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“Stamo messi male, purtroppo l’italiano è così: un popolo de stronzi”
La crisi mondiale vista da un pensionato romano.
Con qualche commento (tanto a modo) sulla capacità dell’italiano medio di alzar la testa e ribellarsi
Saggezza rionale.
(rubato ad un blog che non smetto mai di consigliarvi: Primadellapioggiaù
Intanto per l’ottavo giorno mio figlio non ha diritto all’asilo nido.
Ancora per topi.
Pare che Alemanno abbia deciso di spostare il suo ufficio nel nido del trullo: non si riesce a derattizzare.
Siamo anche sul Messaggero, che gioia eh!
Alemanno, ordinanze anti bivacco e grano ad essiccare…
Quando ho incontrato l’amore ero su un capitello di basalto rovente,
Quando ho capito che quell’innamoramento mi avrebbe accompagnato per sempre ero a mangiare sul cardo polveroso, assaggiavo delle verdure ripiene di carne che la mamma del mio fratellone beduino aveva preparato per me.

Foto di Valentina Perniciaro _l’essiccazione del grano sul basalto di Bosra_
Quel giorno nessun pranzo sui tappeti e i vassoi d’argento e rame, quel giorno nessuna chiacchiera, nessun bicchiere di yoghurt da bere…avevo voglia di parlare col vento, sotto la sua porta nabatea, avevo voglia di far entrare nel mio sangue la vita della città vecchia che ogni giorno attraversavo stupita.
Volevo scoprire ancora i suoi cortili, volevo vedere da dove partivano i fili su cui pendevano le vesti ad asciugare, ero curiosa di capire se anche il chiodo che li teneva al basalto era romano, o nabateo, o omayyade, o abbaside.
Perche’ Bosra ash-Sham, così come buona parte delle antiche città del medioriente è VIVA.
Le sue vecchie case, quelle millenarie, sono vive. La mattina vedono uscire i bimbi con la cartella azzurra sulle spalle, dopo poco sentono i profumi delle melanzane che si arrostiscono sul fuoco vivo:
ogni vicolo, ogni ciottolo del decumano, ogni nicchia è strabordante vita, strabordante storia e presente.
Il grano più buono che io abbia mai mangiato veniva essiccato (verrebbe tuttora essiccato così se non ci fosse l’artiglieria a distrarre la vita quotidiana, lì) sul basalto, proprio come facevano i nabatei quando nel loro viaggio verso Petra si fermavano qui, nella città nera.
Ho cercato rovine in giro per il mondo, forse perchè ci sono nata in mezzo.
Ho cercato, amato e rispettato le rovine del mondo perché fanno parte della mia natura, perché sono nata a Roma e sento il bisogno fisico di abbracciare il marmo, di penetrare le scanalature delle colonne, o degli altari pagani:
ho sempre odiato il mio paese e questo nostro amorfo occidente pulito e asettico per la sua incapacità di trasmettere la potenza di certi luoghi,
per l’aver trasformato in tanti musei a cielo aperto, puliti e immobili come un ospedale, tutti i nostri siti archeologici. Perché camminare per il Foro o il Palatino non dona nemmeno un miliardesimo delle emozioni che trasmette un bello scambio a pallone coi bimbi, nell’agorà romana, davanti alle antiche locande del mercato, ancora praticamente intatte.
Ora andiamo peggiorando.
Non ho diritto ad abbracciare le mie colonne (sia mai, si rovinano eh!), non ho diritto a far arrampicare mio figlio tra le mura del Palatino (sia mai, è devastazione!), non ho diritto di vedere panni stesi tra gli archi romani (sia mai, brutti zingari di merda come vi viene in mente)..
ma ora non posso nemmeno mangiare.
Non possiamo mangiare per le strade della nostra città: e allora Alemanno vallo a spiegare a Tonino, che fa quei supplì che uno tira l’altro,
vallo a spiegare a mio figlio che l’ho cresciuto nella gioia di mangiucchiare libero di regole tra i gradini delle fontane, delle piazze, dei parchi della sua città, che penso sia di tutti.
Ordinanza anti bivacco: se si mangia o si beve per strada è multa dai 25 ai 500 euro.
Se vuoi riposarti un po’ sul decumano, o su un muretto del Palatino: multa, dai 25 ai 500 euro.
Forse se mangi porchetta, prodotto romanissimo e fascistissimo (scherzo eh!) so’ 25 euro,
se mangi un kebab odorante spezie islamiche (scherzo anche qui) so’ 500…non so, non c’è dato sapere.
Quel che si sa è che E’ VIETATO MANGIARE E BERE.
Devi essere decoroso, devi sederti e pagare la consumazione, non devi inquinare con la tua presenza stracciona la città del grande sindaco, braccio teso e tuta da ginnastica, quello che mangiava la pajata co’ Bossi, ve ricordate?
Ma le parolacce le potemo ancora di’? E allora va’ a morì ammazzato, Alemà!
Il cimitero dei feti visto da una bimba mai nata, e dalla sua mamma
Un cimitero per feti ed embrioni.
Ho rabbrividito, piccola mia quando ho letto di questa cosa, inaugurata a pochi km da casa,
a pochi km dal luogo dove ho scelto di salutarti, perchè la tua vita sarebbe stata un’assurdità genetica,
un patchwork di cromosomi un po’ brilli, 
troppo per questo mondo di sobri bacchettoni.
Ora si sono inventati il cimitero con gli angioletti, il cimitero per i bimbi mai nati, un cimitero che si chiama “inno alla vita”…
se lo sono inventato loro, quelli che in ospedale non ti tolgono nemmeno i tamponi pieni di sangue, quelli che ti negano l’ossitocina per far in modo che lo strazio invece di durare un giorno (e una vita intera) ne duri tre (e la stessa intera vita).
Non è che l’hanno voluto delle mamme, delle mamme che come me hanno scelto, scelto, dolorosamente scelto, di non conoscere il propri figlio.
No, piccola minuscola dolcezza, non siamo mica state noi: quelle sventrate in tutto da un aborto terapeutico,
quelle che dilaniandosi hanno scelto di NON mettere al mondo qualcuno che come te, non avrebbe avuto modo di starci.
L’hanno fatto loro … te li ricordi quelli che ci guardavano male?
Quelli che ci hanno insultato, malgrado il dolore e le lacrime: quelli che ci son montati sopra proprio nel momento in cui per la prima volta chiedevamo aiuto senza la forza di far uscire la voce e sapendo di non poterla trovare?
Ma loro ce l’avevano eccome la voce in quei momenti:
ce l’hanno per dirti che sei un’assassina malgrado non c’è cosa al mondo che vorresti più di tenere la tua pancia e continuarla a far crescere, nella pienezza e nella gioia più totale,
ce l’hanno per negarti l’assistenza medica, sperando magari che il tempo passi per poi lasciarti senza scampo…
Non si viene trattati da persone quando si è costretti a percorrere le strade maledette di un aborto terapeutico:
vien trattato da persona il tuo feto però…
e sei hai la sfortuna (dipende da chi c’è in turno) di entrare nella procedura del parto indotto e non dell’aborto terapeutico, la richiesta di seppellirlo e dargli un nome ti vien fatta, obbligatoria.
Quindi secondo loro tu un nome lo dovevi avere, io potevo anche non averlo, visto il trattamento…visto che i tamponi me li son dovuta togliere sola, per non aspettare il miracolo di un turno privo di obiettori.
questo è il meccanismo che ha creato quel cimitero, con gli angeli alla porta…
quello che ci rende tutte assassine.
La cosa che mi consola è che li starai maledicendo anche tu che, senza nome nè giaciglio, hai avuto tutto l’amore possibile,
e sempre lo avrai.
E che oltre a te ci staranno le maledizioni di tutti quei bimbi nati, che un nome l’avevano e che magari son morti in un lungo viaggio in mare per raggiungere le nostre coste…o quelli mai nati, morti nelle pance delle loro mamme affogate:
per chi ha costruito il cimitero dei feti quelli son morti senza importanza.
STUPRO CAFFARELLA: l’indagine crolla, la Questura sbanda
SUI PRESUNTI STUPRATORI DELLA CAFFARELLA
Tratto da Indymedia
Clamoroso colpo di scena nelle indagini sullo stupro della Caffarella. I profili genetici dei due romeni accusati di essere gli autori della rapina del 14 febbraio scorso, sfociata poi in una brutale violenza carnale, non sarebbero sovrapponibili a quelli trovati sul corpo e gli abiti della minorenne vittima dell’aggressione. La notizia resa nota ieri rischia di far crollare il castello accusatorio, un po’ troppo affrettato, messo in piedi dagli uomini della squadra mobile della Capitale diretti da Vittorio Rizzi, tanto più che le analisi sono state condotte nei laboratori della Criminalpol del Tuscolano, dunque fatte in casa.
La procura ha disposto nuovi accertamenti dopo aver appreso i risultati delle prime analisi. La preoccupazione a San Vitale è palpabile. L’ansia è alle stelle e la pressione sui tecnici di laboratorio della scientifica enorme. Se i nuovi esami dovessero confermare quanto già emerso: cioè che il dna di Karol Racz, il bassino descritto con un «naso da pugile» e la pelle scura, arrestato in un campo nomadi di Livorno, non avrebbe «alcuna somiglianza» con il profilo genetico individuato sui tamponi; e se quello dell’altro romeno, il biondino con gli occhi azzurri, Alexandru Isztoika, fermato a Primavalle, continuasse a mantenere soltanto «alcune analogie» con le tracce di liquido seminale ritrovate sulla vittima, saremmo di fronte ad uno sconcertante buco nell’acqua.
Anche perché a moltiplicare dubbi e sospetti sulle modalità e risultati dell’inchiesta sopraggiungono nuovi elementi. Col passar dei giorni, infatti, sono venuti a mancare altri decisivi i riscontri probatori, come la mappatura del traffico telefonico, un’ossessione di Rizzi. I telefonini personali dei due inquisiti, non quelli derubati ai due ragazzi e mai ritrovati, all’ora dello stupro non risultano agganciati ai ripetitori telefonici presenti nella zona della Caffarella. Le tracce rinvenute dicono che quei telefonini si trovavano ognuno in zone di- verse della città. Per chi è convinto della colpevolezza dei due romeni, ovviamente ciò potrebbe spiegarsi con la volontà di precostituirsi un alibi. Ma i due sbandati che vivevano in
una piccolabaraccopoli nella periferia nord di Roma, a ridosso del quartiere del Quartaccio, zona con grossi problemi di disagio e degrado sociale, non sembrano tipo così ingegnosi. E poi bisognerebbe ancora trovare i presunti complici. In ogni caso due coincidenze a discarico sono già troppe per un’inchiesta venduta all’opinione pubblica come un grande successo. «Un lavoro fatto in strada.
Di pura investigazione, d’intuito e senza l’aiuto di supporti tecnici. Un lavoro da veri poliziotti», aveva spiegato raggiante il questore Giuseppe Caruso.
Un intuito forse troppo politicamente in sintonia con i desiderata del sindacoAlemanno e la voglia della città di trovare subito i due mostri. Nell’immediatezza del fatto, il comune avviò subito operazioni di sgombero e controlli in vari insediamenti sul litorale, ad Acilia, Casalotti, Dragona, Ladispoli, Settebagni. Oltre 200 carabinieri furono impiegati in azioni di rastrellamento e identificazione delle comunità Rom.
Decisiva per la cattura dei due romeni era stata la loro rassomiglianza con gli identikit realizzati con la collaborazione della quindicenne aggredita. Arrestato nel pomeriggio del 17 febbraio dagli uomini del commissariato di Primavalle, il ventenne pastore con i capelli biondi era già stato monitorato subito dopo lo stupro del 21 gennaio al Quartaccio. Che su di lui fossero subito caduti i sospetti degli inquirenti lo lascerebbe supporre anche l’apparizione di una sua foto prima dell’arresto su un
free pressdella Capitale. Isztoika confessò la notte successiva ma di fronte al gip, tre giorni dopo, ritrattò ogni cosa asserendo di aver subito in questura pressioni fortissime. Razc ha invece negato tutto e pochi giorni fa quattro persone (dei rom che vivono nel campo di Torrevecchia dove aveva lavorato) si so- no presentate in questura per confermare il suo alibi. Intanto è stato riconosciuto «senza esitazione» dalla donna
violentata in via Andersen. Una identificazione che però potrebbe essere con-
testata a causa dall’inquinamento mediatico dovuto alla diffusione della sua immagine prima della ricognizione con la vittima. Resta, infine, un altro dubbio: inizialmente si era detto che a uno degli autori della violenza mancavano quattro dita. Poi, dopo gli arresti dei due romeni, il monco è scomparso. Troppe imprecisioni per dei mostri annunciati con troppa fretta. «Finalmente non sarò più il nipote di Vincenzo Parisi» (capo della polizia dal 1987 al 1994) aveva detto Vittorio Rizzi nel corso di una trionfale conferenza stampa. Se il dna non dovesse aiutarlo, continuerà ad esserlo ancora per molto tempo.
3 marzo 2009
L’inchiesta sullo stupro alla Caffarella sprofonda. Ieri è stata la giornata della difesa.
I legali dei due romeni accusati della brutale aggressione avvenuta il giorno di san Valentino si sono rivolti al tribunale del riesame per chiedere la revoca dell’arresto. L’istanza verrà esaminata lunedì 9 marzo. Lorenzo La Marca, avvocato di Karl Racz, il romeno arrestato nel campo nomadi di Livorno, ha tenuto una conferenza stampa molto polemica nei confronti degli inquirenti che stanno conducendo l’inchiesta.
«Durante la testimonianza, la ragazza che ha subito lo stupro – ha spiegato il legale – ha individuato una persona diversa dal mio assistito». La Marca è un fiume in piena, e trattiene a fatica la sua indignazione, «se la Procura della Repubblica ha deciso di non indagare quest’altra persona avrà avuto le sue ragioni. Non sono in condizioni di sapere perché non siano state svolte indagini nei confronti delle persone identificate fotograficamente dalle parti offese. Il verbale è chiaro, ci sono nome e cognome e fotografia di un’altra persona». In effetti, sembra che soltanto dopo la chiamata di correo fatta dal connazionale di Racz, il «biondino con gli occhi chiari», la quindicenne abbia cominciato ad indicarlo come l’altro possibile aggressore.
Nella richiesta di scarcerazione il legale ha sottolineato le numerose discordanze presenti nelle circa 400 pagine degli atti depositati in questi giorni. Nell’incartamento mancano ancora le audizioni dei testimoni a discarico, indicati da Racz per confermare il proprio alibi. Nel primo interrogatorio, il romeno aveva indicato il nome di alcuni suoi connazionali con i quali si sarebbe trovato nella parte opposta della città all’ora dell’aggressione. Per quanto riguarda l’esame del Dna che scagiona il suo assistito, il difensore ha sottolineato come l’analisi sia stata molto accurata, utilizzando tamponi, abiti, cicche, fazzoletti, tracce di sangue e impronte digitali trovate sul luogo della violenza e addosso alle vittime. Inoltre l’identikit realizzato sulla base delle indicazioni fornite dalla ragazza, «contiene caratteristiche fisiognomiche diverse da quelle del mio assistito che raggiunge appena il metro e sessanta, è stempiato e non assomiglia assolutamente a un pugile. Mentre lo
stupratore ha altre fattezze, è descritto come una persona alta circa un metro e settantacinque, con capelli scuri e folti e con un viso da pugile». Infine, conclude il penalista, «la coppietta riferisce che gli aggressori comunicavano tra loro in buon italiano, mentre il mio cliente non parla la nostra lingua. Oggi, infatti, ho chiesto al Gip di poter incontrare Racz con un interprete proprio perché non riusciamo a comunicare». Insomma l’inchiesta fa acqua da tutte le parti e colerà a picco se presto non arriveranno novità dai nuovi accertamenti disposti dalla procura, affidati questa volta a un biologo esterno. Bisognerà vigilare perché la difesa non ha i mezzi per designare periti di parte. A mettere ulteriormente in crisi l’impianto accusatorio sono state anche le impronte digitali, non attribuibili agli indagati, rilevate sulle sim card dei telefonini delle vittime e che gli aggressori avevano gettato sul luogo della violenza.
A confortare gli inquirenti resta il riconoscimento molto deciso di Isztoika, fatto dalla quindicenne, e la confessione che questi ha reso in questura durante la notte – a detta della polizia – ricca di dettagli difficili da inventare. Ma il biondino ha ritrattato davanti al Gup sostenendo di aver subito fortissime pressioni e minacce. In questura rispondono che la sua deposizione è videofilmata, tant’è che si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di una denuncia per calunnia. Resta tuttavia da chiarire cosa è accaduto prima che Isztoika comparisse davanti al pm. Pare che sia stato per molte ore in mano ai poliziotti romeni chiamati in rinforzo. Insomma, in questura mettono le mani avanti e fanno sapere che i due romeni erano sprovvisti di cellulari, per questo non vi sarebbero tracce nelle celle della Caffarella. In realtà, Isztoika ne possedeva uno ma non l’aveva con sé perché scarico e senza credito.
Resta la sensazione di un’indagine conclusa con troppa fretta, attraversata da un pregiudizio investigativo che ha viziato tutti i passaggi dell’inchiesta. Per giunta, il capo della mobile, Vittorio Rizzi, non è nuovo a errori del genere. Già in passato aveva costruito inchieste sulla base di riconoscimenti fatti da testi suggestionati, fragili, forzati e privi di riscontri fattuali.
L’ansia di successo e una sorta di sudditanza verso i desiderata della politica, in questo caso la pulsione xenofoba della destra contro romeni e comunità Rom, hanno spinto a scovare quelli che alla fine potrebbero risultare soltanto dei facili, troppo facili, capri espiatori.
Delitti imperfetti è il titolo di un libro scritto da Luciano Garofalo, responsabile del Ris di Parma, da cui è stata tratta l’omonima serie televisiva giunta alla sua quinta edizione. Versione nostrana della serie cult americana Csi. «In realtà, nessun delitto è perfetto, c’è sempre una traccia», dice il protagonista. Forse è venuta l’ora di pensare la stessa cosa anche per chi fa le indagini. Nessuna inchiesta è perfetta
4 marzo 2009
VIOLENZA SULLE DONNE: MA QUALI ROMENI
QUESTE SONO LE NOTIZIE DELLA SOLA GIORNATA DI OGGI.
PER FAR CAPIRE CHE LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA NE’ NAZIONALITA’ E CHE SPESSO I PRIMI STUPRATORI SONO I MARITI, I FIDANZATI, I PADRI… ITALIANISSIMI.
NON CI PRENDESSERO PER IL CULO CON L’ALLARME ROMENI. NON VOGLIAMO LE STRADE PIENE DI SOLDATI, PERCHE’ NON CI TUTELANO DALLA CULTURA MASCHILISTA OMOFOBICA E XENOFOBA CHE CI CIRCONDA.
NON VOGLIAMO LA POLIZIA SUGLI AUTOBUS, LE RONDE, LE CAMPAGNE D’ODIO, IL FASCISMO SQUADRISTA RAZZISTA.
LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA E DI SOLITO LO STUPRATORE HA LE CHIAVI DI CASA!

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione nazionale LIBERE E INDECOROSE, Roma novembre 2008_
Avellino, 27 gen. – (Adnkronos) – Un uomo di 60 anni, professore preso un istituto superiore di Avellino e’ stato arrestato dai carabinieri in quanto ritenuto responsabile di abusi, avvenuti negli ultimi tre anni nei confronti di una studentessa. Secondo quanto si e’ appreso, il docente, abusando della propria posizione, avrebbe costretto la ragazza a subire atti sessuali sia all’interno della scuola, che all’esterno. Per la studentessa il professore nutriva una vera e propria ossessione e la perseguitava anche fuori la scuola.
Torino, 27 gen. -(Adnkronos)- Ha abusato della figlia dodicenne della sua compagna e quando quest’ultima ha sporto denuncia l’ha costretta, facendola minacciare dai suoi familiari, a ritrattare. Con queste accuse gli agenti del commissariato torinese Barriera di Milano hanno arrestato per violenza sessuale un giovane di 27 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, findanzato con la mamma della bambina, avrebbe approfittato della sua permanenza nella casa della vittima, per violentarla durante la notte.
Bari, 27 gen. – (Adnkronos) – E’ stato posto agli arresti domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Triggiano, Michele D’Alba, 30 anni, con precedenti, ritenuto l’autore di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 16 anni di un paese a sud est di Bari. L’episodio risale a una fredda serata d’inverno dello scorso novembre. Verso le 22.40 la giovane stava facendo rientro a casa. Ad un certo punto, si accorse che due persone la stavano seguendo. Decise cosi’ di cambiare strada, ma sfortunatamente per lei ne imbocco’ una senza uscita.
*LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE *
*NON DIPENDE DAL PASSAPORTO LA FANNO GLI UOMINI*
*Invitiamo tutte a partecipare a un presidio *
*contro la violenza maschile sulle donne,*
*giovedì 29 gennaio – dalle ore 16 in poi*
*scalinata del campidoglio, roma*
Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una
seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di
provvedimenti speciali per la “sicurezza” delle donne.
*Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l’attenzione dal fatto che la *violenza contro le donne da sempre la compiono uomini – di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano.*
*La politica e le istituzioni non hanno mai dedicato alcun ‘consiglio straordinario’ al fatto che le donne in Italia **nel 90% dei casi (dati Istat) **subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti*, perché vorrebbe dire ammettere che c’è un intero sistema sociale ed economico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la ‘cultura’ dello stupro.
*LE DONNE INSIEME *
*POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,*
*POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI*
*Presidio dalle ore 16 – scalinata del Campidoglio*
*giovedì 29 gennaio, roma *
L’Assemblea romana di femministe e lesbiche

Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!
Il PUNTO di BENITO ALEMANNO e del POETA BONDI
Il Campidoglio comunica che alle 18.30 a Piazza di Spagna, alla base della scalinata di Trinità dei monti, il sindaco Gianni Alemanno farà il punto della situazione dopo l’ondata maltempo che ha colpito la capitale
QUANDO STUDIAVO QUESTE COSE A SCUOLA, LO SI USAVA CHIAMARE REGIME.
E INVECE SENTITE BONDI:
“I danni al patrimonio artistico vengono dopo l’incolumità e la messa in salvo delle persone. Per questo si è valutato stanotte come extrema ratio di utilizzare microcariche di esplosivo per rimuovere velocemente il barcone incastrato a Ponte Sant’Angelo. Fortunatamente l’emergenza grave non c’è stata”: il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi conferma l’ipotesi valutata con il responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso nelle concitate ore dell’emergenza Tevere.
Aggressione Fascista all’iniziativa per Renato
Questa notte, intorno alle 4,30 7 fascisti hanno aggredito quattro compagni che uscivano dall’iniziativa per Renato Biagetti che si svolgeva a Pirateria, dopo il concerto al parco della Basilica di San Paolo. Uno dei compagni ha preso 3 coltellate su una coscia ed è ricoverato in ospedale.
Brutte carogne!
Erano nei parcheggi ad aspettare di accoltellare i primi che gli capitavano per le mani.
Fascisti bastardi.
Comunicato del L38:
AGGREDITI 4 COMPAGNI, ACCOLTELLATO COMPAGNO DEL L38 SQUAT
Alle 4,30 della notte del 30 Agosto di ritorno dall’iniziativa al parco di San Paolo, che dal pomeriggio aveva visto partecipare migliaia di persone e che ha ricordato la vile aggressione che porto’ alla morte di Renato Biagietti all’uscita della festa reggae sulla spiaggia di Focene, con coltelli e bastoni circa 10 topi di fogna hanno atteso nascosti nel buio che tutti fossero andati via per colpire alle spalle quattro compagni isolati che tornavano alle macchine. Il primo atto dell’aggressione è stata una serie di coltellate alla gamba da dietro senza provocazione e senza dire una parola alla pronta reazione dei compagni gli infami sono scappati. Questo gesto evidentemente vuole rivendicare “politicamente” la matrice infame e fascista e la vile pratica della lama dell’omicidio di Renato. Il nostro affetto e la nostra rabbia ai nostri compagni aggrediti, con Renato nel cuore, NIENTE RESTERA’ IMPUNITO! L38SQUAT
Comunicato di Indymedia Roma:
A margine della iniziativa in ricordo per Renato Biagetti
L’infamità veste di nero, del nero dei fascisti, questo ormai è lapalissiano.
La serata di ieri al Parco Schuster è stata bella, emozionante e partecipata, con centinaia di persone passate a ricordare Renato Biagetti e la sua storia.
La serata poi è proseguita lì vicino a Pirateria, a qualche centinaio di metri sulla via ostiense.
Stanotte verso le 4.30/5 4 compagni che tornavano all’altezza del parco per recuperare l’auto, sono stati aggrediti coltelli alla mano da un gruppetto di una decina di fascisti.
Un ragazzo ha ricevuto 3 coltellate su una coscia e ha dovuto ricorrere ad alcuni punti di sutura. “I giovani leoni” sono successivamente fuggiti, mostrando così tutta la loro squallida infamia.
Ancora coltelli, ancora fascisti, la storia di Renato non ha insegnato niente a nessuno.
Solidarietà ai ragazzi.
Antifascismo attivo.
Squadristi in città con spranghe e coltelli
di Paolo Persichetti Liberazione 31 agosto 2008 [
http://insorgenze.wordpress.com
]
Allarmi siam fascisti… Era negli anni venti lo slogan delle squadracce nere all’attacco delle case del popolo, delle camere del lavoro, delle sedi dei partiti del movimento operaio e della lega delle cooperative, devastate, bruciate, chiuse con la forza. Qualcosa del genere sta tornando in Italia? La domanda ha raggiunto recentemente l’onore delle cronache grazie ad un articolo di Asor Rosa che ha fatto scorrere un po’ d’inchiostro. Il professore però non si riferiva alla violenza squadristica. Il suo ragionamento era più complesso. Si trattava di un drastico giudizio di valore sulla destra politica attuale, da lui ritenuta peggiore del fascismo perché priva del progetto di società che l’ideale “totalitario” fascista conteneva. Secondo Asor Rosa la destra attuale, sommatoria di spinte diverse e contraddittorie, offre uno spettacolo decadente. Nel fascismo c’era una risposta alla terribile crisi che aveva travolto il vecchio mondo liberale. Una modernizzazione autoritaria dell’economia, una nazionalizzazione totalitaria delle masse. Visione tragica, dittatoriale, ma pur sempre visione. Oggi forse presente, ma solo in rapidi squarci, in qualche trovata di Tremonti. Altri hanno preferito ricorrere a formule nuove: c’è chi ha scelto «regime dolce». Il filoso Alain Badiou ha parlato di «petenismo trascendentale» a proposito del sarkozismo. In realtà ciò che è venuto meno è l’antifascismo. L’effetto domino provocato dalla caduta del muro di Berlino ha ridato forza all’anticomunismo e reso evanescente l’antifascismo. A seppellire definitivamente “l’arco costituzionale”, cioè quel complesso di forze politiche che avevano partecipato alla fondazione della repubblica e alla
scrittura del compromesso costituzionale, è stato l’attacco delle procure della repubblica in nome di un giustizialismo populista e di un emergenzialismo penale che ha sdoganato la destra. La vecchia destra neofascista uscita definitivamente dall’angolo, liberata dai complessi del minoritarismo e del reducismo storico e “obbligata” così a divenire destra europea, destra di governo. Altre destre sono apparse dalle pieghe del territorio, dalle valli del Nord. Destre identitarie, rancorose. Va detto che a questo bel risultato ha largamente contribuito il “partito storico dei giudici”, cioè quel Pci-Pds-Ds-Pd che della via penale alla politica e dell’alleanza con le procure aveva fatto l’asse centrale della sua strategia. Ma questa è un’altra storia che andrà prima o poi raccontata. La fine dell’antifascismo ha prodotto l’effetto “zoo liberato”. Si sono aperte le gabbie, o forse scoperte le pattumiere, insomma sono riemersi dalla storia chincaglierie, cimeli, reliquie che sopravvivevano nelle catacombe del paese. Ma poi si è scoperto che tanto catacombe non erano. La costruzione del sistema politico bipolare, l’introduzione del maggioritario ha fatto il resto. Per vincere ogni voto era buono. Berlusconi è stato il più abile e spregiudicato. Ha messo insieme tutto ciò che esisteva a destra e alla sua destra, comprando, finanziando apertamente o sottotraccia. La destra ha persino messo fine ai suoi anni di piombo. Ha messo fuori tutti (meno due o tre) i militanti dei suoi gruppi eversivi; alcuni li ha arruolati, altri eletti. E’ questo contesto politico che ha rilegittimato valori del passato prerepubblicano e preantifascista e ridato alla violenza politica proveniente da destra una nuova legittimazione sociale che si traduce in disattenzione, sottovalutazione se non comprensione e connivenza. Forse altri Novecento sono finiti ma quel Novecento lì c’è ancora e ha superato il giro di boa, tanto che dal 2000 si registrano 2 morti, due giovani di sinistra uccisi da mani fasciste. Chi contesta queste etichette, lo fa in nome di una rappresentazione della politica che non c’è più. Nessuno tra gli aggressori, come tra gli aggrediti, ha più tessere politiche in tasca perché le forme della partecipazione sono cambiate. Alle vecchie sedi si sono sostituiti i centri sociali, le occupazioni non conformi, le curve degli stadi. Sono cambiati i luoghi di aggregazione ed anche la fisionomia della partecipazione. Tutto è più confuso e approssimativo, le idee sono anche più rozze ma le coltellate sono vere, le lame di puro acciaio e il sangue non è pomodoro. Davide Cesare (Dax) e Renato Biagetti sono stati uccisi nel 2003 e nel 2006. Dal 2005 almeno 262 le aggressioni recensite attribuibili alla destra: 88 attacchi a sedi e centri sociali di sinistra; 76 aggressioni razziste e 98 gli atti vandalici. Senza dimenticare Carlo Giuliani e Federico Aldovrandi. Anch’essi da annoverare in questa tragica contabilità. Vittime di un clima di violenza che è tornata pratica diffusa negli apparati di polizia, come i fatti di Genova del 2001 hanno dimostrato al mondo intero.
L’ordine Regna!
Doppia apertura, per due giorni di fila. Ho un sonno arretrato che mi lascia un po’ sconcertata.
Poi non è mica facile parlare due ore ai microfoni e leggere solo di Giorgio Almirante, di dichiarazioni agghiaccianti del nostro attuale sindaco…
Dell’assalitore del Pigneto che ha il Che tatuato e rilascia interviste indescrivibili, dai toni nemmeno fascisti ma insopportabili, gretti, da melma fascista di inizio ventennio. E poi la Sapienza, la direttissima di ieri che tiene un compagno ai domiciliari fino al 2 Luglio
Di parole non ne trovo..e trovarne per due ore mi ha fatto sudare non poco.
Ora mi vado a godere l’ennesimo diliuvio, insieme al mio motorino senza parabrezza
Mi raccomando, come dice Aldo Fabrizi….”agggitala quaa manina quanno saluti!”
PREFETTURA DI GROSSETO
UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO
COMUNICATO
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII




















































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