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Solidarietà al docente che rifiutò un controllo antidroga in classe, ora sospeso dal servizio

13 settembre 2014 9 commenti

Magari averne avuti di docenti così.
Franco Coppoli, docente a Terni, già due anni fa era salito alle cronache perchè rifiutava di insegnare in una classe dove fosse appeso un crocifisso…
ma lo scorso marzo, durante le sue ore di insegnamento, aveva rifiutato l’ingresso della Polizia nelle classi, per un controllo antidroga.
Non aveva interrotto la sua lezione, opponendosi all’irruzione e oltretutto informando gli uomini di Stato che stavano interrompendo un pubblico servizio,
per perquisire ed intimidire una ventina di minorenni.

Cani antidroga tra i banchi di scuola

Porto la mia solidarietà totale a questo docente, che ha semplicemente continuato a fare il suo lavoro, proteggendo i suoi studenti da una violenza e un’umiliazione di Stato gratuita, che avranno modo di affrontare sull’asfalto delle loro città, ma almeno non nelle loro classi (crocifisso testimone).

La scuola giustamente deve insegnare a stare nella società, e qual miglior modo se non con una perquisizione priva di alcun mandato,
fatta a tappeto sugli studenti di un istituto pubblico durante la didattica:
trattamento solitamente riservato ai detenuti, che di routine (spesso la cadenza è settimanale) si trovano la cella sventrata da controlli stile Gestapo.

Quindi vi chiedo di diffondere questa notizia,
di non farla passare sotto silenzio,
di appenderla nelle bacheche insegnanti delle scuole, così come tra gli studenti….
12 giorni lontano dall’insegnamento, oltretutto anche senza salario, per aver fatto quel che era suo dovere fare: mandare avanti le lezioni davanti agli anfibi di Stato.

L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE SCEGLIE LA SCUOLA-RIFORMATORIO:
SOSPESO 12 GIORNI DALL’INSEGNAMENTO E DALLO STIPENDIO IL DOCENTE CHE HA SCELTO DI CONTINUARE AD INSEGNARE OPPONENDOSI AI CONTROLLI ANTIDROGA DURANTE L’ORARIO DI LEZIONE.
Sospendere un insegnante perché si rifiuta di interrompere la lezione sembra un paradosso degno di Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, ma a Terni succede proprio questo: il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Domenico Petruzzo, irroga il provvedimento disciplinare della sospensione per 12 giorni dal servizio e dallo stipendio a un docente per essersi rifiutato di interrompere la lezione per controlli con cani antidroga in classe. L’insegnante è Franco Coppoli, referente provinciale della Confederazione Cobas. L’esecutivo nazionale dei Cobas della scuola ha deciso di patrocinare il ricorso davanti al giudice che verrà presentato al Tribunale di Terni al termine del periodo di sospensione. A fine marzo 2014 il docente, all’irruzione dei poliziotti in classe, senza alcun mandato del magistrato, si era rifiutato di interrompere la lezione minacciando gli agenti di denuncia per interruzione di pubblico servizio. L’U.S.R. a luglio ha formalizzato il provvedimento che decorre dall’inizio dell’a.s.. dal 15 al 27 settembre.
Quello di interrompere la normale attività didattica da parte della polizia (senza alcun mandato di magistrati) per controlli con cani antidroga è un atto grave, indice del clima sociale e politico nel nostro paese. Vengono alla mente gli stati di polizia, le irruzioni nelle scuole dopo il colpo di stato in Cile o in Argentina o in quei luoghi dove le forze di polizia si arrogano prassi autoritarie che ledono profondamente i diritti civili, la libertà di insegnamento, le prerogative democratiche, nonché la persona degli studenti. Infatti interrompere le lezioni per imporre umilianti controlli antidroga non porta risultati quantitativi tali che possano far pensare che l’operazione serva a debellare spaccio o consumi. In realtà queste sono operazioni repressive con connotazioni mediatico-intimidatorie: servono a “insegnare” agli studenti che sono tutti potenziali criminali, controllabili e perquisibili in ogni momento. Educare al controllo ed alla subalternità ecco l’intento, neppure troppo nascosto, di queste operazioni-spettacolo che attaccano profondamente l’essenza stessa del fare scuola: dell’educare in modo critico e non certamente reprimere, sorvegliare e punire. Se infatti ci fossero (e non c’erano in questo caso) comportamenti collegati all’uso di sostanze psicotrope, che fanno parte dei processi comportamentali dell’adolescenza, quale dovrebbe essere la risposta della scuola? Intervenire, anche tramite esperti, cercando di affrontare il problema in un’ottica educativa oppure riempire gli istituti di polizia e cani arrestando o prelevando adolescenti in possesso di qualche spinello? E’ quello che Susanna Ronconi di Forum Droghe chiama un suicidio educativo: la scuola ed i docenti così abdicano al proprio ruolo, alla propria professionalità per passare dall’educazione alla repressione. Che senso ha proporre la scuola-carcere, la scuola- riformatorio (come avviene già negli USA) in un momento in cui alcuni stati liberalizzano o legalizzano l’uso terapeutico o ricreativo delle droghe leggere, in cui alcune sentenze della Corte costituzionale attaccano la ormai ventennale e fallimentare “lotta alla droga” e hanno smantellato la legge Fini-Giovanardi che ha solo riempito le carceri di tossicodipendenti garantendo ampi profitti alle mafie. I COBAS si mobilitano a fianco di Franco Coppoli, patrocinano il ricorso in tribunale, organizzeranno iniziative di formazione dei docenti, auspicano la solidarietà dei colleghi, operatori del settore e genitori e la mobilitazione degli studenti per il rispetto dei loro diritti.
La scuola è un contesto educativo, non è un riformatorio dove si possono interrompere le attività didattiche per il triste ed inutile spettacolo delle repressione.

COBAS, COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA UMBRIA

 

Una scuola per bambini non per clienti o consumatori. Mc Donald’s non ci deve entrare

16 settembre 2013 8 commenti

20130912-113041.jpgIn 4 giorni più di undicimila persone hanno cliccato i due post che ho pubblicato sulla pubblicità che la multinazionale Mc Donald’s è venuta a farsi il giorno della riapertura delle classi all’interno dell’asilo per l’infanzia del comune di Roma dove quest’anno ho iscritto mio figlio.
La vicenda ha assunto una tale rilevanza che dopo l’iniziale risposta del sindaco, anche l’assessore alla Scuola, Giovani e Pari Opportunità del comune, Alessandra Cattoi, è intervenuta stamani con una intervista rilasciata a metronews.it, che potete leggere in integrale nel box qui sotto.

Dalle risposte dell’assessore veniamo a sapere che l’ingresso di Mc Donald’s all’interno dell’istituto scolastico sarebbe dovuto all’improvvida iniziativa di una educatrice su consiglio di un genitore: «È stato uno scivolone di una delle educatrici della scuola, su suggerimento di un papà. Non ne era al corrente nemmeno la coordinatrice dell’asilo».
La coordinatrice per l’infanzia di un municipio romano ha ricordato, in uno dei tanti commenti (più di 60) apparsi sotto i due post sulla vicenda, che secondo quanto previsto dai regolamenti amministrativi del comune di Roma, «nella scuola pubblica non si possono vendere, ne comprare e/o promuovere beni e servizi se non secondo procedure rispondenti al progetto educativo e disposte per delibera degli organismi di partecipazione».
Una norma che ai miei occhi appare fin troppo permissiva poiché non preclude affatto la vendità, l’acquisto o la sponsorizzazione di beni e servizi ma la lega alla presenza di un progetto educativo a cui dovrebbero essere finalizzati e al rispetto delle procedure di deliberazione degli organismi di partecipazione, nei quali sono presenti tutti i soggetti che fanno parte della comunità scolastica.

Capite che in questo modo si potrebbe consentire, sia pur nel rispetto delle procedure, la vendita da parte di privati di offerte educative, dall’attività sportiva, ai corsi di recupero o corsi specialistici eccetera. Questa norma apre molto subdolamente all’ingresso del mercato nella scuola pubblica. Le avvisaglie ci sono da tempo, dalla pubblicità sui libri, agli sponsor. Sarebbe la definitiva morte dell’insegnamento pubblico, della scuola per tutti anche nell’età dell’obbligo. In questo modo andranno a scuola solo i figli delle famiglie che potranno permetterselo, che hanno un reddito tale da poter pagare le offerte educative. Mentre gli altri andranno per strada, al massimo verranno ammassati in cameroni, per loro vedrete ci sarà chi comincerà a predicare la necessità di reintrodurre principi correttivi rigidi, la responsabilità penale a 13 anni, come è accaduto in Gran Bretagna, e al posto della scuola avranno una bella casa di correzione.

Ma a parte queste mie considerazioni, quel che è accaduto il primo giorno di scuola alla Cittadini del mondo non rientra in nessuna delle caratteristiche legali previste dalla norma indicata: la presenza di Mc Donald’s non rientrava in nessun progetto educativo e nessun organismo partecipativo d’istituto aveva deliberato una decisone del genere, sconosciuta persino alla coordinatrice scolastica. Insomma un’abuso totale.

Ora che un genitore (ovviamente diamo per acquisita la buona fede) non possa aver mai saputo che una scuola pubblica non è un mercato (per giunta anche quelli sono regolati eccome!) dove si può vendere, comprare, fare pubblicità, ci può anche stare. Certo bisogna riconoscere che è un segno dei tempi degradati che corrono. Siamo nell’era della servitù volontaria dove anche chi ha tutto da perderci è convinto che privato sia bello, che il suo padrone sia un benefattore non uno che ricava dalla sua prestazione profitto tanto che il giorno in cui non gli conviene più lo lascerà per strada con un bel calcio nel sedere, in una società dove chi ha contratti precari può scordarsi ammortizzatori e indennità di dicoccupazione e chi ha meno di 40 anni non avrà mai una pensione.
Ma che un’educatrice non sapesse che una multinazionale non può entrare impunemente in una scuola a spacciare e fare pubblicità per i suoi prodotti lascia di stucco. Certo che lo sà, altrimenti dovremmo pensare che i nostri figli sono in mano a delle incapaci!

Voglio aggiungere solo un’altra cosa, l’assessore Cattoi dice: «Da quando sono assessore a Roma ho scoperto che i genitori sono attentissimi a quel che mangiano i figli in mensa, il cibo a volte viene prima dell’insegnamento».

Si potrebbe facilmente rispondere che nell’insegnamento rientra anche l’educazione alimentare. Lo sanno bene gli organismi centrali della sanità che devono affrontare le conseguenze su scala nazionale della cattiva alimentazione che ha costi tali da ripercuotersi sulla collettività.

Invece bisogna capire che questa vicenda ha una significato centrale proprio per l’insegnamento: la scuola non è un mercato, ciò vuole dire che esistono spazi che non rispondono alla legge della domanda e dell’offerta o ad altre variabili del genere. La scuola deve restare uno spazio comune, libero, autonomo dove far crescere bimbi che dovranno essere persone consapevoli, dotate di strumenti che gli consentano di saper e poter scegliere, di avere uno sguardo critico e autonomo, persone appunto, non clienti, non consumatori. PERSONE LIBERE!

da http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=15886

Metronews

Se il Mc Donald va all’asilo, parla l’assessore alla scuola del comune di Roma
di Paolo Chiriatti

Mi Consenta ad Alessandra Cattoi, assessore alla Scuola, Giovani e Pari Opportunità

La scorsa settimana in un asilo comunale alla periferia di Roma personale del Mac Donald ha accolto i bambini all’interno della struttura con palloncini, thermos di tè, e soprattutto tanti buoni pasto da consumare nei suoi fast food. Come è stato possibile?
“È stato uno scivolone di una delle educatrici della scuola, su suggerimento di un papà. Non ne era al corrente nemmeno la coordinatrice dell’asilo”.

Non c’è un controllo sulle iniziative che vengono fatte nelle scuole?
Certo, alcune sono verificate direttamente dal Comune, altre dai vari municipi.
Diciamo che questa volta un’importante catena di ristorazione è riuscita a farsi pubblicità…
Beh, diciamo anche che per fortuna un gruppo di mamme che accompagnava i figli all’asilo si è subito accorta di quest’anomalia e ha segnalato il caso. Da quando sono assessore a Roma ho scoperto che i genitori sono attentissimi a quel che mangiano i figli in mensa, il cibo a volte viene prima dell’insegnamento.

E lei cosa pensa di questa vicenda?
Che i fast food non siano campioni della buona alimentazione lo sanno in primo luogo le mamme e i papà, e non credo che un episodio simile si possa ripetere.


Gli altri post su Mc Donald’s in un asilo romano

Mc Donald ci da il benvenuto alla scuola materna!

Anche in Francia si parla del Mc Donald’s nella materna del comune di Roma

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