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Posts Tagged ‘Atene’

Nikos ha vinto: SOLO LA LOTTA PAGA

10 dicembre 2014 5 commenti

Sono emozionata nello scrivere queste righe perchè sinceramente la vedevo nera, lo ammetto, soprattutto dopo le parole della corte suprema di ieri che rigettava l’appello presentato dal suo avvocato:

Il piantonamento di questi giorni davanti alla sua stanza d’ospedale

non mi sembrava una situazione con una semplice possibilità di uscirne vittoriosi, quindi vivi.
Nikos Romanos ha fatto capire la sua enorme determinazione dal primo istante e il governo greco sembrava fottersene totalmente e spudoratamente, senza lasciare a lui altra opzione che un proseguimento dello sciopero della fame e poi della seta ormai ai limiti della sopravvivenza.

Nikos invece ha vinto, ha ottenuto i permessi studio con un emendamento votato in extremis oggi dal parlamento greco: 6 mesi di e-learning e poi braccialetto elettronico per poter seguire i corsi all’università.
Una vittoria per lui, e per tutti i detenuti che vogliono accedere ai permessi studio: grazie Nikos, per la tua determinazione, per averci palesato ancora una volta che solo la lotta paga e paga anche bene!Ci racconta Petros Damianos (l’insegnante di Romanòs presso il carcere minorile di Avlonas)”Sono appena uscito dall’ospedale. La sua prima frase dopo la felicità. Signore Petros, che contattiamo la Facoltà, così non perdo il semestre”

Noi ti vorremmo libero,
fuori dal carcere, come tutti e tutte i compagni di prigionia!

Sapere che il tuo sciopero della fame è finito e che il tuo corpo potrà riprendersi rende il nostro cuore più leggero,
e il mio lo emoziona: hai strappato con ogni grammo del tuo corpo un pezzo della tua libertà e di quella di tutti i prigionieri!
Fino alla vittoria, Nikos…

LEGGI:
Solidarietà a Nikos
La corte suprema condanna a morte Nikos Romanos

P.S.: Vorrei ricordare a chi legge questo post che qui in Italia non sarebbe minimamente possibile ottenere quello che ha ottenuto Nikos. Per reati armati e politici che son quelli per cui lui è arrestato si sta in regimi di alta sorveglianza dove solitamente non sono ammessi più di 2 libri per volta. Figuriamoci recarsi in facoltà con un braccialetto elettronico: cose di altri mondi, comunque

La corte suprema condanna a morte Nikos

9 dicembre 2014 7 commenti

La Suprema Corte ha sentenziato la condanna a morte di un ragazzo di soli 21 anni,
che oggi è entrato nel trentesimo giorno di sciopero della fame e lei cui condizioni sono critiche in modo sempre più allarmante.
Una condanna a morte, perché Nikos Romanos, militante anarchico condannato a 16 anni per una rapina a mano armata, ha fatto capire che non smetterà la sua lotta,
anche dovesse esser l’ultima.

FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE. LIBERTA’ PER NIKOS

A Nikos spirò un caro amico tra le braccia: e avevano solo 16 anni.
A Nikos lo stato greco uccise un amico con un proiettile regalato e immotivato e da quel giorno la sua vita cambiò per sempre:
fino a quell’arresto ridicolo, fino alla tortura, ai pestaggi, alla condanna grandissima
e ora a questo sciopero della fame solo per accedere ad un suo diritto:
lo studio.

Il suo avvocato, Frangiskos Ragousis, già parlava di poche speranze di successo con la Corte suprema e in effetti così è stato:
Nikos ha superato gli esami di ammissione all’università di Atene, come detenuto,
ma non potrà accedere allo studio e per ottenerlo sta andando incontro alla morte.

Tutta la solidarietà possibile a questo ragazzo,
la cui vita è stata distrutta dallo stato greco già nel 2008 con l’assassinio di Alexis,
Tutta la solidarietà a questo giovane combattente, perchè possa sentirla a tonnellate,
perché possa resistere. Resistere e ancora resistere.

DOLOFONOI!

AGGIORNAMENTI:
LA VITTORIA DI NIKOS

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo
Il suicidio di Savas
A Nikos

 

 

 

A Nikos, al martire che non deve diventare!

8 dicembre 2014 2 commenti

Ne è passato di tempo dall’assassinio di Alexis,
tanto che mi sembra impossibile sia volato così.

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Perchè il mio ricordo ancora brucia in modo strano, sento ancora l’odore acre di lacrimogeni che mai avevo sentito prima,
sento ancora le palpitazioni per delle corse senza meta, in una città che non conoscevo e che mi accoglieva in modo schizofrenico:
facoltà, quartier, spazi e compagni che sembravamo conoscerci da sempre,
opliti, gas, fumi gialli e blu, camionette, manganelli, tanto tanto odio dalla parte opposta.

Quando mi ripenso nelle strade di Atene in battaglia penso a quella signora,
tutta pelliccia e pacchettini natalizi davanti alla carcassa del suo macchinone incendiato:
lei mi spiazzò più della pioggia di molotov che per giorni avevo davanti agli occhi e a cui non ero abituata.
Lei guardava la sua macchina dicendo “d’altronde, hanno ragione, quel ragazzo aveva solo 15anni”.
Già.
Solo 15 anni.

Accanto a lui, quando fu ucciso a freddo in quella simpatica piazzetta di Exarchia, senza alcuna ragione,
c’era Nikos, suo coetaneo, anche lui un giovane anarchico.
Lui ha visto morire Alexis davanti ai suoi occhi, un suo amico, un suo compagno,
uno che da quel giorno ha capito che indietro non si tornava più dopo quell’esperienza.
Probabilmente la sua vita sarebbe stata molto diversa senza quel 6dicembre: quel proiettile poteva centrare in pieno lui e invece prese il suo amico, che spirò immediatamente e tra le sue braccia.
Erano poco più che bambini, ma davanti a quel sangue, chi sopravvisse, non potè che iniziare un percorso rivoluzionario e contro lo Stato.

Il suo arresto, nel febbraio del 2013,  fu incredibile e indimenticabile, ne scrissi a riguardo un post quasi basito e silenzioso,
pubblicando il video di un’operazione di polizia che sembrava rivolta ad una cellula terroristica micidiale e invece portava in prigione un pugno di ragazzi appena maggiorenni.
Uno di loro era proprio Nikos, poi ripetutamente torturato e condannato a 16anni per una rapina in banca.
Il regime carcerario a cui è stato sottoposto dal primo istante è tra i più duri immaginabili

Nikos ora sta portando avanti una battaglia incredibile, dalla sua cella:
Una battaglia per il diritto allo studio, da prigionieri, a lui costantemente negato, malgrado abbia superato con successo i test d’ingresso all’università.

E’ in sciopero della fame dal 10 novembre: tra due giorni è un mese..
Già ricoverato da un po’ nel repartino detentivo dell’ospedale di Gennimatàs, le sue condizioni stanno velocemente peggiorando e rischiano di diventare irreversibili: lo sciopero della fame ti mangia dentro e nemmeno troppo lentamente.
Si rischia, anche prima del mese, un blocco renale e quindi un successivo blocco cardiocircolatorio: la situazione di Nikos è gravissima, il suo corpo di 21enne prigioniero sta iniziando ad arrancare in questa battaglia.
Però andrà avanti, questo è chiaro a tutti: anche a chi da giorni sta affrontando lo stato greco e i suoi armamenti per portare tra le strade tutta la solidarietà possibile, per fare in modo che arrivi fino al terzo piano di quell’ospedale.
Per fargli capire che non vogliamo martiri,
Che c’è bisogno di lui, che deve resistere, che deve rimaner vivo per poter continuare a lottare con noi,
nel ricordo del suo amico,
Alexis, compagno di tutti noi.

Resisti Nikos, ti vogliamo vivo,
ti vogliamo fuori,
ti vogliamo ancora a masticare asfalto in faccia allo Stato.
Nessun martire, nessun eroe: tutti e tutte, gomito a gomito, passo dopo passo.

Un messaggio da una manciata di mamme per te, Nikos
Caro Nikos, siamo con te. Resisti.
Non regalargli la tua vita. E’ quello che vogliono. Possono cancellarla un attimo dopo.
Non temono la tua morte. Temono che tu resti in vita a testimoniare.
Resisti, Nikos
La madre di Dax, ucciso da fascisti a Milano il 16 marzo 2003
La madre di Renato, ucciso da fascisti a Roma il 27 agosto 2006
La madre di Carlo, ucciso dallo Stato italiano a Genova il 20 luglio 2001
Le figlie di Pino Pinelli, ucciso dallo Stato italiano a Milano il 15 dicembre 1969
La sorella di Iaio, ucciso insieme a Fausto da ignoti (fascisti + servizi deviati) a Milano il 18 marzo 1978.
Cristina, mamma di Mattia, No Tav, incarcerato per terrorismo

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
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Atene, un anno dopo

Nazifascisti, complotti e rivendicazioni: poveri noi!

18 novembre 2013 2 commenti

Vivessi ancora la vita di prima, dove il blog era comunque un compagno quotidiano,
questa cosa l’avrei scritta al momento, a caldo, quando lo sconcerto si è presentato dentro di me.
Parlo di Alba Dorata, dei due nazifascisti uccisi a pistolettate qualche settimana fa, il cui video dell’esecuzione è subito girato online.
Mi correggo: non parlo di loro, non parlo nemmeno di chi l’ha lasciati a terra, ma di chi, davanti alle immagini dell’azione ha immediatamente commentato con “no oh, non possono essere stati i compagni”
“no oh barù ma le hai viste le immagini? quelli so’ sicuro dei servizi”

Basita.
Non capisco perchè riconosciamo i compagni solo se son cadaveri ammazzati da Stato e/o fascisti,
riconosciamo i compagni solo quando sono massacrati di botte, riconosciamo i compagni pure quando hanno le sembianze da democristiani,
poi però davanti ad un’azione del genere,
tutti i tromboni dell’antifascismo sparano al volo “so’ i servizi”, “azione militare”, “strategia della tensione”

Non se ne può più, il vittimismo sta maciullando le sinapsi,
i neuroni arrancano sui lividi che ci piace avere, sul sangue che sempre noi perdiamo:
non sappiamo più pensarla la vendetta, non sappiamo più immaginare che qualcuno davanti ad un compagno ucciso, davanti allo sfruttamento,
davanti a ‘sta vita di merda faccia … PUM.
Per forza il complotto, per forza i servizi, per forza “oddio oddio no, noi siamo buoni” “vedi che la rivendicazione non c’è?! che vuoi di più chiaro per capire che è una provocazione di Stato?!”
Siamo più propensi a pensare che i fascisti si pistolettino l’un l’altro piuttosto che immaginare compagni incazzati che vendicano il sangue del loro sangue.
L’antifascismo è diventato un piagnisteo retorico, attaccato con le unghie ad una Costituzione che…
ma scusate, ma che ce ne fotte a noi della Costituzione?
non dovevamo distruggere tutto?
Tenetevi la costituzione e i complotti, tenetevi la tessera dell’anpi, il fazzoletto al collo e la retorica vittimaria:
noi intanto ci leggiamo queste 18 pagine di rivendicazione. OH!

Vi lascio con le parole di Franco Senia, che mi hanno strappato un sorriso (e non è facile questo periodo) e dove trovate anche il link della rivendicazione, in lingua originale.

Alla fine, la rivendicazione è arrivata, a ricordare – con le parole di Buenaventura Durruti – che “Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.”
La rivendicazione è arrivata, a sottolineare, con i fatti che la parola “vendetta” può anche non essere vuota di significato.
La rivendicazione è arrivata, dicevo, e puntuali (per la seconda volta) sono arrivate le voci querule dei grilli parlanti, dai rossobruni di “donchisciotte” ai fini analisti di “contropiano”. I teorici innamorati del vittimismo (degli altri, naturalmente), quelli che negli anni ’70 piagnucolavano tutti in coro che “ci ammazzano, ci sfruttano, ci buttano in galera …”
La rivendicazione sta lì – scritta in greco, ma può essere tradotta – pronta a farsi fare a pezzettini dalla burocrazia devota della “Strategia della Tensione”, magari anche mettendo in atto qualche “piccola correzione” alla verità (dalla traduzione “fantasiosa” all’affermazione circa il fatto che la polizia avrebbe sdoganato immediatamente il documento, come autentico, a dilatare fino a raddoppiarlo, il tempo intercorso fra l’azione e la rivendicazione) di modo da riuscire a convincerci meglio che il nostro destino è quello di essere inermi, sempre, e che qualsiasi tentativo di sfuggire a tale sorte cadrà inesorabilmente vittima delle loro analisi linguistiche e caratteriali. Non può mancare, alla fine di queste brillanti analisi improntate alla più stringente logica, l’esibizione del metodo doxa, per cui – a conferma e a conforto – la “stragrande maggioranza” sarebbe scettica riguardo la genuinità di quella che come ai bei tempi andati rimane una “sedicente” organizzazione rivoluzionaria.
E’ il sondaggio, baby, e non ci puoi fare niente!

http://www.youtube.com/watch?v=1qP0wdlYCC8

Pavlos Fissas, ammazzato dai fascisti

19 settembre 2013 2 commenti

A pugno chiuso, Pavlos!

The world has become a big prison
and I ‘m looking for a way to break the chains.
There is a place waiting for me,
there at a high mountain peak for me to arrive.
That’s why I stretch again my two hands very high,
to steal some light from the bright stars.
I cannot take it down here and I’m about to choke from
this human misery, as much as sorrow.
I cannot stand it anymore and all these people were not from me,
so I followed another path and not the one they forced me to.
It was rough, tough and with many pitfalls,
bad love and friends like venomous vipers.
It had monsters with strange uniforms
always secretly lurking in the shadows.
Don’t stop if you decide to follow it,
tighten your teeth firmly and do not cry.
I took it myself and reached its end
and as the old wise people write in books
when the sun reaches its end,
eagles will light a fire from above.
To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

They told me not to have “crazy” dreams,
not dare to look at the stars,
but I ‘ve never took them seriously,
I took the whole world in my arms.
They want nowadays to build me a nest,
where there ‘s more fear, ugliness
and a moaning cry and a heavy chain,
carrying the curse of the gods and blasphemy.
I will not shed a tear and I will not be afraid.
I will not let them steal my dreams.
I fly free, high, very high
while they are jealous of my proud unbound wings.
And I’m waiting for other brothers to come here
in this mountain peak waiting for them all,
as long as they don’t cry and fear
living in this well thought fraud.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and.. 

Il testo di una canzone di Pavlos Fissas, conosciuto nel mondo della musica come Killah P…
ucciso dai fascisti di Alba Dorata nelle strade di Keratsini, periferia ovest ateniese.
Trentaquattro anni, rapper, era con un amico e la sua fidanzata in giro quando è sono stati attaccati da un gruppo di Alba Dorata, partito neonazista greco, finchè non è arrivata una macchina, il cui autista è sceso e l’ha colpito a morte, al cuore e allo stomaco.
E’ morto poco dopo in ospedale, mentre la sua morte è stata “vigilata” da una moto della polizia che è intervenuta solamente a coltellate date: il suo assassino, 45enne appartenente ad Alba Dorata di nome Georgios Roupakias (Γεώργιος Ρουπακιάς) e più che conosciuto nel mondo dell’estrema destra greca, è stato poi arrestato.

Ecco quei cosi schifosi de Alba Dorata

Le strade greche hanno risposto immediatamente a questo balordo assassinio: più di 26 città hanno visto ogni vicolo riempirsi di determinazione, odio antifascista e scontri con la polizia. Athens, Thessaloniki, Patras, Larisa, Chania, Rethimno, Iraklio, Kozani, Trikala, Komotini, Mytilene, Chios, Kalamata, Corinth, Preveza, Volos, Agrinio, Arta, Ptolemaida, Mesollogi, Samos, Serres, Giannena, Alexandroupolis, e Livadia: tutte queste città erano solo una piazza, solo uno slogan,
un solo urlo di rabbia che si propaga per un paese che non ne può più della repressione dello Stato e della manovalanza fascista che sempre più colpisce migranti e antifascisti.
Si contano centinaia di arresti, ma anche una determinazione che non verrà fermata con la repressione, nè con le cariche della polizia.

A PAVLOS, A PUGNO CHIUSO!
Leggi anche: Ufficiale della marina italiano punta pistola contro antifascisti a Patrasso, QUI

 

Grecia: se secondo voi è normale tutto ciò

8 febbraio 2013 10 commenti

A guardare queste immagini ci si immagina l’arresto del secolo,
il Provenzano dell’Ellade, un’enorme operazione contro la criminalità organizzata o che ne so,
contro una “cellula” pronta a colpire qualche luogo sensibile della capitale greca.

Le immagini dell’arresto di uno dei 4 ragazzi torturati

Le immagini di questi arresti sono incapaci di raccontare la verità dei fatti,
la falsano, permetteno a chi le guarda di dar spago all’immaginazione costruita in anni di polizieschi o film sull’ “antiterrosismo”.
Invece sono dei ragazzi.
Dei ragazzi la cui colpa è quella di aver partecipato a delle manifestazioni,
dei ragazzi anarchici colpevoli di muoversi contro uno Stato che ha affamato e sventrato la società greca in pochi cinici maledetti passaggi.
un esempio calzante si può prendere da quel che è accaduto ieri ad Atene, dove un gruppo di agricoltori ha iniziato a distribuire frutta e verdura gratuitamente davanti al ministero dell’Agricoltura: 50 tonnellate di alimenti distribuiti in meno di tre ore.
Le interviste rilasciate da chi era in fila per un broccolo o mezzo kg di pomodori lasciano attoniti.

Per non parlare delle notizie, che putroppo poco ci stupiscono, sui quattro ragazzi torturati: già, proprio torturati, perché accusati di una rapina in una banca di Kozani.

Per tornare al video che vi linko qui sotto;
leggo che uno di loro era molto amico di Alexis, ucciso a 16 anni da un proiettile di Stato senza alcuna ragione:
era accanto a lui quand’è caduto a terra morto. Aveva 16 anni, Alexis e da quella serata, da quella piazzetta di Exarchia sporca del suo sangue niente è tornato più come prima.
In tutta la Grecia.
La pagherete prima o poi!
Solidarietà agli arrestati, solidarietà a tutti quelli colpiti dalla repressione, solidarietà per chi ha la carne lacerata dalla loro tortura.
Fuoco alle carceri!
[Leggi: Chi sono i teppisti?]

Quattro anni come fossero un giorno: Alexis

7 dicembre 2012 1 commento


Dal blog PrimaDellaPioggia, di Marco Clementi, che in questi anni ha avuto modo di vivere molto Atene, le sue piazze, la repressione e il desiderio di cambiare drasticamente il proprio presente, o di abbatterlo (so’ un po’ invidiosa 🙂 )
Grazie a Marco, vi consiglio di seguire il suo blog.
Qui invece il mio di ricordo, con molti link: LEGGI

Leggi anche Infoaut: QUI

Sono trascorsi quattro anni dall’assassinio di Alexis Grigoropoulos e da quella che in Grecia chiamano “l’ultima dekemvriana” (rivolta di dicembre, con riferimento alla prima, avvenuta tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944). Quattro anni nei quali le Grecia è precipitata in una crisi economica fortissima, che sta tagliando fuori dal mondo del lavoro trasversalmente intere generazioni. Si trattò, allora, di una cieca reazione contro lo Stato, o di qualcosa di diverso? Oggi è facile rispondere che, allora, furono i giovanissimi a intuire l’avvicinarsi del peggio. E anche se qualcuno può anche pensare a una risposta piena di demagogia, non per questo dobbiamo smettere di affermarlo. Dal giorno della morte di Alexis la gioventù emarginata dalla politica economica delle multinazionali e della grande finanza ha iniziato a cercare modi per esprimere la propria opposizione a un sistema politico-economico che la stava strangolando, privandola di ogni futuro.
L’iniziale “contro tutti” si è presto convertito in consapevolezza . Tra il 2009 e oggi le iniziative di solidarietà, sul sistema, sul rapporto con la propria storia e l’Europa, in Grecia si sono moltiplicate.  E con l’aggravarsi della situazione economica è scesa in piazza gente che mai lo avrebbe ritenuto possibile.
Non solo. Con loro sono scesi in piazza giovani in tutta Europa per esprimere la loro rabbia per l’omicidio di Alexis e solidarietà al movimento greco e alla sua gente. Come in Grecia, in altri paesi sono cominciati i suicidi a causa della situazione economica; la forma estrema di protesta.

Il capitale ha risposto con una campagna stampa di livello europeo contro la Grecia e i greci: gli ingrati, quelli che non lavorano, quelli che vogliono la pensione facile, che sono nazionalisti e incoscienti. Alimentando involontariamente quello stesso nazionalismo che si stigmatizzava: Alba Dorata, il partito neonazista greco che ora siede addirittura in parlamento, è stata una delle risposte. Risposta che dovrebbe mettere in guardia, ma che sta passando abbastanza in silenzio. Vedremo quando i nazi si accomoderanno anche sulle poltrone del Parlamento Europeo.

Il capitalismo è in crisi. Una crisi economica, politica e sociale. E non c’è guerra, fino ad oggi, che lo aiuti. Non era mai accaduto in passato.
Il suo richiamo non è più così incantatore, il disegno di una ipotesi di benessere collettivo e generalizzato è fallito e in alcuni paesi in forte crescita, o in cerca di nuove strade (dall’America Latina ai paesi arabi), si sperimentano situazioni inedite.

La Grecia deve essere salvata, ha affermato di recente Angela Merkel, perché è un interesse strategico della Germania (e delle sue banche). Ma il gioco è finalmente alla luce del sole.

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Ad Alexis Grigoropoulous, che non dimenticheremo mai!

6 dicembre 2012 5 commenti

4 anni fa veniva assassinato a freddo un ragazzo di 15 anni,
colpevole probabilmente di stare in una piazzetta “a frequentazione anarchica”.
Ucciso, dal piombo della polizia greca, ucciso a 15 anni.
La città esplose in una lunga battaglia durata tre settimana, che giorno e notte ha visto università, quartieri popolari e periferie battersi contro lo stato con ogni mezzo possibile.

vi lascio un po’ di link di quello che ho vissuto in quelle giornate,
respirando i gas lacrimogeni dei MAT e vivendo le lunghe notti del politecnico.
Con il cuore ancora tra quelle strade, e sugli occhi dolci di un 15enne ammazzato a freddo.

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo

MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!
SE BRUCIANO LE CITTA’ CRESCONO I FIORI!

” We do not Forget, We do not Forgive, We are going on…the ghost of December is always here, Solidarity, Self-Organisation, Direct Democracy, Newspaper Drasi”

 

” The State continues assassinating, destroying everything – We struggle for everything, Authoritarian Movement of Athens (AK)”

 

” A Ghost is looming above the city” Thursday 6/12 March 10:30 on Democracy Avenue, Anarchists by the Schools of Agioi Anargyroi and Kamatero.”

 

” We do nto Forget we do not forgive, Local march in  St Tryfon Square, Terpsithea” (Glyfada: South Athens)

 

 

“We do not forget, We do not forgive, We go forward” March in Agios Dimitris Square,  Antifascists of Arta”

 

“Discussion-Event about December 2008 in Samos”

 

“Did you forget? We do not forget, murderers in uniform killed Alexis” poster from Chios

La tortura in Grecia: pane quotidiano

4 dicembre 2012 2 commenti

Il testo che segue contiene estratti registrati di una conversazione con uno dei compagni arrestati alla manifestazione antifascista in moto che si è tenuta il 30 settembre 2012. Una pausa deliberata sulle torture subite dentro la stazione di polizia, che lo Stato ha tentato in tutti i modi di nascondere, fino agli estremi più assurdi. Sappiamo molto bene che ciò che è successo non costituisce una devianza. Questa rivelazione ha l’obiettivo di diffondere l’esperienza dei compagni rompendo il silenzio che ne permette la ripetizione. Tutto quello che è successo è diventato un motivo per rivelare l’ovvio, anche se sistematicamente passato sotto silenzio: che i pogrom fascisti non possono continuare senza l’aiuto della polizia, che incita a sua volta all’assalto verso chi nella società erige barriere contro le attività naziste. Che lo stato non è “neutrale” verso i “gruppi di estremisti”, come sono sovente chiamati dalla propaganda, comparando persone che combattono la brutalità del capitalismo a banditi fascisti che servono i loro capi, assaltando gli attivisti e i gruppi sociali e di classe più vulnerabili. D’altro canto, le armi del terrore e della repressione, utilizzate nello scontro da un sistema politico ormai marcio, non sono abbastanza appuntite per sopprimere la dignità, la resistenza e la solidarietà. Perché lo svelamento di questa brutalità non è una ragione a favore della subordinazione, ma un’occasione di risveglio e di ripresa di coscienza.
In questa pagina tutti gli articoli sulla Grecia
dei 5 anni di vita di questo blog:
LEGGI
Sulla Tortura invece, tantissimo materiale: QUI
D: Potresti iniziare descrivendo gli eventi della marcia in motocicletta?
R: La domenica del 30 settembre c’è stata la terza antifascista marcia in motocicletta. Ve ne erano state altre due in settembre. La prima a Metaxouryio, Ayio Pavlo e Omonia [quartieri di Atene], e la seconda a Monastiraki, Ermou e Thisìo. Quella notte siamo partiti da Exarchìa intorno alle 8 di sera, guidando verso Piazza Amerikis e le strade intorno. L’obiettivo del corteo era di portare sostegno ai migranti alcuni giorni dopo i pogrom razzisti. C’era un’emozione ed un’eccitazione incredibile tra la gente del quartiere. Alzavano i pugni, applaudendo, facendo il segno della vittoria, dicevano “grazie”. Questo fino a qualche minuto prima di essere attaccati. E’ l’ultima immagine che ho prima dell’attacco della polizia.
D: In quel momento c’erano circa 80 motociclette?tortura-2
R: Sì, due persone su quasi tutte le moto, intorno alle 150 persone in tutto.
D: E la polizia?
R: Non potevamo vedere molto bene, perché era notte e le luci delle loro moto erano puntate su di noi. Quando siamo arrivati nella zona dove il pogrom fascista aveva devastato i negozi dei migranti c’erano un sacco di poliziotti della Delta. Abbiamo fatto una tappa a Filis e urlato qualche slogan. Non so esattamente come tutto sia iniziato, perché il volume del corteo era molto alto e la strada piccola, le moto sparse lungo tutta la via. Dal fondo della manifestazione ho sentito dei “bang-bang” e dei lampi di armi che sparavano una dopo l’altra. La polizia seguiva la marcia, ed era posizionata in coda rispetto ad essa. Ed è lì che è iniziato l’attacco. Ha prevalso il caos. Il fumo che usciva dai loro proiettili era ovunque, non riuscivamo a vederci l’un l’altro. La polizia picchiava i manifestanti con i bastoni. Le macchine erano parcheggiate ai nostri lati, molte moto erano bloccate, altre non riuscivano a proseguire a causa della grandezza del corteo. Tutto ciò è durato diversi minuti. In qualche modo siamo riusciti a procedere evitando ulteriori feriti. Io sono stata fermata, insieme al guidatore della moto su cui stavamo viaggiando, da una volante poco più in giù sulla strada. Siamo stati tradotti alla caserma della polizia. Al nostro arrivo ho visto altre 13 persone, tutte vittime di pestaggio, in gravi condizioni fisiche. Alcuni sanguinavano dalla testa, altri dalle braccia o dalle gambe. C’era un sacco di sangue. Alcuni non riuscivano a camminare.
D: Dove sei stata portata, esattamente?
R: Eravamo al 6* piano, nel corridoio fuori dagli uffici. C’erano due panchine. Alcuni erano stati ammanettati e stavano sanguinando. Abbiamo chiesto dei fazzoletti, per interrompere le perdite di sangue, ma non ci hanno dato nulla. Per caso ne avevo un pacchetto con me e ho cercato di aiutare, cioè di pulire un poco il sangue. Ma il pacchetto non era abbastanza, non c’era solo un ferito ma molti. Quando gli abbiamo chiesto della carta, la polizia ha risposto: “voi non avrete niente, resterete come state!”. Altri poliziotti della Delta arrivavano man mano che il tempo passava. C’era un piccolo tavolo all’altro capo di una delle panchine dov’erano riuniti. Ci chiamarono per nome segnando su un foglio che vestiti portavamo e una descrizione sommaria di ognuno. E’ così che si sono svolte le cosiddette “identificazioni”, per dargli il tempo di preparare le loro dichiarazioni su luogo e circostanze degli arresti. Capimmo tutto ciò solo un poco dopo, una volta viste le accuse a nostro carico. Sono delle bugie colossali. A parte i luoghi degli arresti sbagliati, hanno persino toppato sulle descrizioni. Neanche quello sono stati capaci di fare!
D: Ok, è ovvio che le accuse sono ingiustificate. Hanno ricevuto l’ordine di abbattere la manifestazione e arrestare chiunque potessero mentre la gente scappava, anche a grande distanza. Il “crimine” è essenzialmente quello di aver partecipato ad una marcia anarchica antifascista.
R: Quello era il loro obiettivo: fermare il corteo, in particolare nel luogo dove prima si era svolto il pogrom. Le accuse che si sono inventati, assieme a tutta una serie di crimini, non possono rimanere in piedi. Al contrario, tutti quanti erano feriti piuttosto seriamente su diverse parti del corpo, come per esempio nel caso di un giovane che è stato aggredito con un taser. Glielo hanno messo nella schiena durante il suo arresto. Ci ha detto che in quel momento si è sentito completamente paralizzato ed è crollato a terra. L’abbiamo poi visto alla caserma di polizia, adesso ha un buco nella schiena, una profonda ferita da taser. In ogni caso, abbiamo passato un sacco di tempo ad aspettare su quelle panchine. Non avevamo acqua. Non avevamo niente, ci avevano preso tutti gli oggetti personali. Ci hanno negato persino l’acqua. Nella spazzatura avevamo trovato una bottiglietta, e un’altra sotto la panchina. Le riempivamo quando uno di noi riusciva ad ottenere di andare al bagno, ossia quando un poliziotto accettava di accompagnarci – perché, con un insieme di scuse, riuscivano a rifiutarci pure quello. Bevevamo così, un sorso a testa tra 15 ogni 2-3 ore. C’era una porta a fianco in cui entravano quelli della Delta, uno alla volta, per depositare la propria testimonianza. Erano circa una trentina, seduti attorno al tavolino di cui dicevo prima, dall’altro lato rispetto a noi. Ce ne dicevano di tutti i colori. E’ difficile da ricordare. Minacce come “vedrete contro chi vi siete messi” e “lo vedrete, se mai farete un’altra manifestazione antifascista”, “vi siete messi contro Alba d’Oro e vedrete. Noi pure siamo di Alba d’Oro”, “morirete come i vostri nonni a Grammo e Vitsi [eccidi di partigiani della guerra civile greca nel 1949]”. Facevano commenti sessisti verso di noi, le ragazze, con un linguaggio estremamente volgare, cose che non senti da nessuna parte, neanche per strada.
D: In quante ragazze eravate?
R: Eravamo in due. Hanno puntato la loro furia su di noi. Si sono occupati solo di noi per diverse ore, insultando e minacciando. In seguito avrebbero fatto riferimento a combattenti morti come Lambros Fountas, Alexandros  Grigoropoulos, Christoforos Marinos, dicendo che il resto di noi li avrebbe presto raggiunti. Nel mezzo di tutto ciò c’era uno della Delta, uno alto, che teneva il suo braccio sinistro ben alzato. Potevamo distinguere quelli della Delta dalle uniformi. Quello veniva in mezzo a noi, pestandoci i piedi con gli stivali, fumando e tirandoci addosso la cenere della sigaretta. Poi ha preso il telefono cominciando a filmarci. Ha scattato delle foto di noi dicendo che “noi abbiamo i vostri indirizzi, i vostri nomi, le vostre facce, ora Alba d’Oro avrà tutto”. Se una di noi cercava di resistere anche solo verbalmente, quello interveniva picchiando con calci e pugni.
D: Questo poliziotto in particolare?
https://i1.wp.com/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2012/09/484502_3711582380850_932014066_n-300x215.jpgR: Principalmente era lui a picchiare, e gli altri lo accompagnavano. Insultavano, vagando sulle nostre teste, prendendole a pugni o sbattendole contro il muro. La tortura non sono solo le botte, ci sono pure le minacce, i tentativi di umiliazione. Sono tutte forme di torture. Ma c’erano anche gli assalti fisici. Non riuscivo a guardare mentre coloro che già sanguinavano subivano altri pestaggi. Il più grave era uno a cui avevano sbattuto la testa e che perdeva sangue da diverse ore. Era continuamente dolorante, chiamava un dottore e appena ricominciava a parlare ricominciavano a picchiarlo. Quando chiedeva qualcosa lo aggredivano con schiaffi e pugni. Per di più, visto che erano passate diverse ore – eravamo riusciti a salvaguardare un orologio per tenere il tempo – cercavamo di chiudere gli occhi e riposare per qualche minuto. Eravamo esausti, specialmente quelli di noi feriti. Ad un certo punto, il giovane che sanguinava dalla testa ha chiuso gli occhi sdraiandosi. Non glielo hanno lasciato fare. Urlavano “alzati, non dormire, alzati”. Un altro che era stato picchiato in faccia sanguinava dal naso e dal braccio. Altri ancora erano stati menati nella schiena coi bastoni, di cui portavano gli sfregi. Durante l’arresto erano stati buttati per terra e immobilizzati, poi pestati. E mentre stavano per terra la polizia cercava di rimuovere furiosamente i caschetti da motociclista, col rischio di soffocarli, strappando la cinghia che lega l’elmetto al collo. C’erano ferite da manganello su tutte le parti del corpo: schiena, pancia, gambe, braccia. Per via dell’orientamento della panchina tenevo le gambe piegate e la testa piegata, in modo da evitare che mi fotografassero con i telefoni. Quel poliziotto della Delta è venuto a tirarmi i capelli per alzarmi la faccia e farmi una foto. La prima volta che è successo uno degli arrestati seduto al mio fianco ha protestato. E’ stato aggredito per questo. La seconda volta ho protestato io, e sono stata colpita. Siccome avevo messo le braccia davanti alla faccia e tenevo i gomiti alti, mi ha colpita sul collo. Mi picchiava tirandomi i capelli, prendendomi a schiaffi.
D: Quel poliziotto in particolare? Lo stesso che diceva di prendere fotografie da mandare ad Alba d’Oro?
R: Sì, me lo ricordo perché aveva il braccio legato. Poi hanno iniziato a registrare un video. La terza volta che è venuto verso di me, minacciandomi che ormai conosceva casa mia e il posto dove vivevo. Siccome ancora non alzavo la testa, ha ricominciato a picchiarmi. E’ stato a quel punto che sono esplosa. L’ho spinto via e ho cominciato ad urlare di lasciarci stare, che eravamo stati arrestati e non aveva alcun diritto di farci questo. Durante tutto questo caos non riesco a ricordare cosa ho detto esattamente, ma urlavo molto forte. A causa delle mie urla qualcuno in borghese è comparso nel corridoio, forse l’ufficiale di servizio, che teneva a distanza il poliziotto della Delta, impedendogli di aggredirmi ancora, e dicendo a quelli della Delta che avevano già depositato la loro testimonianza che dovevano andare via. La maggior parte di loro aveva testimoniato ore prima. Questo significa che erano rimasti solo per continuare a fare tutto questo. In quel momento anche quello che mi aveva picchiata se ne è andato. Ho dimenticato di menzionare che non era l’unico a fare foto e video. Aveva la presa migliore perché camminava in mezzo a noi, mentre i colleghi seduti al banco lo riprendevano. Le aggressioni si fermarono, ma tutto il resto continuò imperterrito. Avevano un laser a raggio rosso che ci puntavano negli occhi non appena li chiudevamo per riposarci un poco. Ogni tanto spegnevano la luce nel corridoio, accendevano una torcia elettrica e ce la puntavano dicendo: “questo è il modo in cui si porta avanti un interrogatorio”, oppure “adesso ti faccio vedere come si fa”. E nuovamente uno di loro veniva verso di noi con la pila mentre le luci erano spente. Giocavano anche con l’aria condizionata, facendoci gelare dal freddo o morire dal caldo. Smisi di chiedere di andare al bagno perché ogni volta che passavo in quel tratto di corridoio i poliziotti in borghese e quelli della Delta si profondevano in commenti orribili. Esternazioni sessiste, insulti, minacce, tutto. E c’era sempre qualcuno pronto a fotografarmi col telefono mentre passavo.http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTEy64jhPelc4U-e63lyEY8YwMqO2eWR__Y2zaeJKNprzrB0-B1mA
D: Quando è finito tutto ciò?
R: Intorno alle 7 del mattino, quando quelli Delta se ne sono andati. Eravamo stati arrestati intorno alle 9 della sera prima. Per tutto questo tempo non abbiamo avuto alcun contatto con un avvocato. I primi di loro sono arrivati solamente dopo le 3 del pomeriggio di lunedì. Erano circa 19 ore che stavamo al sesto piano della caserma. Il compagno ferito è stato portato all’ospedale il lunedì mattina. Aveva dei punti sulla testa e una fasciatura, e un braccio rotto. Il resto dei feriti non è stato visitato da alcun dottore. Martedì sono stati portati direttamente dal medico legale. Dimenticavo: mentre eravamo al sesto piano, ci è stato chiesto di entrare in un ufficio uno per volta, per essere perquisiti. Cioè, di subire una perquisizione corporale, di spogliarci. Una perquisizione di tal fatta era già stata fatta la notte di domenica (la notte dell’arresto). Poi siamo stati portati negli uffici del Procuratore. Lui ci ha detto che saremmo stati trattenuti sino a martedì. Quando siamo ritornati in caserma, ci hanno portati al settimo piano, dove stanno le celle. Ci hanno chiamato di nuovo uno per volta, per le perquisizioni. Io protestai dicendo che non c’era alcuna motivazione per un’ulteriore perquisizione visto che venivamo accompagnati continuamente dalla polizia. La donna poliziotto disse che questi erano i regolamenti, portandomi in un ufficio adiacente alle celle, una stanza simile ad un piccolo magazzino. Entro, aspettando che la porta si chiuda. Lei si volta e mi dice che quella porta non si chiude, e che mi avrebbe perquisito così, con la porta aperta. Io dico: “ma di che stai parlando? Mi perquisisci con la porta aperta?” Esattamente dall’altro lato c’era un tavolino con un poliziotto che vi stava lavorando, ed altri andavano e venivano tra gli uffici e le celle. Esattamente dall’altro lato, non c’era alcuna divisione, ero davanti ad una porta aperta.
D:Racconti molto simili sono stati fatti da coloro che sono stati trattenuti e arrestati lunedì, durante l’attacco della polizia antisommossa ad un raduno di solidarietà dentro a Evelpidon.
R: Sì, 25 persone sono state trattenute e quattro arrestate. Una era una giovane donna che hanno portato nelle celle insieme a noi. Vorrei dire qualcosa che per noi è molto importante, cioè che sin dal primo giorno in cui ci hanno portati dal Procuratore, martedì e venerdì – dopo 20 ore di corte finalmente siamo stati liberati su cauzione e sotto misure cautelative -, in tutti questi giorni la solidarietà che abbiamo ricevuto dalle persone ci ha dato una forza incredibile. Guadagnavamo forze vedendo i nostri compagni intonare cori per noi. Senza solidarietà, davvero non saprei se avremmo potuto continuare ad essere così forti come siamo ora. Per ultimo, vorrei far notare che non è per renderci vittime che denunciamo le torture della polizia. Lo stato ha sempre cercato di terrorizzare, in tutti i modi e con ogni mezzo disponibile. La nostra prospettiva è di evidenziare gli eventi, è attraverso ciò che diventiamo più coscienti e accorti, più forti nella lotta contro la brutalità che ci stanno imponendo.

*Nota: il 27 ottobre, una quarta marcia antifascista in motocicletta ha attraversato le strade centrali di Atene con bandiere rosse e nere e intonando slogan.

“Stamo messi male, purtroppo l’italiano è così: un popolo de stronzi”

5 novembre 2012 3 commenti

Assedio e breccole…Atene in sciopero 2011_

La crisi mondiale vista da un pensionato romano.
Con qualche commento (tanto a modo) sulla capacità dell’italiano medio di alzar la testa e ribellarsi
Saggezza rionale.
(rubato ad un blog che non smetto mai di consigliarvi: Primadellapioggiaù

Intanto per l’ottavo giorno mio figlio non ha diritto all’asilo nido.
Ancora per topi.
Pare che Alemanno abbia deciso di spostare il suo ufficio nel nido del trullo: non si riesce a derattizzare.
Siamo anche sul Messaggero, che gioia eh!

Una lettera per chiedere solidarietà, dalle carceri greche…

28 maggio 2012 Lascia un commento

Lettera di Andrè Mazurek, detenuto da 3 anni e mezzo a Larissa (Grecia) dopo la rivolta del dicembre 2008.
Condannato a 11 anni.
Dal sito OccupiedLondon

Sono ormai più di tre anni che mi trovo rinchiuso nelle prigioni greche, più precisamente dall’ 11/12/2008 e gli scontri che seguirono all’assassinio di Alexandros Grigoropoulos ad Exarchia, Atene.
Mi chiamo Andrea Mazourek e vivo in Grecia dal 2007, più precisamente da maggio 2007. Io sono polacco e non conoscendo bene la lingua, ho lavorato qui in diversi posti di lavoro precari. Mentre vivevo qui da 1 anno e mezzo ho saputo dell’assassinio di Alexis e insieme agli altri ho manifestato per le strade di Atene tutta la mia rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro _ Le notti in cui i MAT assediavano il Politecnico, dicembre 2008_

L’11 dicembre 2008, all’angolo tra via Solonos e via Sturnari, mentre camminavo con gli altri verso il Politecnico, siamo stati circondati dai maiali del MAT (squadre anti-sommossa della polizia) e poliziotti in borghese che hanno iniziato a picchiarci, ci hanno arrestato e portato nella questura di Atene, dove, dopo essere stato trasformato per un altro paio di volte in un sacco da boxe, ci hanno portato alle celle di detenzione del 7° piano.
La mattina successiva un dipendente dell’ambasciata polacca è venuto ad aiutare i poliziotti nei loro interrogatori.
L’ambasciata polacca ha falsamente riferito ai media che sono venuto in Grecia per partecipare all’insurrezione … Poi, il giorno dopo, mi hanno portato davanti al giudice che  mi ha contestato i reati di tentato omicidio, esplosione, fabbricazione e possesso di esplosivi ; e mi ha messo in custodia cautelare senza nemmeno avere la possibilità di discolparmi, dal momento che il traduttore che mi avevano assegnato era un arabo che conosceva poco sia il greco che il polacco, e non era stato mandato dall’ambasciata.
Gli stati cooperano perfettamente di fronte al “nemico interno” … Il giudice ha richiesto di mandarmi in un ospedale dopo la conclusione del procedimento ma questo non è successo. Dopo il mio arrivo nella prigione di Korydallos, le guardie carcerarie si sono scagliate su di me gridando che avevo bruciato le loro auto e mi hanno messo in un reparto dove nessuno parlava polacco, e invece di mandarmi in ospedale mi hanno dato un analgesico. Una settimana dopo, mi annunciano che c’è un altro mandato di arresto per me in Polonia …
Di settimana in settimana il tempo passa e le ferite sono guarite, ma la rabbia cha continuato a vivere dentro di me per tutti questi 3 anni e mezzo in cui  sono tenuto prigioniero nelle celle  della prigione democratica. L’11 giugno la Corte d’Appello mi ha condannato a 11 anni di prigione ed è per questo che vi chiedo solidarietà, se e in qualsiasi modo lo riterrete adeguato …
Dichiaro inoltre che non ho dimenticato nessuno di quelli che mi hanno picchiato, mi hanno messo in carcere e continuano a privarmi della mia libertà, mentre l’ assassino Saraliotis [uno dei poliziotti che ha sparato ad Alexis] è stato rilasciato dopo un anno e ora va in giro libero.
Ci ritroveremo nelle strade, ancora una volta, con tutti coloro che non hanno dimenticato, che hanno rotto e bruciato le vetrine che coprono l’ ipocrisia di questo vecchio mondo, che hanno combattuto e continuano a combattere. Possono impedirmi di essere lì con voi, ma voi potete continuare per tutti coloro che sono nelle carceri e non sulle strade, e proseguire per Alexandros Grigoropoulos.

La solidarietà è l’arma del popolo,
GUERRA CONTRO LA GUERRA DEI PADRONI
Andre Mazurek, detenuto nel carcere di Larissa

Altro sulla Grecia QUI, dalla rivolta per Alexis in poi…

In Grecia è crisi umanitaria: dei suicidi e dei vaccini impossibili

5 aprile 2012 9 commenti

Il luogo dove si è ucciso Dimitris e dove dopo si son radunate centinaia di persone che si son poi scontrate con la polizia

“Il governo di occupazione di Tsolakoglou*   ha letteralmente annullato la mia capacità di sopravvivere con una pensione dignitosa, per la quale avevo già pagato  (senza aiuti pubblici) per 35 anni.
La mia età mi impedisce di dare una risposta decente individuale (senza ovviamente escludere la possibilità di essere la seconda persona a prendere le armi se  qualcun altro dovesse decidere di farlo), non trovo altra soluzione che una fine dignitosa, prima di dover ricorrere alla spazzatura per sopperire alle mie esigenze nutrizionali.
Un giorno, credo, i giovani senza futuro prenderanno le armi e appenderanno i traditori del paese a piazza Syntagma, proprio come gli italiani hanno fatto con Mussolini nel 1945 (a Milano in Piazzale Loreto)
-Dimitris Christoulas, Syntagma, Athens, 4 aprile 2012
[* Georgios Tsolakoglou era un ufficiale militare greco che divenne il primo Primo Ministro del governo greco collaborazionista durante l’occupazione dell’Asse nel 1941-1942.]

Dimitris, pensionato ex farmacista si è sparato in testa in piazza Syntagma,
sede del parlamento greco e ormai luogo simbolo della rivolta ateniese contro la crisi economica e lo smantellamento dello stato sociale greco,
piazza delle grandi manifestazioni, degli scioperi generali, degli scontri e della violenta repressione.
Appartenente al movimento “IO NON PAGO”, aveva messo in ordine tutto prima di andare via, pagando ogni suo debito.
Ora è successo anche questo in piazza Syntagma, è successo che un uomo, da sempre attivo nella vita politica del suo paese,
da sempre in piazza a lottare, s’è sparato per non lasciare debiti ai suoi figli, e per andarsene con la stessa dignità con cui era vissuto e aveva lavorato tutta la sua vita.
Anche qui in Italia ci si comincia a suicidare, anche qui le pensioni tagliate, i lavori che non si trovano, sembrano portare facilmente alla strada del suicidio, una fuga timida da una realtà sconcertante.

Da giorni volevo raccontarvi di quel che accade in una località greca che si chiama Perama, che è in realtà una zona di Atene nei pressi del Pireo che ha vissuto momenti fiorenti grazie ai molti cantieri navali e che poi ha pagato il prezzo più caro a causa delle delocalizzazioni.
Ora il 60% di quel territorio è invaso dall’assenza di lavoro, dall’assenza delle più minime garanzie, in assenza di possibilità di sopravvivenza.
E’ vera e propria crisi umanitaria.
Due anni fa, in questa zona ha aperto la clinica Medecins du Monde, ambulatorio gratuito esistente in zone di calamità, che solitamente offre assistenza sanitaria ai rifugiati: nel territorio greco fino ad una manciata di mesi fa assisteva migranti, ma ora l’80% della sua clientela è greco.
Un ambulatorio di un’importanza incredibile, visto che arrivano decine di bambini che non hanno nemmeno i vaccini di base , o che non possono permettersi le dosi di richiamo..cosa che avveniva solo nel terzo mondo.
Si vive con 200 euro al mese, quella è la media a Perama, tanto che quando i medici dell’ambulatorio consigliano ai genitori di far curare i propri figli proprio dentro un ospedale, la risposta che più spesso si presenta al loro ascolto è che non hanno la disponibilità nemmeno dell’ 1.40€ necessario per comprare il biglietto dell’autobus che arriva fino all’ospedale.
Nulla, con 200 euro al mese non si mangia: i bambini mangiano dalla spazzatura, l’energia elettrica ormai manca in quasi tutte le case da più di sei mesi, tanto che l’inverno è passato a fatica, con quel po’ di calore che può offrire il bruciare pezzi di legno in casa.
Ci son famiglie che vivono in auto, ed anche il cimitero della città si sta popolando di persone che vanno a dormirci, come al Cairo, come in alcune zone della più povera Asia.
Per chi ancora ha un tetto ed ha la fortuna di avere la luce il terrore più grande è quello della corrente: staccata quella, vola via anche l’ultimo pezzetto di dignità .

A noi manca poco per tutto ciò…
a noi, Italia, che al contrario del popolo greco non abbiamo nemmeno avuto la forza di alzare la testa riempiendo le piazze o fermando la produzione con decine di scioperi generali. Noi nulla, noi concertiamo, noi facciamo finta che tutto ciò sia lontanissimo.
Mentre in Grecia iniziano a pensare che non basta più manifestare, che non basta più scioperare…
mentre in Grecia chi si spara vorrebbe sparare in testa al capitalismo,
noi dormiamo, concertiamo, siamo vomitevoli.

L’appello di Occupied London, a tutt@ noi

29 febbraio 2012 Lascia un commento

Queste righe arrivano dalle pagine di un blog molto citato da me in questi anni. Occupied London ha permesso a tutt@ noi di poter seguire passo passo quel che avveniva per le strade greche a partire dal 2008, pochi momenti dopo l’inizio della rivolta esplosa sopo l’uccisione di Alexandros Grigoropolous. Un blog fondamentale,anche per chi non è parte del panorama anarchico, che con il suo costante lavoro di traduzione e condivisione c’ha permesso di entrare anche nelle più piccole azioni sparse nel territorio greco. Insomma pane per i denti di chi, lontano dall’informazione mainstream, è convinto che la storia dei paesi e dei popoli passi per le strade, sull’asfalto, sulle pietre…e che è giunto il momento di rendere veramente piccolo questo mondo, unificando le lotte e abbattendo distanze e frontiere.
Occupied London ora fa un appello, che non posso non girarvi.

Live dalle strade d’Europa: un appello di Occupied London

Foto di Pascal Rossignol

Il mondo intorno a noi sta cambiando più di quanto non ci accorgiamo . negli ultimi anni, mesi, settimane e giorni, le cose alle quali ci eravamo abituati –dalla qualità della vita che potevamo aspettarci, le nostre interazioni con gli altri, la nostra politica, tutto, in definitiva- sembrano svanire nell’aria eterea. Questa crisi è stata sistemica, per essere chiari, ma il collasso delle certezze del capitalismo ha lasciato scoperte molte delle nostre certezze. In un momento in cui l’azione è più urgente che mai, in un crocevia storico, il cambiamento è stato così radicale che ha paralizzato molti. Prima, stavamo cercando di imparare come incrinare e aprire varchi nelle solide certezze del parossismo neoliberista. Ora, che le crepe si sono fatte profonde, vogliamo sviscerarle e districare no stessi attraverso uno sciopero sociale generalizzato ed indefinito (1).

Siamo i membri di Occupied London, un progetto anarchico che è cominciato a Londra, nel 2007, stampando giornali e testi sulle realtà urbane da una prospettiva anarchica. Quando è esplosa la rivolta del 2008 in Grecia, alcuni di noi hanno sentito il bisogno di tornare là e riportare e tradurre in inglese cosa stava succedendo alla base delle città del paese.
Quasi 1,000 post nel blog e un libro dopo siamo assolutamente determinati a continuare a scrivere su ciò che sta succedendo nelle strade e nella vita quotidiana della gente, come il capitale mette in canna il suo ultimo colpo preparandosi pel la sua dipartita, lasciando dietro solo la violenza dello stato a difendere i suoi condotti di ricchezze.

Foto di Valentina Perniciaro _nottate ateniesi, 2008_

Vediamo ora un bisogno di crescere, di diventare ancora più rilevanti, di superare le divisioni politiche tradizionali e , oltre a reagire alla violenza del capitale e dello stato, cogliere fino in fondo questo momento di rottura. Il nostro contributo in questo senso è questo appello a condividere davvero le analisi e l’azione coordinata in tutta Europa.

L’informazione dai media mainstream mira a dividerci: è intenzionata a dare la colpa della crisi dapprima alla pigrizia di una Gente, poi alla rabbia di un’altra. Nei media mainstream le persone vengono viste come vittime isolate o come una massa di manifestanti, ma mai come persone pensanti, desideranti, e agenti che possono controllare il loro futuro in comune. Questo è un nuovo campo di battaglia, dove le nostre condizioni di vita, produzione e riproduzione saranno definiti per le generazioni a venire.

Con questo appello ci rivolgiamo a nuovi compagni ed amici. Che tu sia un individuo od un gruppo, mettiti in contatto. È un progetto, questo, che mira ad essere il più vasto possibile; c’è spazio per chiunque si senta vicino al nostro movimento allargato di antagonismo sociale, ma non c’è spazio per settarismi di qualunque sorta. Il modo in cui ci immaginiamo questo network, è che ci siano punti di informazione locali operanti autonomamente, mentre un nodo principale di informazione raccoglierà tutto il materiale locale in un solo luogo, taggato in modo che i contenuti siano più concretamente utili possibile. La disseminazione delle informazioni e delle analisi in Europa e oltre, e il coordinamento dell’azione sono i nostri scopi principali.

Questo è davvero molto un work in progress. Quindi contattateci a editorial@occupiedlondon.org e noi saremo più che felici di discutere ogni dettaglio. I membri del nostro collettivo viaggeranno verso vari luoghi in Europa nei prossimi mesi per discutere il progetto il più lontano e vasto possibile. Se vuoi ospitare un evento e cominciare a discutere il progetto di persona, mettiti in contatto.

(1)Per sciopero sociale generalizzato intendiamo la sistematica –ma ma selvaggia- sospensione delle nostre normali attività (lavorare, consumare, usare i networks, etc.) e sottrarla alla sfera del capitale, insieme a cortei e all’occupazione di spazi pubblici, prendendo spazio in più paesi possibili contemporaneamente. Quindi noi sovvertiamo il normale ed egemone flusso di capitale, produzioni e informazione.

Con amore,
il collettivo di Occupied London

Il comunicato di Anonymous, solidale con il popolo greco!

13 febbraio 2012 3 commenti

Cittadini della Grecia,

Siamo Anonymous.

Abbiamo seguito gli eventi ora in atto ad Atene, con reazioni contrastate. Siamo rattristati dalla distruzione e dalla rovina costate ad Atene ed alla gente che in essa vive da questa campagna.Eppure possiamo simpatizzare con loro. Il governo ha evitato le richieste del popolo infinite volte. Ha rifiutato di ascoltare la sua gente, e per questo motivo siamo al fianco del popolo greco. Abbiamo provato il loro dolore e le loro sofferenze. Non possiamo starcene inerti a guardare mentre il popolo è oppresso a causa di misure di Austerità che non gli gioveranno nel lungo termine.

Questo è il motivo per cui noi prendiamo posizione contro il governo greco. Li abbiamo avvertiti più volte di fermare le proprie azioni contro la loro gente. Li abbiamo avvertiti di smettere di sostenere questi tagli che danneggeranno indefinitamente la classe media e bassa. Non l’hanno fatto. Le azioni ora in atto sono il risultato del loro non ottemperare alle nostre richieste. Non abbiamo organizzato queste sommosse in alcun modo. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato diffondere la notizia del fallimento del vostro governo nell’accogliere le condizioni del popolo.

Anonymous sta continuando i propri attacchi contro il governo greco, e non si fermerà finché il popolo non otterrà ciò che vuole. Se questo non accadesse, il governo greco cadrà. Questo è anche un avvertimento a tutte le altre controparti dell’Unione Europea. Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Polonia, e tutte le altre subiranno lo stesso destino della Grecia.

Siete stati tutti avvisati.

Siamo Anonymous.
Siamo Legione.
Non perdoniamo.
Non dimentichiamo.

Saremo al fianco del popolo greco.
Al governo greco: avreste dovuto aspettarci.

 QUI L’ARTICOLO DI @Infofreeflow per INFOAUT : LEGGI!

La Grecia …. e l’ “inimmaginabile”

13 febbraio 2012 2 commenti

Prendo, parola per parola, dal blog di Franco Senia, compagno e amico.
Grazie Fra’ , questo “inimmaginabile” m’è proprio piaciuto!

Una foto regalo da "Il Marconista" che ringrazio. La cercavo da un po'...era lo slogan che più mi era rimasto nelle orecchie! STO DROMO!! TUTTI IN STRADA!

«La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile», così ieri ha chiosato Venizelos, ministro greco delle finanze. Ed è vero. E’ proprio questa la scelta, da fare. La scelta che ieri, in Grecia, forse, si è cominciato a fare. Scegliere qualcosa di inimmaginabile. Immaginare l’inimmaginabile. Commissariati di polizia ed armerie assaltate. Una fune tesa attraverso la strada che consegna ai manifestanti un reparto di motociclisti della non più temuta polizia Delta. Qualcosa di inimmaginabile, in faccia a chi riesce ad immaginare solo fame e miseria, tagli allo stato sociale e indigenza, sfruttamento e schiavitù. Ad Atene, il sindacato che poche settimane fa si era schierato contro i manifestanti a difesa del parlamento, non è riuscito nemmeno a raggiungere la piazza. Sì, è proprio qualcosa di inimmaginabile. Era inimmaginabile, qualche millennio fa, quel che poi in Grecia è cominciato. Non so se tutto questo sia qualcosa che sta finendo o sia qualcosa che sta cominciando. So che è qualcosa. Ed è inimmaginabile.

Leggi il racconto della giornata di ieri: QUI

Atene: la rabbia vi DEVE spazzare via

12 febbraio 2012 13 commenti

Il Parlamento greco è letteralmente circondato, impacchettato dalla rabbia senza speranza di più di 200.000 persone.
In tutta la Grecia la popolazione è in piazza, se si pensa che solo a Patrasso i numeri del corteo sfiorano le trentamila persone: tutti sono in piazza, per difendere quel poco che è rimasto da difendere, nella devastazione totale dello stato.
In tutto il paese stanno occupando prefetture e municipi, ovunque le banche vengono attaccate, così come i simboli del capitalismo.
Gli scontri a Syntagma, piazza adiacente al parlamento greco, vanno avanti da 4 ore…
pare ci sia solo un ferito in cattive condizioni, mentre tutta la città è prigioniera delle tonnellate di lacrimogeni e gas urticanti che la polizia spara senza tregua su tutti i vari spezzoni del corteo.
Per quanto si sia spezzato, per quanto abbiano chiuso tutte le fermate centrali della metropolitana per evitare che ci si potesse trovare rifugio, per quanti milioni di euro in sostanze chimiche stanno spendendo per mandare tutti a casa,
la situazione non sembra mutare.
Gli scontri e i fronteggiamenti con la celere si stanno spostando nelle strade intorno alla centrale e omai satura di lacrimogeni piazza Syntagma: la facoltà di legge è stata attaccata dalla polizia che poi è arretrata velocemente.
Tutti sono ancora in piazza in questo momento, in una situazione di rabbia collettiva non certo stoppabile da blindati o gas.

Nessuno può tornare a casa ora come ora,
anche perché nessuno può nemmeno più permettersela una casa.
L’avete voluta voi la guerra totale: qualche migliaio di persone sta semplicemente rispondendo alle vostre richieste.
Fuoco su fuoco, cari miei, perché tanto da perdere non c’è rimasto più niente.
E la dignità ce la teniamo stretta!

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!
Un solo appunto sulla stampa: basta aprire la stampa francese, quella spagnola, quella inglese…e poi quella italiana per capire dove siamo.
Guardate i titoli, che gli articoli li eviterei…bastano i titoli per capire che paese inutile siamo e come questi fantomatici giornalisti a stipendio pieno (altro che i 4 euro a pezzo) abbiano veramente superato il limite, da tempo ormai.
“Follia Black bloc”; “I black bloc assaltano il parlamento”; “manifestazione dispersa dalla rabbia black bloc”.
Dovete morire. Punto.
Così scoprirete che anche il becchino che vi sotterra è vestito di nero….brrrrr, che paura, e se fosse un black bloc?? Ha pure la pala!!

AGGIORNAMENTO ORE 19.45 ora italiana:
cala il freddo e la temperatura. Ma la piazza, le piazze, continuano ad essere incandescenti e stracolme.
Si prevede una lunga notte per Atene, perché la voglia di tornare a casa non c’è…
c’è quella di riprendersi tutto

ORE 22:
Decine di banchi ed alcuni palazzi sono completamente in fiamme…e le strade ancora piene.
Sono 54 le persone refertate in ospedale fino a questo momento.
Ad Atene sembra giorno, il fuoco fa una luce e un calore che si sentono fino a qui!

ORE 23:
*La sede del comune di Atene è occupata, ma arrivano notizie di alcuni arresti.
*La facoltà di legge è sotto attacco dei reparti speciali M.A.T. e ci sono alcune centinaia di persone intrappolate all’interno.
Le strade continuano ad essere disordinatamente piene, con gruppi di persone ovunque e continui focolai di scontri con la polizia,
tra i palazzi in fiamme.
*I commissariati dei quartieri di Exarchia e dell’acropoli sono assediati dai manifestanti (devo scrivere Black bloc almeno vi sentite più a vostro agio?)
*Arriva notizia anche dell’esproprio di un’armeria, ad Omonia.

* Se poi provate ad andare sul sito della Polizia greca…NON CI RIUSCITE! 😉
ops..ore 23.35, anche quello del Primo ministro
ore 00.45 oooops, anche quello del Parlamento!
E nemmeno un minuto dopo…la Banca Nazionale: è un gioco divertentissimo!

*Dalla città di Volos arrivano altre notizie “calde”… visto che la sede del municipio è in fiamme.
La sede locale dell’ufficio delle imposte è stata razziata, e svuotata dei suoi faldoni, poi distrutti.

MEZZANOTTE: L’assembla all’interno della facoltà di legge, assediata da ore dalla polizia ha deciso di resistere e di proseguire l’occupazione, chiamando la popolazione a prendere le strade e continuare a lottare. “Nulla è finito, è tutto solamente iniziato ora! La facoltà di legge è uno dei centri della lotta e continuerà ad esserlo”

In tutta Atene è impossibile prelevare. Tutti i bancomat sono stati chiusi: quei pochi soldi se li tengono stretti.
IL NUOVO MEMORANDUM E’ PASSATO AD AMPIA MAGGIORANZA!

CON 400 EURO AL MESE NON SI VIVE, CI SI RIBELLA

Paghiamo caro e tutto: uno slogan tanto caro… ci si rivolta contro

8 febbraio 2012 3 commenti

La situazione greca sta degenerando al punto che anche la forza delle piazze inizia a scemare,
esausta, triturata da una politica economica che sta spingendo un paese a rovistare nell’immondizia.
Lo sciopero generale è stato partecipatissimo, l’astensione dal lavoro continua ad essere incredibile, la piazza sarebbe stata certamente più imponente se vento e pioggia gelida non si fossero riversati con tanta irruenza sui manifestanti.

Lui sghignazza....

Al quinto anno consecutivo in recessione il paese è praticamente raso al suolo: gli stipendi degli impiegati pubblici continuano ad esser tagliati (c’è chi due anni fa prendeva 1400 euro, che ora ne prende a malapena 800), le pensioni fanno preferire di morir giovani,
i giovani sanno che ormai il lavoro è quasi inutile cercarlo, anche perché non è più definibile tale.
Il lavoro in Grecia? E che cos’è? Con quello che Merkozy e la BCE stanno chiedendo al (arriverà anche il nostro turno, ne siamo consapevoli?), con l’annullamento dei contratti collettivi nazionali, con le paghe che diminuiscono a blocchi del 20% ogni volta,
dire che in Grecia i giovani siano privi di lavoro è una presa in giro.
Perché quello non è lavoro è medioevo.
Quello non è lavoro, è sfruttamento, è capolarato, è quanto di più inaccettabile ci stiano proponendo,
a loro come a noi, solo più velatamente.
E’ una guerra, hanno ragione sull’editoriale di oggi comparso sul sito di Infoaut: ci siamo arrivati al “pagherete caro pagherete tutto”, il problema è che ci sono arrivati loro. Non la nostra guerra a stato, capitale e lavoro, ma quella che i nostri stessi padroni e sfruttatori stanno muovendo contro di noi,
per piegarci ancora di più, per terrorizzarci, per renderci silenziosi schiavi del loro capitalismo ormai morto.
Pensano che in questo modo si salveranno dal colpo di coda del capitale morente, pensano che magari si salverà l’ultimo a morire…
intanto noi paghiamo caro, paghiamo tutto fino all’ultimo.

L'ingresso del parlamento greco

Noi che lo urlavamo e lo urliamo pensando di veder prima o poi LORO a pagare caro, stiamo andando consapevoli verso il baratro dei grandi diritti conquistati. Non sono cataclismatica, non penso che ciò che viene distrutto non possa essere ricostruito:
credo nella distruzione, sono sempre stata per il distruggere TUTTO e poi ricostruirlo nuovo…
lo stanno facendo loro, tocca rimboccarsi le maniche che prima o poi dovrà arrivare il momento in cui saranno loro a pagare tutto.
Ma tutto, senza il minimo sconto!

Vi allego le righe di Infoaut

Pagherete caro, pagherete tutto! Questa volta non è una scritta a bomboletta tracciata su un muro durante la notte. E neanche il titolo di qualche giornale di movimento. Questa volta tutti possono stare tranquilli perchè ad essere minacciato è un popolo intero, per cui tutto è normale.
Non di notte, e non con le mani sporche di vernice, ma il senso delle minacce, in questo caso “dichiarazioni”, di Merkel e Sarkozy verso il popolo greco è proprio questo: pagherete caro, pagherete tutto.
“Insieme al cancelliere, dico che i nostri amici greci devono assumersi le loro responsabilità votando le riforme su cui si sono impegnati” . “Siamo entrambi d’accordo – ha fatto eco la cancelliera Merkel – nel volere che la Grecia rimanga nell’euro. Tuttavia io dico anche che non ci sarà nessun nuovo programma di aiuti per la Grecia se non verrà raggiunto un accordo con la troika, tutti quelli che condividono la responsabilità in Grecia devono sapere che non devieremo da questa posizione. Voglio che sia chiaro ancora una volta che non potrà esserci un accordo se le proposte della troika non saranno implementate. Sono sul tavolo e il tempo sta scadendo.”
Le misure di austerity che la popolazione greca ha subito sino ad adesso non bastano: Fondo Monetario, Unione Europea, e Banca Centrale Europea vogliono di più. Naturalmete questo di più riguarda il lavoro: nuovi tagli agli stipendi e alle pensioni, la chiusura di Enti statali con il conseguente licenziamento dei dipendenti in esubero e un certo numero di insegnanti che resteranno senza lavoro.
La ricetta Europea per la Grecia però fino ad adesso ha portato ad una recessione del -5,5% nel 2011, un potere d’acquisto dei salari crollato del 40% e il tasso di disoccupazione vicino al 20%.  In questo scenario la richiesta della Trojka è di interventi per un ulteriore 1,5% del Pil.
I nodi, per la tenuta delle istituzioni europee, stanno venendo al pettine. L’esplosione della situazione sociale in grecia è ad un passo visto, e la risposta alle dichiarazioni della Markel di ieri, è arrivata non dal premier Papademos, ma dalla piazza a suon di bandiere tedesche bruciate.

Bada Nasciufo

SULLA GRECIA:  LEGGI QUI

Grecia: la rivoluzione è d’acciaio e zucchero. Lo sciopero delle acciaierie e l’occupazione di una famosa pasticceria

23 gennaio 2012 1 commento

Sarà il più martoriato dei paesi che stanno subendo la crisi economica, l’austerity imposta dai “mercati internazionali” che spezza la normale vita economica di tutti gli strati del paese,
sarà il paese che sta sfiorando il baratro in modo sempre più pericoloso,
ma ogni volta che #stavitademerda mi permette di trovare il tempo di scovare notizie dalla Grecia,
il mio cuore si riempie di gioia.
Di quella gioia fatta di collettività, di sudore e organizzazione, di costruzione di percorsi d’autonomia, fondamentalmente di  lotta di classe,
quella che da quest’altra parte del mare (un mare piccolo piccolo che sembra immenso) abbiamo rimosso.
Seppellita sotto tonnellate di riformismo, di sindacalismo colluso,
di complottismo, di giustizialismo, di grettezza politica
di incapacità di canalizzare energie e trovare il coraggio di portare avanti le battaglie come si devono portare avanti:
con il coraggio di chi non ha niente da perdere, e vorrebbe TUTTO da conquistare.
Ma non è aria, qui.
No.

Ma la Grecia sta prendendo la strada giusta: sta cercando di prendersi con la forza quello che con molta più forza è stato strappato via.
E lo fa riallacciando la corrente illegalmente alle famiglie che non possono pagare la tassa di proprietà,
lo fa espropriando supermercati di grandi catene e ridistribuendo il cibo preso nei mercati rionali,
lo fa portando solidarietà ai detenuti,
lo fa portando in piazza 15.000 lavoratori delle accierie staccati da qualunque sindacato sempre e comunque colluso e parte integrante dell’indotto di stato di sfruttamento e tagli.
Il piano di Manesis, capo delle acciaierie, caratterizzato dal terrore imposto dai continui licenziamenti e dalla proposta di lavoro a turnazioni, è stato bloccato dalla
tenacia e dalla forza dei lavoratori, che hanno oltretutto trovato un vero e proprio fiume di persone  pronte a portare la loro solidarietà.
I volantini dei lavoratori delle acciaierie parlano chiaro, come quelli di studenti, immigrati, disoccupati:
la chiamata è generale, è ad una lotta di classe contro potere, che sia composta, foraggiata e alimentata da tutte le componenti di sfruttati ed emarginati del paese:
chiama a raccolta studenti, precari, dipendenti pubblici, disoccupati, migranti, clandestini, cittadini e nomadi…
tutti uniti, verso un’organizzazione rivoluzionaria capace di soverchiare il sistema,
così com’è.
Mi si riempie il cuore nel leggere i loro volantini, lo ribadisco emozionata.
• Un’altra notizia “greca” ci arriva da Salonicco, battagliera città, dove i lavoratori di una famosa pasticceria (è una catena con negozi in tutto il paese) “Hatzis”, hanno deciso di occupare il negozio nel quartiere di Kalamaria, dopo che da dicembre combattevano per cercare di ottenere i 5 precedenti mesi di salario, oltre che i bonus economici previsti nella mensilità di dicembre.
Una storia che va avanti da alcuni mesi e che ha dell’irreale visti gli ultimi 5 anni di fatturato della pasticceria e il maldestro tentativo (che sicuramente riuscirà) di puntare al fallimento approfittando della crisi nel paese, per evitare di
pagare i milioni di debiti accumulati con le assicurazioni pubbliche.
Basterebbe fallire, cambiar nome alla società e tutti i debiti, per primi quelli con gli stessi lavoratori, spariranno nel nulla.
Alla luce di ciò negli ultimi mesi i licenziamenti sono stati tanti, rimpiazzati con lavoratori “fantasma”, privi di regolari contratti o con l’obbligo di una precedente firma di “dichiarazione volontaria di licenziamento” che permettono al padrone di non pagare le indennità a chi viene licenziato.
Sono 400 euro al mese per turni fino a 12 ore di lavoro: questo è.

tanto che, come ormai per tradizione in quel paese, il padrone sta iniziando a tremare.
I suoi locali sono bloccati e occupati: al secondo giorno di occupazione la polizia ha fatto irruzione arrestando otto persone, tra cui 4 lavoratori e altri 4 solidali:
la cosa non ha minimamente fermato la mobilitazione.
La lotta continua…alla faccia del padrone, di Manesis e di quelli come loro.

Grecia : quando la crisi porta all’abbandono disperato dei propri figli

11 gennaio 2012 18 commenti

Non posso immaginare cosa voglia dire accompagnare il proprio bimbo all’asilo,
consapevole di non poterlo più andare a prendere, consapevole di non rivederlo, perché sai che per lui/lei potrebbe esser meglio così,
perché sai di non poterlo mantenere,
di non poter continuare a fargli fare quella vita.
“Non verrò a prendere Annna oggi, perché non posso permettermi di prendermi cura di lei”, si legge. “Per favore, abbiatene cura. Mi dispiace. Sua madre.” Questo biglietto è stato trovato in un cappottino di una bimba di 4 anni, dalla sua maestra d’asilo.
E non sembra essere una novità tutto ciò, in Grecia, in questi ultimi mesi.
La BBC racconta di come è cambiata la situazione nei centri giovanili per poveri o nelle associazioni che si occupano di bambini “abbandonati”.
Strutture che in passato lavoravano soprattutto bambini provenienti da gravi disagi sociali, spesso causati da droga ed alcolismo in famiglia, ma che ora si trovano ad assistere prettamente chi è colpito dalla povertà.
Solo negli ultimi due mesi, racconta un giovane prete ortodosso che gestisce uno di questi centri, sono stati lasciati tre bimbi ed un neonato alla sua porta…altri arrivano direttamente tra le braccia delle loro mamme disperate,  che sperano, lasciando lì i loro figli, di garantirgli almeno i pasti e un tetto sopra la testa.
Come la storia dei due gemellini ricoverati per malnutrizione, perché la loro mamma, anch’essa malnutrita non riesce ad allattarli…
cose che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili nella società greca, e che stanno mettendo sotto shock l’intero paese.

L’articolo ci racconta anche la storia di Maria, costretta a lasciare la sua bimba di otto anni sola per ore intere nel tentativo disperato di trovare un lavoro. Questa mamma, dopo aver mangiato per mesi con la figlia qualcosa rimediata in chiesa, dopo aver perso 25 kg, ha deciso di affidarla all’associazione “SOS villaggio dei bambini”, dove almeno può andarla a trovare sperando che le cose migliorino e che possa tornare a vivere con la sua bimba. E’ riuscita a trovare un lavoro da 20€ al giorno, nulla, per mantenere due persone.

La situazione più drammatica è ovviamente Atene, che da grande metropoli, vede con molta pià facilità l’allontanamento dei legami familiari e di vicinato e dove la sopravvivenza minima è molto più complicata che nelle campagne: sono decine quindi, e in costante aumento, bambini che cresceranno in questo modo, consapevoli di non poter aver accanto i loro genitori perché piegati da una povertà che non permette nemmeno una minima sussistenza

L’articolo della BBC: LEGGI

Atene: azione diretta in una radio… e successiva pesante repressione

10 gennaio 2012 1 commento

Questa mattina diversi militanti dell’assemblea solidale con l’organizzazione “Lotta rivoluzionaria” attualmente sotto processo, sono entrati ed hanno invaso i locali della stazione radio Flash, situata nel sobborgo ateniese di Maroussi.

Immagini del presidio di capodanno, davanti al carcere di Korydallos (in un post precedente su questo blog potete trovare il video)

Una volta entrati in redazione, hanno interrotto le trasmissioni e dopo essersi impossessati dei microfoni hanno letto dei comunicati di solidarietà nei confronti dei detenuti reclusi nel maledetto carcere di Korydallos.
Un’azione breve, tanto che alle 11.30 le trasmissioni avevano già ripreso regolarmente;
nessuno dalla redazione della radio aveva richiesto l’intervento della polizia, sapendo che era un’azione che mirava alla lettura di alcuni fogli, ma malgrado ciò dopo pochissimi minuti sono arrivati plotoni su plotoni: dalla polizia antisommossa ai reparti speciali.
Più di due ore di stallo, poi alle 14.30 la polizia (con due avvocati) ha fatto irruzione nei locali arrestando tutti coloro che avevano partecipato all’azione di solidarietà,
mai denunciata dalla stessa radio.
Le accuse poi partono automaticamente ormai, con le leggi anti-terrorismo in vigore da poche settimane: tutto immediatamente diventa “azione terroristica, ed illegale uso della forza”.
In questo momento buona parte dei militanti sono stati trasferiti nel quartier generale della polizia sito in Alexandras Avenue, dove dalle 17.30 è stato convocato un presidio di solidarietà.

Seguiranno aggiornamenti …
leggete OccupiedLondon per rimanere informati sulle lotte greche

Syntagma: lezione di democrazia – parte 1

9 dicembre 2011 Lascia un commento


Ad Atene il pedone è sacro, chi non gli porta rispetto, paga!

Grecia: la società che riscopre il baratto, le ricette di guerra e gli espropri

7 dicembre 2011 2 commenti

Ieri erano 3 anni dall’omicidio di Alexis, che prima di incontrare il proiettile che l’ha ucciso era un 15enne in una serata tra amici, davanti ad un localetto del quartiere anarchico di Atene, Exarchia.
Da quel giorno nulla è stato più come prima: gli scontri e il livello di conflitto vissute nelle settimane immediatamente successive hanno decisamente cambiato il modo di stare in piazza della Grecia, prima che la grande crisi le spezzasse definitivamente le ossa.
Questo blog ha parlato tanto di Alexis, ha partecipato a quelle prime infuocate piazza, e non riesce certo a dimenticarlo.

Ora un paio di notizie dalla Grecia, per le quali ringrazio chi non smette di scovarle: da una Grecia che alza quotidianamente il livello di conflitto contro le misure di austerità prese dal governo, dal Fondo Monetario internazionale e dai mercati.
Un paese spezzato, spazzato via: un paese che però non si arrende, che sta imparando nuove pratiche ed alcune le sta solo rispolverando.
Un paese che se ha fame espropria supermercati … o che inventa nuove ricette come in questo caso…

Manuale dell’austerità

È l’ultimo manuale per stringere la cinghia: Non avete da mangiare? Mettete una melanzana nel tritatutto. Masticate il cibo abbastanza a lungo di modo che il vostro stomaco si senta pieno. E non dimenticate di spazzare via le briciole dal tavolo e conservarle in un vaso. Questi sono alcuni dei suggerimenti che i greci usavano per sopravvivere durante l’occupazione nella seconda guerra mondiale, e che sono stati raccolti in Ricette per la fame – un libro di cucina che è diventato un successo a sorpresa per milioni di greci che lottano per sbarcare il lunario in un nuovo periodo di profondo disagio causato dalla crisi economica. L’autrice, Eleni Nikolaidou, ha passato 18 mesi a copiare ricette e consigli che i quotidiani greci pubblicavano durante l’occupazione nazista dal 1941 al 1944.
Altri “consigli”: ferri di cavallo usati per rinforzare scarpe fatiscenti, sabbia cotta per conservare i limoni, e gatti e cani randagi cacciati nelle strade di Atene come cibo. Mancava lo zucchero, e veniva usata la polpa di uva passa come dolcificante, cosicché nei matrimoni venivano distribuiti confetti neri. Non  c’era caffè, sostituito da un intruglio di polvere di ceci.
Il libro è alla sua seconda edizione, e per quanto la situazione di guerra , che uccise per fame in Grecia 300.000 persone, non sia paragonabile a quella attuale, pure si moltiplicano sui giornali le ricette di cucina a poco prezzo, mentre preoccupanti segnali di miseria sono ormai indiscutibili. “La gente apre la dispensa e ci trova solo un misero sacchetto di farina chiedendosi: che ci faccio?” ha detto l’autrice. Molti bambini vanno a scuola senza aver mangiato a sufficienza, gli alimentari vendono meno, è precipitato il consumo di carne e la gente si orienta verso articoli a basso prezzo.

o il baratto:

E’ domenica a Volos, nel porto i pescatori espongono il loro pescato giornaliero, che oggi comprende merluzzo, sarde e polpo.
I prezzi sono stati ridotti, ma i clienti sono pochi.
Un pescatore ride amaramente. Gli affari vanno malissimo, è il momento di iniziare a scambiare merci.
“Dammi due chili di patate, e io ti do un chilo di pesce,” dice. “Perché no?
In effetti, molti in Grecia stanno facendo proprio questo: comincia una forma più semplice di commercio, il baratto.
E a Volos, il sistema del baratto serve anche a promuovere un nuovo senso di comunità.
In tempi recenti Volos, 100.000 abitanti, è stato uno dei centri più industrializzati della Grecia e ora la recessione ha colpito le sue fabbriche di cemento e acciaio, portando la disoccupazione al di sopra della media nazionale del 20%.
Ci si scambia anche servizi, non solo merci.
Ma gli abitanti, oltre a questo, usano una sorta di moneta locale alternativa, il TEM (equivalente ad un euro) che sotto forma di voucher viene accettata anche dai negozianti a pagamento parziale della merce (circa il 30%, e il resto in euro), e che poi gli stessi usano in altri esercizi.
Esiste anche un sito web dove le persone si iscrivono gratuitamente ad una rete di baratto,  in cui possono inserire annunci in cui  offrono e/o chiedono servizi come riparazioni, lezioni di inglese e  di computer, baby-sitting, visite mediche e altro: i membri scambiano beni e servizi accumulando TEM su un conto online..
Nell’ultimo anno, i membri del TEM a Volos sono cresciuti da poche decine a più di 500, e il movimento ha attirato l’attenzione di Atene. Nel mese di settembre, il parlamento ha approvato una legge che attribuisce alle reti di baratto lo status no-profit.
Il comune di Volos inoltre incoraggia attivamente la rete TEM. Il sindaco  ha detto che niziative come queste sono particolarmente importanti in un momento in cui la crisi economica smantella lo stato sociale..
Il Comune ha stampato volantini che spiegano il sistema del baratto e ha promosso dibattiti.
http://www.npr.org/2011/11/29/142908549/modern-greeks-return-to-ancient-system-of-barter

Ad Atene si espropriano i supermercati, nella gioia generale

8 novembre 2011 3 commenti

la foto non è greca, ma mi sembrava adeguata 😉

Sabato 5 novembre 2011, un gruppo di compagni ha effettuato un esproprio in un supermercato di Exarchia che
fa parte della catena Bazar/Fresh Express.
Prodotti di base e cibo sono stati espropriati e poi distribuiti alle persone che si trovavano al mercato all’aperto di Via Kallidromiou.
La folla ha accolto con entusiasmo i carrelli della spesa pieni e ha  prontamente accettato i prodotti con apprezzamento e complimenti per
l’azione.
Le loro ricchezze sono il nostro sangue.
Espropriare Capitale ovunque.

I Compagni

Link in Spagnolo e Inglese

Un comunicato da Syntagma sul “partito comunista”

23 ottobre 2011 1 commento

Dopo Varkiza [1], il Politecnico [2], la Scuola di Chimica (1979) [3] il dicembre 2008 [4] e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari. E se fino ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali.
Questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del governo. Invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia, spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione. La cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale.
Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto “Partito Comunista” non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere parlamentare. Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio. Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento. Potremmo avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del “Partito Comunista”, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE. Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi. Dobbiamo tutti tenere presente che il “Partito Comunista” agirà come una quinta colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990 [5].

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha sostenuto gli atti del “Partito Comunista”, sia indirettamente che con il loro silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile. Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di quello che verrà. Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che cancellano il suo futuro – e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse. Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di reagire immediatamente e di persona. Qualsiasi voto, anche per i partiti extraparlamentari di “estrema sinistra” alle elezioni nazionali e locali non è altro che olio negli ingranaggi [della macchina] e una legittimazione della “correttezza” della dittatura parlamentare.

Dal 25 maggio, quando ci siamo radunati in piazza, abbiamo rivelato che la democrazia diretta è la capacità di ciascuno di noi di partecipare, di consultarci l’un l’altro, di modellare le idee insieme in modo autonomo, lontano dalle etichette ideologiche o parlamentari. Resteremo qui, contro il loro parlamentarismo e la loro burocrazia fallimentari.

Stiamo prendendo NOSTRA VITA nelle nostre mani

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA

Assemblea popolare di piazza Syntagma, 21/10/2011

1. Riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio della sua legalità nel nuovo regime
2. Riferimento alla posizione originale del Partito comunista contro la rivolta del Politecnico del 1973, che determinò l’inizio del crollo della giunta fascista. Allora definì gli studenti, molti dei quali furono uccisi, “provocatori della polizia”
3. Riferimento agli incidenti del 1979 presso la Scuola Chimica di Atene, dove i membri del Partito comunista hanno spezzato l’occupazione della scuola, collaborando direttamente con la polizia
4. Un riferimento, ovviamente, alla più recente condanna della rivolta del dicembre 2008
5. Riferimento all’accordo del Partito comunista due principali partiti parlamentari, ND e PASOK, nel 1990

Scontri tra PAME e blocco anarchico: Grecia – Italia, “una faza una raza”

20 ottobre 2011 19 commenti

Il Pame in corteo

Il Pame in corteo

Quel che accade in Grecia dovrebbe starci più a cuore del solito, visto quel che è successo in piazza il 15 ottobre a Roma; non solo per comprendere la rabbia di un’intera generazione, ma soprattutto per guardarlo come laboratorio di quel che sta arrivando anche qui: una specie di regolamento di conti tra pratiche politiche, nel momento peggiore della crisi del paese.
Oggi è il secondo giorno di sciopero generale consecutivo in Grecia contro il voto definitivo che approverà le misure di austerità…e questa mattina alle 10 già migliaia di persone iniziavano ad accalcarsi a Syntagma, l’enorme piazzale del parlamento greco ad Atene
Ieri è stata una giornata di fuoco e fiamme, cosa che non è certo definibile una novità per le manifestazione greche, che dall’assassinio di Alexis nel dicembre 2008, non hanno mai visto sfilare cortei senza pesanti scontri con la polizia e l’uso massiccio di bottiglie Molotov.

Anche oggi sembrava quello il panorama, in strade e piazze che puzzavano ancora dei lacrimogeni di ieri, invece s’è presentato diverso già prima di mezzogiorno in piazza Syntagma, dove il servizio d’ordine degli stalinisti del PAME s’è schierato subito in difesa dei cordoni di polizia, per “contenere” qualunque attacco da parte di gruppi, ancor prima che buona parte della polizia e dei reparti speciali fossero visibili in piazza.
Poco prima delle 15, dopo qualche ora di questa ridicola manfrina, una buona fretta del blocco anarchico ha attaccato le linee del servizio d’ordine degli Stalinisti: il primo faccia a faccia è stato davanti al Great Britain Hotel, proprio sulla piazza: a centinaia si sono attaccati, a bottigliate, sassate e bastonate.
A quel punto l’escalation è stata rapida ed anche drammatica: una parte della piazza si scontrava col PAME, l’altra tentava azioni per avvicinarsi comunque al parlamento greco.
Il blocco stalinista è stato attaccato anche a colpi di Molotov, come ci racconta il sempre puntualissimo sito Occupied London.
Dalle 15 in poi la battaglia si fa assurda: la polizia decide di attaccare e in non molto tempo conquista la parte  superiore della piazza, mentre il PAME si conquista l’altra: a quel punto la metodologia oltre alle botte del servizio d’ordine passa all’impacchettamento di chiunque faccia parte del blocco antiautoritario ed anarchico e sono in tanti quelli ad esser consegnati alla polizia, dagli stalinisti,
ormai avvelenati di vendetta ed ordine.
Dopo un’oretta, quindi nemmeno mezzora fa, il panorama è un po’ migliorato, perché la battaglia invece di calmarsi sembra allargarsi: componenti dei sindacati di base, e di diversi gruppi della sinistra antagonista, si sono uniti alle cariche contro gli stalinisti/sbirri del PAME.
E’ in questa seconda parte di scontri tra manifestanti che è iniziata a circolare la voce di un morto,
smentita poco fa.
La polizia ha appena permesso al PAME di allontanarsi da Syntagma aprendo Panepistimiou verso Omonia, mentre sta aumentando le forze davanti al parlamento, dove tutto il fronte autonomo e anarchico si è ricompattato e sta ora fronteggiando pesanti cariche e un fitto lancio di lacrimogeni.

16.50: CONFERMATA LA MORTE DI UN UOMO DI 53 ANNI, LAVORATORE EDILE, COLPITO DA UNA PIETRA E POI PROBABILMENTE MORTO PER ARRESTO CARDIACO. LA NOTIZIA E’ STATA CONFERMATA POCO FA DA ALCUNI ORGANI DI STAMPA GRECI.

CONFERMATO IL REFERTO MEDICO: IL COMPAGNO MORTO DURANTE GLI SCONTRI NON AVEVA FERITE ALLA TESTA. E’ MORTO PER UN ARRESTO CARDIACO CAUSATO MOLTO PROBABILMENTE DAI LACRIMOGENI
Due poliziotti invece sono stati trasportati in ospedale per gravi ustioni

Provo a dare aggiornamenti tra poco

Grecia: inizia l’anno scolastico tra tagli e occupazioni

14 settembre 2011 1 commento

Atene, facoltà d'economia. Lo striscione urla OCCUPAZIONE mentre in alto c'è scritto "dove non arriva la mano dello stato arrivano le lame del para-stato, Solidarietà ai migranti"

La Grecia, sventrata da crisi e austerity non molla la piazza e la contestazione, in ogni sua forma.
Questi giorni è stata Salonicco al centro della cronaca vista l’apertura della 76° Mostra Commerciale Internazionale, alla quale ha partecipato anche il primo ministro Papandreou.
Oltre due milioni di euro è ciò che è stato speso dal ministero dell’Interno solo per lo spostamento dei reparti celere dalla capitale a Thessaloniki per contrastare le proteste.
Tre giornate di scontri, ferro e fuoco: più di 40.000 persone si sono riversate per le strade con una determinazione che non smette di caratterizzare le piazze greche. Una città dove a 48 ore di distanza dall’ultimo lancio di lacrimogeni e altri tipi di gas urticanti, i parchetti pubblici antistanti le facoltà universitarie erano ancora ricoperti dall’odore irrespirabile.
La polizia è avanzata con le solite metodologie viste in questi ultimi tre anni di scontri in Grecia: la celere che fa pesantissimo uso di lacrimogeni e raramente arriva al contatto fisico, poi i M.A.T. (reparti speciali) invece si infiltrano a piccoli gruppi nei cortei con un massiccio uso di gas e granate assordanti, per tramortire e cercar di arrestare quanta più gente possibile. Poi ci sono i motociclisti, il reparto maledetto che carosella intorno ai cortei … che però di sassi e molotov ne prendono a tonnellate.
Scontri per giorni e notti intere, con una media di un centinaio di arresti al giorno.
A Salonicco, come ad Atene: dove lunedì sera anche il reparto di scorta del ministro della cultura è stato attaccato con un improvviso lancio di molotov che hanno completamente bruciato i mezzi e una parte della sede del ministero.
La protesta dilaga, la sua violenza non si placa, ma le misure di sventramento dell’economia del paese avanzano, sulla pelle di tutti. Ruota intorno ai 300 il numero dei dipartimenti universitari occupati dagli studenti che protestano contro la riforma e i tagli che ovviamente andranno a sventrare definitivamente scuola pubblica, università e ricerca con un’ondata allarmante di privatizzazioni, l’ingresso di agenzie che gestiranno le università come delle imprese, la cancellazione dell’asilo accademico e così via. Il primo giorno di scuola i cancelli dei licei sono stati presidiati dagli universitari, con un fitto volantinaggio sulla riforma e diverse assemblee spontanee: tanto che la notizia di oggi è che ci sarà il divieto di parlare di politica negli istituti scolastici.
Oltre che l’assenza di libri di testo; eh si, non è uno scherzo. Le scuole hanno riaperto lunedì ma non c’è speranza di una riga d’inchiostro prima di metà novembre:in Grecia i libri scolastici (ehhhhh, quando lottare permette le conquiste!) sono gratuiti e distribuiti dall’Organizzazione per i libri scolastici, ma dati i tagli, nulla comparirà prima di due mesi.

I taxisti sono in protesta da 48 ore davanti al parlamento.
Pochi minuti fa il governo ha annunciato 20.000 licenziamenti di dipendenti pubblici, come “ulteriore sforzo per frenare la crescita del debito”…
solo tutti insieme possiamo fermare questa maledetta europa della crisi, solo tutti insieme possiamo fare in modo che “i mercati” non mangino il nostro presente tentando di annullare il futuro.

Grecia: “il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo piazza Syntagma”

2 settembre 2011 Lascia un commento

Sperando che almeno in Italia lo sciopero del 6 sia imponente e si arrivi alla giornata del 15 ottobre con un po’ di energie e forza….
intanto vediamo come riparte la mobilitazione greca …che in realtà non s’è mai fermata essendoci già 45 facoltà occupate da prima dell’inizio dell’anno accademico.

Annuncio dell’Assemblea del Popolo di Piazza Syntagma sulla mobilitazione del 3 settembre 2011

Il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo Piazza Syntagma
Abbiamo cominciato come indignati, abbiamo preso le nostre decisioni, e tra poco ci ribelleremo in massa finché coloro che ci governano non saranno andati via. Fino a quando non butteremo fuori il governo dei mercati e dei banchieri.
Siamo tutti d’accordo che questo movimento, per definizione, non ha bisogno di portavoce, ma soprattutto nel contesto di questo sistema politico ed economico, dove essi potrebbero essere corrotti, e tradire la gente. Vogliamo decidere collettivamente per noi stessi. Chiediamo di prendere le nostre vite nelle nostre mani.
Il 3 settembre (il giorno in cui la prima costituzione greca è stata varata nel 1843, e anche quando è stato fondato il PASOK, partito attualmente al governo) è una data a cui bisogna ridare il suo significato originale.
Il 3 settembre è una data importante per noi. E’ anche il giorno che ci ricorda la “cancellazione” delle aspirazioni del popolo per la democrazia, la libertà e la dignità. Che ci ricorda le bugie raccontate dai nostri governi e la beffa nei nostri confronti.

Non abbiamo illusioni: sappiamo che non possiamo avere una democrazia diretta e il controllo del popolo senza rovesciare il governo, la troika, e l’intero sistema politico ed economico.
Chiamiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione e all’assemblea popolare a piazza Syntagma e in tutte le piazze del Paese il 3 settembre 2011 alle 19:00.

PANE-EDUCAZIONE-LIBERTA ‘
UGUAGLIANZA-GIUSTIZIA-AUTONOMIA
LE PIAZZE SIAMO NOI E NOI SIAMO OVUNQUE
DEMOCRAZIA DIRETTA

SEGUI GLI AGGIORNAMENTI ATENIESI
Leggi su questo blog: ATENE

Foto di Valentina Perniciaro _nelle notti del Politecnico occupato, nel dicembre 2008_

Arresti, pestaggi, sevizie e torture: Grecia 2011

22 luglio 2011 1 commento

Alle barbarie rispondiamo con la solidarietà

Alba di sabato 9/7, Eksarxeia. Ancora un caso “isolato” di violenza poliziesca: X.K, 22 anni, uscendo da un concerto per la raccolta fondi
a favore degli arrestati durante i scioperi del 28-29 giugno al politecnico di Atene, ha subito un barbaro attacco dai “guardiani della  democrazia” in divisa. Fratture al cranio, alle braccia, alla spalla, alle gambe e danni ai reni sono i risultati delle pratiche dei servitori
del “ministero della protezione del cittadino”.
X.K non solo non ha avuto le cure mediche immediate di cui aveva bisogno ma e’ stato trattenuto a GADA (la centrale della polizia ad Atene) dove ha avuto “un speciale trattamento”, i torturatori versavano dell’acool etilico sul suo corpo. Affronta delle accuse pesanti per reati che comportano anche l’arresto immediato.
Denunciamo gli organi del mantenimento dell’ordine i quali, in maniera sistematica, usano la violenza e fabbricano delle accuse senza  fondamento. Denunciamo il comportamento del pubblico ministero che non ha rilevato nessuna violazione del diritto della legalità borghese anche nel caso di una persona insanguinata e barbaramente picchiata.
Denunciamo il governo che si sta servendo di pratiche totalitarie. Nella Grecia dei memorandum 1 e 2 la sola risposta dello stato alla rabbia
sociale e alla solidarietà sociale è la barbarie. Esigiamo dal potere giudiziario di svolgere il suo ruolo da potere indipendente e a valutare le responsabilità oggettive.
Ritiro immediato delle accuse a carico di X.K.
Solidarietà agli arrestati dei due giorni di sciopero.

Assemblea popolare Xolargos-Papagou (quartieri periferici di Atene, n.d.t.)

Lettera del ragazzo di 22 anni, che è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato arrestato con violenza da una squadra di polizia, mentre lasciava il concerto auto-organizzato dalla stazione radio libera 98 FM al Politecnico di Atene Venerdì, 8 luglio (dopo mezzanotte).

Il 14 luglio un giudice istruttore ha visitato l’ospedale di Erithros Stavros [Croce Rossa], dove C.K. è stato ricoverato, dopo esser stato ferocemente picchiato dai poliziotti il Venerdì, appena fuori dal Politecnico. Il giudice istruttore ha dichiarato che C.K. è “pericoloso per la sicurezza pubblica” e ha emesso la decisione per la sua carcerazione cautelare. Quando ha visto le gravi ferite di C.K., ha avuto l’audacia di dire che “i poliziotti non fanno queste cose” e non si è preoccupata di prendere ulteriori informazioni per quanto riguarda l’incidente.
C.K. è accusato di reato a causa della testimonianza di un poliziotto contro di lui. Noi chiediamo a tutti coloro che erano presenti durante il momento dell’arresto e il pestaggio, un’aiuto per testimoniare in questo caso.

“All’alba di Sabato, 9 luglio, mentre stavo lasciando il concerto al Politecnico (Atene) all’altezza di via Bouboulinas, sono stato improvvisamente attaccato da una squadra di polizia anti-sommossa (MAT), che si trovava in un vicolo vicino. Una decina di uomini dell’unità di polizia anti-sommossa mi ha attaccato picchiandomi violentemente con i manganelli d’ordinanza, ma anche con pugni e calci. Mi picchiavano per lo più sulla testa e sulle costole con grande furia, molti di loro usando i manganelli dal lato di metallo e allo stesso tempo usavano frasi ingiuriose irripetibili.
Dopo pochi minuti, mentre ero sanguinante e in stato di semi-incoscienza mi hanno trascinato sul loro piu’ vicino furgone dove mi hanno lavato con acqua, etilene, alcol e qualsiasi tipo di liquido gli capitasse di avere intorno. Intorno alle 03.45 dopo mezzanotte, sono stato trasferito al quartier generale della polizia. Anche se la mia situazione era davvero brutta, nessuno mi prestava attenzione. Chiedevo un medico, dicendo loro che avevo dolori ma mi hanno risposto che prima dovevano portare a termine le procedure. Mi hanno lasciato sanguinante in un corridoio con indifferenza, nella situazione sanitaria in cui mi trovavo, anche quando ho perso i sensi.
La mattina dopo mi hanno annunciato che ero stato arrestato con l’accusa che… avevo lanciato una Molotov contro la squadra di polizia.
Anche se ho avuto un trauma profondo e una ferita profonda alcuni centimetri al centro del cranio e emorragie in diverse parti del corpo, mi è stato rifiutato il trasferimento in un ospedale adducendo che prima sarei dovuto comparire davanti al procuratore. Dopo mi hanno trasferito al tribunale dove sono stato formalmente accusato di due crimini e due infrazioni (attentato, possesso di esplosivi, disturbo della quiete pubblica e insulti). Poi sono stato trasferito in ospedale.
Dal mio incontro con le forze di ‘sicurezza’, a parte le accuse e il rischio immediato di essere incarcerato temporaneamente, ho ricevuto in ‘dono gratuito’ una serie di lesioni fisiche. Più in particolare, ho subito una frattura al centro del cranio, un profondo taglio in testa che ha avuto bisogno di 9 punti di sutura, un dente rotto, tagli sulla pelle del viso e delle orecchie, la fratturea del gomito e della spalla, una profonda ferita alla gamba che ha avuto bisogno di 10 punti, lussazione del ginocchio, ferite multiple provocate dai forti colpi dei manganelli alle costole e alla schiena, che mi hanno causato un’insufficienza renale.
Sono ricoverati in ospedale sorvegliato da poliziotti che cercano di rendere il mio ricovero ancora più difficile. Sono arrivati al punto di vietare di spegnere l’illuminazione della stanza, richiedendo me e gli altri pazienti di dormire con la luce accesa.
Lo scandalo più grande è che nel documento legale che è stato creato, a parte le false accuse contro di me, non si fà un minimo accenno agli abusi che ho subito. C’è solo la dichiarazione di un poliziotto (nessuno del resto della squadra di polizia vuol mettersi nei guai testimoniando o perché non hanno notato nulla o perchè hanno paura di assumersi la propria responsabilità). L’unica cosa che questo poliziotto ha notato sono stato io mentre lanciavo una molotov e poi che venivo arrestato (tutto secondo la legalità).
Non so ancora se ci sono danni permanenti per la mia salute. Ciò che so per certo, è che volevano uccidermi.
Ecco alcune foto, del risultato del mio incontro con la polizia, chiedo a tutti coloro che hanno assistito all’attacco contro di me o ha qualche materiale fotografico di contattarmi al seguente indirizzo e-mail: solidarity_xk@yahoo.gr.

X.K.”

Comunicato dalle carceri greche

12 luglio 2011 Lascia un commento

Il paese è impantanato nella crisi del debito e lo Stato greco è al collasso. Tale debito è stato creato dalla politica europea attuata da tutti i governi negli ultimi tre decenni, dai fondi dei capitalisti per lo “sviluppo” per cui ingenti somme si muovevano tra i fattori politici ed economici; ora vogliono costringere noi a pagare , i diseredati di questa società.

tratto da Scarceranda 2009

Il memorandum e i contratti firmati dal governo greco hanno legato un cappio intorno al collo del suo popolo che si stringe ogni giorno di più, hanno ipotecato il futuro di almeno due generazioni per la convenienza dei creditori della Grecia, stanno svendendo tutto il paese e la sua ricchezza ai grandi capitali internazionali.
Nonostante il fatto che la politica attuata dalla giunta parlamentare del PASOK, per volere della troika (Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea, Banca centrale europea) non solo non risolve il problema del debito, ma sta gettando sempre più profondamente la società greca verso il fallimento e la distruzione, un nuovo protocollo chiamato “medio termine” è stato votato il 28 / 6 dalla Camera sferrando un nuovo, più feroce e più spietato attacco contro il popolo. L’accordo, con la svendita e la subordinazione del Paese alle grandi multinazionali, è la condizione per assicurare a governo greco un nuovo prestito che darebbe un’ulteriore proroga fino alla proclamazione del definitivo collasso economico.

Sappiamo tutti che i  responsabili sono i nostri governanti. Sono i banchieri, i giocatori d’azzardo nel mercato azionario, i ricchi. Sono loro che possiedono i mezzi di produzione e sfruttano la forza-lavoro per il profitto.
Sappiamo che la crisi del debito greco fa parte della crisi economica globale. Sappiamo che l’umanità ha raggiunto questa situazione di stallo a causa dello sfruttamento degli esseri umani e della natura, a causa di oppressione e di ingiustizia. Si è arrivati a questo punto perché ci sono pochi ricchi a privilegiati contro la maggioranza delle persone. Perché i poveri di tutto il mondo sono in crescita mentre la ricchezza globale, anche se è abbondante, rimane nelle mani del potere economico.

L’umanità ha raggiunto un punto morto, perché un vicolo cieco è il sistema stesso del capitalismo ad essere un vicolo cieco, è in fase di stallo nello stesso sistema dei mercati, è in fase di stallo nel sistema politico della democrazia rappresentativa.
La gente, gli oppressi di tutto il mondo, hanno capito la causa di questa impasse.
Nella maggior parte dei paesi del mondo, ribolle la base sociale.
Tutta la società greca si ribella contro le politiche del regime.  E ‘disgustata da 300 parlamentari che continuano spudoratamente ad arricchirsi con il sangue del popolo greco in mezzo alla crisi economica. E ‘disgustata dalle tangenti e “regali” che passano di mano tra potere economico e politico. E ‘disgustata dallo stesso sistema politico ed economico. E ‘disgustata dalle menzogne ​​e dal terrorismo del governo che ci impone di pagare un debito per il quale non siamo responsabili per non perdere i profitti di banchieri, industriali, capitalisti. L’intera società greca è riunito intorno a due posizioni comuni:

Noi non pagheremo il debito
Noi non pagheremo per la crisi economica.

Tratto da Scarceranda 2010

L’intera comunità greca dei diseredati è ora apertamente rivoltato contro l’intero sistema politico, contro il sistema economico di sfruttamento e di ingiustizia contro l’Unione europea e le sue politiche dettate dalle grandi imprese. Tutto il paese è nelle strade, chiedendo profonda sconvolgimenti economici e politici.

La lotta può essere solo una in prigione e fuori. Siamo prigionieri e detenuti di tutte le nazionalità del sistema carcerario in cui viviamo il doppio fardello della crisi economica. Uno stato greco in bancarotta non è in grado di coprire le più elementari esigenze delle carceri in tutto il paese. Molti prigionieri provengono da famiglie indigenti a cui lo stato non è in grado di assicurare il minimo vitale. Quindi non solo viviamo il costo della crisi economica, ma come prigionieri dietro le sbarre non abbiamo alcuna possibilità di cercare il modo di risolvere i problemi della sopravvivenza  nostra e delle nostre famiglie che sono in un vicolo cieco.

La prigione è un meccanismo basato sulla povertà e riproduce le disuguaglianze e le ingiustizie. La prigione è un depravato meccanismo ingiusto e inumano. Si tratta di un meccanismo di classe e antisociale che dovrebbe essere abolito.
Sappiamo che esiste la possibilità di risolvere i notevoli problemi fondamentali della vita in carcere perché, come detto prima, la vita nella crisi diventa più difficile dietro le sbarre. Di qui lo slogan dei detenuti nelle carceri greche oggi è “rilascio immediato di tutti i prigionieri”.
La nostra lotta di oggi non può che essere condivisa. Comune tra tutti i prigionieri, comune tra tutti gli oppressi di tutte le nazionalità che sono nelle strade e nelle piazze delle città greche.  Cominciamo qui e ora una vera lotta conflittuale che impedisca il passaggio dell’accordo. E l’unico modo per farlo è quello di minacciare di fatto il funzionamento del sistema politico ed economico .
E’ ora di cacciare tutto i politici. Rifiutiamo di pagare un euro in più per il debito. Facciamola finita con la democrazia rappresentativa, come annunciano le assemblee popolari in tutto il paese.

Buttiamo fuori dalle piazze quelli che si sono infiltrati e stanno cercando di mettere un freno alla lotta per impedire la ribellione, per preservare il sistema stesso.

Buttiamo fuori del nostro paese i ricchi corvi per tornare alla proprietà pubblica che i governi stanno svendendo alle grandi imprese e impadroniamoci di tutte le ricchezze di questa terra per gestirle noi stessi. Non abbiamo bisogno di padroni, non abbiamo bisogno di governanti. Possiamo prenderci la nostra vita. Per porre fine allo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, per prendere la nostra vita nelle nostre mani, aprendo la strada a una società di eguaglianza economica, di solidarietà, giustizia e libertà per tutti. Per una società senza ricchi e poveri. Per la rivoluzione sociale. Non lasciare nulla immutato.

Per cambiare tutto.
Per la libertà.

 

Questo testo è co-firmato da un totale di 468 donne e uomini detenuti delle carceri: Koridallos (anche ala F maschile), Ioannina, Avlona, ​​Nafplio e Corfù. Almeno 789 donne e uomini prigionieri hanno deciso di rimanere al di fuori delle celle della prigione durante la chiusura di mezzogiorno a: Koridallos (anche A, D, F ali maschile), Diavata, Amfissa, ala D1 maschile di Grevena. Un totale di 1.508 detenuti protesteranno attraverso l’astensione dal pasto in: Grevena, ala B maschio di Larissa, Ioannina, Avlona, ​​Malandrino, Diavata, Cassandra e Salonicco.

Comunicato da Syntagma: NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

8 luglio 2011 Lascia un commento

Festa per un’aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno al fine di coprire le spese legali e le cauzioni

Il 29 giugno, davanti al parlamento greco...

Comunicato dell’iniziativa di solidarietà di supporto economico agli arrestati durante lo sciopero generale del 28 e 29 Giugno :

Questa iniziativa è stata creata Venerdi 1 Luglio in solidarietà verso con le persone arrestate. Il proposito della nostra iniziativa è quello di raccogliere  le alte spese delle cauzioni e delle spese legali imposte con tempi ricattatori in una settimana.

Agiamo in via indipendente e non siamo associati con l’assemblea popolare di Piazza Syntagma anche se non agiamo altresi in’contrapposizione con i loro sforzi di raccogliere fondi per aiutare gli arrestati .
Dovremmo ricordare che abbiamo partecipato all’assemblea popolare di piazza Syntagma, abbiamo letto il testo originale della nostra iniziativa e abbiamo girato sul posto con una scatola per raccogliere fondi.
Tuttavia, per ragioni ideologiche, abbiamo rifiutato di sottoporre il testo con una delibera in modo da essere ‘legittimato’ dall’assemblea della piazza e, infine essere inserito come loro procedura.

Un importo di 2.700 euro è stato raccolto finora dalle scatole che abbiamo fatto girare in vari eventi socio-politici, ma anche dai contributi spontanei.
Lo sforzo per gli aiuti finanziari continuerà con una festa Giovedi, 7 Luglio sulla collina di Strefi (Exarchia, Atene).
Cerchiamo di essere tutti lì!

NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

Iniziativa di aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno
solidaridad2829@yahoo.gr
 

Atene: è aria di rivolta! “LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO”

15 giugno 2011 9 commenti

REUTERS/Pascal Rossignol

Alle dieci di sera, orario in cui apro finalmente questo blog, le persone presenti a Syntagma, la piazza del parlamento greco ad Atene si aggirano intorno alle 30.000. Una piazza che da questa mattina non ha vissuto un secondo di tregua, una piazza che alle 8 già vedeva i manifestanti iniziare ad ammassarsi e dodici ore dopo ( di cui molte di scontri pesanti e un lancio di lacrimogeni a tappeto difficile da dimenticare) sono ancora lì.
La giornata dell’ “ora parliamo noi”, dell’ennesimo sciopero generale paralizzante in un paese non piegato ma spezzato dalle riforme d’austerity decise dai grandi killer della finanza globale, come il Fondo Monetario.
Un paese piegato e incazzato, che non intende piegarsi più, che si definisce esausto ma contemporaneamente dimostra di avere delle energie che noi ci sogniamo. Perché sono anni che il movimento greco si struttura e si espande: dall’assassinio di Alexis, nel dicembre 2008, il livello di consapevolezza, di organizzazione e di scontro s’è alzato vertiginosamente cambiando forme e colori continuamente.
Dalle proteste radicali di studenti e migranti, che per un mese hanno bruciato Atene e Salonicco, le lotte operaie e dei portuali, così come di molte altre categorie hanno insegnato alla popolazione tutta cosa vuol dire riappropriarsi almeno della propria dignità.
Gli apparati della repressione oggi si sono mossi come son soliti fare ad Atene: normali reparti celere affiancati ai M.A.T., ma soprattutto al gruppo DIAS/DELTA, gli scagnozzi in motocicletta, che oggi hanno bastonato e caricato continuamente, per poi prenderne comunque tante.
Difficile fermare tanta rabbia e determinazione.

REUTERS/Pascal Rossignol

“PANE, EDUCAZIONE, LIBERTA’: LA GIUNTA NON E’ FINITA NEL 1973”, scandito da migliaia di persone, dopo un MPATSI, GOURUNIA, DOLOFONI (GUARDIE MAIALI ASSASSINI), lo slogan che dalla morte d’Alexis non ha mai smesso di rimbombare per le strade dell’ellade.
La piazza è stata territorio di guerra per molte ore, tanto che anche dentro la fermata della metropolitana sono stati lanciati moltissimi lacrimogeni e ancora non si riesce ad avere idea del numero di feriti.
La cosa che sembra apparire chiara è che la Grecia ha voglia di cambiare, ha voglia di prendere in mano il proprio futuro, ha voglia di parlare di RIVOLUZIONE.
Ha voglia di farla.

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!

REUTERS/John Kolesidis

Notizie greche: da Syntagma al compagno Yianni

31 maggio 2011 1 commento

ECCO LE DECISIONI DELL’ASSEMBLEA POPOLARE DI SYNTAGMA, PIAZZA DIFRONTE AL PARLAMENTO GRECO AD ATENE, OCCUPATA DA GIORNI DI MOBILITAZIONI. POI UN PO’ DI NOTIZIE, BUONE FINALMENTE, SULLA SALUTE DI YIANNI, COLPITO QUASI A MORTE DAI M.A.T

Decisioni dell’assemblea popolare di Syntagma  – 29 maggio 2011 

Prossime mobilitazioni

  • Lunedi 30 maggio a mezzogiorno, viali Stadiou e Sofokleous : sostegno ai lavoratori presso la Banca Post contro la privatizzazione
  • Lunedi 30 maggio, Campo di Marte (Alexandras e Patision Avenue): Dimostrazione attraverso i quartieri per finire a piazza Syntagma
  • Martedì 31 maggio, piazza Karaiskaki all Pireo: Supporto ai lavoratori portuali in lotta contro la vendita del porto
  • Appello per assemblee popolari nei quartieri per promuovere il coordinamento tra la gente e l’assemblea. Lunedi 1 giugno, manifestazione con le pentole verso piazza Syntagma.
  • Giovedi 2 giugno, piazza Klauthmonos, ore 11: sostegno dei lavoratori delle telecomunicazioni in sciopero nazionale.
  • 2 giugno, Propilei: contemporaneamente, dimostrazione del comparto istruzione
  • Sabato 4 giugno, ore 11, piazza Klauthmonos: manifestazione dei lavoratori e sostegno all’ ATENE PRIDE
  • Appello alle assemblee di studenti nelle scuole e nelle università il Martedì e Mercoledì per concludere la loro manifestazione a piazza Syntagma
  • Domenica 5 giugno, appello per la ripetizione della giornata europea della rivolta o, se possibile, per una giornata globale. Bando di partecipazione a tutte le mobilitazioni dei lavoratori ‘nei prossimi giorni.
  • Appello a tutti i gruppi per l’organizzazione e il coordinamento delle azioni anti-fasciste nei giorni seguenti.
  • Appello  per azioni alla stazione della metropolitana Syntagma.

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA
UGUAGLIANZA GIUSTIZIA DIGNITA ‘
La sola lotta perdente è quella che non si combatte

FOTO DI VALENTINA PERNICIARO_BARUDA_ Atene: ASSASSINI!

Yiannis Kafkas, il compagno ferito gravemente alla testa dalla polizia antisommossa (MAT) durante la manifestazione per lo sciopero generale
dell’ 11 marzo scorso, ad Atena, ha lasciato l’ospedale lunedì scorso. Yiannis era stato colpito presumibilmente da un estintore in dotazione
alle MAT per difendersi dal lancio di molotov da parte dei dimostranti.  E’ rimasto diversi giorni tra la vita e la morte, dopo l’operazione al
cranio cui era stato sottoposto per rimuovere un grave ematoma.
Fuori dell’ospedale lo ha accolto un gruppo di persone con uno  striscione in cui si legge:
“La solidarietà è la nostra forza – Yianni, testadiferro”.

Grecia sotto attacco dalla comunità europea: carceri e Cie come lager!

17 marzo 2011 Lascia un commento

Sapete che esiste un Comitato per la prevenzione della tortura nel consiglio d’Europa?
Pare che esista si, proprio così, ma il fatto che come nome si sia scelto Cpt non fa ben sperare visto che a casa nostra erano i Centri di permanenza temporanea, poi trasformati negli attuali Centri di identificazione ed espulsione. Lager dedicati a persone che non hanno commesso alcun reato, se non quello di non avere documenti nelle proprie tasche. Questo Cpt, quello europeo, per la prima volta nella sua vita (è nato nel 1989) ha proferito parola attaccando un paese membro della comunità europea, la Grecia.

Il paese viene attaccato per la gestione delle sue carceri, per la condizione che vivono i detenuti: le prigioni greche, è scritto, sono “depositi di carcerati” dove non è garantita una condizione minimamente umana di vita dall’amministrazione penitenziaria che, racconta il documento, in alcuni casi ha completamente lasciato allo sbaraglio e quasi all’autogestione alcuni penitenziari. L’attenzione di questa denuncia pubblica focalizza l’attenzione anche e soprattutto sui centri di detenzione dedicati ai migranti. Un paio di mesi fa una delegazione del Cpt è entrata nel centro di Soufli e per accedere hanno dovuto camminare sulle persone sdraiate a terra, stipati come bestie: 146 persone private della propria libertà in 110 metri quadri, con un solo bagno e una sola doccia…in molti sono rimasti in questa condizione per più di 4 mesi. Ancora i racconti provenienti da Filakio raccontano condizioni similari, riservate a centinaia di adolescenti, famiglie, bambini che non possono uscire dalla loro maledetta gabbia nemmeno per una manciata di minuti al giorno.
Un disastro umanitario indegno, non diverso dal nostro.

 

Grecia, 10°sciopero generale. “Facciamo come a piazza Tahrir!”

23 febbraio 2011 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, piazza Tahrir, MAI PIU' COME PRIMA_

Trasformare Syntagma in Piazza Tahrir…avendo camminato e vissuto momenti indimenticabili in entrambe quelle piazze, non posso non sentire un brivido incredibile attraversarmi. Più di due anni fa durante gli scontri di Atene era difficile immaginare un Mediterraneo in questa situazione; tornata ora da una settimana per le strade che hanno vissuto le “giornate della rabbia” di piazza Tahrir mi sembra un po’ più possibile di prima. Che qualcosa si possa veramente muovere: che ci sia il desiderio esplosivo di migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che hanno voglia di dire la propria in questo mondo di merda, voglia di scegliere, di autodeterminarsi, di essere parte attiva della propria vita e di quella della storia che abbiamo tra le mani.

Oggi le strade della Grecia hanno vissuto il decimo sciopero generale dall’inizio della crisi economica, pochi mesi fa: si è fermato il traffico aereo, i trasporti urbani, marittimi e ferroviari, uffici pubblici, scuole, ospedali, negozi, banche. Il paese è fermo, a braccia conserte, ancora una volta e con la proposta di alcune componenti della sinistra greca parlamentare e non di non lasciare Syntagma, la piazza di fronte al parlamento greco, fino alle dimissioni di Papandreou, come in Egitto!
La manifestazione ad Atene è stata da subito imponente; una delle più grandi tra le tantissime di questi mesi e sicuramente una delle più variegate per sigle e livello di rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro, Il Cairo, piazza Tahrir _LA MISSIONE NON E' CONCLUSA_

La testa ha raggiunto Syntagma quando la coda del corteo doveva ancora iniziare ad incolonnarsi. Subito dopo l’arrivo nella piazza simbolo della protesta, la polizia e i reparti speciali hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni per disperdere la piazza dove erano confluiti il corteo indetto dai sindacati e massicci gruppi e componenti del movimento studentesco ed anarchico. Si contano una quarantina di arresti fino a questo momento e un ragazzo rimasto colpito seriamente da un lacrimogeni, trasferito con urgenza in ospedale. Le cariche a Alexandras Avenue si avvalgono di numerosi gruppi di poliziotti in motocicletta, come spesso abbiamo visto ad Atene.

Anche a Salonicco migliaia di persone sono scese in piazza già da mezzogiorno riempiendo le strade e trovandosi quasi subito ad affrontare gli attacchi della polizia che ha tentato più volte di spezzare il corteo con granate assordanti e molti lacrimogeni. Dopo un pesante numero di arresti, il commissariato di polizia di Ano Polis è stato attaccato con bottiglie moltov, mentre gli scontri proseguono sulla strada principale.

Grecia-Turchia: THE WALL

7 gennaio 2011 1 commento

La costruzione di un muro è sempre la più grande delle sconfitte.

La Grecia conferma le voci che giravano negli ultimi giorni. L’ennesimo scempio sul suolo di questo pianeta, nel Mediterraneo, a pochi passi da casa, nel paese dove “tutto ebbe inizio”. Un altro muro; un altro muro eretto per fermare corpi in movimento, corpi migranti, corpi in cerca di vita e speranze. La conferma viene anche dai numeri, che ora circolano liberamente: sarà un muro lungo 12 kilometri e mezzo, lungo il confine con la Turchia; il tratto più a rischio dei 206 in totale.
Kathimerini, giornale greco, ci dice anche che il Ministero della Protezione del Cittadino inizierà tra poco studi e sondaggi sull’area decisa per il muro: esistenza di proprietà, qualità del suolo, costi della realizzazione e quant’altro. [ci sono agenzie che già parlano di una “fine lavori” a maggio 2011].
Tutto si dovrebbe svolgere su suolo europeo, senza sconfinare in nessun punto nel territorio turco.Non si sa se sarà un reticolato, robusto ed elettrificato, non facilmente danneggiabile: anche se c’è chi parla di una base di cemento e diversi pilastri destinati a reggere il reticolato e gli impianti di video sorveglianza o addirittura di un vero e proprio muro alto tre metri, sulle rive del fiume Martisa, vicino alla città di Orestiada.

Cristos Papoutsis, ministro della Protezione civile ha affermato che Atene deve istallare mezzi di deterrenza all’immigrazione illegale; che non si tratta assolutamente di una misura rivolta contro la Turchia, ma è anzi pensata con l’intento di favorire la collaborazione bilaterale.

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