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Parigi: “la beautè est dans la rue”. La xenofobia non ha terreno.

16 novembre 2015 Lascia un commento

Ancora una volta possiamo dire che queste parola rappresentano la Francia,
non il suo governo, non il suo stato d’emergenza, non la chiusura delle frontiere, non i bombardamenti.
Ma la bellezza per le strade.

La città di Parigi ha subito un attacco pesante, simultaneo, militare: si è trasformata in pochi secondi nella capitale del terrore occidentale. Pensate se fosse stata Roma, o Milano, Verona, Torino, Bari.
Provate ad immaginare se fossero entrati all’Olimpico, e magari contemporaneamente avessero falciato tutti quelli seduti ai tavolini del Marani, o del bar dello sport di qualche quartiere, uno a caso tra i tanti.
Immaginate le reazioni, le prime pagine (che già a distanza abbiamo dato il massimo),
immaginate la fuoriuscita dei nazisti dell’Illinois, della xenofobia,
immaginate i titoli oltre alle sirene, le ambulanze, le perquisizioni, i posti di blocco, gli elicotteri bassi, l’assedio. Non c’è cosa che più rappresenta il “terrore”.

Io se penso a Roma protagonista di una cosa simile immagino solo il terrore del giorno dopo,
il terrore che solo la fascistizzazione di un intero popolo può mettere, altro che i Kalashnikov.

Pensate alla prima pagina di Libero, pensate agli interlocutori in televisione, pensate a quante volte avete sentito dire la parola Islam nei nostri telegiornali, articoli, editoriali, blablabla vari: qui parliamo della Fallaci, e altre parole non servono.
Date un occhiate, oltre che al sangue sui marciapiedi, a come i francesi e la stampa descrivono la situazione: cerchiamo di imparare almeno a parlare da un popolo che mai si è fatto fregare nella quotidianeità delle sue strade, alla faccia delle decisioni dei suoi governi.

E per dimostrare questo basta questo piccolo video,
basta vedere quattro fascistelli xenofobi come son stati trattati dalla piazza:

la beautè est dans la rue, si urlava nel ’68 lanciando sampietrini.
Questo video dimostra che ce ne è rimasta un po’ di quella bellezza: questa è la sola risposta possibile e non certo la polverizzazione della centrale elettrica di Raqqa. Spazzare via dalle nostre strade l’esclusione, la xenofobia, i fascismi vecchi e nuovi.
Proteggere i rifugiati, il loro diritto al cammino, abbattere le frontiere, distruggere i centri di detenzione.

Emilio, resisti! Emilio è in coma dopo un’aggressione fascista

19 gennaio 2015 1 commento

Per me il coma sa di musica di bimbi, di un pianoforte leggero, delle favole di un bambino che prova a svegliarne un altro, piccolissimo. Conosco il coma, conosco il nome delle linee che corrono sul monitor, conosco il nome dei vari tubi che usciranno dal tuo corpo in queste ore, il loro posizionamento, il modo con cui vengono medicati,
i nomi dei farmaci che dalle tante pompe di infusione messe ai tuoi lati entrano goccia a goccia nel tuo sangue.

Devi resistere, perché lo si può fare.
Devi resistere perché ho visto con i miei occhi “estese emorragie celebrali” andarsene affanculo,
Devi resistere perché spesso la vita merita di essere vissuta anche quando hai tutto contro, pure quei fottuti monitor che hai accanto, intorno, dentro. Devi permettere a quei neuroni così simili ai miei, ai nostri, di ballare ancora e trovare una loro strada,
devi insegnargli a farsi strada a cazzottoni tra le macchie di sangue che provano a bloccare il tuo cervello,
digli che possono farlo.
Che ci son neuroni che son più testardi di noi compagni e volenti o nolenti, alla faccia di tutti i referti possibili o gli stati vegetativi diagnosticati come fossero bruscolini, prendono a ballare, riprendono a comunicare, reimparano la condivisione la collaborazione… e ripartono.
Resisti Emilio, perché siamo tutti con te, in ogni pezzetto della tua materia celebrale che quattro balordi fascisti hanno provato ad annientare, spranghe e catene alla mano.
Resisti Emilio, che non un pezzettino di uno di noi può finire nelle loro mani.
Non ancora, non più.

Resisti in quella terapia intensiva che mi sembra di vedere,
il tuo corpo ora deve reimparare tutto, il tuo cuore sicuramente invece già sa che ci son mille e mille e mille cuori che battono all’unisono con lui.

LEGGI:
Aggressione fascista al CSA Dordoni
Sabato 24 gennaio, manifestazione antifascista a Cremona

e anche:
Imparare a contare
Il monitor
A berkin Elvan

Italiani, brutta gente: l’archivio segreto fascista scoperto a Rodi

9 dicembre 2013 Lascia un commento

E’ da ieri che volevo mettere l’articolo di Marco Clementi, con le foto dell’archivio fascista di Rodi, da lui scoperto pochi giorni fa.
E’ riemerso però da un lungo silenzio anche il blog di Paolo, quindi prendo direttamente da lì la notizia,
rubandogli anche l’introduzione. (qui invece molte foto: GUARDA)
Son pigra. E li adoro.

[Su e di Marco Clementi su questo blog: QUI]

Dalla Cirenaica a Nassiriya le proiezioni italiane all’estero sono state sempre accompagnate dalla litania degli italiani “brava gente”. La scoperta di un archivio dei Carabinieri Reali – Ufficio speciale (una sorta di Ros attuale) di stanza a Rodi durante la dominazione italiana dell’arcipelago del Dodecaneso, rimasto segreto fino ad oggi, porta l’ennesimo colpo a questa retorica del “colonialismo buono”. Un controllo capillare e oppressivo, un abitante su quattro schedato; erano queste le basi del consenso e le forme di civiltà che la “grande proletaria”, evocata da Pascoli, dispensava nelle sue colonie.
Lo storico Marco Clementi, che ha contribuito a riportare alla luce queste carte segrete, ci racconta quel che ha potuto leggere fino ad ora

Marco Clementi
L’Huffington Post
  8 dicembre 2013

archivio dodecaneso italiano

Le immagini dell’archivio, Marco Clementi _ Rodi 2013 _

Rodi, Gruppo Carabinieri Reali – Ufficio Centrale Speciale. Dietro questa sigla si nascose per più di dieci anni, dal 1932 fino alla fine della seconda guerra mondiale, l’ufficio politico italiano di pubblica sicurezza, che riuscì a mettere sotto controllo praticamente l’intero Dodecaneso.
Su una popolazione di 130.000 abitanti furono raccolti circa 90.000 dossier, conservati oggi in un archivio unico e per il momento non accessibile agli studiosi, ma che si spera in un paio d’anni potrà fornire materiale in grado di aiutare a rileggere la presenza italiana nel Dodecaneso (1912-1947) e offrire nuovi spunti per la comprensione del fascismo.
Eirini Toliou, la direttrice del locale Archivio di Stato che ha acquisito i fascicoli, sostiene che fu Mussolini a volere questo stretto controllo. Probabilmente, nonostante un governo non disprezzabile, l’Italia non era stata in grado di ottenere la piena fiducia dei dodecanesini. Il luogo, inoltre, meta turistica di prestigio, si prestava allo spionaggio di stranieri residenti o di passaggio, provenienti dal Levante o dall’Europa, alleati o possibili nemici.
Scheda del nominato: così era chiamata la cartella contenente cognome e nome della persona controllata, paternità e maternità, data e luogo di nascita e residenza. In basso il numero di pratica, ossia il dossier, con l’indicazione dell’anno in cui era stato creato. Da quel momento, tutte le successive informazioni venivano allegate nella cartella originale. Persone normali si è detto, come Nichitas Zavolas, nato a Pigadia il 15 marzo 1897, o Teorodo Costantinidi fu Costantino, medico condotto, sul quale il 17 febbraio 1939 i carabinieri scrivono: “In passato fu un fervente irredentista ed era tenuto in molta considerazione dalla popolazione per l’opera che svolgeva a favore dell’unione di queste Isole alla Grecia”. Da diversi anni però (siamo nel 1939) “si disinteressa di politica ed affianca le autorità italiane dando a vedere di essere un leale collaboratore […]. Non è di razza ebraica”.
Cambiano i tempi. Siamo dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia. A Rodi è governatore Cesare Maria de Vecchi conte di Val Cismon, uno dei quadrumviri della marcia su Roma. Moderato verso gli ebrei, mantiene il Collegio rabbinico ma deve comunque gestire il formale controllo razziale. Ai cittadini viene fornito un questionario dove specificare, cancellando con un tratto di penna le indicazioni che non interessano, se si appartiene alla razza ebraica (padre o madre), se si è iscritti alla comunità israelitica o se ne professi la religione.
Gli ebrei e gli irredentisti sono tenuti sotto controllo. Si capisce. Ma anche gli amici, come il maggiore della polizia tedesca Rodolfo Kaufmann, numero di protocollo 1229 categoria 2=10=15=1938, o il presidente della compagnia di bandiera “Ala Littoria”, Umberto Klinger, l’onorevole Klinger, che partecipò all’impresa di Fiume e durante la seconda guerra mondiale diresse il 114º Gruppo Autonomo di Bombardamento, protocollo 4950 categoria 2.11.1698-1937. Con lui, i passeggeri dei voli per Rodi, tutti regolarmente segnalati.
Poi i nemici, certo, come Kermeth Arthur Noel Anderson, maggiore comandante le truppe inglesi in Palestina, protocollo 6880 categ. 2.10.41=1933, o il deputato “irakiano” Yassin Taymore (167:1.1-102:1939) e la certissima “agente servizio informazioni cecoslovacco” Margaret Kis, agganciata nel 1936.
Scoppia la guerra e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, la cui giurisdizione non era stata estesa alle Isole Egee, diventa a Rodi il “Tribunale speciale per la difesa del Possedimento”, e condanna all’ergastolo Giorgio Chirmicali per aver “portato armi contro lo Stato italiano”. Prigioniero a Taranto, non può neanche ricevere un pacco dal padre Elias. Sono i Carabinieri dell’Ufficio Centrale Speciale a sconsigliarlo il 29 gennaio 1943, considerando il detenuto “non meritevole di alcuna agevolazione” a causa della gravità del crimine commesso.
L’epoca è complessa. Migliaia di ebrei fuggono dall’Europa, ma milioni restano. Alcuni vanno in Francia, altri negli Stati Uniti. Quelli cosiddetti “revisionisti”, convinti che la terra promessa sia la Palestina, si imbarcano come possono diretti verso Haifa. Le navi inglesi bloccano le rotte, affondano navi e carrette del mare entrano nelle acque del Dodecaneso, fanno naufragio. Il Possedimento accoglie i naufraghi. Alcuni ripartono subito, ma altri restano più a lungo, in improvvisati campi profughi. E sono messi sotto controllo. Nel frattempo l’Italia ha occupato la Grecia. I carabinieri collaborano con l’ufficio informazioni del Comando superiore delle Forze Armate dell’Egeo, si passano notizie e dati. Rosa Spiegel, di Bratislava, così come Eugene Reimann, non riceveranno mai alcune lettere inviate dalla loro città natale. Interviene la censura militare, blocca la corrispondenza, traduce e gira ai carabinieri, che aprono nuovi fascicoli. Sono decisi, fermi, ma alla fine trattano bene i profughi. Che nel 1942 vengono trasferiti in Italia, a Ferramonti, in Calabria, e il 16 settembre 1943 saranno i primi ebrei europei ad essere liberati dagli Alleati.
Qualche settimana fa lavoravo al “Titolario”, il vecchio indice dell’archivio amministrativo che fecero gli italiani nel 1942. Tra le tante voci, mi restava come sospesa la classe G del titolo IV: “tipografia, macchine tipografiche, gestione”. Una classe per la tipografia? Che senso ha, quando cose apparentemente più importanti come la costruzione di acquedotti o caserme sono una sottoclasse? Solo osservando le “schede del nominato”, ho capito l’importanza e la necessità di una voce separata dalle altre spese. La tipografia stampava le schede, a Rodi, in segreto. Gestire il potere, allora, osservare senza essere visti, significava avere anche il controllo totale di quelle macchine.

Dal blog dell’autore
Ansa med nel Dodecaneso
U
ntold story italian regime spied
Il Corriere della sera e cefalonia

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

Nazifascisti, complotti e rivendicazioni: poveri noi!

18 novembre 2013 2 commenti

Vivessi ancora la vita di prima, dove il blog era comunque un compagno quotidiano,
questa cosa l’avrei scritta al momento, a caldo, quando lo sconcerto si è presentato dentro di me.
Parlo di Alba Dorata, dei due nazifascisti uccisi a pistolettate qualche settimana fa, il cui video dell’esecuzione è subito girato online.
Mi correggo: non parlo di loro, non parlo nemmeno di chi l’ha lasciati a terra, ma di chi, davanti alle immagini dell’azione ha immediatamente commentato con “no oh, non possono essere stati i compagni”
“no oh barù ma le hai viste le immagini? quelli so’ sicuro dei servizi”

Basita.
Non capisco perchè riconosciamo i compagni solo se son cadaveri ammazzati da Stato e/o fascisti,
riconosciamo i compagni solo quando sono massacrati di botte, riconosciamo i compagni pure quando hanno le sembianze da democristiani,
poi però davanti ad un’azione del genere,
tutti i tromboni dell’antifascismo sparano al volo “so’ i servizi”, “azione militare”, “strategia della tensione”

Non se ne può più, il vittimismo sta maciullando le sinapsi,
i neuroni arrancano sui lividi che ci piace avere, sul sangue che sempre noi perdiamo:
non sappiamo più pensarla la vendetta, non sappiamo più immaginare che qualcuno davanti ad un compagno ucciso, davanti allo sfruttamento,
davanti a ‘sta vita di merda faccia … PUM.
Per forza il complotto, per forza i servizi, per forza “oddio oddio no, noi siamo buoni” “vedi che la rivendicazione non c’è?! che vuoi di più chiaro per capire che è una provocazione di Stato?!”
Siamo più propensi a pensare che i fascisti si pistolettino l’un l’altro piuttosto che immaginare compagni incazzati che vendicano il sangue del loro sangue.
L’antifascismo è diventato un piagnisteo retorico, attaccato con le unghie ad una Costituzione che…
ma scusate, ma che ce ne fotte a noi della Costituzione?
non dovevamo distruggere tutto?
Tenetevi la costituzione e i complotti, tenetevi la tessera dell’anpi, il fazzoletto al collo e la retorica vittimaria:
noi intanto ci leggiamo queste 18 pagine di rivendicazione. OH!

Vi lascio con le parole di Franco Senia, che mi hanno strappato un sorriso (e non è facile questo periodo) e dove trovate anche il link della rivendicazione, in lingua originale.

Alla fine, la rivendicazione è arrivata, a ricordare – con le parole di Buenaventura Durruti – che “Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.”
La rivendicazione è arrivata, a sottolineare, con i fatti che la parola “vendetta” può anche non essere vuota di significato.
La rivendicazione è arrivata, dicevo, e puntuali (per la seconda volta) sono arrivate le voci querule dei grilli parlanti, dai rossobruni di “donchisciotte” ai fini analisti di “contropiano”. I teorici innamorati del vittimismo (degli altri, naturalmente), quelli che negli anni ’70 piagnucolavano tutti in coro che “ci ammazzano, ci sfruttano, ci buttano in galera …”
La rivendicazione sta lì – scritta in greco, ma può essere tradotta – pronta a farsi fare a pezzettini dalla burocrazia devota della “Strategia della Tensione”, magari anche mettendo in atto qualche “piccola correzione” alla verità (dalla traduzione “fantasiosa” all’affermazione circa il fatto che la polizia avrebbe sdoganato immediatamente il documento, come autentico, a dilatare fino a raddoppiarlo, il tempo intercorso fra l’azione e la rivendicazione) di modo da riuscire a convincerci meglio che il nostro destino è quello di essere inermi, sempre, e che qualsiasi tentativo di sfuggire a tale sorte cadrà inesorabilmente vittima delle loro analisi linguistiche e caratteriali. Non può mancare, alla fine di queste brillanti analisi improntate alla più stringente logica, l’esibizione del metodo doxa, per cui – a conferma e a conforto – la “stragrande maggioranza” sarebbe scettica riguardo la genuinità di quella che come ai bei tempi andati rimane una “sedicente” organizzazione rivoluzionaria.
E’ il sondaggio, baby, e non ci puoi fare niente!

http://www.youtube.com/watch?v=1qP0wdlYCC8

Pavlos Fissas, ammazzato dai fascisti

19 settembre 2013 2 commenti

A pugno chiuso, Pavlos!

The world has become a big prison
and I ‘m looking for a way to break the chains.
There is a place waiting for me,
there at a high mountain peak for me to arrive.
That’s why I stretch again my two hands very high,
to steal some light from the bright stars.
I cannot take it down here and I’m about to choke from
this human misery, as much as sorrow.
I cannot stand it anymore and all these people were not from me,
so I followed another path and not the one they forced me to.
It was rough, tough and with many pitfalls,
bad love and friends like venomous vipers.
It had monsters with strange uniforms
always secretly lurking in the shadows.
Don’t stop if you decide to follow it,
tighten your teeth firmly and do not cry.
I took it myself and reached its end
and as the old wise people write in books
when the sun reaches its end,
eagles will light a fire from above.
To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

They told me not to have “crazy” dreams,
not dare to look at the stars,
but I ‘ve never took them seriously,
I took the whole world in my arms.
They want nowadays to build me a nest,
where there ‘s more fear, ugliness
and a moaning cry and a heavy chain,
carrying the curse of the gods and blasphemy.
I will not shed a tear and I will not be afraid.
I will not let them steal my dreams.
I fly free, high, very high
while they are jealous of my proud unbound wings.
And I’m waiting for other brothers to come here
in this mountain peak waiting for them all,
as long as they don’t cry and fear
living in this well thought fraud.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and.. 

Il testo di una canzone di Pavlos Fissas, conosciuto nel mondo della musica come Killah P…
ucciso dai fascisti di Alba Dorata nelle strade di Keratsini, periferia ovest ateniese.
Trentaquattro anni, rapper, era con un amico e la sua fidanzata in giro quando è sono stati attaccati da un gruppo di Alba Dorata, partito neonazista greco, finchè non è arrivata una macchina, il cui autista è sceso e l’ha colpito a morte, al cuore e allo stomaco.
E’ morto poco dopo in ospedale, mentre la sua morte è stata “vigilata” da una moto della polizia che è intervenuta solamente a coltellate date: il suo assassino, 45enne appartenente ad Alba Dorata di nome Georgios Roupakias (Γεώργιος Ρουπακιάς) e più che conosciuto nel mondo dell’estrema destra greca, è stato poi arrestato.

Ecco quei cosi schifosi de Alba Dorata

Le strade greche hanno risposto immediatamente a questo balordo assassinio: più di 26 città hanno visto ogni vicolo riempirsi di determinazione, odio antifascista e scontri con la polizia. Athens, Thessaloniki, Patras, Larisa, Chania, Rethimno, Iraklio, Kozani, Trikala, Komotini, Mytilene, Chios, Kalamata, Corinth, Preveza, Volos, Agrinio, Arta, Ptolemaida, Mesollogi, Samos, Serres, Giannena, Alexandroupolis, e Livadia: tutte queste città erano solo una piazza, solo uno slogan,
un solo urlo di rabbia che si propaga per un paese che non ne può più della repressione dello Stato e della manovalanza fascista che sempre più colpisce migranti e antifascisti.
Si contano centinaia di arresti, ma anche una determinazione che non verrà fermata con la repressione, nè con le cariche della polizia.

A PAVLOS, A PUGNO CHIUSO!
Leggi anche: Ufficiale della marina italiano punta pistola contro antifascisti a Patrasso, QUI

 

Dieci anni da una giornata indelebile: con Rachel e Dax scolpiti nel sangue

16 marzo 2013 3 commenti

Rachel Corrie, attivista dell’ISM,
Gaza, 16 marzo 2003

Dieci anni fa.
Una giornata lunga, che sembra durare ancora.
Dieci anni fa il 16 marzo si accavallarono telefonate, telegiornali, dirette radiofoniche, marciapiedi, corse, fiatone, pianti.

Il 16 marzo di 10 anni fa scadeva l’ultimatum su Baghdad,
la guerra in Iraq riprendeva forma, dopo lo scempio afgano, la guerra su Babilonia che si annunciava rapida e indolore stava aprendo le porte all’ennesima ferita indelebile per quella terra,
culla di storia e di tempeste di sabbia. Non passarono che tre giorni soli, poi fosforo, uranio, fuoco precipitò sull’Iraq e il suo popolo.

Il 16 marzo di 10 anni fa un bulldozer israeliano schiacciava il corpo e il futuro di una ragazza che eravamo tutte noi.
Rachel Corrie, schiacciata da tonnellate di ferro sulla terra di Gaza, spirava tra le braccia dei suoi compagni dell’Ism,
nello sconcerto dell’attivismo internazionale e negli occhi dei palestinesi,
che si sentivano privati di un sorriso, di un’amica, di una ragazza di 23 anni che dai lontani Stati Uniti era partita col cuore in mano per muoversi contro l’Apartheid.
Per ritrovarsi spiaccicata, sotto i suoi cingoli.

la campagna 130.000, che sono gli euro che due compagni son condannati a dare per risarcire i danni delle cariche di polizia e carabinieri all’ospedale San Paolo la notte dell’uccisione di Dax

Con Rachel morimmo tutti quel giorno, io che ero stata l’anno prima in quella terra martoriata e che nei campi avevo festeggiato i miei piccolissimi 20anni guardavo quel corpo dalla forma mutata per sempre senza nemmeno riuscire a proferir parola: con lacrime rabbiose.

Il 16 marzo di 10 anni fa ci ammazzavano Dax, a coltellate, due balordi fascisti.
In tre aggrediti con le lame, e lui che non ce l’ha fatta.
Poi la lunga notte all’ospedale  San Paolo, le cariche, i pestaggi, il comportamento indescrivibile di polizia e carabinieri…
e le condanne, la richiesta folle di risarcimento di 130.000 euro a due compagni, due.

Un gran dispiacere non poter essere su tra voi, oggi, cordonata al ricordo di Dax e di quella notte milanese che abbiamo tutti dentro.

LEGGI LE ULTIME LETTERE DI RACHEL DALLA PALESTINA: QUI

Un comunicato dal liceo Tasso: è questo il vostro antifascismo?

30 ottobre 2012 9 commenti

Sarò antipatica e impopolare, vi avverto.
Ma leggo questo comunicato di un liceo romano, dove ho passato anche un pezzetto della mia esperienza liceale e
rimango basita: ma come si fa a scrivere una cosa del genere? “Riteniamo inoltre inammissibile che si permetta il verificarsi di tutto ciò in un paese in cui esisterebbe come reato l’apologia del fascismo. Invitiamo tutti a riflettere sull’evidente mancanza di controllo, sempre più estesa.”

Il problema quindi è tutto LEGALITARIO: c’è una legge che vieta l’apologia del fascismo e la legge va rispettata.
E i tutori della legge devono CONTROLLARE che la legge venga rispettata.
Punto.
Io leggo solo questo in queste righe e non posso che rimaner basita, non posso che discostarmene con tutta la forza possibile.
Non mi pare una difesa della libertà, non mi pare una difesa degli ideali che hanno mosso la resistenza al nazi-fascismo,  non mi pare certo un mezzo di comunicazione che di dice “I FASCISTI QUI NON PASSERANNO”.
Nulla.
E’ un invito a “riflettere sulla mancanza di controllo, sempre più estesa”.
Vi giuro, giovanissimi compagni, m’avete donato un brivido d’orrore.

Se mi son sbagliata, se ho capito male, sarei felice di venirne a conoscenza, mi passerebbe sto senso di pesantezza alla testa….

COMUNICATO DEL COLLETTIVO LICEO TASSO SULL’AGGRESSIONE FASCISTA AVVENUTA IL 29/10/2012 ALL’INTERNO DEI LOCALI SCOLASTICI

Oggi 29/10/2012 alle ore 14.15 un ragazzo esterno al Liceo Ginnasio Statale T. Tasso, tale G. O., si è intrufolato nei locali scolastici per aggredire e minacciare uno studente della scuola. Il ragazzo ha subito una forte manata in faccia ed è stato minacciato di morte insieme alla sua famiglia. Anche un altro studente è stato minacciato. G. O., noto squadrista vicino a Controtempo, da tempo si faceva vedere intorno al Liceo Tasso con fare provocatorio. Il motivo dell’aggressione è probabilmente da ricondurre al fermo e netto rifiuto da parte del Collettivo del Tasso ad aderire ad un’ignobile alleanza rosso-bruna e “nazi-comunista”. Sottolineiamo inoltre l’enorme gravità di un’aggressione avvenuta all’interno dell’istituto, ennesimo esempio di incursione fascista all’interno di una scuola pubblica, in questo caso aggravato ulteriormente dall’aggressione fisica.
Condanniamo ogni violenza di questo genere, violenza imposta sempre più frequentemente all’interno delle stesse scuole, come i recenti blitz al Giulio Cesare, Mameli, Galilei, Azzarita e Alberti dimostrano. Riteniamo inoltre inammissibile che si permetta il verificarsi di tutto ciò in un paese in cui esisterebbe come reato l’apologia del fascismo. Invitiamo tutti a riflettere sull’evidente mancanza di controllo, sempre più estesa.
Ribadiamo la nostra orgogliosa diversità e opposizione al fascismo e continuiamo per la nostra strada senza indegne unioni; la loro violenza non ci piegherà!
No pasaran!

Strage razzista a Firenze: un’intervista alla vedova di Modou

16 dicembre 2011 1 commento

Vi giro con piacere e dolore queste righe, scritte da Khadidiatou Sonko, sul quotidiano senegalese Walf Grand Place, due giorni fa.
Poche righe che ci danno la possibilità di capire, anche solo vagamente cosa sono le vite di queste persone, che arrivano qui in modi assurdi (quando arrivano) per poi vivere nell’esclusione sociale, sottoposti alle nostre leggi sui migranti che li rendono rei, colpevoli di muoversi.
Camminano con una condanna sulla testa, in attesa di un decreto d’espulsione, senza documenti che gli permettono di tornare a casa…per far l’amore con la propria compagna, per conoscere i propri figli o salutare i propri genitori morti.
E poi, finire ammazzati da un fascista di merda

“Son 13 anni che non ho più visto mio marito”

Il dramma di Firenze dove un militante di estrema destra ha aperto il fuoco su degli emigrati senegalesi ha seppellito tutti i sogni di Kene Mbengue, vedova di Modou Samb. Questo emigrato, ucciso l’altro ieri, non avrà mai più l’opportunità di rivedere sua figlia nata dopo la sua partenza per l’avventura e che oggi ha 13 anni.
Quando suo marito la lasciò nel 1999 per andare a provare l’avventura in Europa, Kene Mbengue era incinta di 3 mesi. è dopo la partenza di suo marito Modou Samb che ha dato alla luce una figlia che oggi ha 13 anni. Solo che Kene non ha più visto suo marito. E sua figlia non avrà mai l’opportunità di assaporare il piacere di sedersi sulle gambe del suo papà. Modou Samb è stato ucciso l’altro ieri da un razzista folle che ha aperto il fuoco su degli emigrati senegalesi a Firenze in Italia. Modou Samb é infatti uno dei Senegalesi ucciso da un certo Gianluca Casseri che si è, tra l’altro, dato la morte. Kene Mbengue e la sua famiglia, che aspettavano con impazienza il ritorno di Modou, vivono nel dolore da martedì.

Nato a Mont-Rolland, località situata a 17 km al nord di Thies, Modou Samb era un sostegno per la famiglia. La sua morte è una pesante perdita per la sua famiglia, ma anche per i suoi amici. Raggiunta al telefono grazie a un fratellastro del suo defunto marito, la vedova di Modou Samb, ancora in lacrime, racconta come ha saputo della triste notizia. Kene Mbengue: “è uno dei suoi amici che mi ha chiamato per dirmelo. all’inizio, credevo che fosse per dirmi che mio marito non aveva spedito dei soldi”. Ma, Kene, che aspettava un invio di denaro apprende la più triste delle notizie. “Ma, a mia sorpresa, mi ha detto che mio marito era morto”, piangendo alla cornetta. Secondo la vedova, erano almeno 13 anni che non vedeva suo marito. “L’ultima volta che l’ho visto è stato nel 1999. Ci eravamo appena sposati. Dopo soltanto tre mesi di vita coniugale, è partito in Italia. Non è mai tornato”, confida Kene Mbengue, con una pena che si sente forte nella voce. Ha  una sola figlia con suo marito. Ora ha 13 anni. Nonostante il dolore, Kene testimonia: “Mio marito era un buon sposo che si occupava bene della sua famiglia e che ci chiamava sempre. E ci spediva regolarmente dei soldi”.
Amico d’infanzia di Modou Samb, Moussa Faye, poliziotto a Malick Sy, continua nello stesso senso. “Modou Samb era un buon amico. L’ho visto l’anno scorso durante le mie ferie. Ero partito in Italia. Si preoccupava constantemente della sua famiglia, voleva il meglio per loro. è una perdita enorme per noi”.

I fascisti hanno un nome, i senegalesi no. PAESE DI MERDA!

13 dicembre 2011 18 commenti

A questo punto sarò io a non fare il suo.
Pensavo di non scrivere nulla su questa cosa perché lo schifo che provo è veramente troppo,
invece a qualche ora dalla strage di Firenze, la cosa che mi sconcerta è che ancora una volta confermiamo una cosa.
I neri non hanno un nome.
Non lo hanno mai, nemmeno nel momento in cui vengono giustiziati a colpi di pistola senza alcuna ragione, da un fascista patentato che ora tenteranno di far passare per pazzo: lui un nome ce l’ha.
Loro tre, morti a terra, continuano ad essere “senegalesi” a volte addirittura “vu cumprà”.

Che schifo!
Fate più schifo dei fascisti, di chi l’ha sostenuti dal primo giorno (eh Alema’?!), di chi li legittima come interlocutori,
fate ancora più schifo voi della carta stampata, perchè appoggiate e foraggiate questo fascismo, che ogni tanto “esagera”, quindi diventa “pazzo”, “scheggia impazzita”, perché siete collusi in tutto.
Ora spero solo che non rimanga nulla di CasaPound e delle sue sedi lustrate coi soldi delle amministrazioni comunali.
E mi dispiace che quell’essere, di cui mi fa schifo pronunciare il nome, si sia sparato.

PERO’ VOGLIO, PRETENDO, I NOMI DI TUTTI GLI ALTRI. VELOCEMENTE.

Cmq a Firenze in questo momento la Polizia di Stato è impegnatissima: non a perquisire le sedi di CasaPound, ma a caricare i migranti in corteo!
Il prefetto , Paolo Padoin, chiama in causa i centri sociali. “Già altre volte i centri sociali hanno cercato di fomentare le proteste della parte debole della popolazione in difficoltà per qualche motivo. (…) Dobbiamo cercare di limitare i “danni collaterali” perchè i centri sociali si stanno già agitando” .

Porta un fiore a Renato … 5 anni dopo il suo assassinio

27 agosto 2011 2 commenti

Gli occhi di Renato ...

Ero in un vicoletto di Damasco quando m’è arrivata quella maledetta telefonata,
5 anni fa, che sembra ieri, che sembra un’eternità.
Ero in vicoletto della mia amata città, pronta a correre a lezione, spensierata come mi sentivo in ogni mia giornata damascena.
Ma la telefonata mi raccontava di un altro pezzo di carne volato via,
di un fratello ammazzato, di fascisti, di lame, di una serata di musica finita come mai sarebbe dovuta finire.
Ancora mi sembra di stare lì, in quel vicolo che è esploso col mio grido di rabbia.
5 anni son passati, dall’assassinio di Renato Biagetti … sangue nostro

OGGI  (27 agosto ) A FOCENE, PORTIAMO UN FIORE A RENATO.
SABATO PROSSIMO, COME OGNI ANNO, PAROLE E MUSICA LO RICORDERANNO AL PARCO SCHUSTER.
CONTRO IL FASCISMO, QUALUNQUE FORMA ABBIA.

Rispunta il dossier Verbano!

8 marzo 2011 9 commenti

Liberazione descrive le carte di Verbano riapparse da un archivio dei carabinieri. Si tratta di una parte del materiale sequestrato nell’abitazione di Valerio il 20 aprile di 31 anni fa. Prima scomparso dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma, poi ritrasmesso in copia fotostatica dalla digos al giudice che indagava sul suo omicidio, infine definitivamente inviato al macero nel 1987. Quasi 400 pagine, tra cui l’agenda rossa del 1977 e la rubrica con i nomi dei militanti neofascisti. Il legale di Carla Verbano invoca trasparenza e chiede copia del dossier alla procura

di Giorgio Ferri e Nicola Macò , Liberazione 8 marzo 2011

Ci sono i voti del semestre appena concluso, l’orario delle lezioni, il testo della canzone di De André, Il bombarolo, e poi in stampatello sul frontespizio: «Portare l’attacco al cuore dello Stato», con una falce e martello e un mitra sovrapposti e sotto la sigla Ccr, collettivo comunista rivoluzionario quarta zona, composto dagli studenti del liceo scientifico Archimede. E’ la copia fotostatica dell’agenda rossa 1977, edita dalla Savelli, appartenente a Valerio Verbano, allora studente appena sedicenne, riemersa da un buio lungo 31 anni. Ai lati dei fogli la firma di Rina Zapelli, nome da ragazza di Carla Verbano, madre di Valerio, apposta al momento del sequestro la sera del 20 aprile 1979.

L’inchiesta sui fascisti
Tra le pagine che abbiamo potuto consultare, poco meno della metà dei 379 fogli che sembrano comporre quanto resta del “dossier Verbano”, ci sono anche 41 fogli di una rubrica nei quali sono riportati circa 900 nomi di attivisti di estrema destra corredati da indirizzi e in alcuni casi con numero di telefono. Redatti tutti con la grafia di Verbano. Altri 16 fogli, trascritti da più mani, riportano appunti, minute di schede, appartenenza politica, piantine e altre informazioni, come alcuni luoghi di ritrovo dell’estrema destra. Carla Verbano vi ha già riconosciuto quella di un amico di Valerio deceduto nel frattempo. Un accurato lavoro di mappatura delle diverse realtà del neofascismo romano dove lucide intuizioni e scoperte anzitempo si sommano anche ad imprecisioni e approssimazioni notevoli. Alcune schede collimano solo in parte con quelle riportate nel recente libro di Valerio Lazzaretti, Valerio Verbano, ucciso da chi, come e perché, Odradek 2011. Questa circostanza conferma quanto ricordato nei giorni scorsi da Carla Verbano sulla esistenza di più versioni del dossier, «realizzato da Valerio insieme ad altri sei o sette amici». La riprova sta proprio nel libro di Lazzaretti che riporta uno schedario con circa 1200 nomi aggiornato ad un periodo successivo alla morte di Verbano. Nel dossier “riapparso” in una scheda numerata “002” si legge che Pierluigi Bragaglia, ex militante del Fdg divenuto «gregario delle strutture collaterali dei Nar», ha 18 anni, mentre nel documento citato da Lazzaretti gli anni salgono a 20 e il testo della scheda, seppure quasi identico, vede l’ordine delle frasi spostato a conferma del fatto che le informazioni salienti contenute nel “dossier” erano patrimonio di un’area più larga che le ha conservate ed aggiornate nel tempo.
E’ azzardato trarre delle conclusioni sulla base di una visione troppo parziale della carte riemerse – secondo quanto sostenuto dal Corriere della sera – da un archivio dei carabinieri a cui la procura ha recentemente attribuito la delega per le nuove indagini sull’omicidio. L’avvocato Flavio Rossi Albertini, legale di Carla Verbano, si è già rivolto ai pm per avere copia del “dossier”. Le carte di Verbano rivestono ormai una valenza storica ancor prima che giudiziaria. Il buco nero che per lunghi decenni ha inghiottito le sue agende, rubriche e foto, consigliano oggi un dovere di trasparenza assoluta, tanto più che eventuali sviluppi dell’inchiesta si attendono dall’esame tecnico di altri reperti.


Gli elenchi distrutti

Quello che si legge nel verbale di sequestro del materiale trovato dalla digos nella stanza di Valerio Verbano è un lungo elenco: l’agenda rossa che fu il suo diario personale nel 1977, quaderni, decine di fogli sparsi, fotocopie, ritagli di giornali, fotografie e una pistola. In tutto, ben diciotto schedari pieni di documenti e altri sei di foto. Dopo il sequestro, cominciano le ‘stranezze’. Tutto il materiale – spiega Marco Capoccetti Boccia nel suo, Valerio Verbano, una ferita ancora aperta, Castelvecchi 2011 – sarà tenuto in custodia dalla digos per una settimana prima di essere consegnato all’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma per essere repertato e messo a disposizione del fascicolo processuale «Verbano + 4». Pochi giorni dopo la morte di Valerio i legali della famiglia ne chiedono la restituzione. Si scopre così che l’originale del cosiddetto “dossier” non è più al suo posto; è praticamente sparito. Il 27 febbraio 1980 il giudice istruttore Claudio D’Angelo, che si occupa dell’omicidio di Valerio, constatata la scomparsa del dossier dall’ufficio corpi di reato riceve dalla digos una «copia fotostatica della documentazione sequestrata nell’abitazione di Verbano Valerio». Se ne evince che si tratta ancora di una copia integrale ma Carla Verbano, che all’epoca poté visionare le carte, sostiene che il materiale inviato dalla digos era «dimezzato» rispetto all’originale. Nell’ottobre 1980, il giudice istruttore nega alla famiglia la restituzione delle carte sequestrate, ormai presenti solo in copia, perché ancora sottoposte a segreto istruttorio. Quattro anni dopo, l’11 aprile 1984, la corte d’appello che aveva giudicato Valerio ordina la distruzione dei reperti, comprese le carte e le foto, nonostante queste fossero state nuovamente repertate nell’inchiesta aperta per il suo omicidio. In realtà, come documenta Capoccetti, l’effettiva distruzione della copia fotostatica inviata dalla digos avverrà solo il 7 luglio 1987. Da quel momento non c’è più traccia del dossier negli atti giudiziari. Per ritrovarne copia Capoccetti ha scritto anche alla digos, ricevendo lo scorso luglio un’evasiva risposta che tra le righe non smentisce affatto l’attuale possesso di copia del «materiale oggetto di sequestro». Documentazione che all’improvviso è riapparsa in mano ai carabinieri dopo la recente riapertura dell’inchiesta. Si è detto anche che il dossier sarebbe passato nelle mani del giudice Amato, ucciso mentre conduceva un’inchiesta contro Nar e Terza posizione, ma sempre secondo quanto accertato da Capoccetti non c’è alcuna traccia di protocollo che ne dia conferma. Questo trasmigrare, sparire e ricomparire, dimagrire, per infine esser distrutto e poi riapparire in copia fotostatica dove nessuno se lo aspetta, è senza dubbio una delle circostanze più sconcertanti di tutta la vicenda.

L’agenda rossa del 1977
Siamo entrati nelle pagine del diario di Valerio del 1977 con un sentimento di pudore. Ci sembrava di violare la sua intimità, i suoi segreti, quelli di un adolescente cresciuto in fretta. In quegli anni si diventava adulti presto travolti dalla forza di una corrente che insegnava come fosse possibile cambiare il mondo. Valerio surfava veloce su quell’onda di rivolta che non conosceva rassegnazione. Il suo era un coinvolgimento totale: almeno quattro riunioni politiche a settimana, tra collettivi, comitato e assemblee, non solo all’Archimede ma anche all’università. Annotava le manifestazioni e gli scontri del periodo, le ricorrenze, l’uccisione dei militanti di sinistra, da Francesco Lorusso ad Antonio Lo Muscio e Walter Rossi, insieme ai compiti in classe, i pomeriggi al muretto con gli amici, gli incontri con le ragazze e anche un  «abbiamo giocato a nascondino» che fa sorridere. Tanti gli slogan, roventi come la temperatura al suolo dell’epoca, ma anche una battuta del tipo: «Atac: associazione telline aspiranti cozze». Meglio non prendersi troppo sul serio. Il 4 marzo annota: «Mancia ripassa a scuola». Angelo Mancia, conosciuto come Manciokan, fattorino del Secolo d’Italia, era un noto picchiatore del quartiere. Venne ucciso per rappresaglia dalla Volante rossa poche settimane dopo la morte di Valerio, anche se con il suo assassinio non c’entrava nulla. Il 12 marzo sono appuntati gli scontri durante la manifestazione nazionale per l’uccisione da parte di un carabiniere di Francesco Lorusso e, qualche giorno dopo, il 15, la discussione nel collettivo «sui fatti di sabato e le baiaffe». Facevano discutere le pistole apparse durante il corteo e l’armeria presa d’assalto il sabato precedente. Il 22 settembre Valerio annota la partenza per Bologna dove partecipa, fino al 25, al convegno nazionale contro la repressione. Dormirà a casa di una zia accompagnato dalla madre, ci racconta Capoccetti. Il 15 novembre si legge «Vado all’Archimede, vengo aggredito». Quasi un presagio.

 

ROBERTO SCIALABBA. “C’hanno insegnato a non farci trovare morti”

28 febbraio 2011 1 commento

Sono passati 33 anni dall’assassinio di Roberto Scialabba per mano dei fascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Ucciso dai fratelli Fioravanti e Franco Anselmi nei giardinetti di Cinecittà, per non aver fatto NULLA.
Roberto era lì a chiacchierare e fumare tra amici, ma il gruppo di fuoco neofascista, che era andato a Cinecittà con lo scopo di sparare a qualche comunista (girava una voce che gli autori di Acca Larentia fossero di una casa occupata di quella zona; non trovandola spararono a caso contro un gruppo di ragazzi che si trovava sulle panchine).
Roberto è stato ucciso a freddo, con due colpi alla nuca dopo esser stato ferito.
I fascisti hanno sparato a casaccio, ma hanno lasciato a terra un compagno vicino all’Autonomia Operaia.
La sua lapide in Piazza Don Bosco a Roma recita queste parole:
ROBERTO SCIALABBA
23 ANNI COMPAGNO RIVOLUZIONARIO ASSASSINATO IN QUESTA PIAZZA IL 28-2-78 DAI FASCISTI SERVI DEL REGIME.
LA NOSTRA LOTTA NON SI FERMERA I COMPAGNI CADUTI CI HANNO INSEGNATO A NON FARCI TROVARE MORTI
Roberto era per le strade a lottare contro i padroni e i loro servi,
Roberto era per le strade per sovvertire questo paese,
Roberto era uno di noi e vive nelle nostre lotte.

28 FEBBRAIO 2011, ORE 17.
PRESIDIO IN PIAZZA DON BOSCO.
UN FIORE PER ROBERTO SCIALABBA

Tonino ai domiciliari!

21 dicembre 2010 1 commento

Una sola riga. Di più non so, di più non serve.
Tra poco Tonino dovrebbe uscire dal carcere di Civitavecchia dove si trova privato della sua libertà dal 26 luglio, per un attacco repressivo vergognoso.
Ha appena ottenuto gli arresti domiciliari e di questo siamo felici!!

NAPOLI: CORTEO NAZIONALE CONTRO LA REPRESSIONE

5 novembre 2010 1 commento

MOLTO FELICE DI PARTIRE PER NAPOLI. DOMANI TUTTE E TUTTI AL CORTEO, CONTRO LA REPRESSIONE E IL CONTROLLO SOCIALE,
PER LA LIBERAZIONE DI TONINO E DI TUTTI I DETENUTI!

Il corteo del 6 novembre vuole gridare a gran voce la liberazione di Tonino, ma siamo ben coscienti che il nostro compagno è purtroppo uno dei tanti generosi militanti impegnati nelle lotte sociali, nelle università, nei quartieri, tra la gente, che la repressione colpisce non solo per le sue azioni, quanto per il fatto che queste dimostrano quotidianamente il dissenso verso un sistema che affama ed opprime.Abbiamo scelto quindi di chiamare un corteo nazionale contro la repressione, che intendiamo dispiegata a tutti i livelli: nelle violente cariche, nelle perquisizioni e negli arresti come è accaduto negli ultimi giorni a Terzigno e Boscoreale o ancora nel caso dei disoccupati, ma anche nelle forme di controllo sociale, attraverso la militarizzazione dei territori, le ordinanze dei sindaci sceriffi e le telecamenre ad ogni angolo delle città.Per questo proponiamo la costruzione di uno spezzone unitario, a carattere nazionale, che tenga dentro tutti i movimenti e le realtà che ogni giorno lottano in difesa del lavoro, della casa, della salute.Stiamo assistendo ad un paradigma repressivo ormai consolidato. Quando le lotte si sviluppano per rivendicare diritti e dignità sociale e si radicalizzano, rappresentando una vera minaccia allo status quo, allora non si tratta più di lotte popolari, ma, anche grazie allo zelante operato della stampa, il Governo grida all'”infiltrazione” da parte di cosiddetti antagonisti, terroristi, anarco-insurrezionalisti.
Le lotte invece, ce lo dimostra Terzigno proprio in questi giorni, vanno avanti, sempre con il loro carattere popolare, grazie alla gente che popola i luoghi del veleno ogni giorno ed ogni notte.Crediamo anche noi che alla repressione non c’è altra risposta che la lotta e la dimostrazione dell’unità delle lotte in piazza rappresenta lo strumento più efficace anche per essere solidali con tutti i compagni detenuti per mano dello Stato.

Contro la repressione. Uniti si vince!Libertà per tutti i detenuti!

Collettivo Area Vesuviana / Movimento per la Difesa del Territorio Area Vesuviana / Movimento per il Lavoro Banchi Nuovi / Area Antagonista – lab. Okk. Ska e CSOA Officina 99 / Z (Zone E Traiettorie Autorganizzate) / CSOA Tempo Rosso / No-workers Terra di lavoro / CSOA Spartaco / Collettivi Studenteschi Nopasaran / Red Link / Collettivo Baruda / Studenti Federico II / Iskra / Collettivo Autorganizzato Universitario / Coordinamento II Policlinico / Confederazione Cobas Napoli

 

Irruzione della Guardia di Finanza ad Officina99

16 settembre 2010 2 commenti

Comunicato Stampa

La destra comincia la sua campagna elettorale suonando una cover vecchissima: quei “drogati dei centri sociali”….! Con un’operazione palesemente telecomandata e una giornalista de il Roma “Embedded”, intorno alle 12 di oggi alcuni personaggi in borghese poi qualificatisi come appartenenti alla guardia di Finanza sono entrati all’interno del Csoa Officina 99 di Via Gianturco per verificare sulla base di “segnalazioni ricevute” la presenza di piante di Canapa. Guarda caso il giorno dell’avvio della festa annuale in strada, probabilmente per avere piu pubblicità…
Dopo una lunga perquisizione sono state sequestrate alcune piante presenti sul terrazzo e identificate tutte le persone presenti dentro e fuori il centro sociale, che lavoravano alla preparazione della 1 giornata di “adunata Sediziosa” XI  festa dell’autorganizzazione e dell’antagonismo campano. Le 7 persone impegnate con la cucina sono state addirittura portate nella caserma di via Gianturco perchè, a differenza di chi allestiva gli stands, era dentro il palazzo!! Un presidio con decine di attivisti si è immediatamente costituito fuori la caserma per chiederne l’immediato rilascio! Per gli avvocati sarebbe tragicomico se, in uno spazio sociale aperto a tutti, 6 persone impegnate nella cucina, si vedano assegnata qualche responsabilità particolare per delle piante trovate sul terrazzo. In un altro qualunque momento ne avrebbero trovate altre venti, di persone, o anche migliaia durante un’iniziativa come stasera.
Tutti sanno invece che da anni sul terrazzo del centro, del tutto pubbliche e visibili, ci sono alcune piante di canapa  come simbolo e provocazione politica contro le leggi proibizioniste che continuano a fare morti e profitti per le organizzazioni mafiose. E’ politicamente e moralmente vergognoso che in una città come la nostra dove il proibizionismo consegna uin potere enorme alle narcomafie si facciano blitz farsa come questo a scopo di propaganda.
Il centro sociale che da anni ha un consolidato riconoscimento nel quartiere, che svolge in continuazione attività, corsi e serate, cui la cittadinanza riconosce un ruolo chiave nella salvaguardia ambientale dell’area, continua ad essere attaccato per una battaglia politica che continuerà a svolgere, contro una legge infame, la Fini-GIovanardi, che sta riempiendo le carceri di giovani consumatori senza risolvere i problemi e contro la demonizzaziuone della canapa che ha solo ragioni speculative.

A più tardi nuove info sulla situazione dei fermati.

Csoa Officina 99

Renoize 2010: a Renato Biagetti, 4 anni dopo

26 agosto 2010 Lascia un commento

Il 27 Agosto di quest’anno saranno 4 anni che Renato è stato ucciso; un’aggressione fascista che si è trasformata in assassinio.

Quattro anni di vita, di lotte, di sorrisi e di lacrime, di rabbia, di processi, di partenze e ritorni, di nuovi arrivi e nuove nascite, di sogni realizzati e altri lasciati in sospeso ma mai persi.
Quattro anni di cambiamenti, di crisi, di crescente delirio securitario.
Quattro anni in cui, nonostante… il passaggio di questa città ad un’amministrazione di destra, i sani anticorpi antifascisti hanno continuato a difendere e a tenere viva la memoria di questa città ribelle e mai domata, di questa Roma Città Aperta.
Quattro anni di abbracci e sguardi forti, intrecciati con le storie di Dax, Carlo, Federico, di Carlos e Alexis, di Nicola, Aldo, di Stefano e di tanti altri purtroppo, per non dimenticare, per raccontare la verità, per chiedere giustizia.
Quattro anni in cui il nome di Renato ha risuonato ovunque, perché la sua storia è un pezzo di quell’ingranaggio collettivo che anima questa città e non solo.
Partigiani dei nostri tempi, con le radici forti strette alla memoria della Resistenza e con le ali robuste per volare e lottare nel tempo della crisi.

Per questo, anche quest’anno, quelli di Renoize vogliono organizzare un appuntamento pubblico nel territorio in cui viveva Renato:
Sabato 28 Agosto a Parco Schuster (San Paolo) con mostre, banchetti, buon cibo accompagnati dall’esibizione degli artisti su elencati a partire dalle 18 fino all’1.
Una serata di musica e parole in una serata di fine agosto, come quella che ci ha portato via Renato in cui dare voce alle lotte e ai percorsi che portiamo avanti durante tutto l’anno, e dare spazio alle note di chi suona nella sala prove Renoize e non solo.
Finchè ci saranno quelli/e come noi, ci sarà sempre il tempo di far vivere chitroppo presto, ingiustamente e con un’assurda e inconcepibile violenza ci è stato tolto. Finchè ci saranno quelli/e come noi, si potrà sempre dire: “è una questione di memoria”.

L’invito quindi è quello ad esserci, ancora una volta, anche quest’anno! Per ribadire che non facciamo un passo indietro e abbiamo gli occhi ben aperti, che i sogni di Renato vivono in noi, perchè chi pensava di fermarci ci vedrà muovere, chi pensava di zittirci ci sentirà urlare la verità!

“Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi. “ Enio Sardelli “Partigiano Foco”

19/05/1991 19/05/10 AURO BRUNI VIVE

19 maggio 2010 Lascia un commento


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Lo sdegno diventa rabbia: “gli Altri” fa un anno!

14 maggio 2010 1 commento

comunicato
13.05.2010 – Via Gregoriana 5 (Roma)

LO SMASCHERAMENTO CONTINUA

Finalmente oggi è il compleanno degli “Altri”, e gli antifascisti e le antifasciste di Roma hanno deciso di festeggiare con loro. Volevamo fargli
una sorpresa, ma loro ci hanno regalato qualcosa di più grande. Volevamo chiedere a Sansonetti e ai suoi epigoni cosa ci fosse da festeggiare, dopo un anno di trasformismo e di comunanza e complicità con i fascisti del Terzo millennio. Carichi di sdegno siamo andati a rovinare la festa di chi voleva garantita la marcetta del Blocco studentesco lo scorso 7 maggio, di chi li vede volentieri come ospiti.
Volevamo fargli un regalo, insomma. Ma la redazione degli “Altri” ci ha fatto un dono “Migliore”: erano presenti ai festeggiamenti, infatti, la neo-governatrice del Lazio Renata Polverini, ospite d’Onore del settimanale, che appena ci ha visti ha scelto, come è tradizione dalle sue parti, la via della fuga, e la deputata del Partito democratico Paola
Concia, già nota per la sua visita a Casa Pound, che si è lasciata andare ad un “Bella ciao” poco credibile e ad atteggiamenti provocatori tipici di chi non sa cosa dire.
Lo sdegno è diventato rabbia. Vi abbiamo smascherati. Abbiamo visto i vostri sorrisi tramutarsi in vergogna. Il re è nudo. Volevate ridere e festeggiare. Ma il vostro brindisi è stato amaro. Sarà la nostra risata che vi seppellirà. E chi brinda coi fascisti se strozza!

Antifascisti e antifasciste di Roma

“Stupratele! Tanto poi abortiscono”

10 maggio 2010 12 commenti

L’agenzia stampa che ho appena letto mi ha lasciato di stucco.
Perchè poi quando si parla di aborto o di Ru486 mi sale in pochi secondi il sangue al cervello: fondamentalmente mi succede ogni volta che le mie orecchie, i miei occhi, il mio corpo in ogni sua parte, avvertono il manifestarsi di qualunque forma di sessismo, di qualunque prevaricazione maschile sul corpo e le libertà di qualunque donna al mondo.
Mi parte la brocca, come si dice a Roma, divento poco lucida.
E allora è difficile mantenere la calma o tanto meno “argomentare” quando il livello della notizia è così avvilente, così lurido e merdoso.
Ieri a Massa c’è stato un convegno sulla RU486 (convegno????) al quale partecipava anche il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore (e un’altra sequela di nazisti).
Fuori dal teatro sede dell’evento c’era un indignato presidio di donne che manifestava contro questo convegno di questi fantomatici difensori della vita: quando Fiore ha lasciato il teatro e le donne hanno iniziato a fischiargli contro e urlargli qualcosa, i suoi scagnozzi e qualche altra merda secca presente all’iniziativa ha gridato “STUPRATELE CHE TANTO POI ABORTISCONO”.
Questo è il livello che viviamo.
Poi abbiamo la redazione de “Gli Altri” che scrive appelli per permettere a Casa Pound e Blocco Studentesco di sfilare, perchè sarebbe antidemocratico il contrario.
Mo che mi venite a dire che Casa Pound so’ bravi e democratici mentre Forza Nuova invece so’ fascisti?
Sicuramente parliamo di due diversi fascismi; forse quelli di Casa Pound non avrebbero mai urlato una cosa simile perchè sono un po’ più intelligenti e un po’ meno medievali integralisti cattolici di Forza Nuova ma……

VOGLIO ESPATRIARE.
VORREI INCONTRARE QUELLE QUATTRO MERDINE NERE CHE IERI INVOCAVANO ALLO STUPRO PER FARGLI VEDERE QUANTO SONO SEMPRE STATA ANTIDEMOCRATICA!

[Marcia per la vita? magari morite TUTTI]

ORA VOMITO!

5 maggio 2010 5 commenti

Ecco l’appello di alcuni giornalisti de “Gli Altri” a sostegno di Casa Pound:

Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni. Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l’aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato.

Firmato:
Ritanna Armeni, Angela Azzaro, Massimo Bordin, Andrea Colombo, Lanfranco Pace, Piero Sansonetti

NON HO PAROLE!
ADESSO ABBIAMO PROPRIO SUPERATO TUTTI I LIMITI!
CHE SCHIFO, VERAMENTE SENZA PAROLE.
Pensavo potessero bastare le loro parole, invece mi dicono che non posso fare un post così, che è meglio se “argomento”.
Ma che devo argomentare?
Qualcuno ha mai visto queste persone firmare o scrivere articoli quando a pochi passi dalla loro vecchia redazione c’erano aggressioni fasciste ai danni di chi attacchinava o usciva da un concerto del centro sociale La Strada? Non mi sento in dovere di argomentare con chi, con la scusa dell’antigiustizialismo (che mi appartiene in tutto e che ho sempre riconosciuto come fiore all’occhiello del pensiero di Sansonetti e dei suoi giornali presenti e passati) si difende sempre e solo questa feccia squadrista.
Non so cosa spinge queste 6 persone a scrivere una cosa simile, non capisco che bisogno ce n’era se pure è quello che pensano.
Non capisco e son contenta di non capire questo loro innamoramento per CasaPound…ma questa storia va avanti da troppo tempo e adesso non l’accetto veramente più.

Stanno bene con Paola Concia e i dibattiti a Casa Pound…a difendere la libertà di manifestare per quattro fascisti squadristi.
Non ho niente da argomentare.

“Costituzione” e “democrazia” non sono valori che m’appartengono

22 aprile 2010 3 commenti

La Costituzione??
La Democrazia??
Ma perchè? Perchè siamo diventati così?
Sarà dura per me stare in piazza questo 25 aprile: volevo portare il mio bambino al suo primo corteo di LIBERAZIONE ma non credo riuscirò a farlo.
Sono comunista, sono antifascista…ma quest’ antifascismo non mi piace, quest’antifascismo non m’appartiene.
Non riesco a vedere “compagni miei”, SANGUE MIO, invocare democrazia e Costituzione…
Non potete chiedermi di difendere la Costituzione…non la potete trattare come una cosa intoccabile, detentrice di valori eterni ed inviolabili.
Ma di cosa stiamo parlando?
Ma da quando amiamo la nostra Costituzione? La democrazia? Una costituzione che parla di “famiglia”, di “proprietà privata”?
La stessa democrazia che tiene i compagni in carcere da trent’anni, la stessa democrazia che ha regalato ergastoli e leggi speciali,
la stessa democrazia che sgombera le case, che carica i lavoratori e l’ha sempre fatto.
Quanti proletari sono stati ammazzati dalla nostra Costituzione???

Ieri ad Ostia c’è stata l’ennesima aggressione di Casa Pound: c’era un compagno solo ad attacchinare che s’è salvato per un pelo:
Volevo mettere il comunicato e non ne sono stata capace: si invocano le “forze sinceramente democratiche”… sul mio blog, scusate, non riesco a mettervi!

Non riesco a condividere strade e piazze nemmeno più con la retorica partigiana di personaggi come Bentivegna che poi hanno avallato ergastoli a go-go.
Basta, invece di capire questo, di superare quella retorica in modo antagonista e rivoluzionario facciamo addirittura passi indietro,
la peggioriamo, la rendiamo ancora più “democratica e populista”.  Non ne posso più!
Vorrei contenuti di altro genere, vorrei parole nostre…non vorrei appellarmi solo al lessico borghese, alle Costituzioni borghesi e ai loro tribunali.

Questo 25 aprile mi sento molto sola, e non per i tanti fascisti in giro, ma per il modo in cui tentiamo di combatterli!

Aggressione fascista a Magliana: il comunicato

18 marzo 2010 Lascia un commento

AGGRESSIONE FASCISTA  A MAGLIANA !

La sera del 14 marzo un gruppo di razzisti armati di bastoni e con i volti semicoperti da sciarpe e fazzoletti hanno fatto irruzione nel bar bangladese di via Murlo. Pochi minuti di terrore violenza e devastazione, ai danni di quanti/e erano nel locale.
Questo, è soltanto l’ultimo episodio in ordine temporale, di provocazioni e aggressioni ai danni della comunità bangladese che vive e lavora a Magliana, così come di una serie di atti simili nella città di Roma, compiuti da persone certe della loro impunità.

"Monnezza" a Magliana!

Esattamente 48 ore prima di questo assalto razzista sono apparse sui muri del nostro quartiere scritte razziste, inneggianti al Fascismo e firmate “Senza Padroni”.
I carabinieri di Bernardo e Casarsa, i consiglieri del Pdl e lo stesso sindaco Alemanno coadiuvati dai giornali stanno depistando le indagini dichiarando che è solo una banda di teppisti e bulli di quartiere. Ma i veri mandanti politici e morali di questa aggressione sono proprio Alemanno, Fabrizio Santori, Augusto Santori e Federico Rocca e il circolo Pdl  “Magliana senza padroni” che da mesi incitano con le loro parole alla violenza razzista a Magliana e in tutta la città!
Noi compagne/i del CSOA Macchia Rossa denunciamo il clima di intolleranza nei confronti dei/delle migranti che sta crescendo nel nostro quartiere e nella città. Sono all’ordine del giorno episodi di piccole e grandi violazioni ai danni dei lavoratori/trici e residenti di origine straniera.

Denunciamo politicamente e pubblicamente, quanti strumentalizzano i ragazzini di Magliana, con false idee di ribellione, e che usano la pratica dell’aggressione ai danni dei/delle migranti come vile palestra per preparare la “carne da macello” a  scontri più difficili. Non ci interessa sapere chi sono gli autori materiali di questo raid. Per noi sono un gruppo di fascisti e razzisti, coperti dalle guardie e questo ci basta: noi non siamo spie e informatori dei carabinieri, noi non li denunceremo alle forze dell’ordine neanche se sapessimo chi sono. Noi non siamo spie come loro! Noi li affronteremo sul terreno della lotta politica e sociale e su quello dell’antifascismo e sia chiaro che se qualcuno oserà toccare un compagno o una compagna del centro sociale Macchia Rossa ne dovrà rispondere politicamente e seriamente.Al Sit-in e al Corteo di lunedì e martedì a Magliana sono venuti i consiglieri municipali Santori e Rocca e il delegato alla sicurezza Ciardi del Pdl a portare una falsa e strumentale solidarietà, ma per fortuna gli\le antirazzisti\e hanno pacificamente ma in maniera determinata respinto questa infame provocazione fascista e non hanno permesso che partecipassero né al sit in né al corteo!
Purtroppo agli sciacalli strumentalizzatori del Pdl si sono aggiunti anche quelli del Pd, che con in testa il presidente-sceriffo del XV Municipio Gianni Paris hanno convocato una manifestazione a puro scopo elettorale sulla vicenda dell’assalto razzista di Via Murlo. Invece di sostenere la manifestazione indetta dalla comunità Bangladese di martedì scorso, dove hanno partecipato solo pochi e generosi compagni di Rifondazione e Sinistra e Libertà,
il Pd ha indetto un’altra manifestazione per Venerdi 19 a cui noi non parteciperemo e invitiamo i compagni e le compagne sinceramente antirazzisti\e a non partecipare.

Centro Sociale Occupato Autogestito “Macchia Rossa” Magliana

Un fiore rosso per Valerio

22 febbraio 2010 Lascia un commento

Maggio 1977 _Valerio in piazza, che guarda dall'alto la manifestazione_ Questa splendida foto è sul blog di Carla http://www.valerioverbano.it

LUNEDI 22 FEBBRAIO.
TRENT’ANNI DALL’ASSASSINIO DI VALERIO VERBANO
L’APPUNTAMENTO E’ ALLE 16, IN VIA MONTE BIANCO, SOTTO CASA SUA.
PER PORTARE UN FIORE A VALERIO, PER ABBRACCIARE CARLA.

Aggressione fascista a La Strada ad un’iniziativa di Radiondarossa

7 febbraio 2010 Lascia un commento

Questa notte verso le 4 e mezza, tre ragazzi sono stati aggrediti mentre tornavano a casa a poche centinaia di metri dal centro sociale La Strada dopo un iniziativa a sostegno di Radio Onda Rossa.
I vili aggressori come sempre hanno colpito alle spalle, con bottiglie di vetro, bastoni e coltelli. I tre giovani fortunatamente sono stati dimessi dall’ospedale con alcuni giorni di prognosi, punti in testa e ferite da taglio a gambe e braccia.
Non sappiamo se questi esseri vigliacchi appartengano a una o all’altra fazione della destra romana, ma sappiamo per certo che chi si aggira di notte, travisato, coltello alla mano per aggredire chi esce da un centro sociale e’ una merda fascista. E non avra’ spazio nei nostri quartieri.
In questi giorni di campagna elettorale chiediamo a tutta la citta’ di mantenere gli occhi ben aperti per difendere i diritti e le liberta’ della roma democratica che non si vuole piegare al l’intolleranza e alla paura del diverso, predicati da tanti politici e poi agiti di notte da questi loschi scagnozzi.

Come ogni giorno continuiamo a stare nelle strade con chi lotta per diritti e dignita’ e come sempre non lasceremo nessuno spazio alla violenza fascista senza paura.
Csoa La Strada – Action Diritti
Appuntamento centro sociale La Strada, via F. Passino 24 ore 16 per volantinaggio nel quartiere.

RADIO ONDA ROSSA ESPRIME SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI AGGREDITI

Sabato mattina all’alba, intorno alle 4 e 30, tre ragazzi sono stati aggrediti dall’infamia fascista. L’aggressione è avvenuta al termine di una iniziativa che ha portato centinaia di persone al Csoa La Strada, a sostegno di Radio Onda Rossa.
Quattro persone incappucciate, armate di bastoni e coltelli, protette dall’oscurita’ della notte, si sono scagliate contro tre giovani usciti dal centro sociale con la solita modalità squadrista: aggressione vigliacca alle spalle con lame alla mano. I tre aggrediti fortunatamente stanno bene e sono stati dimessi in mattinata dall’ospedale. Hanno riportato ferite da arma da taglio e uno di loro un trauma cranico di lieve entità con diversi giorni di prognosi.
Cambiano le giunte ma il clima politico della capitale rimane sempre lo stesso. Soprattutto nel quartiere di Garbatella dove negli ultimi anni diverse sono state le aggressione nei confronti de La strada.
Il lavoro che questo centro sociale fa nel quartiere e l’alta partecipazione alle iniziative che da anni costruisce, evidentemente danno molto fastidio.
Radiondarossa esprime la sua piena solidarietà ai ragazzi aggrediti e ai compagni del Csoa la strada nella loro volontà di continuare a stare nelle strade con chi lotta per diritti e dignità senza lasciare spazio alla violenza fascista.


Presidio Antifascista all’Alberone

7 gennaio 2010 3 commenti

 7 Gennaio 2010 ore 17
Presidio Antifascista all’Alberone

Anche quest’anno in concomitanza con l’anniversario di Acca Larentia i topi nazi-fascisti riescono dalle tane ed oltre a divertirsi con i tamburi in stile gioventù hitleriana provocano e cercano di aggredire i militanti di sinistra e le loro sedi.
Rispetto a gli altri anni c’è una novità, l’affliliazione al “partito dell’amore” berlusconiano di noti nazisti come Adriano Tilgher, ex Avanguardia Nazionale coinvolto in tutte le trame golpiste e le stragi degli anni sessanta e settanta.
I nazi-fascisti ormai accolti e sdoganati dal potere si sentono sempre più autorizzati ad aggredire tutti coloro che dal loro punto di vista sono “diversi”, “inferiori” ecc.
Negli ultimi mesi la serie di violenze verso omosessuali, ebrei, immigrati, barboni,e naturalmente “comunisti” è aumentata in maniera esponenziale.
Noi, antifascisti ed antifasciste romani non ci facciamo intimidire, rivendichiamo come un dovere combattere queste carogne ed i loro sponsor e lottare per quello che è il nostro obbiettivo: una società più libera, più giusta, più uguale.
AD OGNI COSTO !!

Giovedì 7 Gennaio al Comitato di Quartiere Alberone ( via Appia Nuova 357) dalle ore 17 presidio antifascista.

Gli antifascisti e le antifasciste di Roma 

Quest’anno il sindaco Alemanno manterrà la promessa data lo scorso anno ai suoi camerati: inaugurando la “Piazza ai caduti di Acca Larenzia”.
Vivere questa città è ogni giorno più frustrante… 


								

Il punk non è mai morto e la storia non è ancora scritta. Anniversario della morte di Joe Strummer

22 dicembre 2009 Lascia un commento

Un piccolo omaggio a Joe Strummer nel settimo anniversario della sua morte.
Perchè non posso non farlo, perchè mi accompagna da sempre, perchè è uno di casa, 
perchè senza Sid e Nancy chissà come sarei venuta su morigerata e brava: quindi uno a cui rendere per forza omaggio, anche solo per aver contribuito ad alimentare il lato “poco di buono” della mia personalità.
Lui che impregna il suo punk di un mondo musicale nuovo e rivoluzionario: lui, re della fusione e dell’anticonformismo,
lui, blasfemo ed oltraggioso personaggio che in molti non avrebbero mai voluto su un palco davanti ad un microfono.
Una rivoluzione, la sua voce e la sua chitarra: il rock ‘n roll e la cultura degli anni ’60 che si fondono col punk e con l’underground del post ’79. 
Profetico e miracoloso il risultato.
Da London Calling a Sandinista, malgrado le critiche di chi dichiarava che dopo aver firmato con un’etichetta come la Cbs il punk si poteva dichiarare morto, bhè, la storia di un punk eterno e nuovo è scritta proprio da lui.
E dai suoi compagni di viaggio: una bomba ad orologeria per la benpensante, borghese, bigotta Inghilterra 

 “Io vorrei almeno che non si dicesse che i Clash sono stati solo un gruppo punk. Il punk è uno spirito molto più ampio della musica grezza e semplice che solitamente si identifica con quella parola. I Clash sono stati un gruppo di fusione, non una band di genere. Abbiamo mischiato reggae, soul e rock and roll, tutte le musiche primitive, in qualcosa di più della somma dei singoli elementi. Soprattutto, in qualcosa di più del semplice punk di tre accordi”.
 

1979. Joe Strummer: “Le riserve di petrolio dureranno ancora diecimila giorni”.
Giornalista: “Vuoi dire che ci restano diecimila giorni per trovare una fonte d’energia alternativa?”.
Joe Strummer: “No, voglio dire che ci rimangono ancora diecimila giorni per fare rock and roll”.
 

Napoli: sgomberi al Materdei

2 dicembre 2009 Lascia un commento

Posto il comunicato dei compagni di Napoli, sgomberati ieri dal quartiere Materdei.
Contemporaneamente è stata sgomberata Casa Pound, nello stesso quartiere

Napoli: Sgomberata la Ex-Schipa occupata!

Questa mattina all’alba, con 9 blindati e la celere in assetto antisommossa, è stata sgomberata la Ex-Schipa occupata di via Salvator Rosa. 40 persone, tra attivisti e nuclei familiari che li vivevano, sono state sorprese nella notte e sono uscite dopo una trattativa di 30 minuti. Ciò malgrado sono state deportate in questura dove sono state denunciate per “invasione e occupazione di edificio”. In questo momento, mentre gli occupanti escono dalla questura dopo le identificazioni, attesi da un presidio di altri compagni, stanno murando l’ingresso della Skipa e con esso i nostri sogni, il nostro lavoro, la ludoteca che partiva martedi (qualcuno lo spiegherà ai bambini!), la sala cineforum dove già si erano fatte le proiezioni in questi giorni ecc.
Abbiamo saputo che contemporaneamente è stata sgomberata Casapound a Materdei. 4 i fascisti che sono stati fermati. Delle due l’una: o hanno concordato lo sgombero o l’esiguità delle presenze rivela chi con l’occupazione rispondeva a un bisogno sociale e chi invece ne faceva una speculazione politica di estrema destra. Gli Schifone, i Taglialatela, i Santoro, rappresentanti istituzionali di una destra che quando le fa comodo sostiene di fare abiura del fascismo, dovrebbero spiegarci se l’appoggio e il sostegno concreto e continuo a un’organizzazione che per statuto si propone di “innovare e rinverdire l’eredità del fascismo” è semplicemente nostalgia per il loro passato di “camerati” o altro…
Noi non accettiamo in nessun modo questa equiparazione tra chi fa parte di una tradizione di esperienze e di autogestione a scopo sociale (che comprende non solo i centri sociali, ma gli occupanti casa, i movimenti dei disoccupati, perfino esperienze religiose ecc) e un gruppo sparuto di persone che punta a insediarsi a Napoli in strutture pubbliche per riprodurre le pratiche neofasciste, xenofobe e razziste di cui si sono resi protagonisti in tutta Italia! Con modalità squadriste e agguati che già abbiamo imparato a conoscere… Oggi il comune di Napoli e le altre istituzioni citttadine hanno compiuto un grave errore di pavidità culturale e politica. Una responsabilità anche per il futuro. Crediamo che la città debba schierarsi su questo, perchè ne va del grado di civiltà stessa della vita sociale.

Non ci fermeremo! i nostri progetti nel quartiere Materdei e a Salvator Rosa andranno avanti. Il bisogno di casa e socialità represso alla ex-Schipa troverà presto nuovi luoghi di espressione… Venerdi saremo nella manifestazione contro la repressione e l’autoritarismo indetta da un ampio arco di forze anche in difesa degli spazi occupati e che simbolicamente partirà proprio da Materdei. Stiamo infine organizzando la mobilitazione per il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana e data simbolo di denuncia delle trame stragiste portate avanti dal neofascismo e dai servizi segreti in Italia! Difendiamo il futuro: Nessuno spazio ai fascisti e ai razzisti nella nostra città.

Rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo

Da Femminismo a Sud, su Alessio Spataro e la Mini-Stronza

14 novembre 2009 Lascia un commento

Era un paio di giorni che avevo voglia di scrivere su questa storia di Alessio. Sul fumetto di Spataro se ne sono dette di tutti i colori, e anche nella compagneria è stato urlato e sbraitato di tutto. Prendo da Femminismo a Sud questa pagina perchè m’è piaciuta molto, nella sua schiettezza.
La penso anche io nello stesso identico modo, anche se da eterosessuale.
Penso che la satira sia satira e quindi debba essere libera di parlare come vuole: penso che Alessio non sia un sessista omofobo, assolutamente.
E poi mi incazzo, mi incazzo con questa sinistra che porta la bandiera quando si tratta di far campagne  conformiste e bigotte.
Non posso sopportare la Concia, che mi fa la lezione su Spataro però va a Casa Pound, tra i fascisti quelli veri, perchè lo trova un interessante terreno di dibattito. Eh no, allora no. Mi viene il prurito. 
 

Da Femminismo a Sud
L’italia è l’unico posto in cui un premier può chiamare “zoccola” una ministra e quella poi si incazza con un fumettista che fa satira antifascista umanizzando il suo personaggio.
Sulla sua parlata romana hanno satireggiato tutti. Spataro c’ha messo un po’ di fetish al sapor di pecorino e da antifascista qual è ha fatto rivivere il personaggio nel suo ambiente naturale: la merda. 
Fascisti di merda tornate nelle fogne” d’altronde è uno slogan forse dimenticato ma quanto mai attuale. Ma il punto è anche un altro: si parla di libertà d’espressione, di fare satira e nel nostro paese questa libertà è messa a rischio proprio dalla gente come la Meloni.

La Lipperini pone una questione di buon gusto e di responsabilità [1] [2]. Sostiene che non ci sia differenza tra il sessismo tirato fuori dalla categoria maschia a partire dalla faccenda noemi in poi e quello di Spataro. Cita un articolo di repubblica sempre attenta a queste questioni tranne che per il fatto che un giorno si e uno no lo stesso giornale online pubblica foto sessiste [1] [2] che relegano le donne in una dimensione orrenda senza averci neppure l’antifascismo come motivazione di partenza. giorgiameloni1
In rete le opinioni sono tante. C’è chi difende la libertà d’espressione tout court, chi si schiera con alessio spataro perchè condivide i contenuti del suo fumetto che sta online da più di un anno nell’apposito blog, chi dice che il fumetto fa cagare, chi dice che viene usato lo stereotipo delle donne in quanto stupide vacche in calore, chi definisce il fumetto arguto, con ottime basi culturali antifasciste e addebita lo squallore unicamente alla meloni specificando che a fare cagare sono i fascisti.
E di fascisti in azione da un po’ di tempo a questa parte ne vediamo tanti: basta ricordare le affermazioni della meloni a proposito della englaro. Non si disse mai offesa come donna per aver sentito il suo premier dire che la englaro poteva ancora procreare. Non rivendicò rispetto per le donne oppresse dalla religione cattolica a scuola. Non dice nulla a proposito di uomini, donne ebambini massacrati perchè a roma è partita – giusto mentre si parla di elezioni regionali – l’ennesima campagna basata sulla paura in cui si istiga al linciaggio contro i rom. Non dice nulla sulle vite distrutte, inseguite, rastrellate a San Nicola Varco solo per la loro nazionalità. Nulla a proposito della depenalizzazione dei maltrattamenti in famiglia grazie al processo breve voluto da quello che l’ha chiamata zoccola.

Nulla sulle gggiovani che lei dice di rappresentare a proposito di educazione sessuale preventiva allo stupro. Nessuna parola a difendere le donne, mai. Perchè lei è uomo dentro, un uomo di merda, per l’appunto.
Come la sua collega e compare che si appella al femminismo e alla sensibilità di genere per bloccare un film, Francesca, che parla della condizione dei rom e delle rom in italia. Tutte improvvisamente sensibili, tutte con la bocca ripulita nel water dopo aver inzozzato di concetti sessisti, razzisti e fascisti l’intera nostra cultura italiana.

bloggerfemministaE tra ieri e oggi la rabbia è diventata furia di dirne di peggio, senza l’ausilio della satira, perchè se c’è chi può scherzare sulla fisicità del premier mentre tutti ridono non si capisce come mai la meloni debba essere trattata con riguardo. Come dire ad un caricaturista di salvare i dettagli per le donne e di fare gobba e orecchie a sventola solo ad andreotti.
Che me ne frega di usare argomenti antisessisti per una ministra sessista? In nome di questa solidarietà bipartisan tra donne in quanto donne? Ma la meloni lo sa di essere donna? Perchè io qualche dubbio ce l’avrei. E che mi frega di essere solidale se dalla sua bocca non è venuta fuori neppure una parola a sostegno di donne, lesbiche, gay, trans, eccetera eccetera? Che m’importa di aderire alla formula dell’antifascismo inesistente, colluso, delicato e “civile” che viene sollecitato da destra e da sinistra?

Che gli si può dire a Spataro? Che è stato troppo buono, forse, che qualche tavola non fa affatto ridere, che lo splatter non ha attenzione al genere e allora un suggerimento da parte nostra poteva giovare. Avrebbe potuto basare la sua umanizzazione a partire da una immagine modello di perfezione non stereotipata, farla accoppiare con un’altra donna che la sveleniva a colpi di tampax in faccia. Ma giusto per farle capire che c’è una differenza enorme tra un corpo che ha il dovere di sgravare per la patria e una donna che deve essere lasciata in pace per finire la sua vita con dignità senza essere usata dalle speculazioni volgari di fascisti e movimentisti per la vita obbligata. Come si legge nelle discussioni in rete però Spataro ha una visione “maschile” delle cose perchè è un maschio (maschile non significa necessariamente maschilista). In secondo luogo è bell’e spiegato anche il perchè la Meloni viene rappresentata in un amplesso con un uomo feticista piuttosto che con una lesbica: proprio perchè lei è una fascista e non potrebbe essere accostata ad una sessualità diversa da quella etero che lei stessa promuove come unico modello culturale.

melonisatiraLa lipperini ha ragione quando dice, e lo diciamo anche noi, che è necessaria responsabilità del mondo della cultura nel veicolare concetti che possono ritorcersi contro di noi, ma questo è un ragionamento da farsi con la stessa forza sempre e comunque e non mi pare di aver visto la stessa levata di scudi bipartisan ad ogni affermazione delle donne di destra mentre legittimavano disumanità, rastrellamenti, omicidi legalizzati, deportazioni, stupri dentro i Cie e dentro i lager libici, sfruttamento dei corpi femminili per far passare il pacchetto sicurezza eccetera eccetera eccetera.
Oltretutto la Meloni dovrebbe prendersela con la cultura fascista che a proposito di perfezione dei corpi e di legittimazione del modello estetico unico è da sempre capostipite. Dovrebbe prendersela con il velinaro che si ritrova come premier e che la chiama zoccola in pubblico.
Dovrebbe prendersela con loro invece di ricordarsi che esiste una cultura del rispetto dei generi che viene da sinistra ed è costantemente offesa da destra.
La ministronza di Spataro forse non è un capolavoro che resterà negli annali della storia del fumetto ma almeno ha il merito di aver umanizzato una donna che fossi stata io l’avrei rappresentata alla art spiegelman, come un animale senza dignità. Ditemi voi come rappresentereste una Kapo’, perchè è di questo che stiamo parlando.
I fascisti non hanno senso dell’umorismo, e questo lo sapevamo. Sono conformisti e tengono alla forma, e sapevamo anche questo. In questo tempo in cui l’immagine conta più di tutto Spataro ha osato sporcare quella di una ministra che ama apparire con gli occhi al cielo e la mano al petto cantando l’inno di mameli. Personalmente trovo molto più oscena e volgare quella immagine. Non c’è di peggio che vedere una donna prostituirsi al regime con il piacere di farlo.
—>>>Leggi a proposito di antifascismo viola.
—>>>Leggi “Udite, udite, è uscito la ministronza!

Ps: Fino ad ora la figura della fascista (o del fascista) in termini culturali non è stata minimamente toccata. Anzi viene presentata con quintali di appeal e viene esaltata a partire dalle interviste a Fini, dalle tante comparsate televisive della mussolini, dal grande spazio che viene dato ad altre donne fasciste. Se c’è chi lo saprà fare a partire da una decostruzione dei significati legati ai corpi, gli stili di vita proposti, le razze, eccetera eccetera con una attenzione al genere e con linguaggi differenti, ben venga. Questo fumetto, per quanti difetti abbia, lo consideriamo almeno un esempio di antifascismo irriguardoso, orgoglioso e privo di ambiguità. Non possiamo dire la stessa cosa di molta altra monnezza “culturale” che pretende di dire senza dire mai niente. 
—>>>Se ne hai voglia leggi un esempio di satira sulla sessualità maschia di un fascista con la sfiga del pene sinistroverso.

Grande Alessio! Spataro fa incazzare tutto il Pdl

11 novembre 2009 4 commenti

MINISTRONZAGrande Alessio!!
Oggi il caro Alessio Spataro, vignettista, l’uomo dalla vespetta più pazza di Roma è riuscito a far incazzare tutto il Pdl.
Loro gli hanno fatto un bel regalo, perchè una pubblicità simile per l’uscita del suo nuovo libro di strisce non se la sarebbe mai immaginata.
E invece è sulle prime pagine di tutti i giornali: li ha fatti proprio avvelenare.
Grande Alessio, mi immagino che bella faccetta soddisfatta starai facendo nel sentire La Russa che inveisce contro di te.
E tutto per “La Ministronza“, il tuo nuovo libro dedicato totalmente a Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, ex responsabile nazionale di Azione Studentesca!

Veramente grande! 
Ovviamente la Meloni ha ricevuto piena solidarietà anche da esponenti del centro-sinistra, tutti immediatamente uniti a difendere la giovane ministro sotto attacco niente di meno che da un disegnatore, uno che fa strisce comiche, che fa satira.
La satira si sa, non è mai stata estranea alla volgarità, non ha mai evitato nella sua storia di essere scurrile. Questo a volte non piace nemmeno a me, ma fa parte della satira, volenti o nolenti.

Quindi, fondamentalmente, questa storia di vederli cianciare così tanto per la Meloni presa un po’ per i fondelli…mi piace e mi diverte…

Botta e risposta tra Casa Pound e Liberazione: esilarante

14 ottobre 2009 Lascia un commento

 

Richiesta di rettifica ai sensi dell’art. 8 L. 47/48.

Quel bel tipo di Gianluca Iannone

Quel bel tipo di Gianluca Iannone

Nella qualità di Presidente e legale rappresentante pro tempore dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound Italia, Vi diffido a rettificare, nei termini e modi di legge, il contenuto dell’articolo «Roma, Giovane Italia dopo l’attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa», a firma di Paolo Persichetti, da Voi pubblicato nell’edizione del 3 ottobre 2009, alla pagina 4, pubblicando con il medesimo rilievo e uguale posizione, il seguente testo: «Si precisa che non è esatto quanto riportato, a pagina 4 dell’edizione del 3 ottobre 2009, nell’articolo “Roma, Giovane Italia dopo l’attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa”, e cioè che l’azione politica di CasaPound sia architettata al solo scopo di garantire agli associati un ingresso nel Pdl per non restare fuori “dai giochi e soprattutto dalla torta dei soldi che arrivano dal sottogoverno”. Vero è, infatti, che l’attività politica, sociale e culturale dell’associazione, finanziata esclusivamente dai contributi degli associati, mira a proporre un nuovo rivoluzionario concetto politico, l’Estremocentroalto, e che, a tal fine, la stessa associazione è pronta a dialogare e confrontarsi con chiunque, senza volgari pregiudizi né puerili pregiudiziali». In mancanza di un Vostro riscontro entro i termini di legge, Vi preannuncio sin d’ora l’intenzione di adire l’autorità giudiziaria al fine di ottenere giusta tutela dei diritti dell’associazione.

Gianluca Iannone

 RISPOSTA SU LIBERAZIONE DEL 14 OTTOBRE 2009

Perché mai negare così nervosamente l’evidenza? Che CasaPound faccia parte di quella sessantina di associazioni, che dopo un bando sono entrate nella graduatoria dei finanziamenti stanziati lo scorso agosto, con procedura del tutto anomala, dalla presidenza del consiglio comunale di Roma, è un fatto pubblico attestato da una delibera per «Attività culturali, sportive e folkloristiche». Per altro, in una risposta polemica alle dichiarazioni fatte dal sindaco Alemanno sulla necessità di ridiscutere il “finanziamento” a CasaPound, dopo che una giornalista si era vista vietare l’ingresso all’incontro-dibattito con Marcello Dell’Utri sui ”diari del Duce”, organizzato nella sede romana di via Napoleone III, lo stesso Iannone aveva precisato che «della vittoria di un bando» si trattava. Appunto! 
Certo brucia non essere più i primi della classe, non poter più vantare l’aristocratica purezza di chi rivendica per se “etica, epica ed estetica”, ma si è piegato alla pratica plebea di ricevere denaro pubblico, come un normale client. 
canaQuanto al resto, le coloriture futuriste, le provocazioni dannunziane, la postura superomista, lo stile scapigliato, spostano di poco la sostanza politica di un gruppo che agita simbologie tutte interne al blocco sociale della destra di governo e conduce con brio la marcia d’avvicinamento-dialogo con l’area multiforme del Pdl. Insomma siamo sempre lì, nel cortile del Palazzo, all’Estremocentroalto, come lo chiamate, che non è in politica quello che nel calcio ha rappresentato la «bizona» del mitico Oronzo Canà, col suo rivoluzionario modulo 5-5-5, ma qualcosa che dietro l’iperbole della formula nasconde una visione inquietante. 
«Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici; conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari; legalitari e illegalitari; a seconda delle circostanze, di tempo, di luogo, di ambiente, in una parola di “storia” nelle quali siamo costretti a vivere e ad agire». Lo diceva un tale nel 1922. Anche lui cercava posizioni «regali e sovrane, al di là degli opposti sbandamenti», anche lui elogiava «la vita come ascesa», anche lui immaginava «la partecipazione per base, la decisione per altezza e la selezione per profondità» e rifiutava «l’attrazione morbosa per l’informe e il deforme». Anche lui praticava «l’Estremocentroalto». Si chiamava Benito Mussolini. Appunto.

Paolo Persichetti 

28 Agosto 2009: concerto per Renato, per i suoi occhi …

25 agosto 2009 1 commento

renoize09spedire

Ciao Renà

In Cina a colazione mangiano il padrone…

27 luglio 2009 1 commento

Cavolo…l’Asia è in fermento. O meglio la sua classe operaia, super sfruttata e in corsa verso una crescita economica mostruosa.
Dopo le notizie degli operai in sciopero/occupazione in Corea del Sud, ormai sotto costante minaccia di più di 6000 celerini fuori i cancelli,
ci arriva la notizia dalla Cina di un linciaggio avvenuto per mano di centinaia di operai che hanno bastonato a morte, non permettendo i soccorsi, un uomo molto importante per il capitalismo cinese.
Per ora incollo la notizia così come è apparsa sul Corriere della Sera, in attesa di aggiornamenti

PECHINO (CINA) — Migliaia di ope­rai urlanti hanno inseguito il direttore generale di una socie­tà dell’acciaio e lo hanno mas­sacrato a colpi di pietre e ba­stoni. È successo a Tonghua, nella provincia di Jilin, nel Nor­dest della Cina. La vittima, Chen Guojun, un quarantenne dirigente del­la Jianlong Steel Holding Com­pany, azienda statale dell’accia­io, si è presentato a Tonghua, dove è attiva una società loca­le che opera anch’essa nel cam­po dell’acciaio, la Tonghua Iron and Steel group.

Il compi­to di Guojun era quello di ope­rare una fusione tra la sua azienda e la Tonghua Iron and Steel group. In pratica la com­pagnia Jianlong avrebbe assor­bito l’acciaieria di Tonghua. Gli operai si oppongono al­la fusione dei due gruppi per­ché avrebbe come conseguen­za il licenziamento di migliaia di persone. Sembra che dei 30 mila operai di Tonghua, circa 10 mila avrebbero perso il la­voro. Di qui la reazione furi­bonda. Quando Guojun è arri­vato da Pechino ha trovato mi­gliaia di uomini minacciosi che hanno circondato la sua auto. Il dirigente è riuscito a sgusciare fuori dalla vettura e ha cercato scampo lungo le scale dell’edificio in cui si tro­vano gli uffici aziendali. Non è andato lontano. Torme di operai inferociti lo hanno inseguito colpendo­lo alla testa con randelli e sca­gliandogli addosso mattoni e pietre. Nel frattempo migliaia di lavoratori facevano muro per impedire alla polizia di in­tervenire. Gli agenti che han­no cercato di forzare il blocco sono stati aggrediti e si sono visti incendiare tre auto.

Gli operai non si sono mossi nem­meno quando la sirena di un’ambulanza, chiamata per soccorrere il dirigente, cerca­va di convincerli a lasciare un varco libero. Chen Guojun, secondo il Centro informazione per i di­ritti umani di Hong Kong, è stato lasciato morire sulle sca­le. Come ha confermato un uf­ficiale della polizia al giornale South China Morning Post . «È vero. L’aggressione c’è stata. La gente ha impedito all’ambu­lanza e ai medici di portare soccorso». All’origine della ri­volta pare che ci fosse anche il risentimento nei confronti del manager Guojun per i suoi alti guadagni. L’anno scorso ha in­cassato 3 milioni di yuan, una cifra enorme per la Cina, che corrisponde a poco più di 300 mila euro. Secondo una tv loca­le, dopo la violenta reazione degli operai, il governo ha de­ciso di «accantonare in via per­manente » la fusione delle due aziende. E questo ha riportato la calma. La fusione tra azien­de dell’acciaio risponde a un progetto che l’amministrazio­ne di Hu Jintao ha varato da tempo. La Cina è il più grande produttore al mondo di accia­io, ed è anche il maggior con­sumatore di questo metallo. La politica di Hu Jintao, molto statalista, mira a creare, attra­verso fusioni aziendali, dei co­lossi in grado di sfidare qua­lunque holding sul piano mon­diale. Decine di aziende sono state accorpate e oggi nel cam­po dell’acciaio operano tredici grandi gruppi cinesi. Ma il pia­no di fusione si scontra con la reazione degli operai timorosi di perdere il lavoro. A parte l’episodio di Tonghua, si sono già verificate rivolte anche in altre località.

LE RONDE NERE

12 giugno 2009 1 commento

PRENDO PARO PARO DA PEACEREPORTER.NET 
ESSENZIALE LEGGERLO…ed iniziare a pensare a che provvedimenti prendere… 

Quest’estate, salvo imprevisti, i volontari dellaGuardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi (approvato dalla Camera lo scorso 14 maggio, ora all’esame del Senato) che all’articolo 3 (commi 40-44) prevede il concorso di “associazioni di cittadini non armati” al presidio del territorio (le cosiddette ronde). 
Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine e normali cittadini “patrioti e nazionalisti” pronti a “servire la nostra terra e il popolo italiano” svolgendo attività di vigilanza “per potenziare la sicurezza nei centri urbani” ma anche di “protezione civile” e di “promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all’Impero Romano”. 
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, di Massa Carrara, e un Presidente Nazionale, il giovane ex alpino Maurizio Correnti, di Torino (città in cui si trova anche la loro sede nazionale: le sedi operative sono, per ora, a Sarzana, Reggio Calabria e Siracusa). 
Indossano una divisa: camicia grigia (inizialmente era prevista kaki) con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l’aquila imperiale romana. 
Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero. 
Al braccio portano una fascia nera con la “ruota solare”, simbolo del Partito Nazionalista Italiano (Pni): la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni. 
Il sito del PniAnche i membri del Pni avranno un’uniforme: la stessa della Guardia Nazionale Italiana. Il programma politico del Pni, di stampo statalista e collettivista, prevede tra l’altro la pena di morte per “gli usurai, i profittatori e i politicanti”, la lotta “contro il parlamentarismo corruttore” e la creazione di “un forte potere centrale dello Stato” e di “camere sindacali e professionali”, il diritto di cittadinanza e l’accesso alle cariche pubbliche “solo per chi sia di sangue italiano”, lo stop a “ogni nuova immigrazione di non-italiani” e l’immediata espulsione forzata di “tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977”, il divieto di pubblicazione di “giornali che contrastano con l’interesse della comunità” e l’abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni “che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale”.
La divisa grigia del Pni e della GniI paramilitari del colonnello Calzetta e le camicie grigie del Pni debutteranno ufficialmente il 13 giugno a Milano, al numero 5 di via Chiaravalle, angolo via Larga, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di Gaetano Saya, che nella sua pagina internet personale si dichiara “l’ispiratore politico” della Guardia Nazionale Italiana”. 
Estimatore di Berlusconi e acerrimo nemico di Fini, Saya, che dopo il recente scioglimento di Alleanza Nazionale è rimasto l’unico depositario del simbolo dell’Msi di Almirante, è il sedicente ex agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore’ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie’ (i Reparti di Protezione Nazionale) e che nel 2005 venne arrestato per l’oscura vicenda dei ‘servizi paralleli’ (il Dssa, Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, diretto da Gaetano Saya e Riccardo Sindoca): una “banda di pataccari” secondo l’allora ministro degli Interni Pisanu, che però risultò avere rapporti con i vertici degli apparati di sicurezza dello Stato, in particolare con i servizi segreti militari.
PeaceReporter ha intervistato Gaetano Saya per capire qualcosa di più sulla Guardia Nazionale Italiana e sul Partito Nazionalista Italiano. Ecco cosa ci ha detto.

Gaetano SayaSaya, una breve digressione prima di cominciare: com’è finita la storia del Dssa?

L’inchiesta contro di me fu avviata per gettare fumo negli occhi, per sviare l’attenzione dai veri servizi deviati, quelli che facevano e fanno tuttora capo a Marco Mancini, l’allora dirigente del controspionaggio del Sismi. Proprio nei giorni del mio arresto, nel luglio 2005, Mancini e soci stavano rischiando grosso per la vicenda del rapimento di Abu Omar: erano i giorni in cui il capocentro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, lasciava precipitosamente il territorio nazionale per sfuggire alla giustizia italiana. 
Io e la Dssa siamo stati usati come capro espiatorio, sono stato vittima di una trappola, una cospirazione orchestrata dagli agenti deviati di Mancini, come il giornalista Renato Farina, l’agente ‘Betulla’, che su Libero scrisse che io e la Dssa eravamo coinvolti nel rapimento di Omar. 
Dopo che, nel 2006, Mancini, Pollari, Pio Pompa, Tavaroli e Cirpiani sono finiti nei guai per il caso Abu Omar e per lo scandalo Telecom-Sismi, la persecuzione contro di me non serviva più e quindi è finita nel nulla. Salvo scoprire, proprio pochi giorni fa, che la Procura di Genova ha chiesto la riapertura del caso. Stavolta questi magistrati e poliziotti eversori, legati ai servizi deviati di cui sopra e appoggiati dalla sinistra, ma anche da Gianfranco Fini, vogliono colpire me per colpire il governo Berlusconi. Ci ha già provato, senza riuscirci, la Procura di Torino, cercando di criminalizzare la Guardia Nazionale Italiana per far naufragare il decreto sicurezza del governo: pochi giorni prima della sua approvazione alla Camera, la Digos di Cuneo è andata a casa mio figlio Dario accusandolo di far parte della Gni e di detenere illegalmente armi. Speravano di scatenare un putiferio. Ma le armi erano tutte regolarmente detenute, inoltre mio figlio non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Italiana. Adesso, dopo questo buco nell’acqua della Procura di Torino, torna alla carica quella di Genova con la Dssa…

La fascia con la 'ruota solare'Saya, veniamo alla Guardia Nazionale Italiana. Sembra tanto un gruppo paramilitare fascista: le divise, i riferimenti al patriottismo, l’aquila imperiale romana…

Queste sono tutte stupidaggini! La Guardia Nazionale Italiana non c’entra niente con il fascismo. Io stesso non sono fascista. Sono di destra, sono un conservatore, un nazionalista: chiamatemi come volete, ma non sono fascista. Se fossi vissuto nel 1943 e avessi visto i fascisti che rastrellavano e fucilavano dei cittadini italiani mi sarei ribellato. Ho appena visto al cinema il film ‘Vincere’, che dà una visione molto negativa di Mussolini e del fascismo, e le posso dire che mi è piaciuto molto. Io mi considero un cittadino fedele, un difensore della Costituzione del 1948, sulla quale ogni membro della Guardia Nazionale Italiana dovrà giurare. Io ho sempre avuto ottimi rapporti con il governo d’Israele e i suoi servizi segreti: pensa che se fossi fascista gli israeliani lavorerebbero con me? Sulle divise, sa che le dico? Se devono suscitare tutto ‘sto clamore, vorrà dire che magari le cambieremo (dopo quest’intervista, la camicia kaki ha lasciato il posto alla camicia grigia, n.d.r.). L’aquila imperiale romana? Bisogna essere ignoranti per non sapere che è un simbolo storico della nostra patria, visibile su tanti monumenti di Roma, e che non c’entra nulla con il fascismo.
La Guardia Nazionale Italiana è un’associazione apolitica nella quale può entrare chiunque si riconosca in questa iniziativa: si figuri che hanno aderito perfino dei comunisti, persone di Massa Carrara.

Stento a crederlo. La nostra Costituzione repubblicana si fonda sull’antifascismo, ma sul gruppo Facebook della Guardia Nazionale Italiana, il Presidente Nazionale, Maurizio Correnti, scrive ai sostenitori: “Si prega di astenersi con lo scrivere ‘camerati’ ecc ecc, comunque frasi e slogan tipici di altri tempi. Con questo – precisa Correnti – non vogliamo assolutamente dichiararci antifascisti, sia ben chiaro”. C’è qualcosa che non torna…

Questo lo ha scritto lui, ognuno è libero di scrivere ciò che pensa. Nella Guardia Nazionale Italiana ci sono fascisti e non fascisti.

Neonazisti UsaQuesto, però, lo ha scritto lei, sulla sua pagina Internet personale, lo scorso febbraio, alla vigilia della creazione della Guardia Nazionale Italiana. Cito testualmente: “Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono. Un aumento dell’80 percento di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. Attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari. Deputati e Senatori della Repubblica che istigano all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato, un ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista. Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltraggiano e vilipendono i Ministri e il Governo. L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri e le autorità costituite. (…) Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere, la repressione è il nostro credo. Repressione e Civiltà”. E ancora: “Noi vogliamo ripulire l’Italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione”. “La Destra snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di Gordio, che irretiscono e intristiscono la vita Italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo Spirito immortale delle migliaia di morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, un solo pensiero ci infiamma: contribuire alla grandezza e alla salvezza della Patria. Uomini della Destra di tutta Italia, tendete gli spiriti e le forze, bisogna vincere e con l’aiuto di Dio vinceremo!!!”.

Ma questi sono solo degli slogan, che faccio un po’ qua e un po’ là! Allora, chiariamo una cosa: gli immigrati sono l’ultimo dei problemi. Non sono loro il nostro obiettivo. Se proprio vuole saperla tutta, per noi il vero pericolo per l’Italia è rappresentato dai secessionisti della Lega Nord. Loro sì che sono contro la Costituzione! Loro che vogliono distruggere la nostra unità nazionale, che offendono continuamente i simboli della nostra patria, che creano impunemente governi provvisori secessionisti e arruolano gente nella formazione anticostituzionale della Guardia Nazionale Padana. E’ questa gente che dovrà fare i conti con la nostra Guardia Nazionale Italiana: se vedremo un leghista che brucia un tricolore lo faremo arrestare! Che la Lega stia attenta a dove va. E’ per contrastare la Lega Nord che alle prossime elezioni ci presenteremo al nord con il Partito Nazionalista Italiano.

La sala ufficiali del castello di WewelsburgQuello che per simbolo ha lo schwarze sonne, il sole nero utilizzato da tanti gruppi neo-nazisti? Quella specie di svastica a dodici braccia, antico simbolo pagano germanico, che adorna il pavimento della sala principale del castello di Wewelsburg, il quartier generale delle Ss?

Non diciamo sciocchezze! La ruota solare non ha nessun legame provato con il nazismo, tant’è vero che in Germania essa non è vietata, come lo è invece la svastica, e viene liberamente utilizzata come logo commerciale. Questo simbolo, di cui io detengo la proprietà in Italia, è in realtà un simbolo magico dei Maya che evoca il potere…

Scusi se la interrompo, ma come appassionato di cultura Maya e mesoamericana le posso garantire che nel simbolismo di quel popolo non c’è traccia di qualcosa di simile.

Ma come no! Faccia una ricerca su Google con le parole ‘terra cava’!

Maria Antonietta Cannizzaro con BerlusconiTorniamo al Partito Nazionalista Italiano: ce ne può parlare? Abbiamo capito, dal simbolo e dalle divise comuni, che è legato alla Guardia Nazionale Italiana. Ma in che relazione sta con lei e con il suo Msi?

Il Partito Nazionalista Italiano, Pni, nascerà ufficialmente a Milano il prossimo 13 giugno, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Quel giorno, io lascerò la presidenza dell’Msi-Destra Nazionale a mia moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, che è in ottimi rapporti con il capo del governo. Il sottoscritto diventerà quindi presidente del nuovo Partito Nazionalista Italiano, che alle prossime elezioni politiche nazionali si presenterà nelle regioni settentrionali, dove la fiamma tricolore non tira molto, per contrapporre al nazionalismo padano il nazionalismo italiano. Nelle regioni centrali e meridionali, invece, si presenterà l’Msi-Destra Nazionale con il suo simbolo storico. Entrambi, spero, come alleati del Pdl di Berlusconi: se poi qualcuno ce lo impedirà, correremo da soli.

Saya, è vero che già duemila persone si sono iscritte alla Guardia Nazionale Italiana?

Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell’ordine. La invito al congresso del 13 giugno, al quale abbiamo invitato anche il presidente Berlusconi, così si renderà conto con i suoi occhi: noi non abbiamo nulla da nascondere.

DI ENRICO PIOVESANA

Ucciso un compagno ad Atene

26 maggio 2009 Lascia un commento

Hanno assassinato un compagno cretese a colpi di pistola nel quartiere simbolo della rivolta dello scorso dicembre ad Atene,  Eksarkia.
Il ragazzo, 28enne,  è stato ucciso oggi a mezzogiorno a pochi passi dal Politecnico : fermato all’angolo di una strada da una moto da Enduro con sopra due persone che indossavano maschere sotto i caschi integrali e freddato con 4 colpi di pistola. Una volta a terra è stato colpito da altri due colpi a bruciapelo, poi i due killer si sono dileguati in moto.
Moto che è stata ritrovata poco dopo, abbandonata non troppo lontano.
Il ragazzo ucciso faceva parte del movimento, era un un operaio elettricista, un compagno che era stato arrestato durante gli scontri dei mesi scorsi. 
Proveremo a capirci qualcosa tra un po’…
MALEDETTI ASSASSINI
DOLOFONI! 

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

Foto di Valentina Perniciaro _Fucking Mary in Athens_

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