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Posts Tagged ‘Valentina Perniciaro’

Siria: la guerra civile regna sovrana. Una storia da Bosra ash-Sham

20 maggio 2013 Lascia un commento

Eravate dei cuccioli,
venivate ad aprire la porta, che mai riuscivo a riconoscervi tra voi,
sempre di corsa, sempre arrampicati da qualche parte, sempre dispettosi e allegri.
Aprivate la porticina del cortile e il sorriso di vostra madre e vostra nonna poi occupavano tutto,
e voi chissà dove scappavate, in quel villaggio immerso nei secoli lenti, nei giochi dei bambini, nel basalto cotto dal sole e forse anche dall’imbarazzo dell’esser così meraviglioso.

Ahmad, Zakarya e Maher ... tre fratelli, morti uno dopo l'altro.

Ahmad, Zakarya e Maher … tre fratelli, morti uno dopo l’altro.

Ricomparivate quando i vassoi si riempivano di fichi e melanzane ripiene, vi riempivate le mani e via, di nuovo nella polvere a giocare. Ho questo ricordo di voi tre, ricordo che capivo l’amore e l’orgoglio di vostra madre nel parlarmi dei suoi tre bei figli, e la capivo anche quando la lingua non ce lo permetteva, si capiva da quel brillare di occhi di madre.
Occhi che ora non posso nemmeno immaginare, che vorrei asciugare e baciare.
Tre fratelli, cresciuti insieme, corsi insieme alle manifestazioni di Daraa che hanno iniziato la rivolta e poi morti, in un anno, uno dietro l’altro.

Sei sempre tu, Bosra ash-sham.
A venti km dal confine giordanoe a 140 dalla capitale Damasco, è stato importantissimo centro vitale della via della Seta, nella tratta che portava verso Petra.
Diversi sono stati i momenti di prosperità e importanza internazionale di questa città dell’Hauran, che è stata capitale nabatea ed importante metropoli romana sotto Filippo l’arabo.
Anche nel Corano si parla di Bosra, quando il monaco Bahira predisse ad un Maometto ancora bambino il suo destino da profeta.

Ma cosa sta succedendo a Bosra?
Chi uccide questi tre ragazzi non è proprio l’esercito regolare di Bashar al-Assad, ma milizie sciite ormai in pieno possesso della città sostenute oltre che dall’esercito siriano, da Hezbollah ed Iran:
eh sì, la guerra civile attraversa il decumano, si apposta su ogni tetto con cecchini e fucili, lancia colpi di mortaio sulle case, uccide.

Bosra Ash-Sham (foto di Mechal al-Adawi)

Bosra Ash-Sham (foto di Mechal al-Adawi)

Bosra è ricca di popolazioni e religioni: Bosra è sunnita e sciita, drusa e cristiana.
La minoranza sciita ha una lunga storia in quella terra:
è stata accolta nella città a partire dal 1890, dopo la guerra civile in libano senza alcun tipo di frizione fino all’arrivo al potere di Hafez al-Assad, che ha drasticamente incrementato il numero di sciiti marginalizzando costantemente la componente sunnita.
Questo non ha certo limitato la solidarietà offerta durante la guerra del 2006 tra Israele ed Hezbollah, visto che centinaia di famiglie sciite libanesi sono state rifugiate per mesi, ricevendo tutte le possibili forme di assistenza.

Ma eccoci al 2011, alle manifestazioni di Daraa, all’inizio della rivolta nelle scuole e nelle strade che proprio da quella regione è partita prendendo piede nel resto del paese, prima di degenerare in una guerra civile alimentata da molti poteri esterni:
a Bosra (e non solo) la minoranza sciita si schiera immediatamente a fianco del regime, collaborando strettamente con i servizi segreti nel fornire i nomi di tutti i ragazzi che dalla regione si muovevano verso Daraa per partecipare alle manifestazioni.

Il campo profughi di Zaatari, in Giordania, dove quasi 40.000 persone da Bosra sono fuggite

Una guerra civile iniziata così, nome dopo nome, quindi morto dopo morto.
Morto dopo morto, contiamo 200 morti solo cecchinati, è iniziato il grande esodo verso il confine giordano e il campo profughi di Zaatari. Già analizzando il numero si capisce chiaramente la situazione: fuggono 5000 sciiti e più di 30.000 sunniti, lasciando la città quasi svuotata e stracolma di milizie sciite e cecchini.
Così i pochi giovani rimasti si trovano ad imbracciare un fucile anche per provare ad andare il prendere il pane, e spesso a morire, come i tre fratelli che vedete in quella foto.

E allora non so che altro dirvi, perché vorrei stringermi a quella famiglia che a me ha stretto forte forte tante volte,

Il campo profughi di Zaatari, in Giordania

vorrei non essere così lontana, vorrei non immaginare quel campo profughi, le tende che bruciano, il fango che avvolge la quotidianità, il ritorno che è sempre più lontano ed improbabile
Odio, odio le religioni e mai avrei pensato che potessero arrivare ad uccidere proprio là, nello spicchio di mondo che mi ha insegnato una tranquillità mai trovata altrove…ma forse bisogna iniziare a raccontare quel che accade,
malgrado il dolore e questa tuttologia complottarda mi facciano passare la voglia di farlo.
Bisogna iniziare almeno a raccontare.

La Siria di certo non si salverà in nessun caso.Leggi a riguardo:
Al telefono con Anna Frank
Comprendere l’esilio
Bosra , beduini e innamoramenti
Ciliegie e nostalgia
ma buon anno ddddechè
Ode al dolore
Le bombe in casa nostra
Ode a Damasco

La Questura vieta il ricordo a Giorgiana Masi per proteggere la “marcia per la vita”

8 maggio 2013 2 commenti

Proprio il 12 maggio vengono a provocare nelle nostre strade.
I peggiori, la peggior feccia che la nostra società è stata in grado di mettere al mondo, già “mettere al mondo”:
gli antiabortisti, i marciatori per la vita, quell’esercito di becchini che ama marciare sul corpo delle donne e sulle loro scelte,
in nome degli embrioni, del sange di cui son sporche le mani degli obiettori di coscienza.showimg2-1
Io non ho pietà per questa gente, non ce l’ho come donna, non ce l’ho come donna che ha abortito sia per scelta che per obbligo (come donna che ha conosciuto entrambi quei dolori e sa conviverci ogni suo istante) e come – soprattutto- madre.
Nessuna pietà come loro non l’hanno avuta per me.
Per me e per le mie sorelle, madri e figlie.
Proprio il 12 maggio poi, una data simbolica, dolorosa ed importante per questa città e soprattutto per le donne di questa città:
l’anniversario di un’enorme manifestazione per il divorzio, finita con il corpo di una ragazza a terra,
ammazzata dal piombo di una pistola di Stato: Giorgiana Masi.
Proprio il 12 maggio a loro è permesso “marciare”, mentre la questura vieta il corteo in ricordo di Giorgiana e contro questo scempio medievale che è anche solo la loro esistenza

Comunicato stampa 8/5/2013

La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio.

Foto di Valentina Perniciaro _4 novembre 2007 Manifestazione nazionale di donne per le donne_

Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.

Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare. Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi.
Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.

Giovedì 9 maggio ore 18 assemblea pubblica a piazza Sonnino

Il 12 maggio tutti e tutte in piazza!

LEGGI ANCHE:
Marcia per la vita? Magari morite tutti!!
“Stupratele! Tanto poi abortiscono”
- Uno sfogo sulla RU486
Sul cimitero dei feti

Conflitto, rivolta, autonomia e libertà: una quattro giorni a Roma

7 maggio 2013 Lascia un commento

4 GIORNI A SOSTEGNO DEGLI IMPUTATI E DELLE IMPUTATE PER LA RIVOLTA DEL 15 OTTOBRE 2011
Rete Evasioni e Collettivi Autorganizzati presentano:

CONFLITTO-RIVOLTA-AUTONOMIA-LIBERTA’
- Tutti i giorni al piazzale della facoltà di FISICA, Università La Sapienza -
Lunedì 20 Maggio:    ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Decostruire il carcere” esperienze, riflessioni ed analisi su detenzione, legalità e controllo sociale
a cura del collettivo Autorganizzato di Scienze politiche

Martedì 21 Maggio:   ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Su la testa! Pratiche e forme di conflitto nelle strade che si agitano”
presentazione dell’opuscolo “prima, dopo e durante un corteo” a cura della Rete Evasioni

Mercoledì 22 Maggio: ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Devastazione e Saccheggio, tra controinssurrezione e stato d’eccezione”
a cura del collettivo autorganizzato di Giurisprudenza e Fucina 62

Giovedì 30 Maggio:  OUR POTENCIAL, OUR PASSIONS!
Al piazzale della Minerva dell’Università La Sapienza
– dalle 20.00 aperitivo, cena e proiezione video “Autodefensa”
dalle 22.00 concerto con : ARDECORE
ALTERNATIVE ROCK, una rilettura della musica popolare romana
SERPE IN SENO  Hardcore rap, presentazione del nuovo disco “CARNE”
A seguire dj-set/live-set:  Electro-Techno, Drum’n’bass, Break beat :
MINIMAL ROME / THC / KNS / BLACK SAM

flyer4giorniulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
- Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
- Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

ERGASTOLO: la pena più inutile

30 aprile 2013 6 commenti

Vi aspettiamo il 27 maggio al Cinema Mexico di Milano!

di Tommaso Spazzali

Di tutte le pene la più inutile e crudele, in Italia, è il cosiddetto ergastolo ostativo.
Si tratta di una pena che non si sconta: la si subisce e basta, come la pena di morte. Chi vi è condannato si trova nella condizione di non avere alcuna realistica prospettiva di uscire di prigione mai se non mandando in prigione qualcun altro al posto suo.

Questo orrore, che fa pensare più ad un sistema totalitario che ad uno stato di diritto, è figlio di due storture, inutili e crudeli tanto quanto: il sistema premiale dell’ordinamento penitenziario e la pena dell’ergastolo.

La pena dell’ergastolo è, per definizione, “carcere a vita”. Fine pena 99/99/9999 come è scritto nei sistemi informatici dell’amministrazione penitenziaria. Uscire prima si può: avvalendosi del beneficio della libertà condizionale. Beneficio che può essere richiesto, ma non necessariamente viene concesso, dopo aver scontato almeno 26 anni di detenzione.
La legislazione premiale, invece, prevede che alcuni comportamenti (buona condotta, ravvedimento, dissociazione, pentimento…) possano permettere al condannato di accedere a determinati benefici riducendo, ad esempio, la durata del periodo detentivo.

Alcuni detenuti condannati per reati considerati più gravi (sequestro di persona, associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e via discorrendo) possono accedere ai benefici esclusivamente se riconosciuti come collaboratori di giustizia. Poiché la libertà condizionale è considerata un beneficio sono altrimenti condannati a scontare interamente la pena, che per una condanna all’ergastolo corrisponde al carcere a vita (fine pena: 99/99/9999).

Legge 23 dicembre 2002, n. 279, Art. 1
(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354):
1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione violenta dell’ordinamento costituzionale,[…], solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge.

Legge 26 luglio 1975, n. 354, Art. 58-ter
(persone che collaborano con la giustizia):
1. I limiti di pena previsti dalle disposizioni del comma 1 dell’articolo 21, del comma 4 dell’articolo 30- ter e del comma 2 dell’articolo 50, concernenti le persone condannate per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1quater dell’articolo 4- bis, non si applicano a coloro che, anche dopo la condanna, si sono adoperati per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero hanno aiutato concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura degli autori dei reati.

L’Unione delle Camere Penali Italiane affronterà questo argomento il 17/18 maggio nel convegno DETENZIONE E DIRITTI UMANI – Il regime del 41 bis O.P.; il reato di tortura; l’ergastolo ostativo.
Sarebbe utile che si approfittasse dell’occasione per rispondere alla domanda posta dalla più inutile e crudele delle pene non limitandosi ad aggiungere una nuova condizione (fosse anche “migliorativa”) ma intervenendo sulle due esistenti, che ne sono la causa. Agendo, per così dire, alla radice ed eliminando due storture, inutili e crudeli tanto quanto.

CONTRO L’ERGASTOLO, PER L’ABOLIZIONE DELLA PIU’ INUTILE ED ABERRANTE DELLE PENE,
UN’INIZIATIVA A MILANO: VI ASPETTIAMO TUTT@, PER L’ADOZIONE DEL LOGO CONTRO L’ERGASTOLO,
PER LIBERARE SPAZI, PEZZO PEZZO, DAL FINE PENA MAI E DAL CARCERE!
(qui tutte le info: LEGGI)

LIBERATEVI DALL’ERGASTOLO!

I passi dei detenuti: il cerchio e la linea retta

14 aprile 2013 1 commento

Vincent Van Gogh _ la ronda dei carcerati_

Rinchiusi in prigione si lasciano morire: così viene detto dei Masai, dei Fulani, degli Aborigeni australiani ed anche di certe altre popolazioni amerinde ed esquimesi.
Vivendo pienamente nel presente, i membri di queste etnie, non appena reclusi, immaginerebbero che tutti i giorni a venire saranno nient’altro che una ripetizione del giorno che li sta facendo soffrire. E quest’idea insopportabile li stroncherebbe spingendoli alla morte.
Proviamo a punteggiare in altro modo. Perché non dire, ad esempio, che per una creatura felicemente integrata col suo ecosistema, la recisione dei legami relazionali con l’ambiente è condizione più che sufficiente per morire?
In tal caso non sarebbero i Masai, i Fulani, gli Aborigeni, gli amerindi o gli esquimesi a non sapersi adattare alla prigione poiché incapaci di ristrutturare le loro rappresentazioni del tempo. Sarebbe invece proprio la prigione che non si adatta a loro, alla loro vita e alla loro cultura.
Ed allora l’accento potrebbe essere spostato dalla “incapacità a vivere recluse”, attribuita a queste popolazioni, alla scelta di chi le reclude come scelta omicida.

Era stato appena arrestato. Di fronte alla porta blindata della sua cella, quella di un passeggio.
Dal buco dello spioncino riusciva a scorgere i reclusi che lo popolavano: tutti in isolamento, come lui.
Non sapeva spiegarsi perché alcuni camminassero in modo da descrivere un cerchio, mentre altri sempre e solo tracciando una linea:
avanti e indietro, come movimento macchinico, gli occhi puntati a terra e la testa china.
Anni dopo comprese: quelli che descrivevano un cerchio erano “dentro” per la prima volta.
Ecco: smettere di “circolare” è il primo modo in cui la reclusione entra nella carne.
Ma essere “tolto dalla circolazione” sarà mai l’inizio della retta via?

— Entrambi i testi son tratti da “IL BOSCO DI BISTORCO”, di Curcio, Petrelli e Valentino

PERCHE’ L’ERGASTOLO NON E’ UNA PENA ACCETTABILE,
PERCHE’ NON ESISTA PIU’ IL FINE PENA MAI, L’ISOLAMENTO, E IL CONCETTO STESSO DI RECLUSIONE.

Testi sull’ergastolo:
Adotta il logo contro l’ergastolo!!
L’ergastolo e le farfalle
Un fiore ai 47 corpi
Aboliamo l’ergastolo
Gli stati modificati della/nella reclusione
Il cantore della prigionia
Piccoli passi nel carcere di Santo Stefano, contro l’ergastolo
La lettera scarlatta e la libertà condizionale
Perpetuitè

Iniziativa a Milano il 27 Maggio: Qui le info

http://liberidall’ergastolo.wordpress.com : vai sul sito e adotta il logo!

27 Maggio 2013: “Aboliamo l’ergastolo”, Cinema Mexico, Milano

14 aprile 2013 10 commenti

27 maggio al cinema Mexico, via Savona 57, Milano dalle 21.30
“ABOLIAMO L’ERGASTOLO”
con
letture a cura di
Gigi Gherzi ( Attore e Regista teatrale / Drammaturgo )

interverranno:

Nicola Valentino (sensibili alle foglie)
Valentina Perniciaro (baruda.net)
Giuliano Capecchi (associazione liberarsi)
Mirko Mazzali (Presidente Commissione Sicurezza di Milano,Osservatorio Carcere Ucpi )
dalle 21.30

Proiezione di:

- “PASSAGGI A SANTO STEFANO”
a cura di Folletto 256037 /La terra trema (2012, 20 min)

- “ergàstolo s.m. [sec.XV] – pena detentiva a vita”
di Giacomo Pellegrini, Mattia Pellegrini e Letizia Romeo (2012, 7.20 min)

Il 23 giugno 2012 siamo stati al Cimitero degli Ergastolani dell’isola di Santo Stefano (Ventotene). Ci siamo andati per chiedere l’abolizione dell’ergastolo e un orrizonte liberato dalle carceri. Ci siamo andati per portare dei fiori sulle tombe e per ridare il nome alle persone sepolte. Abbiamo fatto questo viaggio insieme a un gruppo di una quarantina di persone, aiutati da uno scritto di Luigi Veronelli, che qualche tempo dopo la chiusura del carcere fece un viaggio sull’isola addentrandosi fin nel cimitero alla ricerca della tomba di Gaetano Bresci, ricostruendo anche la mappa nominale di gran parte delle 47 tombe. Poco prima di morire scrisse ancora di S. Stefano, un testamento.

LIBERI DALL’ERGASTOLO
L’ergastolo viene comminato nei tribunali in nome del “popolo” ma ciò non esclude che porzioni di società possano dichiarare: Non in mio nome!
L’ergastolo è una prigione anche per chi non vi è recluso, d’altronde lo stesso Beccaria lo prospettava per la funzione terrifica che avrebbe esercitato sull’immaginario sociale. Liberi dall’ergastolo costituisce quindi una presa di posizione da fare in tutta coscienza, come un sospiro di sollievo, per non vivere in una società che immagina se stessa attraverso istituzioni di paura.

PORTA UN FIORE per l’abolizione dell’ergastolo
Ogni anno nel mese di giugno, in occasione della giornata mondiale indetta dall’ONU contro la tortura, sarà possibile recarsi al cimitero degli ergastolani dell’isola di Santo Stefano (Ventotene) attiguo al vecchio carcere borbonico. Un luogo simbolico da vedere e far vedere perché racconta in modo emblematico, con le sue 47 tombe, non solo la spietatezza dell’esclusione degli ergastolani dal consorzio umano anche dopo morti, ma soprattutto ciò che oggi è l’ergastolo. In particolare la tortura dell’ergastolo senza speranza, quello cosiddetto ostativo, che prevede oltre alla morte sociale e civile dei reclusi, la loro effettiva morte in carcere.

Ode a Damasco … e perdonate il dolore

5 marzo 2013 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _casa_

Uno sgorgare di lacrime senza fine.
Vorrei abbracciare uno ad uno coloro che hanno lavorato a questo cortometraggio,
vorrei ringraziare i loro occhi e il modo in cui mi hanno permesso di poggiare i miei sui muri scorticati di quei vicoli, uno ad uno,
vicoli che sembrano le vene del mio sangue, che sento parte di me come fossero le dita del mio bimbo.
Forse è una patologia, non lo so, credo poco alla parola “patologia”: però mi rendo conto che è una sofferenza dai meccanismi patologici, che mi rende assolutamente incapace a fare una vita normale.

Ti amo città millenaria, ti amo come mia madre, ti amo come mio figlio,
ti amo di quell’amore che entra nei capillari,  che sventra l’anima, che ti fa sentire i battiti in gola come il più struggente degli amori,
ti amo carnalmente come se mi avessi insegnato l’orgasmo,
ti amo come poesia perfetta,
ti amo e non c’è parola capace di avvicinarsi nè al dolore nè alla gioia che mi doni,
anche solo pensandoti.
Eccomi a riscrivere ad una città, a dei vicoli, ad un rampicante profumato: e lo faccio davanti a tutti, senza nemmeno vergognarmi un po’.
Perchè del proprio amore non ci si può vergognare, perché ti sento dentro di me come fossi nella placenta, perché ti amo e davanti all’amore ho sempre fatto quel che mi sentivo di fare,
anche contro il mondo intero.

Ti amo Damasco mia,
ho bisogno di far di nuovo l’amore con te.

Leggi:
Al telefono con Anna Frank
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Bosra , beduini e innamoramenti
Ciliegie e nostalgia
ma buon anno ddddechè
Ode al dolore
Le bombe in casa nostra

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