anni dopo

26 agosto 2010 Lascia un commento

Il 27 Agosto di quest’anno saranno 4 anni che Renato è stato ucciso; un’aggressione fascista che si è trasformata in assassinio.

Quattro anni di vita, di lotte, di sorrisi e di lacrime, di rabbia, di processi, di partenze e ritorni, di nuovi arrivi e nuove nascite, di sogni realizzati e altri lasciati in sospeso ma mai persi.
Quattro anni di cambiamenti, di crisi, di crescente delirio securitario.
Quattro anni in cui, nonostante… il passaggio di questa città ad un’amministrazione di destra, i sani anticorpi antifascisti hanno continuato a difendere e a tenere viva la memoria di questa città ribelle e mai domata, di questa Roma Città Aperta.
Quattro anni di abbracci e sguardi forti, intrecciati con le storie di Dax, Carlo, Federico, di Carlos e Alexis, di Nicola, Aldo, di Stefano e di tanti altri purtroppo, per non dimenticare, per raccontare la verità, per chiedere giustizia.
Quattro anni in cui il nome di Renato ha risuonato ovunque, perché la sua storia è un pezzo di quell’ingranaggio collettivo che anima questa città e non solo.
Partigiani dei nostri tempi, con le radici forti strette alla memoria della Resistenza e con le ali robuste per volare e lottare nel tempo della crisi.

Per questo, anche quest’anno, quelli di Renoize vogliono organizzare un appuntamento pubblico nel territorio in cui viveva Renato:
Sabato 28 Agosto a Parco Schuster (San Paolo) con mostre, banchetti, buon cibo accompagnati dall’esibizione degli artisti su elencati a partire dalle 18 fino all’1.
Una serata di musica e parole in una serata di fine agosto, come quella che ci ha portato via Renato in cui dare voce alle lotte e ai percorsi che portiamo avanti durante tutto l’anno, e dare spazio alle note di chi suona nella sala prove Renoize e non solo.
Finchè ci saranno quelli/e come noi, ci sarà sempre il tempo di far vivere chitroppo presto, ingiustamente e con un’assurda e inconcepibile violenza ci è stato tolto. Finchè ci saranno quelli/e come noi, si potrà sempre dire: “è una questione di memoria”.

L’invito quindi è quello ad esserci, ancora una volta, anche quest’anno! Per ribadire che non facciamo un passo indietro e abbiamo gli occhi ben aperti, che i sogni di Renato vivono in noi, perchè chi pensava di fermarci ci vedrà muovere, chi pensava di zittirci ci sentirà urlare la verità!

“Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi. “ Enio Sardelli “Partigiano Foco”

BELLE che riescono…e altre che attendono!

30 luglio 2010 3 commenti

La fonte è sempre Macerie, eccellente sito dei compagni torinesi sui CIE. Eh si, le BELLE, le evasioni, ogni tanto riescono e la cosa riempie il mio cuore sempre di una gioia rara, il sangue di un calore e una velocità diverse. Ancora migranti in rivolta, migranti che fuggono, migranti che cercano di riappropriarsi della propria libertà e della propria vita.
Da oggi arrivano notizie dal CIE di Bari, dove durante una rivolta e un tentativo d’evasione in massa, sei persone sono riuscite a fuggire mentre gli altri si son scontrati con le forze dell’ordine: 18 arresti.
Ci riaggiorneremo su Bari tra un po’

Foto di Valentina Perniciaro (Erice'10) _Via libera!_

«Una cinquantina di extracomunitari questa notte hanno tentato di fuggire dal Centro Identificazione ed Espulsione (il Cie) del “San Paolo”. Un tentativo di fuga che ha subito richiamato l’attenzione delle Forze dell’Ordine e dei Militari del Battaglione “San Marco”. Inevitabile lo scontro.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti compiuta dalla Questura di Bari, i rivoltosi, dopo aver sfondato le porte d’ingresso di tre settori destinati a moduli alloggiativi, sono giunti all’esterno dell’area ricettiva impugnando spranghe di metallo divelte dalla recinzione esterna della struttura. Ne è nato uno scontro con alcune unità della Polizia di Stato, dell’Arma Carabinieri nonché Militari del BTG “San Marco”.
L’intervento degli uomini in servizio nella struttura, subito affiancato da altre unità di rinforzo di Polstato, Carabinieri e Guardia di Finanza fatte giungere tempestivamente, ha consentito di contenere il tentativo di fuga. Solo 6 ospiti magrebini sono riusciti ad allontanarsi scavalcando le cancellate poste a protezione della struttura.
Una trentina di extracomunitari, invece, hanno raggiunto il tetto della struttura, lanciando oggetti contundenti, pezzi di metallo e bottiglie piene di acqua, all’indirizzo delle Forze dell’Ordine.
Durante gli scontri undici militari del reggimento “San Marco” e due Carabinieri, hanno riportavato lesioni, con prognosi variabili tra 3 e 15 giorni. Inoltre, sono rimasti feriti, durante il tentativo di fuga e nello scavalcamento della recinzione alta circa 5 metri, 6 cittadini extracomunitari ospiti della struttura, uno dei quali con trauma cranico con riserva di prognosi ed altri 5 soggetti con lesioni variabili tra i 5 e 35 giorni.
A conclusione degli scontri 18 cittadini extracomunitari, trattenuti presso il C.I.E., sono stati arrestati con l’accusa di devastazione, saccheggio seguito da incendio, resistenza, violenza e lesioni a pubblici ufficiali.» da Barilive

(Non appena avremo qualche notizia di prima mano di questa grossa sommossa – alcune agenzie parlano pure di due auto della polizia andate distrutte -, dei feriti e degli arrestati, ve le gireremo. Intanto riascoltatevi l’intervista ad Ammar, che giusto la settimana passata ci raccontava della situazione che si vive dentro al Centro barese)
macerie @ Luglio 30, 2010

————————————————————————————-

Che il Cie di Gradisca fosse un colabrodo, lo si sapeva già da tempo. Ma questa volta si può dire che i reclusi gliel’hanno fatta veramente sotto il naso, alle guardie del Centro. Approfittando del fatto che, per punizione, erano stati chiusi a chiave nelle celle, e che la porta non veniva aperta neanche per portare il cibo, alcuni di loro si sono messi tranquillamente al lavoro per praticare un bel buco nel soffitto. Da lì, hanno provato a scappare in 20: purtroppo ci sono riusciti solo in 9, però…
…però mentre la polizia era fuori dal Cie a caccia di evasi, dopo alcune ore dalla prima evasione, altri 3 sono riusciti a scavalcare il muro e a far perdere le proprie tracce! Proprio sotto il naso delle guardie, appunto. Con gran divertimento di chi non è riuscito a scappare e che, evidentemente, sa che la prossima volta potrebbe essere quella buona.

Leggi l’articolo del MessaggeroVeneto di oggi, 29 luglio 2010.
«Sei immigrati clandestini sono riusciti a fuggire, in pieno giorno, dal Cie di via Udine. Un bilancio ancora ufficioso considerando che, a ieri sera, erano ancora in corso sia gli accertamenti interni sia le ricerche nella campagna limitrofa alla struttura da parte delle forze dell’ordine. A quanto si è potuto apprendere, l’ennesimo tentativo di fuga di massa dal centro di identificazione ed espulsione isontino sarebbe scattato nel primo pomeriggio, poco dopo le 15, coinvolgendo circa una ventina di immigrati, riusciti a raggiungere il tetto della struttura forzando alcune grate in ferro posizionate sul soffitto di una camera. Un’azione fulminea che, sfruttando il mancato ripristino dei sistemi elettronici di sorveglianza (telecamere e sensori di passaggio a infrarossi erano stati pesantemente danneggiati nel corso della rivolta della scorsa settimana), avrebbe consentito ai clandestini di cogliere inizialmente di sorpresa le forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Nel corso dell’azione sei immigrati sarebbero riusciti a scavalcare le recinzioni esterne e dileguarsi nei campi retrostanti al Cie mentre per altri ospiti della struttura di via Udine il sogno di libertà si è infranto proprio a un passo dalla meta, grazie all’intervento delle pattuglie di vigilanza, riuscite a bloccarli proprio mentre stavano scavalando il reticolato. Un’altra decina di clandestini, invece, avrebbe desistito facendo autonomamente ritorno nelle camerate.»

macerie @ Luglio 29, 2010
CORRISPONDENZA CON IL CIE DI BARI EFFETTUATA DA RADIO ONDA ROSSA: ASCOLTA

Due impiccati a Ponte Galeria

8 giugno 2010 Lascia un commento

<!–Dalla trasmissione di Radio Onda Rossa, Silenzio Assordante
Stasera a Ponte Galeria due ragazzi algerini hanno tentato di impiccarsi perché domani verranno deportati. Sono in molti, più di una decina, ad essere stati trasferiti a Roma da altri Cie per questa deportazione. In giornata anche tre donne nigeriane sono state trasferite dal Cie di Modena a Ponte Galeria.
Uno dei due algerini è stato trasferito d’urgenza in ospedale con un’ambulanza, l’altro è stato visto con un lenzuolo al collo mentre lo si trascinava in infermeria con la bava alla bocca, insomma in pessime condizioni. Da dentro fanno sapere che temono il peggio.
C’è anche un uomo che ha un piede viola – «sembra che il piede sia stato schiacciato da una macchina» – dicono i reclusi. Si è rotto la gamba durante il tentativo d’evasione e nessuno se si interessa di lui. Inoltre, oggi una ragazzo ha dovuto trascinare un altro recluso sulle spalle fino all’infermeria altrimenti sarebbe stato lasciato abbandonato a se stesso.
Nel pomeriggio a Ponte Galeria sono arrivate quattro pattuglie: le guardie presidiano il Cie e lo sorveglieranno almeno sino a domattina. Nel maschile affermano che sembra di stare in una caserma. I reclusi raccontano che la tensione è molto alta e che non ce la fanno più: la vita a Ponte Galeria – affermano – è peggio della schiavitù.

Ascolta la voce dei reclusi:
http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/silenzioassordante/100608_ponte_galeria.mp3

Gli antirazzisti e le antirazziste di Roma inviatano a chiamare il centralino del Cie di Ponte Galeria (tel. 06 65854224) per avere notizie sulle condizioni di salute dei due algerini.

Manolo è rientrato: ” i morti sono 19, non 9 “

3 giugno 2010 6 commenti

Traduzione verso il carcere di Beersheba per gli attivisti internazionali REUTERS/Alberto Denkberg

Jenny Campbell, infermiera australiana di 25 anni a bordo della Mavi Marmara ha raccontato a Manolo Luppichini,nelle ore di prigionia, di aver contato lei stessa 19 corpi. 19 cadaveri nell’infermeria della nave: le parole e i numeri son chiari…peccato che i corpi rientrati da Israele sono 9.
Nove corpi al posto di 19.
Più di uno  di questi avevano evidenti colpi d’arma di fuoco alla nuca: anche dagli elicotteri avrebbero sparato raffiche di mitra.
Riferiscono ancora l’infermiera e Manolo di “aver visto più di un corpo gettato in mare dai commandos israeliani”.
Molti particolari vengono fuori dalle testimonianze di Manolo, appena rientrato a Roma da Tel Aviv, per ultimo e da solo.
E’ stato trattenuto più ore degli altri, e picchiato in aereoporto, per un battibecco avvenuto con un poliziotto israeliano mentre aggrediva fisicamente un ragazzo palestinese. Almeno possiamo ritenerci leggeri per riavere tra noi il nostro compagno Manolo, che ha vissuto il blitz, l’atto di pirateria internazionale, della marina israeliana a bordo della nave “8000″.
8000: il numero dei prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
Racconta Manolo come sono stati presi in ostaggio, sotto la costante minaccia delle armi: hanno minacciato, con le armi alla nuca anche il figlio di 13 mesi del capo macchina Ekrem Oren.

Ecco la corrispondenza con Radio Onda Rossa
Intanto ben tornato compagno nostro.

Manolo ancora a Tel Aviv, sequestrato dallo Stato d’Israele

3 giugno 2010 Lascia un commento

Come avrete notato questo blog è rimasto pietrificato davanti agli ultimi fatti avvenuti in acque internazionali, del nostro Mar Mediterraneo.
Un blog senza parole, che non si è mai aggiornato dalle montagne vacanziere dove si trovava poco prima dell’immane e inaccettabile tragedia.
E così solo due righe, per dire che son rientrati tutti tranne il nostro compagno, tranne Manolo che non è stato imbarcato sul volo dopo le 12 ore di fermo (ulteriori) dentro l’aereoporto di Ben Gurion (ci son passata, non l’auguro a nessuno).

L’Italia ieri ha votato contro la risoluzione dell’ONU… che c’è da commentare?
Non perchè io creda nelle risoluzioni dell’ONU contro Israele, ma insomma….facciamo veramente schifo.
E quindi ancora solo rabbia e tanta ansia: piena solidarietà a Manolo che ancora si trova sequestrato dallo stato sionista d’Israele,
solidarietà a Manolo, che ha risposto ad alcuni schiaffi dentro l’aereoporto verso un palestinese e non è stato lasciato partire.
Tanto, come si poteva immaginare, sono tutt@ partiti senza materiale e bagagli.
Nessuna foto, nessun video, nessun fermo-immagine è stato salvato dal sequestro.

LO STATO SIONISTA SI CONFERMA ESSERE LA FECCIA DI QUESTO PIANETA: UNO STATO OCCUPANTE, SEGREGAZIONISTA, TEOCRATICO E MILITARE.
UNO STATO DA ABBATTERE, PRIMA DI TUTTI GLI ALTRI

Per gli aggiornamenti ascoltare Radio Onda Rossa

Torino: burlando prefetti!

15 maggio 2010 1 commento

Si sarà preso una bella collera, il Prefetto Padoin, quando ieri pomeriggio si è visto spuntare dinanzi una trentina di facce note del movimento torinese con tanto di striscione, enorme. E per di più in mezzo all’affollatissima e vigilatissima Fiera del Libro, e per di più proprio mentre stava presentando, in compagnia del Procuratore Capo Caselli e del Procuratore Generale Maddalena, la sua ultima fatica letteraria: «Il Prefetto, questo sconosciuto». Un gran colpo, certamente, ampiamente ripreso e rilanciato da un bel po’ di telecamere: anche perché solo il giorno prima Padoin aveva dichiarato baldanzoso che il modo più celere di liberarsi degli spazi occupati è di arrestarne tutti gli occupanti, ed ora un po’ di quegli stessi occupanti da arrestare riuscivano ad aggirar ogni controllo per fargli qualche pernacchia sul naso. Una figura barbina per lui e soprattutto per gli agenti della Polizia politica cittadina, che son pagati proprio per controllare, ascoltare e pedinare, ed evitar così che certe contestazioni – clamorose quanto scontate – accadano.
Ascolta il racconto del pomeriggio al Salone del Libro, da un servizio di Radio Onda d’Urto

Eppure solo il giorno successivo la magra figura si ripete. Ancora una volta gli amici e i compagni degli arrestati per lo sgombero de Lostile si materializzano improvvisamente esattamente dove era scontato che si dovessero materializzare: alle Porte Palatine, di fronte ai pellegrini appena usciti dal Duomo. Sfilando sotto al naso dei funzionari del Commissariato di quartiere, si arrampicano sulle mura e appendono uno striscione: «Tutti liberi!». Gli uomini della Digos sono ancora più lontani del giorno precedente, e gli agenti del Commissariato sono furibondi: lo striscione ormai è appeso, ma loro chiamano il reparto mobile, si prendono due dei presenti e pretendono di identificare gli altri. Quando il gruppone riesce ad allontanarsi sembra tutto a posto, e tutti pensano che i due che mancano saranno presto rilasciati. E invece no. Dopo un paio d’ore e vari annunci contraddittori, i due vengono portati alle Vallette. Con quali accuse? Non sappiamo bene quale Pubblico ministero possa costruire qualcosa di penalmente significativo intorno all’ostensione di un lungo lenzuolo nero con su scritto «Tutti liberi!». Ma sappiamo che sicuramente il Prefetto è in collera da ieri e che in Tribunale non in tanti sono disposti a dispiacerlo e che in più, uno sberleffo messo in piazza tanto vicino a pellegrini, vecchi porporati incartapecoriti e immagini miracolose può far temere la collera di qualcuno che sta molto, ma molto, più in alto.
Macerie, 14 maggio 2010

I voli delle espulsioni!

8 maggio 2010 Lascia un commento

Un personaggio ingombrante, del quale sbarazzarsi al più presto possibile. È questo quel che l’Ufficio immigrazione della Questura di Torino pensa di Falloul, il recluso marocchino che solo due settimane fa era riuscito a scavalcare le mura del Centro e ad allontanarsene – anche se per poche ore. Soprattutto perché Falloul è un testimone scomodo della vita in corso Brunelleschi, uno che ha voluto reagire ai pestaggi e alle angherie denunciandoli ad alta voce. E così questo pomeriggio Falloul è stato prelevato dall’area gialla del Centro – area che è stata compatta in sciopero della fame per più di una settimana dopo il tentativo di evasione di due settimane fa e il relativo pestaggio poliziesco - e portato all’areoporto di Caselle, dove lo aspettava un aereo per Roma e da lì un altro per il Marocco. Inutile ricordarvi le responsabilità del console del Marocco a Torino, sempre prono alle esigenze – di immagine e di sostanza – della Questura sabauda, e il complice e sorridente silenzio della Croce Rossa, vero e proprio lubrificante sugli ingranaggi della macchina delle espulsioni.

Adesso come adesso di Falloul sappiamo solo che era scortato da sei poliziotti e che una volta salito sul volo delle 19,00 dell’Alitalia per Roma ha dovuto spegnere il telefono. Però sappiamo pure che – mentre lui era prigioniero e inavvicinabile ai bordi della pista – un gruppo di solidali si è intrufolato nello scalo torinese per riempirlo di volantini, e ha sussurrato nelle orecchie di viaggiatori e dipendenti la storia di Falloul e dei tanti come lui che salgono le scalette degli aerei con le catene ai polsi. Anche i “compagni di viaggio” di Falloul sono stati avvertiti che qualche fila dietro la loro avrebbe volato, e molto di controvoglia, un testimone scomodo della vita in corso Brunelleschi.

Oramai agganciati e scortati dalla Polizia – e dopo un’oretta pure dalla Digos – i solidali sono riusciti a chiedere spiegazioni al caposcalo dell’Alitalia (che si è rifiutato di darle) ai funzionari dell’Enac (e pure loro se ne sono stati abbottonati) ed anche ad altri responsabili della compagnia di bandiera, che se ne stavano rintanati nell’alto dei loro uffici e che hanno fatto finta di cascare dal pero, scaricando tutta la responsabilità sulla Questura di Torino. Ad un certo punto è comparso addirittura il cotonatissimo Antonino Calvano – presidente del Comitato Provinciale della Croce Rossa già ai tempi della morte di Hassan -, accompagnato da una bionda sconosciuta e dall’immancabile crocerossina in giarrettiera: ne nasce una breve e movimentata discussione nel mezzo della hall dell’aeroporto, discussione troppo scortata per essere vera.

Ascolta questa diretta trasmessa durante la trasmissione “Silenzio assordante” di Radio Onda Rossa: AUDIO

Macerie, 7 Maggio 2010

Beit Jala, ancora una volta

23 aprile 2010 1 commento

22 Aprile 2010

Oggi a Beit Jalla vicino a Betlemme, cittadini palestinesi con alcuni internazionali hanno dato vita ad una manifestazione di protesta contro il muro dell’apartheid in costruzione in quella zona. Per diverse ore l’esercito ha sdradicato decine di ulivi centenari e buttato giù il portico di una cosa perchè proprio li soergerà la continuazione del muro dell’apartheid. I manifestanti hanno tentato di avvicinarsi alle case ma i militari li hanno respinti sparando lacrimogeni e proiettili di gomma. Sono state fermate 6 persone, tra cui 2 italiani, che ora sono nelle mani dell’esercito israeliano. Le accuse sono di violazione di una zona militare chiusa perchè, in maniera simbolica, hanno piantato una bandiera palestinese sul perimetro del futuro muro, dove era appena stata distrutta una parte di una casa di palestinesi.
Ascolta la corrispondenza di Radiondarossa e gli aggiornamenti

Il secondo giorno della V Conferenza Internazionale di Bil’in sulla Resistenza Popolare Palestinese comincia con la brutta notizia del riavvio dei cantieri per la costruzione del muro attorno a Betlemme. Numerosi bulldozer e circa dieci jeep dell’IDF sono entrati a Beit Jalla e Al Walaja per sradicare gli ulivi lungo il tracciato del muro e demolire il cortile di una casa palestinese.
Diversi attivist* internazionali (tra cui alcun* del nostro gruppo) e israeliani sono andati sul posto per portare la solidarieta’ attiva alla famiglia di Beit Jalla e, eludendo la sorveglianza, sono riusciti a rimanere al fianco dei palestinesi mentre procedeva inesorabile la demolizione. I militari israeliani sono intervenuti trascinando brutalmente gli/le attivist* per centinaia di metri, picchiandone e ferendone tre. Due attivisti israeliani sono stati arrestati.
Questa casa e’ stata al centro di un processo completamente falsato dalla giustizia israeliana: il terrazzamento del cortile era stato demolito qualche mese fa e poi ricostruito in seguito alla sospensione del processo stesso. Due giorni fa, il 20 Aprile, il tribunale ha definitivamente autorizzato il governo israeliano a dare inizio ai lavori di costruzione del muro che passera’ a pochi metri dalla casa stessa, isolandola e usurpandone la terra.

Nel frattempo, a pochissimi chilometri da li’ e a pochi metri dalla terra di Abed, nel villaggio palestinese di Al Walaja,altri bulldozer hanno sradicato almeno 50 ulivi e 50 alberi da frutta. Gia’ la settimana scorsa nello stesso villaggio ci sono stati 3 arresti e varie minacce e pestaggi intimidatori da parte dell’esercito; anche stavolta hanno minacciato di arrestare i membri del comitato popolare locale se avessero continuato a protestare contro il muro e la demolizione delle case.

Nel primo pomeriggio, terminati i lavori della conferenza internazionale, altr* attivist* internazionali sono tornat* a Beit Jalla per cercare di raggiungere la famiglia rimasta isolata dalla mattina, rompendo la zona militare chiusa.
Quando siamo giunti sulla strada che conduce alla casa i militari hanno messo di traverso i loro mezzi e steso il filo spinato per impedirci il passo. Abbiamo provato a forzare il blocco in maniera pacifica ma i soldati hanno reagito nervosamente puntando i mitra e minacciandoci con le granate in mano. Ne e’ seguito un tafferuglio e dopo 2 ore di blocco stradale, durante le quali i militari hanno impedito il passaggio di qualsiasi veicolo – compresa un’ambulanza -, un piccolo gruppo e’ riuscito ad aggirare lo schieramento e a raggiungere la famiglia portandogli da mangiare e piantando simbolicamente una bandiera della Palestina. Perche’ questa terra non appartiene alla prepotenza sionista.
Sei persone sono state fermate, ammanettate e portate alla stazione di polizia di Gush Ezion (una delle tante colonie israeliane in Cisgiordania) e stiamo attualmente in attesa della loro liberazione. Nel gruppo ci sono quattro ragazze e due ragazzi, tra questi un compagno e una compagna del nostro gruppo.

In seguito agli arresti i soldati hanno sparato lacrimogeni sul resto dei manifestanti, disperdendoli. Alcuni ragazzi palestinesi hanno iniziato a lanciare pietre, rovesciando cassonetti, e l’esercito ha sparato alcuni colpi.

WITHOUT YOUR FREEDOM WE’LL NEVER BE FREE
PALESTINA LIBERA

Per gli aggiornamenti seguire Freepalestine ed ascoltare Radio Onda Rossa

Sono passati 8 anni da quando ero per i vicoli di Beit Jala, caricati dall’esercito! Quella terra è dentro di me…
sono stretta ai compagni presenti nei Territori Occupati, stretta stretta a quella terra resistente

Sosteniamo il centro Amal Al-Mustakbal nel campo di Aida, in West Bank

19 aprile 2010 Lascia un commento

Il centro Amal Al Mustakbal è nato nel 1987 nel campo profughi di Aida, nella zona di Betlemme (Palestina). L’idea di un asilo nasce dal desiderio di attivare progetti per strappare i bambini e le bambine dalle strade e fornire una preparazione prescolastica attraverso attività di gioco, danza, studio, sport e arte.

Foto di Valentina Perniciaro _a pochi passi dal campo profughi di Aida, Betlemme_ Marzo 2002

Nel 2002, con la costruzione del muro di separazione, l’economia interna al campo profughi è precipitata. La totale disoccupazione, l’espropriazione di terre coltivabili e la continua occupazione militare, sono le ragioni per cui la struttura oggi si trova senza alcun sostegno economico, contando unicamente sul lavoro volontario di donne e uomini del campo profughi.
Nonostante l’obiettivo sia di garantire a tutti e tutte la possibilità di studiare, sono solo 40 i bambini e le bambine che possono utilizzare gratuitamente gli spazi del centro e, attraverso la guida dei volontari, partecipano alle attività culturali e di apprendimento. Ogni giorno, dalle 8.00 alle 12.00, bambine e bambini partecipano ad attività e giochi con lo scopo di imparare a leggere, scrive e contare mentre nel pomeriggio il centro resta aperto per dare vita a laboratori di danza, arte e sport. Durante la pausa estiva le attività proseguono con i campi estivi. Il motivo per il quale scegliamo di parlarvi di questa realtà è perchè abbiamo attivato una cassa di sostegno alla vita del centro, considerando fondamentale il ruolo che svolge all’interno dell’esistenza drammatica delle persone che vivono nel campo profughi di Aida.
Da Marzo 2009 non esiste alcun finanziamento che possa garantire il regolare svolgimento delle attività. Le persone che s’impegnano a tenere in vita questo progetto, non percepiscono alcuna forma di reddito e non possono garantire la sopravvivenza del centro. I materiali non sono minimamente sufficienti per consentire un dignitoso svolgimento delle attività. L’edificio che ospita questo grande sogno richiede l’impegno costante nel pagamento dell’affitto.
Per queste ragioni il centro Amal Al Mustakbal ha dovuto sospendere le attività ma la forza dei volontari ha portato ad una riapertura provvisoria. Come gruppo che fa riferimento al blog freepalestine.noblogs.org abbiamo attivato da diversi mesi una campagna di sostegno al centro Amal Al Mustakbal che ha portato a coinvolgere diverse scuole della capitale. Si può aiutare il centro in diversi modi: economicamente, alcune scuole hanno devoluto i ricavati volontari delle recite scolastiche, con uno scambio di disegni tra bambini o mandando in Palestina tutto lʼoccorrente didattico per continuare lʼapprendimento o la ricreazione. Tutte queste forme aiutano una popolazione a non sentirsi sola, soprattutto
nei confronti di bambine e bambini le maggiori vittime di muri e separazioni.
Per info: carovanapalestina@autistici.org
VIDEO DAL CAMPO DI AIDA

Aggiornamenti dopo la rivolta di Ponte Galeria

15 marzo 2010 1 commento

Ieri(13 marzo), alle ore 22.30, sono rientrati in cella i ragazzi che durante il presidio erano saliti sui tetti del lager di Ponte Galeria.
Dopo la protesta sono stati picchiati brutalmente dalla polizia.
Uno di loro non riesce più a muovere la mascella e sembra che un altro si sia tagliato un braccio come atto per scongiurare ulteriori pestaggi da parte dei burattini in divisa.

Successivamente la violenza è proseguita con la perquisizione nelle celle riservate agli uomini, ancora da accertare in quante sezioni sia avvenuta. Il giorno seguente (14 marzo) i/le reclus* riferiscono di essere in sciopero della fame.
Seguiranno aggiornamenti riguardo la protesta e l’adesione a questa.

Nella tua città c’è un lager, chiudiamo il C.I.E di Ponte Galeria!
Solidarietà a tutt* i/le reclus* in lotta!
Chiudere tutti i C.I.E!
Fuoco a tutte le gabbie!

Ponte Galeria in rivolta, una “bella” a Torino e la riacquistata libertà per i compagni torinesi! Che giornate!!

13 marzo 2010 1 commento

Mentre c’era chi sceglieva di scendere in piazza con una sciarpa viola, mentre c’era chi ascoltava Di Pietro, chi si sbrodolava per Travaglio,
mentre c’era chi ha preso pulmann per far da pubblico pagante al peggio che la storia della “sinistra” è riuscito a tirar fuori,
mentre gli ex girotondi, aspiranti “secondini” e carcerieri del paese intero, riempivano la vuota (di contenuti totalmente) piazza romana,

i compagni autorganizzati, le realtà di movimento e tutt@ coloro che portano solidarietà ai migranti reclusi nei Centri di Identificazione ed Espulsione, erano sotto i cancelli di Ponte Galeria ad urlare con tutto il fiato in gola la loro rabbia e il loro sostegno alla lotta dei migranti in stato di detenzione senza aver commesso alcun reato, in uno sciopero collettivo della fame terminato pochi giorni fa.
Dopo il tam tam telefonico l’iniziativa fuori dal CIE è stata seguita da una rivolta all’interno del centro di detenzione…alcune decine di migranti sono salite sui tetti e lì sono avvenute diverse cariche di polizia e carabinieri.
Senza troppe parole sprecate, è meglio ascoltare direttamente le corrispondenze effettuate da Radio Onda Rossa
1- I Detenuti salgono sui tetti ASCOLTA
2- La celere carica i migranti sui tetti ASCOLTA
3-  Ancora cariche sui tetti di Ponte Galeria ASCOLTA

Dopo le molte ore passate sotto il CIE di Ponte Galeria i/le compagn@ hanno ripreso il treno per Roma. Arrivati alla Stazione Trastevere è partito un corteo spontaneo che ha attraversato tutta Viale Trastevere fino al Lungotevere, con un ingente dispiegamento delle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa.

SOLIDARIETA’ CON TUTT@ I/LE RECLUSE NEI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE PER MIGRANTI
LIBERTA’ PER TUTT@

Da Torino invece due BELLE NOTIZIE
Tutti liberi gli arrestati
nell’operazione del 23 febbraio scorso: nessuno dovrà più stare in galera o ai domiciliari, anche se qualcuno avrà l’obbligo di firma. Dopo due settimane, si iniziano a vedere le prime crepe nel castello di accuse malamente costruito dal PM Padalino (in un ritratto) e dal capo della Digos Petronzi (nella foto).

Ma la storia senza dubbio più emozionante è l’evasione di un gruppo di reclusi dal Cie di Torino. Avremmo voluto raccontarvela in anteprima, ma qualche agenzia di stampa ha già battuto la notizia: nella notte tra giovedì e venerdì sono riusciti a scappare almeno in otto, sembra attraverso dei buchi scavati da tempo, e fino ad ora sono ancora tutti liberi.

In culo alla Polizia, agli alpini, alla Croce Rossa e a tutti i magistrati, politici e giornalisti razzisti. Viva la libertà e chi se la conquista!

macerie @ Marzo 13, 2010

Udienza per gli antirazzisti torinesi!

9 marzo 2010 1 commento

E’ stata fissata per oggi, martedi 9 marzo alle 10.00 del mattino al Tribunale di Torino (settore 2 – scala E – piano III – aula 32313) l’udienza del tribunale del riesame per i sette antirazzisti torinesi colpiti da misure restrittive dal 23 febbraio scorso

Andrea, Fabio, Luca (in carcere alle Vallette), Maja, Paolo, Marco (arresti domiciliari) e Massimo (divieto di dimora in provincia di Torino) dovrebbero essere tutti presenti all’udienza in cui gli avvocati difensori chiederanno la revisione delle assurde misure restrittive chieste dal PM Padalino.
L’udienza sarà a porte chiuse e si preannuncia piuttosto lunga.
La risposta del collegio giudicante dovrebbe arrivare nelle 48 ore successive.
Intanto tra le varie manovre di quel ciccione biloso di Padalino dopo l’isolamento e il divieto di colloquio coi familiari (decisione per fortuna revocata dopo alcuni giorni dal GIP) sembra esserci una richiesta di trasferimento di Andrea, Fabio e Luca dalle Vallette in altre carceri piemontesi, sempre per rendere più profondo il loro distacco dal mondo esterno e solidale.
Sempre il paladino della censura Padalino aveva chiesto ulteriori restrizioni per i tre ai domiciliari dopo la trasmissione radiofonica Macerie condotta su radio blackout da casa di Maja; anche in questo caso il GIP ha dato parere negativo.
Un grazie a tutti per la solidarietà e per le lotte condotte in questi giorni, dentro e fuori dai CIE, contro il razzismo, lo sfruttamento, la reclusione.

LIBERI TUTTI!
FUOCO AI C.I.E.!

In memoria di Marinella Cammarata, stuprata a Piazza Navona

8 marzo 2010 3 commenti

Il materiale che pubblico qui è decisamente lungo.
E’ anche “vecchio”, se è possibile datare fatti del genere per poi relegarli nell’oblio della memoria.
La storia di Marinella non è caduta nel silenzio, Marinella non l’abbiamo dimenticata.
Non abbiamo dimenticato i suoi stupratori, non abbiamo dimenticato tutti coloro che hanno protetto quegli stupratori.
Per questo le canzoni della Banda Bassotti non passano per il mixer di Radio Onda Rossa, per questo non suonano in spazi occupati,
per questo vengono boicottati anche dalle pagine di questo blog.
Parliamo oggi di Marinella, oggi che è 8 marzo e le persone si regalano mimose.
Oggi che è 8 marzo e la violenza sulle donne non è minimamente diminuita, anzi.

IL LIBRETTO DELLA  MEMORIA, IN RICORDO  DI MARINELLA E’ STATO REALIZZATO DAL MARTEDì AUTOGESTITO DA FEMMINISTE E LESBICHE DI RADIO ONDA ROSSA 87.9FM
SOLIDARIETA’ AUTODIFESA CONTRATTACCO.

In memoria di Marinella

Foto di Valentina Perniciaro _22 Novembre, contro la violenza maschile sulle donne_

Roma.
Verso l’una della notte del 6 marzo 1988, il brigadiere dei CC Sigismondo Fragassi in compagnia di due amici, il dr. Giampiero Pedone e il sig. Tarani, transitava in Piazza dei Massimi.
Seminascosti da una Fiat Panda parcheggiata in un angolo buio, curvi, gomito a gomito, contro il muro di uno stabile, tre giovani davano le spalle alla piazza.
Insospettito, il brigadiere scende e s’avvicina.
«… aiutato dai miei amici bloccavo i tre giovani». Prima ne afferra uno, poi un altro, costringendoli ad uscire dalla strettoia tra la Panda e il muro dove si erano infilati e solo allora vede le loro nudità, nota il sangue che li macchia e scorge la ragazza  «semisdraiata a terra, insanguinata, piangente e semi nuda».
Quella ragazza è Marinella.
Nei mesi di novembre e dicembre 2007 il Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche  di Radio Onda Rossa ha condotto un ciclo di trasmissioni dedicate alle strategie delle donne contro la violenza.
La trasmissione dedicata a Marinella è la trasmissione sulla memoria.
La memoria ci aiuta a costruire una nostra storia, a tessere le nostre genealogie e a scegliere le nostre relazioni, ad agire consapevolmente nel nostro contesto.
La nostra storia ci dà forza.
Il motore che ci ha spinte a raccontare, in radio prima e in questo libricino poi, è stato il persistere nel presente di una modalità di connivenza con gli stupratori che avviene non solo colpevolizzando la vittima di stupro, sostenendo pubblicamente gli stupratori o rendendosi complici col silenzio, ma anche subordinando la lotta contro la violenza sulle donne ad altre istanze considerate politicamente “prioritarie”.
Ribadiamo ancora una volta che non c’è progettualità politica senza una radicale trasformazione delle relazioni, che non c’è antifascismo senza antisessismo.

Dalla trasmissione del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche (18.12.2007)
È su questo che lavoreremo oggi, sull’importanza della costruzione della memoria delle donne, sull’importanza delle mobilitazioni delle donne durante le vicende di Marinella, ma anche su come, quando le donne presero una posizione forte contro le connivenze nei confronti degli stupratori, questo generò una rottura e una lacerazione fortissima con molte parti del movimento, per le quali il discorso sulla violenza contro le donne era comunque subordinato alla lotta di classe e all’antifascismo. Poiché questi discorsi ci sembrano quanto mai attuali, diamo il via alla nostra trasmissione.
Innanzitutto vogliamo dirvi come abbiamo costruito la trasmissione: ci siamo rivolte alle compagne femministe e abbiamo chiesto loro di aiutarci nella costruzione di questo passato prossimo.
Parliamo infatti di una memoria dolorosa da ricostruire, ma necessaria; per questo  ringraziamo le nostre compagne per essersi messe in gioco ancora una volta.
Per tutto quello che vi diremo riguardo i fatti e il processo di Marinella, abbiamo utilizzato “Marinella, storia di una violenza, storia di un’ ingiustizia” edito dall’Associazione per l’Informazione Il Paese delle Donne che venne redatto subito dopo la morte di Marinella e che raccoglie tutti i documenti della vicenda, le testimonianze di Marinella e delle persone che le sono state vicine e tutto quello che una rete estesa di donne mise in atto in quelle circostanze per sostenerla.

Il fatto
Roma.
Verso l’una della notte del 6 marzo 1988, il brigadiere dei CC Sigismondo Fragassi in compagnia di due amici, il dr. Giampiero Pedone e il sig. Tarani, transitava in Piazza dei Massimi a bordo di un’autovettura «nell’intento di trovare un parcheggio e recarci a sorbire un caffè».
Seminascosti da una Fiat Panda parcheggiata in un angolo buio, curvi, gomito a gomito, contro il muro di uno stabile, tre giovani davano le spalle alla piazza.
Insospettito, il brigadiere scende e s’avvicina. «Dopo essermi qualificato», testimonierà, «ed aver mostrato il tesserino, aiutato dai miei amici bloccavo i tre giovani». Prima ne afferra uno, poi un altro, costringendoli ad uscire dalla strettoia tra la Panda e il muro dove si erano infilati e solo allora vede le loro nudità, nota il sangue che li macchia e scorge la ragazza che «semisdraiata a terra, insanguinata, piangente e semi nuda»,al sopraggiungere del brigadiere e dei suoi amici esclama: «E adesso che succede?». Il dr. Pedone è il primo a soccorrerla. Dichiarerà nella sua deposizione: «Dopo essermi avvicinato ai tre che erano gomito a gomito, e chiarisco che tutto si svolgeva in un metro quadro, la cosa che sul momento mi ha colpito di più è stata la quantità di sangue su di loro e sulla ragazza. Ho allontanato il terzo giovane, quello che la teneva, le mani sulle spalle, ferma contro l’angolo del muro ed ho aiutato la ragazza a sollevarsi e a ricomporsi».
Esterrefatti dall’ intervento del brig. Fragassi e dei suoi due amici, i tre giovani non oppongono resistenza, ma protestano, seccati: «Ma ché, ci arrestate per così poco?». Attirato dal vocìo, un abitante dello stabile s’affaccia. Il brig. Fragassi gli grida di chiamare ambulanza e carabinieri. Il dr. Pedone, intanto, interroga la donna in lacrime. «Le ho chiesto», dirà, « che cosa avesse fatto quella sera e mi ha risposto che era stata a cena senza dirmi altro. Le ho chiesto quanti anni avesse e mi ha detto 30. Le ho detto che l’avremmo accompagnata all’ospedale e mi ha risposto “che ci andiamo a fare all’ospedale?”. Alla mia richiesta se la stessero violentando mi ha risposto di sì con uno sguardo stralunato».
Comincia cosi, la vigilia dell’ 8 marzo, a due passi da Piazza Navona, la vicenda dello stupro subito da Carla Maria Cammarata. Uno stupro come, purtroppo, ne avvengono tanti ma, questo, con qualcosa di unico: il fatto che un brigadiere dei CC e due suoi amici abbiano colto i colpevoli in flagrante.
Trascorrono pochissimi minuti. Il brig. Fragassi e il sig. Tarani continuano a sorvegliare i ragazzi che rimangono fermi e silenziosi. Il dr. Pedone sempre vicino alla donna, «il cui stato di shock, anzi, era in aumento». Arriva sul posto un fotografo de Il Tempo, il sig. Maurizio Piccirillo. Scatta fotografie su fotografie. Quasi in simultanea arrivano ambulanza e carabinieri. Affermerà il sig. Tarani: «La donna continuava a piangere, in evidente stato di shock, ripetendo “mi hanno violentata, arrestateli!”» e cosi confermerà il brig. Fragassi: «Dopo aver consegnato i giovani ai carabinieri, mi sono avvicinato alla donna per aiutarla a salire sull’ambulanza e l’ho sentita ripetere “mi hanno violentata, arrestateli”.
Vedendo i tre aggressori salire sull’autopattuglia dei carabinieri, la donna chiede: “E adesso a loro che succede?” Trasportati al reparto operativo della Legione Carabinieri, si legge nel rapporto steso quella notte, i tre giovani, interrogati, assumono atteggiamenti diversi: autolesionismo Ghelli, assoluto mutismo Putti e «spontanea confessione di essere colui che si era congiunto con la donna mentre i suoi amici la reggevano in attesa del loro turno» Sandro Ramoni.
Giunta al posto di polizia del Santo Spirito, Carla Maria Cammarata, ripete al poliziotto di aver subito violenza (atti relativi alla denuncia orale) e viene ricoverata per gli esami del caso.
Al medico di guardia che la visita invece non dirà nulla, rivolgendosi sottovoce soltanto all’infermiera che le è vicino. Dopo di che si addormenta. Sono le 2,50 della mattina e all’ospedale arriva il brig. Fragassi. La fa svegliare da un’infermiera, la conduce in una stanzetta e lì raccoglie, per scritto, la sua querela. Lei firma e, di nuovo sola, si riaddormenta. Al risveglio, rifiutata la visita ginecologica, Carla Maria Cammarata lascerà il Santo Spirito. Nessuno la cerca e lei non cerca nessuno. Non sarà rintracciata fino al pomeriggio del giorno seguente.
Nelle stesse ore di quella mattina, intanto, il Sost. Procuratore della Repubblica, dott. Vittorio Paraggio, convalida gli arresti di Sandro Ramoni, Vittorio Putti e Stefano Ghelli che saranno trasferiti al carcere di Regina Coeli con l’imputazione di: a) atti osceni in luogo pubblico; b) concorso tra loro ed uso di violenza per costringere C.M. Cammarata a congiungersi con loro; c) procurate lesioni dalle quali risulta alla vittima una malattia ed uno stato confusionale guaribile in due giorni.
Nuovamente interrogati, nel pomeriggio, in carcere, i tre giovani ritrattano quanto precedentemente confessato (da Ramoni) ai carabinieri e, negando tutto, si protestano innocenti. Renderanno al Sost. Procuratore Paraggio quelle che saranno definite nella sentenza del primo processo «versioni difensive che presentano evidenti contraddizioni, risultando decisamente contrastanti dalle deposizioni rese al momento dell’arresto, da quelle dei testimoni (Fragassi, Pedone e Tarahi) e da quelle della parte lesa (C.M. Cammurata)».
Così commenteranno, infatti, i giudici del primo processo: «Con l’evidente intento di fare sfumare l’immagine manifestatasi agli occhi delle persone sopraggiunte (il brigadiere e i suoi due amici) plasticamente rese dal Tarani come una mischia da rugby, tutti e tre gli imputati cercano di non evocare una concorde sopraffazione della vittima».
Colti in flagrante, Ramoni, Putti e Ghelli negano prima lo stupro di gruppo. Poi lo stupro. Maria Carla Cammarata li avrebbe avvicinati lei, offrendosi. Si continua a leggere nella sentenza del primo processo: «Le modalità con le quali questo adescamento sarebbe avvenuto, sono descritte in modo diverso da Putti, Ghelli e Ramoni che si trovano anche in disaccordo nel dire a chi per primo, come e quando la donna si è  rivolta e che cosa stessero loro facendo in quel momento».
È da notare che, nel corso del processo, a dibattimento già iniziato, Vittorio Putti cambierà la sua versione una volta di più.
Rinviati tutti e tre a giudizio direttissimo, Ramoni, Putti e Ghelli, dovranno comparire davanti al Tribunale il 15 di marzo.
Ed è la volta di Marinella ad essere interrogata. Alla prima domanda, se si senta bene e ce la faccia a rispondere, dice «Sono ancora scioccata».
Si comincia a domandarle dell’aggressione. «La notte del 6, mentre passavo da Piazza dei Massimi, che è un posto dove passo abitualmente, stavo andando dal mio amico Eric a Tor di Nona quando ho incontrato questi ragazzi». I1 numero preciso degli aggressori non lo sa. «Al 70% credo fossero 5».
Era d’accordo?
«D’accordo non ero perché mentre mi violentavano gli altri mi tenevano ferma e se fossi stata d’accordo non era necessario tenermi ferma». Non si ricorda le modalità dell’aggressione ma soltanto il fatto che «io provenivo dal Pantheon, loro da Piazza Navona e stavano camminando». Aggiunge: «Credo che prima di aggredirmi i ragazzi mi abbiano detto qualcosa, ma non ricordo che cosa».
Come mai non ricorda?
«Non ho ricordi chiari», risponde Marinella; poi, insistendo le domande, dice: «soffro d’amnesia, specialmente delle cose importanti. Cinque mesi fa ho avuto un incidente stradale e non ricordavo assolutamente niente».
Afferma di essere stata in cura, per le crisi di amnesia, dal dottor Crebelli. Spiega: «Fino a settembre scorso ho fatto una terapia antidepressiva e ritengo che quei medicinali mi abbiano provocato le crisi d’amnesia».
L’interrogatorio continua. Le si chiede dell’ematoma che ha in fronte e lei non sa dire quando o come, chi o che cosa possa averglielo procurato. E invece più precisa nel descrivere gli abiti che indossava quella notte e che ancora indossa.
Le viene chiesto perché abbia lasciato l’ospedale. «Mi sono dimessa perché volevo raggiungere il mio ragazzo», risponde lei, «perché mi sentivo umiliata in quanto ritenevo che prima o poi tutti avrebbero saputo il fatto».
I1 «prima o poi» di Marinella era già «ora», perché lo stupro che aveva subito era già articolo da prima pagina, ma questo lei non lo sapeva. Seduta davanti al dr. Paraggio continuava a rispondere alle domande. Domande che si ripetono. Perché ha lasciato l’ospedale? «Perché è tutto un sistema di cose che alla fine l’unica umiliata è la donna».
E ancora: «Perché non volevo essere sottoposta a visita ginecologica». «Perché mi vergognavo». «Perché non mi va di affrontare le mamme di questi ragazzi che dicono che gli rovino i figli. Del resto questa è una condizione comune a tante donne».
Ma, le viene ricordato, lei ha già firmato una denuncia, alle 2,50 del giorno 6, davanti al brigadiere Fragassi. E lei: «Mi ricordo di avere sottoscritto il verbale durante la mia degenza. Effettivamente credo di aver detto di volere la punizione dei ragazzi miei aggressori. In quel momento ero molto arrabbiata. Ma ci ho ripensato e non mi va di affrontare il processo. Del resto anche questa è una cosa comune a tante donne». Le si ricorda che, avendo fatto denuncia, la procedibilità è d’ufficio. «Sì, questo l’ho capito benissimo».
Inizia a questo punto tutta una serie di domande che,abbandonato l’esame del fatto, comincia ad esplorare il «chi era lei» e «che cosa avesse fatto prima che il fatto accadesse». Molte di queste domande, che indagano la vita di Marinella, sono non-pertinenti ed illegittime. Ma sono proprio quelle sulle quali si accaniranno gli avvocati dei violentatori, che dalla sua debolezza fisica, sociale e psicologica trarranno «giustificazione» agli atti dei loro difesi.
Terminate  infine le domande, Marinella firma e l’iter giudiziario prosegue.
I1 10 marzo, tre giorni dopo, incaricherà l’avvocata Tina Lagostena Bassi di difenderla. I1 «caso Cammarata” intanto è  diventato non solo di pubblico dominio, non solo un fatto di cronaca che la coincidenza con 1’8 marzo ha reso ancora più eclatante, ma, per le modalità con le quali è avvenuto (il luogo centrale, l’ora tarda, il numero degli aggressori, la debolezza della donna), un caso sul quale si confrontano valori morali e sociali. In tutta Italia, sui giornali, nelle trasmissioni televisive e radiofoniche, non si contano i commenti e le posizioni che esprimono solidarietà alla vittima e indignazione per i violentatori. A Roma, il corteo dell’8 marzo si svolge all’insegna della solidarietà con Marinella. Le donne magistrato della Procura romana, costituite in una Associazione, hanno, come primo gesto, inviato una diffida all’allora sindaco di Roma «colpevole di non garantire la vivibilità», anche di notte, della capitale.
La pressoché unanime condanna dell’evento reso inconfutabile dalla testimonianza di Fragassi, Pedone e Tarani non impedirà comunque che, una volta di più, emergano in un processo per stupro linguaggi e modalità difensive che, tralasciando l’accaduto, tutto puntano sul discredito della vittima.

I PROCESSI

Il primo processo

Il 15 marzo il processo inizia. L’aula è affollatissima.
Diverse associazioni di donne (il Comitato promotore della legge contro la violenza sessuale, il Tribunale 8 Marzo, il Comitato per la trasformazione della la giustizia) chiedono di costituirsi parte civile. Dopo un’ora di consultazione, i giudici respingono la richiesta. Respingono anche la richiesta degli avvocati difensori di produrre perizie sulle interviste rilasciate dalla Cammarata.
Inizia il dibattimento. La prima udienza si esaurisce in mezz’ora.
Il processo viene fissato per martedì 22.
Il 22 marzo depongono Marinella e i suoi violentatori. Ogni incertezza, ogni “non ricordo” di Maria Carla Cammarata è sottolineato da un coro di dissenso e dagli insulti che partono dal gruppo dei parenti e degli amici dei violentatori.
Chiamati a deporre, i tre stupratori espongono le loro differenti versioni, guardandosi di sfuggita, tra arroganze e insicurezze. Il Presidente Stipo, infine, esclama «ma sforzate la logica, provate a difendervi meglio!».

Foto di Valentina Perniciaro _Scelgono le donne_

I1 24 è il giorno della sentenza. Molti i parenti degli imputati e gli amici del quartiere (Centocelle).
Molte le femministe ed i giornalisti. Presenti anche le telecamere della trasmissione Oggi in Pretura.
L’udienza è aperta da pochi minuti e già alcuni amici dei violentatori parlano ad alta voce, offendendo Marinella (che non c’è) e le donne presenti. In un coro di proteste da parte di coloro che vorrebbero l’allontanamento dei soli provocatori, l’aula viene fatta sgombrare e nell’uscire, gli uni accalcati con le altre, oltre agli insulti volano i pugni ed alcune femministe vengono colpite.
Sgombrata l’aula, il processo continua. Iniziato il dibattimento, gli avvocati difensori dei tre imputati, l’avv. Militerni (Putti), Fassari (Ramoni) e Gentiloni Silveri (Ghelli), fanno arringhe lunghissime, irte di difficoltà.
La prima è quella di dover difendere un reo confesso. Perciò la confessione che Sandro Ramoni rese appena arrestato di «essere colui che si era congiunto con la donna mentre gli altri la reggevano in attesa del loro turno” viene così scusata dai suo avvocato:“La fragilità delle risposte di chi ignora che cosa sia un interrogatorio non è la confessione di un delitto; è prova di inconscia ingenuità».
Il fatto poi che i tre imputati abbiano fornito in carcere versioni successive e contrastanti dell’accaduto, l’avv. Fassari lo considera «argomento irrilevante». Si indugia invece a lungo nel sottolineare «il comportamento tranquillo, tale da allontanare ogni sospetto- tenuto dai tre giovani al momento dell’arresto. Concordi, i loro avvocati li definiranno «tre bravi ragazzi incensurati», vittime «del martellante rumore dei mass media».
E si arriva ad affrontare la seconda difficoltà che viene, agli avvocati dei violentatori, dal fatto di essere stati, i loro difesi, colti in flagrante da ben tre testimoni, di cui uno brigadiere dei carabinieri. Di frase in frase, di gesto in gesto, le dichiarazioni dei testimoni vengono passate al setaccio. Così il brigadiere dei carabinieri Fragassi, il principale testimone, diventa da accusatore accusato. Stessa cosa succederà a Marinella.

Marinella non aveva lavoro fisso, in passato aveva fatto uso di droga, era separata e la stessa sera, due ore prima di essere stuprata, era stata fermata per non aver pagato  insieme a due amici un conto al bar
Da una parte quindi  «tre bravi ragazzi incensurati”, dicono gli avvocati, dall’altra una donna che non risponde  minimamente ai canoni correnti, mentre assomma su di sé i più comuni pregiudizi sociali. Beffardamente diranno: «Vogliamo credere che questi tre ragazzi siano rimasti sconvolti da questa Madonna del Ghirlandaio?». Il fatto che Carla Maria Cammarata asserisca in una denuncia di essere stata violentata, per loro non prova nulla. Per tutti e tre gli avvocati della difesa Marinella è una bugiarda.
«Noi possiamo compiangere la vita sbandata, squallida, miserevole della Cammarata… ma questa donna non ha il diritto di farci credere che la sua inesperienza di vita le ha impedito di reagire adeguatamente! » , sostiene l’avv. Fassari, che al secondo processo dichiarerà: «La Cammarata ha mentito dal primo all’ultimo secondo».
«Che sia stata stuprata lo afferma solo lei!» , esclama l’avv. Militerni, che subito dopo parlando del «concetto di infallibilità della querelante» fa riferimento al fatto che le femministe sostengano Marinella e le credano. Concetto che lui definirà «un elemento di fanatismo che è sinonimo di violenza» Quanto invece, secondo loro, a Marinella non ci sia da credere, i tre avvocati cercano di dimostrarlo con argomenti che approfittano fino in fondo della debolezza sociale della vittima.
Il «chi era» Marinella, l’avv. Militerni lo spiegherà, a suo modo, così bene da poter asserire, alla fine: «credo di avervi dimostrato come, in questo caso, la querelante non sia l’altra metà del cielo, come diceva Mao Tze Tung ma, come diceva Milton, la parte storta dell’uomo».

Al termine del primo processo il PM chiederà 5 anni e 8 mesi per i suoi violentatori e la loro interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La prima sentenza del processo
Motivata in 15 pagine, la sentenza emessa dai giudici Antonio Stipo, Gustavo Barbalinardo e Francesco Minervino, riporta l’attenzione su ciò che realmente importa: il fatto accaduto.
Ritenendo «inverosimili» le versioni addotte dai tre imputati che descrivono una ragazza che «da sola, in piena notte, in zona centrale, affronta spontaneamente tre individui sconosciuti proponendo loro con ovvi e disparati rischi di avere sul posto ed immediatamente un simultaneo rapporto sessuale», i giudici considerano «perfettamente logico oltreché dichiarato e testimoniato, il contrario: che sia stata la ragazza a formare oggetto inizialmente d’apprezzamenti e quindi d’aggressione fisica da parte di un gruppo di giovani forti della loro superiorità nei confronti di un soggetto solo ed inerme».
Si legge ancora nella sentenza che «ai tre imputati va addebitato lo stato di confusione mentale della vittima» e come «non vada sottaciuto l’intento calunnioso» delle pretese versioni dell’accaduto fornite dai violentatori.
Confermate tutte e tre le accuse – atti osceni, stupro di gruppo e procurate lesioni – Sandro Ramoni, Vittorio Putti e Stefano Ghelli vengono condannati alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione.
La sentenza rimbalza sui mass media. Marinella viene più volte intervistata. Apparirà anche nella trasmissione televisiva della RAI Samarcanda.
Intervistata da Emanuela Moroli per Paese Sera, dichiarerà:
«… La violenza della città? La paura di andare sola? Prima di quella notte non ci avevo mai pensato, e adesso mi sembra che non sia successo a me, troppo brutto, troppo atroce… Quando ci vivi tutta la tua vita dentro la violenza, finisce che neanche te ne accorgi più … Però ti senti disperata, io in questi ultimi anni mi sono sentita proprio disperata come qualcosa di doloroso che non mi riuscivo a strappare di dosso … La mia famiglia? No, no, loro sono buoni, sono cari, mio padre è proprio bravo e poi vanno d’accordo. Era tutto quello che c’era fuori che mi spaventava, mi toglieva la speranza. Forse quando le donne della manifestazione dicono: per una società senza violenza – pensano ad un posto dove non sei disperata, dove hai fiducia. … io oggi mi sento diversa.
Sono passate poche ore dalla fine del processo, ma sento che non sarò mai più la stessa. Forse tutte quelle donne che mi hanno fatto coraggio, forse le parole che ha detto la mia avvocatessa durante il processo, così bene, così vere… E mai possibile che un’esperienza così atroce ti può cambiare in meglio?».

Il secondo processo
Il 15 novembre, Sandro Ramoni, Vittorio Putti e Stefano Ghelli compaiono per il processo di secondo grado davanti alla Corte d’Appello di Roma, III sezione penale, composta dai giudici Giuliano Nardelli, Nicola Placentino ed Ennio Malzone. Il  processo ricomincia.

Foto di Valentina Perniciaro _22 Novembre contro la violenza maschile sulle donne_

Il PM chiede che la pena indicata nella sentenza di primo grado venga scontata di un anno e l’avv. Tina Lagostena Bassi sottolinea l’alto valore del precedente giudizio. Giudizio nel quale Marinella per prima cercava giustizia, non vendetta. Di parere contrario si dichiarano gli avvocati dei tre violentatori. 4 anni e 8 mesi per uno stupro di gruppo colto in flagrante sono per loro «una pena eccedente il raffronto con reati di pari gravità» e descrivono i loro difesi come «capri espiatori, sacrificati al vantaggio di cosiddetti valori collettivi».
Dirà l’avv. Militerni che i giudici si sono pronunciati  «ipervalutando acriticamente in senso accusatorio» lo stupro solo «per soddisfare l’ansia di un giudizio immediato reso inevitabile dal martellante clamore dei mass media che sulla vicenda avevano espresso unanime ma poco civile auspicio di condanna esemplare». E preciserà: «La sentenza è scaturita non da un libero convincimento del giudice ma piuttosto da un giudizio redatto all’insegna di un sospetto iniziale e del dogmatismo».
Nel corso di questo secondo processo, le tesi difensive vengono riproposte senza sostanziali mutamenti. Di nuovo si mettono sotto accusa i testimoni e particolarmente il brigadiere Fragassi, accusato dall’avv. Michele Gentiloni Silveri (Ghelli) di «aver teso a forzare la parte lesa e a obbligarla a sporgere querela».
Di nuovo al centro del dibattimento non c’è l’aggressione e l’indagine su chi l’ha compiuta, ma la vittima, Carla Maria Cammarata, alla quale non viene neanche riconosciuto il diritto di difendersi dalle offese che, per difendere i violentatori, gli avvocati le infliggono. Sarà l’avv. Militerni che definirà «suggestioni e puntigliose precisazioni» le obiezioni di Marinella su tutto ciò che poteva mettere in dubbio la sua credibilità.
Rincareranno gli avvocati: «Tutte le donne sono estremiste e bugiarde», e all’obiezione del procuratore Labiate: «Mi sembra un’affermazione maschilista», risponderanno: «No, signor procuratore, è un dato scientifico»
In appello, di fronte a una sentenza che ha riconosciuto la gravità del reato di stupro di gruppo, l’ulteriore impegno degli avvocati difensori è quello di dimostrare con maggiore vigore quanto poco «valga» la vittima e quanto, perciò, la valutazione della gravità del reato su di lei compiuto debba essere ridimensionata, in questo pienamente interpretando lo spirito del Codice Rocco.
Asserirà l’avv. Fassari (Ramoni): «La pena appare sproporzionata all’entità del fatto. Sotto il profilo delle conseguenze, altra cosa è violentare una bambina ed altra aggredire una donna matura; che conosce gli aspetti meno nobili della vita, che può raccontare tutto serenamente al fidanzato; che poche ore dopo si rammarica di avere sporto querela».
Tutti e tre gli avvocati chiederanno dunque la riduzione della pena. Insisteranno sul fatto che l’aggressione “non è stata particolarmente efferata», sulla giovanissima età dei violentatori, sul fatto che costoro «si sarebbero sbagliati» nell’interpretare l’atteggiamento della donna, «chiaro solo all’ultimo». Negherà la «confusione mentale» da shock per imputarla a cause precedenti. Chiederanno inoltre la perizia ematologia che i primi giudici avevano ritenuto irrilevante e ripeteranno che le diversità delle versioni dei violentatori non sono menzogne che la mancanza di tempo e la confessione del Ramoni hanno impedito di far collimare, ma dipendono dal fatto che i «tre erano frastornati e incapaci di dare risposte adeguate». Gentiloni Silveri chiederà l’assoluzione di Ghelli per mancanza di prove.
La corte si ritira.
Nella seconda sentenza i giudici accoglieranno molte delle tesi difensive, valuteranno «fortemente ridimensionato il fatto», perché «il rapporto fu compiuto solo da Ramoni; la violenza esercitata sul soggetto passivo fu minima, il dissenso della parte lesa fu inequivocabile solo nel momento in cui gli imputati passeranno a vie di fatto».

Ora decido IO!

Se prima era stata riconosciuta la gravità del reato anche nella valutazione delle conseguenze (lo shock riportato da Marinella), in questa seconda sentenza si parte dal presupposto che «il trauma psicologico della violenza subita» abbia soltanto aggravato «un precedente stato confusionale» dipendente da «una crisi in atto. Crisi dovuta all’assunzione di alcol da parte di un soggetto che mal lo sopportava essendo dedito anche a sostanze stupefacenti». A questo «stato di crisi»  i tre giudici addebitano i «non ricordo» di Marinella, inficiando così anche la credibilità di una denuncia di cui dicono «è evidente che i particolari descritti nella querela sono espressione del convincimento che la donna si era fatta dell’accaduto sulla base di quello che aveva sentito dire in giro, non già il ricordo dei fatti che ella aveva a memoria». E quel «sentito dire in giro» sarebbe riferito ai tre soccorritori testimoni!
Proseguendo la lettura si arriva alla frase che forse più di ogni altra è stata riportata dai giornali: «In effetti» dicono i giudici, «la violenza fisica esercitata sulla donna fu minima a causa delle scarse risorse di difesa della stessa e consistette nel fatto che il Ghelli e il Putti ebbero a tenerla e a sorreggerla per le braccia per consentire al Ramoni di congiungersi con lei». Confermato lo stupro di gruppo, la valutazione è che è stata violenza, sì, ma, «data la debolezza della vittima», una violenza piccola piccola.
Minimizzato il reato, i tre giudici escludono inoltre che tre giovani violentatori possano essere considerati elementi sociali pericolosi e «non reputando che sussista un’esigenza di tutela della collettività», accolgono anche qui le tesi degli avvocati della difesa che parlavano di «tre bravi ragazzi» che si sono arresi al brigadiere Fragassi «senza opporre resistenza».
La conclusione del processo d’Appello è che Sandro Ramoni, Vittorio Putti e Stefano Ghelli vedono riaffermata la loro responsabilità di aver stuprato in gruppo Maria Carla Cammarata, però vengono assolti dal reato di lesioni (confusione mentale) per insufficienza di prove, hanno revocata l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e la loro pena viene ridotta da 4 anni e 8 mesi ciascuno a 2 anni e 1 mese. Concessa la condizionale, viene loro data la libertà.
Sandro Ramoni, Vittorio Putti e Stefano Ghelli usciranno quella sera stessa dal carcere, il 15 novembre 1988.
La sentenza è accolta dai battimani – un’ovazione – e dalle esclamazioni di giubilo dei parenti e degli amici dei violentatori.

Pochissimi giorni dopo, il 19 novembre di quello stesso anno, Marinella muore.
Nadia Cammarata, sorella di Marinella, racconta: «Io avvertii che dentro di lei qualcosa di profondo si era spezzato […] Sono certa, e me l’ha confermato più di qualche medico, che senza quel colpo la sua energia vitale avrebbe vinto il male che aveva e che in fondo non era molto grave».

Il movimento femminista (continua dalla trasmissione del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche  del 18.12.2007)
Durante il processo e subito dopo le compagne femministe a Roma fecero numerose iniziative, oltre a seguire il processo, organizzarono dei presidi delle manifestazioni…
Proponiamo alcuni stralci dalle mail che ci sono arrivate da alcune compagne a cui abbiamo chiesto di aiutarci a ricostruire questa storia:
> Per alcuni anni facemmo dei sit in una piazza di Centocelle e fummo anche aggredite da amici e amiche e parenti degli stupratori, la madre di uno di loro era la fioraia del quartiere da tutti conosciuta; una compagna ricordo che fu proprio ferita in faccia da un pugno di uno di loro; alla manifestazione a Centocelle invece fummo insultate per buona parte del percorso dalle madri di famiglia che stavano ai balconi.
> Abbiamo fatto anche una iniziativa a Piazza Navona luogo dello stupro. abbiamo fatto un bel video montando immagini nostre e del processo di Marinella (Maria Carla Cammarata – ndr). Ci siamo occupate davvero tanto di quella vicenda, che ha segnato profondamente anche il rapporto con il movimento nel quale alcune di noi gravitavano.
L’episodio centrale scatenante di queste tensioni, che si erano inevitabilmente create quando le compagne hanno fatto rivendicazioni, detto alcune cose, è stato un concerto al Forte Prenestino avvenuto nel 1990, in cui  tra il pubblico furono riconosciuti dalle compagne presenti alcuni amici degli stupratori e un fratello dello stupratore. Questi facevano parte di un gruppo di strada, i “Road kids”.
Ricordiamo la condotta di questi amici e parenti degli stupratori durante il processo, non erano semplicemente venuti ad assistere a un processo, avevano anche insultato le femministe presenti, nonché la stessa Marinella.
Al Forte la Banda Bassotti (gruppo musicale romano molto attivo nel movimento, legato alla Gridalo Forte Records- ndr) stava all’entrata in sottoscrizione. Quando le compagne hanno cacciato gli amici degli stupratori, la Banda Bassotti ha reagito difendendoli e dicendo che non potevano essere cacciati.
Dopo questo episodio, in cui la Banda Bassotti ha espresso chiaramente una posizione di complicità e forte connivenza con gli stupratori, è stata fatta una riunione a cui ha partecipato una parte del movimento. A questa riunione risale la famigerata frase, della Banda Bassotti: “sono proletari che sbagliano”, mettendo quindi come priorità la lotta di classe davanti alla lotta contro la violenza sulle donne e giustificando a tutti gli effetti gli stupratori.
> appostamenti e inseguimenti per le scale della radio (Radio Onda Rossa – ndr) con minacce alle compagne della trasmissione (Il sussurro di Cassandra, trasmissione gestita dalle compagne femministe – ndr) da parte del gruppo delle donne dei Bassotti. Manifestazione con pestaggio a Centocelle (e il naso rotto di una di noi) e poi spaccature, amicizie e sodalizi andate in frantumi, schieramenti e ambiguità, chiacchiere da corridoio a gogò, senza fine, con risvolti personali pesantissimi. E uno stabilirsi di un confine tra chi stava di qua e chi stava di là.

La pietra dello scandalo è un atto di forza delle compagne che decidono di allontanare da uno spazio sociale i conniventi con gli stupratori. Una delle mail riportava questa affermazione che diceva “Un fascista non poteva entrare, qualcuno che sosteneva uno stupratore invece si” . Quindi diventa lampante come la reale spaccatura fosse quella tra chi, da un lato, sosteneva che non ci può essere antifascismo senza antisessimo e che le pratiche di liberazione dal fascismo implicano anche le pratiche di liberazione dagli schemi sessisti e chi, al contrario, sosteneva che la priorità spettasse a istanze, quali l’antifascismo o la lotta di classe, ritenute più alte e scollegate dalla lotta contro la violenza di genere.
> abbiamo ricevuto sputi e insulti in pubblico ad iniziative dove incontravamo i Bassotti e purtroppo le loro compagne. Ma noi ci siamo difese bene. Il boicottaggio del gruppo in un certo senso continua ad avere degli strascichi ancora oggi, nel senso che ogni tanto qualcuna chiede di avere informazioni su questa vicenda.

Anche dal punto di vista simbolico fu importante, per esempio proprio in quegli anni i volantini e il linguaggio che si praticava dentro Radio Onda Rossa cominciò ad esprimersi in modo sessuato, a tener conto della declinazione al femminile; al di là che questo sia più o meno elaborato come concetto, fu un’imposizione, le compagne occuparono degli spazi dal punto di vista simbolico, acquisirono autorevolezza conquistando molti spazi di cui molte di noi arrivate dopo abbiamo beneficiato, certo è che il prezzo di questa ribellione è stato pagato molto caro, e stato un periodo molto difficile.
Nel raccontare la storia di Marinella, le testimonianze di chi l’ha accompagnata dicono che vivendo questa esperienza insieme alle altre donne, per quanto difficile, lei l’ aveva assunta come un dare voce a tutte le donne che avevano subito violenza, che era rinata, aveva ricominciato a dar valore a se stessa, per il valore che poteva avere in rete con le altre donne e che allo stesso modo questa forte spaccatura tra femministe e movimento creò una rete di donne molto più forte, molto più determinata a prendere i suoi spazi.

Aggiornamenti sugli scioperi della fame nei C.I.E.

8 marzo 2010 2 commenti

A Milano, nel Cie di via Corelli, i detenuti e le detenute in sciopero della fame cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi e una è stata portata in ospedale. I reclusi hanno chiesto invano di essere pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo. Tuttavia, nonostante le difficoltà, lo sciopero continua con determinazione, anche grazie alla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti.

A Roma, nel Cie di Ponte Galeria, una ventina di reclusi continua lo sciopero: i gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri sono molto provati, perché oramai sono dieci giorni che non mangiano. A differenza di quanto accade a Milano, a Roma i reclusi sono pesati e monitorati regolarmente, ma la cooperativa Auxilium (subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro da una settimana) non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. La dotazione giornaliera di liquidi per ciascun recluso è di un litro d’acqua, ma lo sciopero non si ferma.

A Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, lo sciopero nell’area gialla prosegue a staffetta e oggi un recluso in sciopero della fame da parecchi giorni si è sentito male. I suoi compagni di gabbia hanno chiamato la Croce Rossa, il 118 e i solidali fuori. Dopo un’ora di pressioni – dall’interno e dall’esterno del centro – il ragazzo è stato portato all’ospedale per accertamenti.

Bologna invece è un caso a parte. Nel Cie di via Mattei lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, e soltanto un recluso continua il suo sciopero della fame solitario, anche per motivi personali. La situazione nel centro è molto difficile, perché sembra che l’uso di tranquillanti in questo Cie sia più diffuso che in altri. Ogni volta che i solidali riescono a contattare i reclusi, questi rispondono del tutto intontiti ed addormentati, a qualunque ora del giorno e della notte.

Infine, ecco alcune testimonianze raccolte dal Comitato Antirazzista di Milano e pubblicate sul sito noinonsiamocomplici.noblogs.org

Dalla sezione Trans del Cie di via Corelli, Milano:

“Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone.  I muri son pieni di muffa, le lenzuola vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiate. Ogni quindici giorni ci danno un bagnoschiuma.  Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo, è molto sporco.  Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi, ai fianchi, al seno, nei glutei. Quando andiamo alla Croce Rossa per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina”.

“Sono qua da una settimana. Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua sei mesi.  Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale, al Policlinico, per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’HIV. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium per dormire e via… poi diventiamo tutte dipendenti”.

“Io ho avuto un incidente  molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al Cie. Mi ero fratturata  la scapola sinistra, il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma: vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a sette minuti di colloquio dopo  5 ore di viaggio… È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro… c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte. Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così”.

Dalla sezione femminile del Cie di via Corelli, Milano:
“Vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io avevo solo il visto come turista, ma mi hanno portato in questura dove son stata tre giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio… beh son ancora qui! Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male. Ci trattano come animali, e questo è solo l’inizio… dovremo fare sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un’espulsione per dieci anni. Chiediamo a tutti che ci ascoltino, che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore. Siamo venuti in cerca di una vita migliore. Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l’unica opzione che abbiamo è lottare”.

macerie @ Marzo 7, 2010

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.691 other followers