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In Egitto si incoraggiano i cittadini all’arresto dei “vandali”
Che è complicato anche scriverle due righe di commento a quest’articolo…le parole di Talaat Abdullah, praticamente un appello alla manetta libera, sembrano parlare direttamente a quel che nei tempi di Mubarak si chiamava la Baltagheyya, e che non credo proprio abbia cambiato nome. I fedelissimi, le squadracce pronte a difendere l’ordine costituito e il potere, quelle della battaglia dei cammelli, delle violenze, degli omicidi durante gli attacchi, dei ripetuti stupri degli ultimi mesi alle attiviste e militanti delle piazze del paese.
Con lo scontro tra polizia e esercito che s’è palesato a Port Said al suon dei proiettili che volavano, ci mancava anche un’ufficiale deligittimazione delle forze armate e d’ordine pubblico per “armare i fedelissimi”.E’ la risposta alla risposta popolare di queste settimane, la risposta alle sentenze, le grandi lotte operaie che iniziano a conoscere oltre allo sciopero e all’autorganizzazione anche l’autogestione dei posti di lavoro.
Un laboratorio di repressione si struttura, per rispondere all’immenso laboratorio rivoluzionario che è l’Egitto
Sta suscitando un ampio dibattito sulla stampa la dichiarazione rilasciata domenica dal Procuratore generale egiziano, Talaat Abdullah, per il quale i cittadini hanno il diritto di arrestare chi trasgredisce la legge.

Port Said, 7 marzo 2013
“Il Procuratore generale incoraggia tutti i cittadini ad esercitare il diritto assegnato loro dall’articolo 37 della legge di procedura penale dell’Egitto emesso nel 1950 – si legge nel comunicato diffuso dalla Procura – di arrestare chiunque sia trovato a commettere un crimine e consegnarli al personale delle forze di sicurezza”.
In una precisazione diffusa ieri, la Procura ha aggiunto che il procuratore generale non intendeva estendere ai civili i poteri d’arresto giudiziario, ma piuttosto circoscriverli al solo personale di polizia. Entrambe le dichiarazioni hanno però acceso numerose critiche, soprattutto da parte degli esponenti dell’opposizione laica e liberale al governo guidato dal presidente Mohamed Morsi, secondo i quali questa misura sarebbe il preludio alla sostituzione della polizia da parte di milizie appartenenti al movimento della Fratellanza musulmana o a gruppi ad esso vicini.
Numerosi membri di gruppi politici islamici hanno infatti immediatamente accolto con dichiarazioni positive la proposta di Abdullah.
“La decisione è un primo passo per porre fine alla sistematica violenza in corso in Egitto – ha detto per esempio all’agenzia di stampa nazionale MENA il segretario del partito ultra-conservatore Al-Gamaa Al-Islamiya, Alaa Abu El-Nasr – Il potere politico ha il diritto di avere una propria forza di polizia, capace di combattere i crimini per le strade”.
Nazer Gharab, membro dello stesso partito, ha specificato in un’intervista concessa alla televisione di voler istituire al più presto “una forza di polizia islamica per ristabilire l’ordine”.
Il timore che si diffondano milizie politiche armate nel paese, esacerbando ulteriormente il livello dello scontro, ha portato diversi esponenti militari, che hanno preferito parlare sotto condizione dell’anonimato, a suggerire la possibilità di un intervento dell’esercito.
Una fonte militare citata dal quotidiano governativo Al-Ahram ha infatti detto che “questa decisione aprirebbe la strada alla creazione di milizie private, garantendo una copertura politica alla violenza che significherebbe semplicemente la fine dello stato di diritto e l’avvio sulla strada di una guerra civile: in quel caso l’esercito non potrebbe restare a guardare”.
Michele Vollaro, InfoAfrica
La rivoluzione in Tunisia vuole ricominciare: “Via la nuova dittatura, ci vuole una nuova rivoluzione”
A tutti coloro che evitano di parlare delle “primavere arabe”,
a tutti coloro che lo fanno strumentalmente parlando solo di Libia e Siria per cercare di convincerci che ci sia per forza la mano occulta imperialista dietro a chi alza la testa,
a tutti coloro che si sentono proprietari della rivoluzione, intrisi di occidente becero, pronti a dare dei salafiti, come dei sionisti, a chiunque ci metta la faccia e il cuore per cercare di capire i cambiamenti del Nord Africa e del Medioriente,
a tutti coloro che si schierano con gli Hezbollah per difendere Assad, parlando di “asse del bene” usando gli stessi linguaggi e criteri geopolitici del dipartimento di stato americano,
a tutti coloro che attaccano chi scende in piazza dandogli dei pericolosissimi Fratelli Musulmani sunniti,
prendendo le loro parole dalle componenti sciite ( mamma mia si arriva anche a questo in Italia) senza nemmeno conoscere le varie componenti che da mesi e mesi riempiono le piazze arabe, da Tunisi a Manama…
leggete quel che accade nelle strade di Tunisi,
leggete come siamo solo all’inizio.
Leggete e capite quanto c’è da imparare ed amare nei giovani maghrebini e mashreqini che scendono in piazza
sfidando qualunque tipo di repressione.
LUNGA VITA ALLE RIVOLUZIONI CHE SI AFFACCIANO PER LE STRADE DEL MONDO,
E CHE COMBATTONO CONTRO TUTTO E TUTTI, PER LA LIBERTA’…quella vera.
Ringrazio Infoaut per l’articolo e per gli aggiornamenti che seguiranno:
Duri scontri nel centro di Tunisi tra manifestanti e polizia che sta facendo ampio uso di lacrimogeni caricando un partecipatissimo corteo. Sembra che alcuni militanti del sindacato UGTT ed esponenti della società civile e dei partiti della sinistra radicale (come Hamma Hammami del Partito dei lavoratori tunisini) siano stati selvaggiamente pestati e poi arrestati. Alle 10am l’appuntamento era sull’Avenue Mohamed V con l’obiettivo di dirigersi verso l’Avenue Bourguiba interdetta alle manifestazioni da un provvedimento imposto dal Ministero degli Interni. Quest’ultimo approfittando dello show architettato lo scorso 28 marzo dalle fazioni salafite nel centro della città aveva promulgato il divieto a manifestare sull’Avenue Bourguiba, decisione contestata dai movimenti di lotta che fin da subito hanno tentato di respingere la provocazione congiunta di salafiti e polizia.
Sabato 7 aprile un grande presidio organizzato dal Coordinamento dei Diplomati Disoccupati era stato attaccato dalle forze dell’ordine che a suon di manganellate e lacrimogeni erano riusciti a scacciare dal centro (dopo una lunga resistenza) i disoccupati in lotta. E da settimane andava avanti la repressione contro l’associazione dei martiri e dei feriti della rivoluzione che più volte hanno tentato di avvicinarsi al Ministero dei Diritti dell’Uomo per far sentire le proprie ragioni contro un ministro che da quando si è insediato, al di là di qualche futile sortita mediatica, ha risposto ordinando pestaggi e provocazioni poliziesche contro l’associazione.
Insomma la misura era colma per la piazza di Tunisi che in queste ore è tornata a battersi gridando “ il popolo vuole la caduta del regime!”, “viva la Tunisia, viva i Martiri”, “no alla nuova dittatura, ci vuole una nuova rivoluzione”. Ma lo slogan che oggi assume un valore
davvero importante per la Tunisia post Ben Ali è quello che recita: “il popolo tunisino è un popolo indipendente, noi non vogliamo né il Qatar né gli USA!”, il 9 aprile è infatti la data che ricorda i martiri tunisini della lotta anti-coloniale contro i francesi, una data dai fortissimi lineamenti politici che oggi viene intelligentemente curvata dal movimento tunisino contro quei paesi che tramite politiche di debito e investimento (orientato verso le lobby affaristiche delle fazioni islamiste più o meno moderate) stanno tentando di scippare la rivoluzione alla Tunisia alle prese con un fragile termidoro islamista.
In questi minuti apprendiamo che gli scontri si stanno allargando anche ai quartieri limitrofi del centro di Tunisi con il proletariato giovanile della zona impegnato a dare manforte come sempre al movimento rivoluzionario. E’ la stessa piazza che solo un anno fa ha imposto il “game over” al rais Ben Ali e che ora torna a muoversi per staccare direttamente la spina a quella macchina perversa di un regime che tramite elezioni farsa e vesti moderate islamiste credeva di poter ricominciare a rapinare impunemente il popolo tunisino. Il 9 aprile in Tunisia non è più da oggi una ricorrenza retorica ma sta divenendo barricata su barricata, pietra su pietra, slogan dopo slogan una giornata della rivoluzione, della nostra rivoluzione globale contro l’1% del vecchio regime…
Seguiranno aggiornamenti… intanto ci uniamo allo slogan “Tahya Tunes”, “Forza Tunisia” con l’augurio che sia l’inizio della fine di questo breve termidoro!
Egitto: scoppiati ora pesanti scontri davanti al ministero dell’interno. “Taglieremo le vostre teste con le nostre mani, non con mani straniere” si legge nel volantino degli Ultras in piazza
La rabbia e il desiderio di vendetta dopo i morti di ieri a PortSaid si son riappropriate delle strade del Cairo,
sempre le stesse, in un deja vu di mobilitazioni che vedono incrementare vertiginosamente il livello di scontro.
Poi oggi è 2 febbraio, l’anniversario della battaglia dei cammelli raccontata dalle televisioni di tutto il mondo,
la giornata storica in cui tutta la città, da giorni in piazza, s’è vista un esercito di servi di regime attaccarli con ogni mezzo a loro disposizione. Un anniversario di decine di morti, molti uccisi a coltellate da chi, in borghese e senza una divisa da indossare andava a difendere gli interessi di un regime immobile mannaia alla mano.
L’anniversario della battaglia dei cammelli ha visto scendere in piazza la rabbia Ultras, ma non solo.
non certo solamente le tifoserie delle squadre di Al-Ahly e dello Zamalek, ma tutti coloro che in quest’anno non hanno mai smesso di ribellarsi,
Contro Mubarak e i suoi apparati di sicurezza,
contro la baltagheyya e le sue lame infami,

Foto di Valentina Perniciaro _le fiamme di Tahrir_
contro l’esercito e la sua finta transizione fatta di tribunali e prigioni militari.
tutti sono ora in piazza, da mezzora (18 ora italiana ) sotto i continui lanci di gas lacrimogeni,
che sappiamo che effetti producono su chi li respira: i nuovi acquisti, a partire da novembre hanno fatto diverse vittime,
tra le convulsioni e i polmoni ustionati.
Le componenti ultras si sono immediatamente lanciate sul muro costruito dallo SCAF su Mohammed Mahmoud, la strada che porta alla sede del Ministero dell’Interno, terreno di battaglia e purtroppo di decine di cadaveri, appena due mesi fa.
AL secondo mattone caduto, tra uno slogan e l’altro che chiedevano la caduta di Tantawi e l’abbattimento del Consiglio Supremo delle Forze Armate, c’è stato il primo attacco, tutt’ora in corso.
I blindati cercano di avanzare per ributtare tutti verso Tahrir, mentre due ospedali da campo già lavorano a pieno regime,
uno in Midan Falaki e l’altro in Bostan Street, parallela alla via del Ministero dell’Interno.
Sarà una notte lunghissima.
Lunga vita alla rivoluzione,
che la terria sia lieve a tutti coloro rimasti uccisi ieri e in quest’anno di orgogliosa rivoluzione.
Cercate di tornare TUTTI a casa: non vogliamo altri morti, shabab!
LEGGI IL VOLANTINO DEGLI ULTRAS AL-AHLY, tradotto dalla redazione di InfoAut
Si! Sono martiri, sono diventati martiri i compagni insieme ai quali, per 5 anni, abbiamo condiviso gioia e dolore.
Oggi il maresciallo e i suoi complici hanno voluto mandare un chiaro messaggio, vogliono punirci e condannarci a morte perché ci uniamo alla rivoluzione, perché lottiamo contro l’oppressione e i crimini, come quelli di oggi.
Signori, questa è una nuova serie delle tante serie di crimini della repressione del regime, repressione che vuole uccidere la rivoluzione dei giovani egiziani e aumentare il numero dei martiri.
E non sapevi che ogni goccia di sangue versata, avrebbe riacceso la nostra rivoluzione, e avrebbe riacceso le nostre urla che chiederanno la tua testa, caro maresciallo traditore?
E avete creduto che l’Egitto e il suo popolo potessero fare un passo indietro?
Non si sono presentati né il governatore, né il capo della sicurezza, non trovammo né la polizia militare né la sicurezza centrale.
Per la prima volta nella storia degli incontri di entrambe le squadre, la polizia s’è ritirata.
Sì, il vostro piano è chiaro.
D’ora in poi inizieremo una nuova guerra per difendere la nostra rivoluzione e i diritti dei nostri martiri, e ci prepareremo a ricordare il 28 gennaio.
Vi faremo riassaporare i momenti in cui, chi come voi appoggiava il precedete governo si dovette fermare e si dovette arrendere mentre osservava i rivoluzionari egiziani, di cui noi facciamo parte, seminare la propria libertà.
Sapete benissimo cosa significa affrontarci e sapete pure che noi fummo la rivoluzione, ancora prima che essa avvenisse.
La vostra repressione non ci spaventa e non ci è nuova.
Numerose sono state le iniziative per risolvere le divergenze tre Ultras delle squadre egiziane; questo non vi è bastato e avete iniziato a mettere in atto la vostra strategia.
Per questo vi comunichiamo che anche noi abbiamo una nostra “strategia”, ed è quella di tagliare le vostre teste con le nostre mani, e non con mani straniere.
Non aspetteremo che ci opprimiate volta per volta: difenderemo la nostra rivoluzione, difenderemo e ricorderemo i nostri martiri con tutti i mezzi possibili.
Si, il vostro messaggio ci è arrivato. La nostra risposta arriverà presto.
Memoria e gloria per i nostri martiri.
Ultras Tahrir Squares
Egitto: dichiarato illegale il test della verginità!
«La corte ordina che la pratica dei test di verginità sulle ragazze all’interno delle carceri militari sia fermata»: raramente riporto parole di un giudice, ma questa volta quelle di Ali Fekry hanno lasciato un segno importantissimo, grazie a Samira Ibrahim.
Non sarà più possibile per i militari egiziani, eseguire il test di verginità a chi viene fermato, quindi alle attiviste o alle lavoratrici fermate durante manifestazioni e scioperi: questo schifoso abuso, normalmente perpetrato sui corpi delle egiziane è ora dichiarato ufficialmente ILLEGALE.
Fuori legge.
Nessuno più potrà chiedere ad una donna se è vergine o no, nessuno più potrà eseguire test per accertare o no la veridicità di quanto dichiarato: Samira è una donna di 25 anni, di cui vedete il volto in questa foto, che si sta battendo contro la tortura in Egitto, cercando di inserire la pratica del “virginity test” tra quelle da combattere e debellare: lei è stata arrestata il 9 marzo insieme ad altre 16 donne, ed è rimasta in stato di fermo per quattro giorni durante i quali è stata ripetutamente picchiata per poi esser sottoposta al test, davanti a diversi soldati.
Un abuso sessuale che l’ha cambiata irrimediabilmente: a giugno ha infatti poi sporto denuncia contro l’esercito, ed è riuscita a far aprire il processo, conclusosi oggi. L’ha fatto quasi completamente sola, o almeno senza l’aiuto di alcun esponente islamico, malgrado la sua condizione di donna non sposata e di musulmana osservante.
E’ andata!
Una vittoria incredibile per tutte le donne d’Egitto: una percorso coraggioso portato avanti da una piccola donna, fino alla vittoria.
Il verdetto si è trasformato in un grande boato festoso delle centinaia di donne ed attivisti che attendevano fuori.
E il pensiero non può che andare a Maikel Nabil, che è in condizioni sempre peggiori, detenuto in un carcere militare, condannato a 3 anni di prigionia per aver scritto contro l’esercito e per essersi soprattutto mobilitato a fianco delle donne di Tahrir, contro il test della verginità.
FREE MAIKEL, FREE ALL PRISONERS
FREE EGYPT
Alle mamme, tutte. E ad Alda Merini, inevitabilmente
Oggi un’altra giornata da buttare: di quelle in cui il posto di lavoro, quello che dovrebbe permetterti un po’ di serenità, ha trasmesso solo abusi, prepotenze, umiliazioni…giornate in cui t’è quasi più simpatico il padrone dei sindacati, giornate di trattenute impazzite e aliquote alle stelle, senza ragione. Ma tanto, che je frega a loro!
E allora un attimo di stacco,
e allora l’inchiostro usiamolo per altro oggi: nè informazione, nè controinformazione.
Ma un po’ di calore, uno scambio tra donne, tra madri…
Righe che dedico non a mio figlio ma a me…righe che dedico non ai figli di Palestina, Siria e quant’altro, ma alle loro mamme.
Alle mamme di Bosra, che ora invece di insegnare come si essicca il grano sul basalto, devono insegnare ai propri figli a strisciare sotto le finestre, per evitare cecchini…alle mamme d’Egitto, che pensavano di avercela fatta, di aver contribuito spalla a spalla ai loro figli, a liberare il loro futuro almeno dalla tirannia..
A me, che l’anno scorso proprio oggi venivo dilaniata, disgregata, uccisa dall’incontro improvviso con un cariotipo impazzito.
Ai nostri figli quindi,
quelli belli come il sole, quelli che ci insegnano sempre a sorridere,
ma anche quelli su cui non smetteremo mai di piangere, quelli volati via nello strazio, o quelli mai conosciuti
E allora, donne, sorelle, mamme…facciamoci forza tra noi, stringiamo questi pugni: insegnamo ai nostri figli a non esser schiavi, almeno quello dobbiamo riuscire a farlo.
Insegnamogli il sorriso, impariamolo da loro, “riempiamo di frutti maturi l’aria dei tempi nuovi”.
Vi lascio con Alda Merini, la sua madonna e il suo cristo bello…che m’han lasciato un solco profondissimo…
ma pieno di voglia di riso e di pianto.
EPPURE DORMIVA, TUTTA LA SUA VITA, TUTTA LA SUA ADOLESCENZA FU UN’ATTESA SPASMODICA
PRIMA CHE VENISSE AD ABITARLA IL FIGLIO UNIGENITO.
E QUAND’EBBE GENERATO IL FIGLIO IMPARO’ GRADATAMENTE A MORIRE,
COME IL SEME CHE SI SECCA.
E ASPETTAVA COME TUTTE LE MADRI DI NON PIANGERE E DI NON SORRIDERE PIU’,
SAPENDO CHE QUEL PIANTO E QUEL RISO SPETTAVANO SOLTANTO
ALL’INFANZIA E ALLA GIOVINEZZA DI CRISTO.
L’esercito egiziano e le donne e le violenze a sfondo sessuale
Una piccola serie di scatti e poi il video raccapricciante, che non hanno bisogno di parola alcuna.
Un articolo di Al-Arabiya che parla di queste foto: LEGGI
Il massacro è stato di una violenza inaudita…i corpi a terra sono troppi e come si vede chiaramente dal video e da molti altri, i colpi di pistola volavano come i sassi e le molotov.
QUI qualche riga sui fatti delle ultime due giornate al Cairo.

Un anno dall’inizio della primavera araba: la repressione massacra in Egitto e Bahrain
Un anno fa iniziava la primavera araba: precisamente un anno fa.
Ed oggi sembra aver voglia di esplodere in una grande estate, di non lasciarsi soffocare dalla repressione di regimi che, come in Egitto, hanno solo cambiato il proprio profilo, per mantenere intatte le dinamiche repressive.
Da ieri l’Egitto è esploso di nuovo: da ieri morti, ospedali da campo, scontri su scontri.
L’esercito sembra impazzito: ha attaccato il presidio di #OccupyCabinet ieri con una violenza mai vista, ed ora, a 40 ore dall’inizio di quegli scontri la situazione sembra veramente vicina al precipizio totale.
Spazzati via i manifestanti da Qasr al-Aini, da Qasr al-Nil, da piazza Tahrir e da Talaat Harb: tutto il quadrilatero, territorio dei manifestanti da gennaio, è stato sgomberato con una violenza inaudita che ha già fatto otto morti nelle precedenti ore e che in questi momenti starà uccidendo a più non posso.
Assatanati: gli scontri di ieri sono stati caratterizzati dal lancio di pietre e molotov da parte dell’esercito, appostato sui tetti dei palazzi sopra i manifestanti: dalle molotov ai colpi d’arma da fuoco è bastato poco. Mentre alcuni si divertivano a pisciare in testa a chi urlava il proprio odio.
Sgomberati tutti gli ospedali da campo, tratti in arresto tutti i feriti giunti in ospedale, l’esercito sta avanzando su 4 lati, e c’è chi inizia a raccontare di persone lanciate nel Nilo dai ponti, di irruzioni negli alberghi dove alloggiano i giornalisti, di telecamere che volano dal ventesimo piano, di pestaggi, di morte.
Questa è Il Cairo da una 40ina di ore, e lo sarà per molto.
E poi c’è il Bahrain, dimenticato e sconosciuto dal mainstream dell’informazione: @angryarabiya è stata arrestata. Più volte abbiamo parlato di lei, piccola coraggiosissima donna che subisce la repressione del regime sulla sua stessa pelle, vivendo divisa dal suo compagno e da suo padre, detenuti e torturati come prigionieri politici.
Non aspettavano altro che lei, non aspettavano altro che torturare anche il suo di corpo: e in queste ore starà succedendo proprio questo.
Cara Zainab, come spero di risaperti presto libera!
Tahrir e la marcia del milione contro lo SCAF … un po’ di immagini di questi giorni

La piazza, che da una settimana porta avanti la più dura delle battaglie, contro quello stesso esercito di cui si son fidati una manciata di mesi fa

Quasi 40 i morti fino a questo momento, tra colpi di fucile e soffocamento da gas di cui non c'è ancora dato sapere la composizione, ma i cui effetti abbiamo visto tutt@

La sinistra, i salafiti, gli ultras, gli studenti, copti e molte organizzazioni hanno chiamato alla grande marcia per questa mattina. I Fratelli Musulmani, ormai completamente collusi nelle dinamiche pre-elettorali, boicottano la piazza...

Forza Egitto, oggi può essere una grande occasione, anche per rispondere alla nomina di Ganzouri di ieri sera, ennesima presa per il culo dello SCAF

CONTRO L'ESERCITO, CONTRO I TRIBUNALI MILITARI, CONTRO LA GRANDE PRESA PER IL CULO A CUI NON VOGLIONO ASSOLUTAMENTE STARE! W LA RIVOLUZIONE EGIZIANA, CHE NON SI LASCIA PRENDERE IN GIRO
Noi, giovani palestinesi, rifiutiamo che Al-Aqsa e la causa palestinese vengano utilizzate come strumento per colpire la grande rivoluzione egiziana.
L’Egitto è testimone di una nuova ondata rivoluzionaria condotta da coraggiosi/e giovani egiziani/e che rifiutano che lo SCAF dirotti la loro rivoluzione. Mentre i/le giovani stanno resistendo all’oppressione delle forze di sicurezza, i Fratelli Musulmani hanno chiamato ad una marcia milioni di persone in solidarietà con Gerusalemme.
Consideriamo questo appello come una deviazione rispetto tutti i movimenti e settori egiziani che hanno annunciato per domani, venerdì, un corteo enorme per far cadere il Generale Tantawi.
I Fratelli Musulmani hanno il diritto di prendere le loro decisioni nelle questioni interne all’Egitto. Ma rifiutiamo che i Fratelli Musulmani prendano la testa dei tiranni arabi che sistematicamente usano la causa palestinese come strumento per praticare la loro oprressione.
La libertà di Al-Aqsa e della Palestina non arriverà passando sopra la dignità delle popolazioni arabe.
Siamo solidali con gli eroi di Piazza Tahrir e di tutte le città dell’Egitto.
La Palestina è più forte con un Egitto libero.
Tahrir si prepara al grande venerdì: oggi è stata un’altra lunga giornata
Dispiegatevi in marcia!
Non c’è posto per cavilli di parole.
Oratori, silenzio!
(Vladimir Majakovsij)
Sarà Kamal Ganzouri l’incaricato a formare il nuovo governo egiziano, su richiesta del Consiglio Supremo delle Forze armate del paese, che negli ultimi 6 giorni è stato responsabile della morte di 38 persone e 2256 feriti.
Oggi è stata una giornata relativamente più calma di quelle precedenti: tutto si muove intorno all’organizzazione della piazza di domani, forse il più importante venerdì da quando è iniziata l’avventura di Tahrir, cioè l’esplosione del desiderio di abbattere il regime, che ha coinvolto ogni provincia e villaggio del paese.
Il regime è solidissimo al suo posto, malgrado Mubarak e figli siano in attesa di giudizio in stato di detenzione; la transizione garantita dall’esercito s’è trasformata nel solito carnevale di repressione, tortura, tribunali e carceri militari per centinaia di attivisti.
E per attivisti non intendo i blogger, gli intellettuali, o chi cellulare alla mano guida le rivolte, come sento dire spesso anche dalla compagneria italiana: vuol dire anche occupanti di casa, lavoratori che scioperano, e tanto altro.
Domani sarà una grande giornata, una giornata che riempie di speranza almeno quelli come me che hanno sempre desiderato veder la rivolta egiziana trasformarsi in vera e propria rivoluzione: domani sarà una giornata che rideterminerà le presenze in questa battaglia e probabilmente sancirà nuovi nemici, nuove spaccature, nuove alleanze strategiche.
La piazza è stracolma di compagni, appartenenti alla sinistra più radicale e non…e di salafiti.
Son pochi i copti, molti meno di quelli che c’erano nei 18 giorni di Tahrir (tra gennaio e febbraio), molti meno di quelli che hanno riempito le mobilitazioni in questi mesi, fino al massacro del Maspero. Sarà dovuto a quello?
Oppure, come la fratellanza, giocano un gioco che non vuole più svolgersi in piazza, sull’asfalto, tra i sassi e il gas tossico,
tra i blindati che sfrecciano e le pallottole di gomma sparate da tre metri in piena faccia…
oggi gli Ikhwan (proprio poco fa) si son schierati su Mohamed Mahmoud per cercare di evitare, con metodologie via via più arroganti e violente, che la gente affluisse verso la prima linea delle barricate e degli scontri: cercano di limitare la partecipazione…
chissà cosa faranno domani.
domani sarà una giornata lunghissima: che speriamo porti a compiere l’ennesimo balzo in avanti.
Che speriamo porti alla consapevolezza di quanto sia necessaria un’organizzazione capillare ora: per far cadere meno persone possibile sul selciato, per conquistare legittimità sasso dopo sasso, per gettar le basi vere di un nuovo Egitto.
Che rifiuta il regime e tutti quelli che tentano di mascherarlo.
Kamal Ganzouri era un uomo di Mubarak, un primo ministro di Mubarak, un suo servo.
Ora è stato nominato alla guida del nuovo governo: l’ennesima presa per il culo, utile solo a convincere definitivamente gli egiziani a non tornare a casa, finchè non si sarà costruito, tenendolo stretto in mano, il futuro.
La possibilità di autodeterminarsi.
La giornata di oggi è stata caratterizzata anche dall’attacco ai giornalisti: la storia che più ha fatto scalpore è accaduta alla nota giornalista Mona Eltahawy, con doppio passaporto (usa-egitto).
Il suo arresto è durato fortunatamente solo 12 ore, all’interno della sede del ministero degli Interni, molte delle quali bendata: quel che più schifa son le metodologie usate nei suoi confronti, tutte a sfondo sessuale.
“In 5 o 6 mi son saltati addosso, mi hanno stretto il seno e afferrato con violenza la zona genitale. Non so quante mani hanno tentato di infilarsi all’interno dei miei pantaloni!” Dopo poco è stata rilasciata con tante scuse e le braccia spezzate: il suo passaporto con stelle e strisce le ha salvato la vita. A lei, non a tutte le altre che combattono in quella piazza e nel resto del paese.




















La curva de El Masry e la polizia sono responsabili di una delle più gravi carneficine dall’inizio della rivoluzione, una vera e propria punizione contro una delle tifoserie più attive e coinvolte nel movimento rivoluzionario. Una provocazione omicida al movimento e a uno dei suoi bracci più generosi perché sempre in prima fila durante ogni appuntamento di lotta e conflitto contro Mubarak prima e lo Scaf (giunta militare) oggi. Non a caso la tifoseria dell’altra squadra cairota, lo Zamalek è subito scesa nelle strade della capitale scandendo slogan contro lo Scaf e annunciando di volersi dirigere verso lo stadio a Port Said per aiutare e difendere i tifosi dell’Ahly.












Vogliamo 














































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