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Posts Tagged ‘ATTUALITA’’

Sfrattato, dalla finestra del bagno: oggi a Centocelle, Roma

25 febbraio 2013 Lascia un commento

Per ora solo dei brevi lanci di agenzia, e vista l’aria che tira in questo paese non è detto che con il passare delle ore avremo molti dettagli.
Perché interessa poco, soprattutto nel giorno ultimo di queste elezioni, cosa avviene in un appartamento subaffittato, a Centocelle, ad un gruppo di ragazzi provenienti dal Bangladesh.
Uno sfratto “autorganizzato” a quanto pare…perché all’arrivo dei carabinieri si era già concluso:
semplicemente con l’irruzione dei titolari del contratto d’affitto, poi subaffittato irregolarmente ai migranti, che, aprendo la finestra hanno lanciato di sotto uno degli abitanti dell’immobile,
che è ancora vivo, anche se ricoverato in gravi condizioni con molte fratture agli arti e al bacino.
Sono stati arrestati tre italianissimi* personaggi: la donna titolare del contratto d’affitto e due uomini, tra cui suo figlio.
Leggere la dinamica dei fatti lascia senza parole:
lo sfratto doveva avvenire con bastoni alla mano, ma quando uno dei sei che abitavano nell’appartamento si è rifugiato nel bagno sono entrati e lo hanno scaraventato giù, dal secondo piano.

*ORE 12.30: mo pare che gli arrestati non sono italiane ma connazionali della vittima.
Tutto il contrario di quello letto fino ad ora. Anche il Messaggero ha cambiato la notizia solo pochi minuti fa.
Certo che sti giornalisti lavorano bene: i fatti sono di questa notte, per tutta la mattina una versione e poi alla mezza cambia tutto.
Bho, seguono aggiornamenti.

Caso Cucchi: medici indagati, reintegrati

30 novembre 2009 Lascia un commento

«Abbandono terapeutico». Messi sotto inchiesta per omicidio colposo
Reintegrati i medici indagati per la morte di Stefano Cucchi

di Paolo Persichetti, Liberazione 1 dicembre 2009

Sono stati reintegrati nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini i tre medici indagati per omicidio colposo dopo la morte di Stefano Cucchi. Eppure quanto è trapelato dagli accertamenti medico-legali sul corpo riesumato del giovane, deceduto il 22 ottobre scorso all’interno della struttura ospedaliera dopo una settimana di agonia seguita ad uno, o più, pestaggi e sevizie violentissime (sul numero esatto, e gli autori delle percosse subite, ancora oggi permane l’incertezza), confermerebbe le responsabilità dei sanitari nella sua morte. Il blocco della vescica riscontrato su Stefano Cucchi sarebbe, infatti, compatibile con la paralisi dell’ultimo tratto della colonna vertebrale.

Stefano Cucchi

Mentre le lesioni alla schiena e alla testa, seppur serie, non sarebbero state letali se adeguatamente curate. Insomma tutto lascia seriamente supporre che nei confronti di Cucchi vi sia stato un «abbandono terapeutico», una situazione di lassismo e incuria, una sottovalutazione grave e colposa delle sue condizioni di salute e delle cause che le avevano originate. Nonostante ciò, l’indagine amministrativa interna condotta da una commissione, apparentemente composta da personale della medesima Asl, ha sbrigativamente liquidato l’accaduto come «un evento non prevedibile». Nella relazione depositata ieri, si può leggere che l’analisi dei fatti, a fronte del «carattere improvviso e inatteso del decesso, non ha messo in luce, sul piano organizzativo e procedurale, alcun particolare elemento relativo ad azioni e/o omissioni da parte del personale sanitario con nesso diretto causa-effetto con l’evento avverso in questione. Contestualizza e configura pertanto l’oggetto dell’indagine sotto il profilo di evento non prevenibile». Per questo motivo Il direttore generale dell’Asl RmB, Flori Degrassi, ha disposto la revoca dell’ordine di trasferimento, preso in via provvisoria il 18 novembre scorso, nei confronti di Aldo Fierro, Stefania Corbi e Rosita Caponetti. La diffusione della notizia ha subito suscitato sconcerto e raccolto i commenti negativi del lagale della famiglia, Fabio Anselmo, di Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone, e di Luigi Nieri, assessore al Bilancio della regione Lazio, che ha censurato una «decisione affrettata e profondamente sbagliata», rilevando come sia piuttosto inusuale «che la Asl concluda la propria inchiesta amministrativa prima di quella penale».
La decisione presa dalle strutture dirigenti dell’ospedale Pertini non si discosta molto da quello spirito corporativo che ha fino ad ora caratterizzato il comportamento di tutti gli altri attori coinvolti in questo terribile esempio di violenza istituzionale.

Stefano Cucchi dopo l’arresto

Chiusura a riccio e omertà d’apparato in difesa di una impunità di principio che vorrebbe imporre l’idea della insindacabilità dell’operato di chi agisce in uniforme di Stato. Un atteggiamento viziato da una visione autoreferenziale della legalità e della morale. Alcuni apparati molto potenti non hanno mai accettato di essere messi sul banco dei sospetti e fin dall’inizio hanno operato nell’ombra, mettendo le briglie a un’inchiesta che altrimenti rischiava di mostrare il «re nudo». Mentre negli ultimi giorni nuove testimonianze di detenuti, presenti nell’infermeria di Regina Coeli con Stefano Cucchi, hanno riaperto scenari su violenze precedenti l’arrivo in tribunale, che la procura ha sempre evitato di approfondire ritenendoli privi di riscontri (ma l’inchiesta serve per trovare eventuali riscontri, non per escluderli a priori), da parte degli indagati emerge una nuova strategia. Non più scarica barile tra penitenziaria e carabinieri, ma fuoco concentrico sulla figura di Cucchi, dipinto come uno che entrava e usciva dal pronto soccorso degli ospedali. Un modo per dire che era già «rotto» prima di essere arrestato. E come se non bastasse, vengono diffuse minacce a mezzo stampa facendo circolare notizie sull’apertura di una inchiesta contro i legali della famiglia Cucchi per calunnia nei confronti dei carabinieri. Un modo per dire che gli apparati dello Stato sono santuari intoccabili.

4 migranti palestinesi affogano … quanti ne nasconde il nostro maledetto mare?

6 novembre 2009 Lascia un commento

barcone_sbarco_NC’è poco da dire di più, bastano le parole battute dall’agenzia stampa.
ANKARA, 6 NOV – I cadaveri di quattro emigrati di origine palestinese sono stati ripescati oggi dalla guardia costiera turca al largo della località turistica di Bodrum dopo che il barcone sul quale viaggiavano ha fatto naufragio. Lo rende noto l’agenzia Anadolu precisando che sull’imbarcazione si trovavano 18 persone, tra cui anche dei bambini, e che 13 di esse sono state tratte in salvo mentre una risulta ancora dispersa. (ANSAmed)
Il nostro mare è sempre più un cimitero liquido, un pozzo senza memoria profondo quanto lo sguardo di chi prova a salpare cercando un nuovo mondo.

Suicidi in carcere: il ministero cambia le carte in tavola

13 ottobre 2009 Lascia un commento

specchiettoFacile cambiare le carte in tavola quando si parla di reclusi, di persone impossibilitate a comunicare le loro condizioni di vita.
Facile modificare i numeri e le cause di morte di coloro che sono privati della loro libertà e vivono nelle carceri di questo paese: facile eccome rigirarsi la frittata e parlare di “tossici”, di “cause naturali”, di “arresti cardiaci”.
Ristretti Orizzonti, nel suo costante lavoro di inchiesta dall’altra parte delle sbarre, smentisce i dati lanciati pomposamente dal sottosegretario alla Giustizia Caliendo.
Poche chiacchiere, Paolo ha scritto sinteticamente la situazione. Lascio a lui la parola. Qui anche il link delle sue Cronache Carcerarie, per chi volesse approfondire  

Il sottosegretario Caliendo, «solo 37», Ristretti orizzonti, «già 46»
di Paolo Persichetti, Liberazione 12 ottobre 2009

Nelle carceri italiane si muore troppo spesso. Nelle carceri italiane ci sono tanti suicidi. Che cosa fanno il ministero della Giustizia e la Direzione dell’amministrazione penitenziaria per risolvere il problema? Oltre a diramare circolari che intasano matricole e archivi degli istituti di pena, ricorrono a degli espedienti meschini come la cosmesi linguistica. Cambiano denominazione alle cause dei decessi.

imagesSe un detenuto è anziano e gravemente malato, finisce che l’indagine amministrativa interna addebiti la sua morte a «cause naturali». Se un altro tenta d’impiccarsi, ma muore durante il trasporto in ospedale, il decesso non è più considerato un suicidio. Diventa la conseguenza di un malore. Un modo burocratico per scaricare noie e problemi eventuali, abbassare il livello di allarme, distogliere l’occhio dei media da quel che accade dentro le mura di cinta. Nella casa circondariale di “Villa Fastiggi”, a Pesaro, l’11 novembre 2008 una detenuta, Francesca Balzelli, si è tolta la vita aspirando gas da una bomboletta. L’inalazione di gas è molto pericolosa perché l’intossicazione da idrocarburi volatili innesca meccanismi d’asfissia. Insomma vi è un rischio di morte molto alto. I detenuti lo sanno benissimo. E se alcuni ricorrono ancora a questo metodo per sballarsi, perfettamente consapevoli del rischio, altri lo fanno chiaramente per suicidarsi.
6291_1156756810042_1561407480_30403635_74779_nUna morte più dolce rispetto alla brutale violenza dell’impiccagione. Questa incertezza sulle ragioni ultime che spingono i carcerati, in genere con problemi di tossicodipendenza o alcolismo, a sniffare gas, viene utilizzata dal Dap come un pretesto per evitare la parola suicidio. Che questo comportamento, quale che sia il suo esito, configuri comunque un desiderio di autodistruzione, è sottaciuto. Sui referti compare un altro termine: «malore», «collasso», «arresto cardiocircolatorio». Così non c’è notizia, viene meno il rischio di clamori mediatici, di campagne sulle condizioni di vita dentro le prigioni, sul sovraffollamento.
Rispondendo a una interrogazione della parlamentare radicale Rita Bernardini, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, ha liquidato la morte della Balzelli alludendo proprio alla tossicodipendenza della reclusa, sottoposta per questo a terapia ansiolitica. Secondo il magistrato e senatore del Pdl, la detenuta avrebbe assunto gas «come succedaneo di sostanza stupefacente».
Risultato finale: un morto in più e un suicidio in meno. Un gioco di prestigio insomma. Con questo trucchetto Caliendo ha raccontato in commissione la favola «dell’impegno profuso dall’Amministrazione» per rivendicare un calo dei suicidi. Dai 45 del 2007 ai 37 registrati fino ad oggi. Solo che alla fine i conti non tornano. In una nota diramata da Ristretti orizzonti, si precisa che i casi di suicidio documentati sono già 46, mentre altre 10 segnalazioni attendono conferma.
E mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno.

Viareggio: 13 morti, per ora, per un treno di GPL che salta in aria

30 giugno 2009 Lascia un commento

ansa161521963006085909_big13 morti, decine di feriti di cui 16 in fin di vita. Ci sono dispersi, e migliaia di persone evacuate. Sembra un resoconto da Gaza… invece è Viareggio, in piena stagione turistica, dopo l’esplosione di un treno merci carico di GPL che è deragliato poco dopo la mezzanotte dentro la stazione scatenando una serie di esplosioni e poi l’incendio. Sembra sia entrato a velocità sostenuta, tanto da essere notato da più persone pochi secondi prima dell’inferno. l’esplosione ha investito anche 5 palazzine, in parte distrutte: in una di queste i vigili del fuoco non hanno ancora inizia a cercare superstiti, quindi il bilancio è estremamente provvisorio.
Il corpo di un bambino è stato ritrovato completamente carbonizzato sul seggiolino della macchina: i genitori ce l’avevano appena portato per trarlo in salvo, erano rientrati a prendere l’altro figlio, risultano tra i dispersi.
Una palazzina si è sbriciolata, un’altra ha completamente preso fuoco, molti altri palazzi sono stati evacauati per paura di successive esplosioni di altri vagoni. Vi sono 13 cisterne piene di GPL all’interno della stazione di cui 4 rovesciate e l’operazione oltre ad essere molto rischiosa sarà lunga diverse ore. 

ansa161516763006030032_bigLe Ferrovie fanno sapere che probabilmente ha ceduto il carrello i uno dei primi carri cisterna… e la cosa non stupisce viste le continue segnalazioni da parte dei ferrovieri che ora rabbiosi denunciano come erano stati più e più volte segnalati i rischi connessi al cattivo funzionamento dei carrelli e all’uso di materiali troppo vecchi. La TAV luccica…gli altri esplodono in aria.

Ucciso ad Atene un agente anti-terrorismo

17 giugno 2009 Lascia un commento

PRENDO DA REPUBBLICA SPERANDO DI AGGIORNARE TRA UN PO’ CON QUALCHE NOTIZIA IN PIU’
Un agente dell’anti-terrorismo che proteggeva una supertestimone e’ stato ucciso ad Atene da due uomini armati. Il poliziotto, 41 anni, era da solo a bordo della sua auto ad attendere la superteste, quando e’ stato ucciso “a sangue freddo” con 23 proiettili esplosi dai due killer a bordo di una motocicletta nella zona di Patissia, ha riferito il portavoce della polizia di Panagiotis Stathis. Grippi di guerriglia anarchica e di estrema sinistra hanno lanciato una serie di attacchi contro poliziotti, uomini d’affari e politici, dopo le violente proteste seguite all’uccisione di un 17enne da parte della polizia a dicembre. L’omicidio di oggi ricorda l’attacco ad un agente (che riusci’ a sopravvivere) a gennaio, rivendicato da “Lotta Rivoluzionaria”, il principale gruppo di militanti di estrema sinistra. La polizia ha riferito inoltre che la supertestimone si chiama Sonia Kanas. La donna ha deposto contro il marito in un processo contro il gruppo Lotta per il popolo rivoluzionario, che e’ inattivo dal 2000.

Foto di Valentina Perniciaro _Le lunghe nottate di Atene_ dicembre 2008

Foto di Valentina Perniciaro _Le lunghe nottate di Atene_ dicembre 2008

Ucciso un compagno ad Atene

26 maggio 2009 Lascia un commento

Hanno assassinato un compagno cretese a colpi di pistola nel quartiere simbolo della rivolta dello scorso dicembre ad Atene,  Eksarkia.
Il ragazzo, 28enne,  è stato ucciso oggi a mezzogiorno a pochi passi dal Politecnico : fermato all’angolo di una strada da una moto da Enduro con sopra due persone che indossavano maschere sotto i caschi integrali e freddato con 4 colpi di pistola. Una volta a terra è stato colpito da altri due colpi a bruciapelo, poi i due killer si sono dileguati in moto.
Moto che è stata ritrovata poco dopo, abbandonata non troppo lontano.
Il ragazzo ucciso faceva parte del movimento, era un un operaio elettricista, un compagno che era stato arrestato durante gli scontri dei mesi scorsi. 
Proveremo a capirci qualcosa tra un po’…
MALEDETTI ASSASSINI
DOLOFONI! 

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

Omicidio Carlos Palomino nella metropolitana: il video

11 maggio 2009 2 commenti


La ricostruzione del filmato, attraverso 7 diverse telecamere, dell’omicidio di Carlos Palomino 16 anni, ammazzato a coltellate dal fascista Josué Estébanez,soldato di 23 anni. L’assassinio avvenne l’11 novembre sui vagoni della metropolitana di Madrid: il fascista (che ora rischia 29 anni di carcere) si stava recando ad una manifestazione xenofoba in un quartiere ad altissima concentrazione di migranti, mentre il giovane Carlos stava andando nello stesso posto, alla contromanifestazione, insieme ad un gruppo di compagni. Il video è stato reso pubblico qualche ora fa
Questo video lascia sconcertati…ma come si fa a lasciar ammazzare così un compagno? Da una merda tutta sola armata di un coltello?
Ma non sappiamo più difenderci? Tutti a scappar via…invece di spaccargli la testa…
MA CHE STAVANO FACENDO TUTTI GLI ALTRI? SONO SENZA PAROLE

La situazione delle carceri abruzzesi e l’evacuazione di quello di L’Aquila

8 aprile 2009 Lascia un commento

Evacuato il carcere minorile di L’Aquila. Timori per l’agibilità della casa di reclusione di massima sicurezza

di Paolo Persichetti , Liberazione 8 aprile 2009

«Dopo aver effettuato un’approfondita verifica, possiamo affermare che le carceri delle zone interessate dal terremoto hanno complessivamente tenuto», è stato questo il messaggio rassicurante reso noto subito dopo il sisma dal ministro della Giustizia Alfano. Ma quella tipica precauzione semantica che si cela dietro l’avverbio complessivamente accende più di un dubbio. Infatti accanto alle case crollate col passar delle ore sono emerse anche le prime crepe nella versione ufficiale diffusa dal ministero di via Arenula.
carcere-sulmona01Se è vero che la gran parte degli istituti penitenziari abruzzesi non hanno subito danni alle strutture, molto diverso invece è stato l’impatto delle scosse sulle carceri aquilane. L’istituto penale minorile è stato evacuato. I tredici ragazzi presenti sul posto sono stati trasferiti in altre sedi. Sei di loro nel carcere minorile romano di Casal del Marmo, gli altri sette nei minorili di Potenza, Bari e Firenze. È quanto reso noto dall’ufficio del Garante dei detenuti del Lazio.
Nonostante il tentativo di minimizzare la situazione, importanti sarebbero i danni inferti dal sisma alla casa di reclusione di L’Aquila. Un istituto penitenziario particolarmente sensibile perché ospita un’intera sezione di massima sicurezza, dove sono rinchiusi i detenuti sottoposti al regime del 41 bis (massime restrizioni e isolamento) e un’area riservata, cioè un regime detentivo ancora più aspro e nel quale l’isolamento, anche sensoriale, è praticamente assoluto. Non a caso poche ore dopo il sisma, il capo del Dap Franco Ionta ha inviato sul posto il direttore del Gruppo operativo mobile (il reparto speciale della polizia penitenziaria che gestisce i reparti di massima sicurezza), generale Alfonso Mattiello. Lo stesso Ionta è arrivato a L’Aquila nella serata di lunedì. In un comunicato ufficiale, emesso ieri, si dice che nella caserma del carcere sono state rilevate «solo lievi lesioni»; ma la versione che viene dall’interno dell’istituto aquilano è un po’ diversa. Secondo la testimonianza rilasciata a Irene Testa, segretaria dell’associazione “Il detenuto ignoto”, da un agente di servizio la notte del terremoto, l’edificio sarebbe inagibile, parte degli appartamenti della polizia penitenziaria sarebbero crollati mentre nel resto della struttura e nelle celle vi sarebbero danni «non rilevanti». Nel frattempo sei detenuti, di cui quattro in regime di 41 bis, più un ex collaboratore di giustizia e un “comune”, tutti bisognosi di cure cliniche, sono stati trasferiti, alcuni a Roma. Il crollo dell’ospedale aquilano non permetteva più di fornire loro l’assistenza medica adeguata. Altre tre traduzioni sarebbero in attesa. Sembra invece che il protocollo d’emergenza previsto in questi casi abbia funzionato bene. Almeno è quanto rivelano

Il carcere di Sulmona

Il carcere di Sulmona

fonti dell’amministrazione penitenziaria. Dopo la scossa anche i detenuti della massima sicurezza sarebbero stati raccolti per gruppi e portati nei cortili del passeggio, dove forniti di coperte hanno trascorso la notte. Anche a Sulmona è stato seguito un protocollo analogo. Solo un detenuto è stato colto da malore a causa di una crisi d’ansia. Nelle situazioni d’emergenza (terremoti, incendi, alluvioni) ogni carcere segue un suo specifico protocollo dettato dalle caratteristiche dell’istituto: tipologia architettonica e requisiti di sicurezza.
Ma intanto la terra continua a tremare per questo c’è chi chiede l’evacuazione completa dell’istituto di pena.

UN’AGENZIA DI QUESTA MATTINA RACCONTA LE TRADUZIONI NOTTURNI. TUTTO IL CARCERE DI L’AQUILA E’ STATO EVACUATO

«Su indicazione diretta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stata disposta l’evacuazione del carcere dell’Aquila con il trasferimento di tutti i detenuti reclusi. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha avviato le procedure subito dopo la mezzanotte. Si tratta della più grande operazione di trasferimento di detenuti che si ricordi, in via di conclusione, che ha impegnato 200 uomini e 70 mezzi di cui 30 furgoni blindati e 40 autovetture della Polizia Penitenziaria ed è stata condotta regolarmente, senza alcun problema». Lo afferma una nota dell’Ufficio Stampa del ministero della Giustizia. Il trasferimento è stato particolarmente impegnativo, continua la nota, «perchè nel carcere dell’Aquila erano reclusi 80 detenuti in regime di 41 bis, nonchè 55 detenuti comuni. Naturalmente, nella nuova allocazione, i detenuti in 41 bis manterranno le stesse condizioni di ristrettezza previste dal regime di carcere duro. Il trasferimento è avvenuto per ragioni precauzionali a seguito della seconda scossa di ieri sera, nonostante la buona tenuta statica del carcere dell’Aquila. Il ministro Alfano ringrazia gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, e in particolare il Gom, impegnati nell’operazione, per lo spirito di servizio, la professionalità e la dedizione con cui hanno assolto al loro compito». «Il ministro Alfano si sta recando all’Aquila – conclude la nota – per constatare personalmente la situazione e incontrare i vertici degli uffici giudiziari a seguito della chiusura del Tribunale e degli stessi uffici e per riorganizzare immediatamente il servizio giustizia nella zona, nonchè, per valutare, insieme ai vertici degli uffici giudiziari, le misure urgenti da adottare per decreto o per atto amministrativo del ministro a questo scopo». 

Il video che inchioda Scotland Yard

8 aprile 2009 Lascia un commento

Questo il video, esclusiva del Guardian, sulla morte di Ian Tomlinson, morto a Londra durante le manifestazioni contro il G-20.
Si vede chiaramente Ian camminare tranquillo, con le mani in tasca. Aggredito a freddo, alle spalle, dalla polizia anti-sommossa, cade a terra sbattendo la testa sul marciapiede. Morirà 15 minuti dopo, accasciandosi a terra per strada.
Secondo Scotland Yard è morto per “cause naturali”.

Lotta di classe? maybe…inshallah

27 marzo 2009 1 commento

Francia, fabbriche in rivolta: bloccati i premi per i manager
Si apre la discussione di fronte alla crisi economica

Paolo Persichetti
Liberazione 27 marzo 2009

«Rabbia populista» o nuova «lotta di classe»? Ieri sulle pagine dei più grandi quotidiani nazionali campeggiava questa domanda: un nuovo spettro si sta aggirando per il globo?

AP Photo/Jacques Brinon)

AP Photo/Jacques Brinon

Commenti preoccupati e cronache inquiete s’interrogavano sul reale significato delle notizie provenienti dagli Stati uniti, dalla Francia e dalla Gran Bretagna. A New York, dopo l’arresto del magnate della speculazione finanziaria Maddof e la minaccia del Congresso di tassare con un’aliquota del 90% i bonus padronali, i dieci manager più pagati del colosso delle assicurazioni mondiali Aig, tra i più coinvolti nel crack delle Borse, hanno restituito i bonus milionari ricevuti come premi per i loro disastri. Per farli rinunciare a un po’ della loro famelica ingordigia è bastato un fine settima di picchetti organizzati da manifestanti davanti alle loro megaville blindate e con l’immancabile piscina.
A Edinburgo, in piena notte, il villone di Sir Fred Goodwin, l’amministratore delegato che ha portato al collasso la Royal bank of Scotland, per poi andarsene serenamente in pensione con un bonus di 16,9 milioni di sterline, alla faccia di migliaia correntisti ridotti al lastrico per aver creduto nei portafogli azionari offerti dai servizi finanziari dell’istituto di credito, è stato assalito da un gruppo di attivisti che hanno rivendicato l’azione con la sigla Bank bosses are criminals, «I banchieri sono dei criminali». Motto che riecheggia quello delle curve da stadio di mezza Europa, All corps are bastards, «Tutte le guardie sono bastarde».
Nel centro della Francia, a Pithiviers, Luc Rousselet, amministratore delegato della 3M, società farmaceutica americana in procinto di licenziare 110 dei suoi 235 dipendenti, è stato “trattenuto” negli uffici dell’azienda per oltre 30 ore dagli operai che era venuto ad incontrare. I lavoratori esigevano dei negoziati con l’azienda sulle modalità del piano di crisi che dovrà accompagnare la brusca riduzione di personale.
Ovviamente per gli operai non si è trattato di un «sequestro», com’è stato scritto sposando il punto di vista “padronale”, ma di un imprevisto prolungamento d’orario della giornata di lavoro del loro capo. Uno straordinario giustificato dall’eccezionalità della situazione venuta a crearsi. I 2700 lavoratori della 3M France, società ripartita su 11 siti, conosciuta per la produzione di “post-it” e del nastro adesivo “Scotch”, sono in sciopero illimitato dal 20 marzo. Un episodio analogo era già accaduto il 12 marzo scorso, quando il presidente-direttore generale di Sony France, Serge Foucher, era stato anche lui costretto a uno “straordinario notturno” in compagnia delle sue maestranze in lotta.

AP Photo/Jacques Brinon

AP Photo/Jacques Brinon

Lo stabilimento di Pontonx-sur-l’Adour, nelle Lande, impiega 311 persone e la sua chiusura è fissata per il 17 aprile prossimo. Al direttore della Continental, invece, è toccato in sorte un fitto lancio di uova da parte dei 1120 addetti dell’impianto di Claroix, che proprio ieri sono stati ricevuti in delegazione da un consigliere di Sarkozy all’Eliseo.
Questa volta gli operai non sono isolati, hanno alle spalle il sostegno dell’opinione pubblica indignata di fronte alla notizia dei mega compensi attribuiti ai manager d’imprese che licenziano o di banche in deficit dopo aver sperperato il denaro dei clienti.
La rabbia è montata di fronte alle parole di Laurence Parisot, presidente della confindustria francese, che si era detta indisponibile di fronte alla richiesta del presidente della repubblica d’intervenire sui consigli d’amministrazione affinché i manager rinunciassero ai premi elargiti sotto varie forme (stock options, ovvero azioni con remunerazioni privilegiate, liquidazioni d’oro o pensioni stratosferiche). Il primo ministro ha dovuto annunciare il varo di un decreto per vietare l’attribuzione di questi bonus e stock options per le aziende che ricevono aiuti dallo Stato. A questo punto, dopo le resistenze iniziali, Gerard Mastellet e Jean-Francois Cirelli, presidente e vice presidente di Gdf-Suez, il gigante francese dell’energia, hanno dovuto rinunciare ai loro compensi supplementari piegandosi – hanno detto con malcelata ipocrisia – al «senso di responsabilità».

AP Photo/Jacques Brinon

AP Photo/Jacques Brinon

I titoli tossici immessi nei circuiti finanziari stanno forse scatenando la reazione di sani anticorpi sociali? All’estero, certo non in Italia, l’ira popolare sta cambiando bersaglio: dalla «Casta» alla «Borsa», dai «politici» ai «padroni»; che la barba di Marx stia di nuovo spuntando?
Quel che sta accadendo, in particolare al di là delle Alpi, dimostra quanto devastante sia stata da noi la prolungata stagione del giustizialismo, con il suo corollario d’ideologia penale e vittimismo seguiti alle ripetute emergenze giudiziarie. Il decennio 90 si è accanito contro i corrotti della politica assolvendo i corruttori dell’economia, aprendo la strada non solo alla vittoria politica del partito azienda ma alla sua egemonia politico-culturale sulla società.
Vedremo più in là se ha ragione L’Economist quando descrive, un po’ alla Ballard, l’albeggiare di una rivoluzione del ceto medio proletarizzato; o se invece ci sarà un’irruzione di protagonismo del nuovo precariato sociale. Una cosa è certa: oltreconfine hanno individuato la contraddizione da attaccare. È tutta la differenza che passa tra allearsi contro i padroni o fare le ronde contro i romeni. Ma quel che resta della sinistra italiana l’avrà capito?

Tratto dal blog INSORGENZE

FUOCO AI C.P.T. e ai C.I.E.! MERDA AI RICCHI!

23 marzo 2009 Lascia un commento

DOPO IL BLITZ DENTRO IL LUSSUOSO RISTORANTE TORINESE, PUBBLICHIAMO IL VOLANTINO CHE E’ STATO DISTRIBUITO E UN PO’ DEGLI ADESIVI CHE STANNO CIRCOLANDO PER LA CITTA’ PIEMONTESE.
LA MOBILITAZIONE CONTRO I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE PER MIGRANTI STA CRESCENDO 

 fameSIAMO QUELLO CHE MANGIAMO?

Se immaginassimo uno straniero che, ignaro sugli usi del nostro paese, si facesse oggi un giro in questo supermercato del gusto, certamente si farebbe l’idea di una società civile e raffinata, ove ciascuno è libero di soddisfare come preferisce i propri appetiti e desideri. Purtroppo le cose non stanno così, e gli stranieri in particolare non se la passano affatto bene.

Per questo siamo qui oggi, affinché nessuno si dimentichi che questi privilegi sono possibili solo al prezzo 3di vergognose diseguaglianze, sulle quali non è più possibile tacere. Non è un mistero per nessuno che ormai la stragrande maggioranza dei lavori più bassi e faticosi, dalla raccolta nei campi alla cura dei nostri anziani, dai cantieri edili alle pulizie, siano lasciati agli immigrati. Mal pagati, sfruttati e denigrati dai padroni italiani, sono costretti a vivere a testa bassa in cambio delle nostre briciole, col ricatto costante di essere trovati senza documenti ed essere trattenuti in un CIE. In questi luoghi i pestaggi da parte della polizia sono all’ordine del giorno, come le omissioni di soccorso del personale medico e gli psicofarmaci nascosti nel cibo per provocare un sonno lungo e silenzioso. Con le nuove normative in materia di sicurezza ora la prigionia è stata prolungata fino a sei mesi; poi c’è l’espulsione coatta.

E tuttavia questo regime di paura e segregazione non sembra togliere l’appetito agli italiani.

7In questi ultimi giorni, da quando i reclusi del Centro di Lampedusa hanno deciso di ribellarsi e bruciare quel lager, in molti CIE si susseguono rivolte e gesti disperati, da Malta a Milano, da Bologna a Gradisca d’Isonzo. A Torino alcuni detenuti del CIE di Corso Brunelleschi si sono tagliati per protesta, qualcuno ha ingerito delle batterie e ne è rimasto avvelenato, qualcuno prosegue lo sciopero della fame e della sete, un altro ha cercato di impiccarsi, un altro ancora siccome ha reagito contro il poliziotto che gli toccava la ferita è stato arrestato e trasferito in carcere. A Bari si sono cuciti le labbra, a Roma dopo l’ennesimo morto i reclusi di Ponte Galeria sono entrati tutti in sciopero della fame. Il ragazzo algerino diceva di sentirsi male, ma il medico non l’ha voluto visitare, e gli è stato risposto che le medicine poteva andarsele a prendere al suo paese. È stato picchiato dalla polizia e il giorno dopo, giovedì mattina, è stato trovato morto.

Non staremo a guardare mentre politici di destra e di sinistra varano leggi razziste e 81diffondono parole di odio e persecuzione. Non ci rassegneremo all’indifferenza dei più, né al silenzio imposto dall’informazione di regime, perché non possiamo più sopportare di vedere gente perbene che assapora delizie mentre altri ingoiano ferri e sono costretti allo sciopero della fame per essere ascoltati. Chiedono di essere lasciati in libertà, ed hanno bisogno del nostro aiuto. Siamo sicuri che tra un bicchiere di vino biologico ed un risotto equo e solidale in molti avranno lo scrupolo di riflettere su questi fatti gravissimi che succedono con sempre più drammatica frequenza. Qualcuno forse ci griderà contro, altri vorranno sapere come fare qualcosa, nessuno in ogni caso potrà rifiutarsi di fare un piccolo esame di coscienza.

2Se a ragione si dice spesso che siamo quello che mangiamo, non possiamo più nascondere ai nostri occhi quel confine sempre più netto che separa chi ha tutto da chi non è niente, chi è libero da chi è schiavo.

CHIUDIAMO I LAGER! SOLIDARIETA’ CON TUTTI GLI IMMIGRATI IN LOTTA PER LA LIBERTA’!!!

Assemblea Antirazzista di Torino

Le U.N. indagano sui centri di detenzione della C.I.A.

11 marzo 2009 Lascia un commento

Le nazioni unite, attraverso il lavoro due relatori speciali,  hanno aperto un’inchiesta sui centro di detenzione nel mondo, con l’attenzione rivolta soprattutto verso quelli gestiti dalla Agenzia d’Intelligence più famosa del mondo, la C.I.A.

Celle esterne ad Abu Ghraib

Celle esterne ad Abu Ghraib

Martedì è stato annunciato che l’inchiesta metterà sotto esame i voli di “traduzione” segreti verso paesi terzi di diversi sospettatati per reati di terrorismo internazionale, portati sotto interrogatorio illegalmente e sistematicamente vittime di torture.

Al-Jazeera riporta le dichiarazioni di Manfred Nowak, relatore speciale delle Nazioni Unite che si occupa di torture: “ Abbiamo chiesto a tutti I governi di cooperare, non solo per avere chiarire I fatti, ma anche per garantire che questo tipo di centri segreti di detenzione non verranno più usati in futuro”. Sotto la presidenza George W. Bush, con l’allarme terrorismo scattato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001,  si è avuta conferma che la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Uomo è diventata carta straccia, con l’uso di questi centri di detenzione (soprattutto in Medioriente, Asia ed Africa) e le direttive interne sull’uso della tortura
Barack Obama, neoeletto presidente statunitense ha dichiarato chiusa l’epoca delle detenzioni facili compiute dalla Cia e la controversa prigione Americana di Guantanamo, in territorio cubano.
Parallelamente alla notizia di questa nuova indagine delle Nazioni Unite, è arrivata la notizia di una frettolosa chiusura di due prigioni segrete (sempre gestite dalla CIA) in Polonia e Romania, e dell’immediato trasferimento delle persone ristrette al loro interno, dopo pesanti rivelazioni di Human Rights Watch

 

Il DNA torna ad esser Scienza: chiesta la scarcerazione per i due rumeni

11 marzo 2009 Lascia un commento

Dalla prima pagina di Liberazione di questa mattina:

Alla fine di una lunga camera di consiglio, il tribunale del riesame di Roma ha revocato nella serata di ieri la custodia cautelare per Alexandru Loyos Isztoika e Karol Racz, i due cittadini romeni accusati dello stupro di un’adolescente e dell’aggressione del fidanzatino la sera del 14 febbraio scorso nel parco romano della Caffarella. Nel dispositivo si legge che il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, «annulla l’ordinanza in epigrafe disponendo l’immediata liberazione degli indagati se non detenuti per altro». I due, però, restano ancora in carcere. Investigatori e inquirenti di fronte ai primi scricchiolii dell’inchiesta si erano subito premuniti predisponendo un castello d’accuse supplementare che consentisse comunque la permanenza in stato di detenzione dei due. Racz perché sospettato di un’altra violenza sessuale, avvenuta il 21 gennaio al Quartaccio,20328585655 un altro quartiere della capitale. Accusa che a questo punto è destinata a crollare. Anche qui, infatti, la mancata identificazione del suo dna nei reperti biologici della violenza non consente di sostenere a lungo un’accusa fondata unicamente su riconoscimento dalle caratteristiche molto fragili, e che non risponde nemmeno alla descrizione dell’aggressore fatta dalla vittima. Loyos, il biondino, invece si è visto notificare, pochi minuti dopo la decisione del riesame, un’ordinanza di custodia cautelare per calunnia e autocalunnia. Provvedimento emesso dal gip Guglielmo Muntoni, su richiesta del pm Vincenzo Barba (lo stesso che ha diretto le indagini sulla Caffarella) per le affermazioni contenute nella confessione e poi nella ritrattazione. Secondo l’articolo 368 del codice penale, infatti, «Chiunque, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato», incorre nel reato di calunnia.
Crolla così l’impianto accusatorio messo in piedi dalla questura e fin troppo acriticamente sostenuto dalla procura che aveva chiesto nell’udienza di lunedì la conferma dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Valerio Savio il 20 febbraio. Accolte invece le tesi esposte dalla difesa dei due stranieri. Le motivazioni del riesame non sono state ancora rese note ma è presumibile che il collegio abbia fondato la propria decisione in base alle risultanze fornite dalle analisi del dna fatte dalla polizia scientifica. I reperti raccolti avevano rilevato la presenza di due profili diversi dall’impronta genetica dei due romeni arrestati. L’evidenza scientifica ha dunque premiato sui riconoscimenti foto-segnaletici, da sempre incerti e suggestionabili e sulle parole, quando queste non sono supportate da riscontri esterni verificati. In effetti, l’adolescente era molto ferma nel riconoscimento del “biondino”, anche se in un primo momento aveva indicato un’altra persona, quel Ciprian Chiosci, il “monco”, subito scagionato dalla polizia romena (pare sia un suo informatore) e sul quale sono poi tornati a gravitare nuovi sospetti. “Identificazione” smentita dal dna.
Gli investigatori hanno cercato in tutti i modi di confermare la presenza sul teatro della violenza dei due romeni, anche solo come semplici spettatori, pali, favoreggiatori, avanzando l’ipotesi della «banda di balordi». Ma anche qui, fino ad ora, si sono dovuti scontrare con il muro delle evidenze probatorie: i dati scientifici raccolti non comprovano altre presenze oltre a quella delle due vittime e dei due aggressori. Allo stesso modo le testimonianze dei due ragazzi, e quella del superteste, il medico tirato fuori come un asso nella manica durante il riesame, ribadiscono che sul luogo sono state viste soltanto «due persone», che seppure vengono identificate nelle foto segnaletiche, non assomigliano alle descrizioni fornite negli identikit. Un classico delle inchieste in cui la presenza di un forte intervento mediatico inquina le immagini dei sospetti, le proietta fino a moltiplicarne le apparizioni in ogni angolo di strada.
Inevitabilmente l’inchiesta dovrà ripartire da capo e soprattutto dovranno chiarirsi alcuni aspetti ancora oscuri: cosa è accaduto in questura nelle prime ore dell’arresto dei due romeni? 
Racz è stato refertato all’ingresso in carcere. Ha chiari segni di percosse che la polizia giustifica con il “tentativo di resistenza” messo in atto. Isztoika nel verbale della ritrattazione sostiene di essere stato pestato dalla polizia romena affinché si autoaccusasse dello stupro. Infine quella conferenza stampa trionfalistica in questura, quelle interviste sui giornali che tiravano la volata al governo, che in quelle ore si accingeva a varare un nuovo pacchetto sicurezza con tanto di ronde, restano una pagina vergognosa compiuta, ancora una volta, sul corpo di una giovane donna.
  
_Anita Cenci_

Sotto il cielo di Gaza

7 marzo 2009 Lascia un commento

n700429637_2237621_7757288Ecco le condizioni di Gaza dopo l’operazione Piombo Fuso, mentre si attendono i soldi per la ricostruzione.
Ecco quello che ha portato l’attacco israeliano compiuto contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza con la scusa della lotta al terrorismo contro Hamas, partito uscito vincitore dalle elezioni.
n700429637_2237622_3017632Vista la svolta elettorale che ha palesato un paese ormai devoto all’estrema destra xenofoba e devota ai regimi di apartheid e segregazione razziale, non si prospettano tempi migliori per Gaza e per il resto dei territori occupati. La coalizione che guiderà il prossimo governo israeliano sarà ancora più pericolosa per la sopravvivenza degli arabi nella zona.
Già girano decine e decine di agenzie stampa in cui viene tranquillamente dichiarato che è già pronta la seconda puntata dell’operazione. 
Il desiderio di sterminare il popolo palestinese  rimane il primo per Israele, il suo governo e il suo esercito.

RIVOLTA A VIA CORELLI

5 marzo 2009 Lascia un commento

RIVOLTA IN CORSO NEL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI VIA CORELLI: SEMBRA SCOPPIATA IN PROTESTA AD ALCUNE ESPULSIONE. NON CI SONO MOLTE INFORMAZIONI SE NON CHE CI SONO MIGRANTI SUI TETTI E I COMPAGNI STANNO LANCIANDO L’APPELLO DI ACCORRERE IL PRIMA POSSIBILE.

Scontri tra bande in un carcere messicano

5 marzo 2009 Lascia un commento

Messico: scontri nel carcere di Ciudad Juárez, decine di vittime
di Valentina Perniciaro, da Internationalia.net
5 marzo 2009 
Erano stati quattro giorni di calma a Ciudad Juárez: dall’arrivo di 5000 tra poliziotti e soldati impegnati a rafforzare la lotta contro la criminalità organizzata in una delle città col più alto tasso di criminalità

Foto di Miguel Tovar (AP Photo) Ciudad Juarez, parenti dei detenuti fuori dal carcere

Foto di Miguel Tovar (AP Photo) Ciudad Juarez, parenti dei detenuti fuori dal carcere

 organizzata del Messico, non si era registrato nessuno morto. Fino a mercoledì quando, secondo fonti del governo dello stato di Chihuahua, è scoppiata una rissa nel carcere della città tra due bande locali, i Los Atzecas e i Mexicles y los Artistas Asesinos, entrambe impegnate nel contrabbando di droga e armi in città e all’interno del penitenziario.
Un prigioniero ha raccontato che alcune delle 20 vittime registrate (tutti detenuti) sono state lanciate dal secondo piano, quello dell’infermeria, dalla banda rivale senza che si potessero difendere. Gli scontri si sono conclusi, dopo sei ore, con l’intervento di 400 militari che hanno attaccato il penitenziario facendovi irruzione con l’aiuto di due elicotteri e un fitto lancio di lacrimogeni. L’esplosione di questa rissa è coincisa con l’annuncio che i militari assumeranno i principali incarichi di pattugliamento, pubblica sicurezza e controllo del transito verso la frontiera con gli Stati Uniti. Modifiche che rientrano in un progetto pilota ordinato dal governo messicano in corso di attuazione per la prima volta proprio a Ciudad Juárez, città più pericolosa del Messico del nord, anche per la sua posizione geografica (è di fronte alla texana El Paso) che l’ha trasformata in fulcro del percorso degli stupefacenti verso gli Stati Uniti, dove si registrano in media sei morti violente al giorno.

Accordi tra Siria e Libano per fermare l’avanzata di sabbia

27 febbraio 2009 Lascia un commento

Contro il deserto che avanza, accordo tra Siria e Libano

di Baruda (Valentina Perniciaro) su Internationalia.net

Un accordo di cooperazione nel campo della lotta alla desertificazione è stato siglato da Siria e Libano.

Foto di Valentina Perniciaro _Beirut settembre 2006: Il cedro in crescita, manifesti per la ricostruzione

Foto di Valentina Perniciaro _Beirut settembre 2006: Il cedro in crescita, manifesti per la ricostruzione

Da sempre impegnata contro la progressiva desertificazione del suo territorio, la Siria ha raggiunto su questo fronte un’intesa con il vicino Libano.
Sullo sfondo della prima Conferenza araba per lo sviluppo agricolo e la ricerca scientifica, tenutasi a Damasco, la Commissione generale per la ricerca agricola della Siria e la sua controparte libanese hanno siglato un accordo, che prevede diversi progetti bilaterali e l’incremento dell’opera di rimboschimento già iniziata lungo la fascia di confine.
Gli accordi di cooperazione includono anche alcuni progetti in materia di allevamento e lo scambio di capacità ed esperienze per lo sviluppo del settore e la protezione dei capi di bestiame dalle malattie.
Entrambi i firmatari dell’accordo, Waleed Al-Taweel, rappresentante della delegazione siriana, e Michael Antwan Afram, il suo collega libanese, l’hanno definito un primo passo molto importante e un esempio da seguire nel campo della cooperazione e dello scambio di esperienze, al fine di lanciare nuovi progetti di sviluppo, scambio e integrazione tra Siria e Libano, iniziando dal settore agricolo.

“Erano belle giornate”: i voli della morte spiegati da Silvio Berlusconi

18 febbraio 2009 1 commento

DUE VOLI A SETTIMANA, PER CIRCA DUE ANNI, CHE COME UNICA DIREZIONE AVEVANO L’OCEANO.
OCEANO DOVE SONO STATI LANCIATI 30.000 CORPI VIVI, DI PERSONE, DI OPPOSITORI  CHE PRIMA DEL VOLO ERANO STATE TORTURATE E SEVIZIATE DALLO STATO ARGENTINO.3000_muertos_desaparecidos_torturados1  ARGENTINA, fino al 1983.
SILVIO BERLUSCONI E’ STATO IN GRADO DI DIRE: “Non farò come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi aprivano lo sportello. Erano belle giornate, li facevano scendere dall’aereo . Andate un po’ fuori a giocare. Il che fa ridere, ma è drammatico ” 
Oggi era in prima pagina del principale giornale argentino, il quotidiano di Buenos Aires Clarin.
L’articolo, mezza pagina,  precisa che »non è chiara la ragione« per la quale Berlusconi avrebbe parlato cosi dei desaparecidos. L’articolo del quotidiano è stato ripreso dall’agenzia locale Telam ed ha subito avuto ampia eco nelle tv e gli on-line a Buenos Aires

Se ve lo volete sentire/ascoltare: “trarre il bene da ogni male”, non ci sono parole.

La storia di Simone, minorenne incensurato detenuto per due canne a 600 km da casa in una comunità

9 febbraio 2009 5 commenti

Di questi tempi si raccontano grandi favole sulle scarcerazioni facili. A sentire certi telegiornali della sera, a leggere alcuni quotidiani che sembrano stampati nei retrobottega delle questure, ad ascoltare i discorsi forcaioli e giustizialisti dei politici della maggioranza, come dell’opposizione che non c’è, l’Italia sarebbe una specie di bengodi del malaffare. Assassini, stupratori, ladri, soprattutto se migranti in situazione amministrativa irregolare, cosiddetti «clandestini», ancora di più se romeni, scorazzerebbero impunemente per il paese protetti da leggi compiacenti, al punto che «cittadini onesti» hanno dovuto organizzarsi in ronde, formare delle «squadrette di vigilanza» per far regnare ordine e tranquillità. 
Poi però quando si squarcia il velo dell’informazione costruita, spiattellata bella e pronta dalle agenzie che affogano le redazioni dove un giornalismo sempre più pigro ha ridotto la propria professione al copia e incolla, si precipita nel gorgo del paese reale.
Ci si imbatte così in una giungla di storie che fanno fatica ad emergere e diventare notizia come quella di Simone, un ragazzo romano diciassettenne arrestato lo scorso 8 ottobre all’uscita di una fermata della metropolitana perché trovato in possesso di un pezzetto di hashish, che le successive perizie hanno poi quantificato in 0,368 mg di sostanza attiva. Una percentuale derisoria, nemmeno due spinelli, ammessa anche dalle draconiane norme vigenti (la legge Fini-Giovanardi) come uso personale.
Quella che doveva essere una banale vicenda, una di quelle piccole disavventure che spesso animano le biografie adolescenziali e si chiudono velocemente con un rimbrotto e il perdono giudiziale (Simone è incensurato), si è via via trasformata in una odissea. 
Non sarebbe stato così se Simone avesse avuto alla spalle una tranquilla famiglia borghese, se invece di vivere in una di quelle lande sperdute della periferia della capitale, costellata di palazzoni dormitorio, avesse avuto casa in un quartiere residenziale. Ma Simone non ha avuto questa fortuna, alle spalle ha una situazione familiare complicata. Ha perso la mamma da bambino e il padre è in una condizione psicologica critica, per questo era conosciuto dai servizi sociali che in passato si erano dovuti occupare di lui a causa di seri problemi di convivenza con il genitore (al punto da dover sporgere delle denuncie perché veniva picchiato). 

A Simone la vita non ha mai sorriso. È diventato grande molto presto, ha dovuto arrangiarsi e trovare famiglia fuori dalla famiglia, nella cerchia di amici e compagni del quartiere che animano un centro sociale, il Laboratorio Tana libera tutti, ed ora lo stanno sostenendo. Forse agli occhi di chi lo ha prima arrestato e poi avviato in detenzione domiciliare nel girone dei centri di accoglienza e in una comunità terapeutica in provincia di Catanzaro a 600 chilometri di distanza dal suo mondo, questo contesto «ambientale» non piaceva.

«In casi del genere, dove sono presenti minori incensurati – spiega l’avvocato Francesco Romeo che segue il ragazzo – la prassi comunemente seguita è quella di chiudere la vicenda senza alcuna conseguenza, facendo ricorso alla formula giuridica della “irrilevanza penale del fatto”». Simone invece viene prima messo ai domiciliari in casa del padre, senza tenere conto della manifesta incompatibilità col genitore e della disponibilità ad ospitarlo che in alternativa avevano offerto altre famiglie del quartiere. Ovviamente quella convivenza forzata non dura e Simone se ne va. I servizi sociali leggono l’episodio come un segno di refrattarietà del giovane. La provenienza sociale e il contesto ambientale si trasformano in segni stigmatizzanti della sua personalità, facendolo apparire come un potenziale deviante in età adulta, se non debitamente corretto. Viene così collocato in un centro di prima accoglienza, lo stesso dove si trova il sedicenne di Nettuno accusato di aver picchiato e bruciato l’indiano di Nettuno. Niente male come ambiente rieducativo per un giovane cresciuto al contrario nel rispetto della tolleranza e dell’accoglienza.
Finisce poi in un Cpim (centro di prima accoglienza per minori) e da qui viene spedito in una comunità terapeutica nei pressi di Catanzaro, dove è sottoposto a terapia farmacologica psichiatrica. Il ragazzo è naturalmente ansioso è nervoso per quello che gli sta accadendo. È solo e lontano dai suoi punti di riferimento, ma chi si occupa di lui lo ritiene instabile, drogato, malato. Simone dovrà resistere e dare fondo a tutte le sue energie se vorrà uscire integro da questa storia. Intanto all’udienza del tribunale dei minori, il pm ha chiesto una condanna a 5 mesi e 10 giorni, di cui 4 già scontat. Non soddisfatto, il presidente ha rinviato ogni decisione disponendo una perizia psichiatrica. Il perito ha chiesto 90 giorni per il deposito. A quel punto Simone avrà di gran lunga superato i 5 mesi di condanna richiesti, sempre che il tribunale non decida di internarlo per ragioni psichiatriche. Quella maggioranza morale che ha avuto tanto a cuore il corpo inerte di Eluana non ha nulla da dire per quello pieno d’energia vitale di Simone?

DI PAOLO PERSICHETTI, LIBERAZIONE 10 FEBBRAIO 2009

A Roma si fanno esplodere tonnellate d’amianto

7 febbraio 2009 1 commento

IL 24 LUGLIO DELLO SCORSO ANNO VIENE FATTO SALTARE, CON 1800 CARICHE DI TRITOLO IL VELODROMO DI ROMA, SITUATO TRA L’EUR E IL TORRINO, COSTRUITO PER LE OLIMPIADI DEL 1960.
L’ESPLOSIONE DELLA STRUTTURA HA AVVOLTO I QUARTIERI INTORNO DI UNA FITTA NUBE CHE SI è POI DEPOSITATA OVUNQUE, PER GIORNI. L’ACCADEMIA DEI LINCEI CI RIVELA CHE QUELLA STRUTTURA AVEVA UN’IMPRESSIONANTE QUANTITA’ DI AMIANTO
E CHE L’ASL E LA SOCIETA’ EUR SPA HANNO DECISO COMUNQUE DI FAR SALTARE TUTTO.
UNA VERA E PROPRIA BOMBA ECOLOGICA E’ ESPLOSA A POCHI PASSI DA ABITAZIONI, ASILI E SCUOLE SENZA CHE NESSUNO SE NE PREOCCUPASSE…I TUBI DI AMIANTO CHE COMPONEVANO L’ENORME STRUTTURA SONO SALTATI IN  ARIA.
ADESSO I POLITICI DEL MUNICIPIO FANNO LE LORO BELLE E INUTILI DICHIARAZIONI, DOPO 7 MESI DALL’ESPLOSIONE: “Siamo vicini alla popolazione – prosegue Di Gioia – ed in particolare ai cittadini del Municipio XII e verificheremo la possibilità di richiedere il sequestro dell’area alla magistratura che ci auguriamo, nell’aprire ufficialmente un’inchiesta, possa individuare le responsabilità di quanto accaduto. L’esito delle indagini che sono annesse alla documentazione individua infatti un punto fondamentale,img_4932_img_2844_velodromoesplode quello della assoluta certezza della presenza del materiale di amianto già prima dell’esplosione. E’ necessario pertanto che il Comune di Roma fermi immediatamente i lavori per dare vita ad un intervento pubblico chiarificatore della situazione e dei possibili danni che potranno manifestarsi magari fra 20 o 30 anni tra la popolazione esposta alla nube e alle polveri che si sono generate non soltanto il 24 luglio ma anche nei messi successivi. D’altronde le fibre di amianto non crisolide rimangono anche per molto tempo nei tessuti, negli arredi e nei vestiti. Inoltre è necessario effettuare uno screening su tutti gli operatori, le forze dell’ordine, i vigili urbani ed i vigili del fuoco presenti attorno alla struttura dal giorno dell’esplosione in poi”. “Pertanto, in questa condizione è proprio il sindaco – conclude la nota – in quanto garante della sanità pubblica, a dover rispondere di questa grave scelta effettuata sulla testa degli inconsapevoli cittadini romani, un vero e proprio attentato alla salute pubblica”.  

 Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa; teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle

Lucca città vergognosamente Razzista

27 gennaio 2009 2 commenti

Il Consiglio Comunale della Città di Lucca batte in ferocia le leggi razziali del 1938!
Lucca dice No ai ristoranti etnici nel centro storico. Infatti, con un regolamento licenziato il 21 Gennaio 2009, il Consiglio comunale di Lucca legifera che, nel centro storico del capoluogo toscano (inteso dentro ai quattro chilometri quadrati delle mura urbane) “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse

Foto di Valentina Perniciaro _pita ateniese_

Foto di Valentina Perniciaro _pita ateniese_

Il nuovo regolamento non prevvede soltanto l’eliminazione totale dei kebap, ma vieta anche ristoranti indiani, cinesi e francesi e mira ad imporre al palato del cittadino e del turista del centro storico solo cucina italiana, preferibilmente “prettamente cucina lucchese”, preparata con ingredienti provvenienti esclusivamente dalla provincia di Lucca.
Una cucina assai insipida ed immangiabile, visto che il pepe non cresce di certo in provincia di Lucca (e neppure l’aglio e la cipolla, s’è per questo) e il sale provviene maggiormente dalla Sicilia. E la produzione del grano non è certo il forte dell’Italia. E niente Pane nè Pizza!!!

VIOLENZA SULLE DONNE: MA QUALI ROMENI

27 gennaio 2009 4 commenti

QUESTE SONO LE NOTIZIE DELLA SOLA GIORNATA DI OGGI.
PER FAR CAPIRE CHE LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA NE’ NAZIONALITA’ E  CHE SPESSO I PRIMI STUPRATORI SONO I MARITI, I FIDANZATI, I PADRI… ITALIANISSIMI. 
NON CI PRENDESSERO PER IL CULO CON L’ALLARME ROMENI. NON VOGLIAMO LE STRADE PIENE DI SOLDATI, PERCHE’ NON CI TUTELANO DALLA CULTURA MASCHILISTA OMOFOBICA E XENOFOBA CHE CI CIRCONDA. 
NON VOGLIAMO LA POLIZIA SUGLI AUTOBUS, LE RONDE, LE CAMPAGNE D’ODIO, IL FASCISMO SQUADRISTA RAZZISTA. 

LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA E DI SOLITO LO STUPRATORE HA LE CHIAVI DI CASA!

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Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione nazionale LIBERE E INDECOROSE, Roma novembre 2008_

Avellino, 27 gen. – (Adnkronos) – Un uomo di 60 anni, professore preso un istituto superiore di Avellino e’ stato arrestato dai carabinieri in quanto ritenuto responsabile di abusi, avvenuti negli ultimi tre anni nei confronti di una studentessa. Secondo quanto si e’ appreso, il docente, abusando della propria posizione, avrebbe costretto la ragazza a subire atti sessuali sia all’interno della scuola, che all’esterno. Per la studentessa il professore nutriva una vera e propria ossessione e la perseguitava anche fuori la scuola.

Torino, 27 gen. -(Adnkronos)- Ha abusato della figlia dodicenne della sua compagna e quando quest’ultima ha sporto denuncia l’ha costretta, facendola minacciare dai suoi familiari, a ritrattare. Con queste accuse gli agenti del commissariato torinese Barriera di Milano hanno arrestato per violenza sessuale un giovane di 27 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, findanzato con la mamma della bambina, avrebbe approfittato della sua permanenza nella casa della vittima, per violentarla durante la notte.

Bari, 27 gen. – (Adnkronos) – E’ stato posto agli arresti domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Triggiano, Michele D’Alba, 30 anni, con precedenti, ritenuto l’autore di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 16 anni di un paese a sud est di Bari. L’episodio risale a una fredda serata d’inverno dello scorso novembre. Verso le 22.40 la giovane stava facendo rientro a casa. Ad un certo punto, si accorse che due persone la stavano seguendo. Decise cosi’ di cambiare strada, ma sfortunatamente per lei ne imbocco’ una senza uscita.

*LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE *
*NON DIPENDE DAL PASSAPORTO LA FANNO GLI UOMINI*

*Invitiamo tutte a partecipare a un presidio *
*contro la violenza maschile sulle donne,*

*giovedì 29 gennaio – dalle ore 16 in poi*
*scalinata del campidoglio, roma*

Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una
seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di

provvedimenti speciali per la “sicurezza” delle donne.

*Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l’attenzione dal fatto che la *violenza contro le donne da sempre la compiono uomini – di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano.*
*La politica e le istituzioni non hanno mai dedicato alcun ‘consiglio straordinario’ al fatto che le donne in Italia **nel 90% dei casi (dati Istat) **subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti*, perché vorrebbe dire ammettere che c’è un intero sistema sociale ed economico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la  ‘cultura’ dello stupro.

*LE DONNE INSIEME *
*POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,*
*POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI*

*Presidio dalle ore 16 – scalinata del Campidoglio*
*giovedì 29 gennaio, roma *

L’Assemblea romana di femministe e lesbiche



Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

MILANO IN PIAZZA CONTRO LO SGOMBERO DI IERI

24 gennaio 2009 Lascia un commento

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PIOMBO FUSO: 3 ore di tregua al giorno. Aggiornamenti vari

7 gennaio 2009 1 commento

TRE ORE DI TREGUA AL GIORNO DALLE 11 ALLE 14.
QUESTA E’ L’ULTIMA NOTIZIA PROVENIENTE DALLA STRISCIA DI GAZA. TUTTI I GIORNI SARANNO GARANTITE TRE ORE DI STOP ALLE AZIONI MILITARI : ECCO IL CORRIDOIO UMANITARIO DI CUI SI PARLAVA IN QUESTE ULTIME ORE.
Nel frattempo 40 obiettivi sono stati colpiti alle prime ore dell’alba, mentre alcuni testimoni riferiscono che lo Tsahal, l’esercito con la stella di Davide, ha lasciato il campo profughi di  Khan Younis: i tanks sono ora posizionati al di là delle recinzioni israeliane.

Foto di Mohammed Salem _Bombardata scuola U.N.R.W.A._

Foto di Mohammed Salem _Bombardata scuola U.N.R.W.A._

ORE 10.23: Centinaia di migliaia di sciiti libanesi simpatizzanti del movimento sciita Hezbollah stanno dando vita oggi ad una grande manifestazione in occasione di una importante ricorrenza religiosa sciita, ma anche per protestare contro l’offensiva israeliana a Gaza. Il leader del movimento Hezbollah, il Sayyed Hassan Nasrallah, dovrebbe per l’occasione pronunciare un discorso rivolto ai manifestanti, attraverso un enorme schermo montato allo stadio al Raya, in cui certamente parlerà della situazione a Gaza, così come ha fatto nei dieci giorni scorsi in occasione delle celebrazioni per l’Ashura. L’Ashura è la commemorazione del martirio di Hussein nipote del profeta Maometto, nel 680, da parte delle truppe del sovrano sunnita. I sostenitori di Ali e di suo figlio Hussein sono stati sin da allora conosciuti come sciiti (seguaci, o partigiani). «Rinnovate il vostro impegno alla resistenza (armata) e la vostra collera contro Israele e il Grande Satana (gli Usa), che danno ordini a Israele», ha esortato i manifestanti Nasralalh, quando ha convocato la marcia di oggi. «Labbaika Nasrallah», ovvero ‘ai tuoi ordini Nasrallah’. Labaiki Gaza«, ‘ai tuoi ordini Gazà, »Israele è il nemico dei musulmani«, hanno da parte loro scandito marciando i manifestanti, tra cui si staglia una marea di donne vestite di nero.

Foto di BIlal Hussein _Ashura, oggi, a Beirut_

Foto di BIlal Hussein _Ashura, oggi, a Beirut_

«Siamo pronti per ogni possibilità e ogni aggressione», ha detto oggi minacciosamente il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, rivolto ad Israele. L’offensiva israeliana contro il Libano del 2006 «sarà per voi come una passeggiata se paragonata a ogni nuova aggressione», ha detto ancora Nasrallah in un discorso pronunciato in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza sciita dell’Ashura. «Tutte le possibilità sono aperte e dobbiamo essere pronti per qualsiasi emergenza o sorpresa», ha aggiunto parlando ai suoi sostenitori e, rivolgendosi al premier israeliano Ehud Olmert, ha affermato: «Non riuscirai a distruggere Hamas come non riuscirai a distruggere Hezbollah».«Come (l’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite John) Bolton ha detto, il piano americano e israeliano è di consegnare Gaza all’Egitto e parti della Cisgiordania alla Giordania, per quanto la generosità israeliana lo permetterà, e mettere fine all’opzione di due Stati», ovvero uno israeliano e uno palestinese. Egli ha però poi affermato che «fino ad ora non sappiamo l’ampiezza e le conseguenze del piano e le collusioni» con esso da parte dei regimi arabi ma, ha ripetuto, «dobbiamo essere pronti per ogni possibilità».

12.32 Nessun accordo economico con Israele fino a quando non sospenderà l’operazione militare nella Striscia di Gaza.

Foto di Ramzi Haidar _Donne velate e non all'Ashura di Beirut_

Foto di Ramzi Haidar _Donne velate e non all'Ashura di Beirut_

Lo hanno chiesto all’Ue alcune ong francesi – Comitato cattolico contro la fame (Ccfd), Oxfam Francia e la Federazione internazionale dei diritti dell’uomo (Fidh) – alla vigilia dell’incontro informale dei ministri degli Esteri dell’Unione a Praga. Le ong d’Oltralpe, che hanno accusato Israele di «violare il diritto internazionale umanitario e favorire il proseguimento della violenza», hanno chiesto a Bruxelles di sospendere il processo, che dovrebbe concludersi nel 2009, che mira a potenziare la cooperazione economica e politica con Israele. Nessun legame privilegiato con Israele «fino a quando non accetterà il cessate il fuoco completo e permetterà l’ingresso nella Striscia». In gioco, spiegano le ong, «la stessa credibilità dell’Ue»

13.59: Il rappresentante di Hamas in Libano, Osama Hamdan, ha affermato che il suo movimento sta studiando una proposta egiziana per un cessate il fuoco nella striscia di Gaza, ma respinge ogni ipotesi di dispiegamento di una forza internazionale nella Striscia stessa. «Hamas sta studiando una iniziativa egiziana, anche se ha molte riserve in merito», ha detto Hamdan all’emittente tv panaraba al Jazira. «In ogni caso – ha aggiunto – non accetteremo (il dispiegamento di) forze internazionali». Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha annunciato ieri un piano per un cessate il fuoco, senza fornire dettagli. Secondo fonti di stampa, esso prevede però l’uso di una forza internazionale per sigillare le frontiere della striscia di Gaza per il contrabbando di armi per Hamas.

14.02:  È ormai sull’orlo del collasso il principale ospedale di Gaza, il policlinico di Ash-Shifa, la cui funzionalità (assieme alla vita di decine di pazienti) è affidata alle ultime riserve di carburante che fanno funzionare i quattro generatori di energia. Il direttore dell’ospedale, Hussein Aashour, ha spiegato all’agenzia ‘Maan News’ che senza nuovi rifornimenti di carburante dovranno essere sospesi tutti i servizi d’emergenza, come quelli che tengono in vita

Foto di Mohammad Salem _Jabaliya, i funerali delle vittime del raid di ieri al rifugio Unrwa

Foto di Mohammad Salem _Jabaliya, i funerali delle vittime del raid di ieri al rifugio Unrwa

25 neonati prematuri, oltre a decine di pazienti in terapia intensiva e a quanti si sottopongono a dialisi. Le riserve di gas bastano per i prossimi due giorni, dopo i quali i pazienti non potranno neppure godere di pasti caldi o materiale sterilizzato, ha aggiunto il direttore dell’ospedale, che con i suoi 596 posti letto non riesce a reggere il carico supplementare di lavoro legato all’attacco militare israeliano

14.54: Fonti di Hamas a Gaza, citate dalla radio pubblica israeliana, hanno detto che questo movimento islamico sta esaminando le proposte egiziane per un cessate il fuoco

15.03: Il gabinetto per la sicurezza israeliano ha rinviato oggi una decisione se ordinare alle truppe di procedere alle terza fase delle operazioni militari nella striscia di Gaza, che prevede l’ordine all’esercito di entrare nel cuore dei centri urbani.

15.14: È finita pochi minuti fa la tregua di tre ore proclamata dall’esercito israeliano e sono ripresi i bombardamenti sulla striscia di Gaza. Secondo l’inviato della Tv araba ‘al-Jazeera’, gli attacchi sono ripresi con un colpo di artiglieria sparato poco fa dalle forze israeliane contro una casa del quartiere al-Zeitun che si trova nella periferia sud orientale di Gaza. Il cessate il fuoco di tre ore è stato rispettato anche dalle milizie di Hamas che in questo lasso di tempo non hanno lanciato razzi contro Israele. In questo momento gli elicotteri militari israeliani stanno sorvolando con insistenza nella parte nord della striscia di Gaza pronti a colpire nuovi obiettivi.

18.14: La rete fognaria nella striscia di Gaza rischia il collasso a causa dei bombardamenti israeliani, 10mila persone sono in pericolo. È l’allarme lanciato dalla Banca mondiale che precisa come le pompe che evacuano le acque reflue verso i bacini nel Nord della striscia hanno smesso di funzionare per la mancanza di corrente elettrica e olio combustibile. Le pompe sono indispensabili per evitare che il principale bacino di recupero delle acque di scarico, afp147185010401095233_bigsituato a Beit Lahiya, nel Nord del territorio, debordi. Secondo la Banca mondiale le mura del bacino di Beit Lahiya sono minacciate dalle esplosioni di bombe avvenute nelle vicinanze e dalla pioggia, e potrebbero causare un disastro ambientale e sanitario per 10 mila residenti. Già nel marzo 2007 cinque palestinesi rimasero uccisi e altri 1.500 furono sfollati nella Striscia di Gaza a causa di un’inondazione provocata dallo sprofondamento del sistema di evacuazione delle acque reflue.

19.10: Il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha dato il ‘via libera’ ad un allargamento dell’offensiva contro Hamas a Gaza. Lo ha riferito una fonte militare all’agenzia France Press. “Hanno provato il proseguimento dell’operazione di terra”, ha reso noto la fonte, “che comprende una terza fase di allargamento e la spinta piu’ profonda dentro le aree popolate”. “(Il governo) lascia comunque alla difesa (il compito) di stabilire se applicare la decisione”.

22.56: Non c’è accordo in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un cessate il fuoco tra Israele e Hamas: lo ha detto l’ambasciatore francese Jean-Marie Ripert, il presidente di turno, ai giornalisti.Ripert ha ricordato che i documenti sul tavolo del Consiglio di Sicurezza sono due: una bozza di risoluzione presentata dalla Libia e una bozza di dichiarazione presentata dalla presidenza di turno francese. «Dato che su nessuno dei due documenti c’è l’unanimità, i negoziati in seno al Consiglio di Sicurezza proseguono», ha precisato il rappresentante permanente della Francia.

La nuova Qana. Strage a Jabaliya

6 gennaio 2009 1 commento

ORE  16.25: STRAGE IN UNA SCUOLA DELL’ U.N.R.W.A. PIENA DI SFOLLATI APPENA ARRIVATI

La maggior parte delle vittime nella scuola dell’Unrwa a Jabalya (Gaza) sono donne e bambini. Lo hanno detto all’Ansa fonti sul posto. Il bilancio provvisorio delle vittime è, secondo le fonti, di almeno 42 morti e di diverse decine di feriti. Al momento dell’esplosione che ha devastato la scuola, secondo le fonti, non c’era nelle vicinanze alcun combattimento fra miliziani e soldati israeliani. La scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per il soccorso ai profughi palestinesi) era in quel momento piena di sfollati appena giunti dal nord della Sstriscia, in particolare dalla località di Beit Lahya. Nelle moschee di Gaza si leggono stasera versetti coranici di lutto e si esorta la popolazione a pregare le vittime. Dai minareti vengono anche rilanciati messaggi di collera nei confronti di Israele.

QANA

QANA

John Ging, direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati nella Striscia di Gaza, ha detto in video conferenza con il Palazzo di Vetro che noi «avevano fornito le coordinate satellitari GPS alle autorità israeliane», che perciò sapevano che l’edificio ospitava una scuola, «chiaramente segnalata e con la bandiera dell’Onu che sventolava fuori». Ging – che non ha voluto pronunciarsi sui fatti odierni «in qunato noi ci occupiamo soltanto delle conseguenze» di atti di questo tipo – ha chiesto «l’apertura di un’indagine indipendente» per stabilire «la responsabilità» della strage. «Le persone nella scuola avevano lasciato le loro case perchè non si sentivano sicure – ha concluso il direttore dell’agenzia – Noi controlliamo chiunque entri nelle nostre strutture, siamo sempre molto attenti»

SIAMO A 640 MORTI E QUASI 3000 FERITI. IL GENOCIDIO AVANZA.
NON MI DITE CHE IL MIGLIOR ESERCITO DEL MONDO IGNORAVA CHE QUELLI CHE ERANO APPENA ARRIVATI ERANO SFOLLATI: DONNE E BAMBINI. NON MI DITE CHE STAVANO COLPENDO HAMAS.
ALMENO FATE SILENZIO, NON SCRIVETE, NON PARLATE, NON CERCATE DI DIRCI CHE STATE DISTRUGGENDO HAMAS.

Volantini sulla Striscia di Gaza

3 gennaio 2009 Lascia un commento

Gli aerei israeliani stanno lanciando questi volantini chiamando la popolazione di Gaza ad informare i militari sui luoghi usati per il lancio dei razzi in cambio di aiuto e assistenza. I volantini sono stati trovati a migliaia lungo tutta la Striscia venerdi mattina e portano la firma dell’esercito Israeliano. Simili tattiche sono state usate diverse volte dall’esercito israeliano: ultimamente nella guerra in Libano del 2006 e durante diversi attacchi in Cisgiordania dal 2003 in poi. 
Il volantino recita:

Alla popolazione della Striscia di Gaza,
siate responsabili del vostro destino!
Se desideri offrire aiuto ed assistenza al tuo popolo chiama il numero qui sotto e dacci le informazioni necessarie.I lanciatori di missili e gli elementi terroristi sono una minaccia per te e per la tua famiglia. 
Il potere di fermare il massacro è nelle tue mani.59468_200x150
Non esitare!
Saremo felici di ricevere tutte le informazioni che avete senza che sia necessario che ci lasciate informazioni personali.
L’anonimato è garantito
Chiamaci al numero 02-5839749
O mandaci un e-mail al :
The projectile launchers and the terrorist elements pose a threat to you and your families. 

“…mia figlia ‘Ala ha 3 anni”

30 dicembre 2008 1 commento

TESTIMONIANZA DA GAZA, PRESA DA MISNA:
“A mia figlia ‘Ala, che ha tre anni, dico che c’è una festa e che c’è gente che si diverte facendo scoppiare palloncini colorati”: Tamer al-Bahari, palestinese e operatore di un’organizzazione non governativa attiva a Gaza, non sa più cosa inventarsi per evitare che la figlia di tre anni si ammali di nuovo per la paura; raggiunto dalla MISNA nel corridoio della sua casa, al-Bahari racconta di attacchi di una violenza inaudita e mai conosciuta, di nuovi strumenti di guerra utilizzati dagli israeliani e della piccola ‘Ala che ieri lui stesso ha portato in ospedale perché aveva la febbre altissima. “Non è influenza né raffreddore è paura – aggiunge, mentre la cornetta si trasforma in nitida testimone di nuove esplosioni – i medici dicono che non è l’unico caso e che a causare la febbre sono i boati delle esplosioni, i vetri che vanno in frantumi, i rumori di questa guerra; mi resta avvinghiata tutto il giorno, non posso allontanarmi, la devo abbracciare in continuazione, farle sentire che le sono vicino”. A Gaza non ci sono solo i morti, ci sono anche gli effetti indiretti di ore ininterrotte di incursioni aeree e bombardamenti: “Stanno usando di tutto – continua ancora al-Bahari – ci bombardano dal mare con le navi, ci bombardano dal cielo con elicotteri, aerei e droni, ci lanciano contro i loro carri armati; ci resta solo la speranza che tutto finisca presto”. Come la maggior parte dei palestinesi di Gaza, anche al-Bahari deve fare i conti con l’acqua e l’elettricità che mancano, e con le scorte alimentari che non bastano. “Possiamo restare chiusi in casa per altri due giorni – aggiunge – poi non avremo null’altro da mangiare; stiamo razionando tutto e cerco di tenere carica la batteria del mio telefono cellulare. Per ogni esplosione che sento provenire da nord chiamo il resto della mia famiglia che vive lì per sincerarmi che stiano bene. L’esercito israeliano ci sta inviando anche messaggi di vario tipo; sul mio telefono ne è arrivato uno in cui offrono 20 milioni di dollari per informazioni su Gilad Shalit, il soldato israeliano tenuto in ostaggio a Gaza”. Altre esplosioni; nel corridoio della sua casa la piccola ‘Ala si stringe al padre: “Ma lo sa il mondo cosa sta succedendo qui – si chiede Tamer – lo sanno che dall’alba di oggi non si sono mai fermati? Che non ci sono solo centinaia di morti, ma anche tante piccole ‘Ada, l’angoscia di tanti genitori? Lo sa il mondo che stiamo morendo?”.

E INVECE POCHI MINUTI FA, L’AGENZIA DI STAMPA PALESTINESE MAAN, CI RACCONTA DI DUE SORELLINE DI 4 E 11 ANNI UCCISE A BORDO DI UN CARRETTO TRAINATO DA UN ASINO IN UNA STRADA DI KHAN YOUNIS, CAMPO PROFUGHI A SUD DI GAZA.
NESSUNA AGENZIA ISRAELIANA HA ANCORA PASSATO O COMMENTATO LA NOTIZIA.
IL NUMERO DI MORTI E’ SALITO A 363, CON CIRCA 1700 FERITI: LE NAZIONI UNITE ANCORA HANNO IL CORAGGIO DI PARLARE DI CIRCA UNA 50INA DI CIVILI UCCISI. ASSASSINI.

PIOMBO FUSO: aggiornamenti da Gaza e da Beirut

29 dicembre 2008 Lascia un commento

In questo momento decine di migliaia di persone si stanno radunando nella periferia meridionale di Beirut, convocate ieri da Hassan Nasrallah per esprimere solidarietà verso la popolazione di Gaza e condannare “l’atteggiamento di alcuni regimi arabi”. La zona adiacente al Malaab ar-Raya, lo Stadio del Vessillo si sta riempiendo per seguire dai maxischermi il discorso del leader sciita.

AP Photo/Hussein Malla _gli scontri di Beirut, ieri pomeriggio_

AP Photo/Hussein Malla _gli scontri di Beirut, ieri pomeriggio_

La situazione nel paese dei Cedri è sempre più tesa da quando è iniziata questa nuova massiccia operazione all’interno della Striscia di Gaza: il movimento armato ha già mobilitato i suoi combattenti nella zona meridionale del paese, quella confinante con lo stato d’Israele, violentemente colpita dai bombardamenti israeliani del 2006, e da poco prima liberatasi dall’occupazione militare.

AP Photo/Hussein Malla

AP Photo/Hussein Malla

Anche ieri a Beirut ci sono state diverse manifestazioni: una in particolare, convocata dalle organizzazioni di sinistra e dall’enorme comunità palestinese,  ha assediato l’ambasciata egiziana per diverse ore. Dopo poco sono iniziati scontri con la polizia: i manifestanti hanno attaccato con il lancio di pietre e la polizia ha risposto con numerosi lacrimogeni.

Nel frattempo Gaza e tutta la Striscia sono al loro terzo giorno di inferno: i raid aerei proseguono regolari e il bilancio è ormai agghiacciante.

Solo in una famiglia sono rimaste uccise 7 sorelline, mentre dormivano nei loro letti, un istituto per la formazione al lavoro ha visto morire 20 ragazzi di 16 anni che andavano lì per imparare un mestiere. L’attacco indiscriminato, nei kilometri quadri col più alto tasso di densità del mondo, sto portando il suo ovvio risultato: un brutto, ulteriore, capitolo del libro sul genocidio del popolo palestinese.
Tra poco l’attacco cambierà forma: agli F-16 si affiancheranno le truppe di terra che da due giorni sono pronte nelle basi alle porte di Gaza. Questa notte -ci riferisce il sito di intelligence israeliano Debka) ci sono state le prime incursioni di piccole unità di commando israeliane in alcune zone intorno a Gaza. Il compito di queste unità scelte, afferma Debka, è duplice: marcare obiettivi chiave per successivi attacchi aerei e spianare la strada a una prossima vasta incursione di mezzi blindati.
Quando entreranno i tanks sappiamo bene quale sarà lo scenario e come si muoveranno, sappiamo come quelle truppe uccideranno e distruggeranno.
Lo sappiamo eccome, eppure non facciamo nulla.

OPERAZIONE “PIOMBO FUSO”…la guernica mediorientale

29 dicembre 2008 Lascia un commento

Un’altra notte di sangue per le strade di Gaza. Questa mattina è iniziata la terza giornata dell’operazione “Piombo Fuso” condotta, per ora, dall’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza, la sua città e i suoi campi profughi. Quaranta obiettivi sono stati colpiti durante la notte e molte persone sono rimaste uccise.  buco
I raid aerei sono ricominciati dopo la mezzanotte soprattutto sopra Gaza e Rafah. E’ stata completamente distrutta l’università islamica (distruggere le università: non ci sono parole.) e la sede del ministero dell’Interno, entrambe sbriciolatesi sotto i missili degli F-16. Per colpire l’abitazione del primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh,  che ovviamente è nascosto altrove dall’inizio degli attacchi, è stata colpita una casa dove sono rimaste uccise diverse persone. Nella città di Gaza sono 7 i bambini che hanno perso la vita solamente questa notte.
Anche Rafah è stata violentemente colpita: un raid “mirato” contro un comandante della formazione armata islamica Hamas ha provocato la morte di un bimbo molto piccolo e dei suoi due fratelli adolescenti.
Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano ha dichiarato che l’attacco proseguirà fino a quando la popolazione del sud d’Israele «non vivrà più nel terrore e la paura di costanti lanci di missili» da parte di militanti palestinesi della Striscia di Gaza.

Israele ha un solo morto: questa notte un missile di tipo Grad, sparato dalla Striscia, ha colpito una palazzina in costruzione ad Ashkelon uccidendo, purtroppo, un manovale beduino originario del Neghev.

Nel frattempo, da Indymedia, vi riporto le parole di due esponenti della comunità ebraica romana, che anche questa volta si distingue nell’appoggiare completamente l’azione contro la popolazione palestinese :

RICCARDO PACIFICI
Al pari di tutti gli italiani guardiamo con grande ansia a quello che avviene a Sderot e a Gaza, con la differenza che molti di noi hanno parenti e amici intimi che vivono nella zona di guerra. Per ora non possiamo che aspettare gli sviluppi della situazione». MIDEAST-PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICTCosì Riccardo Pacifici presidente della Comunità romana commenta i fatti in Medio Oriente. «Va detto che questa è una guerra non iniziata oggi ma otto anni fa con il lancio dei missili in territorio israeliano prima del ritiro e dopo il ritiro da Gaza. Va detto anche – ha spiegato Pacifici – che non esiste alcun contenzioso territoriale tra Israele e quel territorio». «Ci sentiamo ben rappresentati – ha aggiunto – da ciò che hanno espresso oggi autorevoli membri del governo nonchè quelli dell’opposizione all’interno del Parlamento».

AMOS LUZZATTO
«La reazione di Israele può essere giudicata soltanto sulla base delle minacce e dall’assedio che dura almeno dal 1948. A generare questa reazioni è la minaccia permanente e duratura di stringere Israele e la sua popolazione in una morsa mortale». Questo è il giudizio dell’ex presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Amos Luzzatto che parla di «angoscia per l’avvenire». A giudizio di Luzzatto «più che un dialogo serve il riconoscimento di questa realtà che si chiama Israele. Bisogna mettere in atto le condizioni per un programma di convivenza tra le due componenti di questa parte del mondo e trovare la forma per far giungere il mondo musulmano ad accettare la realtà di Israele. Una realtà – ha aggiunto – che non ha nessuna intenzione di scomparire». «Nè bisogna dimenticare – ha concluso – che nella zona gravano interessi di grandi potenze che non guardano in faccia nessuno. Queste interferenze esterne contano ancora di più dei fanatismi».

E’ INVECE INTERESSANTE LA TESTIMONIANZA DI VITTORIO ARRIGONI, DA GAZA:
Racconta Vittorio Arrigoni, da Gaza : “Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili. Avete presente Gaza?
Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro,è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare  il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.
afp146819942712134504_bigHo visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata. La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più  non  politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata. Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo. Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.
Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere,  i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.
Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti. Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna,  tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani. Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman,non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io. All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli. Poco fa mi invece mi  ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo. Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri. Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.
Faranno il deserto, e lo chiameranno pace. Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte”.

“Piombo fuso” a Gaza (3)

28 dicembre 2008 1 commento

Grossa ressa a Rafah, valico tra la Striscia di Gaza e il Sinai egiziano.

il bantustan di Hamas sotto attacco

Preso da Limes: il bantustan di Hamas sotto attacco

La popolazione in fuga e in cerca di farmaci e viveri è riuscita a rompere una breccia nel muro di confine e in centinaia sono riusciti a passare. Molte centinaia di persone sono invece ammassate lì vicino, circondate dalle forze di sicurezza egiziane ed israeliane.
Per ora l’operazione “Piombo Fuso” (nome, Oferet Yezukà in ebraico, preso da una celebre filastrocca ebraica scritta per la festa delle luci, l’Hanukà, che ricorreva pochi giorni fa) è limitata all’aviazione, ma diverse decine di tank e blindati si stanno ammassando alle porte della striscia. Il ministro degli Esteri dichiara di non voler occupare Gaza (?!) ma solo di voler proseguire la missione fin quando sarà necessario: l’ufficiale guerra contro Hamas è un attacco trasversale contro l’intera popolazione di Gaza, che ormai conta quasi 400 morti.
Nel frattempo, durante le giornate  di ieri e di oggi, sono stati violati anche i cieli libanesi, con voli di ricognizione dell’aviazione israeliana che hanno immediatamente surriscaldato l’atmosfera anche nel paese dei cedri, ancora in ricostruzione dopo la sesta guerra contro lo Stato ebraico d’Israele dell’estate 2006. Oggi è stato assediata l’ambasciata egiziana a Beirut, ma Nasrallah, leader degli Hezbollah, la formazione sciita che ha portato avanti la resistenza durante l’ultimo attacco,  ha convocato un “grande raduno in solidarietà con Gaza e in segno di lutto per i martiri” palestinesi.
 La manifestazione convocata da Hezbollah si terrà domani a partire dalle 15.00 locali (le 14.00 in Italia) al Malaab ar-Raya «Stadio del Vessillo»,a pochi passi da Haret Hreik , il quartiere sciita completamente raso al suolo due anni fa dai bombardamenti israeliani.
Nel frattempo il movimento armato sciita ha mobilitato i suoi combattenti nel sud del paese.

Seguiranno aggiornamenti

OPERAZIONE PIOMBO FUSO: massacro in corso a Gaza

27 dicembre 2008 Lascia un commento

PRIME NOTIZIE DA GAZA
11.09: ISRAELE SCATENA L’ODIO E LA DISTRUZIONE SU GAZA. E’ STRAGE SULLA CITTA’ COSTIERA PALESTINESE.
UNA STAZIONE DI POLIZIA E’ STATA COLPITA NEL MOMENTO DEL GIURAMENTO DELLE RECLUTE UCCIDENDO DIVERSE PERSONE E IL CAPO DELLA POLIZIA, IL CAMPO PROFUGHI DI KHAN YOUNIS A SUD DELLA CITTÀ, ALCUNI OBIETTIVI A NORD.”non entreremo a gaza, ci sono altri mezzi. Non ce ne siamo andati da gaza per tornarci”: LE PAROLE DI SHMON PERES PUBBLICATA OGGI SU AL-SHARK AL-AWSAT,  E DOPO POCHE ORE DECINE DI MISSILI SONO STATI LANCIATI SU TUTTA LA STRISCIA.reuters146821922712134422_big
DOPO 40 MINUTI TUTTA LA STRISCIA ERA GIA’ PRIVA DI ENERGIA ELETTRICA E MOLTI BAMBINI SONO RIMASTI FERITI MENTRE SI TROVAVANO ALL’INTERNO DEGLI EDIFICI SCOLASTICI. IL VALICO CON LA FRONTIERA EGIZIANA E’ STATO APERTO PER SOCCORRERE I FERITI.
LA MASSICCIA OFFENSIVA “è appena all’inizio” HA DETTO IL PORTAVOCE DELL’ESERCITO ISRAELIANO AVI BENYAHOU ALLA RADIO MILITARE.
PER LA PRIMA VOLTA SONO STATI LANCIATI MISSILI GRAD CONTRO GLI AEREI ISRAELIANI, SENZA OVVIAMENTE COLPIRLI.

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Tel Aviv, 27 dic. 18,08 PM – (Adnkronos) – Tzipi Livni coordina un’offensiva meditatica internazionale per cercare di ottenere un sostegno internazionale più vasto all’operazione militare lanciata oggi dagli israeliani a Gaza. Lo rivela oggi il sito di Haaretz precisando che il ministro degli esteri uscente ha dato «istruzioni affinchè si prendano delle misure d’emergenza» affinchè i diplomatici israeliani diano vita ad «un’aggressiva e diplomatica campagna di relazioni pubbliche internazionale». Tra le misure d’emergenza il rientro di tutti i diplomatici al momento in Israele per le vacanze nelle loro sedi all’estero – rivela ancora il sito del quotidiano israeliano – per «avviare immediatamente campagne di pubbliche relazioni con i media ed i politici locali». Anche in Israele il ministero sta mobilitando portavoce, cercando soprattutto persone che parlino «arabo, italiano, spagnolo e tedesco» precisa Haartez, per essere intervistati dai corrispondenti stranieri. E domani a Sderot – cittadina nel sud di Israele principale obiettivo dei lanci dei razzi palestinesi – sarà aperto un centro stampa internazionale. Mentre il ministero degli esteri organizzerà dei tour della zona per i giornalisti stranieri. 

afp146821062712134440_bigGerusalemme, 27 dic. 19,22 PM. L’ operazione, ha dichiarato in serata il ministro della difesa Ehud Barak, ha lo scopo «di cambiare radicalmente la situazione» a Gaza per ridare la quiete alla popolazione israeliana minacciata dai razzi. «È giunta l’ora di combattere – ha aggiunto – non voglio illudere nessuno: l’operazione non sarà facile e nemmeno breve». « Non cederemo mai a Israele, non importa quale forza sia usata contro di noi – gli ha risposto il leader del governo di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh – Noi non lasceremo la nostra terra, non alzeremo bandiere bianche e non ci inginocchieremo se non di fronte a Dio». Si tratta di uno degli attacchi più sanguinosi contro Gaza e il bilancio potrebbe aggravarsi ancora perchè molte persone risultano ancora sotto le macerie. Un israeliano è stato ucciso e alcuni altri feriti nella successiva reazione di Hamas che ha sparato decine di razzi sui centri israeliani nel sud. L’operazione, che ha il nome in codice ‘Piombo fusò e che essendo stata lanciata di sabato ha avuto bisogno di una dispensa dei rabbini ai militari, intende costringere i gruppi armati a cessare totalmente i tiri di razzi sulla popolazione israeliana. È di durata indefinita e potrebbe anche essere ampliata, secondo quanto ha riferito il portavoce militare. Hamas, dal canto suo, ha detto che mai si arrenderà a Israele e non invocherà una tregua. Un suo portavoce, Fawzi Barhum, ha pure minacciato la ripresa degli attentati suicidi dentro Israele. Secondo quanto hanno riferito testimoni oculari a Gaza, erano circa le 11.30 locali (10.30 in Italia), quando improvvisamente decine di aerei da combattimento con la Stella di Davide sono apparsi in cielo su tutta la Striscia. Razzi e missili sono partiti dagli aerei e hanno colpite oltre un centinaio di basi, comandi, depositi, arsenali di Hamas e di altre milizie. Gli attacchi si sono susseguiti a intervalli nel corso della giornata, anche a tarda sera. Ma il primo attacco è stato quello più micidiale perchè ha apparentemente colto di sorpresa Hamas. Il numero più pesante di morti si è avuto in una base di Gaza dove era in corso una cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti di un corso per ufficiali della polizia di Hamas. Il risultato dell’ attacco è stato devastante: tra le macerie e in strada si sono visti numerosi corpi di morti e feriti. Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Hamas Tawfik Jaber. Per le strade di Gaza, tra gli scoppi delle bombe, l’urlo disperato delle sirene delle ambulanze, si sono viste scene di passanti in disperata fuga e fenomeni di isteria popolare. Israele ha dato prova di grande pazienza davanti al protrarsi dei tiri di razzi e non ha ora altra opzione che quella di agire militarmente, ha ribadito il ministro degli esteri Tzipi Livni aggiungendo di aspettarsi il sostegno della comunità internazionale contro Hamas, un movimento sostenuto dall’Iran e considerato anche dall’Europa un’organizzazione terroristica. 

Piccolo reportage di una lunga giornata. Atene, 20 dicembre 2008

22 dicembre 2008 3 commenti

Corrispondenza con Radio Onda Rossa

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

 

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

 

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

 

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

 

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Queer: Fuoco Greco

21 dicembre 2008 Lascia un commento

MERRY CRISI AND HAPPY NEW FEAR, Queer, 21 dicembre 2008
        di Anubi D’Avossa Lussurgiu, Valentina Perniciaro e Oliva Damiani 

«Se le città bruciano, sono i fiori che sbocciano»: quella frase, scritta con uno spray rosso sul pianale d’una automobile rovesciata e incendiata a barricare via Zaimi, retrostante alla cinta del Politecnico di Atene e antistante al quartiere colto-popolare di Eksarchia, dove Alexi Grigoropoulos è stato assassinato a 15 anni, il 6 dicembre scorso, dalla polizia di Stato, durante una “ordinaria” attività di controllo, cosa ricorda?qr2112-que02-2

Cosa, nella messe di segni consegnatici dall’esperienza passata dei momenti rivoluzionari, delle insurrezioni dominate da una rottura generazionale? E cosa ricorda il messaggio in lingua franca, cioè in inglese, che ha cominciato a pullulare sui muri della capitale dell’Ellade attraversata dalla rivolta studentesca, giovanile e sociale, nella seconda settimana di ribellione: «Merry crisis and happy new fear»? Cosa ricorda questa creazione di significanti ausiliari all’insorgenza, che deturnano l’estetica metropolitana, l’ipertesto letterario, l’immaginario della società della produzione e del consumo giunta al suo massimo sviluppo e ai sintomi del collasso?

Per un verso, non ricorda nulla. Se è memoria, lo è del futuro. Come per ogni movimento ed ogni gesto di distruzione dello stato di cose presente e della sua narrazione “autorizzata”. Per un altro, se ogni estestica di rottura epocale è balzo di tigre nella storia, questa della rivolta greca del dicembre 2008 richiama un solo esempio di quella tradizione delle esperienze rivoluzionarie, almeno nel quadro della sua effettica dislocazione geopolitica, ossia l’Europa occidentale: il Joli Mai del Sessantotto francese. Al di là dell’apparente continuità di alcuni registri di comunicazione con la poetica No Future che segnò la cadenza del post-Settantasette europeo, certamente riconducibile ad elementi della soggettività anarchica e insurrezionalista particolarmente presente nel caso greco, bisogna infatti badare al contesto intero di questa produzione di messaggio sovversivo: che è il contesto di una ribellione a forte protagonismo studentesco, scandita sul ritmo d’una esplosione di coscienza fortemente generazionale e al tempo stesso precipitata su un sostrato profondo di significati storici, della storia “lunga” del continuum rivoluzionario. Ed è allo stesso momento il contesto d’una totale scissione tra la percezione di sè d’una intera e larga soggettività sociale e l’interezza degli apparati di gestione del consenso, di riproduzione dei meccanismi di potere, ciò che classicamente è definibile come “ideologia dominante” e che la post-modernità ha mutato e riproposto come apparentemente inattacabile poiché “senza centro”, identicamente all’estrazione capitalistica di valore. Laddove, invece, la rivolta si condensa non semplicemente come una linea d’esodo, ma primariamente come una linea d’attacco. Proprio qui, peraltro, si può collocare precisamente la “fortuna” dell’estetica, ancor prima che della cultura politica, dell’anarchismo nell’insorgenza ellenica: nella immediata riconoscibilità di verità radicali in ordine alla natura alienante delle strutture di potere, inconciliabile con la “viva vita”. Alla medesima maniera in cui, appunto, fu tendenzialmente “anarchico” il Sessantotto più intenso, insurrezionale, il Maggio francese.

Scrivono le “ragazze in rivolta” , compagne femministe attive nell’occupazione della Scuola d’Economia di Atene, in un documento importante nello sviluppo dell’autoconsapevolezza di questa nuova “generazione delle barricate”, che al centro della ribellione sta precisamente il “corpo assassinato”. Scrivono e rivelano: «Quando il poliziotto intima ‘ehi tu’, il soggetto cui questo commando è diretto a

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, corteo di migranti e studenti:

che volge il suo corpo in direzione dell’autorità (in direzione della chiamata del poliziotto) è in partenza innocente fino a che risponde alla voce che lo richiama come prodotto dell’autorità. Il momento nel quale il soggetto disobbedisce a questa chiamata e la sfida, non importa quando flebilmente questo momento di disobbedienza intervenga (anche se a volare sulla macchina della polizia non è una molotov ma una bottiglia d’acqua) è un momento nel quale l’autorità perde la sua ratio e diventa qualcos’altro: una crepa che dev’essere riparata. (…) Su questo, sulla tragica soglia di una morte che porta a vedersi vivere oppressi dalla sua ombra, rivoltarsi diventa una realtà: questa incomprensibile, imprevedibile convulsione di ritmi sociali, di spazio/tempo interrotto, di strutture non più strutturate, il confine tra ciò che è e ciò che è a venire. (…) Come questa rivolta è divenuta possibile? Quale diritto degli insorti è stato rivendicato, in quale momento, per quale corpo assassinato? Come è stato socializzato questo simbolo? Alexis era “il nostro Alexis”, non era “altro”, non uno straniero, non un migrante. Gli studenti delle secondary possono identificarsi in lui; le madri piangono, temono la perdita del loro stesso figlio; le voci del sistema cercano di trasformarlo in un eroe nazionale. (…) La storia di Alexis sarà scritta dalla sua fine. Era un bravo ragazzo, dicono. La rivolta, che non eravamo in grado di prevedere, è resa possibile dalle fratture dell’autorità stessa: un’autorità che decide qual’è il ruolo dei corpi nella rete sociale delle relazioni di potere. La rivolta, questo inno alla non-regolarità sociale, è un prodotto della regolarità… È la rivolta per il “nostro proprio” corpo che è stato sterminato, per il nostro proprio corpo sociale. (…) La pallottola è stata una dichiarazione di guerra alla società. Il contratto sociale è stato rotto – qui non c’è consenso. L’atto morale e politico di resistenza diventa possible, comprensibile, giusto, visibile al momento nel quale compare nei termini e alle condizioni di giustizia dell’ordine simbolico dominante che sostiene la fabbrica sociale».

Non a caso questa riflessione di donne, lungo il filo del conflitto sui corpi, giunge ad attaccare anche “internamente” il trattenimento della rivolta nelle “strategie dell’autorità”, quando avvertono che in esse possono volgersi “le strategie di resistenza” se “la disobbedienza” non “espelle l’arroganza maschio-machista”, la stessa che “i ribelli” tendono a “mostrare nel combattere il poliziotto”, riproducendone simmetricamente lo stesso “principio” di potere. E non caso questo documento si intitola: «(Auto)distruzione è creazione».

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Certamente in quella traccia di indagine sulla “socializzazione del simbolo” della rivolta si ritrova anche il senso di un vero e proprio “errore di sistema” che, socialmente, tutto intorno ai protagonisti materiali e soggettivi della rivolta greca, ha visto ribaltarsi la macchina del consenso. E altrettanto certamente questo rovesciamento non sarebbe possible, al grado di intensità ed estensione cui si assiste nella società ellenica, se la ribellione non avesse fatto irruzione in un più estesto contesto: quello che anche Herald Tribune e Times fotografano come un quadro di «crollo di credibilità delle istituzioni», delle politiche cioè della governamentalità, nel pieno dei primi effetti della “crisi globale”. Particolarmente sensibili nello specifico d’una struttura socio-economica così simile, ad esempio, a quella italiana, fatta ancor più fragile dalle precedenti, sistematiche devastazioni della “sfera pubblica” – sotto gli aspetti concreti dell’abbattimento delle protezioni collettive e della negazione d’un qualche compromesso con il corpo della società dominate, nell’assenza anche solo d’un decente Welfare. Qui ricorre un altro richiamo delle esperienze d’insurrezione moderne, più recente e più precisamente legato alla cadenza della crisi: qualcosa di apparentemente “non-europeo” ma che all’Europa avrebbe dovuto già di per sè parlare, l’Argentinazo del dicembre di 7 anni fa. La distruzione rivendicata delle banche e dei terminali delle multinazionali e delle “majors” del mercato richiama ad Atene ed in Grecia, al tramonto del 2008, gli stessi applausi dalle finestre dei caseggiati della Buenos Aires e dell’Argentina del 2001-2002. Ecco che non un ciclo, ma propriamente l’aspetto di “errore di sistema”, fa irruzione nel Vecchio Mondo.

Cosa resterà di questa vampa innalzata dal fuoco Greco, è domanda simile per ambiguità all’altra facilmente prevedibile, la sola consentita dall’esausta grammatica della “sinistra politica”: dov’è la politica? La risposta non è a queste domande, ma viene da ciò che dei fatti è sottraibile a queste intimazioni dell’astrazione: la risposta è nelle strade stesse dell’Ellade e nelle menti di quei giovani, garanzia del futuro di quest’ordine e insieme nuova “classe pericolosa”, attraversate per un momento da quel “sacro fuoco” che per sottrazione crea. Il momento che resta, la soglia dell’essere.

21/12/2008

ISRAELE: Espulso Richard Falk, inviato ONU per i diritti umani

15 dicembre 2008 Lascia un commento

Due agenzie (entrambe di questo pomeriggio) che vanno a confermare com’era necessario tradurre e far circolare le dichiarazioni di un esponente del Likud, Moshe Feiglin su Hitler:  Su Peacereporter: NUOVI FALCHI SU ISRAELE 

Gerusalemme, 15 dic. – (Aki)  Richard Falk, l’inviato delle Nazioni Unite che paragonò gli israeliani ai nazisti, è stato espulso oggi dallo Stato ebraico. A marzo il Consiglio per i diritti umani dell’Onu con sede a Ginevra aveva assegnato a Falk, un ebreo americano e professore emerito alla Princeton University, un incarico di sei anni per monitorare la situazione umanitaria nei Territori palestinesi.

F.P.L.P in corteo_

Foto di Valentina Perniciaro _Palestina: F.P.L.P in corteo_

 Dopo che alla Bbc aveva paragonato il trattamento che gli israeliani riservano ai palestinesi a quello dei nazisti con gli ebrei durante l’Olocausto, il ministero degli Esteri israeliano aveva annunciato a settembre che non avrebbe permesso a Falk di entrare nel Paese. Il precedente incaricato delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori, John Dugard dal Sudafrica, aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi da Israele all’apartheid. In ogni modo, lo Stato ebraico ha anche contestato il fatto che la missione di Falk sia diretta solo a valutare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei confronti dei palestinesi e non viceversa. L’organizzione per la difesa dei diritti Adalah ha condannato oggi l’espulsione di Falk, definendola un «duro colpo ai diritti della popolazione civile palestinese che vive sotto l’occupazione israeliana, una popolazione alla quale va garantita la protezione in base alle leggi umanitarie internazionali». Secondo l’ong, «negare l’ingresso al professor Falk danneggia anche il lavoro delle numerose organizzazioni e dei difensori dei diritti umani che lavorano in Israele». 

New York, 15 dic. – (Aki) – Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha espresso rammarico per il fatto che Israele ha negato l’ingresso all’inviato speciale nei Territori palestinesi del Consiglio per i Diritti Umani Richard Falk. Il portavoce di Ban, Michele

Naji Al-ali    _Handala scrive il nome della sua terra_

Naji Al-ali _Handala scrive il nome della sua terra_

Montas, ha dichiarato in conferenza stampa che il Segretario Generale chiede alle autorità israeliane di «cooperare pienamente con le procedure speciali del Consiglio per i Diritti Umani». A Falk, in missione nei Territori palestinesi, è stato impedito all’aeroporto Ben Gurion di entrare in Israele. Montas ha aggiunto che le autorità israeliane erano state avvisate del suo arrivo. L’anno scorso Falk, professore emerito dell’Università di Princeton, ha dichiarato che gli israeliani si comportano con i palestinesi come i nazisti contro gli ebrei. Quando Falk ha rifiutato di ritirare il controverso paragone il ministero degli Esteri israeliano ha avvisato che non gli sarebbe stato consentito l’ingresso nel Paese.

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