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Posts Tagged ‘morti sul lavoro’

Tenerife: infarto sul lavoro, il “sin papel” viene lasciato morire

13 agosto 2009 Lascia un commento

I fatti risalgono al 25 luglio scorso ma la notizia è uscita solamente due giorni fa sulla carta stampata spagnola, per fare poi rapidamente il giro della rete. Una notizia che viene dall’arcipelago spagnolo delle Canarie, in una località turistica nella zona settentrionale di Tenerife, ma che abbiamo sentito tante volte nel nostro paese e grazie alle nuovi leggi sull’immigrazione e all’introduzione del reato di clandestinità sentiremo con frequenza quotidiana. 000081a_hb_p_005Un malore sul posto di lavoro: Luis Beltràn Larrosa, 56enne uruguaiano “sin papel”, che lavorava in nero in un bar sulla spiaggia dell’isola si sente male durante il suo turno. Il titolare del bar, ex funzionario di polizia, pensa bene di prenderlo di peso, portarlo fuori, spogliarlo della sua tuta di lavoro e abbandonarlo lì, in mezzo alla strada. E’ stato un vicino a chiamare l’ambulanza, arrivata ormai quando il lavoratore irregolare era ormai spirato. Lo stesso che ha poi raccontato di aver visto il titolare del locale svestirlo dei suoi abiti di lavoro e abbandonarlo lì senza chiamare i soccorsi. All’arrivo della Guardia Civil l’uomo ha dichiarato di aver portato Larrosa fuori solo per farlo respirare meglio, e di aver aspettato con lui i soccorsi. Intanto, su denuncia del figlio, la notizia è venuta alla luce, in attesa dell’autopsia dell’ennesimo lavoratore fantasma, morto invisibile.
(Valentina Perniciaro, altronline)

Due operai morti soli e lasciati appesi per due ore…nel bel paese

29 giugno 2009 Lascia un commento

Sono stati due ore appesi sopra la piattaforma mobile sulla quale stavano lavorando. centro2

I corpi erano riversi nel cestello elevatore a 6 metri d’altezza e a dare l’allarme è stato un contadino alla guida di un trattore, che li ha visti.

La dinamica dell’incidente mortale è tremenda.

Dopo la pausa pranzo i due trentenni, entrambi romeni e residenti a Broni (PV), sono saliti nuovamente sul cestello elevatore manovrato da una piattaforma: erano impegnati nella ristrutturazione di un tetto di una cascina. 

La piattaforma deve aver urtato i cavi dell’alta tensione e la violentissima scarica ha ucciso entrambi gli operai, probabilmente sul colpo. L’ora dell’incidente è stata ricostruita proprio in base alla corrente elettrica che proprio alle 13,30 è saltata in tutta la zona: la corrente viene ripristinata immediatamente, senza che scatti alcun allarme, probabilmente perchè il peso dei due corpi e la scarica aveva spostato il cestello dai cavi.

Altri due operai uccisi. 

Possibile lavorare a 6 metri d’altezza, in piena estate, alle 13,30 senza che nessuno sia a terra?

Possibile morire così soli?

 

Poi nel frattempo un operaio di 46 anni è morto nel pomeriggio ad Anagni, in provincia di Frosinone, in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto alla Siderpali, una fabbrica che produce pali di vari materiali. La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio dei carabinieri. Non si sa se l’operaio deceduto, Nazzareno Monti, sia stato colpito da un palo o da altro. Quando sono arrivati gli operatori del 118 l’operaio era già morto. Nazzareno Monti, originario di Anagni, viveva a Valmontone, in provincia di Roma. 

Lavoro assassino e menzogne di stato

24 giugno 2009 Lascia un commento

QUESTE LE AGENZIE DI OGGI.
IL BOLLETTINO DI GUERRA DELLA GIORNATA SCELTA DALL’INAIL PER COMUNICARCI CHE LE MORTI CHE LORO CONTINUANO A CHIAMARE ‘BIANCHE’ ( E CHE INVECE SAPPIAMO ESSERE DEI VERI E PROPRI ASSASSINII ) IN ITALIA SONO SCESE AL LORO MINIMO STORICO DAL DOPOGUERRA.
POTEVANO RISPARMIARCELO

@ Un macchinario è esploso questa mattina nello stabilimento Comital di Spinetta Marengo (Alessandria) che ha una 70ina di dipendenti. Diversi lavoratori sono feriti, due (entrambi maghrebini) molto gravi, uno dei quali è stato trasferito al centro grandi ustionati di Torino.Si chiama Idrissi Aatouf Moulay Merouane ed è  in fin di vita con ustioni di 3° grado sul 90% del corpo e poche speranze di sopravvivere. L’azienda, controllata dal fondo Management e Capitali, con sede centrale a Volpiano (Torino), controlla i marchi Cuki, Domopak e 

@ Un operaio di 34 anni, residente a Pietrasanta, in provincia di Lucca, Emiliano Gasparri, e’ morto oggi nel tardo pomeriggio mentre stava lavorando alla realizzazione di un manufatto edile per un privato, in localita’ Trumpedo di Brugnato (La Spezia). Da una prima ricostruzione l’uomo che e’ il titolare di una ditta edile e’ rimasto folgorato da una scarica elettrica, immediatamente gli altri colleghi di lavoro hanno staccato la corrente elettrica ma per il giovane non c’era piu’ nulla da fare. Gasparri lascia la compagna e un bimbo di 15 mesi.

@ Per un colpo di sonno un tir si è rovesciato sull’autostrada A5 all’altezza di Arnad,  investendo in pieno un gruppo di operai addetto allo sfalcio delle erbacce. Oltre a cinque feriti – quattro operai (due lievi) e l’autista – c’era anche un disperso : i vigili del fuoco l’hanno trovato schiacciato dalla cabina del tir, dopo averlo sollevato. Si tratta di un operaio magrebino di 54 anni. Due feriti sono giunti all’ospedale di Aosta e le loro condizioni  non sono critiche. Anche l’autista del tir è rimasto ferito ma in maniera non grave ed è stato sottoposto ad un intervento.

@ Doppio infortunio sul lavoro questa mattina a Massa Finalese, nel Modenese. Due operai romeni di 32 e 37 anni, impegnati nell’installazione di protezioni alla copertura dell’ex zuccherificio di via Ceresa, sono stati trascinati violentemente a terra da un’altezza di 20 metri, riportando lesioni di media gravità. I due erano all’interno di un cestello sorretto da una gru. Dalle prime ricostruzioni risulta che attorno alle 10.30 il camion su cui era installato il braccio di sostegno della piattaforma si sia ribaltato su un lato, probabilmente a causa del cedimento del terreno su cui poggiava il mezzo. La gru con il cestello all’estremità si è così inclinata fino a urtare il suolo. I due operai, correttamente imbragati e legati, durante la caduta sono rimasti vincolati al cestello, riportando lesioni di media gravità nell’impatto a terra. Sono stati soccorsi dai sanitari del 118 e ricoverati all’ospedale di Baggiovara con l’Elisoccorso di Bologna. Sul posto anche i carabinieri, i vigili del fuoco e la Medicina del Lavoro. L’ex zuccherificio di Massa Finalese è attualmente oggetto di una riconversione per ricavarne una centrale elettrica

Italia, operai Montedison 1969

Italia, operai Montedison 1969

altri 3 morti per cui lottare

27 maggio 2009 Lascia un commento

818

“VEDO LA LORO DIVINA PAZIENZA. 
MA LA LORO DIVINA FURIA, DOV’E’?” _B. Brecht_ 

PIERLUIGI SOLINAS, 27 anni
DANIELE MELIS 52 anni
BRUNO MONTONI 26 anni
TUTTI E 3 DI VILLA SAN PIETRO (POCHI KM DA CAGLIARI) AMMAZZATI DAL LAVORO DENTRO UNA CISTERNA DELLA RAFFINERIA SARAS DI SARROCH, IN SARDEGNA, DI PROPRIETA’ DELLA FAMIGLIA MORATTI. LORO, TUTTI E 3, ERANO DIPENDENTI DI UNA DITTA ESTERNA ALL’IMPIANTO: LA COMES SRL.
ALTRI 3 MORTI UCCISI DALLE ESALAZIONI DI GAS E AZOTO DENTRO UNA CISTERNA, ALTRI 3 MORTI ESTERNALIZZATI, SUBAPPALTATI, 3 MORTI DI LAVORO E DI SOLIDARIETA’… UNO DOPO L’ALTRO, PER CERCARE DI SALVARE I PROPRI COMPAGNI DALLA MORTE CERTA.
E I PADRONI ORA PARLANO DI CORDOGLIO, DI TRAGICA FATALITA’, DI BRUTTO INCIDENTE: TRA QUALCHE MESE CI DIRANNO CHE IN REALTA’ CI SONO DELLE PRECISE RESPONSABILITA': CHE IL VIDEO INIZIATO A FAR CIRCOLARE A GENNAIO PROPRIO SULLE MISURE DI SICUREZZA ALL’INTERNO DI QUELLA RAFFINERIA  DICEVA SEMPLICEMENTE LA VERITA’ E CHE QUELLA VERITA’ ANDAVA ASCOLTATA PRIMA DI QUESTI 3 ASSASSINII.

3 MORTI CHE NON SONO BIANCHE: 3 MORTI CHE SONO OMICIDI. 
OMICIDI COMMESSI DAI PADRONI, DAL PROFITTO, DALLE ESTERNALIZZAZIONI, DALLO STATO, DAL CAPITALE

IL LAVORO NON SI FESTEGGIA SI ABOLISCE

1 maggio 2009 3 commenti

n1326453453_30206209_1241826L’unica cosa che festeggeremo sarà la fine dello sfruttamento,
Sarà la distruzione del capitalismo e del lavoro salariato.
Il lavoro e la sua alienazione vanno aboliti, distrutti.
Solo allora avremo veramente qualcosa da festeggiare: per ora usiamolo come giorno di memoria,
come giorno di lotta per chi di lavoro è morto e muore tutti i giorni.

RIPRENDIAMOCI LA VITA, STRAPPIAMO IL NOSTRO TEMPO DALLE MANI DEL CAPITALE.
LIBERIAMOCI DAL LAVORO, PER UN 1° MAGGIO PERMANENTE e QUOTIDIANO.

NIENTE DA FESTEGGIARE: TROPPO DA ABBATTERE.

netravaillezjamais

La pagheranno mai? @Corteo Nazionale in occasione del G-14@

27 marzo 2009 Lascia un commento

LA CRISI LA PAGHINO BANCHIERI e PADRONI, EVASORI e CORRUTTORI
GIU’ LE MANI DAL DIRITTO ALLO SCIOPERO
GIU’ LE MANI DAI NOSTRI DIRITTI
FERMIAMO LA QUOTIDIANA STRAGE SUL LAVORO

 

A DOMANI.

una giornata di guerra tra tante

29 gennaio 2009 Lascia un commento

12.48: INCIDENTI LAVORO: OPERAIO PRECIPITA DA TETTO A PERUGIA (ANSA) – PERUGIA, 28 GEN – Un operaio è precipitato da un tetto a Ponte Valleceppi ed è stato ricoverato in ospedale con varie ferite. L’ incidente, secondo le prime informazioni, è avvenuto intorno alle dieci in via Barcaccia. Sul tetto di un edificio erano in corso lavori di bonifica dell’ amianto. L’ operaio è caduto dall’ altezza di circa cinque metri. Sul luogo sono intervenuti 118 e pompieri.

15.11: Una parte di montagna è franata a Caltanissetta travolgendo due operai che stavano eseguendo lavori di canalizzazione in via Mario Gori, nel quartiere Redentore. I soccorritori hanno estratto i corpi sepolti dalla terra e dal fango. Il terzo operaio che lavorava con i due compagni si è invece salvato perché si era allontanato poco prima del crollo. Le vittime della frana nel nisseno sono  Santo Notarrigo, 37 anni, titolare della ditta che stava svolgendo i lavori, di Caltanissetta, e Felice Baldi, 19 anni, originario di un centro della provincia. Il corpo di Notarrigo è stato estratto subito dal fango, mentre quello di Baldi è stato individuato dai soccorritori dopo quasi un’ora di scavi. 

17.52:  BERGAMO, 28 GEN – Un ingegnere di 28 anni è rimasto ferito oggi pomeriggio in un incidente sul lavoro all’azienda Tenaris di Dalmine (Bergamo). L’uomo si trovava nei pressi di una gru in movimento, quando una traversa si è staccata dal macchinario ed Š precipitata, colpendo la vittima alle gambe. È successo poco prima delle 16 nel reparto Fas, lo stesso in cui a dicembre morì sul lavoro un operaio di 20 anni. L’ingegnere Š stato soccorso dai colleghi, poi dai sanitari del 118, che lo hanno portato in ospedale, con gli arti inferiori fratturati. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e i tecnici dell’Asl che dovranno ora accertare l’esatta dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsaibilità

Foto di Valentina Perniciaro _Totem contro le morti sul lavoro_

Foto di Valentina Perniciaro _Totem contro le morti sul lavoro_

 

 

18.09: PERUGIA, 28 GEN – È rimasto ferito alle gambe, ma le sue condizioni non sono gravi, l’operaio precipitato dal tetto di uno stabile, a Ponte Valleceppi, dove erano in corso lavori di bonifica dell’ amianto. Si tratta di un marocchino di 27 anni in regola con il permesso di soggiorno. Sull’incidente sono in corso accertamenti dei carabinieri. L’ operaio è caduto dall’ altezza di circa cinque metri. Sul luogo sono intervenuti 118 e vigili del fuoco.

23.10: Un operaio di 34 anni, Salvatore Vittorioso, è morto al Petrolchimico di Gela per l’esplosione di un’apparecchiatura sotto pressione. L’uomo lavorava per la Ecorigen, azienda che opera nel settore della rigenerazione dei catalizzatori e degli olii esausti. L’incidente è avvenuto poco dopo le 21.30, per cause non ancora accertate. La porta di un forno si sarebbe staccata dall’apparecchiatura, investendo l’operaio, che in quel momento si trovava nell’area, raggiunto anche dalle fiamme fuoruscite dalla stessa macchina. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco che operano per conto dell’Eni. Le indagini sono coordinate dal pm di Gela, Monia Di Marco, che ha sequestrato l’intero impianto della Ecorigen, che si trova nell’Isola 13 del Petrolchimico.

il mio Buon Anno…HAPPY NEW FEAR

30 dicembre 2008 9 commenti

 

Foto di Valentina Perniciaro _Happy new fear_

Foto di Valentina Perniciaro _Happy new fear_

Buon anno a chi non ha la libertà di muovere più di 10 passi dentro ad una cella, 
Buon anno a chi non ha niente da perdere e un mondo da voler conquistare,
Buon anno ai migranti, a quelli che non affogano nei mari che son di tutti,
Buon anno ai senza diritti, ai senza futuro, a chi però ha la memoria del proprio passato collettivo
Buon anno a chi rischia tutti i giorni la vita sul posto di lavoro, 
Buon anno a chi non ha visto tornare il proprio figlio o amore da una giornata di lavoro, 
Buon anno a chi non vuole morire per meno di 50 euro al giorno, 
Buon anno a chi ancora crede in qualcosa, 
Buon anno agli amanti della libertà, ai sognatori, ai rivoluzionari, 
Buon anno a chi non ha i soldi per brindare, a chi è solo, a chi vorrebbe esserlo, 
Buon anno a chi non si rassegna, a chi cammina a testa alta, 
Buon anno a quelli che non si pentono, non si dissociano, non vendono il proprio passato, 
Buon anno a chi fa l’amore con chi vuole, come vuole, quando vuole, 
Buon anno a chi decide di far figli non avendo nulla di certo da offrirgli se non l’amore, 
Buon anno a chi occupa una casa perchè vuole una casa, 
Buon anno a chi occupa una scuola perchè vuole un’altra scuola, 
Buon anno a chi incendia una città perchè gli hanno ammazzato un fratello, un compagno, uno di loro
Buon anno a chi non spreca, a chi non contribuisce allo schifo di questo mondo, 
Buon anno a chi non dorme da giorni per quel che accade a Gaza, 
Buon anno a chi non si arrende, non si rassegna, a chi comunque sorride,
Buon anno a chi si rifiuta di arruolarsi per guerre assassine, 
Buon anno a chi non scende a compromessi, a chi non si vende, 
Buon anno a chi odia lo Stato e i suoi servi, le guerre e i suoi mercenari,
Buon anno a chi odia la Chiesa, i padroni, lo sfruttamento, 
Buon anno a chi odia i fascisti, la galera, i tribunali,
Buon anno ai comunisti, agli anarchici, agli omosessuali, alle lesbiche, ai trans, a tutte le donne picchiate e violentate.
 

 

e poi… un buon anno a chi passa di qui da molto lontano, a chi ha superato uno due tre dieci oceani per scappare da se stesso
Buon anno ai vigliacchi, che scappano da quello che hanno costruito senza avere il coraggio nemmeno di distruggerlo,
Buon anno a chi poi spia la vita da lontano, buon anno a chi probabilmente non dorme sonni tranquilli
Buon anno a chi fugge senza che nessuno lo sta inseguendo.
Buon anno a chi ha dimenticato i volti dei propri figli…buona fortuna.
Buon anno ad un bimbo lasciato solo, che ora è uno splendido uomo.

verso lo sciopero: BASTA CREPARE DI LAVORO!

4 dicembre 2008 1 commento

6 DICEMBRE , 1° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE ALLA TYSSEN-KRUPP
B A S T A , CREPARE DI LAVORO !

Il 6 dicembre 2007 un incendio sviluppatosi alle acciaierie Tyssen-Krupp di Torino uccideva 7 operai : 7 vite spezzate ed altrettante famiglie distrutte !

nomortilavoro.org

Dal blog: comitatonomortilavoro.org

Dopo la rabbia, la commozione generale, le tante parole al vento spese dalle massime istituzioni , quei martiri del lavoro sono usciti di scena .
La sporca politica ha ripreso il sopravvento inscenando “ l’emergenza securitaria”, scatenando la caccia al rom e all’immigrato , militarizzando il paese e la sceneggiata dell’esercito nelle strade.
Eppure si continua a morire di lavoro peggio che in Iraq ed Afganistan!
La strage alla Tyssen-Krupp non è stata la prima , purtroppo non sarà l’ultima : i 4 morti al giorno per causa del lavoro e delle malattie professionali , sono lì a testimoniarlo!
Solo l’operato del giudice Guariniello e del GUP di Torino, che hanno fatto rinviare a giudizio l’Ammistratore Delegato della Tyssen per “ omicidio volontario”, nonché aver disposto l’ammissione degli operai e delle loro associazioni come parti civili, ci rende meno amara questa tragedia e ci sprona a non lasciare niente di intentato ovunque !

Nel frattempo, la sporca politica rende sempre più inefficaci i provvedimenti di contrasto e sanzione nei confronti delle aziende , vedi :
 ulteriore limitazione dei poteri di intervento di RLS ed Ispettori del lavoro ( testo unico L.81/08 e Direttiva     Ministero Lavoro/sett.08);
 deregolamentazione mercato del lavoro ( L. 133/08) ;
 detassazione degli straordinari ( L. 126/08) ;
 sterilizzazione dell’azione legale e dei processi, intesa a frenare l’attività sanzionatoria dei giudici del           lavoro e penali ( DDL 1441-quater,in discussione alla Camera).

vauroIl segnale è evidente e tremendo. I padroni sono sollecitati ad utilizzare la crisi per stravolgerla a loro esclusivo favore, attivando : licenziamenti, cassa integrazione, precarietà, ritmi-orari massacranti, meno spese e controlli sulla salute e sicurezza dei lavoratori . 

BASTA CON LA SPORCA POLITICA E LA CRIMINALITA’ DATORIALE .
BASTA CON LE STRAGI DEL LAVORO, CON IL PREVENTIVATO GENOCIDIO.

NON FACCIAMO MORIRE UNA SECONDA VOLTA CHI SI E’ GIA’ IMMOLATO PER IL LAVORO SALARIATO !!
PRENDIAMO IMPEGNO A NON SMETTERE DI LOTTARE FIN QUANDO NON SIA CESSATO LO STILLICIDIO DEI MORTI DEL LAVORO, FIN QUANDO NON SIA STATO CONQUISTATO IL LAVORO STABILE E SICURO .

 

NELLA SETTIMANA CHE PRECEDE LO SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE – in cui cade 
il 1° anniversario della strage alla TyssenKrupp – E NELLE MANIFESTAZIONI CHE 
SI TERRANNO IN TUTTA ITALIA , FACCIAMO SENTIRE OVUNQUE LA VOCE DELLA PROTESTA CONTRO IL LAVORO CHE UCCIDE .

Roma 4 dicembre 
2008 CONFEDERAZIONE COBAS

una vecchia intervista a Franca Salerno

4 dicembre 2008 25 commenti

“Sono stata arrestata ed ero incinta, ma mi hanno picchiata
Franca Salerno, Arrestata il 9 luglio 1975, condannata a quattro anni e mezzo per appartenenza ai Nap, Nuclei armati proletari, evasa insieme a Maria Pia Vianale dal carcere di Pozzuoli e riarrestata il primo luglio 1977 in piazza San Pietro in Vincoli a Roma…“In un conflitto a fuoco dove Antonio Lo Muscio è morto ammazzato”.

Antonio Lo Muscio appena giustiziato

Antonio Lo Muscio appena giustiziato

Ricordo le foto sui giornali, la tua all’ospedale… “Sì, loro ti cercano, ti pedinano e quando ti catturano ti massacrano di botte. Per quei tempi era normale. Gridavano: “Ammazziamole, facciamole fuori”. Se non ci fosse stata la gente a guardare dalle finestre sarebbe stata un’esecuzione. A Pia hanno sparato perché si era mossa. Ricordo i loro occhi, dentro c’era rabbia e eccitazione; erano fuori di sè perché eravamo donne. Averci prese, per loro, era una vittoria anche dal punto di vista maschile“.

Al processo, a quanti anni ti hanno condannata?A 18, per banda armata”.
Sapevi di essere incinta al momento dell’arresto? “Sì, avevo questo bambino in pancia e volevo salvaguardare la sua vita. Antonio era morto, Pia era stata portata via con l’autoambulanza ferita, io ero sul selciato e gridavo: “Sono incinta”, ma da ogni autocivetta uscivano uomini e picchiavano. Sino a quando è arrivato anche per me il momento di andare in ospedale”.

Cosa vuol dire fare un figlio in carcere? “Guarda che io il figlio l’ho fatto fuori, in carcere l’ho partorito.

Franca incinta al processo

Franca incinta al processo

Ma non mi sono sentita mamma da subito, all’inizio mi vergognavo. Quasi che il mio essere gravida fosse un tradimento alla rivoluzione”.

Ed è rimasto con te in carcere? “Sino ai tre anni andava e veniva, perché in carcere i bambini non stanno bene. E poi ho fatto molto carcere da sola, come a Nuoro, dove in sezione c’eravamo solo io e lui. Forse dalle lettere avevano capito che vivevo la maternità in modo confittuale e mi hanno messo alla prova”.

Come si chiama? “Antonio”.

Poi cosa è successo? “Compiuti i tre anni, i bambini in carcere non ci possono più stare. È stato un grosso dolore, ma esistevano i compagni e le compagne. E lui esisteva, esisteva come cosa viva, non solo come perdita. Poi ci sono stati le carceri speciali, i vetri divisori nella sala colloquio che per anni ci hanno impedito di toccarci, e tutte le altre difficoltà che “loro” mettevano in mezzo. Ma a me non fregava niente. Mio figlio esiste, mi dicevo, e anche se va via troverò un modo per costruirci qualcosa assieme, per crescerci assieme”.

Chi lo ha tenuto? “Mia madre, mia sorella, l’altra nonna”.

Lui ti ha mai chiesto perché stavi in carcere? “Si, aveva cinque anni e voleva dare risposte alla sua vita di bambino nato dietro le sbarre. Potevo spiegargli la rivoluzione? E poi non mi piace la retorica gloriosa. Così gli ho detto: la mamma ha rubato. Poi, piano piano, ho cercato di spiegare. Ma il racconto vero dei percorsi che mi avevano portato in carcere c’è stato quando sono uscita e lui aveva 16 anni”.

Antonio

Foto di Valentina Perniciaro _Antonio_

E dopo sedici anni di galera come si riprende a vivere fuori? “Per un anno avevo i piedi fuori e la testa da detenuta. Cercavo emozioni passate, fili, ed ero comunque e sempre sulla difensiva. Poi, un po’ alla volta, ho iniziato a misurarmi con la realtà. Col lavoro necessario, con mio figlio. Era una presenza intensa, ma io da sedici anni non ero abituata alle presenze, ad avere persone attorno, all’interesse di qualcuno su di me. Ero disabituata alla materialità degli affetti, ai corpi da toccare. Ho dovuto imparare a non vivere di continue elaborazioni del cervello, a mettere in comunicazione corpo e mente”.

E il carcere, lo hai dimenticato? “Lo sogno continuamente. E per me sognare non è una seconda vita. Per me il carcere è presente, come sono presenti i compagni e le compagne che sono ancora dentro, a scontare una pena che non ha fine. In nessun modo disposti però a barattare dignità e rispetto di se stessi in cambio di libertà. Abbiamo rincorso l’utopia di un mondo migliore e mai l’interesse personale. Non lo faremo adesso”.

È stato facile trovare lavoro? “È stato necessario. Ma tutt’altro che facile. Mi sono state fatte offerte di lavoro da qualche parlamentare in cambio di un mio intervento sul dibattito della dissociazione. Ho rifiutato e mi sono affidata alla gente del quartiere e ho trovato lavoro in un’impresa di pulizie”.

Dell’esperienza del carcere cosa rimane addosso? “Dei vizi. Dentro la borsetta metto di tutto: spazzolino, penna, fogli bianchi, insomma quello che può servire per i cambiamenti improvvisi. Le cose che una detenuta inserisce nello zaino quando c’è aria di trasferimento e sa che, quando avverrà, non le sarà concesso nemmeno il tempo di prepararsi la borsa. E quando mangio lascio sempre qualcosa nel piatto, per dopo, perché non si sa mai”.

Lascia l’amaro in bocca quest’intervista, più di quanto le parole di Franca non lo lascino già.

Perchè quel bimbo di cui si parla, Antonio, non smette di mancare ad ognuno di noi.
Perchè la storia di quella vita nata tra le sbarre di un carcere di massima sicurezza non doveva finire spezzata sul lavoro, come troppe persone ogni giorno.
Solo oggi tra la lista dei morti spunta un ragazzo di 20 anni, morto accanto al fratello, rimasto gravemente ferito….non se ne può più. QUESTA PAGINA E’ QUINDI CONTRO IL CARCERE, CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI DA 0 A 3 ANNI,
MA

Antonio

Foto di Valentina Perniciaro _Antonio_

ANCHE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO, PER FERMARE LA QUOTIDIANA SEQUELA DI ASSASSINII

Il giorno in cui è morto quel 17 Gennaio del 2006, Antonio Salerno Piccinino stava lavorando e faceva una consegna straordinaria, un favore personale ad uno dei suoi dirigenti, un viaggio fino ad Ostia improvvisato probabilmente per la voglia di dimostrare affidabilità.

Antonio è morto perchè andava troppo veloce a causa dei ritmi inarrestabili e delle pressioni emotive costanti che ci vogliono disponibili, sorridenti e veloci, sempre.
Antonio era un pony express, il contratto di lavoro era scaduto a fine dicembre e formalmente, quando è morto sulla Cristoforo Colombo non gli era ancora stato rinnovato.
Antonio era in nero. Il suo lavoro era quello di corriere addetto ai ritiri presso gli ambulatori veterinari, percorreva sulle strade di Roma 130Km al giorno. 14 ritiri al giorno, 3 euro per ogni ritiro in città, 5 euro per ogni ritiro oltre il Grande Raccordo Anulare e 6 euro per ogni ritiro nella zona mare comprendente Ostia, Torvajanica e Fiumicino.
E’ Indispensabile andare veloce perché l’equazione è semplice: aumentare il numero di ritiri per aumentare la propria busta paga.
E’ così che è morto Antonio. Ma Antonio non era affatto il suo lavoro, anzi. Era un ragazzo pieno di vita e di sogni. Antonio era un ragazzo di ventinove anni consapevole dei meccanismi di sfruttamento che era costretto a subire, era un precario che lottava quotidianemente contro la precarietà del lavoro e della vita.

SCIOPERO GENERALE!

17 ottobre 2008 3 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale del 17 ottobre_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale del 17 ottobre_

Una manifestazione imponente, estremamente piacevole, forse anche inaspettata, malgrado la rabbia condivisa sia tanta. Un corteo nato e terminato sotto un diluvio battente e quasi comico: non abbiamo fatto in tempo ad iniziare ad entrare in Piazza San Giovanni che è spuntato un bel sole, quasi caldo. Sicuramente una mano santa per asciugarci tutti, quella miscela di generazioni sotto stessi slogan e bandiere.
Uno sciopero generale determinato, incazzato, che ha creato un fiume di gente che la piazza se l’è voluta prendere tutta, malgrado il clima, malgrado quella pioggia incredibile.

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero generale, 17 ottobre 2008_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero generale, 17 ottobre 2008_

Io con i numeri non sono molto brava, ma quando arrivi a San Giovanni, stazioni un po’ con tutta la testa, guardi sfilare ancora, poi decidi di tornare al motorino (quasi alla piazza di partenza) e sei “costretto” a rimanere ancora più di un’ora prima di poter vedere sfilare la coda appena uscita dalla piazza di partenza….bhè, vuol dire che si è molti di più di 100.000 e quanti di più nemmeno mi interessa.

Perchè era un corteo nazionale e se ne respirava l’aria…perchè la marea di studenti era enorme e non si vedeva così da un bel po’ di tempo.

E quindi, malgrado il mal di gola creato, che mi porterò dietro per un po’…è stato proprio un bello sciopero.
Un bell’inizio d’autunno. (per dirlo io poi, che torno dalla piazza sempre più delusa e annoiata!) 

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Tank e donzelle allo sciopero generale_

Foto di Valentina Perniciaro _Tank e donzelle allo sciopero generale_

Nessuno o tutti – O tutto o niente

4 ottobre 2008 1 commento

Una selezione di poesie di Bertold Brecht…così, a mia scelta.
Girovagando tra una libreria nuova, ogni giorno più familiare. 

Fuggito sotto il tetto di paglia danese, amici,
seguo la vostra lotta. Di qui vi mando,
come già ogni tanto, i miei versi, incalzati
da sanguinose visioni oltre il Sund e il fogliame.
Fate uso, di quel che ve ne giunga, con prudenza!
Libri ingialliti, consunti rapporti
mi sono scrittoio. Se ci vedremo ancora,
volentieri ancora ritornerò apprendista.

                             Svendborg, 1939

I LAVORATORI GRIDANO PER IL PANE
I COMMERCIANTI GRIDANO PER I MERCATI.
IL DISOCCUPATO HA FATTO LA FAME. ORA
FA LA FAME CHI LAVORA.
LE MANI CHE ERANO FERME TORNANO A MUOVERSI: 
TORNISCONO GRANATE.

Foto di Valentina Perniciaro _Totem de comitato nomortilavoro.org_

Foto di Valentina Perniciaro _Totem del comitato nomortilavoro.org_

Schiavo, chi ti libererà?
Chi sotto a tutti, in fondo a tutto sta.
Compagno, ti vedranno
e udranno le tue grida:
schiavi ti libereranno.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.
                              Non si può salvarsi da sè.
                              O i fucili – o le catene.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.

Affamato, chi ti sfamerà?
Se vuoi pane, te ne darà
chi non ne ha per sé. Vieni con noi,
il cammino ti mostreremo,
affamati ti sfameremo. 
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.
                              Non si può salvarsi da sè.
                              O i fucili – o le catene.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente. 

 

Vinto, chi ti vendicherà?
Tu, se ti hanno colpito,
cammina con chi è ferito.
C’è in noi deboli, compagno,
quel che ti vendicherà.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.
                              Non si può salvarsi da sè.
                              O i fucili – o le catene.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.

Perduto, chi oserà?
Chi la miseria non sa
più sopportare stia
con chi vuole che questo il giorno sia,
non quello che verrà
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente.
                              Non si può salvarsi da sè.
                              O i fucili – o le catene.
                              Nessuno o tutti – o tutto o niente. 

 

Foto di Valentina Perniciaro _ Ammazzati sul lavoro_

Foto di Valentina Perniciaro _ Ammazzati sul lavoro_

E QUESTO E’ TUTTO, E NON E’ GIA’ CHE BASTI,
MA FORSE VI DIRA': ESISTO ANCORA.
SON COME QUELLO CHE CON SE PORTAVA
SEMPRE UN MATTONE PER MOSTRARE AL MONDO
COM’ERA STATA UN GIORNO LA SUA CASA. 

FACCE COME IL CULO!

7 agosto 2008 1 commento

“Soltanto in Italia si contano come morti sul lavoro, al fine di poter dare benefici assicurativi da parte dell’Inail, anche le morti che avvengono per incidenti stradali capitati mentre si va al lavoro o mentre si torna a casa a fine giornata. Morti che evidentemente – sostiene – nulla hanno a che vedere con la sicurezza in fabbrica”.
Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Roberto Castelli continua dicendo:  
“È arrivato il momento di fare un’operazione verità, sui dati .È il momento di smetterla – dice – di criminalizzare gli imprenditori italiani. Se infatti estrapoliamo gli incidenti che avvengono in agricoltura e in edilizia, vedremo che in Italia la sicurezza delle aziende manifatturiere è ai migliori livelli europei”. 

 ALLORA, PER DIO, VAI A LAVORARE IN CANTIERE, IN FERRORIA, VAI A PULIRE CISTERNE.
CHE SCHIFO!

Foto di Valentina Perniciaro. Luglio 2007
Scalo San Lorenzo, Reparto Manutenzione Locomotori.
Ferrovie dello Stato, Roma.

chiedono pure i danni!

30 giugno 2008 1 commento

SPOLETO – Quattro operai morti sul lavoro ed un’azienda che, a distanza di oltre due anni dal drammatico incidente, chiede ai parenti delle vittime, e all’unico superstite, trentacinque milioni di euro, come risarcimento danni. Tanto pretende la Umbria Olii dai familiari di Tullio Mocchini, Giuseppe Coletti, Wladimir Toder e Maurizio Manili. Trentacinque milioni richiesti a fratelli, figli e genitori.
L’atto legale porta la firma dell’amministratore delegato della società, Giorgio Del Papa, indagato dal giorno seguente la tragedia. Le accuse per il manager sono di disastro colposo con l’aggravante “della colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo. Secondo la procura di Spoleto, Del Papa sapeva che c’era gas esplosivo (del tipo esano, molto pericoloso) nei silos saltati in aria. E proprio quel gas, per la procura, è la causa di tutto. Per Del Papa, invece, la colpa dell’incidente è da attribuire agli operai.

I quattro, lavoravano per conto di una piccola ditta, che aveva l’appalto per lavori di manutenzione di questo colosso europeo della raffinazione dei prodotti vegetali. Secondo l’azienda, gli operai che quel giorno stavano lavorando all’installazione di una passerella per collegare due silos, avrebbero dovuto sapere che le fiamme ossidriche non potevano essere utilizzate in quell’intervento. E proprio l’uso di un saldatore sarebbe stata la causa, per la difesa, dello scoppio del silos. I quattro saltarono in aria. Dilaniati e carbonizzati. Una tragedia che nel novembre del 2006 scosse l’opinione pubblica, è poi divenuta un vicenda giudiziaria a colpi di perizie.
Da un lato le 250 pagine dei periti della procura (alcuni dei quali gli stessi intervenuti per la vicenda della Thyssen), dove si sostiene la responsabilità della Umbria Olii e la causa scatenante del gas esano. Dall’altra una perizia richiesta dall’azienda al tribunale civile, e affidata ad un consulente locale che riscontra come causa dell’incidente l’uso del saldatore. In quest’ultima perizia si sostiene che pur in presenza del gas esplosivo, se non ci fosse stato l’innesco della fiamma, lo scoppio non si sarebbe mai prodotto. Un errore, scrive il perito, commesso dagli operai “per fretta e stanchezza”.


“Se la giustizia consente questo, cos’altro può succedere?” commenta sconsolato, Klaudio Demiri, unico superstite, che al momento dello scoppio era fortunatamente a bordo di una gru. Lui, ancora oggi, vive nell’incubo di quelle tremende sequenze di inferno e fuoco.
Intanto, l’11 luglio il giudice penale deciderà se disporre o meno il processo per Del Papa. A gennaio è fissata l’udienza civile per discutere del risarcimento. Il professor Giovanni Cerquetti, docente di diritto penale generale alla facoltà di giurisprudenza di Perugia, e legale di uno dei familiari delle vittime, parla di “azione irrituale e comunque infondata. Un caso singolarissimo, con azioni civili che espongono chi le ha promosse a quella che il codice di procedura civile definisce come “responsabilità aggravata per lite temeraria”.

MERDE SCHIFOSE!
OLTRE AD UCCIDERCI I PADRONI CHIEDONO I DANNI!

Genova, piazzale kennedy

Fionde contro il potere. Genova, Piazzale Kennedy 20 Luglio 2001, Foto di Valentina Perniciaro

Ucciso sul lavoro!

25 giugno 2008 2 commenti

ALTRO MORTO ALLA CENTRALE ENEL DI CIVITAVECCHIA.

Oggi alla centrale Enel di Torre Valdaliga Nord (Civitavecchia), non si lavora.
Si sciopera. Otto ore.
Per un altro morto.
Stavolta è toccato ad un operaio di 24 anni, Ivan Ciffary, slovacco, dipendente della ditta Pichler, addetto al montaggio del nastro trasporto carbone. E’ precipitato da un altezza di 15-20 metri.
Non si sa

perchè.
Pochi mesi fa a Michele Cozzolino cadde un tubo innocenti sulla testa, ammazzandolo.

http://nomortilavoro.noblogs.org

BASTA CON QUESTI OMICIDI QUOTIDIANI.
BASTA CON LA DEFINIZIONE “MORTI BIANCHE”.
IL SANGUE DEL PROLETARIATO NON E’ BIANCO.

Ma quando inizieranno a morire i padroni?
IL LAVORO UCCIDE.LO SFRUTTAMENTO UCCIDE. SOLO LA LOTTA PAGA!

Si muore nel fango

12 giugno 2008 1 commento

 

Si muore nel fango, si muore schiacciati, si muore avvelenati.
Nessuno è mai responsabile, nessuno ha mai pagato per queste morti.
Tutti spendono molte parole di esecrazione e di condanna, si cercano le cause della tragedia; imprenditori, governo e sindacati si dichiarano costernati.
Ma intanto, nei fatti e non colle parole, l’Unione Europea deregolamenta l’orario di lavoro e così, grazie alla nuova normativa si potrà cancellare ogni forma di contrattazione collettiva, sostituita da rapporti di lavoro individuali, come sogna la CONFINDUSTRIA 
Sarà ancora più facile morire nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi o in fondo ad un un pozzo, avvelenati come topi.
Liberalizzare l’orario di lavoro è un crimine, una istigazione a delinquere; cosi come si moriva nell’ottocento così si muore nel duemila: almeno risparmiateci l’ipocrisia delle lacrime per gli ultimi omicidi, come quello degli operai siciliani uccisi dalle esalazioni tossiche dentro una vasca di depurazione.
La domanda è solo una: esistono forze sindacali, sociali, civili e culturali in grado di dare un segno di vita, di battere un colpo, per difendere una conquista di civiltà ? 
I movimenti di base si mobilitano puntualmente e giustamente contro il razzismo e contro il fascismo, per il diritto al lavoro e per il diritto all’abitare, contro le guerre, in difesa della diversità.
Sarebbe ora di mobilitarsi e incazzarsi con la stessa intensità e puntualità anche per la strage giornaliera di lavoratori, per far diventare la tutela della salute e della vita dei lavoratori il problema centrale del conflitto.  

COMITATONOMORTILAVORO
ROMA 12/06/08

Foto di Valentina Perniciaro -Produci Consuma Crepa-

La strage quotidiana

12 giugno 2008 Lascia un commento

 

 

Nella giornata di ieri ci sono stati 9 morti sul lavoro.
Questa mattina un’altra donna s’è aggiunta al lungo elenco.
Il genocidio perpetrato dai padroni non si ferma.

E noi si continua a morire sul posto di lavoro, a rimaner schiacciati, 
asfissiati, incastrati, sommersi,
a volar giù dai ponteggi, a morire nelle stive, nelle cisterne, 
nelle acciaierie, sotto le ruspe.

FERMIAMO QUESTO GENOCIDIO.
E lo si può fermare solo prendendo coscienza, ricominciando a lottare
su tutti i posti di lavoro, ricominciando ad avere potere nelle mani, 
a sovvertire i rapporti di forza.

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