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Archive for giugno 2020

5 giugno 1975: viene uccisa Mara, Margherita Cagol

4 giugno 2020 Lascia un commento

Nella trasparenza
dell’ultima ora
sudate
si piegano
tutte le stelle
sotto il peso
di pochi
anni di vita:
diluiti
agitati
manipolati
scherniti.
Ma
per un ragazzo
dinnanzi all’ingiustizia,
di fronte al buio,
nella notte: la morte.
Resta pur sempre la morte
la curiosità più grande.
Sante Notarnicola, Palmi 25.9.1980

E invece cercavamo la vita.
La cercava Mara Cagol, anche quel giorno di giugno di 45 anni fa, prima di esser giustiziata -trentenne- nel verde della Cascina Spiotta, ad Arzello.
Mi piacerebbe, ancora una volta, addentrarmi in quella Cascina che quel giorno aveva il cancello aperto, sentire il cuore batter forte per paura di non saper cosa dire a chi mi avrebbe potuto scovare. Eppure nessuno sbucò mentre legavo quei fiori all’albero, quello che che immaginavo più vicino a quel punto, a quel battito, a quel sospiro.
45 anni son passati, quasi mezzo secolo, e ancora non si riesce a far Storia di quella storia, della scelta della lotta armata che fece quella generazione, a migliaia e migliaia: non si riesce a raccontare, a capire, ad analizzare, non si può.

Vi lascio qui una lettera di Mara Cagol ai suoi genitori, dove parla delle sue scelte, della rivolta di San Basilio e dell’assassinio di Fabrizio Ceruso, della bellezza e della forza che aveva nel cuore.


“Cari genitori, vi scrivo per dirvi che non vi dovete preoccupare troppo per me. Ed ora vi spiego perché. […] Ora tocca a me e ai tanti compagni che vogliono combattere questo potere borghese ormai marcio continuare la lotta. Non pensate per favore che io sia incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. E’ giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi dà ragione come l’ha data alla Resistenza nel ’45.

Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi non ce ne sono altri. Questo stato di polizia si regge sulla forza delle armi e chi lo vuol combattere si deve mettere sullo stesso piano. In questi giorni hanno ucciso con un colpo di pistola un ragazzo, come se niente fosse, aveva il torto di aver voluto una casa dove abitare con la sua famiglia. Questo è successo a Roma, dove i quartieri dei baraccati costruiti coi cartoni e vecchie latte arrugginite stridono in contrasto alle sfarzose residenze dell’Eur. Non parliamo poi della disoccupazione e delle condizioni di vita delle masse operaie nelle grandi fabbriche delle città. E’ questo il risultato della “ricostruzione” di tanti anni di lavoro dal ’45 ad oggi? Sì è questo: sperpero, parassitismo, lusso sprecato da una parte e incertezze, sfruttamento e miseria dall’altra. Cari genitori, voi avete lavorato una vita, avete conosciuto il fascismo e il postfascismo e queste cose le sapete meglio di me. Oggi, in questa fase di crisi acuta occorre più che mai resistere affinché il fascismo sotto nuove forme “democratiche” non abbia nuovamente il sopravvento.

La rivolta di San Basilio, Roma 1974


Le mie scelte rivoluzionarie dunque, nonostante l’arresto di Renato, rimangono immutate. Vogliatemi bene lo stesso, anche se so che per voi è difficile capirmi. Abbiate fiducia nelle mie capacità e nella mia ormai grossa esperienza. So cavarmela in qualunque situazione e nessuna prospettiva mi impressiona o impaurisce. Vi voglio più bene che mai.
Margherita.


Caro papà, spero che tu ti sia rimesso in salute, dopo questa brutta parentesi. Stai sereno per me, so quello che faccio e non c’è nulla di torbido in tutto questo. Ti sono sempre in ogni momento riconoscente per i sacrifici che so tu hai fatto per me. Oggi sono una donna, cresciuta sana e forte. Grazie papà, ti voglio bene.
Tua figlia

LEGGI:
A Margherita Cagol
Quando portai un fiore alla Spiotta

Da Minneapolis a San Ferdinando: Stato e padroni

3 giugno 2020 Lascia un commento

La scorsa notte il canto “no justice, no peace, no racist police” ha fatto il suo ingresso anche nella Grande Mela, con decine di migliaia di persone ad invadere anche quelle di strade.
L’urlo strozzato di George Floyd si riversa per le strade di tutto il territorio statunitense, con la sua giusta violenza
La rete è invasa di foto di scontri, di foto e video di espropri, devastazione e saccheggio. La rete è invasa di slogan di solidarietà e indignazione, la rete è invasa di persone che si sentono parte della rivolta scoppiata a Minneapolis e poi dilagata in tutti gli Stati Uniti in poche ore.

Il volto di Soumalia Sako

La rete è invasa di tanti di voi, cittadini generosamente indignati che proteggono la vita di un uomo, ammazzatao senza alcun motivo, se non dalla violenza di uno Stato che sempre, in ogni sua azione, deve dimostrare la superiorità su corpo/terra/vita altrui, soprattutto se bianco, se diverso, se non white american.

Non vi ho visto però a San Calogero, eppure non è così lontano, sta nella piana di Gioia Tauro.
Non vi ho visto riversarvi nelle vostre città, ma nemmeno inondare i social, per urlare la rabbia davanti ad un assassinio avvenuto proprio qui vicino, tra i braccianti che permettono alle nostre tavole di riempirsi dei colori e dei sapori delle stagioni.


Non vi ho visti quando il corpo a terra era quello di Soumalia Sako, di 29 anni, uomo dalle braccia forti ma soprattutto dallo sguardo di chi non si tira indietro quando c’è da difendere gli sfruttati, quando c’è da organizzarli e tutelarli da un padrone che li considera nient’altro che roba, come la terra su cui si accampano in baraccopoli che diventano città di lamiere (quella di San Ferdinando conta 3000 abitanti), a fianco dei campi.
Baraccopoli dove si muore, spesso solo per scaldarsi, o a volte colpiti da una fucilata, come su per Soumalia. Non vi ho visto in piazza quando Soumalia ha perso la vita, ammazzato da un colpo di fucile tra i molti sparati quella notte: eppure lui aveva scelto di restare proprio per quelle centinaia di persone, sfruttate come i servi della gleba, sotto il sole cocente d’Europa.
Non poteva non combattere Soumalia,
gli veniva naturale, combattere per una vita dignitosa, combattere per un lavoro dignitoso, combattere in un mondo costruito per bianchi.

Non un passo indietro davanti al razzismo
non un passo indietro davanti allo sfruttamento,
non un passo indietro davanti a chi ci uccide: Stato e Padroni.

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