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Yemen, il venerdì del “massacro”… decine di morti in tutto il paese

18 marzo 2011 4 commenti

Si parla già di una trentina di uccisi e di un numero imprecisato di feriti (si parla già di più di 200 persone), uccisi dal fuoco aperto dalle forze dell’ordine nella piazza dell’università, al centro della capitale Sana’a.

Irhal Irhal Irhal ... sempre lo stesso slogan, qui a Sana'a, questa mattina

La piazza dove son soliti radunarsi i manifestanti, soprattutto in questo periodo di mobilitazioni contro il regime di Abdullah Saleh, al potere da “soli” 32 anni.
Hanno aperto il fuoco per evitare che la folla uscisse dalla piazza: diversi testimoni dell’AFP raccontano anche di cecchinaggio fatto dai palazzi che si affacciano sulla piazza: gli uccisi sono stati tutti colpiti alla testa o al collo. I numeri salgono a vista d’occhio: il Guardian riferisce alle 15 ora italiana di 17 cadaveri portati all’interno di una moschea del centro città e di almeno “il doppio” dei corpi negli ospedali della zona)
Nessun colpo a salve: tutte le munizione usate sono vere pallottole.
Un massacro vero e proprio, l’ennesimo sotto silenzio. Altri cortei si sono registrati nelle città di Taiz, Ibb, Aden, Hodeidah, Amran: è uno dei venerdì più partecipati di questi ultimi due mesi di ribellione.
Anche a Taiz si registrano molti feriti e un fitto lancio di lacrimogeni tra gli spari registrati.
Nella città portuale di Hudayah siamo già a 120 feriti di cui alcuni in condizioni pessime.

Jimmy Mubenga, morto soffocato in volo durante un rimpatrio

18 ottobre 2010 1 commento

“Non respiro, non respiro”, ma le guardie private non gli credono. Jimmy Mubenga, 58 anni, è morto ammanettato al sedile dell’aeroplano che lo stava riportato in Angola.

Immigrato irregolare, l’uomo era scortato da tre guardie private. “Due erano sedute ai lati, mentre una terza aveva il posto davanti al suo”, racconta Kevin Wallis, ingegnere che si trovava seduto vicino a Mubenga. “Continuava a dire che non riusciva a respirare, ma le guardie, dopo le mie proteste, mi hanno detto che sarebbe stato bene una volta in volo”.

Invece l’aereo della British Airways, in partenza da Heathrow martedì sera, non è mai decollato. Mubenga è stato trasportato in ambulanza verso l’ospedale, ma i medici non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. Ora la polizia ha aperto un’indagine per capire cosa sia andato storto e se le guardie abbiano avuto un ruolo nella morte. “Lo tenevano giù con forza, troppa forza, anche se lui si lamentava”, denuncia Wallis. Nel 2006 Mubenga era stato condannato a due anni di reclusione per lesioni personali dopo una rissa in un nightclub.

da Peacereporter e The Guardian

 

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