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Posts Tagged ‘torture in italia’

Un approfondimento radiofonico sul “professor De Tormentis” e la tortura

22 dicembre 2011 Lascia un commento

ASCOLTA LA TRASMISSIONE
A questo link potete ascoltare la trasmissione di mercoledì 21 dicembre, dai microfoni di Radio Onda Rossa.
Una chiacchierata tra me e Paolo Persichetti, autore dell’inchiesta, comparsa sulle pagine di Liberazione nelle scorse settimane, riguardo le metodologie usate dallo stato italiano per annientare l’organizzazione delle Brigate Rosse, con due squadrette appositamente addestrate che giravano le caserme italiane per occuparsi degli “interrogatori”.
Una chiacchierata sui metodi usati, sull’identità del “mastro torturatore”, sull’attuale detenzione di chi è stato torturato, sui prossimi sviluppi di questa storia…
Senza dilungarmi troppo, che più volte l’ho fatto, vi metto i link dove trovare gli articoli e i vari approfondimenti sulla tortura e i “cinque dell’Ave Maria”, e…ascoltate la trasmissione
Ma chi è il professor “De Tormentis”?
Atto I: le torture del 1978 al tipografo delle BR
De Tormentis: il suo nome è ormai il segreto di Pulcinella
 L’interrogazione parlamentare
 Lettera all’ordine degli avvocati di Napoli

COME OGNI ANNO RADIO ONDA ROSSA INIZIERA’ I FESTEGGIAMENTI DEL CAPODANNO LA MATTINA DEL 31.
DAVANTI AL CARCERE DI REBIBBIA, SOTTO LA GARITTA TRA VIA BARTOLO LONGO E VIA RAFFAELE MAJETTI,
SIETE TUTTE E TUTTI INVITATI AD UNA LENTICCHIATA PROPIZIATORIA SOTTO ALLE MURA DEL POSTO PIU’ BRUTTO DELLA CITTA’,

PER FAR ARRIVARE LE NOSTRE VOCI E LA NOSTRA MUSICA A CHI E’ PRIVATO DELLA PROPRIA LIBERTA’!
CONTRO IL CARCERE, GIORNO DOPO GIORNO

Ancora su De Tormentis: una lettera all’ordine degli avvocati di Napoli

19 dicembre 2011 11 commenti

Quello che mi stupisce è la poca attenzione su questa cosa.
Non sembra interessare più di tanto che si sia torturato “manuale alla mano”, che c’erano squadre addestrate solo per quello che visitavano le caserma dove serviva il loro lavoro: non importa l’idea che ora il nome di De Tormentis c’è, che c’è anche un interrogazione parlamentare, che tra poco magari sapremo qualcosa in più di quel pezzo di storia mai terminato.

Il Professor De Tormentis, a destra delle Renault: all'epoca 44enne. Pochi giorni dopo questo scatto si accaniva sul corpo di Triaca

Mai terminato si: perché chi è stato torturato e quella tortura l’ha sopportata, chi è stato brutalizzato e torturato E’ ANCORA IN CARCERE!
Ma ripeto, sembra interessare a pochi, in realtà: è un po’ un tabù, anche per la sinistra militante.
Anzi, c’è chi ti dice “Ah bhè allora perché non parliamo di Genova e della Diaz?”…risposte un po’ sterili, come se una cosa escludesse un’altra…
poi ripeto..
per me far la battaglia su De Tormentis, riuscire a capire chi come dove quando gli dava gli ordini, vuol dire cercar di tirar fuori Cesare Di Lenardo e chi come lui non ha ancora visto la luce, dopo trent’anni, dopo gli abusi subiti, dopo i decenni di abbandono di cui siamo tutti responsabili.

Intanto vi allego la lettera dell’avvocato Davide Steccanella, che ha inviato all’ordine di Napoli, al cui foro è iscritto il signor De Tormentis, ormai braccato.

Spett.Le

Consiglio
Ordine degli Avvocati di Napoli

Centro Direzionale
Piazza Coperta
80143 Napoli

Milano, 12 dicembre 2011

Richiesta chiarimenti:

Sono un collega iscritto all’albo degli avvocati di Milano dal 14.01.1991 (n. tessera 2008003999) ed ho recentemente appreso con notevole “sconcerto” (e come me credo molti altri lettori) quanto riportato su un recentissimo libro di Nicola Rao edito dalla nota Sperling&Kupfer dal titolo “Colpo al cuore” (peraltro giunto alla seconda ristampa !!!), argomento ripreso da un articolo comparso sulla edizione di domenica 11 dicembre del quotidiano nazionale “Liberazione”.
Nel libro in oggetto viene riportata una lunga intervista ad un “tale” che qualificandosi attualmente come avvocato del foro di Napoli racconta nel dettaglio (e in certo senso “vantandosene”…) di avere a suo tempo perpetrato reiterate torture di vario genere ai danni di numerosi arrestati (o fermati) quando, prima di diventare avvocato, prestava servizio come poliziotto per l’ UCIGOS alle dirette dipendenze del Ministero.
Si tratta di racconti a dir poco raccapriccianti di fatti di inaudita violenza in pur stile “argentino” perpetrati da un gruppetto di pochi agenti “scelti” al suo comando su uomini e donne al fine di farli parlare, il tutto in un assoluto spregio di una qualsivoglia forma di legalità al rispetto della quale quella funzione pubblica a quel tempo ricoperta avrebbe dovuto essere preposta.

Quella particolare “metodologia”, così minuziosamente descritta nelle pagine del libro citato, sarebbe stata “sperimentata” una prima volta nel 1978 e quindi, per ammissione dell’intervistato, “sospesa” per un po’ di tempo per evitare una sua “emersione”, e infine nuovamente e questa volta più massicciamente ripresa nei primi mesi del 1982, peraltro i nominativi dei “torturati” sono ampiamente noti avendo a suo tempo molti di loro sporto vana denuncia, allegando certificati medici, fotografie e quant’altro.
Le generalità del soggetto in questione non vengono fornite giacchè nel libro di Rao lo stesso viene sempre chiamato con lo pseudonimo, testuale, di: Professor De Tormentis, e la squadra di “agenti scelti” al suo comando, sempre testuale: “il gruppo dell’ave maria”.
Non credo sia difficile per Codesto Ordine individuare il nominativo del “collega” in questione (peraltro facilmente identificabile sulla base di alcuni elementi temporali) né mi interessa più che tanto attivarmi in tal senso, quello che mi preme viceversa sapere è se Codesto Ordine sia stato o meno informato della cosa, e se si quali iniziative intenda intraprendere, giacchè quanto sopra esposto mi pare francamente ben poco compatibile con i principi ispiratori della nostra nobile professione.
Come Codesto Ordine comprenderà non è certo particolarmente “edificante” per chi esercita questo mestiere ormai da qualche annetto apprendere che un “collega” si vanta pubblicamente di avere torturato, quando era un poliziotto, dei cittadini arrestati prima di affidarli al Magistrato competente.

Cordiali saluti

Avv. Davide Steccanella

Torture e “De Tormentis”: arriva l’interrogazione parlamentare

16 dicembre 2011 7 commenti

L’interrogazione presentata dalla deputata radicale Rita Bernardini
Le torture ai militanti Br arrivano in Parlamento

di Paolo Persichetti
Liberazione 17 dicembre 2011

Approda in parlamento la storia delle torture impiegate da alcune squadre speciali del ministero dell’Interno, indicate dall’ex commissario (oggi questore) Salvatore Genova, uno degli autori delle indagini contro le Br nei primi anni ’80, col nome ripreso da alcuni cult movie del cinema, “I cinque dell’ave maria” e “I vendicatori della notte”, per fronteggiare i gruppi che praticavano la lotta armata come le Brigate rosse, tra la fine fine degli anni ’70 e i primi anni ’80.

Grazie, come sempre, a Carlos Latuff

Una interrogazione parlamentare al ministero dell’Interno e della Giustizia è stata depositata dalla deputata radicale Rita Bernardini.
Il testo prende spunto dalle rivelazioni contenute nel libro di Nicola Rao, Colpo al cuore. Dai pentiti ai metodi speciali: come lo Stato uccise le Br. La storia mai raccontata, nel quale si riportano le ammissioni del funzionario dell’Ucigos (l’attuale polizia di prevenzione), conosciuto con l’eteronimo di “professor De Tormentis”, che guidava la squadra di poliziotti provenienti dalla mobile napoletana addestrati a varie tecniche di tortura e violenze psico-fisiche, tra le quali il waterboarding, l’annegamento con acqua e sale.

Nel libro di Rao l’ex commissario della Digos Salvatore Genova racconta in questo modo il trattamento riservato a Nazareno Mantovani, uno dei primi fermati durante le indagini per il rapimento del generale Nato Dozier: «Fu spogliato, disteso supino su un tavolo di legno e legato alle quattro estremità, con la testa e la parte superiore del tronco che uscivano fuori. Le persone che lo circondavano erano tutte incappucciate. Urlavano, minacciavano, annunciavano cose terribili […] uno teneva la bocca del prigioniero aperta e gli chiudeva il naso, un altro gli teneva la testa, mentre un terzo cominciò a versare in maniera sistematica, ritmica e controllata acqua e sale, attraverso una cannula inserita in gola in maniera sapiente. Mezzo litro, si fermava qualche decina di secondi per dar modo a Mantovani di non soffocare e poi ricominciava […] Mantovani non parlò. Dopo un’ora e mezzo di trattamento il professore decise di sospenderlo. Il sospetto brigatista era già svenuto due volte e c’era il rischio che ci rimettesse la pelle».
Alla fine dello spettacolo, un paio di uomini di Genova dissero al loro capo che se ne tornavano a casa. Non se la sentivano di assistere ad una cosa del genere.

L’interrogazione della parlamentare del partito radicale si avvale anche dell’inchiesta pubblicata da Liberazione l’11 dicembre scorso riportandone ampi stralci, in particolare la testimonianza e soprattutto la dettagliata descrizione del curriculum professionale, culturale e politico del personaggio, di facile identificazione, che si cela dietro il lucubre soprannome ripreso dal celebre Tractatus De Tormentis, scritto da un anonimo criminalista di scuola bolognese sul finire del 1200 (la datazione tuttavia resta incerta secondo altri studiosi), ultracitato dal Manzoni nella sua Storia della colonna infame, e nel quale si inquadra la tortura all’interno di un sistema di minuziose regole procedurali funzionali a dare corpo alla «regina delle prove»: la confessione del reo.
Nel testo si chiede se il ministro di competenza «non intenda verificare l’identità e il ruolo svolto all’epoca dei fatti dal funzionario dell’Ucigos conosciuto come “professor De Tormentis”» ed ancora se non si ritenga opportuno «promuovere, anche mediante la costituzione di una specifica commissione d’inchiesta», ogni utile approfondimento «sull’esistenza, i componenti e l’operato dei due gruppi addetti alla sevizie, ai quali fanno riferimento gli ex funzionari della polizia di Stato citati nelle interviste».
Rita Bernardini vuole anche sapere dal governo se intenda «adottare con urgenza misure volte all’introduzione nell’ordinamento italiano del reato di tortura e di specifiche sanzioni al riguardo, in attuazione di quanto ratificato in sede Onu» e se non vi sia l’intenzione di «assumere iniziative, anche normative, in favore di risarcimenti per le vittime di atti di tortura o violenza da parte di funzionari dello Stato, e per i loro familiari».
L’obiettivo è quello di arrivare all’adozione urgente di provvedimenti che contrastino ogni manifestazione di violenza non giustificabile sui cittadini da parte di funzionari delle Forze di polizia nell’esercizio delle loro funzioni. Un fenomeno in netta recrudescenza come dimostrano i molti casi di cronaca recenti.

QUI LA SEZIONE TORTURA, con altri articoli su De Tormentis e le sue gesta :LEGGI

Torture: TANA PER “DE TORMENTIS” (Nicola Ciocia)!!! E’ ora che il mastro torturatore d’Italia si faccia avanti!

10 dicembre 2011 34 commenti

AGGIORNAMENTO 18 GIUGNO 2013: LA CORTE DI APPELLO DI PERUGIA DICHIARA AMMISSIBILE LA RICHIESTA DI REVISIONE DEL PROCESSO TRIACA.
IL 15 OTTOBRE 2013 LE TORTURA ANDRANNO ALLA SBARRA E LA VERITA’ VERRA’ RISTABILITA.
LEGGI QUI LE NOVITA’, OTTIME: LEGGI

Nei primi anni 80 per contrastare la lotta armata oltre alle leggi d’emergenza, alla giustizia d’eccezione e alle carceri speciali, lo Stato fece ricorso anche alle torture

Rivelazioni, la squadra speciale della polizia che torturò le Brigate rosse
“De Tormentis”(Nicola Ciocia) e i cinque dell’ave Maria

Paolo Persichetti
Liberazione 11 dicembre 2011

«Professor De Tormentis», era chiamato così il funzionario dell’Ucigos (l’attuale Polizia di prevenzione) che a capo di una speciale squadretta addetta alle sevizie, in particolare alla tecnica del waterboarding (soffocamento con acqua e sale), tra la fine degli anni ‘70 e i primissimi anni ’80 si muoveva tra questure e caserme d’Italia per estorcere informazioni  ai militanti, o supposti tali, delle Brigate rosse.

Attrezzatura per il water boarding…un rubinetto, un tubo, del sale

Di lui, e del suo violento trattamento riservato agli arrestati durante gli interrogatori di polizia, parla diffusamente Nicola Rao in un libro recentemente pubblicato per Sperling&Kupfer, Colpo al cuore. Dai pentiti ai “metodi speciali”: come lo Stato uccise le Br. La storia mai raccontata. Rivelazioni che portano un colpo decisivo alla tesi, diffusa da magistrati come Caselli e Spataro (recentemente anche Turone) che vorrebbe la lotta armata sconfitta con le sole armi dello stato di diritto e della costituzione. In realtà alle leggi d’emergenza, alla giustizia d’eccezione e alle carceri speciali, si accompagnò anche il più classico degli strumenti tipici di uno stato di polizia: la tortura. Il velo su queste violenze si era già squarciato nel 2007, quando Salvatore Genova, uno dei protagonisti dell’antiterrorismo dei primi anni ’80, coinvolto nell’inchiesta contro le sevizie praticate ai brigatisti che avevano sequestrato il generale Dozier, cominciò a testimoniare quanto aveva visto: «Nei primi anni ’80 esistevano due gruppi – dichiara a Matteo Indice sul Secolo XIX del 17 giugno – di cui tutti sapevano: “I vendicatori della notte” e “I cinque dell’Ave Maria”. I primi operavano nella caserma di Padova, dov’erano detenuti i brigatisti fermati per Dozier (oltre a Cesare Di Lenardo c’erano Antonio Savasta, Emilia Libera, Emanuela Frascella e Giovanni Ciucci)». Per poi denunciare che «Succedeva esattamente quello che i terroristi hanno raccontato: li legavano con gli occhi bendati, com’era scritto persino su un ordine di servizio, e poi erano costretti a bere abbondanti dosi di acqua e sale. Una volta, presentandomi al mattino per un interrogatorio, Savasta mi disse: “Ma perché continuano a torturarci, se stiamo collaborando?”». Come sempre le donne subirono le sevizie più sadiche, di tipo sessuale.

Genova si salvò grazie all’immunità parlamentare intervenuta con l’elezione in parlamento come indipendente nelle liste del Psdi del piduista Pietro Longo (numero di tessera 2223). In quell’intervista Genova si libera la coscienza: «Ovunque era nota l’esistenza della “squadretta di torturatori” che si muoveva in più zone d’Italia, poiché altri Br (in particolare Ennio Di Rocco e Stefano Petrella, bloccati dalla Digos di Roma il 3 gennaio 1982) avevano già denunciato procedure identiche. Non sarebbe stato difficile individuarne nomi, cognomi e “mandanti” a quei tempi». Ma quando il giornalista Piervittorio Buffa raccontò sull’Espresso del marzo 1982 quella mattanza, “informato” dal capitano di Ps Ambrosini (che vide la porta di casa bruciata da altri poliziotti), venne arrestato per tutelare il segreto su quelle pratiche decise ad alto livello.

“Il pene della Repubblica”: Cesare Di Lenardo

Chiamato in causa, una settimana dopo anche il «professor De Tormentis» fece sentire la sua voce. Il 24 giugno davanti allo stesso giornalista disseminava indizi sulla sua reale identità, quasi fosse mosso dall’inconscia volontà di venire definitivamente allo scoperto e raccontare la sua versione dei fatti su quella pagina della storia italiana rimasta in ombra, l’unica – diversamente da quanto pensa la folta schiera di dietrologi che si esercita da decenni senza successo sull’argomento – ad essere ancora carica di verità indicibili. De Tormentis non si risparmia ed ammette “i metodi forti”: «Ammesso, e assolutamente non concesso, che ci si debba arrivare, la tortura – se così si può definire – è l’unico modo, soprattutto quando ricevi pressioni per risolvere il caso, costi quel che costi. Se ci sei dentro non ti puoi fermare, come un chirurgo che ha iniziato un’operazione devi andare fino in fondo. Quelli dell’Ave Maria esistevano, erano miei fedelissimi che sapevano usare tecniche “particolari” d’interrogatorio, a dir poco vitali in certi momenti». La struttura – rivela a Nicola Rao il maestro dell’annegamento simulato – è intervenuta una prima volta nel maggio 1978 contro il tipografo delle Br, Enrico Triaca. Ma dopo la denuncia del “trattamento” da parte di Triaca la squadretta venne messa in sonno perché – gli spiegarono – non si potevano ripetere, a breve distanza, trattamenti su diverse persone: «se c’è solo uno ad accusarci, lascia il tempo che trova, ma se sono diversi, è più complicato negare e difenderci». All’inizio del 1982 venne richiamato in servizio. Più che un racconto quella di “De Tormentis” appare una vera e propria rivendicazione senza rimorsi: «io ero un duro che insegnava ai sottoposti lealtà e inorridiva per la corruzione», afferma presagendo i tempi del populismo giustizialista. «Occorreva ristabilire una forma di “auctoritas”, con ogni metodo. Tornassi indietro, rifarei tutto quello che ho fatto».

Oggi l’identità di “De Tormentis” è un segreto di Pulcinella. Lui stesso ha raccontato di aver prestato servizio in polizia per quasi tre decenni, uscendone con il grado di questore per poi esercitare la professione di avvocato. Accanto al questore Mangano partecipò alla cattura di Luciano Liggio; poi in servizio a Napoli sia alla squadra mobile che all’ispettorato antiterrorismo creato da Emilio Santillo (sul sito della Fondazione Cipriani sono indicate alcune sue informative del periodo 1976-77, inerenti a notizie raccolte tramite un informatore infiltrato in carcere), per approdare dopo lo scioglimento dei nuclei antiterrorismo all’Ucigos dove ha coordinato i blitz più «riservati».

De Tormentis riferisce anche di essere raffigurato in una delle foto simbolo scattate in via Caetani, tra gli investigatori vicini alla Renault 4 dove si trovava il corpo senza vita di Moro. In rete c’è traccia di un suo articolo scritto nel gennaio 2001, su un mensile massonico, nel quale esalta le tesi del giurista fascista Giorgio Del Vecchio, elogiando lo Stato etico («il diritto è il concentrato storico della morale»), e rivendica per la polizia i «poteri di fermo, interrogatorio e autonomia investigativa». Nel 2004 ha avuto rapporti con Fiamma Tricolore di cui è stato commissario per la federazione provinciale di Napoli e, dulcis in fundo, ha partecipato come legale di un funzionario di polizia, tra l’86-87, ai processi contro la colonna napoletana delle Br, che non molto tempo prima aveva lui stesso smantellato senza risparmio di metodi “speciali”. Una singolare commistione di ruoli tra funzione investigativa, emanazione del potere esecutivo, e funzioni di tutela all’interno di un iter che appartiene al giudiziario, che solo in uno stato di eccezione giudiziario, come quello italiano, si è arrivati a consentire.

Forse è venuto il momento per questo ex funzionario, iscritto dal 1984 all’albo degli avvocati napoletani (nel suo profilo si descrive «già questore, penalista, cassazionista, esperto in investigazioni  nazionali e internazionali su criminalità organizzata, politica e comune, sequestri di persona»), di fare l’ultimo passo alla luce del sole. Sul piano penale “De Tormentis” sa che non ha da temere più nulla. I gravi reati commessi sono tutti prescritti (ricordiamo che nel codice italiano manca quello di tortura).

L’ex questore, oggi settantasettenne, ha un obbligo morale verso la società italiana, un dovere di verità sui metodi impiegati in quegli anni. Deve qualcosa anche ai torturati, alcuni dei quali dopo 30 anni sono ancora in carcere ed a Triaca, che subì la beffa di una condanna per calunnia. Restano da sapere ancora molte altre cose: quale fu l’esatta linea di comando? Come l’ordine sia passato dal livello politico a quello sottostante, in che termini sia stato impartito. Con quali garanzie lo si è visto: impunità flagrante. Venne pizzicata solo una squadretta di Nocs capeggiata da Genova. Condannati in primo grado ma prosciolti in seguito. Di loro, racconta compiaciuto “De Tormentis”: «vollero strafare, tentarono di imitare i miei metodi senza essere sufficientemente addestrati e così si fecero beccare». All’epoca Amnesty censì 30 casi nei primi tre mesi dell’82; il ministro dell’Interno Rognoni ne riconobbe 12 davanti al parlamento, ma il fenomeno fu molto più esteso (cf. Le torture affiorate, Sensibili alle foglie, 1998). La tortura, scriveva Sartre: «Sconfessata – a volte, del resto, senza molta energia – ma sistematicamente applicata dietro la facciata della legalità democratica, può definirsi un’istituzione semiclandestina».

LINK:
Chi è De Tormentis?
Quando si torturavano i tipografi
Sul corpo delle donne
Sul corpo delle donne, fuori dal carcere
e qui tutto ciò che c’è di pubblicato su qeusto blog riguardo la tortura sui corpi dei prigionieri politici italiani: LEGGI!

Torture: la storia di Francesco Giordano, tra martellate e finte esecuzioni

5 dicembre 2011 2 commenti

FRANCESCO GIORDANO,
arrestato a Milano il 7 ottobre 1980 dai Carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta sulla Brigata 28 marzo

“Diciotto anni fa, nel mese di ottobre, esattamente martedì 7 er erano le ore 20, venivo arrestato a Milano in viale Premuda, difronte al cinema Cielo, su segnalazione di Mario Marano, mio coimputato.
Quelli che mi arrestarono erano in borghese e dopo il fermo mi fecero salire in un furgone con targa civile: ero ammanettato, seduto sopra una sedia ed accanto vi era un tavolino.
Con il furgone raggiungemmo il parcheggio della caserma dei Carabinieri di via della Moscova e da lì venni trasferito dentro una autovettura.
Con queta mi portarono sempre all’interno di una caserma posta sicuramente fuori Milano.
Dopo l’aresto, che certo non du tra i più canonici, se noni quel periodo per i comunisti, venni torturato, all’interno di quella caserma,che ancora adesso non saprei riconoscere.
Nel mio caso la tortura cosistette in quello che già all’epoca descrissi in una lettera fata recapitare al quotidiano Lotta continua e pubblicata il 6 dicembre 1980, a quasi due mesi dal mio arresto.
Lettera che, una volta resa pubblica, nessun magistrato “democratico” volle, con grande rigore, mai prendere in considerazione, anzi alcuni di questi furono gli organizzatori, certo sapevano ed hanno coperto i torturatori.
Dalla lettera: “Uno di loro mi prese a schiaffi mettendosi a cavalcioni sul mio petto (ero sdraiato), gli altri tre urlarono e mi schiacciarono i testicoli. Qualcuno disse al brigadiere della caserma di prendere il martello (di gomma, quello che si usa nei campeggi)e con questo mi picchiarono sui piedi. Quando finirono continuarono a dirmi che dovevo confessare. Prima di andare via mi fecero spogliare (rimasi solo con le mutande).”
Ancora nella mia lettera: “Arriviamo in un posto deserto, credo sia quasi mezzanotte, comunque è buio, mi fanno scendere dalla macchina chiedendomi se nel tragitto avessi cambiato idea,
perché mi restava poco tempo. Sempre con la pistola puntata contro di me insistono per farmi parlare”.

Questi, alcuni momenti, poi mi lasciarono in assoluto isolamento verso l’esterno per 38 giorni, poco cibo, tante minacce ed offerte di collaborare. Ancora adesso non ho una percezione esatta del tempo, ma credo che completamente nudo (solo con le mutande) ci rimasi per 5/6 giorni.
Ero in una piccolissima stanza senza finestre, sopra un materasso appoggiato in terra ed una coperta di quelle militari.
In questo posto mi davano poco o niente da mangiare e continuamente venivano a trovarmi diversi carabinieri, penso quelli di turno, che cercavano di convincermi a collaborare, dopo essersi informati di quelle che erano le accuse contro di me. E’ mio ricordo che non tutti fossero al corrente di queste accuse.
Da questa caserma, che ancora non saprei indicare, mi potrarono successivamente in quelal che certamente era vicino Arese, per interrogarmi. Nella stanza vi erano diverse persone,  qualcuno lo avevo già visto perché tra quelli che mi avevano arrestato, gli altri mi erano sconosciuti. In quella occasione mi hanno fatto più e più volte ripetere la mia storia politica, quella che fino a quel momento avevo raccontato, cioè la militanza in Lotta continua […]; tra l’altro anche quella sera mi ripeterono i nomi di SergioSegio e Gianni Stefan, di cui poi la redazione di Lotta continua, quando pubblicò la lettera, preferì mettere solo le iniziali.
[…]
Quando mi portarono via, appena usciti dalla caserma dissero che mi conveniva collaborare, che altrimenti avrebbero continuato passando ai fatti. Prima di questa frase effettivamente uno di quelli che aveva partecipato al mio arresto aveva parlato via radio con qualcuno, ovviamente non ho capito chi ci fosse dall’altra parte, ma le frasi riportate nella lettera le avevo sentite molto bene.
Adesso ripensandoci mentre scrivo non ricordo di aver avuto pensieri particolari in quei momenti, cioè quando,al buio mentre piovigginava mi fecero inginocchiare per terra facendo finta di spararmi;[…] tutto ciò accadeva prima di esser trasferito nella Caserma della zona Fiera, sempre a Milano.
Fu in quel posto, invece, che venni interrogato per la prima volta con la presenza del mio avvocato, duramente zittito più volte dall’onnipresente dottor Spataro perché aveva osato chiedere se avevo subìto altri interrogatori precedentemente, senza di lui o altri avvocati.
Rimasi in questa caserma per alcune settimane ed è solo alla fine di questo tempo ( in totale 38 giorni) che venni, con mio grande sollievo, trasferito nel carcere di San Vittore.
[…]
Occorre dire con estrema chiarezza che l’episodio da me testimoniato è stato uno frai tanti; molti altri ne sono stati denunciati con grande precisione e puntualità da chi li ha subìti, pur nella difficoltà di allora e devo dirlo con amarezza, in solitudine, perché gli impegnati e poetici democratici di oggi, in quel tempo preferivano stare dalla parte del potere.
La tortura contro i comunisti ha voluto dire quanto ho scritto sopra, ma anche uso di elettrodi, acqua e sale che veniva fatta bere a litri ai compagni, violenze sul corpo delle compagne ed altro, sempre denunciato, fino agli arresti degli avvocati che ci difendevano o le minacce fatte ai familiari.
Ancora occorre ricordare che questi metodi continuavano poi durante la carcerazione. Le carceri speciali o alcune sezioni delle principali carceri erano gestite in maniera autonoma e fuori dal normale circuito.
Di contro, ricordiamo i contratti tra giudici e delatori.
Voglio precisare che dopo l’incontro con il PM Armando Spataro, sincero democratico, non sentii mai più il desiderio di denunciare quanto avevo subìto; il signore sopradescritto mi aveva fatto ben capire che era perfettamente inutile, che loro si muovevano in assoluta libertà in quel genere di illegalità…”
Testo tratto da “Le torture affiorate” -Progetto Memoria- Edizioni Sensibili alle Foglie-

DELLA TORTURA: dove leggere altro materiale
Diamo un nome a De Tormentis??

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