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Pedagogia carceraria…
Sarà colpa della maternità, ma certe cose che sarebbero sfuggite al mio sguardo, ora ci si impigliano.
Ecco come ci abituano a questo bel mondo, ecco come ci chiedono di far le madri.
Da un sito per neo-aspiranti-future mamme ecco una bel consiglio su come educare e far giocare i nostri figli,
per garantirci un futuro di silenzio, controllo, coercizione, gestione dei corpi e delle persone:
Una volta si chiamavano box oppure recinti, ma se volessimo usare una parola più forte ma assai efficace diremmo che sono piccole prigioni. In inglese, tuttavia, suona meno crudo: jail, così le chiamano su Amazon, dove sono veri e propri bestseller. A differenza del box sono più spaziosi, si possono spostare facilmente in qualunque parte della casa e anche in giardino e possono ospitare più bambini insieme, anche quando sono un po’ troppo cresciuti per stare dentro un classico box. Nonostante all’apparenza siano piuttosto brutti, specialmente per l’idea di reclusione che portano con sé, risultano molto comodi per tenere sotto controllo i bambini quando si è all’aperto o per evitare che gattonino qua e là per casa rischiando di farsi male mentre noi siamo impegnate a cucinare o riordinare o lavorare al pc. I bambini mantengono, comunque, una certa libertà d’azione perché lo spazio è abbastanza esteso. Quello in foto si può acquistare online a circa 60 dollari, è smontabile e richiudibile per non occupare spazio inutile quando non si usa e si può rimontare modificando spazi e forma secondo quanti bambini dovrà ospitare. Vi convince?
“la mia non fu un’infanzia da fanciullo”
“La mia non fu un’infanzia da fanciullo; pensai, sentii sempre da uomo. Solo crescendo sono rientrato nella normalità; nascendo, ne ero uscito.”
“Tale fu il piano col quale mi misi in cammino, abbandonando senza rimpianto il mio protettore, il mio precettore, i miei studi, le speranze e l’attesa di una fortuna quasi certa, per iniziare un’autentica esistenza di vagabondo. Addio capitale, addio corte, ambizione, vanità, amore, belle donne e tutte le grandi avventure la cui speranza mi aveva condotto lì, l’anno prima. Parto con la mia fontanella e il mio amico Bacle, la cui borsa quasi asciutta, ma il cuore traboccante di gioia, non sognando altro che godere di quella felicità vagabonda cui avevo di colpo ridotto i miei splendidi progetti. [...]
Nel corso di tutta un’esistenza irregolare e memorabile per le sue vicissitudini, sovente senza tetto e senza pane, sempre ho guardato con occhio eguale opulenza e miseria. All’occorrenza, avrei potuto mendicare o rubare come chiunque altro, ma non spaventarmi d’essere ridotto a tali estremi. Pochi uomini hanno sofferto quanto me, pochi hanno versato tante lacrime in vita loro; ma la povertà o il timore di cadervi non m’hanno mai strappato né un sospiro né una lacrima. La mia anima alla prova della fortuna, non ha conosciuto veri beni o veri mali fuorché quelli che da essa dipendono, e proprio quando nulla di necessario mi è mancato mi son sentito il più infelice dei mortali.”
“Invece di volgere indietro lo sguardo e guardare alla punizione, lo volgevo innanzi e guardavo alla vendetta.”
Un piccolo omaggio a Jean-Jacques Rousseau, che con le sue Confessioni mi sta regalando grandissimi momenti. Un piccolo omaggio a colui che era infinitamente fiero di “aver messo un germoglio in concorrenza con un grande albero, mi pareva il grado supremo della gloria“
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Ma chi ha detto che non c’e’.
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Sulla punta delle labbra
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel mitra lucidato
Nella fine dello Stato
C’e’, si c’e’
Ma chi ha detto che non c’e’.Flickr Photos
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