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Posts Tagged ‘manifestazione’

Giorgiana Masi e quel 12 maggio

11 maggio 2020 Lascia un commento

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Giorgiana Masi, 19 anni, è stata colpita a morte il 12 maggio 1977, al centro del Lungotevere davanti a Ponte Garibaldi, mentre correva verso Piazza Sonnino in seguito ad una carica della polizia. Secondo l’autopsia il proiettile, esploso a un’altezza di 93 centimetri da terra, ha viaggiato con un andamento rettilineo: è entrato nella regione lombare posteriore, proprio sopra l’osso sacro, ha trapassato una vertebra, ed è uscito qualche centimetro sopra l’ombelico.

Ripensare quella giornata, ripercorrere i vicoli dai Baullari fino dall’altra parte del fiume dove Giorgiana è caduta uccisa a terra, fa capire come sia stata una strana fatalità che ci sia stato solo un morto, solo il corpo di Giorgiana a terra senza vita.
Perché dalle centinaia di testimonianze, ricostruzioni, inchieste e fortografie, si capisce chiaramente la mole di fuoco sparata dalla polizia di Cossiga sui manifestanti, con l’intento di uccidere e vendicarsi di un inizio d’anno di fuoco, dove il movimento cresceva e si fortificava.

Vi lascio allora con una prima parte di testimonianze da Piazza della Cancelleria, e poi con quelle di Lungotevere, dove Giorgiana più di un’ora dopo l’inizio dell’utilizzo delle pistole, cadde uccisa.
A questo link potete leggere delle testimonianze pubblicate precedentemente : LEGGI

1° ferito
“Mi stavo recando a Piazza Navona. Verso le 17 mi trovavo a Piazza Farnese, con un gruppo un giovani. Davanti alla trattoria La Carbonara di Piazza Campo de’ Fiori era attestata la polizia con due blindati. Ho visto nel gruppo un giovane vestito con pantaloni lunghi neri ed un giubbotto jeans, camicia gialla, baffi lunghi, capelli di lunghezza media, magro, alto circa 1,70, che stava facendo segno con le mani e

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ore 14. L’accesso a piazza Navona è chiuso dalla polizia.

diceva “attenti” rivolgendosi alla polizia. In quel momento infatti i giovani si stavano dirigendo verso Campo de’ Fiori. Anche altri giovani si sono accorti dello strano comportamento di questa persona, gridando “questo è un poliziotto!”. Questa stessa persona ha gridato, sollevando il giubbotto, “non sono un poliziotto”. Ma la gente si è ugualmente allontanata    da questa persona. Dal gruppo di giovani è uscita un’altra persona urlando “io lo conosco”. A questo punto c’è stato un momento di confusione in seguito al formarsi di un altro gruppo di giovani a Via dei Baullari. Ho visto distintamente questo individuo travestito in maniera grossolana da “autonomo” che avanzava verso la polizia imitando, in maniera forzata con la mano il segno della P38, e rivoltandosi più volte per vedere cosa facevano i giovani. Successivamente l’ho perso di vista. Ho seguito i giovani che avanzavano verso Corso Vittorio fino quasi a metà di Piazza della Cancelleria. Mentre mi trovavo all’imbocco della piazza sul lato destro (opposto a quello di Piazza della Cancelleria) ho udito svariati colpi d’arma da fuoco e sono stato colpito da un proiettile proveniente da Corso Vittorio, al polso e alla spalla. Mi sono recato presso un ambulatorio di vicolo del Gallo dove ho ricevuto le prime cure. Successivamente mi è stato estratto un proiettile dalla spalla.

Marco Tirabovi
Verso le 17.30, mi stavo recando a casa di amici, passando per Piazza della Cancelleria. Ho visto alcuni agenti della polizia attestati su Corso Vittorio. Ad un IMG_0984certo punto ho sentito un colpo di arma da fuoco proveniente da Corso Vittorio ed ho sentito distintamente vibrare una macchina alla quale ero accanto. La macchina era una 127 blu scuro, e si trovava al centro di Piazza della Cancelleria evidentemente spostata da alcuni giovani.
Alcuni hanno aperto la portiera per seguire la traiettoria del colpo che era entrato dalla portiera destra aveva trapassato il sedile anteriore, quello posteriore per fermarsi nel portabagagli.

Renato Cianfarani
Verso le 18,15-18,30 mi trovavo casualmente in via dei Baullari non essendo riuscito ad arrivare a piazza Navona dove si doveva svolgere la festa. HO visto un giovane ferito al polpaccio da un colpo di pistola. Alcuni giovani lo trascinavano verso Piazza Farnese. Hanno fermato una macchina e lo hanno caricato sopra. Subito dopo ho visto far caricare un giovane su un ambulanza: il giovane era visibilmente ferito ad un occhio

Riccardo Galgano
Verso le 18.30 mentre mi trovavo all’angolo fra via dei baullari e piazza Farnese, ho sentito distintamente alcuni colpi di arma da fuoco e il fischio delle pallottole che mi passava accanto ad altezza uomo. MI sono immediatamente riparato dietro l’angolo e ho visto alcuni giovani trascinare un ferito: questo giovane presentava una ferita sulla coscia sinistra, probabilmente da arma da fuoco. Mi sono offerto di trasportare all’ospedale il ferito, ma la mia Bianchina non aveva spazio sufficiente per consentire al ferito di sdraiarsi.

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Ponte Garibaldi

Vincenzo Inghingolo
Mi trovavo con due miei amici su Lungotevere degli Anguillara proveniente dal ponte sull’isola Tiberina, quando ho udito un colpo. Mi sono immediatamente rivolto dalla parte di ponte Garibaldi e ho visto un agente della polizia municipale con un’arma da fuoco in pugno esplodere un colpo verso un gruppo di persone che si trovavano davanti a Ponte Garibaldi, ad altezza uomo. L’agente ha esitato un attimo, poi è montato sulla sua moto e si è allontanato con un suo collega, anch’egli in moto. I due portavano con sè un vigile urbano e una persona in abiti civili. IMG_0985

Simona Galluppi, 11 anni
Sono uscita da scuola di danza in via dell’Orso alle 18,45 e mi sono fermata per dieci minuti con una mia amica. MI sono quindi avviata a piedi a casa perché non passavano gli autobus. HO percorso a piedi il lungotevere fino a quasi a ponte Garibaldi. Prima dell’incrocio con il ponte ho visto un gruppo di manifestanti che stavano spingendo un autobus in mezzo alla strada. Credo che fossero circa le sette e mezzo. Mi sono fermata ad osservarli per alcuni minuti. Una ragazza mi ha detto “vattene, va via, qui è pericoloso!”, io non volevo andarmene e allora questa ragazza mi ha presa per un braccio dicendo “fra poco qui sparano” e mi ha accompagnato fino all’inizio del ponte.

Ho incominciato ad avere paura e mi sono messa a correre. Mentre, sempre di corsa, attraversavo il lungotevere da Ponte Garibaldi, ho visto su lungotevere Anguillara, all’altezza di un portone con una cornice di marmo bianco, due o tre poliziotti con un fucile o un mitragliatore, non so, puntato all’altezza uomo. Dopo un secondo ho sentito tre copi di arma da fuoco. Dietro i poliziotti c’era una macchina della polizia o carabinieri. Sono fuggita a via dell’Olmetto.
Successivamente ho visto un giornale con una fotografia di Giorgiana Masi. Ho riconosciuto in quella foto la ragazza che mi ha accompagnato al ponte.IMG_0990

Libano: si assaltano le banche

29 aprile 2020 Lascia un commento

Per le strade del Libano, tutte, la pandemia non sembra essere il problema principale.
Dall’ottobre dello scorso anno, per più di 100 giorni, il Libano è stato infiammato da una EImVqHnX0AASmVs-1protesta spontanea, trasversale, assolutamente liberata dai meccanismi confessionali che sempre hanno diviso le strade del paese. I soli a scendere contro questo movimento stupendo e anche ricco di tantissime componenti femminili, sono stati gli sciiti di Hezbollah ed Amal, che più volte hanno attaccato le piazze incendiando tutto quello che trovavano, armata manu
Una lotta contro una crisi economica devastante, denominata dalla stampa internazionale la Tax Intifada, che ha fatto cadere in pochi giorni l’inutile governo Hariri e che ora si ritrova in una situazione stagnante e pericolosa,
insostenibile ormai visto l’arrivo della pandemia, e con lei delle misure di contenimento sociale che inevitabilmente piegano definitivamente la sopravvivenza della popolazione subalterna.

E così, nessuno si è lasciato fermare, e con i volti coperti dalle mascherine, oltre che dalle kephie, si è iniziato ad alzare il livello dello scontro per le piazze di Beirut, Tripoli, Saida: dal tappeto di bandiere libanesi sventolate, dalla battaglia con i divani a bloccare la ring road si è passati a tante, tante molotov, e all’attacco diretto alle banche.

La confusione è grande sotto il cielo,
i cuori di chi lotta battono forte.
Per capire le rivendicazioni dei ragazzi e delle ragazze in piazza : QUI

 

Brutali violenze poliziesche a Milano, il 25 aprile

25 aprile 2020 1 commento

Il video che potete vedere andando su questo link, QUI, non lascia poi senza parole e non ci stupisce nemmeno così tanto ma certo non va taciuto. E’ stato girato poco prima di mezzogiorno da una finestra di una via milanese, proprio oggi, 25 aprile 2020, 75° anniversario della liberazione dal nazifascismo.
Un 25 aprile diverso da sempre, vista l’impossibilità di muoversi a causa dei decreti emergenziali per il Coronavirus, un 25 aprile che ci toglie via dalle piazze, dalla collettività, dal calpestare insieme le strade e riempirle del rosso delle bandiere e degli ideali di libertà. Sempre e comunque.

Appello-per-il-25-aprile1-scaledMa anche un 25 aprile dove si era deciso di iniziare a violare le misure, di farlo insieme, con tutte le cautele del caso, ma farlo, per commemorare i partigiani ma anche per riprendersi una prima boccata di vita.
Perché se è ovvio che dovevamo tutelare la comunità e rimanere a casa, se è ovvio che non c’era probabilmente altro modo per frenare una crescita esponenziale dei contagi … non è certo ovvio ritrovarsi con le strade svuotate dalla vita e riempite solo da pattuglie, repressione, controllo totale.
Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni, il costante abuso di potere perpetrato in ogni strada ed in ogni contesto non può certo continuare a proseguire.
Bisogna rimetterli al loro posto,
bisogna riprendersi le strade per vivere, per stare insieme, e non solo per gli interessi di Confindustria che invece ci manda sereni sereni a morire ammazzati sui posti di lavoro.

Le immagini di Milano di questa mattina si susseguono a quelle di Torino di qualche giorno fa : dobbiamo fare in modo che questo non riaccada. Imparare a riprenderci le strade in massima sicurezza, tentare di riappropriarsi della vita malgrado i prossimi mesi complicati con l’inevitabile “distanziamento sociale”.

Bisogna fargli capire che non si è disposti a vivere così,
mandati al macello per gli interessi dei padroni,
detenuti in casa con i droni a controllarci
e in fila silenziosi davanti ai supermercati.

Qui i link : VEDI IL VIDEO
poi  Milano Via Padova

QUI invece potete ascoltare da Radio Cane il racconto della giornata : ASCOLTA

La NON storia di Rai Storia su Giorgiana Masi

13 aprile 2015 4 commenti

Schermata 2015-04-13 alle 10.00.28Incredibile.
Difficile in 9 parole più una data fare due errori madornali.
Grave, essendo un fatto storico che ha quasi 40 anni,
Grave ancor di più se pensiamo che tutto ciò è fatto da Rai Storia, in un social network dai poteri virali.

Neanche la data azzeccano: Giorgiana Masi è stata uccisa il 12 maggio, all’imbocco di Ponte Garibaldi.
Giorgiana Masi non è stata colpita da un proiettile vagante che gironzolava per il lungofiume romano:
No, Giorgiana è stata trucidata da un proiettile sparato da un agente di polizia in borghese,
e la storia è storia,
per quanto voi proviate a cambiarla, ci siamo sempre noi qui, pronti a ricordarvela.
Come vi piace esser collusi con gli assassini di Stato!

AGGIORNAMENTO 😉 :
Poco prima delle 11 la redazione di Rai Storia, forse insultata da qualche centinaio di utenti, ha mandato un messaggio che ci allarma non poco. Hanno corretto la data e reinserito il post con quella corretta.
Questo ci fa legittimamente pensare che il 12 maggio saremo costretti a leggere nuovamente di proiettili vaganti.
Vergognatevi ancora un po’.

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LEGGI: testimonianze di quel 12 maggio

Gli agenti in borghese di Cossiga, catturati dalla Leica di Tano D’amico

Shaimaa: uccisa mentre portava il fiore della libertà—

25 gennaio 2015 10 commenti

Shaimaa, prima a sinistra, poco prima del suo assassinio…

Shaimaa Al-Sabagh ha la mia stessa età, un bimbo coetaneo al mio primogenito e chissà quante altre cose in comune.
Shaimaa era un attivista egiziana, socialista, una compagna, una militante …  e le immagini del suo assassinio avvenuto ieri a Talaat Harb e del suo corpo che cade ferito tra le braccia di suo marito e suo compagno, mi lasciano basita.
Shaimaa voleva lasciare un fiore a Tahrir, 4 anni dopo quel 24 gennaio, un fiore simbolico per ricordare milioni di persone che erano lì e lì son rimaste per molto, chiedendo libertà, pane e una vita che si potesse chiamar vita,
quella che sappia anche solo vagamente cosa possa essere la libertà.
Quello è stato Tahrir, qualunque fottuta fine quel sogno abbia fatto, e quello doveva ricordare quel fiore che Shaimaa stava andando a lasciare a terra…voleva ricordare un popolo che è riuscito ad essere unito contro una dittatura che non sembrava abbattibile, e che poi ha saputo rispondere con il settarismo e l’opposizione religiosa per sbaragliare le piazze e lo spirto rivoluzionario che ha animato i primi mesi.

Eccoli….

Tahrir è stata una grande macchina di repressione che ha visto quasi 15.000 persone finire in carcere (tra cui tanti tanti compagni e i gruppi Ultras) , che ne ha visti tanti uccisi per le strade…
quello andava a ricordare Shaimaa ieri.
I suoi compagni uccisi, il sangue e il desiderio di libertà affossati in malo modo ma comunque indimenticabili.
Tahrir non sarà dimenticata facilmente,
Tahrir mette ancora paura: per questo Shaimaa è caduta a terra uccisa durante una manifestazione più che pacifica dell’Alleanza popolare socialista, da poco in conferenza stampa per commentare quest’assassinio.

E’ stata colpita alle spalle, Shaimaa, da otto metri di distanza e dalle immagini che riempiono la rete si capisce facilmente chi sono i suoi assassini. La polizia egiziana ha ucciso una compagna, gratuitamente, durante una protesta pacifica in memoria di una già uccisa rivoluzione e di tanti suoi compagni.

Shaimaa cade ferita tra le braccia di suo marito. Morirà poco dopo in ospedale…

Conosco la piazza dove è stata uccisa, io- sua coetanea- non son riuscita a non andare ad abbracciare col mio sguardo quella piazza mastodontica e quasi stupita di cotanta bellezza. Ho stretto a me i vostri sguardi di donne e uomini che finalmente imparavano a conoscere la parola Hurriya, libertà, che la stavano iniziando ad assaggiare…
e la bellezza di uno sguardo che finalmente può aspirare alla libertà non si dimentica.
Sono letteralmente affogata nei sorrisi, nelle voci, negli sguardi liberi di quelle donne: ed oggi una di loro viene seppellita e portata in alto da centinaia di mani, a salutare per l’ultima volta il fiore di libertà che così tanto è costato.

La terra per te sarà un soffio di piuma, Shaimaa, sorella e compagna mia.

Su Tahrir anche troppo su questo blog: QUI

Shaimaa nel sistemare i fiori con i suoi compagni, poco prima della sua uccisione

le forze di sicurezza a pochi metri di distanza

senza parola alcuna

La corsa disperata verso l’ospedale

 

Bahrain: l’incredibile accanimento contro la famiglia Al-khawaja

10 dicembre 2014 Lascia un commento

Diverse volte su questo blog ho parlato della famiglia al-khawaja,

Le sorelle Al-Khawaja

il padre Abdulhadi e le due figlie, Zainab (conosciuta come @angryarabiya) e Maryam
che con ogni forza e davanti ad ogni genere di repressione si son battuti e si battono per i diritti umani in Bahrain.
Più volte abbiamo raccontato le sentenze assurde di quest’uomo e le mobilitazioni della popolazione in sua solidarietà, e delle figlie, che son riuscite a far risuonare le urla di rabbia e rivolta delle strade di Manama e dintorni,
per tutto il mondo.

L’accanimento contro di loro però è senza fine:

il carcere o l’esilio sembra essere la sola possibilità per i componenti di questa famiglia tenace e determinata.
Più che il carcere l’ergastolo, perche Abdulladi Al-Khawaja ha il carcere a vita come condanna.
Zainab è stata ripetutamente arrestata in questi anni, senza che questo la facesse desistere mai un secondo.
A partire dal 4 dicembre, arrivando ad oggi, una carrellata di condanne l’ha accolta all’uscita dalla sua seconda gravidanza, a meno di una settimana dal parto: 3 anni per insulto al re (e 6500 dollari), per aver strappato una foto dell’emiro proprio durante un’udienza ad ottobre: udienza per l’insulto di un agente di polizia mentre era in cella, per cui oggi è stata condannata ad altri 16 mesi, come ci racconta da twitter sua sorella. 4 anni e 4 mesi in tutto.

La sorella Maryam è attualmente in esilio invece.
In esilio sì, un doloroso esilio visto che non può vedere padre e sorella in carcere, per una condanna ricevuta il 1° dicembre per aggressione a pubblico ufficiale mentre si trovava all’estero.
Leggi:
Sulla famiglia Al-Khawaja
Sulla lotta in Bahrain

Nikos ha vinto: SOLO LA LOTTA PAGA

10 dicembre 2014 5 commenti

Sono emozionata nello scrivere queste righe perchè sinceramente la vedevo nera, lo ammetto, soprattutto dopo le parole della corte suprema di ieri che rigettava l’appello presentato dal suo avvocato:

Il piantonamento di questi giorni davanti alla sua stanza d’ospedale

non mi sembrava una situazione con una semplice possibilità di uscirne vittoriosi, quindi vivi.
Nikos Romanos ha fatto capire la sua enorme determinazione dal primo istante e il governo greco sembrava fottersene totalmente e spudoratamente, senza lasciare a lui altra opzione che un proseguimento dello sciopero della fame e poi della seta ormai ai limiti della sopravvivenza.

Nikos invece ha vinto, ha ottenuto i permessi studio con un emendamento votato in extremis oggi dal parlamento greco: 6 mesi di e-learning e poi braccialetto elettronico per poter seguire i corsi all’università.
Una vittoria per lui, e per tutti i detenuti che vogliono accedere ai permessi studio: grazie Nikos, per la tua determinazione, per averci palesato ancora una volta che solo la lotta paga e paga anche bene!Ci racconta Petros Damianos (l’insegnante di Romanòs presso il carcere minorile di Avlonas)”Sono appena uscito dall’ospedale. La sua prima frase dopo la felicità. Signore Petros, che contattiamo la Facoltà, così non perdo il semestre”

Noi ti vorremmo libero,
fuori dal carcere, come tutti e tutte i compagni di prigionia!

Sapere che il tuo sciopero della fame è finito e che il tuo corpo potrà riprendersi rende il nostro cuore più leggero,
e il mio lo emoziona: hai strappato con ogni grammo del tuo corpo un pezzo della tua libertà e di quella di tutti i prigionieri!
Fino alla vittoria, Nikos…

LEGGI:
Solidarietà a Nikos
La corte suprema condanna a morte Nikos Romanos

P.S.: Vorrei ricordare a chi legge questo post che qui in Italia non sarebbe minimamente possibile ottenere quello che ha ottenuto Nikos. Per reati armati e politici che son quelli per cui lui è arrestato si sta in regimi di alta sorveglianza dove solitamente non sono ammessi più di 2 libri per volta. Figuriamoci recarsi in facoltà con un braccialetto elettronico: cose di altri mondi, comunque

La corte suprema condanna a morte Nikos

9 dicembre 2014 7 commenti

La Suprema Corte ha sentenziato la condanna a morte di un ragazzo di soli 21 anni,
che oggi è entrato nel trentesimo giorno di sciopero della fame e lei cui condizioni sono critiche in modo sempre più allarmante.
Una condanna a morte, perché Nikos Romanos, militante anarchico condannato a 16 anni per una rapina a mano armata, ha fatto capire che non smetterà la sua lotta,
anche dovesse esser l’ultima.

FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE. LIBERTA’ PER NIKOS

A Nikos spirò un caro amico tra le braccia: e avevano solo 16 anni.
A Nikos lo stato greco uccise un amico con un proiettile regalato e immotivato e da quel giorno la sua vita cambiò per sempre:
fino a quell’arresto ridicolo, fino alla tortura, ai pestaggi, alla condanna grandissima
e ora a questo sciopero della fame solo per accedere ad un suo diritto:
lo studio.

Il suo avvocato, Frangiskos Ragousis, già parlava di poche speranze di successo con la Corte suprema e in effetti così è stato:
Nikos ha superato gli esami di ammissione all’università di Atene, come detenuto,
ma non potrà accedere allo studio e per ottenerlo sta andando incontro alla morte.

Tutta la solidarietà possibile a questo ragazzo,
la cui vita è stata distrutta dallo stato greco già nel 2008 con l’assassinio di Alexis,
Tutta la solidarietà a questo giovane combattente, perchè possa sentirla a tonnellate,
perché possa resistere. Resistere e ancora resistere.

DOLOFONOI!

AGGIORNAMENTI:
LA VITTORIA DI NIKOS

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo
Il suicidio di Savas
A Nikos

 

 

 

A Nikos, al martire che non deve diventare!

8 dicembre 2014 2 commenti

Ne è passato di tempo dall’assassinio di Alexis,
tanto che mi sembra impossibile sia volato così.

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI

Perchè il mio ricordo ancora brucia in modo strano, sento ancora l’odore acre di lacrimogeni che mai avevo sentito prima,
sento ancora le palpitazioni per delle corse senza meta, in una città che non conoscevo e che mi accoglieva in modo schizofrenico:
facoltà, quartier, spazi e compagni che sembravamo conoscerci da sempre,
opliti, gas, fumi gialli e blu, camionette, manganelli, tanto tanto odio dalla parte opposta.

Quando mi ripenso nelle strade di Atene in battaglia penso a quella signora,
tutta pelliccia e pacchettini natalizi davanti alla carcassa del suo macchinone incendiato:
lei mi spiazzò più della pioggia di molotov che per giorni avevo davanti agli occhi e a cui non ero abituata.
Lei guardava la sua macchina dicendo “d’altronde, hanno ragione, quel ragazzo aveva solo 15anni”.
Già.
Solo 15 anni.

Accanto a lui, quando fu ucciso a freddo in quella simpatica piazzetta di Exarchia, senza alcuna ragione,
c’era Nikos, suo coetaneo, anche lui un giovane anarchico.
Lui ha visto morire Alexis davanti ai suoi occhi, un suo amico, un suo compagno,
uno che da quel giorno ha capito che indietro non si tornava più dopo quell’esperienza.
Probabilmente la sua vita sarebbe stata molto diversa senza quel 6dicembre: quel proiettile poteva centrare in pieno lui e invece prese il suo amico, che spirò immediatamente e tra le sue braccia.
Erano poco più che bambini, ma davanti a quel sangue, chi sopravvisse, non potè che iniziare un percorso rivoluzionario e contro lo Stato.

Il suo arresto, nel febbraio del 2013,  fu incredibile e indimenticabile, ne scrissi a riguardo un post quasi basito e silenzioso,
pubblicando il video di un’operazione di polizia che sembrava rivolta ad una cellula terroristica micidiale e invece portava in prigione un pugno di ragazzi appena maggiorenni.
Uno di loro era proprio Nikos, poi ripetutamente torturato e condannato a 16anni per una rapina in banca.
Il regime carcerario a cui è stato sottoposto dal primo istante è tra i più duri immaginabili

Nikos ora sta portando avanti una battaglia incredibile, dalla sua cella:
Una battaglia per il diritto allo studio, da prigionieri, a lui costantemente negato, malgrado abbia superato con successo i test d’ingresso all’università.

E’ in sciopero della fame dal 10 novembre: tra due giorni è un mese..
Già ricoverato da un po’ nel repartino detentivo dell’ospedale di Gennimatàs, le sue condizioni stanno velocemente peggiorando e rischiano di diventare irreversibili: lo sciopero della fame ti mangia dentro e nemmeno troppo lentamente.
Si rischia, anche prima del mese, un blocco renale e quindi un successivo blocco cardiocircolatorio: la situazione di Nikos è gravissima, il suo corpo di 21enne prigioniero sta iniziando ad arrancare in questa battaglia.
Però andrà avanti, questo è chiaro a tutti: anche a chi da giorni sta affrontando lo stato greco e i suoi armamenti per portare tra le strade tutta la solidarietà possibile, per fare in modo che arrivi fino al terzo piano di quell’ospedale.
Per fargli capire che non vogliamo martiri,
Che c’è bisogno di lui, che deve resistere, che deve rimaner vivo per poter continuare a lottare con noi,
nel ricordo del suo amico,
Alexis, compagno di tutti noi.

Resisti Nikos, ti vogliamo vivo,
ti vogliamo fuori,
ti vogliamo ancora a masticare asfalto in faccia allo Stato.
Nessun martire, nessun eroe: tutti e tutte, gomito a gomito, passo dopo passo.

Un messaggio da una manciata di mamme per te, Nikos
Caro Nikos, siamo con te. Resisti.
Non regalargli la tua vita. E’ quello che vogliono. Possono cancellarla un attimo dopo.
Non temono la tua morte. Temono che tu resti in vita a testimoniare.
Resisti, Nikos
La madre di Dax, ucciso da fascisti a Milano il 16 marzo 2003
La madre di Renato, ucciso da fascisti a Roma il 27 agosto 2006
La madre di Carlo, ucciso dallo Stato italiano a Genova il 20 luglio 2001
Le figlie di Pino Pinelli, ucciso dallo Stato italiano a Milano il 15 dicembre 1969
La sorella di Iaio, ucciso insieme a Fausto da ignoti (fascisti + servizi deviati) a Milano il 18 marzo 1978.
Cristina, mamma di Mattia, No Tav, incarcerato per terrorismo

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo

200 anni di carcere ai NoTav: siam tutti colpevoli quindi ora TUTTI LIBERI

7 ottobre 2014 Lascia un commento

«La vera occupazione della valle è stata compiuta dalla Libera Repubblica della Maddalena, sottraendo una porzione di territorio allo Stato», il PM Manuela Pedrotta è stato in grado di pronunciare anche queste parole, prima di comminare circa 200 anni di carcere a 53 imputati al maxiprocesso NoTav.
Perché uno le parole nemmeno riesce a trovarle davanti a cotante condanne, poi leggi quel che riescono a pronunciare queste persone,

Foto di Valentina Perniciaro

e allora la rabbia prende tutto. «Spesso in quest’aula ho sentito parlare di “gesto simbolico”, ma di solito i gesti simbolici sono rivolti verso se stessi, non verso gli altri: Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao per protesta, mica diede fuoco alle truppe russe schierate”: la PM Nicoletta Quaglino a quanto pare è affascinata dai kamikaze, ma il problema è tutto suo.
La Libera Repubblica della Maddalena non è stata sottratta proprio a nessuno, come dice la PM, perché era la casa di tutti noi;
la Libera Repubblica della Maddalena non è dello Stato ma dei suoi abitanti, dei suoi alberi, delle sue grandi rocce: gli usurpatori, gli occupanti, quelli che sono arrivati con gli anfibi lucidati e i cingoli sono gli altri, siete voi, è lo Stato,
che oggi ha dimostrato la sua paura.

Perché il movimento NoTav non è facilmente affossabile,
non lo è stato in tanti anni. Non ha avuto paura delle cariche, dei lacrimogeni, dei pestaggi, delle irruzioni notturne nelle tende e nei presidi, delle perquisizioni, degli arresti, delle accuse ridicole e ancora di una violenza capillare, bellica, spropositata e -non mi stanco di ripeterlo- occupante.
Occupante in quanto non voluta, occupante in quanto devastatrice, occupante in quanto speculatrice,
occupante in quanto enorme macchina di repressione: un vero e proprio laboratorio.

200 anni di condanne per due giornate dove c’eravamo tutti:
ci son 53 imputati condannati dai 6 mesi ai 6 anni (!) per un qualcosa a cui abbiamo partecipato in migliaia,
in migliaia abbiam difeso quella terra, in migliaia abbiamo circondato il cantiere e cercato di ostacolare il vostro lavoro in ogni modo.
C’eravamo tutti il 27 giugno, c’eravamo tutti il 3 luglio: c0ntinueremo ad esserci, non è la vostra galera a far paura, non le accuse ridicole di terrorismo, non il terrore che cercate di incutere con le vostre belve vestite da playmobil.
Siete senza vergogna.

Tutti Colpevoli, Tutti liberi!

Leggi: Ma quali BlackBloc

 

Solidarietà ai NoTav: Roma scende in piazza il 14 dicembre

13 dicembre 2013 Lascia un commento

9 dicembre 2013, una nuova operazione repressiva a firma dei PM Padalino e Rinaudo, con varie perquisizioni e l’arresto a Torino di Chiara, Claudio, Niccolò (che era già detenuto alle Vallette) e a Milano di Mattia.
Le accuse, condite con l’aggravante di terrorismo (art. 280) riguardano un’azione contro il cantiere TAV in Clarea svoltasi nella notte tra il 13 e il 14 maggio.
Un attacco e un sabotaggio che avevano fatto infuriare il Partito del Tav e della Polizia, una possibilità concreta di inceppare la macchina del Terrorismo ad Alta Velocità che vogliono imporre in Val di Susa ed ovunque.
I No Tav hanno saputo rispondere bene, rifiutando ogni distinzione tra buoni e cattivi, assumendo la pratica del sabotaggio come storico strumento di lotta nella tradizione degli oppressi.
Le dichiarazioni del Ministro dell’interno sono esplicative: “Lo Stato c’è, ascolta e poi decide, lo Stato non si fa fermare”.

Sentiamo l’esigenza di dare una risposta forte e far vivere la solidarietà della Roma No Tav che ci ha fatto scendere in strada con determinazione e rabbia, intonando “si parte e si torna insieme”.
I No Tav ci sono, ascoltano e poi decidono, I No Tav non si fanno fermare.

Appuntamento Sabato 14 Dicembre ore 16 piazzale Tiburtino (San Lorenzo)
APPUNTAMENTO
FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA RABBIA

CHIARA CLAUDIO NICCOLO’ MATTIA LIBERI!

Roma NoTav

Per scrivere alla compagna e ai compagni in carcere:
Chiara Zenobi
Niccolò Blasi
Claudio Alberto
Mattia Zanotti
c/o Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”
Via Maria Adelaide Aglietta n. 35
10149 Torino

#20N: Assedio ad Hollande e al vertice Italia-Francia. Una sola grande opera!

20 novembre 2013 Lascia un commento

Oggi pomeriggio Roma scende in piazza,
la sollevazione che in queste settimane ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza si ripresenta sui sanpietrini della nostra città.
L’assedio ad Hollande e all’incontro tra Italia e Francia ha un solo grande boato che risuona,
contro la Tav, contro la speculazione e la devastazione dei territori,
per una sola grande opera: CASA e REDDITO per tutte e tutti.
Ore 16, Piazza Farnese.
A dopo.

L’incontro intergovernativo Italia-Francia che si svolgerà il 20 novembre a Roma, presso Villa Madama, ratificherà l’accordo sulla Torino-Lione. La visita di Hollande e la vetrina internazionale costruita per l’evento dovrebbe permettere ai due paesi di presentarsi con le carte in regola per ottenere dall’Unione Europea il massimo del cofinanziamento previsto.

Nonostante l’opposizione al TAV dell’intera popolazione locale e di un movimento nazionale, la governance europea continua a proteggere gli interessi dei poteri forti e delle lobby con decisioni illegittime, repressione e occupazione militare di un territorio. Altri temi all’ordine del giorno saranno le speculazioni legate alla crisi Alitalia e il rapporto con Air Fr ance, oltre al progetto di polizia europea e la cogestione delle frontiere tra gli Stati membri attraverso l’agenzia Frontex. Dopo l’importante manifestazione del 19 ottobre, il movimento contro la precarietà e le politiche di austerity riunitosi il 9 e 10 novembre alla Sapienza di Roma ha lanciato una mobilitazione nazionale contro il vertice.
Sotto il ricatto permanente del debito, il sesto anno di crisi economica e sociale ha avuto conseguenze devastanti per l’Italia in termini di impoverimento generale, precarizzazione, disoccupazione di massa e smantellamento del welfare. Per questo diventa centrale il tema dell’allocazione delle risorse pubbliche che non devono essere impegnate in grandi opere inutili e devastanti per i territori. I 24 miliardi di euro che verranno stanziati per il Tav in Val di Susa andrebbero spesi per un piano straordinario sulla casa, per garantire il diritto alla salute, per investire nella scuola e nella formazione, per garantire reddito a tutte e tutti.

L’unica grande opera che vogliamo è casa e reddito per tutte e tutti!
La #sollevazionecontinua appuntamento Piazza Campo de’ Fiori alle ore 16

Ottobrata romana: 16-17-18 ottobre 2013, a due anni dagli scontri di San Giovanni

20 settembre 2013 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _15 ottobre 2011_

Questo blog ha scritto molto riguardo il 15ottobre2011, l’ha vissuto sulla sua pelle (soprattutto dentro ai polmoni)…
una giornata che ha cambiato diverse cose, anche dentro di me,
che ha visto alzarsi spaccature velenose poi calmatesi col tempo, purtroppo o perfortuna, all’interno del movimento.

Una giornata che ha visto alzarsi il livello dello scontro, ma che ha scatenato violenza tra noi,
che ha rispolverato la delazione tra i compagni, i comunicati contro gli “sfasciacarrozze” e tante altre cose capaci di creare cicatrici ancora più che dolorose.
Innegabile il fatto che è una giornata che c’ha insegnato tanto, perché era tanto che non si teneva una piazza in quel modo, malgrado caroselli ogni istante più violenti e una pioggia di lacrimogeni che giusto nei boschi valsusini si era vista ultimamente.
Una giornata che poi puuuffff, è un po’ scomparsa dalle strade per apparire troppe volte dentro le aulee dei tribunali penali:
l’unico reale strascico di quelle giornate fino ad ora è stata una feroce e surreale repressione…

tra poco, a distanza di due anni, si tornerà a vivere la stessa piazza,
e quello che leggete nel box qui sotto è un comunicato che gira per la rete…

i testi caldi :) sul 15 ottobre:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

16 – 17 – 18 Ottobre 2013 – Roma

Tre Giornate di Lotta in Solidarietà ai Rivoltosi e alle Rivoltose del 15 Ottobre 2011

15 ottobre 2011, una data impressa nella memoria di molti.
Che ci sarebbe stata una sommossa era nell’aria e così è successo.

Quel giorno, nelle strade di Roma, migliaia di persone si sono scontrate per diverse ore con la polizia attaccando i responsabili della miseria e dell’oppressione di tutti. Sono state colpite banche, agenzie interinali, compro oro, supermercati, auto di lusso, edifici religiosi, militari e amministrativi. Se molti sono scesi in piazza con intenzioni bellicose, altri hanno disertato le fila rassegnate dell’ennesimo inutile corteo approfittando della situazione che si era creata, altri ancora, sono arrivati quando si è sparsa la voce che gli scontri erano iniziati, quando si è capito che lo spettacolo era saltato, che si faceva sul serio.

Foto di Valentina Perniciaro _i muri del 15 ottobre 2011_

Quella che si è vista è una disponibilità a battersi che fa paura a chi comanda, così come fa paura la simpatia verso i ribelli, più diffusa di quanto gli amministratori del consenso vogliano farci credere. Infatti nonostante la condanna dei gesti da parte dei politici di ogni colore e la montagna di fango riversata dai professionisti della calunnia, abbiamo constatato quanto fosse popolare la convinzione che le ragazze e i ragazzi scesi in strada “hanno fatto bene” e che, anzi, la prossima volta “bisogna fare di più”. Una giornata di lotta memorabile il cui senso è sintetizzato da alcune delle scritte tracciate sui muri della capitale: “oggi abbiamo vissuto”, “pianta grane non tende”.

In quella giornata, chi si è battuto ha fatto debordare il corteo dagli argini della protesta sterile nella quale gli organizzatori volevano imbrigliarlo. Il carrozzone della sinistra riformista (disobbedienti, Sel, Idv, Cgil, Arci, Legambiente, Fai, Cobas, ecc…) si riproponeva di giocare le solite vecchie carte: partire da slogan altisonanti, sparati a tutto volume da colorati e pacifici sound system lungo le strade della capitale, per poi incanalare la rabbia e monetizzarla sotto forma di consenso politico e potere di contrattazione. Sono gli stessi che plaudono agli scontri quando si verificano in località distanti, possibilmente esotiche, per poi dissociarsi e calunniare quando le stesse cose avvengono a casa loro. Il 15 ottobre è finalmente emersa una prima risposta reale a trent’anni di lotta di classe a senso unico, cioè da parte dei padroni contro gli sfruttati. La fine di ogni spazio di contrattazione è diventata palpabile. “Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente” era scritto sullo striscione di uno degli spezzoni più combattivi.

Foto di Valentina Perniciaro _piazza San Giovanni, 15 ottobre_

Il sistema capitalista che domina le nostre vite si manifesta sempre più inequivocabilmente come una guerra totale al vivente. Un’oppressione che diventa sempre più insostenibile e per questo aumentano continuamente quelli a cui la strada in salita della rivolta appare come l’unica via sensata e percorribile. L’insurrezione è il peggiore incubo di chi governa questo mondo, un incubo che può sembrare un’ipotesi lontana ma che si sta manifestando, a scadenze sempre più ravvicinate, nelle metropoli del mondo. La congiura dei rivoltosi abbraccia ogni angolo del pianeta. Nel ventunesimo secolo una metropoli può infiammarsi per un omicidio da parte della polizia, per un parco da salvare e persino per l’aumento del prezzo del biglietto dell’autobus, ma dietro le motivazioni d’occasione è facile scorgere la rivolta contro l’insostenibile degrado a cui è ridotta la vita, la voglia di farla finita, una volta per tutte, con questo vecchio mondo. Se politici, poliziotti e giornalisti si interrogano sul perché quel giorno si sia scatenata la rivolta, noi ci dovremmo domandare, invece, perché la rivolta non esploda tutti i giorni. La catastrofe è, infatti, ogni giorno in cui non accade nulla.

“Ogni giorno 15 ottobre” abbiamo letto in una lettera scritta da un compagno privato della libertà in seguito a quei fatti, ed è da qui che vogliamo ripartire. Se infatti quella giornata è stata una dimostrazione di potenzialità e un’apertura di possibilità, come in ogni battaglia sono stati fatti dei prigionieri. Va detto chiaramente: queste compagne e questi compagni non vanno dimenticati, vanno difesi e vanno liberati.

E’ da qui che si vuole continuare, dal 16 ottobre di due anni dopo. Per questo ci incontreremo tutti e tutte a Roma nelle giornate del 16, 17 e 18 ottobre, per riportare la conflittualità intorno al processo del 15 nel luogo dove è nato, nelle strade di questa metropoli. Una tre giorni di lotta in solidarietà agli imputati e alle imputate di questo processo che vede schierati, tra gli altri, alcuni padroni della città nel ruolo di accusatori.

Costoro chiedono risarcimenti milionari, accusando chi si è ribellato di aver “leso l’immagine turistica della città”. Bene, rispediamo le accuse al mittente: per una volta anche la nostra città è stata all’altezza delle altre capitali europee. Il Comune di Roma, l’Ama, l’Atac, la Banca Popolare del Lazio, oltre ai ministeri della Difesa e degli Interni, si sono costituite parte civile al processo e sono fra le componenti di quella macchina del potere che ci opprime, che ci impedisce di godere della nostra vita, delle nostre relazioni, dello spazio in cui viviamo: non mancheremo di farglielo notare.

In questo processo, la procura, vuole riutilizzare il reato di devastazione e saccheggio, un’accusa che ha già comportato pesanti condanne, a cominciare dal processo per Genova 2001. Il reato di devastazione e saccheggio è un’arma spianata contro ogni lotta che assuma il carattere della concretezza. Un’arma terroristica che colpisce nel mucchio, una vera e propria rappresaglia di un potere isterico e ferito. Un’accusa paradossale perché rivolta a chi si è battuto coraggiosamente contro l’unica entità responsabile della devastazione e del saccheggio a livello planetario: il sistema capitalista. Con questa farsa giudiziaria il potere si pone l’obiettivo di chiudere un’agibilità di piazza che rischia di far esplodere la polveriera nazionale.

Inoltre gli imputati e le imputate, come nel processo No Tav, sono scelti con precisione chirurgica, toccando tutto il frammentato arcipelago antagonista. L’obiettivo è chiaro: distruggere con fermezza ogni solidarietà rivoluzionaria faticosamente costruita negli ultimi anni. Perché non basta declinare la solidarietà come un concetto passivo, come qualcosa che arriva dopo gli arresti, dopo la sfortuna. La solidarietà deve essere pensata e praticata quotidianamente come un qualcosa che si genera nella lotta. Condividere il modo in cui viviamo e praticarlo ci permette di costruire quella solidità, da cui il termine solidarietà deriva, che permetterà alle varie iniziative conflittuali e autonome di propagarsi e moltiplicarsi.

Ed ecco perché una tre giorni di lotta. Una tre giorni di iniziative diffuse e molteplici che vogliono portare la difesa nelle strade dei quartieri in cui viviamo, mettendo in campo pratiche conflittuali nella città. E’ necessario rispondere con la giusta misura agli attacchi a cui si viene sottoposti. La ripetizione della solidarietà di maniera non è sufficiente. Abbiamo pensato a una tre giorni pratica con una modalità teorica di condivisione che prova a fare un piccolo salto in avanti. Provare non solo a condividere i momenti della tre giorni ma anche la sua preparazione è un tentativo in questa direzione. Diventare solidi per essere ancora più fluidi. Essere raggiungibili e riproducibili.

La nostra guerra non è finita e le giornate come il 15 separano e dividono, solo nella misura in cui dei muri si alzano tra chi ha deciso di percepirsi nella battaglia e chi ha deciso di chiamarsene fuori. Ed è di questa guerra che nei giorni dell’ottobrata romana vorremmo percorrere un altro pezzo di strada. Questa guerra che è nelle nostre vite, nei nostri quartieri, nelle nostre città, nelle nostre montagne. Questa guerra che ora prende la forma di un processo ai nostri compagni e alle nostre compagne ma che coinvolge tutti e tutte noi in ogni istante e in ogni luogo.

Complici e Solidali

https://ottobrataromana.noblogs.org/

Distrutta la lapide in ricordo di Valerio Verbano: l’afa fa uscire i fascisti dalle fogne.

8 agosto 2013 4 commenti

Parco delle Valli, 8 agosto 2013: il caldo e l’afa che si abbattono su Roma devono avere un effetto altamente deletereo per chi ha solo mezzo neurone in corpo. I fascisti si divertono a distruggere la lapide di Valerio Verbano, non consapevoli forse che per ogni pezzo distrutto altri mille ne verran affissi, ricostruiti, tatuati nella memoria delle nostre strade… voi tenetevi le targhe nelle fogne

Parco delle Valli, a pochi passi da casa di Valerio Verbano,
casa dentro la quale fu ucciso a sangue freddo davanti agli occhi dei suoi genitori.
Nella memoria di quell’assassinio bastardo e vigliacco siamo cresciuti tutti,
non sarà il gesto di qualche fascista accaldato a cancellare il ricordo della sua storia,
della sua militanza senza mezze misure.

Non pensavo che ai sorci piacesse il marmo, invece…

Su Valerio Verbano leggi:
Un fiore per Valerio
A Carla Verbano e Valerio, dopo una giornata insieme
Rispunta il Dossier Verbano

Dai “compagni di Tahrir”, passando per Rio e Taksim

1 luglio 2013 Lascia un commento

Fonte in inglese: Jadaliyya
Quella in italiano: FreePalestine (shukran)

[Grazie davvero a Stephanie per la traduzione veloce, buona lotta anche a te.]

A voi, al cui fianco lottiamo,

Il 30 giugno segnerà per noi una nuova fase di ribellione, basata su ciò che è iniziato il 25 e il 28 gennaio del 2011. Questa volta ci ribelliamo contro il regime dei Fratelli Musulmani che ha rafforzato le stesse forme di sfruttamento economico, violenza della polizia, torture e uccisioni.

I riferimenti alla venuta della “democrazia” non hanno alcuna rilevanza quando non c’è la possibilità di vivere una vita decente con dignità e mezzi di sostentamento decorosi. Le rivendicazioni di legittimità, attraverso un processo elettorale, distraggono dalla realtà che in Egitto la nostra lotta continua perché siamo di fronte al perpetuarsi di un regime oppressivo che ha cambiato il suo volto sì, ma mantiene la stessa logica di repressione, austerità e brutalità della polizia. Le autorità mantengono la stessa mancanza di una qualsiasi responsabilità nei confronti del pubblico e posizioni di potere si traducono in opportunità per aumentare il potere e la ricchezza personali.

Alessandria, ieri

Il 30 giugno si rinnova l’urlo della Rivoluzione: “Il popolo vuole la caduta del sistema”. Vogliamo un futuro né governato dall’autoritarismo meschino e dal capitalismo clientelare dei Fratelli Musulmani, né da un apparato militare che mantiene una stretta mortale sulla vita politica ed economica, né da un ritorno alle vecchie strutture dell’era Mubarak. Gli schieramenti dei manifestanti che scenderanno in piazza il 30 giugno non saranno tutti uniti, ma questo deve essere il nostro appello, deve essere la nostra posizione, perché non accetteremo un ritorno ai sanguinosi tempi del passato.

Anche se le nostre reti sono ancora deboli, traiamo speranza e ispirazione dalle recenti rivolte, in particolare in Turchia e Brasile. Ognuna di queste nasce da diverse realtà politiche ed economiche, ma noi tutte e tutti siamo stat* governat* da circoli ristretti il cui desiderio di avere sempre di più ha protratto la mancanza di visione di un qualsiasi bene per il popolo. Traiamo ispirazione dall’organizzazione orizzontale del Free Fare Movement fondato a Bahia, in Brasile nel 2003 e le assemblee pubbliche che si stanno diffondendo in tutta la Turchia.

In Egitto, i Fratelli Musulmani hanno aggiunto solo una patina religiosa al processo, mentre la logica di un neoliberismo contestualizzato schiaccia il popolo. In Turchia una strategia di crescita aggressiva del settore privato si traduce altresì in un regime autoritario, la stessa logica della brutalità della polizia come arma primaria per opprimere l’opposizione e tutti i tentativi di immaginari alternativi. In Brasile un governo radicato in una legittimità rivoluzionaria ha dimostrato che il suo passato è solo una maschera che indossa mentre si schiera con lo stesso ordine capitalista a sfruttare sia le persone che la natura.

Queste recenti lotte condividono le lotte più vecchie in corso, come quelle dei curdi e dei popoli indigeni dell’America Latina. Per decenni, il governo turco e brasiliano hanno provato, ma senza riuscirci, a cancellare la lotta per la vita di questi movimenti. La loro resistenza alla repressione dello Stato ha fatto da precursore alla nuova ondata di proteste che si sono diffuse in tutta la Turchia e il Brasile. Noi vediamo l’urgenza di riconoscere la profondità di ognuna di queste lotte e cercare forme di ribellione in modo da espandersi in nuovi spazi, quartieri e comunità.

Le nostre lotte condividono il potenziale per opporsi al regime globale degli Stati nazionali. Sia in tempi di crisi che di prosperità, lo Stato – in Egitto sotto il governo di Mubarak, la giunta militare o i Fratelli musulmani – continua ad espropriare e privare al fine di preservare ed aumentare la ricchezza e il privilegio di chi è al potere.

Nessuno di noi sta combattendo in isolamento. Siamo di fronte a nemici comuni in Bahrain, Brasile, Bosnia, Cile, Palestina, Siria, Turchia, Kurdistan, Tunisia, Sudan, Sahara occidentale e in Egitto. La lista è lunga. Ovunque ci chiamano teppisti, vandali, saccheggiatori e terroristi. Stiamo lottando per qualcosa che è più dello sfruttamento economico, della violenza della polizia o di un sistema giuridico illegittimo. Non è per una riforma dei diritti o della cittadinanza che lottiamo.

Ci opponiamo allo stato-nazione come strumento centralizzato di repressione, che consente ad una élite locale di succhiarci la vita e alle potenze mondiali di conservare il loro dominio sulle nostre vite quotidiane. I due lavorano all’unisono, facendo uso di mezzi diversi, dai proiettili ai media e quant’altro c’è nel mezzo. Non stiamo chiedendo di unificare o equiparare le nostre diverse battaglie, ma è la stessa struttura di autorità e di potere che dobbiamo combattere, smantellare e abbattere. Insieme, la nostra lotta è più forte.

Vogliamo la caduta del sistema.

Compagn* del Cairo

Roma scende in piazza con Taksim: il 20 giugno ore 17.30

19 giugno 2013 Lascia un commento

SOLIDALI CON I/LE RIBELLI IN TURCHIA!

Sono giorni di rivolta in Turchia, un popolo schiacciato dalle politiche repressive di Erdogan di sta riprendendo le strade e le piazze, e sta resistendo alla brutalità poliziesca.
Questa rivolta nasce dalla difesa di una Piazza e di alcuni alberi ma guarda più lontano, così come guardano lontano le primavere arabe e le rivolte che si stanno sviluppando nel mediterraneo, come nelle periferie svedesi o nelle metropoli brasiliane.
Il 20 giugno vorremmo portare in piazza la nostra solidarietà e complicità alla rivolta turca, e costruire un ponte tra i rivoltosi di piazza Taksim e la nostra città.
Non è’ il tempo di chiudersi nelle proprie case e navigare su internet chiedendosi quando sara’ il nostro momento.
Globalizziamo la solidarietà oggi e costruiamo la nostra rivolta.

Con i rivoltosi di Piazza Taksim,
Con i rivoltosi di tutto il mondo.

Comitato di sostegno Piazza Taksim.

Verso e oltre il processo per i fatti del 15 ottobre, “Nè spettatori, nè vittime”: fate girare

15 giugno 2013 1 commento

Vi giro e vi chiedo di spammare questo comunicato.
Perché quella è stata per tutti noi una giornata importante, che ha segnato chi ne ha fatto parte volente o nolente:
una giornata che ha sicuramente mutato equilibri e affinità, che ha fatto male al cuore e allo stesso tempo è stata una boccata d’ossigeno.
Una giornata che non è finita, perché ce la vogliono far pagare cara.
Qui il comunicato della Rete Evasioni: spammate!

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Tra lunedì 20 e mercoledì 22 maggio si è svolta all’università La Sapienza di Roma una tre giorni di dibattiti e discussioni, che si è poi conclusa, la settimana successiva, con una serata musicale a sostegno degli imputati e delle imputate per i “fatti del 15 ottobre” 2011.

Le discussioni hanno visto la partecipazione di diversi gruppi e collettivi, di ragazzi e ragazze, compagni e compagne di Roma e di altre parti d’Italia.

I collettivi autorganizzati di Scienze Politiche e Giurisprudenza, la Fucina 62 e la Rete Evasioni, hanno proposto dibattiti intorno a temi quali il carcere, le pratiche di piazza e l’organizzazione del controllo
poliziesco e statale nel suo assetto attuale. È stato un momento importante per parlare a distanza di tempo del 15 ottobre, sia rispetto alla repressione che ne è seguita, sia per scambiarsi sensazioni e riflessioni che quella giornata ancora suscita in molti di noi; si è avuto inoltre modo di misurare complessivamente l’inasprimento della repressione nei confronti dei movimenti di lotta.

Un’opportunità per discutere, incontrarsi e per organizzare quella solidarietà che, per chi lotta quotidianamente contro questo sistema, diviene ormai una tappa fondamentale e una pratica da assumere
collettivamente.

È stata anche l’occasione per ribadire la necessità di supportare la “cassa di solidarietà 15 ottobre”, indispensabile per affrontare le prossime scadenze processuali e le spese di chi è ancora detenuto.

EVASIONE!

EVASIONE!

Il prossimo 27 giugno si terrà presso il tribunale di Roma, a Piazzale Clodio, la prima udienza del processo del terzo troncone di indagini a carico di 18 persone accusate, tra le altre cose, di “devastazione e saccheggio”. Invitiamo tutti e tutte a partecipare numerosi, per far sentire le nostre voci e ribadire ancora una volta in modo determinato la nostra solidarietà e complicità.

Sentiamo forte l’esigenza di continuare, e possibilmente allargare, questo percorso: organizzare una rete solidale che sia in grado di affrontare al meglio, su un piano materiale e politico, i prossimi passaggi che riguardano il processo del 15 Ottobre e non solo.

L’accanimento poliziesco e giudiziario che nell’ultimo periodo si è scagliato contro ogni forma di conflitto non deve passare. Esige invece una risposta all’altezza della situazione.

Lanciamo un appello generale, rivolto a coloro che come noi ritengono necessario tenere alta l’attenzione rispetto alla questione della repressione, per dare inizio a un percorso determinato che sia in grado
di rilanciare in modo efficace la solidarietà e la complicità nelle lotte. Invitiamo tutti e tutte a partecipare all’assemblea che si terrà dopo il presidio, il 27 giugno all’università La Sapienza alle 17,00.

Sarà un momento di confronto per aggiornarci rispetto il processo per il 15 Ottobre e decidere insieme quali iniziative intraprendere nei prossimi mesi.

Tutte libere, tutti liberi!
Complici e Solidali a Roma

ulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

Per Giorgiana e per tutte, contro il Medioevo: domenica ORE 9!

10 maggio 2013 2 commenti

Fate circolare il più possibile questo comunicato, riempiamo le strade domenica, malgrado l’ora:
daje, sveglia presto tutte e tutti insieme contro chi marcia sui nostri uteri, sulla nostra libertà, sulle nostre vite e anche sui nostri figli.
Guai a chi ci tocca, guai a chi prova a scegliere per noi!

Siete il marcio della vita! Avete sbajato giorno e epoca

Per due anni la marcia per la vita, indetta dall’oltranzismo cattolico, è stata contestata con azioni dimostrative che rivendicavano l’autodeterminazione di donne e soggettività l.g.b.t.q.i.

Questa volta hanno scelto il giorno sbagliato!

Il 12 maggio Roma ricorda Giorgiana Masi, assassinata nel 1977 a 19 anni, dalle squadre speciali dell’allora ministro dell’Interno Francesco Kossiga durante il corteo che, sfidando il divieto a manifestare, celebrava il terzo anno dalla vittoria referendaria sul divorzio .

Non accettiamo la provocazione di chi usa i bambini e la retorica della famiglia per legittimare politiche, azioni e discorsi che attaccano le nostre libertà e le nostre vite.

Si tratta di bigotti che, nascondendosi dietro i “sani” valori della famiglia appoggiano di fatto la violenza contro chi differisce dal loro modello.

E’ ora che il familismo smetta di essere un modello per le politiche sociali. E’ ora di riconoscere e rivendicare il diritto ad essere persone libere, persone che scelgono con chi avere relazioni, se e quando avere figli/e.

Lo scopo delle nostre vite non è formare l’ipocrita famiglia cattolica: una struttura utile solo a costruire ruoli, egemonie e a far sentire in colpa le donne che vogliono sottrarsi a situazioni di violenza, fino alle estreme conseguenze.

Non autorizzeremo a parlare di vita chi marcia scortato da fascisti, portatori della cultura mortifera della sopraffazione ed esecutori materiali di aggressioni e violente campagne discriminatorie. Rifiutiamo l’iconografia antiabortista imposta del fanatismo cattolico come rifiutiamo i dogmi di qualsiasi fondamentalismo religioso, non siamo asservit* alla loro guerra santa.

La Roma antifascista e antisessista il 12 maggio non permetterà che la memoria di Giorgiana Masi venga calpestata.

La storia non si riscrive. Non torniamo indietro sui diritti conquistati, anzi incalziamo!

Giorgiana è viva, un’idea non muore mai.
Domenica, ore 9, Corteo da Piazza Campo de’ Fiori

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Su Giorgiana Masi:
Giorgiana Masi, testimonianze di quel 12 maggio

La Questura vieta il ricordo a Giorgiana Masi per proteggere la “marcia per la vita”

8 maggio 2013 3 commenti

Proprio il 12 maggio vengono a provocare nelle nostre strade.
I peggiori, la peggior feccia che la nostra società è stata in grado di mettere al mondo, già “mettere al mondo”:
gli antiabortisti, i marciatori per la vita, quell’esercito di becchini che ama marciare sul corpo delle donne e sulle loro scelte,
in nome degli embrioni, del sange di cui son sporche le mani degli obiettori di coscienza.showimg2-1
Io non ho pietà per questa gente, non ce l’ho come donna, non ce l’ho come donna che ha abortito sia per scelta che per obbligo (come donna che ha conosciuto entrambi quei dolori e sa conviverci ogni suo istante) e come – soprattutto- madre.
Nessuna pietà come loro non l’hanno avuta per me.
Per me e per le mie sorelle, madri e figlie.
Proprio il 12 maggio poi, una data simbolica, dolorosa ed importante per questa città e soprattutto per le donne di questa città:
l’anniversario di un’enorme manifestazione per il divorzio, finita con il corpo di una ragazza a terra,
ammazzata dal piombo di una pistola di Stato: Giorgiana Masi.
Proprio il 12 maggio a loro è permesso “marciare”, mentre la questura vieta il corteo in ricordo di Giorgiana e contro questo scempio medievale che è anche solo la loro esistenza

Comunicato stampa 8/5/2013

La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio.

Foto di Valentina Perniciaro _4 novembre 2007 Manifestazione nazionale di donne per le donne_

Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.

Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare. Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi.
Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.

Giovedì 9 maggio ore 18 assemblea pubblica a piazza Sonnino

Il 12 maggio tutti e tutte in piazza!

LEGGI ANCHE:
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Conflitto, rivolta, autonomia e libertà: una quattro giorni a Roma

7 maggio 2013 Lascia un commento

4 GIORNI A SOSTEGNO DEGLI IMPUTATI E DELLE IMPUTATE PER LA RIVOLTA DEL 15 OTTOBRE 2011
Rete Evasioni e Collettivi Autorganizzati presentano:

CONFLITTO-RIVOLTA-AUTONOMIA-LIBERTA’
– Tutti i giorni al piazzale della facoltà di FISICA, Università La Sapienza –
Lunedì 20 Maggio:    ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Decostruire il carcere” esperienze, riflessioni ed analisi su detenzione, legalità e controllo sociale
a cura del collettivo Autorganizzato di Scienze politiche

Martedì 21 Maggio:   ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Su la testa! Pratiche e forme di conflitto nelle strade che si agitano”
presentazione dell’opuscolo “prima, dopo e durante un corteo” a cura della Rete Evasioni

Mercoledì 22 Maggio: ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Devastazione e Saccheggio, tra controinssurrezione e stato d’eccezione”
a cura del collettivo autorganizzato di Giurisprudenza e Fucina 62

Giovedì 30 Maggio:  OUR POTENCIAL, OUR PASSIONS!
Al piazzale della Minerva dell’Università La Sapienza
– dalle 20.00 aperitivo, cena e proiezione video “Autodefensa”
dalle 22.00 concerto con : ARDECORE
ALTERNATIVE ROCK, una rilettura della musica popolare romana
SERPE IN SENO  Hardcore rap, presentazione del nuovo disco “CARNE”
A seguire dj-set/live-set:  Electro-Techno, Drum’n’bass, Break beat :
MINIMAL ROME / THC / KNS / BLACK SAM

flyer4giorniulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

Una lettera di Zainab da una cella del Bahrain: piccola immensa donna

30 aprile 2013 1 commento

di Zainab Alkhawaja  [QUI ALTRO MATERIALE A RIGUARDO: leggi]
dal Carcere femminile di Isa Town (Bahrain)

I grandi leader sono immortali, le loro parole e le loro azioni risuonano attraverso gli anni, i decenni e i secoli. L’eco attraversa gli oceani e confini e diventa un’ispirazione che tocca la vita di tutti coloro che sono disposti ad imparare. Un o di questi grandi leader è Martin Luther King Jr. Mentre leggo le sue parole, immagino che ce le legge da un altro paese, un altro tempo, per darci delle lezioni molto importanti. Ci dice che, non dovremmo mai diventare aggressivi ed abbassarci al livello dei nostri oppressori, che dobbiamo essere disposti a fare grandi sacrifici per la libertà.

Zainab!

Non appena i semi di speranza e resistenza all’oppressione sono fioriti iniziato in tutto il mondo arabo, il popolo del Bahrain ha visto i primi segni di una nuova alba. Un’alba che ha promesso la fine di una lunga notte di dittatura e di oppressione,la fine di un lungo inverno di silenzio e paura, per diffondere la luce e il calore di una nuova era di libertà e democrazia.

Con questa speranza e determinazione, il popolo del Bahrain è sceso in piazza il 14 febbraio 2011 per chiedere pacificamente i loro diritti. Le loro canzoni, poesie, dipinti e canti per la libertà sono stati accolti con proiettili, carri armati,sostanze tossiche, gas lacrimogeni e birdshot. Il brutale regime Al Khalifa era determinato a porre fine alla creatività e alla rivoluzione pacifica ricorrendo alla violenza diffondendo la paura.

Di fronte alla brutalità del regime, il popolo del Bahrein ha mostrato un grande auto controllo. Giorno dopo giorno, i manifestanti hanno stretto fiori di fronte ai soldati e mercenari, che poi avrebbero sparato contro di loro. I manifestanti stavano a petto nudo e con le braccia alzate, gridando: “Pace, pace” [silmiyya, silmiyya] prima di cadere a terra, coperti di sangue. Migliaia di cittadini del Bahrein da allora sono stati arrestati e torturati per reati come “raduno illegale” e “incitamento all’odio contro il regime”.

Il padre di Zainab!

Due anni più tardi, le atrocità del regime del Bahrain continuano. I manifestanti del Bahrein vengono ancora uccisi, arrestati, feriti, e torturati perché chiedono la democrazia. Quando guardo negli occhi di manifestanti del Bahrein, troppe volte vedo che l’ amarezza ha preso il sopravvento sulla speranza. La stessa amarezza che Martin Luther King Jr. ha visto negli occhi dei rivoltosi nei bassifondi di Chicago nel 1966. Le stesse persone che avevano guidato importanti proteste non violente, che hanno rischiato la vita e l’incolumità fisica, senza la voglia di reagire, si sono poi convinti che la violenza è l’unica lingua ad essere capita da tutti nel mondo.

Io, come King, mi rattristo nel trovare gli stessi manifestanti che hanno affrontato a petto nudo e con i fiori carri armati e pistole, chiedersi: “Che cosa significa non- violenza? Che importanza ha la superiorità morale se nessuno ci sta ascoltando? ” Martin Luther King Jr. spiega che questa disperazione è naturale quando le persone che sacrificano tanto non vedono nessun cambiamento e capiscono che i loro sacrifici sono stati vani.

Ironia della sorte, il cambiamento verso la democrazia è stato così lento in Bahrain in quanto molte nazioni occidentali continuano a dare sostegno a questa dittatura. Attraverso la vendita di armi e il sostegno economico e politico, gli Stati Uniti e altri governi occidentali hanno dimostrato alla gente del Bahrain che sostengo la dittatura di Al-Khalifa a sfavore dei movimenti democratici.

Mentre leggevo le parole di Martin Luther King ho desiderato che fosse vivo. Mi sono chiesta che cosa direbbe sul supporto del governo USA ai dittatori del Bahrain. Che cosa avrebbe detto in merito a chiudere un occhio su tutto il sangue che è stato versato a favore della libertà. Tutto quello che dovevo fare era girare una pagina, e questa volta Martin Luther King non ha parlato a me, ma agli americani:

John F. Kennedy ha detto ‘chi rende impossibile una rivoluzione pacifica, rende inevitabile una rivoluzione violenta.’ Sempre più spesso, per scelta o per caso, questo è il ruolo che il nostro Paese ha assunto, il ruolo di chi rende la rivoluzione pacifica impossibile rifiutando di rinunciare ai privilegi e ai piaceri che provengono dagli immensi profitti degli investimenti all’estero. Sono convinta che se vogliamo stare dal lato giusto della rivoluzione mondiale, noi come nazione,dobbiamo innanzitutto rivoluzionare radicalmente i valori. Una vera rivoluzione di valori ben presto ci porterà a mettere in discussione l’equità e la giustizia delle nostre politiche passate e presenti.

Questi sono tempi rivoluzionari. In tutto il globo gli uomini sono in rivolta contro i vecchi sistemi di sfruttamento e nuovi sistemi di giustizia e di uguaglianza, stanno nascendo … Tutti noi dovremmo supportare queste rivoluzioni.
E ‘un fatto triste che a causa del comfort e della compiacenza … e della nostra propensione a regolare le ingiustizie,le nazioni occidentali si sono irritate così tanto da decidere di diventare anti-rivoluzionarie. Dobbiamo trasformare l’indecisione del passato in azione . Dobbiamo trovare nuovi modi per parlare di pace … e si giustizia in tutto il mondo, un mondo che confina con le nostre porte. Se non agiamo, verremo trascinati in corridoi del tempo bui e vergognosi ,riservati a coloro che possiedono il potere senza compassione, potenza senza moralità, e forza senza vista.

L’eco delle parole di Martin Luther King ha viaggiato attraverso gli oceani, attraverso le pareti e le barre di metallo di una prigione del Bahrein, e nella cella sovraffollata e sporca dove vivo, sento le parole di questo grande leader americano, la cui inflessibile dedizione alla moralità e la giustizia ne fecero il grande leader che era. Ammiro la sua saggezza dalla mia cella minuscola,e mi chiedo se anche il popolo degli Stati Uniti sia all’ascolto.

Essendo una prigioniera politico in Bahrain, cerco di trovare un modo per combattere dall’interno la fortezza del nemico, come la descrive Mandela. Non molto tempo dopo che sono stata messa in una cella con quattordici persone, di cui due sono condannate per omicidio, mi è stata consegnata l’uniforme arancione . Sapevo che non avrei potuto indossare l’uniforme, senza dover inghiottire un po ‘della mia dignità. Il rifiuto di indossare gli abiti dei detenuti proviene dal fatto che non ho commesso alcun reato, questa è stata la mia piccola disobbedienza civile. Negare il mio diritto a ricevere visite , e non lasciarmi vedere la mia famiglia e mia figlia di tre anni,è stata la loro risposta. Questo è il motivo per cui sono in sciopero della fame.

Gli amministratori della prigione mi chiedono perché sono in sciopero della fame. Io rispondo: “Perché voglio vedere la mia bambiana.” Essi rispondono, con nonchalance, “Obbedisci e la vedrai.” Ma se io obbedisco, la mia piccola Jude non vedrà sua madre, ma piuttosto una versione rotta di lei.

Ciò che rende difficile il carcere è che si vive con il nemico,a partire dalle cose più elementari. Se vuoi mangiare, ti trovi di fronte a loro con il vassoio di plastica. E ogni giorno, si deve affrontare la possibilità di essere preso in giro, urlato, o umiliato per qualsiasi motivo. Oppure, per nessuna ragione. Ma ho lasciato che le parole di grandi uomini e donne mi aiutassero in questi momenti difficili. Quando lo “specialista” ha minacciato di picchiarmi per aver detto ad una detenuta che ha il diritto di chiamare il suo avvocato, non gli ho gridato contro. Ho ripetuto le parole di King nella mia testa: “Non importa quanto i tuoi avversari siano aggressivi, l’importante è mantenere la calma”.

Finché un giorno, ne avevo avuto abbastanza di persone che mi dicono che godo di tutti i diritti a mia disposizione e rifiuto di prendermi le mie responsabilità . Dopo aver sentito questa frase più e più volte, sono scoppiata. E la cosa peggiore è che mi sentivo così frustrata che non ho potuto evitare di gridargli contro.

Ma poi non era stato un grande uomo a dire che la lotta per la giustizia “non deve diventare amara” e che “non dovremmo mai abbassarci ai livello degli oppressori?”.

Un medico è venuto a visitarmi e mi ha detto ” potrebbe cadere in coma, i suoi organi vitali potrebbero smettere di funzionare, i livelli di zucchero nel sangue sono così bassi, e tutto questo per che cosa … una divisa!”

Ho risposto: “Sono contenta che non eri con Rosa Parks su quel bus, a dire alla donna che ha scatenato il movimento dei diritti civili,” che lo ha fatto solo per una sedia. “Quando il medico mi ha chiesto del movimento afro- americano,gli ho offerto il libro di Martin Luther King. Se mi conoscessi sapresti che sono molto gelosa dei miei libri.

A volte, attraverso le sue parole, Martin Luther King è stato un compagno, un compagno di cella più che un insegnante. Egli dice: “Nessuno può capire il mio conflitto se non ha guardato negli occhi di coloro che ama ama, sapendo che non ha altra alternativa che prendere una posizione che li tormenterà.” Io lo capisco. Ha scritto come se fosse seduto accanto a me . “L’esperienza in prigione … è una vita senza il canto di un uccello, senza la vista del sole, della luna e delle stelle, senza la presenza di aria fresca. In breve, è la vita senza le bellezze della vita, è esistenza nuda, fredda, crudele, che continua a degenerare”.

Mio padre, il mio eroe e il mio amico, è stato condannato all’ergastolo per il suo attivismo a sostegno dei diritti umani, ha come me, rifiutato di indossare l’uniforme grigia . Come al solito, il governo cerca di “farci stare al nostro posto “privandoci di ciò che per noi è più importante. Essi non permetteranno a mio padre di farmi visita e di ricevere visite della sua famiglia. E per schernirlo ulteriormente, per la prima volta, gli hanno detto che avrebbe potuto farmi visita se avesse indossato l’uniforme. La crudeltà è un marchio del regime Al Khalifa, ma mio padre ha un incrollabile coraggio e tanta pazienza. Nessuna pressione emotiva potrà farlo crollare.

La visita della famiglia è l’unica cosa che si aspetta in prigione. Io e mio padre non ci vedremo e non potremo vedere i nostri cari, ma la lotta per i nostri diritti continua. Porteremo nel cuore i nostri cari fino al giorno in cui potremo riabbracciarli.

Ieri mi sono addormentata guardando la porta della mia cella, con le sue sbarre di ferro, e ho sognato. Ma questa volta era un sogno piccolo e semplice, non di democrazia e libertà. Ho visto mia madre sorridente, tenere la mano di mia figlia, in piedi davanti alla porta della mia cella. Le ho viste a piedi attraverso la sbarra di metallo. Mia madre si sedette sul mio letto con me e mia figlia uno accanto all’altro,e la sua testa sul mio grembo. Io solleticavo Jude e lei rideva, e il mio cuore si riempieva di gioia. Improvvisamente sento un’ombra fredda e protettiva avvolgerci,alzo lo sguardo e vedo mio padre in piedi accanto al letto,che ci guarda e sorride. Sogno coloro che amo, è il loro amore che mi dà la forza di lottare per i sogni del nostro paese.

Zainab Alkhawaja
Carcere femminile di Isa Town

Articolo originale: http://www.jadaliyya.com/pages/index/10808/zainab-al-khawaja_letter-from-a-bahraini-prison

Traduzione: Rosaria Monaco

il 7 aprile, una data tutta da leggere

7 aprile 2013 Lascia un commento

disegno_graffiti_baloonCi son date in cui la memoria si accavalla, con stratificazioni di anni e di capitoli importanti della storia del movimento operaio e rivoluzionario, come della resistenza romana.
Il 7 aprile è una data che dal 1944, con l’eccidio delle donne di Ponte di Ferro,
al 1976  quando l’agente penitenziario Velluto uccise Mario Salvi, compagno del Comitato Proletario di Primavalle,
al 1979 con l’ondata di arresti causati dalla delirante inchiesta Calogero, dal suo “teorema”.
E allora non faccio altro che mettervi una carrellata di link di materiale già presente in questo blog,
perché la memoria, tutta, sia un arma di formazione e approfondimento, e non uno sterile e trasversale delirio commemorativo e vittimistico.

 7 aprile 1944:
Le donne di Ponte di Ferro
7 aprile 1976:
A Mario Salvi, ucciso da un agente penitenziario
7 aprile 1979:
Processo all’autonomia
Franco Fortini sul 7 aprile
Quando lo Stato si scatenò contro i movimenti
Il 7 aprile 30 anni dopo
Scalzone risponde a Gasparri sul 7 aprile

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Per i compagni uccisi..., resistenza Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Dieci anni da una giornata indelebile: con Rachel e Dax scolpiti nel sangue

16 marzo 2013 3 commenti

Rachel Corrie, attivista dell’ISM,
Gaza, 16 marzo 2003

Dieci anni fa.
Una giornata lunga, che sembra durare ancora.
Dieci anni fa il 16 marzo si accavallarono telefonate, telegiornali, dirette radiofoniche, marciapiedi, corse, fiatone, pianti.

Il 16 marzo di 10 anni fa scadeva l’ultimatum su Baghdad,
la guerra in Iraq riprendeva forma, dopo lo scempio afgano, la guerra su Babilonia che si annunciava rapida e indolore stava aprendo le porte all’ennesima ferita indelebile per quella terra,
culla di storia e di tempeste di sabbia. Non passarono che tre giorni soli, poi fosforo, uranio, fuoco precipitò sull’Iraq e il suo popolo.

Il 16 marzo di 10 anni fa un bulldozer israeliano schiacciava il corpo e il futuro di una ragazza che eravamo tutte noi.
Rachel Corrie, schiacciata da tonnellate di ferro sulla terra di Gaza, spirava tra le braccia dei suoi compagni dell’Ism,
nello sconcerto dell’attivismo internazionale e negli occhi dei palestinesi,
che si sentivano privati di un sorriso, di un’amica, di una ragazza di 23 anni che dai lontani Stati Uniti era partita col cuore in mano per muoversi contro l’Apartheid.
Per ritrovarsi spiaccicata, sotto i suoi cingoli.

la campagna 130.000, che sono gli euro che due compagni son condannati a dare per risarcire i danni delle cariche di polizia e carabinieri all’ospedale San Paolo la notte dell’uccisione di Dax

Con Rachel morimmo tutti quel giorno, io che ero stata l’anno prima in quella terra martoriata e che nei campi avevo festeggiato i miei piccolissimi 20anni guardavo quel corpo dalla forma mutata per sempre senza nemmeno riuscire a proferir parola: con lacrime rabbiose.

Il 16 marzo di 10 anni fa ci ammazzavano Dax, a coltellate, due balordi fascisti.
In tre aggrediti con le lame, e lui che non ce l’ha fatta.
Poi la lunga notte all’ospedale  San Paolo, le cariche, i pestaggi, il comportamento indescrivibile di polizia e carabinieri…
e le condanne, la richiesta folle di risarcimento di 130.000 euro a due compagni, due.

Un gran dispiacere non poter essere su tra voi, oggi, cordonata al ricordo di Dax e di quella notte milanese che abbiamo tutti dentro.

LEGGI LE ULTIME LETTERE DI RACHEL DALLA PALESTINA: QUI

Teramo 9 febbraio: complici e solidali

3 febbraio 2013 1 commento

9/02/2013 DA ROMA: TUTTI E TUTTE A TERAMO!
15 OTTOBRE: COMPLICI E SOLIDALI
CHE NESSUN@ RESTI SOL@
Partenza pullman ore 11.30 da piazzale del Verano
Costo del pullman: 11 euro a persona, andata e ritorno
Per informazioni e prenotazioni: 3333666713

CORTEO NAZIONALE A TERAMO SABATO 9 FEBBRAIO ALLE ORE 15.30

In seguito alle pesantissime condanne a 6 anni di reclusione e 60000 € di risarcimento inflitte, lo scorso 7 gennaio, ai 6 ragazzi accusati di essere coinvolti negli scontri avvenuti nella capitale il 15-10-11, Azione Antifascista Teramo chiama all’appello tutti i gruppi, i movimenti e i singoli individui che si riconoscono nelle lotte e che vogliono dimostrare la loro solidarietà e vicinanza con i fatti, oltre che con le parole. Sabato 9 febbraio 2013 si terrà a Teramo un corteo nazionale le cui finalità saranno:
– Esprimere la massima solidarietà a tutti i condannati, gli arrestati e gli inquisiti per i fatti del 15 ottobre 2011;
– Rispondere in maniera forte ed unitaria alla repressione che ogni giorno colpisce chi ha la forza e il coraggio di non abbassare la testa e si ribella allo Stato di cose attuale;
– Lanciare la battaglia contro il codice Rocco ed in particolare contro il reato di devastazione e saccheggio e tutte quelli leggi in forza delle quali ai singoli questori viene garantito il potere di limitare, in maniera del tutto discrezionale e priva di controllo, la libertà individuale attraverso l’emissione di fogli di via, avvisi orali e misure di prevenzione in generale.

Chiediamo a tutte le realtà e a tutti i singoli che intendano rispondere alla nostra chiamata di organizzarsi sin da oggi per raggiungere e far raggiungere Teramo nella giornata di Sabato 9 febbraio 2013, e di farsi carico di diffondere, ognuno nei rispettivi territori, questo nostro appello attraverso qualsivoglia mezzo.
Chiunque voglia dare la propria adesione formale alla manifestazione, sottoscrivere l’appello, fornire contributi ed essere aggiornato su tutto ciò che riguarderà il corteo può inviare una mail all’indirizzo:
teramo9febbraio2013 @gmail.com
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Foto di Valentina Perniciaro San Giovanni, il 15 ottobre

Verso Teramo, contro “devastazione e saccheggio”

22 gennaio 2013 Lascia un commento

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Un passo in avanti, per non essere bersagli fermi

Il 7 gennaio scorso il tribunale di Roma ha inflitto nuove pesanti condanne nei confronti di 6 persone che hanno partecipato alla manifestazione del 15 Ottobre del 2011.

I 6 imputati, accusati del reato di devastazione e saccheggio, si sono visti infliggere in I grado pene di 6 anni di reclusione: per il giudice è bastato constatare la loro presenza in alcuni momenti degli scontri con le forze dell’ordine per emettere la condanna, a prescindere che fossero state portate prove consistenti nei loro confronti.

Queste condanne fanno seguito a quelle già emesse nei mesi successivi alla manifestazione nei confronti di alcuni giovani ragazzi che, nonostante fossero imputati di reati minori, hanno visto infliggersi pene dai 2 ai 5 anni: anche in questo caso la constatazione della loro presenza in alcuni momenti è bastata per emettere la condanna.

Sempre nell’ambito della repressione di quella giornata, sono stati inoltre notificati a 25 persone (di cui alcuni già sotto processo per altri reati) gli atti di chiusura delle indagini che imputano loro il concorso, ancora una volta, per il reato di devastazione e saccheggio.

I brutti presagi che erano emersi con le condanne per il G8 di Genova 2001, diventano ora palesi: il ricorso al reato di devastazione e saccheggio è il chiaro indirizzo assunto dalla magistratura tanto per punire manifestazioni di piazza non addomesticate nei recinti del consentito quanto per scongiurare il loro ripetersi, comminando pene che siano di lezione: non è da stupirsi se il potere cerca di colpire duramente chiunque si organizzi e lotti per i propri bisogni, quando si sente minacciato e quando viene colpito, mostrando il suo volto vendicativo con tutte le armi di cui dispone.

Il reato di devastazione e saccheggio, concepito e introdotto nel codice penale Rocco sotto il regime fascista, trova in questo modo all’interno del sistema democratico tutta la sua attualità, divenendo uno strumento utile per chi governa per reprimere le forme di dissenso più radicali.

In questa situazione, non farci intimorire e continuare a lottare a testa alta per ribadire che chi devasta e saccheggia sono lo Stato ed il Capitale è quanto mai necessario.

Non lasciare soli gli imputati e muoversi per far fronte comune a questo attacco che viene rivolto a chi non si rassegna a vivere in un mondo di miseria e sfruttamento è il primo passo da compiere in maniera forte e determinata.

In vista della manifestazione lanciata a Teramo, per il 9 Febbraio, in solidarietà con i condannati del 7 Gennaio, lanciamo un’assemblea pubblica per organizzare la partecipazione alla stessa.

Giovedì 24 Gennaio, ore 18 Assemblea Pubblica all’Occupazione di Porta Pia, Corso Italia 108.

compagni e compagne

Altre pesanti condanne per il 15 ottobre

7 gennaio 2013 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _15ottobre_

Galera.
Solo galera. Non c’è altro modo di affrontare le cose in questo paese.
Ancora le parole usate solo : devastazione, saccheggio, resistenza pluriaggravata e lesioni a pubblico ufficiale.
Devastazione e saccheggio: il nuovo paradigma penale che fa penetrare le sue radici nel codice Rocco, si presenta ancora una volta,
per la prima in questo 2013, dopo che lo scorso anno c’ha portato via dei compagni.
Ora in cella, o in fuga.

Sei condanne a sei anni: sei per sei fa trentasei…
trentasei anni di galera per una giornata di resistenza,
dove migliaia di persone hanno difeso una piazza e l’incolumità dei manifestanti da folli caroselli e feroce repressione.
Ma la risposta a tutto ormai è DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO,
che comporta un pacco d’anni minimi da far paura,
quelli che non ti danno nemmeno se stupri una persona.

Altri trentasei anni di carcere per il 15 ottobre: oltre a 30.000 euro cadauno di risarcimento danni.
Pensano di toglierci dalle strade rovinando le nostre vite, quelle dei nostri compagni e amici.
SOLIDARIETA’ AI MANIFESTANTI CONDANNATI!

Proverò ad aggiornare con maggiori notizie-
per info serguire : ReteEvasioni

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

i testi caldi 🙂  son qui:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti

Due vademecum per muoversi tra piazze, cordoni, celle e domandine

11 dicembre 2012 2 commenti

La Rete Evasioni nasce all’indomani del 15 ottobre,
per sostenere attivamente e portare solidarietà a tutti e tutte coloro colpiti dalla repressione seguita a quella giornata di mobilitazione internazionale.
Pesanti, pesantissime le conseguenze legali per molti giovanissimi dimostranti,
che dati in pasto alla stampa (soprattutto grazie al meticoloso lavoro infame di La Repubblica) si sono visti sbranare dai tribunali, con richieste di carcerazioni pesantissime,
molte immediatamente effettive.
La Rete Evasioni, appunto, nasce in un clima estremamente sfavorevole non solo alle persone colpite ma a tutti coloro che hanno vissuto e analizzato quella piazza come qualcosa di nuovo, da conoscere ed affrontare,
con cui muoversi spalla a spalla, malgrado differenze e metodologie.
Questo è quel che abbiamo pensato mettendo in piedi questa rete: il portare solidarietà, un aiuto effettivo in aula, in cella e in qualunque luogo di privazione della libertà;
a coloro considerati, anche da buona parte del movimento italiano, “sfasciacarrozze”.

In quest’anno di governo tecnico il livello di repressione nei confronti di chi manifesta è aumentato vertiginosamente,
così come la partecipazione dei giovanissimi, che riempiono le piazze spesso senza rendersi conto della violenza dei manganelli che si trovano difronte.
E così sono stati prodotti due libricini,
due piccoli libretti che provano ad essere un aiuto tascabile,
per i nuovi masticatori di marciapiedi e conflitto,
ma anche per chi avrà la sfortuna di essere acciuffato,
quindi ammanettato, incarcerato, processato e magari condannato.

Un libricino sul “come stare in piazza”, sul come muoversi tra i cordoni, sul come muoversi col proprio materiale tecnologico, sul come gestire la tensione e la calma nei momenti di panico e scontro.
Poi, un libricino sul come affrontare la galera,
un piccolo vademecum che cerca di spiegare a chi lo ignora completamente,  quali sono i meccanismi della detenzione, le sue parole d’ordine, i piccolo consiglio che aiutano a gestire con lucidità la propria carcerazione.

Vi consiglio di leggerli,
di scaricarli, magari anche di stamparli e diffonderli nelle strutture, piazze, città, collettivi, consultori che frequentate….insomma, ovunque.

– PRIMA, DURANTE e DOPO il CORTEO: file PDF
– GUIDA PER CHI HA LA SFORTUNA DI ENTRARE IN CARCERE: File PDF

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

Vita e militanza NoTav: esce il libro “A sarà düra”

10 dicembre 2012 3 commenti

UNA VALLE IN MOVIMENTO

Non per principio, ma per la vita e l’esistenza stessa di un territorio, in  Val di Susa ci si mobilita da più di un decennio per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità. Si tratta di  una comunità che ha consolidato un movimento di massa; contemporaneamente, la lotta no tav sta trasformando la comunità. Sono qui raccolte e presentate riflessioni e vissuti che provano a  raccontare questa esperienza. Si vuole far conoscere il movimento osservandolo dal suo interno e  allo stesso tempo ragionare sulle difficoltà e sulle possibilità future. In Val di Susa sta accadendo qualcosa di nuovo e inaspettato. In contrapposizione a quanto impongono media, partiti politici,  forze dell’ordine, industriali, amministratori delegati delle imprese, cooperative di costruzione e  magistratura, un movimento di massa cresce, confligge e, iniziativa dopo iniziativa, consolida la consapevolezza di poter vincere. Si tratta di un processo sovversivo perché cambia  le aspettative, i comportamenti,  concretizza una nuova legittimità e instaura  diversi rapporti di forza.

Alcuni protagonisti di queste lotte, come in un’assemblea, prendono qui la parola e intervengono sulle peculiarità e sulle prospettive di un  movimento  che progetta e costruisce per sé  una diversa cooperazione sociale. Sono legami umani, sociali e politici che si radicano concretamente tra la popolazione di un territorio, caratterizzati e finalizzati a costruire e diffondere una contrapposizione, attiva e partecipata. Credenze, esperienze, saperi, scienza altra, coscienza antagonista e resistenza popolare si amalgamano e costruiscono una nuova cultura di parte che potenzia e motiva la lotta, modi di ragionare e di essere che insieme definiscono un punto di vista collettivo che sa contrapporsi, tenere e maturare. La contrapposizione è netta, definita,  sostanziale.

Foto di Valentina Perniciaro _Innamorandosi del Monviso_

Questo consolida un’unità effettiva di intenti che lega e coinvolge soggettività anche molto diverse – le differenze convivono, si rispettano e si sostengono trovando possibilità per esprimersi e confrontarsi, definirsi con più solidità – ciò costituisce la forza del movimento che così si è esteso e ha espresso continuità. Proprio per queste sue caratteristiche il conflitto no tav preoccupa chi si ritiene padrone delle istituzioni. Il conflitto sociale è da questi considerato il cancro da isolare e annientare perché la sua diffusione propone un’alternativa realizzabile al sistema di  dominio attuale che, per garantire grandi profitti per pochi, sviluppa solo crisi, impoverimento e distruzione insensata di risorse collettive. Per le popolazioni della Val Susa il persistere del conflitto sociale genera una possibile alternativa concreta, che costruisce una diversa ricchezza: la formazione di una soggettività antagonista radicata e massificata, che diventa punto di riferimento e proposta di metodo per un nuovo agire sociale e politico. Costruisce un nuovo destino.

Presentiamo in questo libro un percorso in-concluso, anzi potremmo dire che siamo ancora ai prolegomeni di una ricerca artigianale, che si differenzia e contrappone alle fabbriche, alle imprese istituzionali che producono merce-informazione, merce-conoscenza e merce-scienza per sostenere logiche di consenso per il sistema, accumulazione di denaro e privilegi. Si propone di iniziare delle attività per la costruzione di saperi utili per qualcosa come una trasformazione radicale dell’esistente. Si tratta di produrre armi necessarie per poterci muovere e per combattere politicamente nel territorio sociale. Sono dei testi in-conclusi che hanno l’ambizione non solo di essere letti, ma di essere usati da chiunque pensi o sogni un altro mondo diverso da quello plasmato dal capitalismo. Ragionamenti collettivi per fornire degli strumenti da maneggiare, utilizzare, criticare e perfezionare, non per accattivare, non per propagandare o esibire cultura. Teoria per e nella prassi.

Un brano tratto dall’introduzione di un libro appena uscito dalle tipografie ed in arrivo nelle librerie:  “A sarà düra. Storie di vita e di militanza notav”, a cura del Centro Sociale Askatasuna ed edito Derive Approdi.
Un libro di interviste, di voci della Valle e per la Valle.
Quella che non ha bisogno di nome di specificazione dietro, quella valle che si è appropriata dell’articolo determinativo, perchè è UNA,
perché è di tutte e tutti noi,
di tutte e tutti coloro che non abbassano la testa davanti allo Stato,
al potere, al capitale.

A sarà düra sì, come lo è stato dal primo giorno!
A questo link un po’ di info a riguardo da Infoaut: LEGGI

Foto di Valentina Perniciaro _Val Susa: lacrimogeni dai cavalcavia_

Ad Alexis Grigoropoulous, che non dimenticheremo mai!

6 dicembre 2012 5 commenti

4 anni fa veniva assassinato a freddo un ragazzo di 15 anni,
colpevole probabilmente di stare in una piazzetta “a frequentazione anarchica”.
Ucciso, dal piombo della polizia greca, ucciso a 15 anni.
La città esplose in una lunga battaglia durata tre settimana, che giorno e notte ha visto università, quartieri popolari e periferie battersi contro lo stato con ogni mezzo possibile.

vi lascio un po’ di link di quello che ho vissuto in quelle giornate,
respirando i gas lacrimogeni dei MAT e vivendo le lunghe notti del politecnico.
Con il cuore ancora tra quelle strade, e sugli occhi dolci di un 15enne ammazzato a freddo.

Alexis Grigoropoulous : 15 anni
Piccolo reportage da Atene
Non sparate sui nostri sogni
Un Natale asfissiante
Il sangue scorre e chiede vendetta
Contro Stato, Chiesa, esercito, polizia e democrazia
Merry crisis and a happy new fear
Atene, un anno dopo

MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!
SE BRUCIANO LE CITTA’ CRESCONO I FIORI!

” We do not Forget, We do not Forgive, We are going on…the ghost of December is always here, Solidarity, Self-Organisation, Direct Democracy, Newspaper Drasi”

 

” The State continues assassinating, destroying everything – We struggle for everything, Authoritarian Movement of Athens (AK)”

 

” A Ghost is looming above the city” Thursday 6/12 March 10:30 on Democracy Avenue, Anarchists by the Schools of Agioi Anargyroi and Kamatero.”

 

” We do nto Forget we do not forgive, Local march in  St Tryfon Square, Terpsithea” (Glyfada: South Athens)

 

 

“We do not forget, We do not forgive, We go forward” March in Agios Dimitris Square,  Antifascists of Arta”

 

“Discussion-Event about December 2008 in Samos”

 

“Did you forget? We do not forget, murderers in uniform killed Alexis” poster from Chios

Grazie signora ministra Severino!

16 novembre 2012 6 commenti


Grazie signora ministra,
avevamo bisogno di lacrimogeni dall’alto, dalla stanza sopra a quella dove lei lavora.
Grazie signora ministra,

Disegno tratto da Scarceranda 2010

è ovvio che lei sia ignara del fatto che dalle finestre del suo ministero si sparava su qualche centinaio di studenti in fuga, gran parte minorenni.
Grazie signora ministra,
mancavano solo quelli, dopo i calci in faccia, dopo le manganellate tra capo e collo alle spalle..
Grazie signora ministra,
della dose cancerogena di armi da guerra usate contro civili (studenti poi), da un secondo piano “di Stato”.

Chi li ha lanciati?
I GOM? Il reparto creato, con somma commozione e soddisfazione, dall’ex ministro Diliberto per legalizzare le squadrette di picchiatori nei corridoi delle patrie galere?
Di chi erano quei lacrimogeni? I GOM non possono aver nessun compito di ordine pubblico, quindi non credo.

Erano CS, quindi o polizia o carabinieri…
li ha autorizzati lei ad entrare nel ministero e sparare al piano da sopra il suo ufficio?
E’ andato tutto secondo il programma?
O vuole raccontarci che non ne era al corrente?

[Link: je volemo fa’ ‘er narcotest?]

AGGIORNAMENTO DOVEROSO, che ci conferma che magari un narcotest eh! :

Sciopera, lotta, blocca, riprenditi TUTTO! #14Nit

14 novembre 2012 2 commenti

A Roma per ora una sola cosa è più che palese: le piazze gentilmente richieste alla Questura sono mezze vuote…i cortei spontanei, non autorizzati e molto determinati stanno bloccando la città in più punti.
Mobilitazioni e focolai di desiderio di rivolta spuntano come funghi,
a Piazza Esedra un po’ de bandierine che attendono che gli studenti arrivino.

Il desiderio è palesato: le strade son nostre, non le chiediamo a nessuno,
E andiamo dove vogliamo !

Daje! To dromos! Tutti per la strada! Toma la calle!
Riprendiamoci quel che c’hanno tolto, con gli interessi!

 

Il 15 ottobre e gli scontri a San Giovanni: un anno dopo

15 ottobre 2012 7 commenti

Ci sarebbe da scriverci per ore, (io ho fatto già abbastanza danni con queste due pagine a caldo : – Delazione e rimozione della propria storia Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti)

Foto di Valentina Perniciaro _resistenza a Piazza San Giovanni_

sarebbero molte le pagine da dover riempire per valutare quella giornata, un anno fa.
Ci sarebbe anche, ancora e più di prima, da essere furiosi, per il comportamento di “tanta” piazza, di quei signori della piazza che pensano sempre di poter gestire e prevedere ogni mossa, ogni slogan, ogni pulsione di rabbia e rivolta.
Gli è andata male a lor signori,
ma è andata male anche a chi quella piazza l’ha voluta determinare da capo, spontaneamente,
senza la minima organizzazione, ma con tanto fiato in gola e petto gonfio da battiti emozionati.
E’ andata male perché dal comportamente surreale in piazza, al rientro a casa, c’è stata la scoperta della delazione,
della caccia al mostro, infiltrato o black bloc che sia.
E’ andata male perché l’ondata repressiva è stata veramente di portata bellica, e le condanne che son seguite a quei giorni sono pesanti, spropositata, avvolte in una nuvola di oblio dei compagni, un silenzio che non si può accettare.
Faticoso scriverne, perché la rabbia è tanta per quella giornata così speciale, sotto tutti i punti di vista.
Siamo tornati a casa tutti molto cambiati da quel corteo,
per quel che mi riguarda sento che c’è stato uno spartiacque, una pagina girata con delusione e rabbia.

Aspettando che le piazze tornino a riempirsi,
aspettando che il conflitto, in tutte le sue forme e la sua autodeterminazione, tornino a riempire le strade…

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti

Il comunicato degli studenti medi, dopo le botte in tutta Italia

6 ottobre 2012 21 commenti

Pubblico il comunicato degli studenti romani, ieri scesi in piazza come in tutto il resto del paese per protestare contro le politiche di austerity. La sola risposta ricevuta, immediata e secca, son state le botte.
I manganelli al contrario.
L’esser trascinati per i capelli.
Gli insulti.
I robocop che circondano, caricano, pestano, tentano di arrestare.

Ieri, a Torino (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Punto.
Nè un telegiornale, nè un giornale: lo spazio dato alle mobilitazioni studentesche è inesistente.
Ma ho come la sensazione che se lo prenderanno, si prenderanno tutto lo spazio che vogliono.

Oggi 5.10.12 la città di Roma è stata invasa dagli studenti dell’Assemblea Cittadina dei licei romani.
Questa data è nata dall’assemblea in Val di Susa, convocata dalla rete nazionale studaut, dove gli studenti di tutta l’Italia hanno sentito l’esigenza di scendere in piazza, per esprimere un’opposizione sociale reale al governo Monti e alle politiche di austerity che stanno sempre più strette a tutta la cittadinanza. Le istituzioni sottolineano continuamente la mancanza di fondi per l’istruzione mentre   lo stato spende 500 milioni per cacciabombardieri e 2 cm di Tav corrispondono a una borsa di studio universitaria, legittimando queste scelte come tecniche e non politiche.
In un quadro di drammatica trasformazione politica, la scuola rimane ancora una volta un luogo di costruzione e progettazione, opposizione e conflitto.
Gli studenti infatti contrastano le politiche di questo sistema scolastico e se ne riappropriano dall’interno vivendo le proprie scuole e creando dal basso controcultura attraverso cineforum, mercatini di libri a prezzi popolari, ecc… per dare una risposta concreta alla crisi, producendo momenti di riflessione e conflitto.
Queste iniziative si oppongono al progetto di scuola-azienda che questo governo, come il precendente, vuole realizzare attraverso il DDL Aprea e i test Invalsi, che mirano esclusivamente ad un’appiattimento culturale generale e alla costruzione di una scuola che premi il merito e ignori i problemi.

Il tentativo della questura di Roma, oggi,è stato quello di impedire che gli studenti raggiungessero  il centro storico per manifestare la loro rabbia davanti ai palazzi del potere, opponendosi fisicamente, con uno sproporzionato impiego delle forze “dell’ordine”, al regolare svolgimento del corteo.
Nonostante ciò, gli studenti non si sono arresi e fino all’ultimo hanno portato in piazza la loro determinazione. I manifestanti infatti, estenuati da una pessima gestione della piazza da parte della questura, che aveva il palese intento di emarginare e minimizzare la protesta, hanno tentato di riappropriarsi ancora una volta delle proprie strade. Nei pressi di Porta Portese, i soggetti che giorno dopo giorno militarizzano la nostra città hanno risposto all’iniziativa degli studenti non con semplici cariche di alleggerimento, inadeguate soprattutto contro un corteo costituito prevalentemente da minorenni, ma peggio,  con una vera e propria esplosione di violenza verso gli studenti, minacciando, picchiando, manganellando, arrivando addirittura ad arrestare un quindicenne estraneo ai fatti,  trascinandolo per terra.
Dopo lo scontro e dopo essersi assicurati dell’imminente rilascio del ragazzo, il corteo non si è comunque arrestato ed ha ripreso il percorso fino a Piramide, dove al momento dello scioglimento ha pubblicamente denunciato la gravità dei fatti avvenuti in precedenza.

Gli studenti oggi non si sono fatti intimorire dalla gestione tirannica, del sindaco Alemanno, della città, ma anzi hanno avuto la dimostrazione del fatto che l’unica risposta che il governo e le istituzioni sanno dare è di tipo poliziesco e militare.

LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LOTTARE, QUESTO NON E’ CHE L’INIZIO

Studenti Medi in Mobilitazione

Il Bahrain dalle notti luminose e dalla repressione

22 settembre 2012 1 commento

Altre lunghe giornate e nottate di lotta nel piccolo arcipelago del Bahrain, che continua a rimanere avvolto da una fitta nebbia di silenzio mondiale. Non si fermano i giovani delle 33 isole che compongono il paese nelle mani di Hamad ibn Isa Al Khalifa, che già emiro, si autoproclamò re del Bahrein nel 2002.
Di confessione sciita ha sempre tenuto in piedi il suo potere immergendolo nella repressione, nella tortura,
ora, dal febbraio 2011 con una violenza a tappeto su una popolazione perennemente in conflitto,
con una carrellata di ergastoli e condanne che ha tolto dalle piazze buona parte dei quadri del pensiero ribello del paese.

Ma non ci si ferma: dalle piazze immense che non smettono di riempire strade, ponti, arterie nel più pacifico e popolare dei modi,
ai vicoli dei villaggi, difesi dalle molotov dei giovani ribelli, pescatori, braccianti, schiavi dei grandi cantieri delle metropoli ultramoderne che sorgono nelle principali isole dell’arcipelago del petrolio.
Una notte di fuochi che ha illuminato la terra tra i due mari, quella del 19..seguita dall’enorme corteo del venerdì, che ha visto 29 arresti e quindi chissà quante sessioni di tortura,
quanti lacrimogeni soffocanti lanciati tra gli stretti vicoli..
anche questa mattina le esplosioni dei candelotti lacrimogeni sono la colonna sonora del traffico di Manama.

Ma pare non interessi a nessuno, come non interessa a nessuno capire le varie componenti che si muovono nella ribellione siriana: eurocentrismo e antimperialismo accecato permettono scempi e massacri.
E inizia ad essere intollerabile.

[ALTRI LINK SUL BAHRAIN]

Aumenti? Crisi? SABOTAGGIO! ( oggi a Roma accade )

1 giugno 2012 2 commenti

Ma allora è un vizio!
Questa mattina verso le sette, memori dei trambusti dello scorso venerdì, abbiamo deciso di andare a lavoro prendendo la Metro da un’altra zona di Roma. Ci siamo così recati alla fermata di Rebibbia, sulla linea B, un vero e proprio snodo da cui passano quotidianamente migliaia di pendolari, quando… sorpresa sorpresa… neanche ci fossimo dati appuntamento abbiamo reincontrato lo stesso gruppo di militanti della scorsa settimana.
Anche oggi parlavano del fatto che il biglietto dell’Atac dovrebbe essere gratuito per i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i precari.
E questo perchè, sempre a loro dire, i trasporti pubblici fanno parte del salario indiretto e non possono essere considerati alla stregua di una qualsiasi merce. Lottare contro l’aumento significa dunque lottare contro il caro vita, contro chi cerca di scaricarci a dosso la crisi del capitale e per il salario.
Ovviamente, proprio come avevano fatto la settimana scorsa, non si sono limitati a parlare ma hanno messo in pratica i loro propositi riempiendo di poliuretano le obliteratrici. Inutile dire che tutti quelli che stavano in fila hanno apprezzato molto la sortita e si sono infilati gratuitamente in metro, e noi con loro. 10 100 1000 sabotaggi… daje!

Da Militant

 Qui altro materiale delle mobilitazioni contro gli aumenti dell’ATAC. 12
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