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Posts Tagged ‘Israele’

Quando Israele volò fino a Londra per sparare ad un vignettista…

10 gennaio 2015 38 commenti

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E’ il quotidiano israeliano Haaretz a comunicarci che domani in piazza, a Parigi, alla mastodontica manifestazione “per la libertà di espressione e la democrazia” sarà presente anche Benyamin Netanyahu.
Sotto il drappo nero e la scritta “Je suis Charlie” abbiamo visto scorrere, in queste giornate, tra le più terrificanti immagini di questi tempi e sicuramente domani, sull’asfalto parigino, assisteremo alla sagra della mostruosità.
Charlie Hebdo era irriverenza e blasfemia, lotta con qualunque arma all’oscurantismo: i caduti di quel giorno son gente nostra, son compagni, sono anarchici, sono blasfemi cazzari che hanno sempre odiato quel che questa gente è. Una rivista nata sull’antimilitarismo, sull’abbattimento del bigottismo e dell’oscurantismo, sulla presa per il culo di qualunque tipo di religione (che ci piaccia o no): chi riempirà le strade domani sarà proprio il nemico di quelle matite spezzate.

Leggi tutto…

E’ morto un assassino: Mike Harari

24 settembre 2014 3 commenti

E’ morto uno dei peggiori assassini della storia di Israele e d’Europa.

Il corpo di Wael Zwaiter, Roma

E’ morto un killer di intellettuali, poeti ed artisti.
E’ morto, purtroppo di vecchiaia, uno dei più grandi assassini, teorizzatore dell’assassinio mirato della classe intellettuale palestinese.
Mike Harari, passaporto israeliano, era alla guida dell’operazione “Ira di Dio”, nata per vendicare l’attacco palestinese durante le olimpiadi di Monaco nel 1972, dove l’intersa squadra di atleti israeliana rimase uccisa durante il maldestro tentativo della polizia tedesca di liberare gli ostaggi.

Da quel momento iniziò l’operazione “Ira di Dio” (מבצע זעם האל, Mivtza Za’am Ha’el) che ebbe inizio proprio a Roma,
con l’assassinio a freddo del poeta Wael Zwaiter, in Piazza Annibaliano, nel palazzo dove viveva e lavorava come traduttore, con 12 colpi di pistola.
L’operazione Ira di Dio, controfirmata direttamente da Golda Meir, aveva scritti tra i 25 e i 35 nomi e non terminò praticamente mai, per due decenni, colpendo in ogni stato europeo e non come se niente fosse e sbagliando anche l’obiettivo, come nel caso di Ahmed Bouchiki, cameriere marocchino ucciso in Norvegia, scambiato dal commando del Mossad per Ali Hassan Salameh, capo di Forza 17. L’obiettico non era il commando che fece e organizzò l’attacco alle Olimpiadi di Monaco, tutt’altro: l’obiettivo era il terrore, il far sentire i palestinesi vulnerabili in ogni luogo, uccidere i loro intellettuali.
Una storia mai completamente raccontata, che ha portato ad un impressionante numero di giustiziati… il solito 1 a 10 minimo che piace tanto allo stato ebraico d’Israele.

Tutto questo per dirvi, che malgrado i nuvoloni e quest’improvviso freddo autunnale,
oggi c’è un buon motivo per sorridere e per brindare stasera:
la morte di un assassino spietato, pluridecorat0, che anche Repubblica oggi tratta come un eroe.

 

Gaza: l’uso bellico delle parole. E una pagina di giornalismo, vero

2 agosto 2014 6 commenti

Ancora una volta il nostro giornalismo ha deciso di distinguersi.
Per l’uso del lessico scelto.
Dell’uso bellico delle parole durante il conflitto israelo-palestinese avevamo parlato pochi giorni fa a proposito di chi muore e chi viene ucciso.
La stampa mainstream italiana non ha mai dubbio a riguardo: i palestinesi muoiono, gli israeliani invece vengono uccisi.
Una differenza non da poco.

Un ragazzo copre il corpo di sua sorella disabile, di 17 anni, che non è riuscita a scappare in tempo (AP Photo)

Da qualche ora ci risiamo, e il tutto lascia sempre più basiti, perchè poi se vai ad aprire i giornali internazionali,
bhè, non cadono in questi grossolani errori linguistici, che di errori certo non puzzano, ma di scelte ben precise.

Un soldato israeliano è un soldato a tutti gli effetti: fa parte di un esercito, di una brigata, ha un numero di matricola,
dei compiti, un addestramento, fa la guerra.
Ogni tanto può morire, ma essendo lui israeliano diciamo che accade molto raramente.
I soldati, a partire dagli opliti arrivando fino ai rambo attuali, non vengono “rapiti”: questo veramente nella storia dell’uomo e della guerra non è mai avvenuto.
I soldati, se finiscono nelle mani del nemico (qualunque esso sia, esercito regolare o no), si definiscono prigionieri.
Sono “catturati”, non sono “rapiti” o “sequestrati”
Peccato che queste siano le sole parole che appaiono sulla carta stampata, le sole dette nei telegiornali.. così da diventar patrimonio linguistico collettivo.
E l’uso bellico delle parole si conferma, disgustoso.

Altrove non avviene, la differenza tra “captured” e “kidnapped” se la ricordano ancora.

Da un giornale come il Guardian invece vi prendo queste righe… che vale la pena leggere (vi consiglio di leggerlo in lingua originale con i link QUI)

In un ospedale. Sulla Spiaggia.
Hamas, dice Israele, si nasconde tra la popolazione civile:

Si son nascosti nell’ospedale di El-Wafa.
Si son nascosti nell’ospedale Al-Aqsa.
Si son nascosti sulla spiaggia, dove i bambini stavano giocando a calcio
Si son nascosti nel cortile di Mohammed Hamad, un uomo di 75 anni.
Si son nascosti nei quartieri di Shejaiya.
Si son nascosti nei distretti di Zaytoun e Toffah.
Si son nascosti a Rafah e Khan Yunis.
Si son nascosti nella casa della famiglia  Qassan.
Si son nascosti nella casa del poeta Othman Hussein.
Si son nascosti nel villaggio di Khuzaa.
Si son nascosti in migliaia di case danneggiate o distrutte.
Si son nascosti in 84 scuole e 23 centri medici.
Si son nascosti in un caffè, dove i Gazawi guardavano la Coppa del mondo.
Si son nascosti nelle ambulanze che andavano a raccogliere i feriti.
Si son nascosti in 24 cadaveri seppelliti sotto le macerie.
Si sono nascosti nel corpo di una giovane donna in pantofole rosa, sparse sul marciapiede, colpita a morte mentre cercava di fuggire.
Si son nascosti nel corpo del ragazzo i cui resti son stati raccolti da suo padre in un sacchetto di plastica.
Si son nascosti nel groviglio di corpi senza precedenti che arriva agli ospedali di Gaza.
Si son nascosti nel corpo di una donna anziana che giace in una pozza di sangue sul pavimento di pietra.
“Hamas, dicono, è cinico e vile”
di Richard SEYMOUR (The Guardian)

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Prova ad immaginare
Battendo le mani davanti alla morte

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
Storia di un’espulsione: QUI

Mio fratello!

L’esercito d’Israele si permette di parlare di welfare a Gaza

26 luglio 2014 2 commenti

L’ufficio stampa dell’Israel Defence Forces lavora h24.
Fa un lavoro particolare, insieme ai grafici che producono il materiale da far circolare sui social network: come lavoro ci prende tutti spudoratamente per il culo.
Già avevo pubblicato un’immagine da loro prodotta che spiegava con quanta precisione colpivano strutture civili (tra cui anche un parchetto giochi) perché nei giorni o nelle ore precedenti era stato lanciato un missile mai giunto a destinazione da uno degli angoli di questa “civilian structure”.
Oggi la provocazione suona proprio di beffa:
perchè tentano di farci credere che Gaza sia Hamas.
Che i 1000 morti (eh sì siamo arrivati a cifra tonda per poter ottenere 12 ore di tregua, che probabilmente non verranno nemmeno rispettate) che hanno lasciato al suolo coi loro armamenti che sembran provenire dal futuro, siano tutti di Hamas,
che il cemento armato, la farina per il pane, i granelli di sabbia della spiaggia di Gaza: tutto è di Hamas, questo è quel che l’IDF e il suo ufficio stampa vogliono farci credere.
Son di Hamas i bambini, il bestiame, i morti, le donne in gravidanza, i feti che hanno in grembo: son tutti terroristi di Hamas.
Questo è quello a cui credono anche migliaia di sionisti, nel nostro squallido paese.
Ci dicono che Hamas non tiene alla sua popolazione, che con i soldi con cui costruisce un tunnel potrebbe costruire centinaia di casa e scuole e moschee e tutto il cemento che poi loro, Israele, muterebbe rapidamente in briciole.
Parlano di welfare, loro.
Loro che con i soldi che spendono per il loro di esercito potrebbero sfamare il mondo intero,
loro parlano di welfare, che colpiscono da sempre prettamente strutture civili.
Loro, che non c’è cingolo che non sale su un automobile per distruggerla, non c’è marciapiede (anche solo un marciapiede) che non sia distrutto dal volontario passaggio dei tank: parlano del welfare di Gaza e noi dovremmo anche starli a sentire,
mentre si dicono da soli quanto son bravi a schiacciare questo pericolosissimo nemico che mai li ha nemmeno scalfiti.

Una vergogna, una vergogna di cui i complici son troppi.
E dovrebbero pagarla.

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
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Il welfare secondo Israele

Gaza: provate un secondo ad immaginare…

25 luglio 2014 24 commenti

Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perchè nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.

Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata.

Immaginate il nostro paese, lo stivale:
immaginatelo rosicchiato passo passo. Immaginate di vagare senza salvezza, con i materassi poggiati sulla testa e i piedi stanchi.
Immaginate i chilometri, i villaggi che ti ospitano e che poi dovrai lasciare per nuovi bombardamenti.

Immaginate anche solo un decimo di tutto ciò e sarete a Gaza.
Ma anche in Siria. Sarete palestinesi di Gaza, di Betlemme, di Yarmouk

Se non siete capaci di immaginarlo, se il vostro solo problema son le foto dei bimbi dilaniati che scombussolano la vostra pausa pranzo: state lontani da noi, da chi non dorme la notte per Gaza e per la Gaza che ha in casa.
State lontani, pensate ai vostri sonni tranquilli e lasciateci nella nostra insonnia bombardata.

Boicotta Israele: prodotti

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Dizionario minimo delle armi israeliane

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
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Assassinati o morti? L’importanza delle parole sotto le bombe a Gaza

20 luglio 2014 6 commenti

Una semplice banale questione di linguaggio: che però fa bene tener presente.
Leggere “morto” o “assassinato” fa la sua differenza, lo fa in spagnolo, lo fa in qualunque altra lingua.
Il lessico, le parole scelte, hanno creato sempre un grande spartiacqua nel conflitto israelo-palestinese,
che chiamerei più “occupazione israeliana”.
Perchè già la parola conflitto la trovo ridicola: il 4° esercito più potente del mondo, contro una delle popolazioni più povere e prigioniere possibile.
Eh sì, già la definizione “conflitto israelo-palestinese” appare un po’ come una forzatura linguistica.
I nostri giornali, il mainstream e la sua copertura di quest’ennesima pagina di genocidio, colpisce come le bombe israeliane, è colpevole, colluso.

Poi continuo a leggere dibattiti anche violenti sull’uso delle fotografie dei morti, dei bambini morti soprattutto,
che vengono diffuse dai medici palestinesi e da chi sopravvive ai bombardamenti e alle incursioni che in queste ore si stanno intensificando incredibilmente,
che è quasi difficile immaginare cosa possa voler dire.
L’apocalisse oggi, tredicesimo giorno di offensiva israeliana ( poi se volete chiamarlo conflitto fate pure), si è abbattuta su quartiere di Shujaiya, nella zona est di Gaza city e il bilancio è fuori dalla portata del raccontabile. Un quartiere polverizzato, dove tutta la popolazione sta fuggendo (come se ci fosse realmente luogo dove rifugiarsi poi): già una sessantina sono i corpi recuperati. Un’altra jenin, un’altra qana, un’altra strage che sempre sarà impunita.
E allora scelgo le foto di chi rimane vivo,
così che possiate smetterla di far polemica sulle stronzate, così che i vostri stomaci digeriscano tranquillamente,
così che possiate capire il terrore, che è peggio della morte.

A Palestinian boy wounded by Israeli shelling, receives treatment at al-Shifa hospital in Gaza City, 20 July. (Ali Jadallah / APA images)

Shaken children who survived Shujaiyah seize. @tamerELG

si commenta da sola…

 

i 4 bimbi di Gaza e le immagini chiare della verità

17 luglio 2014 3 commenti

La verità è una.
E’ palese, è agghiacciante ed ha un colpevole.
Ben visibile, ben noto.
Tutto il resto son chiacchiere, vergognose chiacchiere.
Ahed .. Ismael .. Mohammad e Moatasem Baker: quattro dolci vite polverizzate da un missile dell’aviazione israeliana mentre giocavano a calcio,
nella spiaggia del più grande lager della storia dell’uomo.

Ora non potete nemmeno raccontarci che Hamas aveva messo i bambini a difesa dei suoi “arsenali”…
sabbia, pallone, porta da calcio, bambini, sorrisi.
Ecco il grande arsenale colpito: davanti agli occhi di tutti noi. (GUARDA)

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Storia di un’espulsione: QUI

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