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Posts Tagged ‘Roma’

Quando incontri tre bimbe rom/2 : il giorno dopo

17 maggio 2018 Lascia un commento

Ieri vi ho raccontato dell’incontro con le tre bambine rom, che potete leggere qui e che mi ha lasciato un pesante amaro in bocca.
A nemmeno 24 ore , oggi esco dalla Conad e sento “signora capelli rosa!”

Mi giro, e mi trovo il ragazzone che spesso chiede cibo o soldi fuori al supermercato e con cui avevo sempre scambiato solo un veloce saluto o un passaggio di qualche panino. “Tu ieri hai portato al campo tre bambine?”
“Sì, ero io”
“Grazie. La famiglia di quelle bambine non si comporta bene, le lascia abbandonate per strada e non è giusto. Anche io vivo al campo ma quando i miei genitori sono a lavorare e non possono controllare i piccoli ci rimango io coi miei fratelli. Grazie signora, che chissà chi poteva prendersele.
Sai, l’altro giorno mia zia a quella fermata cosa ha vissuto? Era stata tutto il giorno a lavorare, mica a rubare, e alla fermata un tipo si è fermato dopo una sgommata, si è calato i pantaloni e le ha pisciato quasi addosso. Scusa se ho detto questa parolaccia.
Grazie ancora ragazza dai capelli rosa”
“Mi chiamo Valentina”.

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quando incontri tre bimbette rom sulla tua strada…

16 maggio 2018 Lascia un commento

Un incontro inaspettato, bello e doloroso. Come ogni mercoledì abbiamo passato la mattinata in day hospital al Bambin Gesù Palidoro. Poi io Jenny e Sirio torniamo verso casa su strade di campagna, che si inseriscono a Roma nel quadrante portuense-corviale, dove la città ha le sue pecore, i suoi campi e luoghi strani.
Al ponticello dopo Ponte Galeria (a pochi passi da dove venne uccisa e bruciata viva quella ragazza poco tempo fa), vedo dall’altra parte della strada tre bimbette rom che si sbracciavano chiedendo un passaggio ad un autista di un autobus, che ovviamente NON si è fermato. czrofhwwkaevfwc
Ho fatto inversione a U senza pensarci un secondo e mi sono accostata accanto a loro chiedendo di cosa avessero bisogno.
La più grande, che avrà avuto 8 anni a dir tanto ci è venuta subito al finestrino chiedendoci un passaggio a casa.
“Salite tutte e tre, vi mettete dietro con Sirio”
“Davvero signora bella porta tutte a casa al campo?”
“Certo piccolè, salite su”
“No sesso signora eh, solo a casa!”
Gelo.
Non riuscivo più a proferire parola.
Tre bambine tra i 5 e gli 8 anni che chiedono aiuto sperando di non ricevere come risposta la richiesta di un pompino.
Quel brivido lo porto ancora dentro, malgrado la gioia di portarle al campo, e di vederle sporgersi dal finestrino della mia macchina urlando FELICI e chiamando tutte le loro amiche per vantarsi di quell’arrivo in grande stile

Un orrore che non passa:
la bellezza di quegli occhi che non mi lascia, e l’idea tremenda di quel che avranno già visto.

 

QUESTA STORIA HA UN SECONDO CAPITOLO: Il giorno dopo. 

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Una “mezza piotta” piantata nel cuore

3 dicembre 2015 3 commenti

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Foto di Valentina Perniciaro _ Largo La Loggia 2013_ Le mani di “mezzapiotta”

Questo 2015 di separazioni si conclude con un addio particolare.
Che non riesco a tener per me, che voglio condividere con tutti voi.

Perché per tutta la mia vita, per tutti i miei 33 anni, le rughe di mezza piotta ci son state, ci son state le sue pernacchie, le sue imprecazioni, qualche rara risata, diverse belle chiacchierate in tante età diverse.

Di te mia  madre mi raccontava leggende, insegnandomi a non aver paura.
Non aver paura di un uomo sempre solo, seduto sull’angolo di mondo che aveva scelto come casa, con la sua vespa piena di cose, col suo giaccone carico, con le sue rughe di saggezza suburbana.
Per anni ti ho osservato attentamente, senza mai rivolgerti la parola.
Ma ricordo bene il giorno che dissi a mia madre “aspetta un attimo, stai tranquilla che non attraverso”. RIcordo il suo viso al mio “ciao, ti chiami Mezza Piotta vero?”
“Prima me la devi da’ poi te risponno”!

50_LIRE_MINNI_verso50 lire, eri famoso per la tua tasca sempre piena di 50 lire. Se te ne davano 100 proponevi sempre la tua parte di resto: un signore dell’asfalto.
Uno che malgrado tutto non sembrava aver bisogno mai di niente.
Con il passaggio dell’euro cazzaravi che avevi svoltato: ‘sta mezza piotta erano diventati 50€ nel giro di una notte. Mica male.

Ora non ci sei più,
la scorsa settimana ci siam fatti l’ultima chiacchierata.
Quando ho girato le spalle e son salita in motorino, quando mi hai salutato, ho sentito quel calore che solo il pensiero “tu ancora ci sei” può trasmettere. Vedi, me lo sentivo che dovevamo farci due chiacchiere quella mattina, la prima di freddo vero.

Anche tu voli via in questo 2015, senza far rumore come hai provato a far per tutta la vita, pernacchie a parte.

CIAO MEZZA PIOTTA, mi ti immagino che vai sulla tua vespa su una montagna di monetine da 50lire.

(chi volesse salutarlo, i suoi funerali saranno sabato 5 dicembrealle 14 alla chiesa di Via dei Colli Portuensi -Nostra Signora di Coromoto-)

La NON storia di Rai Storia su Giorgiana Masi

13 aprile 2015 3 commenti

Schermata 2015-04-13 alle 10.00.28Incredibile.
Difficile in 9 parole più una data fare due errori madornali.
Grave, essendo un fatto storico che ha quasi 40 anni,
Grave ancor di più se pensiamo che tutto ciò è fatto da Rai Storia, in un social network dai poteri virali.

Neanche la data azzeccano: Giorgiana Masi è stata uccisa il 12 maggio, all’imbocco di Ponte Garibaldi.
Giorgiana Masi non è stata colpita da un proiettile vagante che gironzolava per il lungofiume romano:
No, Giorgiana è stata trucidata da un proiettile sparato da un agente di polizia in borghese,
e la storia è storia,
per quanto voi proviate a cambiarla, ci siamo sempre noi qui, pronti a ricordarvela.
Come vi piace esser collusi con gli assassini di Stato!

AGGIORNAMENTO 😉 :
Poco prima delle 11 la redazione di Rai Storia, forse insultata da qualche centinaio di utenti, ha mandato un messaggio che ci allarma non poco. Hanno corretto la data e reinserito il post con quella corretta.
Questo ci fa legittimamente pensare che il 12 maggio saremo costretti a leggere nuovamente di proiettili vaganti.
Vergognatevi ancora un po’.

Schermata 2015-04-13 alle 10.57.40

LEGGI: testimonianze di quel 12 maggio

Gli agenti in borghese di Cossiga, catturati dalla Leica di Tano D’amico

Non si abortisce più al Policlinico Umberto I: gli assassini siete VOI!

29 novembre 2014 Lascia un commento

Quando ero bambina sognavo la macchina del tempo, la stessa che non ho smesso di sognare e che ora sogna mio figlio.
La immaginavo in grado di portarmi nel passato per capire e vedere,
per imparare, osservare, viaggiare liberamente, incontrare chi non avrei mai potuto incontrare.

Un sogno che sembra ribaltarsi nel trasformarsi in realtà,
perché in realtà ci viviamo dentro: siamo dentro una arrabbattata macchina del tempo,
che funziona male, a scatti repentini e fastidiosi, senza possibilità alcuna di controllo,
e che ora si è bloccata.
Eh già, siamo bloccati nel Medioevo, lo siamo tutti ma soprattutto tutte.
Siamo incastrati in un paesello della Vandea, siamo al centro della caccia alle streghe, e noi donne,
il nostro corpo, siamo come sempre il primo luogo di conquista, dove impiantare nella carne la bandierina di proprietà.

Bhè,
Al Policlinico dal 17 novembre, e sono già 12 giorni, il Medioevo dilaga,
corre nelle corsie, sale su per il collo dell’utero, si impianta nelle placente e lì sale come un virus,
fino a mangiarci la testa.
Al Policlinico Umberto I della capitale del nostro triste paese non si eseguono più aborti:
c’era un solo medico ormai, il dottor Minnozzi, e il suo andare in pensione lascia abbandonate molte donne.
Non conosco i numeri del Policlinico ma qualunque donna che è passata per un corridoio qualunque di un ospedale d’Italia per cercare di abortire sa di che numeri si parla: numeri che ora hanno un’altra porta in faccia spiaccicata con violenza.

ABORTIAMO GLI OBIETTORI

Abortire anche per urgenti e gravi problemi terapeutici, è un incubo.
Un incubo che può diventare senza uscita grazie agli obiettori,
alla loro assassina, violenta, inaccettabile presenza nei reparti di ginecologia di un paese laico,
che dovrebbe garantire la salute della donna e che invece la mina.
Nella giornata contro la violenza sulle donne gli obiettori dovrebbero star zitti,
perché la loro violenza sui nostri corpi ha fatto male quanto gli stupri e continua a farlo,
alla luce del sole e con un lindo camice bianco addosso.
Che è invece sporco di sangue, loro che si riempiono la bocca di vita,
di vita non sanno proprio niente, perché son portatori di sofferenza, dolore, tanto e tanto sangue…
maledetti, dal primo all’ultimo.

Il Policlinico “dice” che cercheranno di rimediare il prima possibile con l’assunzione di due medici non obiettori per garantire l’apertura del “repartino”: intanto son 11 giorni che già la porta è chiusa.
E le settimane vanno avanti…e quando la pancia cresce, ogni tanto anche malata, le settimane corrono.

Scrivevo pochi giorni fa che ora la pillola del giorno dopo (che altrove funziona per 5 giorni dopo il rapporto e non per 3 come qui) si vende liberamente senza ricetta medica in 23 paesi europei, tra i quali ovviamente non siamo inclusi:
si vede che la loro macchina del tempo funziona meglio della nostra.

LEGGI:
Libera vendita della pillola del giorno dopo in Europa ma non da noi
La pillola del giorno dopo a Roma
LEGGI ANCHE:
Abortire in un cesso
“Stupratele! Tanto poi abortiscono”
Uno sfogo sulla RU486
–  Sul cimitero dei feti
Marcia per la vita: dovete morì tutti
Di preti, mutande e galere mentali

Pillola del giorno dopo senza prescrizione medica in 23 paesi europei: e noi? ahahaha

26 novembre 2014 1 commento

Esistono due tipi di pillola contraccettiva meglio conosciuta come pillola del giorno dopo:
– quella a base del principio attivo levonorgestrel, efficace fino a 72 ore dopo il rapporto
– quella a base del principio attivo ulipristal ,efficace fino a 120 ore dopo il rapporto (5 giorni pieni).

La notizia è una e non dovrebbe lasciarci basiti, invece sì:
L’EMA (Agenzia europea dei farmaci) ha ufficialmente dichiarato che questo secondo farmaco, più potente e già provato negli ultimi 5 anni è stato usato in più di 70 paesi da un numero di donne che supera i 3 milioni. E’ quindi un farmaco che si può utilizzare in modo sicuro ed efficace “senza prescrizione medica”: questa è la notizia.
In Europa questo farmaco sarà venduto senza prescrizione medica perché, come dichiara esplicitamente l’agenzia e tutti gli esperti di salute della donna e di salute riproduttiva, ”le donne hanno la necessita’ di poter accedere alla contraccezione d’emergenza il prima possibile in modo da avere la migliore opportunita’ di evitare una gravidanza indesiderata; è una questione di salute pubblica”.
Il prima possibile: è una questione di salute pubblica, una questione di civiltà.
Di fuoriuscita dal medioevo: riuscire a prendere la pillola del giorno dopo vuol dire evitare un aborto, ,
vuol dire muovere i propri passi all’interno di una scelta consapevole prima, PRIMA, che ogni possibile formazione cellulare all’interno del nostro corpo possa definirsi già microscopico embrione. Prima.

Ulipristal

Ma noi abitiamo in Italia, quindi il discorso che fa l’Ema non ci appartiene proprio,
perchè per noi è già impossibile accedere alla pillola descritta all’inizio, quella a base del principio attivo levonorgestrel, dall’efficacia temporale molto più corta: un farmaco che da anni si acquista senza alcuna prescrizione medica già da molti anni in ben 23 paesi europei.
Noi no: a braccetto con Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia e Liechtestein non possiamo acquistarla.

La prescrizione medica qui non è impresa facile: per il continuo attacco ai consultori, per l’infame epidemia di obiettori di coscienza nei reparti di ospedale.
Gli obiettori sì, quelli che io non farei entrare nemmeno come portantini all’interno di un ospedale pubblico: personaggi in camice pericolosi, che mettono a rischio la salute e la vita di molte donne ogni giorno,
con il sorrisetto sulle labbra e l’aria di chi si sente nel giusto e rimarrà impunito.
Speriamo che così non sia.
Impuniti non dovrebbero restare: per gli obiettori nessuna pietà, nessun rispetto e fosse per me, nessun posto di lavoro nel pubblico. Nessuno.

Vi lascio un po’ di link su cosa vuol dire ottenere una pillola in Italia,
su cosa vuol dire abortire per scelta,
su cosa vuol dire abortire per necessità con un aborto terapeutico:
Abortire in un cesso di un ospedale, sole
La pillola del giorno dopo a Roma
LEGGI ANCHE:
Abortire in un cesso
“Stupratele! Tanto poi abortiscono”
Uno sfogo sulla RU486
–  Sul cimitero dei feti
Marcia per la vita: dovete morì tutti

 

Torpignattara, l’autopsia parla chiaro: reiterato traumatismo contusivo del capo

1 ottobre 2014 4 commenti

“La vittima era in stato di ebbrezza e molestava i passanti” : titolo del giornale La Stampa…
“Ancora da identificare, invece, il ragazzo che era insieme all’arrestato quando ieri sera hanno incrociato la vittima che, ubriaca, infastidiva i passanti con urla e schiamazzi.”il Messaggero…
per alcuni giorni si è parlato di degrado, dell’invivibilità di Torpignattara, della certa ubriachezza del ragazzo pakistano ucciso,
della fatalità con cui un bravissimo ragazzo minorenne e italianissimo, con un solo colpo dato per difendersi dal farneticante ubriaco, l’ha ucciso;
si è letta ovunque l’ennesima manifestazione di razzismo viscerale in ogni articolo, in ogni commento,
nella solidarietà attiva dimostrata nei confronti del ragazzo assassino, nelle strade del “suo” quartiere, quello che sarebbe invaso dal degrado portato da migranti mbriaconi, “negri” e ” bangladeshi”

Si son visti anche i compagni, la solidarietà, i manifesti per Muhammad e tanto altro… ma questo è un altro discorso…

Ricominciamo: siamo a Torpignattara e a terra c’è il corpo di Muhammad Shahzad Khan, un ragazzo di 28 anni, pakistano, da poco senza lavoro, ospite di un centro d’accoglienza. Le testimonianze raccontano di calci e pugni, la difesa del ragazzo arrestato è opposta invece:
racconta di un pazzo ubriaco che con urla e schiamazzi stava già infastidendo i passanti, racconta anche che al suo tranquillo passaggio mentre chiacchierava con un suo amico avrebbe ricevuto in faccia gratuitamente uno sputo,
e che la sua reazione era stato un semplice pugno, che per pura fatalità ha ucciso “l’aggressore ubriaco”.

Peccato che le testimonanze raccontavano altro,
Peccato che nel centro di accoglienza che ospitava Muhammad Shahzad Khan tutti dicono che non assumeva mai alcool,
Peccato che ora ci sono i risultati dell’autopsia,
che parlano chiaramente di “reiterato traumatismo contusivo del capo con frattura temporale destra ed emorragia sub aracnoidea diffusa”,
e che non c’era traccia di alcool nel suo corpo, nè tantomeno di alcuna sostanza stupefacente.

Aveva una moglie e un figlio, una fedina penale pulita: pare stesse recitando preghiere ad alta voce da un’ora per strada, questo è bastato per esser pestato a sangue, a morte… da un ragazzo, minorenne, quindi da un ragazzino,
cresciuto nelle strade della nostra città, nella mentalità razzista che pervade ogni movimento,
un ragazzo che porta il nome Daniel, proprio quello degli striscioni “Daniel siamo tutti con te” che si son visti in giro pochi giorni dopo questo assassinio.
Un assassinio, a sfondo razziale, avvenuto a calci e pugni e non contro un uomo ubriaco.
C’è poco altro da dire.

 

 

 

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