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NOTAV: quando si attenta alla vita di un compressore
IL COMUNICATO STAMPA del MOVIMENTO NOTAV
Tre giorni continui di attacchi mediatici e politici alla Valle di Susa e al movimento no tav.
Proviamo per punti a raccontare la cruda realtà:
- L’azione di lunedì notte non è stata rivendicata, le uniche notizie che rimbalzano sui giornali arrivano direttamente dalla questura e dall’interno del cantiere.

Quasi ucciso poverino!
- La realtà è che non ci sono stati feriti e l’attacco è avvenuto alle cose e non alle persone. Un compressore annerito è l’unico “ferito”. Un po’ poco per giustificare un “tentato omicidio” a meno che anche il compressore sia considerato un operaio del cantiere.
- Quando il ministro degli interni Alfano, seguito dal solito coro bipartisan, parla “di atto terroristico e “ricerca del morto” o non sa di cosa parla o lo sa benissimo e falsifica deliberatamente i fatti reali, usando lui sì, toni terroristici.
-Noi temiamo che qualche povero cristo ci lascerà davvero le penne immolato sull’altare della “ragion di stato” e non per mano dei NO TAV, ma per cancellare i NO TAV dalla Storia e tutto questo ricorda maledettamente la “strategia della tensione” degli anni ’70 e 80.
- Ribadiamo che il tagliare le reti e il colpire macchinari sono azioni non violente.
- Il giorno dopo l’azione il piccolo presido no tav a ridosso delle reti è stato completamente devastato (da chi? visto che lì o ci sono i no tav o le forze dell’ordine?)… ma nessuno chiaramente ne parla…
- Ci chiediamo dove siano stati i ministri in questione che oggi sputano dure sentenze, quando le forze dell’ordine picchiavano e lanciavano lacrimogeni contro manifestanti inermi.
- Ci chiediamo dove fosse lo Stato quando la polizia compì un tentato omicidio durante lo sgombero della baita Clarea nel febbraio 2012, senza neanche fermare i lavori.
- Denunciamo come pretestuosa e intimidatoria la richiesta del senatore Stefano Espositodi procedere contro il giornalista Fabrizio Salmoni per “Istigazione a delinquere e minacce”, per il suo articolo “C’è lavoratore e lavoratore: per esempio ci sono i crumiri”, ampiamente ripresa dai giornali e TV, mistificando il reale contenuto dell’articolo.
- Il ministro degli interni dovrebbe preoccuparsi delle ditte che lavorano all’interno del cantiere: l’altro ieri è arrivata la Pato Perforazioni di Rovigo: ditta a cui il 13 marzo è stata tolta la certificazione antimafia e guarda caso adesso lavora al cantiere della Maddalena aggiungendosi alle già molte altre ditte che hanno subito condanne in via definitiva per bancarotta fraudolenta, tangenti..ecc ecc.
-Così facendo svendono la nostra terra ai soliti mafiosi impuniti, sono complici della distruzione irreversibile della Val Clarea e in altre porzioni della valle, infischiandosene della vita e del futuro di chi la abita.
- Se pensano di intimorirci con le loro dichiarazioni roboanti si sbagliano. Noi a Chiomonte continueremo ad andarci e inizieremo da venerdì con l’ inizio della tre giorni di campeggio, che è un anticipo della lunga estate di lotta che il movimento no tav sta organizzando
16 maggio 2013
Movimento NOTAV
Alla Comune di Parigi, Vladimir Majakovskij
Pochi vi sono
che ancora ricordano
quei giorni,
quelle battagli, quei nomi,
ma il cuore
operaio
serba
il ricordo di quella rossa giornata.
Il capitale
era ancora giovane,
le ciminiere
erano meno alte;
essi
alzarono la bandiera della lotta
nella
loro Parigi francese.
Balenando
come speranza
nel cuore ai miseri,
consumando
d’angoscia i ricchi,
le parole
del socialismo vivente
per la prima volta
si accesero sulla terra.
Il mondo borghese
tutto intero
appaludì
con le mani grasse
il passaggio
sul nastro della strada
dei suoi gendarmi,
i versagliesi.
Senza frugare
negli articoli della legge,
senza discussioni,
nè buchi nell’acqua,
Galliffet,
loro Kolcak francese,
mise al muro
la Comune.
Tacquero definitivamente le loro voci,
ma si riuscì a soffocarle per sempre?
Per esserne sicure,
le dame
nei loro occhi
ficcavano
punte d’ombrello.
Di buon appetito
il borghese
divorò la Comune,
e le labbra
si forbì con bandiere.
Ci è rimasta solo
la parola d’ordine:
”Vincere!
Vincere,
o morire!”
I versagliesi,
rovesciando su Parigi
sputi di piombo,
se ne andarono
in un tintinnio di speroni,
e la faccia borghese
si fece di nuovo raggiante,
ma durò solo fino al nostro Ottobre.
La classe operaia
ora ha più intelletto
e più uomini.
Non ci abbattono
nè parole,
nè fruste.
Essi
tennero duro
per una manciata di giorni,
noi
terremo duro
per secoli.
Mormorando
col fruscio delle bandiere di seta i loro nomi
sopra il rosso corteo
delle masse,
oggi
per la nona volta
noi portiamo
il nostro lutto
e il nostro orgoglio.”
1927
-Vladimir Valdimirovic Majakovskij-
Leggi anche la Canzone della Commune:QUI

Asturie: la rabbia dei minatori sbarca a Madrid
La rivolta dei minatori asturiani, che da giorni sta bloccando la regione mineraria autonoma nel nord del territorio spagnolo, è sbarcata ieri per le strade di Madrid, andando incontro ad una feroce repressione della Polizia Nazionale, che tra arresti ed uso spietato di pallottole di gomma, non s’è proprio risparmiata.
Ormai al quinto giorno di sciopero, la rabbia dei minatori che lottano contro i tagli previsti dal governo sulle attività d’estrazione di carbone e per il cambiamento industriale delle regioni che vivono d’estrazione, ha assunto quante più forme e pratiche possibili, da quelle dimostrative alle più radicali, come s’è visto negli incredibili blocchi autostradali e nella costruzione di quelle barricate, difese da centinaia di braccia, contro le pallottole di gomma della polizia madrilena.
Otto di loro invece si sono barricate lì sotto, a tremila metri sotto il suolo, minacciando che se non si arriverà all’annullamento del progetto di smantellamento dell’attività mineraria, usciranno da quel buco nella terra solo da morti, con i piedi davanti. E son lì già da dieci giorni.
Guerra senza sconti, perché di alternative non ne hanno, perché stanno difendendo il loro salario, la possibilità di sopravvivere.
E la radicalità del conflitto sale vertiginosamente, al contrario di quel che accade dalle nostre parti.
Pensate che la Camusso ha dato anche la benedizione alla parata militare, allo scempio che domani mattina vedremo marci(a)re per le strade di Roma.
Noi, il paese della concertazione, il paese dove la classe operaia si lascia calpestare felice,
il paese dove, davanti a decine di capannoni sbriciolati sulla testa degli operai durante il terremoto, non ha visto una sigla sindacale chiamare allo sciopero, alle braccia incrociate fino alla completa messa in sicurezza dei posti di lavoro, tutti, ora.
Gli scontri ieri a Madrid sono andati avanti per ore,
il corteo era grande: 8000 tra minatori delle diverse zone della spagna e compagni hanno marciato fino al Ministero dell’Industria, circondato da plotoni di polizia antisommossa.
La lotta prosegue e si intensificherà nei prossimi giorni se il governo non farà un passo indietro.
Loro no, non sembrano volerne fare nemmeno mezzo.
NON UN PASSO INDIETRO.
SOLIDARIETA’ AI MINATORI COMBATTENTI DELLE ASTURIE
«No al cierre de la mineria del carbon. Por el cambio economico e industrial de las comarcas mineras»
A SARA’ DURA!
3 Marzo 2012: ROMA E’ NOTAV! …ed anche Anonymous!!
E’ raro tornare a casa da una piazza, da una mobilitazione, con uno strano piacevole senso di “vittoria” nel sangue…
negli ultimi anni, non pochi, devo dire che questa emozione s’è vissuta sempre attorno alla tav e a quello che ha saputo tirar fuori il popolo della Valle di Susa in più di vent’anni di lotte.
Il movimento NoTav ne ha viste tante e una cosa è certa: è stato il solo, in un ventennio, a garantire la compattezza,
l’autodeterminazione, la rivendicazione di mille pratiche diverse, mirate verso un solo obiettivo: spazzarli via, tutti.
Spazzare via speculatori, spazzare via truppe d’occupazione, spazzare via reti, trincee, cantieri inesistenti, carcere, repressione,
tentativi di spaccare, di dividere tra buoni e cattivi.
Il popolo della Val di Susa non è mai arretrato davanti a tutto ciò e ha sempre rivendicato ogni suo passo,
ogni sua sconfitta, ogni sua cazzata: ed è questo il motivo per cui non lo fermerete tanto facilmente.
Perché siamo in ogni dove e ve lo stiamo dimostrando proprio nel momento in cui, governo tecnico al potere, tentate l’ultimo colpo di mano:
tentate, con deliri mediatici e repressione, di calpestare una terra tradizionalmente ribelle,
un popolo che sta insegnando a tutti noi, di nuovo, come stare in piazza e anche come stare in cella.
Un popolo, un movimento, che dal momento in cui avete alzato il tiro, tra procure e prime pagine dei giornali,
ha saputo invadere le strade del paese, da Giaglione a Palermo,
senza nessuna paura, senza nessun volto coperto, ma con il solo desiderio
una volta tanto
di vincere.
Di stravincere, di spazzarvi via, di cacciarvi da quella terra, di vedervi correre via coda tra le gambe.
E Roma oggi l’ha dimostrato con un corteo di diverse migliaia di persone, che senza pensare a richieste e diviete s’è appropriato della propria città, bloccando per ore le principali arterie nonchè l’ingresso in città dell’autostrada A24 Roma – L’Aquila.
una giornata importante, di autodeterminazione e riappropriazione, di solidarietà attiva verso un popolo in lotta, verso i lavoratori dei treni notte soppressi che da mesi occupano una sede trenitalia di Via Prenestina, verso chiunque difende la propria terra,
a testa altra, con ogni mezzo a suo disposizione.
A SARA’ DURA! CI POTETE GIURARE.
A.C.A.B.
All Cops Are Béééééé

Un mio scatto...tangenziale di oggi, FIUME NOTAV!
4 MARZO: Anonymous torna a colpire i siti istituzionali italiani in solidarietà al movimento NoTAV.
Da circa un’ora sono down il sito interno.it e governo.it
La solidarietà è un’arma potentissima!

Sabato 3 marzo tutt@ in piazza: SIAMO TUTT@ NOTAV! A Roma ore 15 a piazzale Tiburtino
LA VAL SUSA NON E’ SOLA, SIAMO TUTTI/E NO TAV!
Qualche settimana fa si è svolta un’operazione repressiva con decine di arresti e denunce nei confronti di attivisti/e NO TAV in tutta Italia. Da quel momento la solidarietà continua a esprimersi in molteplici forme, dal Nord al Sud del Paese: nessuna/o è sola/o, non ci sono buone/i e cattive/i. Un corteo di 80 mila persone si è riversato nella valle, da Bussoleno a Susa, per dire che il movimento NO TAV non si arresta e non ha paura. Il giorno dopo parte l’allargamento dei cantieri, attraverso l’esproprio militare delle terre valsusine.
La resistenza dei NO TAV è immediata. 
Un compagno, Luca, per impedire l’avanzamento delle ruspe, si arrampica su un traliccio. Inseguito da un carabiniere rocciatore, cade, rischiando la vita: è tuttora ricoverato in ospedale in gravi condizioni. I giornali e i media screditano e minimizzano l’accaduto, insultando il coraggio e la determinazione di Luca. La risposta della Val di Susa è determinata, con blocchi e barricate che vengono immediatamente ricostruite non appena vengono sgomberate. Ancora una volta in tutta Italia la solidarietà si fa sentire con manifestazioni spontanee, presidi, blocchi stradali e ferroviari.
Queste sono solo le ultime pagine di una lotta che va avanti da 23 anni.
Di fronte all’attacco dello Stato nei confronti del movimento No Tav, di fronte alla repressione di ogni forma di conflitto, al di fuori del “consentito”, tanto il 3 luglio in Val di Susa quanto il 15 Ottobre a Roma, è necessario reagire.
La lotta contro il Tav fa paura ai poteri politici, economici e giuridici, perché ne mette in discussione la loro stessa essenza. Si vuole reprimere l’autorganizzazione, il rifiuto della delega, la molteplicità e la radicalità di azioni e pratiche. Si vuole colpire tanto il dissenso e il contrattacco nei confronti dei poteri costituiti, quanto la condivisione di esperienze di vita che generano forme di cospirazione e di complicità sociale.
Anche attraverso Il TAV e la politica delle grandi opere il capitalismo vuole imporre ancora una volta l’idea di un mondo sottomesso alle leggi del profitto e dello sfruttamento affaristico dei beni comuni. La Val di Susa fa paura perché la lotta contro il Tav esprime la possibilità concreta di un cambiamento reale allo stato di cose presenti: determinarne il seguito spetta a tutti e tutte noi!
IL TAV E’ OVUNQUE, LOTTIAMO OVUNQUE CONTRO IL TAV
TUTTI/E LIBERI/E!
Sabato 3 marzo, ore 15:00, corteo NO TAV, partenza da Piazzale Tiburtino
Daje Luca, Sempre no Tav, a sarà düra!
Assemblea No Tav di Roma
NO TAV: SEMPRE PRONTI
Inizia così la Libera Repubblica della Maddalena.
Da questa mattina attorno al presidio Clarea si respira un’aria nuova. Sembra che finalmente uno dei luoghi maggiormente violentati dall’autostrada della Val di Susa abbia ritrovato una sorta di serenità. Questa notte chi voleva invaderlo ha dovuto fare marcia indietro. La determinazione di chi ha deciso di prendere in mano il proprio futuro ha saputo spiazzare gli avversari. E’ iniziata l’avventura, anzi ha preso una svolta. Nei prossimi giorni ma soprattutto nelle prossime notti dovremo essere tanti. Per dimostrare, come questa notte, che siamo tanti e determinati a vincere. Sul posto c’è molto spazio per accamparsi con le tende, c’è l’acqua e una natura lussureggiante. Insomma un posto ideale per passare delle splendide ore in quell’atmosfera conviviale tipica del nostro movimento. L’invito è aperto a tutti, si può raggiungere il presidio sia da Chiomonte che da Giaglione, a piedi, in bici e (fino a un certo punto) anche in macchina. Questa sera (ed anche nei giorni a seguire) ci sarà un’assemblea alle ore 18:30. I segnali sono chiari, dobbiamo resistere una settimana. Una soltanto e saltano i fondi europei.
Breve cronaca dalla notte di lotta.
Ieri sera, dopo attente valutazioni sui “campanelli dall’arme”, è stato deciso di accorrere tutti alla Maddalena. La consueta riunione del lunedì sera al presidio Picapera ha subito espresso questa volontà. In poche ore, nonostante lo scarsissimo anticipo, circa 300 No Tav si sono trovati al presidio per cominciare a barricare tutte le vie d’accesso. Ognuno ha contribuito a suo modo nell’operazione. Il risultato è stato subito evidente a chi voleva invece farci la sorpresa. Per le forze dell’ordine l’unica possibilità rimaneva (e forse rimane?) la complicata apertura del guard-rail nei pressi agli imbocchi delle corsie sotto il piazzale della Maddalena. Il popolo No Tav è rimasto tutta la notte schiarato e pronto a resistere. Tanto è bastato a far desistere la controparte che è restata rintanata nella galleria per oere senza saper bene cosa fare, per poi allontanarsi senza farsi vedere. Questa mattina il questore e il prefetto si riuniscono per decidere la linea da adottare per risolvere il problema e (a detta loro) per lavorare in sicurezza.
Una cosa è sicura: TROVERANNO LUNGO!
NoTav.info
Da INFOAUT invece:
Ore 03:28 Il tentativo delle forze dell’ordine era quello di aprirsi un ingresso nei terreni tagliando un pezzo di guardrail, per accedere direttamente dall’autostrada. Tentativo non riuscito, di fronte alle pressione non contrattabile dei No Tav, che sembra aver convinto i mezzi a fare inversione di marcia. Le forze dell’ordine si sono, in questo momento, sembra, ritirati. Il presidio, le barricate tengono alta la guardia.
Ore 02:10 Si vedono i blindati delle forze dell’ordine. Stanno giungendo da Bardonecchia e ora stanno tentando, via autostrada, di superare la galleria di Chiomonte nella quale, in questo momento, sono bloccati. Quelli che sono avanzati sono stati bersagliati dalla determinazione dei manifestanti con i mezzi a disposizione in loco ed ora frenano i mezzi successivi.
Ore 23:47 In serata è scattato l’allarme: blindati si stanno muovendo in direzione Chiomonte, per poter giungere in località La Maddalena per procedere alla realizzazione della prima cantierizzazione del sito per il Tav. Notizia che ha fatto il giro della Valle, proiettata attraverso siti, sms e social network. Il giorno che si attendeva sembra essere sul punto di presentarsi. Dopo lo straordinario corteo da Rivalta a Rivoli ecco profilarsi la ‘madre di tutte le battaglie’ per il movimento No Tav.
Azione di resistenza che il movimento sta fronteggiando con la tranquillità e la forza consona; dalla Val Susa il Treno ad alta velocità non passerà. Barricate, barricate, barricate: questa la risposta. Blocchi che si stanno costruendo con alcune macchine lungo la Statale, ma soprattutto attraverso masse di tronchi d’alberi che si stanno tagliando e posizionando su ogni strada che conduce al presidio permanente No Tav de La Maddalena, il rettangolo di terra conteso, difeso dal movimento, richiesto dalla lobby del Tav.
Sono stati avvistati una decina di blindati delle forze dell’ordine, nessuno è ancora arrivato all’area di quello che dovrebbe diventare il cantiere, tantomeno si è avvicinato.
Avanzate, i No Tav sono pronti a resistere, ancora.
Gli scontri di Via Triboniano
Posto qui sotto un comunicato del Comitato Antirazzista Milanese dopo i fatti di Via Triboniano e la giornata di scontri e resistenza attiva che hanno portato avanti i rom del campo che le forze dell’ordine volevano sgomberare.
Non si sono fermati davanti a nessuno, hanno pestato tutti quelli che si trovavano davanti e sapete quanti bimbi ci sono dentro i campi rom delle nostre città: una bimba sembrerebbe esser rimasta particolarmente ferita e aver riportato la frattura del braccio.
Balordi.
Ma qui la fila di balordi è lunga, a partire dal Comune di Milano, che nemmeno ha voluto incontrare una delegazione di rappresentanti di associazioni milanesi per i Diritti Umani.
Loro fanno muro, un muro razzista e vergognoso: fortunatamente dall’altra parte questa volta hanno trovato fiamme e barricate, sassi e rabbia
Scriviamo questo comunicato sull’onda degli avvenimenti accaduti in via Triboniano nelle ultime ore per fornire l’esatta descrizione dei fatti dopo che un’autentica ridda di falsità alimentata da mass media e forze politiche ha cominciato a circolare.
Iniziamo col dire che i rom di via Triboniano sono usciti dal campo poco dopo le 16 per raggiungere i mezzi pubblici e andare al presidio di Piazza della Scala di fronte a
Palazzo Marino, sede del consiglio comunale.
Il presidio, deciso nell’assemblea pubblica tenutasi domenica 16 maggio, era stato comunicato alle autorità competenti (Questura di Milano) già lunedì mattina, prima via telefonica, avendone un riscontro positivo, di seguito via fax.
Dopo circa 500 metri di via Barzaghi , che collega il campo rom al piazzale del cimitero maggiore, uno sbarramento di polizia e carabinieri ha fattivamente impedito ai rom
di andare a prendere il tram 14, unico mezzo di comunicazione per raggiungere il centro città.
L’intento di ps e carabinieri, evidentemente istruiti dalle forze politiche che alimentano da tempo la SOLUZIONE FINALE per i rom di Triboniano, era quella di impedire
in tutti i modi di raggiungere il presidio: era soprattutto di impedire di rendere pubblica la proposta politica che questi avevano formulato.
Fuori dai luoghi comuni sui rom parassiti e approfittatori, la richiesta era e resta molto chiara: tramite i fondi europei stanziati per le comunità rom e gestiti dal Comune ( fino ad ora utilizzati solo per funzione di controllo dei rom e per ingrassare la miserabile gestione caritatevole di alcune associazioni cattoliche) si chiede la concessione di aree abbandonate
dentro il territorio del comune di Milano, autorecuperabili a costo zero, e garantendo la continuità scolastica ai bambini.
Una proposta troppo intelligente (e in fin dei conti persino moderata) per i razzisti che stanno nel consiglio comunale di milano e che si annidano anche tra tante associazioni, cattoliche e/o democratiche: tutti pronti ad alimentare la parossistica immagine dei rom disadattati, criminali e stupidi, manovrati da un gruppo di sobillatori di professione, cioè i compagni e le compagne del comitato antirazzista di milano.
Dopo l’opposizione agli sgomberi di giovedì scorso, tutti i mezzi di comunicazione hanno pompato a dismisura questa immagine, creando le condizioni per giustificare la rappresaglia di Polizia e Carabinieri, che oggi ha potuto scatenarsicon una gragnuola di colpi mirati a chi voleva andare a prendere un tram. A tale violenza è stata opposta una resistenza straordinaria: all’attacco razzista e annientatore si è risposto con l’attacco a mani nude, pietre, bombole, barricate; per ben tre volte la polizia ha dovuto arretrare scomposta, e solo dopo aver lanciato decine di lacrimogeni e aver scagliato un blindato contro i rom, è riuscita a sfondare e a farsi largo.
Nel frattempo l’intera zona veniva isolata : i pochi, (troppo pochi) solidali accorsi che hanno avuto la dignità di non voltarsi dall’altra parte mentre veniva consumato l’ennesimo pogrom razzista, sono stati tenuti a più di un chilometro di distanza, mentre arrivavano ambulanze e decine di altri blindati, e già cominciava a girare la versione ufficiale: “una
manifestazione non autorizzata è stata dispersa dai celerini che sono stati proditoriamente attaccati dai rom”.
Credono di fermare la lotta con manganellate e menzogne? Pare proprio di no.
I rom rilanciano. La lotta va avanti:
Domenica ore 15:00 assemblea cittadina
al campo rom di via Tiboniano.
Comitato Antirazzista Milanese – 20 maggio 2010
All’attenzione dell’assessore Mojoli
All’attenzione del sindaco Moratti
Oggetto: piattaforma rivendicativa delle comunità rom di via Triboniano
Lo sgombero dei campi di via Triboniano, preannunciata dalle autorità locali a partire dal 30 giugno è un ultimatum inaccettabile così come le proposte che ci ha fatto la Casa della Carità che gestisce i campi dal 2007 sulla base del Patto per la Legalità e la Solidarietà.
Un Patto razzista che siamo stati costretti a firmare sotto la minaccia dello sgombero che è avvenuto il 17 giugno 2007. Lo sgombero ha infine coinvolto oltre 100 famiglie, costrette a rifugiarsi prima in Bovisa e in Bacula, venendo nuovamente sgomberate (2008 e 2009), con conseguenze devastanti per oltre 400 persone
Le barricate di giovedì 13 maggio sono quindi il frutto di una decisione collettiva che siamo stati costretti a prendere di fronte alla prospettiva di finire anche in mezzo alla strada, senza alcuna soluzione accettabile per le oltre 100 famiglie residenti, con quasi 200 bambini regolarmente inseriti a scuola.
La piattaforma che segue è stata votata dall’assemblea dei quattro campi di via Triboniano:
1) Cessazione degli sfratti delle famiglie residenti sulla base dell’applicazione del Patto per la Legalità che è ormai da considerare nullo
2) Individuazione di soluzioni abitative alternative ai campi, che garantiscano a tutti i nuclei famigliari residenti un’abitazione degna e il rispetto di tutti i diritti umani e politici sanciti dalla legislazione internazionale
3) Salvaguardia della continuità scolastica per tutti i bambini inseriti a scuola
4) Destinazione dei fondi stanziati sulla “questione Triboniano” per garantire eventuali lavori di ristrutturazione delle abitazioni (manodopera a nostro carico) e per istituire corsi di
formazione e di avviamento al lavoro.
5) Riconoscimento del consiglio di via Triboniano come unico organismo deputato a sviluppare trattative con le istituzioni preposte e a gestirne gli esiti.
L’accettazione della piattaforma qui esposta è condizione necessaria e sufficiente affinché tutti i nuclei famigliari abbandonino via Triboniano volontariamente e in maniera pacifica
I rom di via Triboniano
Milano 20 maggio 2010
Uno “spettro” rivoltoso in Europa? E noi?
A Berlino sono proseguito per tutta la notte. Intere ore di scontri, o per meglio dire, di attacchi alla polizia compiuti da un massiccio gruppo di giovani anarchici, appartenenti dei centri sociali, studenti, lavoratori precari e non. E poi il giorno prima Atene, Salonicco, Istanbul, Amburgo, San Pietroburgo…tutta l’Europa ha festeggiato il 1° maggio con barricate e sassaiole, molotov e assalti contro la polizia anti-sommossa.
Diversi arresti tra Istanbul e Berlino (solo nella capitale tedesca sono 300): molti i feriti e questa volta il numero dei poliziotti rimasti colpiti è molto più alto dei manifestanti…sono 273 feriti solo a Berlino
L’EUROPA INIZIA A SVEGLIARSI, a passare notti di fuoco scandite da slogan anti-capitalisti e da passamontagna calati…perchè siamo una generazione che non ha nulla da perdere se non la propria precarietà, perchè dovremmo capire che l’unico futuro possibile è quello alimentato dalla lotta, è quello che costruiremo alzando la testa, non avendo paura di perdere qualcosa, perchè tanto non abbiamo niente. Sperando che l’Italia non rimanga ancora a guardare, intrisa nei suoi giochi di potere e nel suo servilismo, irrorata da una cultura egemonizzata fatta di menti chiuse e ghettizzate,
lobotomizzate e apatiche. RIPRENDIAMOCI I SOGNI E LE STRADE. RIPRENDIAMOCI IL CORAGGIO DI LOTTARE, RITROVIAMO IL CORAGGIO, SOVVERTIAMO I RAPPORTI DI FORZA…
Come Atene e Berlino, come in Francia e altrove: ricominciamo a crederci, ricominciamo a vivere le strade, ricominciamo ad alzare la voce nelle scuole, nei posti di lavoro, nelle università, nelle galere, nelle piazze…
18 marzo 1871, la canzone della Comune di Parigi
C’était le dix-huit mars dix-huit-cent-soixante-onze…
Ils s’étaient tus soudain tous ces monstres de bronze
Que la guerre avait fait serviteurs de la mort !
Ces canons qui, de poudre, étaient tous noirs encor
Trahi ! Livré ! Paris ne voulait plus de honte…
En vain les généraux Clément Thomas, Lecomte,
Commandent à Montmartre et ténébreusement,
L’assassinat du peuple et son désarmement
Mais, grâce à son courage, après tant d’infortune,
Ces lâches sont punis, ce jour de Liberté ;
Bientôt on va pouvoir proclamer la Commune,
A la face de tous, au cri d’Egalité
Soldat ! en ce grand jour tu comprends et t’arrêtes…
Dégoûté de carnage et lassé de conquêtes,
Tu comprends maintenant qu’on ne trompe que toi ;
Qu’il te la faut briser cette exécrable loi
Qui te fait l’assassin, – aveuglement extrême -
Du Peuple, et que c’est toi le Peuple, oui, toi-même
Quand viendra donc le jour où nul ne combattra
L’instant où sur nous tous la lumière luira
Qu’il ne faudra plus, ô Justice, défendre
Que le bonheur humain par le sang acheté,
Tous nos vils oppresseurs seront réduits en cendre
Et que ce monde, enfin, aura l’Egalité.

Scontri a Patrasso tra migranti e polizia
Grecia: scontri a Patrasso tra migranti e polizia
di Valentina Perniciaro,
Internationalia, 4 Marzo 2009
Da due giorni la città di Patrasso, sulla costa adriatica della Grecia, è animata da violenti scontri nella zona tra il porto e il campo profughi a circa due chilometri di distanza. Il porto di Patrasso è scalo obbligato per i migranti, soprattutto per coloro che provano a raggiungere le coste italiane dai paesi dell’Asia (in particolare dall’Afghanistan) e che, nella maggior parte dei casi,
si nascondono nelle celle frigorifere dei camion. Gli scontri sono scoppiati il 2 marzo, quando un ragazzo afgano è stato investito da un tir sul quale tentava di nascondersi.
Secondo diversi testimoni, la manovra è stata volontaria e immediatamente un centinaio di migranti ha reagito aggredendo il conducente del mezzo e la polizia accorsa sul posto. Ai migranti si sono aggiunti gruppi di persone scese in strada per dimostrare la propria solidarietà al ragazzo ferito.
La polizia ha iniziato un fitto lancio di lacrimogeni, mentre come risposta i manifestanti hanno alzato delle barricate. Ai reparti della polizia celere si sono aggiunti squadre di agenti speciali anti-sommossa,i MAT che, secondo le testimonianze riportate dai siti di informazione del movimento antagonista greco, sono state rinforzate da decine di appartenenti a cosiddette ‘milizie’ civili, tra i quali sono stati riconosciuti appartenenti a gruppi di estrema destra. La situazione è tornata alla calma solo dopo diverse ore, quando la maggior parte dei migranti è stata respinta verso i campi profughi alla periferia della città. Una nuova manifestazione è attesa oggi pomeriggio vicino al porto della città, mentre le situazioni del ragazzo investito sono peggiorate.
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Sta nel sogno realizzato,
sta nel mitra lucidato.
Nella gioia e nella rabbia,
nel distruggere la gabbia
Nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro
Nella fabbrica deserta, nella casa senza porta
Sta nell’immaginazione, nella musica sull’erba,
sta nella provocazione, nel lavoro della talpa,
nella storia del futuro , nel presente senza storia,
nei momenti di ubriachezza, negli istanti di memoria.
Sta nel nero della pelle, nella festa collettiva,
sta nel prendersi la merce,
sta nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini,
nell’incendio di Milano,
nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi
Sta nei sogni dei teppisti
e nei giochi dei bambini,
nel conoscersi del corpo,
nell’orgasmo della mente,
nella voglia piu’ totale,
nel discorso trasparente.
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel fondo dei tuoi occhi
Sulla punta delle labbra
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel mitra lucidato
Nella fine dello Stato
C’e’, si c’e’
Ma chi ha detto che non c’e’.Flickr Photos
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