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Posts Tagged ‘Politecnico’

GIU’ LE MANI: Solidarietà a Indymedia Atene e la stazione radio 98FM!

16 aprile 2013 Lascia un commento

Con un po’ di ritardo, visto che una delle iniziative di cui si parla era fissata per ieri… (a questo link le info a riguardo)
queste le ultime notizie provenienti dalla Grecia “digitale”, anch’essa sotto costante attacco della repressione.Entrambi i testi sono stati tradotti e messi in rete da http://it.contrainfo.espiv.net/

Dal 11 Aprile, Atene IMC e la stazione radio 98FM sono sotto la repressione da parte dello Stato. In particolare, il rettore del Politecnico di Atene, Simos Simopoulos, ha scollegato la loro connettività ad internet, disabilitando così l’accesso ai server ospitati nei locali universitari. Mentre le autorità insistono su questo bavaglio, il progetto auto-organizzato di Atene IMC e la stazione radio 98FM rivendicano il loro diritto politico di trasmettere liberamente attraverso il campus del Politecnico.
In una grande assemblea il Sabato 13/4 ad Atene, ambedue i collettivi hanno informato le persone sui sviluppi più recenti, e si è deciso di chiamare per una settimana di azioni a livello nazionale ed internazionale di solidarietà con Atene IMC e la stazione radio 98FM, dal 15 al 21 Aprile 2013.

Inoltre, ad Atene, un raduno di protesta è stato fissato per Lunedì 15/4 dalle 09:00 presso la piazza centrale della città universitaria di Zografou.
Diffondere questo messaggio a chiunque sia disposto ad agire in difesa delle infrastrutture antagoniste e della libertà di espressione. Questo è un attacco politico e sarà risposto di conseguenza.
Spot di solidarietà da Radiofragmata, radio online qui
Accesso temporaneo a Atene IMC qui

Qui invece il testo che chiama all’assemblea di gestione di Indymedia Athens

La censura nell’era della dittatura dei memorandum e del capitalismo…
Non riuscirà a sopprimere la contro-informazione!

La storia è vecchia… Gli sforzi della censura e della repressione anche…
A partire dalle questioni dei fascisti nel Parlamento, passando per le minacce fino agli rinvii a giudizio dall’ OTE (Compagnia delle Telecomunicazioni Ellenica)… a volte in modo spudoratamente repressivo e a volte di nascosto e in modo sotterraneo con black-out durante il fine settimana e prima delle grandi mobilitazioni… Tutti questi anni dal 2008 fino ad oggi, non sono riusciti E NEMMENO OGGI RIUSCIRANNO a chiudere athens.indymedia.
Questa volta si fanno avanti un “uomo d’affari” e un rettore. Un spietato cacciatore di denaro che con inimmaginabili truffe ha fatto una grande fortuna (Alafouzos) e un tipo casuale e transitorio che consente la svendita della sapienza a vantaggio dei padroni. Un “accademico” che per salvare il suo stipendio e i suoi privilegi non esita ad eludere ogni senso di difesa della libertà di parola, della libera circolazione delle idee, che sono appunto gli elementi che costituiscono l’asilo sociale, il quale lo difenderemo a qualsiasi costo. Questo impiegato spudorato si associa adesso con gli assassini di un intero popolo e diventa pioniere della messa a tacere di qualsiasi richiesta sociale e lavorativa, ignorando ostentatamente il supporto dei collettivi degli studenti verso i mezzi della contro-informazione. Supporto che ha preso anche la forma di risoluzioni specifiche da parte degli studenti… Sia degno, allora, il suo salario.

- Oggi, quindi, più che mai, è evidente la necessità dello Stato di mostrare i suoi denti, di sopprimere tutte le forme di lotta e resistenza (dalla soppressione delle lotte operaie, delle azioni ambientali locali, degli spazi occupati auto-gestiti) e di censurare tutto ciò che non è soggetto al suo appetito o pubblica l’umiliazione sociale che tutti noi viviamo attualmente, con la finalità della schiavitù totale di una intera società.

- Ora più che mai è indispensabile per il potere, per i padroni, per il governo e gli altri portavoce della troika e dei memorandum di far prevalere l’orrore della propaganda del regime-governo espressate dalla televisione, la stampa e le radio del regime.

- Oggi per lo stato è più che necessario mettere a tacere ogni libera espressione, ogni libertà di movimento delle idee radicali e sovversive, sperando di fermare la resistenza di coloro che non accettano in silenzio il destino che li aspetta.

Il loro fine ultimo, ma anche la loro vana speranza, è quello di soffocare e disorientare ogni tentativo di discussione, di visione e di azione verso l’organizzazione ed espressione della società in modo diverso e combattivo.
Non ci riusciranno, però, come non ci sono riusciti in tutti i loro precedenti sforzi disperati.

Athens.indymedia è costituito dai suoi utenti, da tutti coloro che informano e vengono informati sulla guerra sociale di classe condotta nelle società capitalistiche in tutto il mondo. Per quanto possano provare non riusciranno metterlo a tacere.

La censura e la repressione non ci intimidiscono, ma al contrario ci rafforzano.
Come gruppo di gestione di athens.indymedia, facciamo tutto il possibile per mantenere gli sforzi della diffusione e della promozione delle lotte e delle resistenze sociali. Per ora, e fino ad uscire normalmente su internet ci sono modi alternativi per accedere alla contro-informazione tramite il sito http://indymedia.squat.gr/ e anche attraverso la rete Tor all’indirizzo gutneffntqonah7l.onion

Continuiamo i nostri sforzi, e fra poco tempo, athens.indymedia.org funzionerà di nuovo normalmente, continuando a chiedere il diritto di utilizzare la rete pubblica credendo fermamente che tutto ciò che sia pubblico appartiene alla stessa società e non al potere, allo stato o al capitale. Non li lasceremo gioire della repressione. Non li permetteremo di depredare per sempre le risorse pubbliche che ci appartengono! Non rimarremo a guardare restando inattivi, stando in silenzio e non soccomberemo alla repressione e alla censura anche se ciò significa che dovremo andare in “esilio” e trovare terreno fertile in altri luoghi di ospitalità!

La contro-informazione non si imbavaglia, non si censura non si sopprime!
Le lotte sociali di classe non si fermano dagli impiegati svenduti e dai meccanismi della repressione!

Gruppo di Gestione di Athens.Indymedia.org

 

Ad Alexis Grigoropoulous, che non dimenticheremo mai!

6 dicembre 2012 5 commenti

4 anni fa veniva assassinato a freddo un ragazzo di 15 anni,
colpevole probabilmente di stare in una piazzetta “a frequentazione anarchica”.
Ucciso, dal piombo della polizia greca, ucciso a 15 anni.
La città esplose in una lunga battaglia durata tre settimana, che giorno e notte ha visto università, quartieri popolari e periferie battersi contro lo stato con ogni mezzo possibile.

vi lascio un po’ di link di quello che ho vissuto in quelle giornate,
respirando i gas lacrimogeni dei MAT e vivendo le lunghe notti del politecnico.
Con il cuore ancora tra quelle strade, e sugli occhi dolci di un 15enne ammazzato a freddo.

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo

MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!
SE BRUCIANO LE CITTA’ CRESCONO I FIORI!

” We do not Forget, We do not Forgive, We are going on…the ghost of December is always here, Solidarity, Self-Organisation, Direct Democracy, Newspaper Drasi”

 

” The State continues assassinating, destroying everything - We struggle for everything, Authoritarian Movement of Athens (AK)”

 

” A Ghost is looming above the city” Thursday 6/12 March 10:30 on Democracy Avenue, Anarchists by the Schools of Agioi Anargyroi and Kamatero.”

 

” We do nto Forget we do not forgive, Local march in  St Tryfon Square, Terpsithea” (Glyfada: South Athens)

 

 

“We do not forget, We do not forgive, We go forward” March in Agios Dimitris Square,  Antifascists of Arta”

 

“Discussion-Event about December 2008 in Samos”

 

“Did you forget? We do not forget, murderers in uniform killed Alexis” poster from Chios

Una lettera per chiedere solidarietà, dalle carceri greche…

28 maggio 2012 Lascia un commento

Lettera di Andrè Mazurek, detenuto da 3 anni e mezzo a Larissa (Grecia) dopo la rivolta del dicembre 2008.
Condannato a 11 anni.
Dal sito OccupiedLondon

Sono ormai più di tre anni che mi trovo rinchiuso nelle prigioni greche, più precisamente dall’ 11/12/2008 e gli scontri che seguirono all’assassinio di Alexandros Grigoropoulos ad Exarchia, Atene.
Mi chiamo Andrea Mazourek e vivo in Grecia dal 2007, più precisamente da maggio 2007. Io sono polacco e non conoscendo bene la lingua, ho lavorato qui in diversi posti di lavoro precari. Mentre vivevo qui da 1 anno e mezzo ho saputo dell’assassinio di Alexis e insieme agli altri ho manifestato per le strade di Atene tutta la mia rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro _ Le notti in cui i MAT assediavano il Politecnico, dicembre 2008_

L’11 dicembre 2008, all’angolo tra via Solonos e via Sturnari, mentre camminavo con gli altri verso il Politecnico, siamo stati circondati dai maiali del MAT (squadre anti-sommossa della polizia) e poliziotti in borghese che hanno iniziato a picchiarci, ci hanno arrestato e portato nella questura di Atene, dove, dopo essere stato trasformato per un altro paio di volte in un sacco da boxe, ci hanno portato alle celle di detenzione del 7° piano.
La mattina successiva un dipendente dell’ambasciata polacca è venuto ad aiutare i poliziotti nei loro interrogatori.
L’ambasciata polacca ha falsamente riferito ai media che sono venuto in Grecia per partecipare all’insurrezione … Poi, il giorno dopo, mi hanno portato davanti al giudice che  mi ha contestato i reati di tentato omicidio, esplosione, fabbricazione e possesso di esplosivi ; e mi ha messo in custodia cautelare senza nemmeno avere la possibilità di discolparmi, dal momento che il traduttore che mi avevano assegnato era un arabo che conosceva poco sia il greco che il polacco, e non era stato mandato dall’ambasciata.
Gli stati cooperano perfettamente di fronte al “nemico interno” … Il giudice ha richiesto di mandarmi in un ospedale dopo la conclusione del procedimento ma questo non è successo. Dopo il mio arrivo nella prigione di Korydallos, le guardie carcerarie si sono scagliate su di me gridando che avevo bruciato le loro auto e mi hanno messo in un reparto dove nessuno parlava polacco, e invece di mandarmi in ospedale mi hanno dato un analgesico. Una settimana dopo, mi annunciano che c’è un altro mandato di arresto per me in Polonia …
Di settimana in settimana il tempo passa e le ferite sono guarite, ma la rabbia cha continuato a vivere dentro di me per tutti questi 3 anni e mezzo in cui  sono tenuto prigioniero nelle celle  della prigione democratica. L’11 giugno la Corte d’Appello mi ha condannato a 11 anni di prigione ed è per questo che vi chiedo solidarietà, se e in qualsiasi modo lo riterrete adeguato …
Dichiaro inoltre che non ho dimenticato nessuno di quelli che mi hanno picchiato, mi hanno messo in carcere e continuano a privarmi della mia libertà, mentre l’ assassino Saraliotis [uno dei poliziotti che ha sparato ad Alexis] è stato rilasciato dopo un anno e ora va in giro libero.
Ci ritroveremo nelle strade, ancora una volta, con tutti coloro che non hanno dimenticato, che hanno rotto e bruciato le vetrine che coprono l’ ipocrisia di questo vecchio mondo, che hanno combattuto e continuano a combattere. Possono impedirmi di essere lì con voi, ma voi potete continuare per tutti coloro che sono nelle carceri e non sulle strade, e proseguire per Alexandros Grigoropoulos.

La solidarietà è l’arma del popolo,
GUERRA CONTRO LA GUERRA DEI PADRONI
Andre Mazurek, detenuto nel carcere di Larissa

Altro sulla Grecia QUI, dalla rivolta per Alexis in poi…

Un comunicato da Syntagma sul “partito comunista”

23 ottobre 2011 1 commento

Dopo Varkiza [1], il Politecnico [2], la Scuola di Chimica (1979) [3] il dicembre 2008 [4] e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari. E se fino ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali.
Questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del governo. Invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia, spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione. La cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale.
Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto “Partito Comunista” non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere parlamentare. Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio. Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento. Potremmo avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del “Partito Comunista”, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE. Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi. Dobbiamo tutti tenere presente che il “Partito Comunista” agirà come una quinta colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990 [5].

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha sostenuto gli atti del “Partito Comunista”, sia indirettamente che con il loro silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile. Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di quello che verrà. Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che cancellano il suo futuro – e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse. Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di reagire immediatamente e di persona. Qualsiasi voto, anche per i partiti extraparlamentari di “estrema sinistra” alle elezioni nazionali e locali non è altro che olio negli ingranaggi [della macchina] e una legittimazione della “correttezza” della dittatura parlamentare.

Dal 25 maggio, quando ci siamo radunati in piazza, abbiamo rivelato che la democrazia diretta è la capacità di ciascuno di noi di partecipare, di consultarci l’un l’altro, di modellare le idee insieme in modo autonomo, lontano dalle etichette ideologiche o parlamentari. Resteremo qui, contro il loro parlamentarismo e la loro burocrazia fallimentari.

Stiamo prendendo NOSTRA VITA nelle nostre mani

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA

Assemblea popolare di piazza Syntagma, 21/10/2011

1. Riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio della sua legalità nel nuovo regime
2. Riferimento alla posizione originale del Partito comunista contro la rivolta del Politecnico del 1973, che determinò l’inizio del crollo della giunta fascista. Allora definì gli studenti, molti dei quali furono uccisi, “provocatori della polizia”
3. Riferimento agli incidenti del 1979 presso la Scuola Chimica di Atene, dove i membri del Partito comunista hanno spezzato l’occupazione della scuola, collaborando direttamente con la polizia
4. Un riferimento, ovviamente, alla più recente condanna della rivolta del dicembre 2008
5. Riferimento all’accordo del Partito comunista due principali partiti parlamentari, ND e PASOK, nel 1990

Arresti, pestaggi, sevizie e torture: Grecia 2011

22 luglio 2011 1 commento

Alle barbarie rispondiamo con la solidarietà

Alba di sabato 9/7, Eksarxeia. Ancora un caso “isolato” di violenza poliziesca: X.K, 22 anni, uscendo da un concerto per la raccolta fondi
a favore degli arrestati durante i scioperi del 28-29 giugno al politecnico di Atene, ha subito un barbaro attacco dai “guardiani della  democrazia” in divisa. Fratture al cranio, alle braccia, alla spalla, alle gambe e danni ai reni sono i risultati delle pratiche dei servitori
del “ministero della protezione del cittadino”.
X.K non solo non ha avuto le cure mediche immediate di cui aveva bisogno ma e’ stato trattenuto a GADA (la centrale della polizia ad Atene) dove ha avuto “un speciale trattamento”, i torturatori versavano dell’acool etilico sul suo corpo. Affronta delle accuse pesanti per reati che comportano anche l’arresto immediato.
Denunciamo gli organi del mantenimento dell’ordine i quali, in maniera sistematica, usano la violenza e fabbricano delle accuse senza  fondamento. Denunciamo il comportamento del pubblico ministero che non ha rilevato nessuna violazione del diritto della legalità borghese anche nel caso di una persona insanguinata e barbaramente picchiata.
Denunciamo il governo che si sta servendo di pratiche totalitarie. Nella Grecia dei memorandum 1 e 2 la sola risposta dello stato alla rabbia
sociale e alla solidarietà sociale è la barbarie. Esigiamo dal potere giudiziario di svolgere il suo ruolo da potere indipendente e a valutare le responsabilità oggettive.
Ritiro immediato delle accuse a carico di X.K.
Solidarietà agli arrestati dei due giorni di sciopero.

Assemblea popolare Xolargos-Papagou (quartieri periferici di Atene, n.d.t.)

Lettera del ragazzo di 22 anni, che è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato arrestato con violenza da una squadra di polizia, mentre lasciava il concerto auto-organizzato dalla stazione radio libera 98 FM al Politecnico di Atene Venerdì, 8 luglio (dopo mezzanotte).

Il 14 luglio un giudice istruttore ha visitato l’ospedale di Erithros Stavros [Croce Rossa], dove C.K. è stato ricoverato, dopo esser stato ferocemente picchiato dai poliziotti il Venerdì, appena fuori dal Politecnico. Il giudice istruttore ha dichiarato che C.K. è “pericoloso per la sicurezza pubblica” e ha emesso la decisione per la sua carcerazione cautelare. Quando ha visto le gravi ferite di C.K., ha avuto l’audacia di dire che “i poliziotti non fanno queste cose” e non si è preoccupata di prendere ulteriori informazioni per quanto riguarda l’incidente.
C.K. è accusato di reato a causa della testimonianza di un poliziotto contro di lui. Noi chiediamo a tutti coloro che erano presenti durante il momento dell’arresto e il pestaggio, un’aiuto per testimoniare in questo caso.

“All’alba di Sabato, 9 luglio, mentre stavo lasciando il concerto al Politecnico (Atene) all’altezza di via Bouboulinas, sono stato improvvisamente attaccato da una squadra di polizia anti-sommossa (MAT), che si trovava in un vicolo vicino. Una decina di uomini dell’unità di polizia anti-sommossa mi ha attaccato picchiandomi violentemente con i manganelli d’ordinanza, ma anche con pugni e calci. Mi picchiavano per lo più sulla testa e sulle costole con grande furia, molti di loro usando i manganelli dal lato di metallo e allo stesso tempo usavano frasi ingiuriose irripetibili.
Dopo pochi minuti, mentre ero sanguinante e in stato di semi-incoscienza mi hanno trascinato sul loro piu’ vicino furgone dove mi hanno lavato con acqua, etilene, alcol e qualsiasi tipo di liquido gli capitasse di avere intorno. Intorno alle 03.45 dopo mezzanotte, sono stato trasferito al quartier generale della polizia. Anche se la mia situazione era davvero brutta, nessuno mi prestava attenzione. Chiedevo un medico, dicendo loro che avevo dolori ma mi hanno risposto che prima dovevano portare a termine le procedure. Mi hanno lasciato sanguinante in un corridoio con indifferenza, nella situazione sanitaria in cui mi trovavo, anche quando ho perso i sensi.
La mattina dopo mi hanno annunciato che ero stato arrestato con l’accusa che… avevo lanciato una Molotov contro la squadra di polizia.
Anche se ho avuto un trauma profondo e una ferita profonda alcuni centimetri al centro del cranio e emorragie in diverse parti del corpo, mi è stato rifiutato il trasferimento in un ospedale adducendo che prima sarei dovuto comparire davanti al procuratore. Dopo mi hanno trasferito al tribunale dove sono stato formalmente accusato di due crimini e due infrazioni (attentato, possesso di esplosivi, disturbo della quiete pubblica e insulti). Poi sono stato trasferito in ospedale.
Dal mio incontro con le forze di ‘sicurezza’, a parte le accuse e il rischio immediato di essere incarcerato temporaneamente, ho ricevuto in ‘dono gratuito’ una serie di lesioni fisiche. Più in particolare, ho subito una frattura al centro del cranio, un profondo taglio in testa che ha avuto bisogno di 9 punti di sutura, un dente rotto, tagli sulla pelle del viso e delle orecchie, la fratturea del gomito e della spalla, una profonda ferita alla gamba che ha avuto bisogno di 10 punti, lussazione del ginocchio, ferite multiple provocate dai forti colpi dei manganelli alle costole e alla schiena, che mi hanno causato un’insufficienza renale.
Sono ricoverati in ospedale sorvegliato da poliziotti che cercano di rendere il mio ricovero ancora più difficile. Sono arrivati al punto di vietare di spegnere l’illuminazione della stanza, richiedendo me e gli altri pazienti di dormire con la luce accesa.
Lo scandalo più grande è che nel documento legale che è stato creato, a parte le false accuse contro di me, non si fà un minimo accenno agli abusi che ho subito. C’è solo la dichiarazione di un poliziotto (nessuno del resto della squadra di polizia vuol mettersi nei guai testimoniando o perché non hanno notato nulla o perchè hanno paura di assumersi la propria responsabilità). L’unica cosa che questo poliziotto ha notato sono stato io mentre lanciavo una molotov e poi che venivo arrestato (tutto secondo la legalità).
Non so ancora se ci sono danni permanenti per la mia salute. Ciò che so per certo, è che volevano uccidermi.
Ecco alcune foto, del risultato del mio incontro con la polizia, chiedo a tutti coloro che hanno assistito all’attacco contro di me o ha qualche materiale fotografico di contattarmi al seguente indirizzo e-mail: solidarity_xk@yahoo.gr.

X.K.”

La nottata ateniese, un po’ di aggiornamenti

7 dicembre 2010 2 commenti


Il mio post di ieri su Atene si ferma intorno alle ore 18, con gli sconti tra Syntagma (piazza del parlamento greco) e la facoltà di Legge, non molto distante.
La serata nonchè nottata è stata però, come immaginavo già ieri, estremamente lunga e combattuta: scontri e arresti si sono susseguiti per ore ed ore, i video e le immagini che circolano parlano chiaro (c’è anche una foto inquietante che vi faccio vedere e di cui non trovo notizie).

?

Dalle 19 in poi tutta la zona di Syntagma era circondata e ricoperta da una fitta fitta fittissima coltre di gas urticanti e lacrimogeni, molti elicotteri sorvolavano la zona a bassissima quota mentre le molotov lanciate tentavano di aprire varchi tra i cordoni.
Arresti e cariche sono avvenute anche all’interno della fermata della metropolitana della piazza del Parlamento, dove in molti avevano cercato riparo dall’aria irrespirabile e dalle violente cariche.
L’appuntamento più atteso era quello serale, quello carico di una tensione dolorosa che avvolge il cuore dei giovani e non combattenti ateniesi: la piazzetta dove è stato ammazzato Alexis è ormai un luogo simbolo di una protesta e di un odio che non vuole lasciare più quelle strade.
In migliaia hanno affollato i vicolo di Exarchia intorno alla piazza, mentre le granate assordanti e il lancio di gas lacrimogeni si infittiva a vista d’occhio.
[Attacchi pesanti della polizia, soprattutto contro studenti medi sono avvenuti nelle città di Giannena, Agrinio e Volos, dove sono stati registrati numerosi arresti.
Le ultime notizie che arrivano dalla zona Exarchia/Polytechnic sono delle 23 di ieri e parlano ancora di ripetuti scontri: si parla di 96 fermi e 42 arresti.
Vediamo oggi come proseguirà la giornata!
CON ALEXIS NEL CUORE, MALEDETTI ASSASSINI

 

Grecia: domani è l’anniversario della rivolta del ’73. Un comunicato da Salonicco

16 novembre 2010 Lascia un commento

Questa mattina Atene e Salonicco si sono svegliate con diverse esplosioni di piccoli ordigni di fattura artigianale. Sedi di partiti, veicoli comunali ed alcuni edifici sono stati colpiti e nel quartiere di Exarchia risultano date alle fiamme alcune macchine.A Salonicco è il partito di centrodestra ND NuovaDemocrazia ad aver subito un attacco alla sua sede, che ha causato solamente la rottura delle finiestre.  Domani sarà l’anniversario della rivolta degli studenti del Politecnico, che nel 1973 porterà all’inizio della caduta dei Colonnelli.  Atene è ovviamente blindata: più di 7000 uomini (quasi un migliaio più dello scorso anno) dei reparti speciali sono stati fatti arrivare per una manifestazione che è stata già marchiata col bollino rosso: il primo anniversario della rivolta in piena austerity, con un paese piegato ed esausto.

Staremo a vedere, fianco fianco coi compagni greci!
TO DROMOS!

Nel frattempo posto la traduzione di un comunicato che gira dalla scorsa settimana in rete, a firma della radio anarchica Radio Revolt, data alle fiamme dai fascisti il 9 di questo mese!

Comunicato di Radio Revolt, Salonicco, Grecia

Martedì 9 novembre intorno alle 11 di sera e mentre nel vagone di radio Revolt c’erano 5 compagni, una squadra di 20-25 fascisti, ha compiuto un
attacco. Armati di manganelli , martelli, legni e coltelli, hanno buttato tre molotov all’interno del vagone e hanno provato a chiudere la porta.
La reazione dei compagni è stata immediata, hanno preso i travetti, si sono liberati e sono usciti fuori rispondendo all’attacco. Si sono sentiti i
loro soliti, affatto fantasiosi slogan, sono state lanciate pietre, ma nonostante ciò, i compagni sono riusciti a reprimerli rincorrendoli fino
alle moto.
Intanto il fuoco era già fuori controllo e anche se l’intervento di tutti quelli che sono accorsi, ha limitato i danni nel vagone, è stato distrutto il suo interno. Nella più ampia zona delle università sono arrivati 6 camion dei pompieri, che sono stati bloccati dalla polizia, che ha preteso di accompagnare i camion dentro l’università, cosa che non accettiamo affatto. Allo stesso tempo, e mentre la corrente restava collegata, minacciando con un ulteriore pericolo la gente che spegneva il fuoco, il rifornimento d’acqua è stato tagliato (2 volte) dal servizio idrico. Ovviamente non aspettavamo che si immischiasse il sistema statale per salvarci perché l’azione è stata realizzata proprio grazie a questo sistema statale.
In particolare dalle 3 di pomeriggio, tutto intorno alle università pulsava di poliziotti: almeno tre squadre nella (chiusa) ΔΕΘ (Fiera internazionale di Salonicco), moto a gruppi di quattro che si muovevano nella piazza fino a via A. Dimitriou, e sicura presenza (di caschi) davanti al palazzo dello sport, poco dopo l’attacco.
Come è già stato dimostrato i fascisti non sono in grado di realizzare una simile azione senza aiuto: i loro motorini hanno rotto indisturbati il
cerchio dei motori dei poliziotti intorno alle università. (Capiamo facilmente che abbiamo un’altra azione sotto l’attacco generale a parti radicali della società. Un attacco che si può aspettare sotto il socio-economico accordo che governa l’Ellade.)
Passiamo un periodo in cui il governo cerca con le unghie e con i denti di far stare a galla il paese, condanna alla disperazione la maggior parte della popolazione, col risultato che vengono fuori nuovi, e si aggiornano i poli già esistenti di azione radicale. In questo periodo, il sistema di terrore, sceglie di intensificare la repressione usando ogni mezzo a sua disposizione. Il suo scopo è prevenire che ogni singola persona, la collettività, i gruppi, vadano contro le nuove misure, lo stato, il sistema. Cerca di difendersi in questa generale effervescenza che prevale nell’Ellade.

1973_ carri armati contro studenti

Tutto questo rende complesso l’intero quadro di martedì. Fascisti si sono mossi (criminalmente) in una radio anarchica autorganizzata, avendo alle
spalle la polizia, la quale con un doppio ruolo nasconde la loro fuga e intralcia l’intervento dei pompieri. I princìpi universitari “alzano le
mani in alto”, mentre i mass media di regime parlano di episodi ad AΠΘ (Aristotelica università di Salonicco), di incidenti di bande, nascondendo
e deformando l’evento.
Il vagone è bruciato, ma radio Revolt continua. 20 minuti dopo l’interruzione della trasmissione, la stazione è tornata, in FM e su internet e naturalmente il flusso continua normalmente e aggressivamente.Il vagone tornerà a funzionare per portare avanti il progetto della stazione. Ogni autore dell’attacco di martedì ci troverà davanti, pronti a rispondere ad ogni tentativo di chiudere la bocca all’anti informazione, di sostenere azioni sovversive e di far avanzare idee sovversive. In più, ogni attacco del genere, oltre ad aggregare altri intorno a noi, come ci è stato dimostrato dalla pratica solidarietà che abbiamo immediatamente ricevuto, non solo non ci fa paura, ma ci provoca rabbia.
Polizia, tv, neonazi, tutti i mostri lavorano insieme.
Ci troverete davanti a voi.

 

Quarto sciopero generale in Grecia. Arresti ad Exarchia

20 maggio 2010 3 commenti

Arresti a “scopo preventivo”, questo ha dichiarato la polizia greca mentre teneva sotto assedio l’intero quartiere di Exarchia e il Politecnico. Sgomberati due spazi sociali: il Nosotros Social Centre e la sede dell’archivio anarchico.
Tutto il quartiere è ancora sotto assedio e nessuno può raggiungere l’enorme corteo che sta attraversando la città.
Si perchè oggi è un’altra mastodontica giornata di sciopero generale in Grecia, un rabbioso sciopero di 24 ore, il quarto in pochi giorni. Migliaia di persone stanno marciando ad Atene e Salonicco per chiedere la cancellazione della riforma delle pensioni.
Tante le iniziative e i cortei che stanno attraversando la giornata: alcuni componenti del sindacato comunista Pame hanno occupato da questa mattina il ministero del lavoro: poi i cortei.
Il Pame da Piazza Omonia è stato l’unico a rimanere fuori dall’altra grande piazza dominata dallo striscione d’apertura “INSIEME, POSSIAMO” e destinata a raggiungere Syntagma, la piazza del Parlamento.
A questo grande corteo hanno confluito i dipendenti pubblici dell’ADEDY e quelli del settore privato della GSEE, oltre che all’intero movimento che da più di un anno e mezzo inonda Atene costantemente.
Tutti sono fermi, ancora una volta: traffico marittimo, ferroviario, stradale interurbano, e parzialmente quello urbano e aereo per le isole. Gli unici che questa volta non hanno aderito sono i controllori che permetteranno i voli internazionali.
Ora tutti assediano il Parlamento: un mare di persone ancora una volta a fronteggiare il Parlamento e i suoi servi in divisa, ancora una volta.
Nel frattempo molti resistono ad Exarchia e nel Politecnico dove sono stati effettuati già 98 arresti: dalle pagine di Occupiedlondon leggiamo che anche ieri c’erano stati scontri con la polizia in quella zona.

Comunicato dell’assemblea anarchica sui 3 morti nella filiale di Banca incendiata!

8 maggio 2010 Lascia un commento

Dichiarazione degli Squat Skaramanga e Patision in Atene sulla morte dei tre impiegati della Marfin Bank

*Gli assassini “piangono” le loro vittime*
(sulla tragica morte oggi di tre persone)

Gourouni

La manifestazione per lo sciopero generale che si è svolta oggi, 5 maggio, si è trasformata in un’esplosione sociale di rabbia. Almeno 200.000 persone di tutte le età si sono riversate nelle strade (impiegati e disoccupati, nel settore pubblico o in quello privato, locali o migranti) cercando, durante diverse ore e in ondate consecutive, di circondare e assaltare il Parlamento. Le forze di repressione sono arrivate a gran regime, per giocare il loro solito ruolo – che è quello di proteggere le istituzioni politiche e finanziarie. Lo scontro è stato lungo ed intenso. Il sistema politico e le sue istituzioni hanno raggiunto il culmine.
Comunque, in mezzo a tutto ciò, un tragico evento, che nessuna parola può descrivere efficacemente, è accaduto: 3 persone sono morte nell’agenzia della Marfin Bank di Stadiou Avenue, che è stata data alle fiamme.

Lo stato e tutto il tam-tam mediatico, con nessun rispetto verso la morte dei loro prossimi, parlano fin dai primi momenti dei “giovani assassini incappucciati”, cercando di approfittare del momento per calmare l’ondata di rabbia sociale che era esplosa e di recuperare l’autorità che era stata strappata; per imporre ancora un volta l’occupazione poliziale delle strade, per estirpare le fonti di una resistenza sociale e di una disobbedienza contro il terrorismo di stato e la barbarità del capitalismo. Per questa ragione, nel corso delle ultime ore, le forze di polizia hanno marciato attraverso il centro di Atene, hanno arrestato centinaia di persone e devastato – con spari e flash-grenades – le occupazioni anarchiche “Spazio di azione unita multiforme” di Zaimi Street e il “ritrovo dei migranti” di Tsamadou Street, causando danni elevati (entrambi i posti sono nel quartiere di Exarchia ad Atene). Allo stesso tempo, la minaccia di un violento sgombero cade sul resto degli spazi auto-organizzati (occupazioni e ritrovi) dopo il discorso del Primo ministro, che parla dei prossimi raid per arrestare gli “assassini”.

Fuoco al Parlamento

I governi, gli ufficiali del governo, il loro personale politico, quelli che parlano in televisione, gli scribacchini salariati, cercano in questo modo di purificare il loro regime criminalizzando gli anarchici e ogni voce di lotta non patronalizzata. Come se chi ha attaccato la banca, chiunque esso sia (ammettendo che regga lo scenario ufficiale), abbia potuto essere minimamente a conoscenza della presenza di persone all’interno, e abbia comunque deciso di appiccare il fuoco. Sembra che stiano confondendo le persone in lotta con loro stessi: loro, che senza esitazione conducono l’intera società alla più profonda depredazione e schiavitù, che ordinano ai loro pretoriani di attaccare senza esitazione e di sparare con l’intenzione di uccidere, loro che hanno portato al suicidio tre persone per debiti finanziari solo nelle scorse settimane.
La realtà è che il vero assassino, il vero istigatore delle tre tragiche morti di oggi, è il “signor” Vgenopoulos, che ha usato il solito sistema per ricattare gli impiegati (la minaccia di licenziamento), e forzato così i suoi impiegati a lavorare nelle filiali delle sue banche durante un giorno di sciopero generale – e addirittura in una agenzia come quella di Stadiou Avenue, dove la manifestazione sarebbe passata. Questo tipo di intimidazione è perfettamente conosciuta da chiunque abbia avuto esperienza con il terrorismo della schiavitù salariata di ogni giorno. Stiamo aspettando quali scuse tirerà fuori Vgenopoulos per i familiari delle vittime e per la società intera – alcuni potenti suggeriscono che questo ultra-capitalista sarà il prossimo Primo Ministro, in un futuro “governo di unità nazionale”, dopo il completo collasso politico del sistema attuale che stà per arrivare.

Se uno sciopero senza precedenti può essere considerato assassino…
Se una manifestazione senza precedenti, in una crisi senza precedenti, può essere considerata assassina…
Se gli spazi sociali aperti che sono vivi e aperti possono essere considerati assassini…
Se lo stato può imporre un coprifuoco e attaccare i manifestanti con il pretesto di arrestare degli assassini…
Se Vgenopoulos può trattenere gli impiegati dentro la sua banca – che è un nemico sociale primario e un obiettivo per i manifestanti…

…è perchè l’autorità, questo serial-killer, vuole massacrare da quando è nata, una rivolta che mette in discussione la supposta soluzione di un attacco sempre più duro [del governo] nei confonti società, di una sempre più larga depredazione da parte del capitale, di un succhiare sempre più assetato del nostro sangue.
…è perchè il futuro della rivolta non include politicanti e capi, polizia e media di massa.
…è perchè dietro alla sua molto pubblicizzata “soluzione unica”, c’è una soluzione che non parla di livelli di sviluppo e disoccupazione, ma invece di solidarietà, auto-organizzazione e relazioni umane.

Quando si chiedono chi sono gli assassini della vita, della libertà, della dignità, i fermenti dell’autorità e del capitale, loro e i loro cacciatori devono solo guardare in faccia a se stessi. Oggi e ogni giorno.
*GIU’ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI LIBERI*
*SONO LO STATO E I CAPITALISTI GLI ASSASSINI, I TERRORISTI E I CRIMINALI*
*TUTTI IN STRADA*
*RIVOLTA*

dall’assemblea aperta della sera del 05/05/2010
Per la versione originale questo è il link

Exarchia tartassata dai raid della polizia

7 maggio 2010 1 commento

Non ci sono parole.
Ecco quello che accade per le strade di Atene da quando le strade sono state invase dall’ennesimo sciopero generale. Uno sciopero imponente che ha portato migliaia di persone ad assediare per ore ed ore il parlamento, con continui attacchi contro la polizia e i reparti speciali: una giornata macchiata da un evento drammatico di cui in molti sono responsabili.
Un attacco con bottiglie incendiarie contro la filiale di una banca ha provocato un vasto incendio che ha rapidamente preso l’intero palazzo: 3 persone, tra cui una donna incinta, hanno perso la vita per asfissia.
Un fatto gravissimo.
Un fatto che non sarebbe mai dovuto accadere e di cui abbiamo riportato la testimonianza di uno degli impiegati: una testimonianza importante per capire la situazione.
Da quel giorno la situazione non è minimamente tornata alla calma, ma proprio perchè sono praticamente due anni che la calma non trova terreno fertile tra le strade di Atene.
Exarchia è il quartiere dove la polizia sfoga la sua voglia di distruggere e spazzare via un movimento in continua crescita: un movimento che da anni urla al mondo la situazione socio-economica della Grecia, un movimento di studenti, precari, migranti e lavoratori che ora non hanno nessuna voglia di pagare sulla propria pelle la crisi dei padroni.
La crisi di un sistema che vorrebbero sovvertire: perchè questo è quello di cui si parla tra le aule di quelle università, tra i moli dei porti bloccati da giorni di sciopero, tra le strade di quei quartieri e delle periferie della città e del paese.

Ioanna Manoushaka

L’aria di insurrezione c’è da tempo… e la polizia e i M.A.T. non sanno far altro che caricare e fare raid come quello che si vede nel video: cercando di distruggere negozi e spazi sociali, punti di ritrovo, locali  e occupazioni.
Sembra di stare in pieno regime dei Colonnelli: i raid polizieschi diventano sempre più brutali.
Parla chiaro uno dei fatti più recenti tra le vie del noto quartiere ateniese: Ioanna Manoushaka era fuori il cancello del palazzo occupato dove abita, urlando contro la polizia che si abbatteva su tutto quello che trovava sulla sua strada…vedendosi rincorrere è corsa verso il suo appartamento e s’è chiusa dentro.
Dopo pochi secondi diversi poliziotti hanno provato a buttar giù la porta a calci urlando ripetutamente “stanotte ti scopiamo”… ci sono ovviamente riusciti poco dopo distruggendo tutto e picchiando lei e suo marito. Hanno occupato l’intero stabile distruggendo il centro per migranti e le sedi del Network dei diritti civili e sociali.
Quasi contemporaneamente e a pochi passi da lì, in via Zaimi è stato circondato, occupato e poi evacuato pistole alla mano, uno squat di anarchici. Tutti quelli che sono stati trovati all’interno sono stati arrestati: ci sono racconti che parlano di diversi spari in aria.

Ad Exarchia si respira aria di regime.

“Smettetela”…da un dipendente della banca incendiata ad Atene dove sono morte 3 persone

6 maggio 2010 Lascia un commento

Sento l’obbligo, riguardo i miei colleghi che sono morti ingiustamente oggi, di parlare chiaro e di dire delle verità oggettive. Sto inviando questo messaggio a tutti i media. Qualcuno che mostri ancora un po di coscienza potrebbe pubblicarlo. I restanti possono continuare a tenere gioco al governo.

I pompieri non hanno mai rilasciato alcuna licenza operativa per l’edificio in questione. L’accordo per operare era sottobanco, come praticamente succede per ogni azienda e compagnia in Grecia.
L’edificio in questione non ha nessun meccanismo di sicurezza anti-incendio, nè pianificati nè istallati, non ha spruzzatori a soffitto, uscite d’emergenza o idranti. Ci sono solo degli estintori che, naturalmente, non possono essere d’aiuto quando hai a che fare con incendi estesi in un edificio che è stato costruito con standard di sicurezza ormai obsoleti.
Nessuna filiale della banca Marfin ha membri dello staff addestrati per casi di incendio, e nemmeno all’uso dei pochi estintori presenti. La dirigenza usa addirittura come un pretesto l’alto costo di un simile addestramento e non prende le misure basilari per proteggere il suo staff.
Non c’è mai stata una singola esercitazione di evacuazione in nessun edificio da parte dei lavoratori, nè c’è stata alcuna sessione di addestramento da parte dei pompieri per dare istruzioni su come comportarsi in situazioni come queste. Le uniche sessioni di addestramento che hanno avuto luogo alla Marfin Bank riguardano scenari di azioni terroristiche e specificatamente la pianificazione della fuga dei dirigenti della banca dai loro uffici in situazioni del genere.

L’edificio in questione non ha speciali stanze per ripararsi nei casi di incendio, nonostante la sua struttura sia veramente vulnerabile in simili circostanze e nonostante fosse riempita di materiali dal pavimento al soffitto. Materiali che sono molto infiammabili, come carta, plastica, cavi, mobili. L’edifcio è oggettivamente non idoneo ad ospitare una banca proprio a causa della sua costruzione.

come corre.... __AFP PHOTO / ARIS MESSINIS__

Nessun membro della sicurezza ha alcuna conoscenza di primo soccorso o di spegnimento di incendi, nonostante siano praticamente sempre incaricati della sicurezza dell’edifcio. Gli impiegati della banca devono trasformarsi in pompieri o security in base ai capricci del signor Vgenopoulos [padrone della banca].
La dirigenza della banca ha diffidato gli impiegati dall’andarsene oggi, nonostante lo abbiano persistentemente chiesto autonomamente fin da questa mattina presto – mentre hanno anche costretto i dipendenti a bloccare le porte e hanno più volte confermato al telefono che l’edificio sarebbe rimasto chiuso tutto il giorno. Hanno anche bloccato l’accesso a internet per evitare che gli impiegati comunicassero con il mondo esterno.
Da diversi giorni c’è stato un completo terrorizzare gli impiegati riguardo alle mobilitazioni di questi giorni con la “proposta” a voce: o lavori o sei licenziato!
I due poliziotti in borghese che sono in servizio nella filiale in questione per prevenire eventuali rapine non si sono fatti vedere oggi, nonostante la dirigenza della banca abbia verbalmente assicurato agli impiegati che sarebbero stati presenti.

E per concludere, signori, fate dell’autocritica e smettetela di delirare fingendo di essere scioccati. Voi siete responsabili di quello che è successo oggi e in ogni stato legittimo (come quelli che vi piace citare di tanto in tanto come esempio da seguire nei vostri show televisivi) sareste stati già arrestati per le questioni di cui sopra. I miei colleghi oggi hanno perso le loro vite per cattiveria: la cattiveria della Marfin Bank a del signor Vgenopoulos che ha affermato esplicitamente che chiunque non sarebbe venuto al lavoro oggi [giorno di sciopero generale] avrebbe fatto meglio a non presentarsi al lavoro domani.

Un dipendente della Marfin Bank

resoconto ateniese…

5 maggio 2010 Lascia un commento

Davanti al Parlamento

Tutto confermato..sembrava che la notizia fosse stata smentita dalla Croce Rossa, sembrava fosse solo un voler gettare acqua sul fuoco e invece ci son sul serio tre cadaveri, morti asfissiati dal fumo all’interno di un edificio dato alle fiamme. Tre morti -due donne e un uomo- più quattro intossicati in una succursale della Marfin Egnatia Bank, in Via Stadiou, proprio a pochi passi dal Parlamento.

AP Photo/Iakovos Hatzistavrou

La banca era stata attaccata probabilmente perchè la sola nei paraggi aperta malgrado lo sciopero generale e la paralisi di tutto il paese.
C’è clima di scontro armato, c’è aria di insurrezione generale ormai da tempo , ma mai come oggi.
Basta vedere le foto davanti a Syntagma, il Parlamento: ci sono decine di migliaia di persone scese non solo in piazza ma pronte a scontrarsi corpo a corpo con quei robocop assassini. Le vetrine di Akademias sono di nuove tutte in frantumi, il fumo si alza da piazza Omonia al Parlamento…
Per ora si parla di una 50ina di arresti tra i manifestanti: la quantità di molotov che viene lanciata è indescrivibile…sono molte le divise in fiamme.
Gli scontri, come sempre, si stanno spostando con il sopraggiungere della sera verso la zona del Politecnico e il quartiere Exarchia, sempre al centro delle tensioni e colpito costantemente da raid della polizia.
La piazza urlava di voler dar fuoco al Parlamento: ci sono andati vicini.
Prima o poi c’arriveranno….

Sempre al Parlamento (Photo by Milos Bicanski/Getty Images)

(Photo by Milos Bicanski/Getty Images)

Lambros Foundas: altro compagno ucciso dalla polizia greca

12 marzo 2010 Lascia un commento

LA POLIZIA GRECA HA UCCISO ANCORA.

ANCORA UNA VOLTA IL PIOMBO GRECO HA COLPITO E L’HA FATTO TRA I COMPAGNI…UCCIDENDO UN ANARCHICO DI 35 ANNI DI NOME LAMBROS FOUNDAS.
IL FATTO E’ ACCADUTO NEL SOBBORGO DI DAFNI, NELLA ZONA MERIDIONALE DELLA CAPITALE GRECA: LA POLIZIA HA IMMEDIATAMENTE FATTO SAPERE CHE LAMBROS ERA UN “TERRORISTA”, COLPITO MENTRE TENTAVA DI RUBARE UNA MACCHINA; SECONDO LA VERSIONE DELLA POLIZIA  ERA ARMATO ED E’ STATO UCCISO DURANTE UN CONFLITTO A FUOCO
ERA UNO DEI 500 ANARCHICI TRATTI IN ARRESTO AL POLYTECNICO NEL 1995.
SONO ANCORA MISTERIOSAMENTE POCHISSIME LE NOTIZIE A RIGUARDO.

NEL FRATTEMPO, COME HANNO SCRITTO/DETTO ANCHE TUTTI I

Che favola!

MAINSTREAM, LO SCIOPERO GENERALE DI IERI -TERZO IN UN MESE- E’ PERFETTAMENTE RIUSCITO BLOCCANDO INTERAMENTE IL PAESE.
ENORMI SONO STATE LE MANIFESTAZIONI SOPRATTUTTO QUELLA CHE HA RAGGIUNTO IL CENTRO DI ATENE, COMPOSTA DA PIU’ DI 50.000 PARTECIPANTI.
DIVERSI MOMENTI DI TENSIONI CON SCONTRI TRA ANARCHICI E FORZE DELL’ORDINE, CON LA DISTRUZIONE DI MOLTE VETRINE E L’USO DI BOTTIGLIE MOLOTOV. SCONTRI SONO PROSEGUITI ANCHE DOPO LE MANIFESTAZIONI NELLA ZONA DELL’UNIVERSITA’ E NEL QUARTIERE DI EXARCHIA.

Atene e il suo albero di Natale

11 dicembre 2009 Lascia un commento

 

Lo scorso natale ateniese

Questa agenzia è verameeeeeente carina! Sempre dalla Grecia, questa volta sono notizie sull’albero di Natale di piazza Syntagma.
Quello che lo scorso anno è stato dato alle fiamme due volte ;-)

Foto di Valentina Perniciaro _Atene 2008: dopo le fiamme l'albero di Syntagma è presidiato dai cordoni di polizia. Due giorni dopo sarà di nuovo in fiamme_

ANSA, 13.14_ ATENE: Il grande albero di Natale alto 15 metri che sorge al centro di Atene, nella piazza Syntagma, davanti al parlamento, è stato posto sotto «stretta sorveglianza» dalla polizia greca, per timore che si ripeta quanto avvenuto lo scorso anno, quando gruppi di anarchici lo dettero alle fiamme sulla scia dei disordini seguiti all’uccisione del giovane Alexander Grigoropoulos. «Vogliamo impedire che questo possa succedere ancora» hanno detto all’Ansa fonti della polizia, sottolineando che non solo l’albero, ma «tutto il Natale è sotto accresciuta protezione» nel centro della capitale. «Abbiamo posto in atto un dispositivo di sicurezza per garantire feste tranquille a commercianti e clienti» hanno spiegato le fonti. Lo scorso dicembre negozi, banche, supermarket e automobili erano stati danneggiati o distrutti dalla furia della protesta. Ieri, in occasione di due delle ricorrenti manifestazioni studentesche, una ventina di agenti della polizia speciale erano stati posti intorno al grande albero, che continuerà ad essere pattugliato durante tutto il periodo delle feste. L’abete è inoltre protetto dalle guardie di un’impresa privata, la ‘Champion Security’. «Siamo stati sempre noi a garantire la sicurezza dell’albero, anche gli scorsi anni, ma dopo quanto successo l’ultima volta, adesso c’è anche la polizia a darci manforte» ha detto all’Ansa uno dei due agenti privati che 24 ore su 24 sorvegliano il grande simbolo del Natale, che quest’anno è inoltre circondato da una barriera metallica protettiva.

Atene, al terzo giorno di insurrezione

8 dicembre 2009 Lascia un commento

Photo di Milos Bicanski

 

Ancora dall’Ellade che insorge.
Intanto vi consiglio di cercarvi video delle manifestazioni, per capire realmente l’imponenza della cosa
Questa mattina c’è stata una manifestazione di studenti medi davanti al carcere di Koridallos, con pesanti cariche e scontri.
Una buona notizia è che i 22 compagni del Resalto sono tutti liberi per decisione della magistratura, visto che il presidente del municipio di Keratsini (dove si trova lo spazio sociale autogestito) ne rivendica la legittimazione e denuncia l’abuso di potere compiute dalle forze dell’ordine durante il raid. 

Ieri in piazza è scesa buona parte della Grecia: cortei a Mitilene, Lefkada, Paros, Larissa, Rodi, Chania, Iraklion, Kalamata, Katerini, Zante, Tripoli, Samos, Volos. A Kozani comune occupato. Salonicco brucia!

Pochi minuti fa invece è stata battuta quest’interessante agenzia: Agenti in borghese e incappucciati dei reparti speciali (Mat) hanno coadiuvato la polizia nella repressione delle manifestazioni di ieri a Chania, Creta. Lo rivela un video diffuso dalla emittente TVXS nel quale si vedono chiaramente uomini con gli stessi cappucci indossati solitamente dagli anarchici affiancare la polizia durante una manifestazione ieri per l’anniversario dell’uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos. Nel video si ode la folla di studenti insultare i poliziotti mascherati definendoli «nazisti incappucciati» e «assassini».
 

Foto di Milos Bicanski

Da Atene, nel secondo giorno di fuoco e lotta, per Alexis

7 dicembre 2009 Lascia un commento

Provo a fare un piccolo resoconto della giornata di oggi, attraverso i racconti di Anubi, che si trova in corteo e le agenzie che vengono battute qua e là.

Il corteo partito due ore fa “contro la nuova Giunta” è stato mastodontico ed è ancora in corso, con l’appoggio di 3 ore di sciopero generale proclamate dalla metà di sindacati. Un corteo composto da decine di migliaia di studenti medi, uniti a quelli universitari e ai docenti: i più piccoli hanno attaccato la polizia con arance e pietre a Propileia. Un commissariato è stato attaccato a Pathison, e poi sono partite cariche pesante dei MAT schierati ovunque, soprattutto nella zona di Syntagma.
Raid e arresti continuano incessantemente.

 Ieri avevamo parlato di un’aggressione subita dal rettore dell’università di Atene, il 64enne Christos Kittas, docente di istologia ed embriologia. Le agenzie stampa parlavano di gravissime condizioni a seguito di alcune sprangate in testa e anche di un arresto cardiaco immediatamente successivo all’aggressione. Dopo poche ore dal primo lancio di agenzia un’altro dichiarava che le sue condizioni sembravano decisamente gravi. In realtà non s’è fatto proprio nulla, come è possibile constatare dalle foto pubblicate su Indymedia Athens in cui si vede chiaramente che esce dall’ateneo camminando con il telefono in mano, sorretto da due persone. Certo non un uomo in fin di vita con la testa aperta, non un “tentativo di assassinio” come tutta la stampa si era mobilitata a dichiarare immediatamente. 

Gli italiani arrestati l’altro ieri sera alla vigilia del grande corteo di ieri, sono stati rilasciati a piede libero in attesa di processo, che inizierà il 16 dicembre.

 La situazione in questo momento è “stabile” nel suo delirio. Le facoltà sono isolate l’una dall’altra: Legge è completamente circondata dai MAT e dal gruppo Delta con le sue moto, che arrestano chiunque provi ad avvicinarsi: il Politecnico è ancora luogo d’asilo per tutti, ma sotto un bombardamento di lacrimogeni che non è praticamente mai cessato da ieri…
Vi metto un altro comunicato proveniente dal Politecnico

COMUNICATO DEL POLITECNICO OCCUPATO, ATENE 07/12/2009

Visto che i governanti non dichiarano nulla, lo faremo noi.
Visto che i media non collegano nulla, lo faremo noi.
Il raid militare contro lo spazio anarchico Resalto a Keratsini.
Uno spazio di intervento e controinformazione che, come tutti gli spazi di lotta, non ha mai nascosto la sua ostilita’ a chi reprime e la sua solidarieta’ ai repressi, apertamente e pubblicamente.
… qualcosa che disturba il governo.
L’arresto, la stessa notte, di tutti quelli che si sono riuniti in appoggio ai compagni in una piazza vicina e dintorni, nella sede del municipio di Nikea, cosi’ come di tutti quelli convenuti sul luogo dell’assassinio di Alexis Grigoropoulos un anno fa.
… qualcosa che disturba il governo.
Atene occupata dalla polizia, i 13mila agenti, le perquisizioni corporali, il blocco del Politecnico, la loro ansia di reprimere la manifestazione del 6 dicembre.
… ma il governo sara’ ancora piu’ irritato.
Il piano di terrore che egli ha messo in pratica e’ destinato a fallire.
I colleghi dell’assassino che razziano Atene oggi non provocano paura, provocano rabbia.
Gli arresti dei compagni e le pesanti accuse a loro carico non provocano disagio, inducono alla solidarieta’.
Gli attacchi a spazi, occupazioni e luoghi di lotta non portano isolamento, ma sempre maggiore tenacia e cospirazione.

- NESSUNO OSTAGGIO NELLE MANI DEGLI ASSASSINI
- LIBERTA’ PER I 22 COMPAGNI DI RESALTO ACCUSATI DI REATI GRAVI E AI 43 COMPAGNI SOLIDALI CHE SONO STTO PROCESSO PROPRIO ORA DAVANTI ALLA CORTE DEL PIREO.
- LIBERTA’ PER I 12 ARRESTI AD EXARCHIA NELLO SHOW FABBRICATO DALLA POLIZIA.
- CONTRASTARE IL LORO PIANO CON UNA RESISTENZA TOTALE.
- RISPOSTA DI MASSA AGLI ASSASSINII, AI PESTAGGI, AGLI ARRESTI, ALLE MENZOGNE DEI MEDIA.
LORO STANNO PERDENDO LA SCOMMESSA DEL CONSENSO SOCIALE.

TUTTI NELLE STRADE.

Le compagne e i compagni del Politecnico Occupato di Atene

AGGIORNAMENTI ORE 20.00: Grazie ad Anubi si continuano ad avere aggiornamenti dalle strade in fiamme di Atene. Dopo ore di scontri tra la facoltà di giurisprudenza e Syntagma, migliaia di manifestanti si sono rifugiati all’interno del Politecnico, con al seguito migliaia di agenti dei MAT che sono entrati praticamente nel cortile.
Per non rimanere in trappola all’interno del Politecnico (lo scorso anno l’assedio del Politecnico negli ultimi giorni della rivolta fu insostenibile, soprattutto per l’aria satura di lacrimogeni, all’interno dell’edificio e tutt’intorno), con una serie di azioni e sortite, i compagni sono riusciti a creare un tunnel con il lancio fitto di pietre e bottiglie incendiarie per far uscire in corteo migliaia di persone, che hanno raggiunto  piazza Omonia per poi disperdersi. Gli scontri sono in tutti gli accessi al quartiere di Exarchia come a Stadios, Akademias e al Pireo. Anche questa serata e questa nottata si prevedono lunghe.

Le agenzie italiane non danno alcuna notizia a riguardo, ma sempre il “nostro inviato speciale” ( ;-) ) ci racconta di un ragazzo, uno studente medio, che durante il fermo è stato pestato a sangue. Sembrerebbe riversare in gravi condizioni anche se le fonti ufficiali dicono non sia in pericolo di vita.

Anche da Salonicco diverse notizie dopo due giorni di scontri e occupazioni: oggi è stato occupato il rettorato dell’università dopo la terza violazione del diritto costituzionale d’asilo all’interno degli atenei e una giornata di piazza estremamente dura, con diversi fermi collettivi. 

;-)

Ultimo aggiornamento della giornata da Atene

7 dicembre 2009 Lascia un commento

Piccolo aggiornamento della situazione ateniese, intorno alla mezzanotte del primo anniversario della morte di Alexis

Atene, questo pomeriggio

 

Indymedia Atene ha ricominciato, per ora a funzionare ed ha aggiornato con molte notizie ed immagini della lunga giornata di oggi, dalla capitale, da Salonicco e dalle altre città greche.

I BATSI (maiali) si vedono all’opera con tutte le loro tecniche e i loro armamenti chimici, ai quali si è aggiunto un uso delle motociclette spaventoso, simile a quello che si è visto recentemente nelle piazze iraniane. 
Cortei spontanei si susseguono: un paio d’ore fa un corteo spontaneo è partito dall’angolo dell’uccisione di Alexis e gli scontri sono iniziati pochi minuti dopo, con barricate di cassonetti e pietre e i MAT sparsi per tutto il quartiere: la cappa di lacrimogeni sta, come lo scorso anno, invadendo ogni vicolo, nitida allo sguardo, come una nuvola immobile e densa.  Si parla di circa 550 fermi nell’arco della giornata e la polizia è palesemente a caccia, anche e soprattutto di internazionali. Le vie intorno al Politecnico (comunicato del Politecnico), così come all’ASOEE sono un continuo botta e risposta di molotov e lacrimogeni da ore.
La situazione è sempre più simile a quella dello scorso anno. La nottata è appena iniziata. Dei 22 presi ieri all’interno del Resalto si è venuto a sapere che sono tutti imputati di terrorismo….

PER TUTTI I PRECEDENTI ARTICOLI SULLA RIVOLTA DI ATENE CLICCARE QUI 

Atene: è ricominciata la festa! Scontri e occupazioni in tutta la città!

6 dicembre 2009 1 commento

Primo resoconto dell’inizio delle manifestazioni ad Atene, di Anubi che si trova lì!
Seguiranno aggiornamenti.

(AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Ad un anno dall’assassinio di Alexis, dentro uno stato d’assedio, un corteo che in Italia sarebbe stato venduto d’1 milione di persone, sicuramente grande almeno come quello del 21 luglio 2001 a Genova, aperto da uno spezzone del Politecnico occupato pari al corteo di via Tolemaide del 20/07/01, alla faccia del governo “democratico” del Pasok che ha dichiarato “opera di 2-300 anarchici venuti dall’estero” gli “eventuali disordini” mentre affama i salariati e i senza reddito e dopo che ieri ha sequestrato il quartiere di Exarhia, razziato un centro occupato, bastonato e rapito 200 persone 75 delle quali ancora trattenute fra cui 4 compagni e 1 compagna italiani… 

Questo corteo infinito, debordante di giovani dai 15 ai 30 anni ma anche di tanti altri, di studenti universitari e medi, d’insegnanti, di ragazzi delle periferie, di donne autodeterminate, di migranti, di proletari, di precari, di “general intellect” metropolitano, senza mai scomporsi nel corso di 3 ore e mezza ha:
- occupato il rettorato a Propileia su cui sventola la bandiera dell’anarchia;
- combattuto la polizia lungo il corso di Akademias a fuoco per mezzo pomeriggio;
- riempito i lunghi viali di Venizelos e Stadios, riempito due volte l’enorme piazza Syntagma;
- assediato governo e parlamento presidiati all’inversosimile;
- resistito ai gas e a 15 cariche laterali e in coda dei Mat;
- colpito a ritmo d’esplosioni i reparti intorno, le banche, le finanziarie e gli shop di lusso…
Ora la folla occupa piazza Omonia, le laterali di Akadimias, il corso Pathision e tutta Exarhia, in attesa della sera. Stay tuned… 

Alexis Zei!
Oloi Stous Dromous, Ghia Ti Eleutheria!
We Wont Forgive, We Wont Forget!
Merry Crisis And A Happy New Fear!
Remember Remember The 6th Of December…

 Diretta con Anubi su Radio Onda Rossa dopo le 17.30

ORE 16.00: qualche piccolo aggiornamento sulla situazione. Diverse cariche intorno a Syntagma, anche con un uso incredibile delle motociclette (da parte dei M.A.T. che lo scorso anno non c’era). I cortei si sono sciolti e ricompattati diverse volte in diversi punti della città, con centinaia di licei e facoltà occupate come punti di riferimento.
Scontri con la polizia non si sono mai fermati sia in pieno centro storico (distrutte decine di vetrine tirate a lucido per lo shopping natalizio e banche) che verso Eksarxia, che continua ad essere completamente circondata da più di 7.000 agenti.
Le poche agenzie italiane che circolano battono come notizia il ferimento del rettore dell’università di Atene, colpito alla testa da un gruppo di studenti mentre occupavano la sede amministrativa dell’università.
NEL FRATTEMPO E’ STATA OSCURATA INDYMEDIA ATENE! andiamo bene!
Dal Politecnico giunge voce che è sotto un fitto bombardamento di lacrimogeni

ORE 17.15: appena battuta un’ANSA che ci dona qualche notizia sui 5 italiani arrestati ieri.
I cinque italiani, quattro uomini e una donna, arrestati ieri durante incidenti ad Atene alla vigilia delle dimostrazioni per l’anniversario dell’uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos, saranno processati domani per direttissima. I cinque, che fanno parte del gruppo di anarchici europei di cui le autorità avevano segnalato la presenza in Grecia, sono comparsi oggi davanti ad un magistrato, con l’assistenza di un avvocato messo a disposizione dell’ambasciata d’Italia e la presenza del console italiano Francesco Latronico. Il magistrato ha convalidato il loro arresto per varie imputazioni fra cui violenza contro pubblico ufficiale e distruzione di beni pubblici. Al momento del fermo sono stati trovati in possesso di cappucci e bastoni.

Aggiornamenti costanti in inglese sono qui.

Comunicato del Politecnico occupato di Atene

6 dicembre 2009 Lascia un commento

COMUNICATO DEL POLITECNICO OCCUPATO DI ATENE di ieri sera, Sabato 5 dicembre 2009

Circa 160 persone sono state catturate nell’intento di spargere il terrore e dissuadere gli altri a partecipare alle manifestazioni che segnaleranno l’anniversario dell’assassinio di un giovane di 15 anni da parte della polizia greca un anno fa.
Un anno dopo l’assassinio di Alexandros Grigoropoulos per mano dello Stato greco, l’esercito di polizia del regime sta cercando di insediarsi in ogni angolo della citta’. Assassini perfettamente organizzati hanno assaltato il centro sociale autogestito “Resalto” a Keratsini, hanno attaccato intanto i giovani, hanno bloccato le entrate e le uscite dei luoghi di lotta politica e sociale, hanno colpito Exarhia e il Politecnico e continuano tuttora ad affettuare un gran numero di arresti e fermi.
Quelle marionette dello Stato che sono i media di comunicazione di massa non mancheranno di ritrasmettere la propaganda ufficiale del potere fabbricando tutta un’atmosfera di terrore e paura.

Ieri, nel luogo dell'uccisione di Atene (AP Photo/Kostas Tsironis)

A un anno dalla rivolta del dicembre 2008 il sistema di sfruttamento e oppressione prova una volta di piu’ a riaffermare la sua autorita’. Il governo sta tentando di rafforzare uno stato permanente di emergenza per gestire cosi’ l’indignazione sociale e imporre il silenzio dei cimiteri all’insieme della societa’.

In risposta all’invasione della citta’ noi ci ritroviamo ad occupare il Politecnico.
Facciamo un appello ad ogni persona che desidere resistere perche’ lo faccia con ogni mezzo necessario.
Proseguiamo a mantenere questo spazio nello nostre mani cosi’ come a dichiarare la nostra solidarieta’ incondizionata con tutte e tutti quelli che debbono affrontare la persecuzione dello Stato.
Esigiamo la liberazione immediata di tutte e tutti gli arrestati e i fermati.

TUTTI IN STRADA, ALLA MANIFESTAZIONE DI DOMANI 6 NOVEMBRE A PROPILEIA ALLE 13.30.
NOI NON DIMENTICHIAMO E NON PERDONIAMO.
TUTTO CONTINUA.

Il Politecnico Occupato

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Alexis Grigoropoulous: UN ANNO DOPO NOI NON DIMENTICHIAMO

5 dicembre 2009 2 commenti

Atene si sta preparando.

Con Salonicco e tutte le città che un anno fa stavano per riempire le strade per tre settimane, giorno e notte.
Domani è l’anniversario della morte, dell’uccisione, di Alexandros Grigoropoulous: ragazzo di soli 15 anni, colpevole di nulla.
Il luogo dell’assassinio è il quartiere ateniese di Eksarxia, luogo di ritrovo da decenni di compagni, anarchici, studenti e migranti.
Luogo anche di decenni di provocazioni, retate, arresti, cariche da parte della polizia, di una polizia greca mai stata tenera con i compagni.
Ma lo scorso anno è cambiato un po’ tutto e questo blog è partito per andare a vedere con i propri occhi quello che accadeva.
Non vi sto quindi a riscrivere la dinamica di quei giorni, scoppiata un minuto dopo l’ultimo dei tre spari che raggiunse il giovanissimo Alexis al petto.
Atene ha vissuto tre settimane di rivolta che non dimenticherà facilmente ed ora è totalmente blindata, dopo mesi di attacchi e provocazioni “di stato”, dopo un cambio di governo che non ha migliorato di certo il clima.
L’anniversario, il primo anniversario della morte di questo ragazzo, divenuto simbolo di una rivolta di massa che ha letteralmente dato fuoco alla città, è temuto non poco dal nuovo governo. Più di mille agenti della polizia e dei reparti speciali sono schierati in attesa dell’inizio delle manifestazioni e degli incidenti.
Sassaiole, lanci di molotov e attacchi incendiari contro banche e sedi di governo o della polizia sono state all’ordine del giorno per tutti questi 12 mesi, così come arresti, perquisizioni, retate e pesanti restrizioni della libertà per molti attivist@
Da venerdì un po’ tutte le facoltà e molti licei della città sono occupati sia ad Atene e Salonicco che in molte altre città greche.

@ Anche questa sera ci sono stati diversi arresti:  una pesante retata ad Eksarxia ha portato all’arresto di 90 persone. Poco fa si è venuto a sapere che tra questi sembrano esserci anche 5 italiani (4 uomini e una donna). Confermato, gli italiani presi dalla polizia in Exarhia ad Atene sono 5 di cui 1 donna, in arresto per 24 ore come si usa in Grecia… Gli arresti sono invece 74 , tutti in Exarhia e intorno a Politecnico, Assoe e Nomiki, su un totale di 163 fermati, dei quali 101 nelle strade e 63 in due raid inoccupazioni sociali…

Domani queste pagine saranno costantemente aggiornate.
Con Alexis nel cuore.
Sono in quelle strade, anche se quest’anno solo con il cuore.

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MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!

Foto di Valentina Perniciaro, a prender confidenza con la sbirraglia greca

IL SANGUE SCORRE E GRIDA VENDETTA

 

Foto di Valentina Perniciaro, salutando Alexis

SE BRUCIANO LE CITTA’, NASCONO I FIORI 

Foto di Valentina Perniciaro, le lunghe notti ateniesi

 

Pochi minuti fa Anubi ha mandato in rete un articolo che sarebbe dovuto uscire domani su Liberazione, ma che invece non ci sarà.
Lo pubblico qui, è fresco fresco di scrittura…chissà, forse dal solito internet point, tra una piazzetta satura di lacrimogeni e una facoltà occupata…

E’ vero, ad Atene, la capitale greca che si affaccia oggi sull’anniversario di un anno dall’assassinio per mano della polizia antisommossa del 15enne Alexis Grigoropoulos, ci sono migliaia di individui travisati, con passamontagna e maschere antigas, coi caschi calzati sulle teste, pronti al finimondo. Per la precisione, sono 10mila. Tanti infatti ne ha schierati il governo, il neoinsediato esecutivo del socialista Pasok, per “prevenire” il ripetersi di quella rivolta giovanile che pure ha segnato la parabola del predecessore governo di centrodestra consegnandolo alla crisi politica e alla recente sconfitta elettorale. Sono dappertutto, i poliziotti: quelli “normali” in blu e altrettanti in verde, i Mat, gli antisommossa che detengono un discreto primato nell’essere detestati dalla maggioranza dei giovani – e anche da molti meno giovani – in Grecia. Sono dappertutto nel tesisimmo sabato di vigilia ad Atene, dove le principali arterire del commercio e dell’intrattenimento del centro appaiono straordinariamente disertate dalla gente, quella che ha ancora qualche soldo da spendere nel Paese del vecchio nucleo dell’Unione europea che versa nella condizione peggiore quanto a conti economici e a bilancio sociale della crisi globale.
I 10mila della pretesa di “ordine pubblico”, però, si materializzano, quasi tutti, solo a sera. E si materializzano proprio là dove Alexis fu assassinato un anno meno un giorno (quello odierno) prima: ad Exarhia, il centralissimo quartiere alternativo che s’è guadagnato la fama d’essere il più ribelle d’Europa. E là dove la repressione e il suo volto assassino, quella notte del 6 dicembre 2008, fece trovare ai primi rivoltosi d’Exarhia la sponda naturale e immediata:

Atene, piazza Syntagma (Ap Photo)

 

il Politecnico di Atene. Così, fin dalla vigilia, l’appello lanciato dal neo-premier Ghiorghios Papandreu, un nome illustre e un’eredità politica totalmente trasfigurata lungo le generazioni, ha rivelato tutta la sua vuotezza. Papandreu, per mettere le mani avanti di fronte ad un anniversario la cui qualità è annunciata in modo inequivoco dal semplice dato che praticamente tutte le università e le scuole greche sono state occupate nel corso dell’ultimo mese, ma anche per cercare di districarsi dalla perfetta identificazione col predecessore e destro Karamanlis (altro erede dinastico), aveva in effetti parlato al Paese venerdì per dire che il governo socialista è “contro la violenza”, aggiungendo “sia di Stato sia individuale”, e per invocare quindi un “fronte sociale unito” in grado di “prevenire”, appunto, nonché “isolare” nuove scintille di rivolta. Dev’essere che il solo “fronte” a rispondere è stato quello fra i reparti mobilitati…
Persino il ministro dell’Interno, Mihalis Chryssochoydis, s’era in effetti speso ancora ieri nella stessa direzione. Ricordando l’assassinio di Alexis come “un caso di estrema violenza poliziesca” che ha “segnato la vicenda del Paese” e “colpito la fiducia del popolo nella capacità dello Stato di proteggerlo” (fiducia piuttosto immaginaria, vista l’immediata estensione della rivolta d’un anno fa…); lui che non può fare altrimenti avendo dovuto, dopo aver promesso (e disposto) fuoco e fiamme sulla “normalizzazione” di Exarhia, far dimettere il capo della polizia che il governo Pasok aveva esentato dallo “spin-off” pur essendo lo stesso del dicembre 2008, dopo un “errore” come l’arresto in piazza Exarhion dell’antico speaker della radio pirata del Politecnico occupato contro la giunta fascista nel 1973 e attuale esponente di Syriza. Chryssochoydis aveva poi argomentato che “i giovani avevano diritto di prendersi le strade per esprimere il loro disagio e la loro rabbia”, un anno fa; ma “oggi” fa “la differenza” il fatto che “la leadership che provocò questa situazione non è più presente” e dunque “c’è una nuova speranza”. Praticamente, un’apologia preventiva. Il tutto per sintetizzare che le “sole minacce” a dargli “preoccupazioni” sarebbero provenute da “circa 500 elementi anarchici e estremisti stranieri”, in afflusso verso Atene. E così, mentre lo stesso presidente della Repubblica Karolos Papoulias lanciava a sua volta un appello a “ricordare pacificamente l’assassinio di Alexis Grigoropoulos”, dopo averlo definito “una lezione per tutti noi su dove l’arbitrio può portare” e nell’esprimere “solidarietà” alla “famiglia” (che intanto ha dovuto subire l’ennesimo rinvio del processo al poliziotto omicida, spostato esplicitamente per “ragioni d’ordine pubblico” a gennaio e per di più a 150 km da Atene), la capitale greca e dentro di essa le capitali del dissenso e dei comportamenti sociali “pericolosi”, ossia Exarhia e le Università, venivano messe in stato d’assedio.
Così, ancora, l’unica manifestazione fissata per quella pesantissima vigilia che è stata la giornata di ieri, precisamente sul luogo dell’uccisione di Alexis nella piazza Missoloungi che da un anno ha preso il suo nome sulle targhe autoprodotte e nelle menti di tante e tanti, una manifestazione stanziale convocata dalle associazioni dei residenti del quartiere, non ha trovato alcun gesto che parlasse di “dialogo”, intorno a sè. E anziché trovare un allentamento della pressione intollerabile stabilita da mesi con “cordoni sanitari” e raid quotidiani, come quello che giovedì ha scatenato la reazione dei giovani in piazza Exarhion finendo peraltro col bilancio di due poliziotti in ospedale di cui uno grave per il trauma cranico riportato in seguito alle sassate ricevute, la manifestazione nel cuore di Exarhia è stata soffocata. Da un cordone ancora più stretto e moltiplicato esponenzialmente quanto a numeri di poliziotti schierati (2mila fin da subito, anzi prima), subito tramutato in un ulteriore raid approfittando delle prime scaramucce lungo le strade che collegano il quartiere al corso di Akademias e a quello di Pathision.

Il risultato è il frutto dell’intenzione. La cui evidenza non ha fatto che confermare le ragioni della rabbia determinata e della volontà di dare continuità alla rivolta, che animano da sempre il movimento studentesco e non ad Atene e in Grecia. Dunque la capitale ellenica ieri sera, di nuovo, è tornata ad essere il proscenio di quella rabbia e di quella rivolta. Con la novità della prontezza e dell’ulteriore pesantezza dell’intervento poliziesco, che ha letteralmente spazzato il quartiere e chiuso su sé stessi gli Atenei occupati del Politecnico, delle facoltà giuridiche e dell’Assoe, la scuola economica che pure il rettore aveva tentato di tenere sbarrata venerdì e che ha dovuto cedere ai collettivi dopo durissimi scontri con la polizia chiamata a presidiarla. Migliaia di poliziotti e centinaia di pompieri, costretti a seguirli per spegnere subito gli incendi. Solo che ieri doveva ancora venire la notte. E, soprattutto, in attesa delle grandi manifestazioni convocate consecutivamente per oggi alle 13 e 30 e per domani alla mezza ai Propileia, poche centinaia di metri distante dal Parlamento e dal governo, ieri era solo la vigilia: nel Paese sul quale da 2 settimane i vertici economici dell’Ue discutono di come evitare il declassamento dei titoli di stato, per un debito pubblico pari e per un deficit di non molto superiore a quelli dell’Italia.
Anubi D’avossa Lussurgiu, Atene 5 dicembre 2009 

 

 

Approfondimenti sulla Grecia

25 novembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, la piazza dove è stato ucciso Alexis, pochi giorni dopo_

Questa mattina è andato in onda su Radio Onda Rossa un primo spazio redazionale sulla situazione greca dopo la rivolta dello scorso dicembre e il cambio di governo di pochi mesi fa. Tra la scadenza del 17 Novembre, anniversario della rivolta studentesca del 1973 scoppiata dal Politecnico d’Atene e “spenta” con carri armati e diverso piombo dai colonnelli, e il primo anniversario della morte di Alexis Gregoropoulous che sarà il 6 dicembre, per 3 mercoledì apriremo i microfoni con una serie di approfondimenti sulle mutazioni del movimento studentesco e anarchico avvenute in questo anno, sulle lotte sociali, sulla situazione dei migranti e dei detenuti (che come lo scorso anno hanno ripreso la mobilitazione contro le loro condizioni di detenzione) e sulle notizie che in queste “calde” settimane arriveranno da Atene e dalle altre città greche. 
Questo il LINK per ascoltare il primo spazio andato in onda questa mattina.

 Intanto un’Ansa di questa mattina, a proposito di Pasok: “Un ordigno esplosivo è scoppiato, ad Atene, davanti all’ufficio del deputato del Pasok e attore Yiannis Vouros, che si trova al quarto piano di un palazzo del centro della capitale greca. L’esplosione e l’incendio che ne è seguito hanno provocato lievi danni.”

Nell’anniversario della rivolta studentesca sedata dai carri armati dei Colonnelli greci

17 novembre 2009 Lascia un commento

Atene è un grande carcere a cielo aperto oggi.

La rivolta del Politecnico, novembre 1973

Totalmente blindata, con il meglio dei suoi reparti speciali schierati nelle strade della capitale: il nuovo governo socialista ne ha mobilitati 6500 solo dei normali agenti, poi ci sono tutti i reparti antiterrorismo. E’ il modo con cui l’amministrazione del paese (dei boia del Pasok) ha deciso di festeggiare l’anniversario della rivolta studentesca (degli studenti del Politecnico) “sedata” con i carri armati dei Colonnelli proprio il 17 novembre del 1973.
Tutto ciò che minaccerà l’ordine pubblico, sarà trattato con “tolleranza zero”, questo ha tenuto a dichiarare Michalis Chrisochoidis, ministro per la Protezione del Cittadino (ministro degli Interni): lui porterà una corona di fiori davanti al monumento dedicato alle vittime del Politecnico.
Perchè anche lì i carri armati camminarono sugli studenti: buttarono giù il cancello barricato del politecnico, travolgendo gli studenti che vi erano sopra ed intorno. Fortunatamente, malgrado molti feriti, tra cui ragazz@ che rimasero invalidi a vita, non ci furono morti… ma negli scontri che ne seguirono ci furono 24 morti. Ventiquattro civili caduti sotto i colpi delle divise greche..alcuni giustiziati a freddo.
Così, mentre la città si prepara ad una giornata di memoria e di lotta, ad una giornata che riporti la rabbia di allora a quella di oggi: che commemora i morti di allora e inizia un percorso di iniziative per ricordare Alexandros Grigouropoulous, ucciso a 15 anni da un agente dei M.A.T. (reparti speciali), lo scorso 6 dicembre. I compagni, gli studenti, i lavoratori in sciopero scenderanno in piazza come allora… come allora troveranno davanti a loro l’esercito e le loro nuove tecnologie. Meno cingoli, stessi metodi.

Se bruciano le città nascono i fiori, Atene dicembre 2008

Gli studenti e gli organizzatori delle manifestazioni hanno detto di aver fatto proprie le rivendicazioni dei detenuti in lotta nelle 20 prigioni del paese che hanno aderito allo sciopero della fame di massa contro le condizioni di internamento. Lo sciopero è momentaneamente parziale ( c’è il rifiuto della casanza, il cibo che passa l’amministrazione penitenziaria ) ma i reclusi hanno minacciato di renderlo totale se le richieste non verranno accolte. Lo scorso anno, per un’analoga protesta, morì un detenuto.

Per Alexis, per la libertà dei prigionieri e di tutt@ ma anche per la giovane Antigone oggi si riempiranno le strade di Atene.
Antigone ha 22 anni ed è stata arrestata 4 giorni fa, durante gli scontri nel quartiere di Exarksia: la stanno accusando di far parte del gruppo clandestino d’azione Cospirazione dei nuclei di fuoco, malgrado la smentita ufficiale recapitata ieri dalla stessa organizzazione. Lei per ora rimane in carcere: le piazze urleranno anche il suo nome!

Con un occhio puntato sull’Ellade, proverò ad aggiornare costantemente.

Cresce la protesta nelle carceri greche

13 novembre 2009 Lascia un commento

Piccolo aggiornamento dalle carceri greche in sciopero della fame di massa. Uno sciopero che sta crescendo a vista d’occhio..

GREECE-ESCAPE/

Carcere di Korydallos

Piccolo aggiornamento causato da profonda pigrizia: per questo procedo con il copia-incolla dell’ansa
Migliaia di detenuti greci che da giorni protestano contro le condizioni di vita nelle prigioni, hanno respinto un piano del governo per far fronte alla emergenza e continuano la loro protesta che si va estendendo. «Oggi sono già una ventina le prigioni dove oltre 5000 detenuti rifiutano il cibo delle mense» hanno detto all’Ansa fonti della ‘Iniziativa per i diritti dei prigionierì. Secondo le fonti i detenuti «sono insoddisfatti» delle misure annunciate ieri dal ministro della giustizia. Anche se hanno accolto positivamente la decisione di istituire due commissioni per la riduzione dell’affollamento delle carceri, denunciano la mancanza o l’insufficienza di provvedimenti relativi alle condizioni sanitarie, alimentari e ai permessi, nonchè alle modifiche del codice penale. E chiedono in particolare l’annullamento immediato delle pene disciplinari all’interno delle carceri. I detenuti hanno così deciso di continuare ed estendere la protesta che «nei prossimi giorni riguarderà tutte e 35 le prigioni del paese», spiegano all’Iniziativa. La protesta, che include penitenziari ad Atene, Salonicco e Patrasso, consiste attualmente nel rifiutare il vitto del carcere mantenendo ancora una parziale alimentazione individuale. Ma i detenuti minacciano di passare allo «sciopero integrale della fame» se il governo non accetterà tutte le loro richieste. Le vetuste carceri greche sono tra le peggiori d’Europa, con 13.000 detenuti in istituti che potrebbero ospitarne 8000, secondo l’Iniziativa. Lo scorso anno la stragrande maggioranza dei prigionieri aveva portato avanti per 17 giorni uno sciopero della fame ottenendo promesse che non sono state mantenute. 

 

Carceri, scioperi e studenti…sempre dalla mia amata Grecia

10 novembre 2009 Lascia un commento

Proviamo a fare un piccolo sunto delle notizie che da ieri girano in rete provenienti dalla cara Grecia.

Iniziamo dai detenuti: da ieri sera è iniziato uno sciopero della fame di massa nel carcere di Patrasso per chiedere migliori condizioni di detenzione. I prigionieri che hanno sottoscritto la protesta sono già 650 e sembrerebbe che una protesta simile, e di massa, stia per partire anche nel carcere di Larissa e in quello di Korydallos della capitale.

Greece Riots

(AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Poi, incredibile ma vero, il Partito Comunista Greco -KKE- (che non smuove molto le mie simpatie come potete immaginare) ha accusato il nuovo governo, quindi il partito socialista Pasok di voler “schiacciare il movimento operaio”. E’ un comunicato che si riferisce ai lavoratori del porto del Pireo (principale porto del Mediterraneo orientale) , in sciopero permanente contro la cessione della gestione dei terminal cargo ad un’impresa cinese. Lo scorso mese un precedente sciopero aveva bloccato il porto per quasi 3 settimane, causando pesantissime ripercussione sull’economia del paese. Aleka Papariga, segretaria del KKE scrive che il principale obiettivo del Pasok è quello di schiacciare letteralmente il movimento operaio e popolare con la manipolazione e l’uso strumentale del bastone e della carota, ovvero della paura e della speranza». Insomma, anche il KKE sembra essersi accorto del pesante livello di repressione che sta scatenando il nuovo governo, anche se non si preoccupa di dire una parola sul movimento studentesco.

 (AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Michalis Chrisochoidis

Movimento studentesco che preoccupa sempre di più i nuovi padroni del paese. Proprio in questi giorni è stato lanciato un appello alla mobilitazione generale in una «lotta per una scuola pubblica e libera per tutti» e contro «la repressione poliziesca e il razzismo». Quindi, alla richiesta di 5 anni di carcere per chi occupa scuole ed atenei, la risposta del movimento è stata chiara. Ha rilanciato ad estendere le mobilitazioni, ad unirsi alla protesta sociale ed operaia e all’insurrezionalismo anarchico.
La richiesta alle 150 occupazioni già in atto è di resistere e contagiare gli istituti che non hanno ancora bloccato la didattica: intanto il 36° anniversario della rivolta studentesca del ’73 è sempre più vicino, così come il primo anniversario della morte di Alexis.
«Nel paese c’è un’atmosfera esplosiva, viviamo un momento di esplosione della violenza di cui possono approfittare l’anarchia e la criminalità organizzata» , ha avvertito Michalis Chrisochoidis, nuovo ministro dell’ordine pubblico; dopo il cambio dei giorni scorsi ai vertici di polizia e servizi segreti, ha anche annunciato la creazione di una nuova superpolizia impegnata solo contro terrorismo e crimine organizzato.
Alla polizia, ai reparti speciali M.A.T., pare si aggiungeranno nuovi burattini in divisa. Contemporaneamente, il nuovo ministro ha deciso di ridurre la presenza di divise nella zona del Politecnico e nel quartiere di Exarchia in vista di queste calde settimane.

Dalla Grecia… con molto “furore”

6 novembre 2009 Lascia un commento

GREECE-UNREST/Aria sempre più che calda nell’Ellade.
La Grecia, e non solo la capitale Atene, continuano a disseminare il territorio di attacchi alla polizia, attentati dinamitardi ed incendiari, manifestazioni, scioperi e occupazioni di scuole e facoltà universitarie.

L’ala più dura dell’anno rivoltoso, il massiccio movimento anarchico non sembra lasciarsi fermare dalle pesanti intimidazioni del nuovo governo e oggi rivendica l’attentato di ieri mattina contro gli uffici del partito di estrema sinistra Syriza.  La rivendicazione riporta una firma tutta nuova “Incendiari dell’isteria e del terrore”, che dichiarano nel comunicato di aver voluto colpire quel partito per denunciarne l’evidente condotta antirivoluzionaria e che l’azione era stata compiuta con ordigni a gas proprio “per non mettere in pericolo la vita delle persone” ma solo per far arrivare chiaro il messaggio.

Ieri invece di cose ne son successe diverse ad Atene, Salonicco e anche ad Heraklion, principale città dell’isola di Creta (dove sono state incendiate diverse auto della regione) . A Salonicco 5 uomini armati hanno sparato all’alba contro agenti della polizia : una pattuglia li aveva sorpresi armati di fucile su due auto, non si capisce se hanno intercettato una rapina o se fosse un’azione di uno dei gruppi armati attivi ormai nel paese. Solamente pochi giorni fa un commissariato di Atene era stato assaltato da un gruppo armato e 6 agenti erano rimasti feriti.

E siamo sempre più vicini al 17 novembre, anniversario della rivolta studentesca contro i colonnelli del 1973 e al 6 dicembre, primo anniversario dell’uccisione di Aleksis

Qui tutti gli aggiornamenti fatti su Atene nell’arco di quest’anno
MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI
 

Grecia: la polizia comunica di non voler arrestare studenti

4 novembre 2009 1 commento

Aggiornavo ieri con la notizia che la procura di Salonicco aveva chiesto alla polizia la possibilità di aprire indagini, con una pena fino a 5 anni di carcere, contro studenti coinvolti in occupazioni di licei e facoltà universitarie. Una richiesta non da poco in un paese in cui vige una legge che mantiene a distanza le forze dell’ordine da qualunque edificio scolastico ed universitario: quello che è ormai chiamato l’ “asilo universitario” è stato strappato con la rivolta studentesca contro i colonnelli del 1973 ed ha sempre permesso al movimento studentesco ateniese di rifugiarsi all’interno delle città universitarie e delle facoltà occupate in caso di bisogno.

GREECE-IMMIGRATION-PROTEST-CLASHES

;-) Foto di Aris Messinis, AFP

E’ una legge che negli anni è stata ripetutamente attaccata ma mai sconfitta, tanto che ha permesso alla “rivolta di dicembre” dello scorso anno, di durare 3 settimane senza sosta, grazie alle occupazioni degli atenei. Poli liberi e liberati, gli atenei sono stati luoghi di assemblee e incontri, le gremite aule in costante riunione giorno e notte hanno alimentato le manifestazioni e la voglia di resistere e contrattaccare i burattini che fuori fremevano per caricare, sparare e intossicare l’aria circostante. Sono stati luoghi di dibattito e socialità, luoghi di mense sempre aperte e sempre in funzione, di farmacie più fornite delle vere farmacie, sono state laboratorio di assalti e fughe, di speranze e lacrime.
E ovviamente il Pasok vuole provare ad eliminare il problema dalla base: togliendo l’asilo. Permettendo alla polizia di entrare.

Da poco però un’Ansa ci dice che   La polizia di Salonicco si rifiuta di arrestare gli studenti che occupano decine di scuole e facoltà universitarie, malgrado l’ordinanza della procura della città, per timore che ciò scateni pericolose reazioni in un momento di sensibile tensione sociale. È quanto indicano esponenti del sindacato degli insegnanti (Olme) che appoggiano la posizione assunta dagli agenti. Tues Metafidis, dirigente dell’Olme, citato dai media, ha spiegato che la polizia ritiene che un suo intervento «infiammerebbe la situazione provocando imprevedibili reazioni» da parte dei giovani, che già hanno manifestato il mese scorso ad Atene contro la crisi del sistema scolastico e i tentativi di riforma privatistica delle università. E dal movimento studentesco sono anche giunti segnali di appoggio agli anarchici contro gli arresti e le retate poliziesche. Ieri il procuratore capo del tribunale di prima istanza di Salonicco, Dimitri Papageorgiou, aveva chiesto alla polizia di aprire inchieste, arrestare e deferire alla magistratura gli studenti coinvolti nell’occupazione di scuole e facoltà universitarie qualora venga impedito lo svolgimento dell’attività docente. L«incriminazione potrebbe costare ai giovani sino a 5 anni di carcere. La decisione del procuratore, criticata dalle organizzazioni dei genitori e degli insegnanti, rischiava di aprire la porta ad iniziative simili anche ad Atene dove sono in atto numerose occupazioni, scolastiche. Nei giorni scorsi attacchi con bombe molotov erano stati compiuti da sconosciuti contro le storiche occupazioni anarchiche ateniesi in via Lela Karagianni e a Villa Amalias che vanno avanti da una ventina d’anni. Gli squatter hanno accusato dell’attacco forze »parafasciste« nel quadro della »strategia repressiva« del nuovo ministro per l’ordine pubblico Michalis Chrisochoidis

Già a caldo, lo scorso natale, alcuni soldati diffondevano questo comunicato

Scontri ad Atene: il PASOK tiene Eksarxia sotto assedio!

22 ottobre 2009 1 commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _Chiacchiere tra burattini_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene: chiacchiere tra burattini_

La sinistra è al governo da una manciata di giorni e l’aria è totalmente cambiata: la repressione di stato mossa dal PASOK è molto più pungente di quello che Karamanlis aveva messo in piedi fino a questo momento.

Alcuni spazi di agibilità erano intoccabili, in alcuni quartieri la polizia e i suoi infami reparti speciali (M.A.T.) se entravano in determinati quartieri era per provocare un po’, per provare ad acciuffare qualcuno, prendersi qualche molotov addosso e tornare via, nelle strade principali, a pattugliare.

Ora, da poche ore dopo la vittoria del PASOK quartieri come Exarchia hanno già cambiato il loro profilo: dallo scorso dicembre è stato il quartiere roccaforte degli anarchici e di tutti coloro che hanno fatto riferimenti alla grande rivolta di dicembre. I vicoli di Exarchia hanno il profumo della cera delle candele che continuamente vengono accese nel luogo dove fu ammazzato il 16enne Alexis, i vicoli di Exarchia ora sono costantemente presidiati da un imponente schieramento di forze dell’ordine.

Il quartiere è in stato d’assedio dal giorno dopo la vittoria delle elezioni, tanto per dimostrare che la sinistra userà la mano pesante, non marcerà sui corpi come ha fatto il governo precedenti, ma di quei corpi vorrà lo scempio: il nostro buon vecchio PCI sarebbe invidioso di tanta mano libera.

 

Da ieri sera le strade e le facoltà di Atene sono di nuovo in fermento, dopo l’arresto di un esponente del partito di estrema sinistra Syriza e di due giornalisti, poi tutti rilasciati. Gli arresti sono avvenuti ieri sera durante la presentazione di un libro: i reparti speciali sono entrati in libreria (dichiarano che stavano rispondendo ad un assalto) suscitando l’ira di tutti i presenti. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato all’occupazione del rettorato e di alcune facoltà e scuole della capitale e di altre città nel paese: da giorni ormai l’aria del quartiere degli studenti ateniesi è estremamente tesa.

La repressione e i fermi di polizia sono aumentati vertiginosamente e la rabbia s’è unita alle manifestazioni indette per la morte di un migrante pachistano in stato di arresto…..insomma, la capitale dell’Ellade è da tenere sotto controllo.


Il Pasok non aspettava altro: blitz e minacce contro il movimento

10 ottobre 2009 1 commento

gr}pasokChi conosceva anche poco la realtà greca sapeva perfettamente che la sconfitta di Karamanlis e la vittoria del Pasok di Papandreou non avrebbero mutato la situazione, anzi. 
Chi ha passato un po’ del suo tempo nelle piazze ateniesi, nelle loro manifestazioni, affrontando celere e MAT (i reparti speciali) con la loro incredibile tecnologia chimica e con il loro strano modo di gestire la piazza ed attaccare, sa perfettamente che tra i primi nemici di quella massa nera e colorata che incendiava la città  c’era proprio il Pasok, quella democratica sinistra che ha strappato la vittoria alle ultime elezioni, pochi giorni fa.
E non perdono tempo, i nuovi padroni, le guardie rosse, a minacciare chi in quei mesi e senza smettere poi in quelli successivi ha sovvertito la quotidianeità. I nuovi scagnozzi delegati alla difese e all’ordine interno, hanno lanciato dichiarazioni bellicose contro il movimento anarchico che ha trasformato “atene in kabul”. Ovviamente oltre a lanciare dichiarazioni hanno fatto partire due pesanti blitz polizieschi nel quartiere simbolo della rivolta, a pochi passi dal Politecnico.

Vi incollo l’agenzia stampa di questa mattina:3322887943_58a60fdfcf
Il neo ministro socialista dell’ordine pubblico, Michalis Chrisochoidis, ha promesso «democrazia e pugno di ferro» contro gli anarchici, dopo aver ordinato ieri due blitz polizieschi senza precedenti nel centro di Atene. Ma l’estrema sinistra denuncia la minaccia di «uno stato di polizia» e il movimento anarchico si mobilita. «Con la nuova generazione di terroristi, siamo diventati Kabul» ha affermato Chrisochoidis, parafrasando se stesso quando era all’opposizione. Ed ha avvertito, citato stamane dalla stampa, che con il nuovo governo del premier Giorgio Papandreou «la tolleranza è finita» e «non sarà consentito a delinquenti e vandali di distruggere le proprietà». Il ministro, cui viene attribuito il passato smantellamento dell’organizzazione armata marxista 17 Novembre, ha promesso il rafforzamento della polizia e la riforma dei servizi segreti. Ieri due operazioni senza precedenti, con la partecipazione di centinaia di agenti dei corpi speciali antisommossa, avevano assediato per ore il quartiere di Exarchia, roccaforte del movimento anarchico, da dove era partita lo scorso dicembre la rivolta seguita all’uccisione di un quindicenne da parte della polizia. Le retate, che hanno portato ad oltre cento fermi, centinaia di perquisizioni e ad una decina di arresti, hanno seguito di poco più di 24 ore un raid di incappucciati al centro della capitale contro banche,negozi e automobili per protesta contro l’arresto di tre loro compagni «accusati ingiustamente» di far parte di un gruppo armato. Il partito di estrema sinistra Syriza ha duramente stigmatizzato i raid delle forze dell’ordine definiti «attacchi contro la gioventù» e i «diritti democratici» ed ha invitato il governo socialista a «cambiare strada». Il movimento anarchico ha accusato il nuovo governo socialista di essere peggio di quello precedente di centrodestra ed ha annunciato mobilitazioni. 

Tanti auguri al PASOK … non li invidio molto! ;-)

5 ottobre 2009 Lascia un commento

In Grecia vince il PASOK di Papandreou con una maggioranza non da poco.
GREECE POLICE GUNFIREQuando penso al PASOK mi viene in mente quella salitina, a pochi passi da Exarchia, dove c’è la loro sede principale.
Nelle giornate di dicembre era probabilmente il luogo più blindato, quello attorno a cui i MAT provocavano continuamente pattugliando i marciapiedi con le loro ridicole divise e quella tonnellata di armamenti chimici a testa. Era anche il luogo attorno a cui l’attenzione di quel massiccio e incazzato movimento era sempre alta, sempre pronti ad attaccarla alla prima distrazione dei burattini verdi e blu.
E’ stato poi, il Pasok, nei mesi successivi, oggetto di quasi tutti gli attentati avvenuti tra Atene e Salonicco
Repubblica ce la spaccia come la nuova speranza per la sinistra europea… noi sappiamo bene che sarà ancor più dura di prima.

Lo scorso dicembre, ad Atene... augurando al PASOK un "caldo natale" già da ora

Lo scorso dicembre, ad Atene... augurando al PASOK un "caldo natale" già da ora

Ucciso un compagno ad Atene

26 maggio 2009 Lascia un commento

Hanno assassinato un compagno cretese a colpi di pistola nel quartiere simbolo della rivolta dello scorso dicembre ad Atene,  Eksarkia.
Il ragazzo, 28enne,  è stato ucciso oggi a mezzogiorno a pochi passi dal Politecnico : fermato all’angolo di una strada da una moto da Enduro con sopra due persone che indossavano maschere sotto i caschi integrali e freddato con 4 colpi di pistola. Una volta a terra è stato colpito da altri due colpi a bruciapelo, poi i due killer si sono dileguati in moto.
Moto che è stata ritrovata poco dopo, abbandonata non troppo lontano.
Il ragazzo ucciso faceva parte del movimento, era un un operaio elettricista, un compagno che era stato arrestato durante gli scontri dei mesi scorsi. 
Proveremo a capirci qualcosa tra un po’…
MALEDETTI ASSASSINI
DOLOFONI! 

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

IL RIVOLTOSO VENTO GRECO: da Peacereporter

27 gennaio 2009 2 commenti

Vento di rivolta di Valentina Perniciaro
tratto da Peacereporter 

Il racconto di una manifestazione nella Grecia in fiamme per le proteste di giovani e meno giovani

Immersione nella rivolta d’Atene e del resto della Grecia. L’attenzione viene catturata da una ragazza esile, dai capelli nerissimi, che si aggira con una sagoma umana ed una bomboletta spray. Riempie marciapiedi e muri di un magro cadavere, con scritto sulla pancia TUO FIGLIO.

reparti M.A.T. prima della carica a Syntagma_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene: reparti M.A.T. prima della carica a Syntagma_

Ne era piena la città, di quel corpo disegnato, e pieno anche di persone che si bloccavano a guardarlo, interrompendo lo shopping prenatalizio, addolorate e indignate. Quella sagoma ha un nome ben preciso: quello è il corpo di Alexis Grigoropoulous, studente quindicenne, ucciso a freddo dalla pistola di un poliziotto, senza alcun motivo, tra i vicoletti di Eksarkia, quartiere di Atene pullulante di ragazzi, negozi di strumenti musicali e locande dove mangiare e bere a prezzi stracciati. La avvicino subito ed in pochi minuti mi anticipa quello che vivrò nei successivi giorni, o meglio, nelle interminabili nottate di scontri che hanno riempito la capitale dell’Ellade per un intero mese.
Non dice il suo nome per motivi di sicurezza, data la quantità di arresti avvenuti negli ultimi giorni. Sarà solo D. Non è restia a parlare, però, sembrava non aspettare altro: quelle sagome che disegna, con il viso coperto da fazzoletti imbevuti di una crema contro gli effetti dei gas e dalla maschera antigas, sono il simbolo di come questo movimento spontaneo e violento voglia allargarsi, comunicare a più persone possibile per fare in modo che la rivolta si espanda e si riempia di contenuti sociali e politici che vadano al di là della lotta contro la violenza degli apparati di Stato.

Non si fa in tempo a conoscerla che parte un’altra carica dei M.A.T., i reparti speciali riconoscibili dalle divise verdi (la normale polizia anti-sommossa è vestita con divise blu): senza di lei non sarei riuscita ad uscirne salva, perché il modo di muoversi di questi reparti è di gran lunga diverso da quello che siamo abituati a vedere in Italia.
”Non usano solamente lacrimogeni per disperderci. I M.A.T., quegli assassini, si infilano all’interno del corteo in piccoli gruppi, all’improvviso, usando quantità indescrivibili di armamenti chimici di ogni genere: lanciano lacrimogeni di tipo Cs, granate assordanti, spray urticanti e una polvere paralizzante di un vago colore giallognolo. E’ raro che usino il manganello, lo portano agganciato dietro la schiena: non ne hanno bisogno perché ti arrestano poco dopo averti paralizzato con le loro polveri, ti prendono mentre non riesci a muoverti e senti i polmoni scoppiarti dentro”, inizia a raccontare.”Hanno ucciso

Foto di Valentina Perniciaro _Il volto di Alexis sulle mura di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Il volto di Alexis sulle mura di Atene_

un ragazzo di 15 anni, hanno ucciso uno di noi, uno studente come tanti. L’hanno ammazzato senza un motivo ed ora è giusto che tutto bruci: deve bruciare tutto, tutto quello che simboleggia il loro potere, tutto quello che è il loro capitalismo, il loro commercio, i loro beni di lusso. Il superfluo deve sparire da questa città e dalle altre di questo Paese, tutti devono capire che questo governo corrotto e militarista deve andare via, che la classe dirigente deve sparire, che non abbiamo niente da perdere, che ci hanno privato del diritto al futuro dal momento in cui siamo nati, che siamo una generazione senza alcuna speranza e che ora vogliamo dire la nostra. Vogliamo riprenderci le strade per prima cosa, poi tutto il resto”.
E’ un fiume in piena, parla senza respirare mentre mi dona un po’ di crema da spalmare sul viso per provare a calmare un po’ quel senso di soffocamento e bruciore.

”Non avevamo mai avuto a che fare con una simile portata di lacrimogeni: da quando è stato ucciso Alexis sono state usate più di 5 tonnellate di armamenti chimici vietati dalle convenzioni internazionali: l’aria è satura e noi siamo stremati. Tutte le principali facoltà universitarie sono occupate da giorni in un susseguirsi di assemblee partecipate e ordinate malgrado il marasma totale che le circonda e la spontaneità di questo movimento rivoltoso. La gente è con noi. Lo sciopero generale di ieri ne è stata la prova: il Paese è paralizzato: non siamo solo noi, non è solo il movimento anarchico a non riuscire più a contenere la sua rabbia, ma è l’intero Paese a comprendere la nostra lotta, ad appoggiarla, ad aiutarci a farla crescere”.
In effetti quello che racconta D., mentre tossiamo ripetutamente, si palesa ai miei occhi stranieri in poche ore: Atene è una città che sta largamente dalla loro parte, che non si dispera per le macchine bruciate o per gli interi palazzi evacuati a causa degli incendi causati dagli scontri; non solo giustifica la rabbia, ma la guarda con un sorriso quasi speranzoso, come una boccata d’aria pura in una società che fa sentire tutti sempre più vacillanti, precari. Perché la Grecia è un Paese con una situazione sociale allo stremo, dove la precarietà si sta radicando in ogni settore e il mondo dell’istruzione ha preso l’ultima mazzata con la riforma scolastica voluta dal governo Karamanlis.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene si prepara a sfilare per la terza settimana_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene si prepara a sfilare per la terza settimana_

Da poche ore stanno girando per la città due comunicati che D. mi fa leggere con gli occhi entusiasti: uno a firma dei lavoratori di Atene, l’altro firmato da centinaia di soldati che si sono rifiutati di affiancare i reparti speciali contro studenti universitari, lavoratori e combattenti del movimento antimilitarista.
”Lo vedi che non siamo soli? Questo movimento sta crescendo, guarda cosa ci dicono i lavoratori portuali, quelli che hanno lottato contro i colonnelli…sono proprio loro a dirci di andare avanti, a dirci che dobbiamo arrivare dove loro non sono riusciti, a dirci di non isolarci e rimanere soli, ma di estendere la nostra rabbia, di condividerla e foraggiarla, di non ascoltare le organizzazioni politiche e fare tutto ciò che crediamo sia giusto fare per rispondere a questa pressante ed inaccettabile militarizzazione e precarizzazione delle nostre vite e dei nostri territori”. Le brilla lo sguardo quando mi racconta delle decine di centinaia di persone che da settimane stanno vivendo giorno e notte per le strade, rispondendo agli attacchi della polizia senza mollare: le brilla come brilla a tutta un’intera generazione che non vuole più abbassare la testa.

Valentina Perniciaro

Si scaldano le piazze ateniesi e greche. La polizia compie atti “illeciti”

10 gennaio 2009 1 commento

ATENE torna a scaldarsi. Dopo le tre settimane di rivolta iniziato il 6 dicembre dopo l’omicidio di Alexis e la “pausa” natalizia, gli studenti e i rivoltosi greci stanno ricominciando ad occupare le strade. Hanno iniziato con le mobilitazioni di sostegno alla popolazione di Gaza ed ora stanno ricominciando a mobilitare tutto il movimento studentesco, prima dei nuovi scioperi operai.

Foto di Aris Messinis

Foto di Aris Messinis _Ieri, ad Atene_

Anche ieri una manifestazione di 3000 persone tra studenti, docenti e precari ha percorso diverse strade del centro ed ha attaccato la polizia che ha risposto con la solita pioggia di armi chimiche.
La manifestazione si è spostata dalle parti del Politecnico e della Facoltà di Legge, non più e non ancora occupate. Per evitare che fosse nuovamente rioccupato il Politecnico alcuni docenti e studenti hanno fatto cordone intorno all’edificio: la struttura ha subito ingenti danni durante la battaglia di dicembre.

 
Nel frattempo da Oliva vengo a sapere:
Blitz a casa dell’ avvocato Stavroula Ghiannakopoulou alle 2:00 di notte senza avvertimento,senza la sua presenza  e senza la presenza di testimoni come previsto dalla legge.Cosa cercavano , cosa hanno preso e da chi hanno avuto il permesso solo i poliziotti di Eksarxia lo sanno.Infine,come la stessa avvocato denuncia,per molte ore,in sua assenza ,entravano ed uscivano dal suo appartamento molti estranei.
GREECE-POLITICS-DEMOAppunto per il gran numero di gente e per la confusione che facevano questi ultimi,i vicini di casa-come hanno  dichiarato-pensavano ci fosse…una festa! Tornata a casa ha trovato la porta aperta e tutta la casa sotto sopra.Spaventata e  convinta di essere stata derubata si è recata al vicino commissariato di Eksarxia  per denunciare il fatto.Un poliziotto l’ha informata dell’accaduto invitandola ad andarsene dal commissariato… 

PROVERO’ AD AGGIORNARE A BREVE SULLA SITUAZIONE GRECA. 

Atene a colpi di Kalashinkov, questa notte

5 gennaio 2009 2 commenti

Ieri un’imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro di Atene per portare solidarietà alla Striscia di Gaza, sotto attacco israeliano da 9 giorni.
Durante la manifestazione, oltre a bruciare le bandiere di Israele e degli U.S.A., sono state incendiate alcune banche e un grosso concessionario della Mercedes Benz. La polizia ha disperso il corteo con il lancio di lacrimogeni e granate urticanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Questa notte invece è accaduta un’altra cosa, di cui vi incollo l’agenzia:
Un poliziotto greco è rimasto gravemente ferito la notte scorsa ad Atene da colpi di mitraglietta esplosi da sconosciuti contro di lui e un collega. Lo riferiscono fonti di polizia. L’agente, ferito al torace e ad un piede, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi e dovrà essere operato, ha detto la stessa fonte. L’episodio ha avuto luogo poco dopo le 4:00 del mattino ora locale. I due poliziotti si trovavano nei pressi del ministero della Cultura nel centro di Atene. Gli sconosciuti che hanno aperto il fuoco sono poi fuggiti e sul posto sono stati trovati una ventina di proiettili, probabilmente di un Kalashnikov. Le forze dell’ordine hanno lanciato una vasta operazione in tutta la città e hanno sentito una quarantina di persone nel solo quartiere di Exarchia, dove il poliziotto è stato ferito. Il 23 dicembre sconosciuti avevano sparato scontro un furgone delle forze anti-sommossa ad Atene. L’attacco era stato rivendicato l’indomani da un gruppo sconosciuto, denominatoso ‘Attacco popolare’, in una telefonata anonima ad un sito internet d’informazione. Dalle indagini risulta che in quel caso i colpi erano stati sparati da due diversi Kalashnikov.

DA UN’ AGENZIA POMERIDIANA:

Secondo la polizia greca almeno una delle armi che hanno sparato sarebbe la stessa usata in un attacco di Lotta rivoluzionaria, considerato il principale gruppo terroristico presente nel paese. «L’inchiesta sulla pistola 9mm utilizzata nell’attacco di oggi – ha spiegato un portavoce della polizia – ha dimostrato che è stata utilizzata in un attacco ad una stazione di polizia avvenuto ad aprile 2007». Quell’attacco era stato appunto rivendicato da Lotta rivoluzionaria. Nel caso di oggi invece, non c’è stata fino a sera alcuna rivendicazione. Sul posto gli agenti hanno trovato 37 bossoli provenienti da un’arma automatica tipo Kalashnikov e 4 compatibili con una calibro 9. Uno dei tre poliziotti coinvolti nell’attacco, Diamantis Mantzounis, 21 anni, è stato ferito da due pallottole, al petto e alla coscia, ed è stato ricoverato in ospedale, dove è stato operato. Il suo stato di salute è stato definito grave dai medici ma non è in pericolo di vita. Lotta rivoluzionaria è un gruppo di estrema sinistra, che si è fatto conoscere a partire dal 2003, vale a dire dopo che la polizia aveva smantellato la rete di ’17 Novembrè, organizzazione responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Grecia per oltre un decennio. Da allora Lotta rivoluzionaria ha firmato otto attentati ad Atene, tra cui un attacco con razzi all’ambasciata statunitense nel gennaio 2007. La polizia ormai segue la pista di Lotta rivoluzionaria anche per i colpi sparati contro un furgone delle forze antisommossa il 23 dicembre in un altro quartiere di Atene. I bossoli di Kalashnikov utilizzati per quest’attacco, che non ha causato feriti, sono identici a quelli ritrovati oggi a Exarchia. Per Lotta rivoluzionaria – che afferma di rispondere alla crescente repressione – ogni poliziotto è un nemico da abbattere. La morte il mese scorso del giovane Alexandros Grigoropoulos ha creato d’altra parte un clima di tensione ad Atene che sembra stimolare Lotta rivoluzionaria ad agire. (ANSA-REUTERS-AFP)

Due comunicati importanti da Atene…buona lettura

23 dicembre 2008 3 commenti

Una lettera agli studenti da lavoratori di Atene  *Venerdì 19 dicembre 2008*

La nostra differenza di età e la generale estraniazione ci rende difficile parlarvi nelle strade, per questo vi scriviamo questa lettera. Molti di noi non sono (ancora) pelati o con la pancia. Siamo esponenti del movimento del 1990-1. Crediamo che ne abbiate sentito parlare. Allora, e durante le occupazioni delle nostre scuole durate 30-35 giorni, i fascisti uccisero un insegnante perché era andato oltre il ruolo naturale (di nostro guardiano) e aveva oltrepassato la linea, era venuto con noi nella nostra lotta. Allora, tutti scesero in piazza e fu rivolta. Ma noi nemmeno pensammo di fare quello che fate voi oggi: attaccare le stazioni di polizia (per quanto cantassimo “bruciamo le stazioni di polizia…”). Voi ci avete superato, come sempre accade nella storia. Le condizioni certo sono diverse.

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Negli anni ’90 ci hanno venduto l’idea e la prospettiva di successo personale e alcuni di noi se la sono bevuta. Ora le persone non credono più a questa storiella. I vostri fratelli maggiori ce l’hanno mostrato durante i movimenti studenteschi del 2006-7. Oggi voi risputate loro in faccia la loro stessa favoletta. Fino a qui tutto bene. Ora la parte più dura, e pure buona, inizia. Vi diciamo che abbiamo imparato dalle nostre lotte e sconfitte (perché finchè il mondo non è nostro ci saranno sempre sconfitti) e voi potete usare come meglio credete quello che noi abbiamo imparato: Non rimanete da soli. Chiamateci, chiamate tutte le persone che potete. Non sappiamo come potrete farlo, troverete voi il modo. Avete già occupato le vostre scuole e ci dite che la ragione principale è che non vi piacciono. Bene. Siccome le avete già occupate, ora cambiatene il ruolo.
Condividete le vostre occupazioni con gli altri. Fate sì che le scuole diventino i primi palazzi che ospitano le nostre nuove relazioni. La loro arma più potente sta nel dividerci. Come non avete paura a attaccare le loro stazioni di polizia perché siete insieme, uniti, non abbiate paura di chiamarci per cambiare tutti insieme le nostre vite. Non ascoltate le organizzazioni politiche (siano anarchici o altri). Fate ciò che ritenete e avete bisogno di fare. Credete alle persone, non a schemi o idee astratte. Credete nelle vostre relazioni dirette con le persone. Credete ai vostri amici, coinvolgete il numero maggiore possibile di persone nella lotta. Non ascoltate chi dice che la vostra lotta non ha contesto politico e che lo dovete trovare. La vostra lotta è il contesto. Avete solo la vostra lotta e farla continuare è nelle vostre mani. Solo questo può cambiare le vostre vite e le relazioni reali con i vostri compagni. Non abbiate paura di continuare quando vi confrontate con nuove cose. Ognuno di noi, diventando più grande, ha cose impiantate nella testa, anche voi ma siete più giovani. Non dimenticatevelo. Nel ’91 abbiamo sentito il profumo di un nuovo mondo e l’abbiamo trovato, credeteci, duro. Abbiamo imparato che ci devono sempre essere dei limiti. Ma non abbiate paura di assaltare negozi. Noi produciamo le cose, sono quindi nostre. Ci insegnano che bisogna alzarsi ogni mattina per produrre cose che poi non saranno mai nostre. Riprendiamocele e condividiamole. Come condividiamo gli amici. Ci scusiamo di questa rapida lettera, ma la scriviamo scansandoci dal lavoro, di nascosto dal capo. Siamo imprigionati al lavoro, come voi nelle vostre scuole. Ora racconteremo una bugia e ce ne andremo dal lavoro: veniamo a raggiungervi in piazza Syntagma con le pietre nelle nostre mani.

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Centinaia di soldati dei 42 campi dell’esercito dichiarano:
CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI; APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA’ E DEI LAVORATORI.
Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare obbligatorio - non reclute dell'esercito].
Soldati ai quali, a Hania, è stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo fa. [Soldati] che portano il peso delle riforme e della “preparazione” dell’esercito greco. [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l’oppressione ideologica del militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della sottomissione ai “[nostri] superiori”. Nei campi dell’esercito [nei quali serviamo], sentiamo di un altro “incidente isolato”: la morte, provocata dall’arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis.
Sentiamo di lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono lontano. Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo?

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Sentiamo che Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di disoccupati. Vestiti con uniformi dell’esercito ed “abbigliamento da lavoro”, facendo la guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei “superiori”, ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi].
Abbiamo vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente disoccupati, le loro “pentole d’argilla”, i “ritorni di fiamma accidentali”, i “proiettili deviati”, la disperazione della precarietà, dello sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari. Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell’esercito, ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull’imposizione dello “stato d’allarme”.
Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo attraverso l’intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni [dell'esercito], condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è stato ordinato di stare attenti e di “tenere gli occhi aperti”.
Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI? Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme. Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME?
Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:
- Distribuzione di armi cariche in certe unità dell’Attica [dove si trova Atene] accompagnata anche dall’ordine di usarle contro i civili se minacciate. (per esempio, una unità dell’esercito a Menidi, vicino agli attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)
- Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]
- Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell’area periferica dei campi dell’esercito
- Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell’esercito a Nayplio-Tripoli-Korinthos
- Il “confronto” da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di addestramento per reclute di Thiva riguardo l’identificazione di soldati con negozianti la cui proprietà è stata danneggiata
- Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per reclute di Corinto e l’ordine di sparare contro i nostri concittadini se si muovessero “minacciosamente” (nei riguardi di chi???)
- Disporre una unità speciale alla statua del “Milite ignoto” giusto di fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la manifestazione dei lavoratori
- Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e dall’Italia – nel ruolo di un esercito di occupazione – rivelando così il vero volto anti-lavoratori/autoritario della U.E. La polizia che spara prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

E’ per questo che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la società ad accettare il ritorno all’esercito del totalitarismo riformato.
Ci stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola. Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell’esercito, della polizia e l’approvazione di Hinofotis (ex membro dell’esercito professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per “agitazioni” interne), del QG dell’esercito, dell’intero governo, delle direttive della U.E., dei negozianti-come-cittadini-infuriati e dei gruppi di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di occupazione – non ci chiamate “corpo di pace” quando ci mandate all’estero a fare esattamente le stesse cose? – nelle città dove siamo cresciuti, nei quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato.
La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa gioventù. Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di fronte al deserto del reale all’interno ed all’esterno dei campi dell’esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più importante, SENZA PAURA. SIAMO CIVILI IN UNIFORME.
Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno spaventapasseri.
Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di terrore.
Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune,

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

gli stessi pericoli e le stesse speranze.
CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D’ALLARME CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE.
Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia e della repressione di stato.
Non ci opporremo mai al nostro popolo.
Non permetteremo nei corpi dell’esercito l’imposizione di una situazione che ricordi i “giorni del 1967″ [quando l'esercito greco ha effettuato il suo ultimo colpo di stato].


								

Queer: Fuoco Greco

21 dicembre 2008 Lascia un commento

MERRY CRISI AND HAPPY NEW FEAR, Queer, 21 dicembre 2008
        di Anubi D’Avossa Lussurgiu, Valentina Perniciaro e Oliva Damiani 

«Se le città bruciano, sono i fiori che sbocciano»: quella frase, scritta con uno spray rosso sul pianale d’una automobile rovesciata e incendiata a barricare via Zaimi, retrostante alla cinta del Politecnico di Atene e antistante al quartiere colto-popolare di Eksarchia, dove Alexi Grigoropoulos è stato assassinato a 15 anni, il 6 dicembre scorso, dalla polizia di Stato, durante una “ordinaria” attività di controllo, cosa ricorda?qr2112-que02-2

Cosa, nella messe di segni consegnatici dall’esperienza passata dei momenti rivoluzionari, delle insurrezioni dominate da una rottura generazionale? E cosa ricorda il messaggio in lingua franca, cioè in inglese, che ha cominciato a pullulare sui muri della capitale dell’Ellade attraversata dalla rivolta studentesca, giovanile e sociale, nella seconda settimana di ribellione: «Merry crisis and happy new fear»? Cosa ricorda questa creazione di significanti ausiliari all’insorgenza, che deturnano l’estetica metropolitana, l’ipertesto letterario, l’immaginario della società della produzione e del consumo giunta al suo massimo sviluppo e ai sintomi del collasso?

Per un verso, non ricorda nulla. Se è memoria, lo è del futuro. Come per ogni movimento ed ogni gesto di distruzione dello stato di cose presente e della sua narrazione “autorizzata”. Per un altro, se ogni estestica di rottura epocale è balzo di tigre nella storia, questa della rivolta greca del dicembre 2008 richiama un solo esempio di quella tradizione delle esperienze rivoluzionarie, almeno nel quadro della sua effettica dislocazione geopolitica, ossia l’Europa occidentale: il Joli Mai del Sessantotto francese. Al di là dell’apparente continuità di alcuni registri di comunicazione con la poetica No Future che segnò la cadenza del post-Settantasette europeo, certamente riconducibile ad elementi della soggettività anarchica e insurrezionalista particolarmente presente nel caso greco, bisogna infatti badare al contesto intero di questa produzione di messaggio sovversivo: che è il contesto di una ribellione a forte protagonismo studentesco, scandita sul ritmo d’una esplosione di coscienza fortemente generazionale e al tempo stesso precipitata su un sostrato profondo di significati storici, della storia “lunga” del continuum rivoluzionario. Ed è allo stesso momento il contesto d’una totale scissione tra la percezione di sè d’una intera e larga soggettività sociale e l’interezza degli apparati di gestione del consenso, di riproduzione dei meccanismi di potere, ciò che classicamente è definibile come “ideologia dominante” e che la post-modernità ha mutato e riproposto come apparentemente inattacabile poiché “senza centro”, identicamente all’estrazione capitalistica di valore. Laddove, invece, la rivolta si condensa non semplicemente come una linea d’esodo, ma primariamente come una linea d’attacco. Proprio qui, peraltro, si può collocare precisamente la “fortuna” dell’estetica, ancor prima che della cultura politica, dell’anarchismo nell’insorgenza ellenica: nella immediata riconoscibilità di verità radicali in ordine alla natura alienante delle strutture di potere, inconciliabile con la “viva vita”. Alla medesima maniera in cui, appunto, fu tendenzialmente “anarchico” il Sessantotto più intenso, insurrezionale, il Maggio francese.

Scrivono le “ragazze in rivolta” , compagne femministe attive nell’occupazione della Scuola d’Economia di Atene, in un documento importante nello sviluppo dell’autoconsapevolezza di questa nuova “generazione delle barricate”, che al centro della ribellione sta precisamente il “corpo assassinato”. Scrivono e rivelano: «Quando il poliziotto intima ‘ehi tu’, il soggetto cui questo commando è diretto a

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, corteo di migranti e studenti:

che volge il suo corpo in direzione dell’autorità (in direzione della chiamata del poliziotto) è in partenza innocente fino a che risponde alla voce che lo richiama come prodotto dell’autorità. Il momento nel quale il soggetto disobbedisce a questa chiamata e la sfida, non importa quando flebilmente questo momento di disobbedienza intervenga (anche se a volare sulla macchina della polizia non è una molotov ma una bottiglia d’acqua) è un momento nel quale l’autorità perde la sua ratio e diventa qualcos’altro: una crepa che dev’essere riparata. (…) Su questo, sulla tragica soglia di una morte che porta a vedersi vivere oppressi dalla sua ombra, rivoltarsi diventa una realtà: questa incomprensibile, imprevedibile convulsione di ritmi sociali, di spazio/tempo interrotto, di strutture non più strutturate, il confine tra ciò che è e ciò che è a venire. (…) Come questa rivolta è divenuta possibile? Quale diritto degli insorti è stato rivendicato, in quale momento, per quale corpo assassinato? Come è stato socializzato questo simbolo? Alexis era “il nostro Alexis”, non era “altro”, non uno straniero, non un migrante. Gli studenti delle secondary possono identificarsi in lui; le madri piangono, temono la perdita del loro stesso figlio; le voci del sistema cercano di trasformarlo in un eroe nazionale. (…) La storia di Alexis sarà scritta dalla sua fine. Era un bravo ragazzo, dicono. La rivolta, che non eravamo in grado di prevedere, è resa possibile dalle fratture dell’autorità stessa: un’autorità che decide qual’è il ruolo dei corpi nella rete sociale delle relazioni di potere. La rivolta, questo inno alla non-regolarità sociale, è un prodotto della regolarità… È la rivolta per il “nostro proprio” corpo che è stato sterminato, per il nostro proprio corpo sociale. (…) La pallottola è stata una dichiarazione di guerra alla società. Il contratto sociale è stato rotto – qui non c’è consenso. L’atto morale e politico di resistenza diventa possible, comprensibile, giusto, visibile al momento nel quale compare nei termini e alle condizioni di giustizia dell’ordine simbolico dominante che sostiene la fabbrica sociale».

Non a caso questa riflessione di donne, lungo il filo del conflitto sui corpi, giunge ad attaccare anche “internamente” il trattenimento della rivolta nelle “strategie dell’autorità”, quando avvertono che in esse possono volgersi “le strategie di resistenza” se “la disobbedienza” non “espelle l’arroganza maschio-machista”, la stessa che “i ribelli” tendono a “mostrare nel combattere il poliziotto”, riproducendone simmetricamente lo stesso “principio” di potere. E non caso questo documento si intitola: «(Auto)distruzione è creazione».

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Certamente in quella traccia di indagine sulla “socializzazione del simbolo” della rivolta si ritrova anche il senso di un vero e proprio “errore di sistema” che, socialmente, tutto intorno ai protagonisti materiali e soggettivi della rivolta greca, ha visto ribaltarsi la macchina del consenso. E altrettanto certamente questo rovesciamento non sarebbe possible, al grado di intensità ed estensione cui si assiste nella società ellenica, se la ribellione non avesse fatto irruzione in un più estesto contesto: quello che anche Herald Tribune e Times fotografano come un quadro di «crollo di credibilità delle istituzioni», delle politiche cioè della governamentalità, nel pieno dei primi effetti della “crisi globale”. Particolarmente sensibili nello specifico d’una struttura socio-economica così simile, ad esempio, a quella italiana, fatta ancor più fragile dalle precedenti, sistematiche devastazioni della “sfera pubblica” – sotto gli aspetti concreti dell’abbattimento delle protezioni collettive e della negazione d’un qualche compromesso con il corpo della società dominate, nell’assenza anche solo d’un decente Welfare. Qui ricorre un altro richiamo delle esperienze d’insurrezione moderne, più recente e più precisamente legato alla cadenza della crisi: qualcosa di apparentemente “non-europeo” ma che all’Europa avrebbe dovuto già di per sè parlare, l’Argentinazo del dicembre di 7 anni fa. La distruzione rivendicata delle banche e dei terminali delle multinazionali e delle “majors” del mercato richiama ad Atene ed in Grecia, al tramonto del 2008, gli stessi applausi dalle finestre dei caseggiati della Buenos Aires e dell’Argentina del 2001-2002. Ecco che non un ciclo, ma propriamente l’aspetto di “errore di sistema”, fa irruzione nel Vecchio Mondo.

Cosa resterà di questa vampa innalzata dal fuoco Greco, è domanda simile per ambiguità all’altra facilmente prevedibile, la sola consentita dall’esausta grammatica della “sinistra politica”: dov’è la politica? La risposta non è a queste domande, ma viene da ciò che dei fatti è sottraibile a queste intimazioni dell’astrazione: la risposta è nelle strade stesse dell’Ellade e nelle menti di quei giovani, garanzia del futuro di quest’ordine e insieme nuova “classe pericolosa”, attraversate per un momento da quel “sacro fuoco” che per sottrazione crea. Il momento che resta, la soglia dell’essere.

21/12/2008

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