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Archive for aprile 2012

Un dibattito con i lavoratori dello spettacolo, sugli assassini sul lavoro

20 aprile 2012 3 commenti

Sarebbe bello che partecipassero tutti coloro che sono abituati a ballare e cantare sotto i palchi, dentro gli stadi o nelle piazze.
Sarebbe utile per capire come prende forma quel ferro, come si trasforma da materiale depositato a terra da grandi camion a torri piene di luci, di decibel e colori.
Mostri di ferro che si alzano in poche ore, per poi sparire prima che le luci dell’alba vadano a svegliare la città: mostri che spesso uccidono quei giovani ragni che li mettono in piedi.
Matteo Armellini conosceva bene quel ferro, conosceva quei ritmi che poi gli si sono sbriciolati sulla testa … Matteo era un sorriso familiare, ma come lui sono tanti quelli che a casa non tornanoo non torneranno.
E allora domani partecipiamo tutti a questo dibattito, andiamole a conoscere quelle braccia sudate che costruiscono rapidamente il nostro divertimento…andiamo a capire, per fare in modo che tornino tutti a casa dal lavoro.
Perché morire di lavoro è inaccettabile e lo sembra ancor di più quando sono le luci festose di un palcoscenico ad uccidere un sorriso.


Proiezione di 3,87 di Valerio Mastranedea e a seguire dibattito con i lavoratori dello spettacolo.
Sabato 21 Aprile, ore 19.
Città dell’altra economia, ex mattatoio di testaccio, largo Dino Frisullo, Roma.

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Il blog dei lavoratori dello spettacolo : http://bieffegi.wordpress.com/

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Se il carcere non basta. 6 mesi di censura della posta per Giorgio In primo piano

20 aprile 2012 5 commenti

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In seguito alle denunce di Giorgio Rossetto sulla sua e altre condizioni di carceramento nella sez. Isolamento del carcere di Saluzzo e alla campagna Freedom4notav, la direzione tenta di ostacolare la campagna dei detenuti prendendo, di accordo con la Procura, di mira Giorgio infliggendogli la censura alla posta in entrata ed in uscita per 6 mesi con l’accusa di “aver tenuto un comportamento di “istigazione alla ribellione” di altri detenuti, anche in accordo con soggetti esterni al carcere”.


Qui di seguito, l’ultima lettera di Giorgio dal carcere:


Saluzzo, 13 aprile 2012

Ieri giovedì 12 aprile al sottoscritto è stato notificato un provvedimento del tribunale di Torino (sez. G.I.P.) in cui mi si applica per mesi sei “alla corrispondenza epistolare in entrata e in uscita il visto di controllo”, in quanto avrei fatto opera di “istigazione alla ribellione”: in poche parole per sei mesi il direttore, il comandante o chi per lui controllerà la mia posta.

Ritengo il provvedimento una grave forma di censura e limitazione al “diritto” di interloquire con l’esterno. Ritengo, in questi mesi di detenzione, di non aver fatto nessun “reato”.

A Saluzzo, in due occasioni, abbiamo utilizzato la posta con gli altri detenuti della sezione “isolamento” per denunciare l’anomala situazione che ci vede esclusi da ogni attività ricreativa e sportiva e sottoposti a un regime ferreo nell’utilizzo degli spazi e “dell’aria” e in un altro caso per denunciare ai giornali locali che in occasione della visita pasquale del vescovo cittadino, invitati dal cappellano del carcere, all’ultimo momento veniva impedito ai 9 detenuti di partecipare all’incontro. Divulgare all’attenzione esterna i problemi interni, semplicemente scriverne, è forse diventato un “reato”.

Non darò a giudici e secondini il piacere di leggere la mia corrispondenza. Inizio quindi lo “sciopero della posta”.

Giorgio Rossetto

p.s.

Comunico alla direzione del carcere che questa è l’ultima lettera o cartolina in uscita che spedirò per la durata di tutto il provvedimento (6 mesi).

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Contro questo provvedimento i compagni e le compagne di Giorgio lanciano la campagna “Inceppiamo l’ingranaggio. Sommergiamoli di lettere”.

Scriviamo a Giorgio, contro la censura, inceppiamo il meccanismo!

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In allegato la fotocopia del provvedimento comminato a Giorgio

Da http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4525-se-il-carcere-non-basta-6-mesi-di-censura-della-posta-per-giorgio

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Boicotta il Gran Premio di Formula1 in Bahrain !

19 aprile 2012 8 commenti

E’ dal 14 febbraio dello scorso anno che le strade del Bahrain vivono una rivolta sedata nel peggiore dei modi.
E’ dal 14 febbraio scorso che il mondo fa di tutto per ignorare una popolazione che lotta per strappare un po’ di libertà al monarca di quel piccolo paese ai più sconosciuto.
E’ dal 14 febbraio scorso che si regalano ergastoli, piogge di lacrimogeni mostruosi, proiettili e torture a chi si ribella cercando di usare sempre i mezzi più pacifici possibile.

Ed ora è giunto il momento, per il mondo, di rendersene conto.
Perché malgrado qualcuno lo urli, anche in occidente, da più di un anno, la sola cosa che regna sovrana è la totale indifferenza: totale, assassina, fastidiosa.

Ora la Formula 1.
Il più grande teatrino inutile di sperpero e ostentazione del lusso: una macchina internazionale macina-miliardi che sta atterrando in queste ore in quel territorio, fregandosene completamente di ciò che vive la popolazione locale, e ciò che rivendica con una sorprendente determinazione.
Le donne e gli uomini del Bahrain ci chiedono in tutti i modi di cercare di bloccare il Gran Premio che domenica si svolgerà: ci chiedono di boicottarlo, di diventare almeno consapevoli di cosa sia il regime da quelle parti.
E allora non servono molte parole, le vignette di Carlos Latuff parlano bene da sole:
non servono molte parole, perché anche la molotov lanciata ieri contro il furgone del Force India Team appena arrivato parla da sola.
Ma nessuno sembra voler ascoltare quello che è il più semplice dei linguaggi: ANDATE VIA!
SPARITE! Vista la vostra indifferenza non siete ben accetti: alla velocità delle vostre veloci macchine milionarie, tornatevene nelle vostre belle case, e lasciate almeno che nessun riflettore gioioso si accenda in terra di Bahrain, che in questi mesi ha visto più funerali che nascite.
FREE BAHRAIN!
FREE ALL PRISONERS!

Un risveglio con Nizar Qabbani… E un grillo sulla valigia

19 aprile 2012 1 commento

Sono rimasto in coda milioni di anni
per acquistare un biglietto
Ho dormito sulla mia valigia
Ho dormito sulle mie preoccupazioni
[…]
Mi stanca attendere ciò che non si attende.
Ho cercato nella pagina dell’oroscopo
il segno dell’Ariete
ma non ho trovato nè una colomba che sopraggiungeva
nè un itinerario di viaggio.
Ho cercato un bicchiere di cognac
delle sigarette.
Ho trovato un grillo sulla mia valigia
gli ho chiesto chi fosse e mia ha risposto di essere come me
uno senza patria … indossava cappello e cappotto.
Era come me seduto in attesa del treno.
[…] In attesa del fischio del treno
in attesa dal giorno in cui sono nato
dal momento in cui sono uscito dalle città polverose
in attesa che il mare avanzi sui miei versi
e che scroscino le piogge

Da mille anni
io sono in attesa di un’isola in mezzo al mare
un’isola ignota ai marinai
in attesa di una poesia dal sigillo d’oro
e dai fianchi di fuoco
in attesa della venuta di Fatima, scortata
da un esercito di alberi,
con pesci e lune che nuotano nelle acque del suo seno
in attesa di Fatima che reca nel suo parlare
la civiltà della rosa, non quella del fico d’India.
Se non fosse per le mani di Fatima
il giorno non sarebbe stato creato.

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Foto di Valentina Perniciaro

Infoaut e Radio Blackout sulle torture : grazie!

18 aprile 2012 1 commento

Nelle ultime settimane, il giornalista Pier Vittorio Buffa de L’Espresso (arrestato nel 1982 per aver allora rivelato l’uso sistematico della tortura nella guerra dello stato contro la lotta armata) è tornato sull’argomento, intervistando Salvatore Genova, l’unico poliziotto che abbia confermato l’uso di pratiche come il waterboarding, delle botte ripetute, e delle violenze sessuali contro “terroristi/e rossi/e” per obbligarli a parlare.

Questa mattina, lo spazio redazionale di Radio Blackout ha affrontato questa vicenda rimossa della storia italiana con uno dei protagonisti della lotta armata e che subì per primo queste infamie (Enrico Triaca) e con Paolo Persichetti che ha avuto il merito di parlarne in maniera approfondita e puntuale sul suo blog.

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La testimonianza di Enrico Triaca, uno dei primi torturati “sistematici” da parte della “squadretta” capeggiata da Nicola Ciocia, noto alle vittime con il nome di dott. De Tormentis. E’ il 1978, quando Enrico, considerato il “tipografo” delle BR viene incappucciato e di lui si perdono le tracce per circa un mese, diventando letteralmente un desaparecido.
Subisce una serie di torture terribili, in particolare il sistematico utilizzo del waterboarding sino a che, temendo che morisse, interrompono la pratica. Lo ritroviamo quindi in carcere, in una cella di isolamento del penitenziario di Civitavecchia. Qui inizia il suo calvario detentivo, tra pressioni per spingerlo a collaborare e periodi lunghissimi di isolamento totale. Enrico non cede al “trattamento” di spersonalizzazione e annichilamento umano e politico. Altri mollano, come Alberto Buonoconto che si suicida a cinque anni dalle torture e lo stesso Enrico ci confessa di aver valutato, come extrema ratio l’ipotesi del suicidio. Altri ancora si piegheranno alla collaborazione. Ciliegina sulla torta di questa storia di “straordinaria” amministrazione statale è il mandato di cattura per calunnia che Triaca riceve in carcere all’indomani della denuncia, al magistrato Achille Gallucci, delle torture subite.

Ascolta l’intervista con Enrico Triaca

Scarica file

Affrontiamo con Paolo Persichetti, esponente dell’ultima fase della storia BR, estradato dalla Francia nel 2002 dopo una lunga latitanza, il nodo delle torture di stato che a tratti riaffiorano nella storia del nostro paese e che rimangono un nodo fondamentale che le istituzioni si rifiutano di riconoscere e che dunque, in momenti particolari della storia italiana, ritornano come “operazione sistematica” (si tratti degli anni della guerriglia in Italia o del dopo-G8 di Genova). Tali episodi sono da interpretare nel quadro di una copertura a vari livelli che include il politico (nel quadro di un “compromesso” bipartisan), poi il giudiziario e non ultimo il mediatico

Ascolta l’intervista con Paolo Persichetti

Scarica file

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Le interviste di Pier Vittorio Buffa a Salvatore Genova:

http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/31677707 (video)

Così torturavamo i brigatisti‘ (testo)

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Per ulteriori approfondimenti, segnaliamo soprattutto il materiale e gli articoli molto puntuali che potete trovare sui blog di due compagn*, insorgenze (di Paolo Persichetti) e baruda (di Valentina Perniciaro)

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Albano: il comunicato sul corteo, gli scontri e l’arresto

16 aprile 2012 1 commento

COMUNICATO STAMPA POST CORTEO 14 APRILE
Sabato 14 Aprile è stata una grande giornata di partecipazione, di mobilitazione e di lotta. Le strade di Albano si sono riempite di cittadini, comitati di quartiere, rappresentanti dei Comuni dei castelli romani, collettivi studenteschi e reti sociali che si battono su tutto il territorio laziale contro un piano regionale dei rifiuti basato su discariche e inceneritori. È stata la risposta migliore a chi da giorni dava definitivamente persa una battaglia che nonostante la sentenza del Consiglio di Stato ha dimostrato tutta la sua vitalità e determinazione a continuare il percorso fin qui intrapreso. Per tutto il corteo molti sono stati gli interventi e le testimonianze di chi vive intorno a Roncigliano: lo scempio del settimo invaso, l’allargamento della discarica, l’inquinamento delle falde acquifere. La volontà popolare lo ha ribadito ancora una volta: basta con discariche e inceneritori, né qui né altrove, differenziata subito e netta contrarietà al piano regionale dei rifiuti proprio in questi giorni al centro del dibattito con l’intervento dello stesso ministro Clini. Lo stesso che aveva anticipato la sentenza del Consiglio di Stato che sbloccava l’inceneritore di Albano.
Purtroppo prima che l’assemblea conclusiva del corteo iniziasse, le migliaia di persone che man mano arrivavano a Piazza Mazzini, hanno trovato un ingiustificabile schieramento di forze dell’ordine, come sin dalla prima mattinata per tutte le strade di Albano. In prossimità di Villa Doria, quando il corteo continuava il suo percorso, è partita una carica delle forze dell’ordine, tra l’altro creando panico e paura. Una signora, a cui va tutta la nostra totale solidarietà, ha avuto una frattura alla caviglia. Oltre a numerosi contusi.
Come se non bastasse, l’ingiustificato nervosismo delle forze dell’ordine si è manifestato anche a conclusione del corteo. Mentre quattro studenti, di cui due minorenni, stavano tornando a casa, sono stati fermati e aggrediti dalla Digos di Roma, con la giustificazione di un normale controllo. In realtà la reale intenzione era mettere in stato d’arresto uno dei due studenti minorenni, a loro dire responsabile di aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine e responsabile del ferimento di un agente.
Il tutto si è consumato sotto gli occhi increduli di tanti cittadini di Albano. Un presidio spontaneo sotto il commissariato di Albano per richiedere l’immediato rilascio dello studente, dopo pochi minuti si è trasformato in una nuova caccia ai manifestanti. Quasi trenta membri del nostro coordinamento sono stati accerchiati da blindati di Polizia e Carabinieri per poi essere identificati. Anche alcuni giornalisti presenti, hanno ricevuto lo stesso trattamento e alla fine la Polizia ha confermato l’arresto per uno dei due ragazzi minorenni fermati, in attesa del processo che dovrebbe tenersi mercoledì.
Inoltre è da sottolineare come la stampa, nella giornata di Domenica, abbia diffuso in modo uniforme le stesse notizie, prese direttamente dalle veline della Questura, riportando anche gli stessi errori.
Nessuno di noi ha mai pensato di fare una marcia di almeno 5 kilometri verso “la Nettunense”.
Solo chi non consoce il nostro territorio può scrivere queste cose! La risposta è chiara. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato il segnale è quello di creare intimidazione e paura. Si cerca così di criminalizzare chi si batte a difesa del proprio territorio, dipingendolo come chissà quale pericoloso sovversivo. Oggi l’unica colpa che abbiamo avuto è stata quella di aver
manifestato ancora una volta con determinazione contro la devastazione ambientale, a difesa della salute e dell’ambiente di tutti noi.
Continueremo a lavorare e ad informare la cittadinanza come sempre, attraverso ricorsi legali, assemblee, sit-in, per bloccare la folle costruzione dell’inceneritore di Albano.
LIBERI TUTTI!!

Coordinamento contro l’inceneritore di Albano

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Foto di Valentina Perniciaro

Anonymous attacca ancora Trenitalia: il comunicato

12 aprile 2012 2 commenti

Pastebin: http://pastebin.com/ESKkBKPM

Anonymous vuole spostare nuovamente l’attenzione mediatica verso la linea ad alta velocitàTorino-Lione unendosi per solidarietà e virtuale attivismo ai manifestanti che continuano a combattere contro quest’opera, non soltanto inutile, ma persino dannosa, vogliamo ricordare che a pochi metri dalla Maddalena di Chiomonte vi sono numerose miniere di uranio,

Le porte killer (1)

Secondo le stime (non fatte da manifestanti No-TAV ma fatte sia dallo stato Italiano che dall’Agip negli anni ’70, alla ricerca di pechblenda, minerale contenente forti quantitativi d’uranio-238) la Valsusa ha il più grande filone uranifero di tutta Europa.

La perforazione della Maddalena del Chiomonte causerebbe una contaminazione ambientale senza pari, teratogenie diffuse nei nuovi nati e un incremento delle malattie neoplastiche talmente sussistente da allarmare il resto d’Europa.

Nonostante ciò, Trenitalia continua ad accusare i manifestanti No-TAV, tacciandoli alla stregua di terroristi ed assassini, la stessa compagnia (che ormai si occupa solo in forma minore del trasporto della popolazione, ma si preoccupa maggiormente di vendere gli appalti al miglior offerente) però evita di diffondere agli organi di stampa le notizie relative alle “porte killer”, sportelloni che si chiudono automaticamente pochi istanti prima della partenza del treno (a volte secondi) trascinando sui binari i passeggeri rimasti agganciati a questi.
Le stime sono tristi, secondo i sindacalisti, si parla di 21 morti e centinaia di feriti negli ultimi sei anni, ed è una stima per difetto.

Le porte killer (2)

Trenitalia quindi dimostra di essere la vera compagnia terrorista, che mira solo alla speculazione e al lucro, basti pensare al fatto sopra riportato (esigui sarebbero i costi per rendere più sicuri i “portelloni killer”).
Dante De Angelis (sindacalista) fu licenziato e riassunto più volte, riassunzioni mediate da legali e tribunali, dopo aver manifestato perplessità sulla sicurezza dei portelloni di eurostar e intercity.

Riteniamo quindi che prima di puntare il dito sui manifestanti NO-TAV,Trenitalia dovrebbe prima tutelare i suoi stessi passeggeri da eventuali malfunzionamenti meccanici o errori umani fatti dal personale spesso (ma non sempre) inesperto.

Con questo dimostriamo inoltre il nostro totale supporto a tutto il movimento NoTav che da ieri combatte contro gli espropri (illegittimi) dei terreni.

Le porte killer (3)

Come al solito, questo attacco non è attuo a causare danni ma solo a spostare l’attenzione mediatica su avvenimenti che vengono sfortunatamente ignorati.

We Are Anonymous
We Are A Legion
We Don’t Forget
We Don’t Forgive
Expect us.

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