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Posts Tagged ‘Movimento’

A Gianfranco Faina, sangue nostro

11 febbraio 2015 Lascia un commento

-Gianfranco Faina nasce a Genova il 6 Agosto 1935
-milita nel PCI dal 1953 al 1961
-dal 1961 lavora come assistente volontario nell’Istituto di Storia moderna all’università di Genova dove nel 1967 diventa assistente ordinario
-dal 1970 lavora come professore incaricato di “Storia dei Partiti Politici”
-ha due figli
-milita in Azione Rivoluzionaria dal 1977
– viene arrestato a Bologna il 10 giugno 1979
-in carcere i medici gli riscontrano un “carcinoma polmonare con metastasi osse diffusa” e viene ricoverato a Milano
-l’8 dicembre 1980 gli viene concessa la libertà provvisoria
-muore nella sua casa l’11 febbraio 1981

“Il compagno Gianfranco Faina è morto.
Lo hanno accompagnato fino in fondo la violenza e la disumanità dei suoi nemici, dei nostri nemici: le forze dello Stato e di coloro che aspirano a farsi Stato.
Ma noi compagni che abbiamo condiviso con lui lotte politiche e passioni rivoluzionarie riconosciamo la sua vita, la sua storia come patrimonio delle vittorie e degli errori della lotta rivoluzionaria per la libertà”

 

11 febbraio 1981: 10994067_10204646157567456_8691359575217599224_n-1
muore per una grave forma tumorale nella abitazione di Pontremoli dove si trovava in libertà provvisoria da 2 mesi, il Prof. Gianfranco Faina, la cui liberazione era stata richiesta nel corso della rivolta del carcere di Trani di due mesi prima. Professore di lettere alla università di Genova, era stato lui a presentare al collega Prof. Enrico Fenzi il dirigente della colonna genovese delle BR Micaletto ed era stato tra i fondatori di Azione Rivoluzionaria, definita da Mario Moretti «organizzazione vicina a posizioni anarchiche e contraria a tutte le ideologie», e per la quale verranno inquisite 86 persone. La storia di AR inizia nel 1977 quando alcuni militanti dell’area anarco-libertaria, prendendo atto dei “caratteri di forza” espressi in particolare dal Movimento del ’77 e facendo riferimento alle elaborazioni culturali del situazionismo e della Rote Armee Fraktion (RAF), danno vita all’organizzazione armata Azione Rivoluzionaria. Le tesi politiche generali di questo raggruppamento sono esposte in “Primo documento teorico”, gennaio 1978.
L’impostazione organizzativa fondante di Azione Rivoluzionaria è quella dei “gruppi di affinità”: “dove i legami tradizionali sono rimpiazzati da rapporti profondamente simpatetici, contraddistinti da un massimo di intimità, conoscenza, fiducia reciproca fra i loro membri”. In tale impostazione s’inquadra anche la costituzione di “gruppi d’affinità femministi”, con una propria produzione teorica ed una propria autonomia operativa. Uno dei primi interventi di Azione Rivoluzionaria è il ferimento del medico del carcere di Pisa, Alberto Mammoli (Pisa 30-3-77), ritenuto colpevole della morte a Pisa dell’anarchico Franco Serantini (Pisa 5-5-72) a seguito delle percosse subite in Questura al momento dell’arresto e non curate dai dirigenti sanitari del carcere.
Tra marzo e settembre del 1977 Azione Rivoluzionaria sviluppa la sua presenza in Lombardia, Piemonte, Toscana e Liguria. Con un ordigno esplosivo contro la sede torinese del quotidiano La Stampa (17-9-77) ed il ferimento intenzionale di Nino Ferrero, giornalista del quotidiano L’Unità (18 9-77), Azione Rivoluzionaria dà avvio ad una campagna nazionale contro “le tecniche di manipolazione finalizzate al consenso” messe in atto dai grandi media. In particolare il quotidiano La Stampa viene colpito per la gestione che ha fatto delle notizie relative alla morte, avvenuta a Torino il 4 agosto 1977, di Aldo Marin Pinones ed Attilio Di Napoli, due militanti dell’organizzazione. Questa campagna prosegue nel 1978 con l’attentato agli uffici amministrativi del Corriere della Sera (Milano 24-2-78) e alla redazione di Aosta della Gazzetta dei Popolo (Aosta 29-7-78). Il 19 ottobre 1977, a Livorno, un gruppo di Azione Rivoluzionaria tenta di sequestrare l’armatore Tito Neri. Il sequestro fallisce e i militanti vengono arrestati. Nell’aprile del 1978 AR fa la sua comparsa anche a Roma, collocando tre ordigni esplosivi contro la sede del Banco di Roma, il concessionario della Ferrari e un autosalone di via Togliatti.Nel giugno del 1978 Azione Rivoluzionaria firma, ad Aosta, un attentato contro la sede della Democrazia Cristiana. Nella rivendicazione essa chiede che venga “revocato il permesso concesso al Movimento Sociale Italiano di continuare a parlare nella piazza di Aosta” (18 e 19-6-78). Le tesi generali di AR vengono ampiamente esposte nel documento “Appunti per una discussione interna ed esterna”, redatto nell’estate del 1978. Al processo che si tiene a Livorno fra il giugno del 1979 ed il luglio del 1981 alcuni militanti di Azione Rivoluzionaria presentano un documento in cui viene ufficialmente annunciato l’autodissolvimento della loro organizzazione. Il 4 ottobre 1979, nel corso di un processo a Torino era stato ricordano in un documento il militante di AR Salvatore Cinieri, ucciso nel carcere di Torino il 27 del mese precedente da quel detenuto Fugueras che nell’ 81 presso il carcere di Cuneo aggredirà a coltellate Moretti e Fenzi.
( di Davide Steccanella)

Emilio, resisti! Emilio è in coma dopo un’aggressione fascista

19 gennaio 2015 Lascia un commento

Per me il coma sa di musica di bimbi, di un pianoforte leggero, delle favole di un bambino che prova a svegliarne un altro, piccolissimo. Conosco il coma, conosco il nome delle linee che corrono sul monitor, conosco il nome dei vari tubi che usciranno dal tuo corpo in queste ore, il loro posizionamento, il modo con cui vengono medicati,
i nomi dei farmaci che dalle tante pompe di infusione messe ai tuoi lati entrano goccia a goccia nel tuo sangue.

Devi resistere, perché lo si può fare.
Devi resistere perché ho visto con i miei occhi “estese emorragie celebrali” andarsene affanculo,
Devi resistere perché spesso la vita merita di essere vissuta anche quando hai tutto contro, pure quei fottuti monitor che hai accanto, intorno, dentro. Devi permettere a quei neuroni così simili ai miei, ai nostri, di ballare ancora e trovare una loro strada,
devi insegnargli a farsi strada a cazzottoni tra le macchie di sangue che provano a bloccare il tuo cervello,
digli che possono farlo.
Che ci son neuroni che son più testardi di noi compagni e volenti o nolenti, alla faccia di tutti i referti possibili o gli stati vegetativi diagnosticati come fossero bruscolini, prendono a ballare, riprendono a comunicare, reimparano la condivisione la collaborazione… e ripartono.
Resisti Emilio, perché siamo tutti con te, in ogni pezzetto della tua materia celebrale che quattro balordi fascisti hanno provato ad annientare, spranghe e catene alla mano.
Resisti Emilio, che non un pezzettino di uno di noi può finire nelle loro mani.
Non ancora, non più.

Resisti in quella terapia intensiva che mi sembra di vedere,
il tuo corpo ora deve reimparare tutto, il tuo cuore sicuramente invece già sa che ci son mille e mille e mille cuori che battono all’unisono con lui.

LEGGI:
Aggressione fascista al CSA Dordoni
Sabato 24 gennaio, manifestazione antifascista a Cremona

e anche:
Imparare a contare
Il monitor
A berkin Elvan

Ancora sull’ “operazione Mos Maiorum”: di cui siamo solo al secondo giorno

14 ottobre 2014 Lascia un commento

Un’articolo su Mos Maiorum, che ci racconta un po’ i dettagli dell’operazione e il significato del nome.
Da quando son bambina, mi son sempre chiesta chi sceglie il nome delle operazioni, avrei sempre voluto vedere il volto di chi partorisce questi deliri lessicali, un po’ in ogni latitudine.
Prima di lasciarvi alla lettura dell’articolo volevo segnalarvi che la polizia dovrà compilare e inviare moduli ogni giorno dalle 11 a questa mail gruppo.frontiere@interno.it quindi, che dire, #tifiamoHacker

A questa pagina invece potete trovare un bollettino, in lingua francese, che ci racconta la prima giornata di operazione oltr’Alpe: LEGGI

PARTE LA RETATA EUROPEA CONTRO I MIGRANTI,
Di Paolo Persichetti

Una retata su scala europea in nome della tradizione. Parte oggi, sotto l’egida del semestre di presidenza italiano dell’Unione, “Mos maiorun”, un’imponente operazione di polizia e intelligence contro i migranti. Per due settimane, dal 13 al 26 ottobre, le forze di polizia cercheranno di fermare e arrestare i migranti in situazione irregolare e raccogliere il massimo di informazioni sulle reti clandestine, le rotte e i percorsi utilizzati per entrare e spostarsi in Europa. 18 mila poliziotti saranno mobilitati per rafforzare i controlli alle frontiere, negli aeroporti, le stazioni e i porti. Il coordinamento dei lavori sarà affidato alla direzione centrale per l’immigrazione e alla polizia di frontiera del Ministero dell’Interno italiano, affiancati da Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne nei paesi dell’area Schengen che, secondo quanto precisato all’Ansa dal direttore esecutivo dell’agenzia, Gil Arias Fernandez, fornirà solo un contributo di tipo statistico senza aver avuto alcun ruolo nella pianificazione e nell’implementazione dell’operazione.

Stando a quanto descritto nel documento del consiglio dell’Unione europea, reso pubblico dall’associazione britannica Statewatch, i Paesi partecipanti all’iniziativa sono invitati a raccogliere per ogni persona fermata il profilo (nazionalità, genere, età, luogo e data d’ingresso nell’Unione), il percorso effettuato, il tipo di trasporto impiegato, la data di partenza, le tappe intermedie verso la destinazione finale, con particolare attenzione alle tendenze ed eventuali rapidi cambiamenti. Altresì vanno segnalati nel corso delle operazioni: il modus operandi, la falsificazione dei documenti, le somme versate e la tracciatura dei soldi usati per i viaggi, l’identificazione dei collaboratori, la nazionalità e il Paese di residenza dei “facilitatori”. Un report finale sulla retata sarà presentato l’11 dicembre.

Presentata come un’operazione volta ad «indebolire la capacità dei gruppi criminali organizzati che gestiscono le vie dell’immigrazione illegale», l’iniziativa è stata duramente criticata dalle associazioni che si occupano d’assistenza, sostegno e integrazione dei migranti. Il documento del consiglio europeo, infatti, nulla dice sulla sorte che sarà riservata alle persone fermate. Saranno internate, ricondotte alla frontiera, incarcerate? Inoltre i controlli su base razziale, sottolineano ancora la associazioni per i diritti dei migranti, «sono metodi assolutamente illegali secondo il diritto europeo» e l’operazione messa in piedi non sarebbe altro che «una vera e propria caccia al migrante su scala continentale».

Retate del genere non sono rare in Europa, spiega Chris Jones dell’associazione Statewatch, «Operazioni del genere vengono svolte più o meno ogni sei mesi sotto la direzione del Paese che presiede l’unione europea. Prima di “Mos maiorum”, c’era stata “Aerodromos”, pilotata dalla presidenza greca, e ancora prima “Perkuna”, diretta dalla presidenza lituana».
Il ricorso a nomi classici, greci o latini, per designare queste operazioni di polizia non ha solo ragioni linguistiche (la radice comune con molte lingue dell’Unione), serve anche a conferire loro magnificenza, un prestigio quasi mitologico e una retorica di potenza. In taluni casi i nomi hanno delle connotazioni più accentuate che rinviano ad implicazioni di tipo morale o guerresco, come è accaduto con “Mare Nostrum”, l’operazione umanitaria condotta dalla marina militare italiana conclusasi recentemente. “Mare nostrum” era il nome che i Romani avevano dato al mar Mediterraneo quando ne dominavano l’intero bacino, dalla Spagna all’Egitto. Il termine era stato ripreso nel XIX° secolo dai nazionalisti per poi condire la retorica espansionista di Mussolini. L’uso che se ne è tornato a fare oggi, al di là degli importantissimi salvataggi in mare, rinvia ancora una volta ad un immaginario di supremazia e possesso delle acque. Siamo gentili ed umani con voi, o genti disperate che nei flutti cercate salvezza dalle vostre terre martoriate, ma i padroni di questo mare restiamo noi…

La stessa cosa si può dire per l’utilizzo ancora più inquietante dell’espressione latina “mos maiorum”. Non siamo di fronte ad un freddo acronimo o ad un termine descrittivo ma ad una precisa scelta. Si tratta del riferimento più che esplicito a quella morale degli antenati che alimentava le correnti più conservatrici dell’antica società romana. Una visione dei costumi e del sistema di valori che nella battaglia ideologico-culturale della Roma antica era opposta alla decadenza del nuovo. Ciò vuole dire che la politica migratoria deve intendersi innanzitutto come un affare morale, di difesa dei valori, di tutela identitaria di fronte alle invasioni barbariche. Una rappresentazione che rinvia senza mezzi termini ad una visione dell’Europa come fortezza assediata, messaggio di chiusura culturale, di difesa di una purezza immaginaria contro la contaminazione del caos. E’ chiaro, qualcuno pensa ancora che sui nostri bagnasciuga si gioca uno scontro di civiltà.

Una campagna di allerta per i migranti è stata preparata nelle scorse settimane. Volantini in otto lingue sono stati diffusi sulla rete e nelle strade d’Europa per mettere sull’avviso i migranti dai rischi supplementari incorsi in questo momento. Un invito ad utilizzare SMS e social network per segnalare controlli, retate e posti di blocco è venuto dalle reti militanti di solidarietà. Su Twitter, Fb eccetera chi vuole può utilizzare l’hashtag #StopRaids#nomedellacittà per segnalare controlli, retate, posti di blocco.

Leggi anche: Parte l’operazione Mos Maiorum / Blocca le retate

Operazione Mos Maiorum: respingiamo le retate ! #StopRaids

12 ottobre 2014 Lascia un commento

Dal blog Hurriya – Senza Frontiere, Senza Galere,
ecco del nuovo materiale da far circolare il più possibile durante l’operazione Mos Maiorum

Vi abbiamo già proposto di stampare e diffondere il più possibile l’avviso, in più lingue, di un incremento dei controlli di polizia contro i migranti, nelle prossime due settimane.
Oggi vi segnaliamo un ulteriore strumento, con qualche idea per i prossimi giorni.

Interrogandoci riguardo l’efficacia di un avviso (piuttosto allarmante) senza alcun consiglio, pubblichiamo queste brevi indicazioni, proposte da un gruppo di compagnx svedesi.

Riconoscendo che l’unico strumento reale è la solidarietà attiva in strada, i mezzi di comunicazione potrebbero tornare utili per segnalare la militarizzazione dei quartieri e le retate in corso, ai nostri amici o a chiunque pensi che i rastrellamenti non possano godere dell’indifferenza.

Accogliamo quindi l’idea di utilizzare gli SMS per tutti i nostri conoscenti e #StopRaids + #nomedellacittà per i social network.

Scarica e diffondi questi due nuovi volantini [fronte] [retro]

Arrestato Nunzio D’Erme, per aver respinto i fascisti ad un’iniziativa contro l’omofobia

24 settembre 2014 2 commenti

Questa mattina è stato arrestato Nunzio D’Erme: la notizia è apparsa immediatamente su Contropiano con un appello ad un presidio di solidarietà per le 13 davanti al Municipio di Cinecitta, in piazza Cinecittà 11, durante la conferenza stampa.
Ancora i compagni (in diretta ora su ondarossa) non hanno in mano le imputazioni ma i fatti risalgono ad alcuni mesi fa,
quando durante un’iniziativa contro l’omofobia nel municipio, sempre di Cinecittà, alcuni componenti di Militia Christi e fascistelli altri, si presentarono in municipio aggredendo i compagni che mandavano avanti l’iniziativa. Il parapiglia nato immediatamente dopo ha visto l’intervento di numerosi poliziotti in borghese, che non si son presentati come tali, che hanno aggredito i compagni impegnati nel respindere i fasci.
A quel punto è stata aperta un’inchiesta con procedimenti che hanno portato all’arresto, stamattina, di Nunzio D’Erme e di un altro compagno di Spartaco, Marco Bucci

Periodo nero, dopo i numerosi sgomberi, gli arresti di Paolo e Luca delle strutture che lottano per il diritto all’abitare:
l’attacco al movimento avanza pesante,
bisogna rimboccarsi le maniche, l’autunno è iniziato da tre giorni: una volta era così bello…

Il nemico di oggi era Faruk: gli opliti a Roma per uno sfratto

18 settembre 2014 1 commento

Stamattina, a Centocelle

Siamo in un paese che come nemico ha gli strati più bassi della società, quelli che annaspano, quelli più in difficoltà,
quelli a cui andrebbe tesa una mano.
Pochi giorni fa un colpo al cuore ad un ragazzo perché non si è fermato ad un posto di blocco,
in un paese dove i commenti prevalenti son stati quelli non certo solidali a Davide, ma di accusa. Perché se a 16 anni giri in tre su un motorino per questo fottuto paese sei un criminale, perché sei un criminale se vieni da certi quartieri, perché son tutti presi, sudati e impegnati nel trovare sempre un colpevole in nome della legalità.
Questa è la nostra società, oggi.
E chissà che si dirà di Faruk, che per difendere la sua casa e la sua famiglia da uno sfratto ha trovato la solidarietà dei compagni e una violenza di Stato che non si vedeva da un po’, così pesante, per uno sfratto. Faruk è moroso perché ha perso il lavoro e non sa come pagare l’affitto della casa dove vive con moglie e figli, ha un regolare permesso di soggiorno e viene dal Bangladesh.
Ma non era solo oggi ad attendere lo sfratto, accanto a lui, sottobraccio a lui erano in tanti,
pronti a rilanciare al mittente i lacrimogeni tirati. Niente da fare,
Faruk alla fine quella casa l’ha dovuta lasciare, ma non da solo: in corteo fin sotto al municipio, sostenuto da molti compagni.
10 sfratti al giorno a Roma, 10 sfratti al giorno di cui 9 per morosità incolpevole: sempre questo dovreste trovarvi davanti,
chi non ha paura dei vostri manganelli, ogni giorno di più.

Vi allego i due comunicati e un video.
Ricordandovi la mobilitazione di domani, davanti alla Regione Lazio

Che gli spazi di mediazione sono chiusi, che solo polizia e magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori, già lo sapevamo. Come sapevamo che oggi per lo sfratto di Faruk e la sua famiglia era previsto l’ intervento della forza pubblica. Questa mattina ci siamo organizzati insieme per resistere: abbiamo bloccato la strada, abbiamo atteso determinati la polizia e di fronte alla loro superiorità numerica siamo indietreggiati compatti. I lacrimogeni che ci hanno lanciato fin dentro il palazzo li abbiamo rispediti al mittente. I rapporti di forza si conquistano passo dopo passo, nella materialità delle lotte. Questa breve ma intensa resistenza ha permesso a Faruk e alla sua famiglia di uscire dalla sua casa sostenuto dalla solidarietà di numerosi compagni e di attraversare il quartiere fino al municipio in corteo. Non finisce qui.
È chiaro che gli sfratti a Roma est non si fermeranno, ma i nostri picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare saranno sempre più numerosi e partecipati. Perché stiamo scoprendo che isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi per bloccarli. Mettere insieme le forze per evidenziare le contraddizioni, imparare a conoscerci per organizzare un piano di mutuo appoggio, resistere agli sfratti e agli sgomberi estendendo la solidarietà.
Ogni sfratto una barricata!

18.9.2014 Roma, Centocelle

Rete Antisfratto Roma Est

Ps: In una nota la questura dice che non sono stati utilizzati gas lacrimogeni CS. Gira voce che il prossimo sfratto o sgombero, non saranno usate maschere antigas…


e ancora:

Questa mattina in via degli Ontani si è consumato un rito quotidiano che riguarda 10 famiglie al giorno. Questo è il dato degli sfratti a Roma, 9 su 10 per morosità incolpevole. Sarebbe passato inosservato se Farook fosse uscito senza opporre resistenza, incrementando il numero dei senza casa che vivono nella capitale. Invece, coraggiosamente, insieme a decine di solidali e alla rete antisfratto di Roma est, si è barricato in casa con i propri figli e sua moglie.

Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine impiegato in ausilio dell’ufficiale giudiziario incaricato del provvedimento, come del resto è avvenuto 2.409 volte su 5.438 richieste di forza pubblica per l’esecuzione degli accessi a Roma nel 2013. Il dispiegamento di polizia è avvenuto dalle prime ore del mattino e si è servito di gas lacrimogeni e manganellate per rimuovere, poco dopo le 6, il picchetto di solidarietà attiva in via degli Ontani 66. (Qui una breve cronaca della mattinata)

Questo avviene a due giorni dall’approvazione in consiglio comunale di una mozione sulle morosità incolpevoli che chiede al Prefetto una graduazione negli sfratti, un accompagnamento sociale e la garanzia del passaggio da casa a casa. La risposta della questura, della procura e della Prefettura quindi non è per nulla condizionata dalle parole delle amministrazioni e costringe tutti a fare i conti con un’altra realtà, molto più drammatica e con unica soluzione: la proprietà privata va difesa con ogni mezzo. D’altra parte è questo l’orizzonte verso il quale guardano i provvedimenti governativi che vengono approvati in questi giorni.

Il diritto alla casa è nelle mani dell’autorità giudiziaria e della forza pubblica quindi e a nulla valgono mozioni e ordini del giorno. La “rigenerazione urbana” passa attraverso sgomberi, sfratti, pignoramenti, dismissioni e gabelle sulla prima casa. La giunta Marino oramai è complice di scelte nazionali che sono devastanti per il territorio e per la città di Roma.

altNel 2013 le sentenze di sfratto sono state 7.743, di cui 5.509 per morosità, testimonianza viva di una crisi sociale profonda. Nessuna soluzione pubblica appare disponibile e quindi il rischio che la proprietà privata debba fare un passo indietro è molto forte, che la resistenza agli sfratti possa crescere è possibile, che le occupazioni per necessità possano ripartire con rinnovata forza è credibile, allora non rimane che la coercizione e la repressione di chi si organizza per resistere.

Non ci sono processi partecipativi o dispositivi di mediazione possibili e che ci possano garantire il diritto alla città che reclamiamo. Il modello Roma di Marino e della sua giunta svanisce sommerso da una degenerazione culturale tutelata dagli uomini in divisa che oggi presidiano in forze il V municipio, buttano fuori violentemente Farook e famiglia dalla casa dove abita, ridono sprezzantemente verso coloro che coraggiosamente si oppongono, minacciano arresti e misure cautelari. Mentre poi, per niente coraggiosi, provano a coprire la verità, negando l’uso dei lacrimogeni.

Il controllo sociale a tutela del manovratore è la nuova fisionomia del paese e della nostra città. Ora è il momento di dover decidere da che parte stare e questo riguarda non solo chi già sta confliggendo con questi dispositivi. E’ necessario che tutti prendano parola contro quello che prende sempre più la forma di un massacro sociale.

In un momento in cui perfino il Sunia sta criticando i provvedimenti del governo sugli affitti pseudo agevolati per consentire ai costruttori di liberarsi dell’invenduto senza perdere profitti, non resta che rilanciare e utilizzare con urgenza la delibera regionale sull’emergenza abitativa, rafforzare i picchetti antisfratto, presidiare il patrimonio pubblico in dismissione, esercitare il diritto alla città attraverso nuove pratiche di riappropriazione.

Rilanciamo la mobilitazione di domani sotto l’assessorato alla casa della regione Lazio, verso la settimana di mobilitazione europea 10-18 ottobre.

#takethecity #stopsfratti #tutteliberi

Movimenti per il diritto all’abitare

Occupi scuola? Una volta rischiavi lo sgombero, ora c’è la “vigilanza” che spara…

4 dicembre 2013 1 commento

Il mazzo di chiavi della scuola, le urla col preside per cacciarlo da scuola: professori che sbraitano, altri sornioni e solidali, studenti fomentati, altri che voglion tornar a far lezione (esistono anche quelli, il peggior ricordo della mia vita scolastica)…
una scena vista un sacco di volte. Decibel elevati, magari pure mezza pizza che vola da qualche parte: poi scuola è occupata o no.
Decide la determinazione degli studenti, decidono tante piccole cose della politica che in quelle prime esperienze inizi a capire, a testare e valutare.

Tante volte il preside riesce a chiamare le guardie, arrivano sempre, non sempre sgomberano.

Il foro dello sparo, sempre sul sito “tinnapoli.net”

Una quasi normalità scolastica, una piccola palestra di vita che tutti (occupanti o no) ci siam trovati a vivere.
Senza piombo però, ecco.
Senza traccia di pistole o pistoleri.

Invece a Pomigliano d’Arco non è andata così ieri.
All’ istituto tecnico Barsanti di Pomigliano non è arrivata la polizia ma una vettura con due vigilantes a bordo.
Su questo sito, Tinnapoli.net, c’è un racconto in esclusiva di un ragazzo che potete leggere nel box qui sotto…

…Ora mi piacerebbe saper tutto su questi due uomini.
Son due vigilantes, due omini armati di pistola e anfibi: nemmeno due poliziotti, tronfi della divisa di Stato, ma dei pagliaccetti armati (spesso scarti delle forze armate) e mascherati da guardie.
Vi lascio al racconto perché non le voglio nemmeno cercare le parole per commentare:
meglio che non tiro fuori quelle che escono di getto, ancora con lo spirito di chi strappava quel mazzo di chiavi per il suo pezzo di libertà e autorganizzazione,
meglio poi che non tiro fuori quello che ormai da madre mi verrebbe voglia di dire, perchè ….
mejo che sto zitta va…


POMIGLIANO D’ARCO-  Giornata shock quella di ieri all’Itis Barsanti di Pomigliano, che noi noi della Redazione di Tin Napoli, abbiamo provato a ricostruire
IN ESCLUSIVA, raccogliendo le dichiarazioni degli studenti.

Foto di Valentina Perniciaro _Licei romani_

”Ieri mattina-esordisce uno Studente mentre svolgevamo il corso aereodinamico, alcuni studenti hanno provato ad occupare la scuola, così la segreteria ha dato l’allarme”.
”Mentre cercavamo di dialogare con il nostro Preside  -prosegue lo Studente, sopraggiunge una volante della VIGILANZA ITALIA, dalla quale scende un agente, il quale estrae dal fodero una pistola e provvede ad inserirvi al suo interno il caricatore”.
”Il Vigilante-continua lo Studente, mi intima subito con toni minacciosi di consegnargli le chiavi del portone della scuola che io non avevo e da subito un calcio alla porta e cosa assurda spara un primo colpo di pistola al catenaccio mancandolo, con me dietro la porta terrorizzato”.
”Non contento l’uomo – ribatte lo Studente, spara un secondo colpo di pistola; questa volta centrando in pieno il catenaccio del portone, con me che intanto ero scappato verso le scale”.
”Il vigilante riesce così ad entrare a scuola e mi obbliga a sdraiarmi a terra con le mani in alto e puntandomi la pistola dice:FERMATI O TI AMMAZZO, TI GIURO, TI FACCIO SPUTARE SANGUE, NON TI MUOVERE”, frase poi ripetuta di lì a poco da un suo collega: NU T MOVR”.
‘Intanto -aggiunge lo Studentel’altro agente, riesce a prendere due studenti, ai quali da uno schiaffo ed un cazzotto violento nello stomaco, facendoli sdraiare anche a loro a terra al mio fianco e inseguendo un’altro studente, che però riesce a scappare dalla finestra, spara ancora un’altro colpo”.
”VI STO SEGUENDO DA UNA SETTIMANA, FERMI O VI FACCIO SPUTARE SANGUE, 6 MESI DI GALERA NON VE LI TOGLIE NESSUNO, BRUTTI BASTARDI, MI AVETE FATTO SPRECARE 3 COLPI, IO VI AMMAZZO, sono le altre frasi minacciose del Vigilante; dopodichè estrae il caricatore dalla pistola e non appena arrivano i carabinieri, modifica completamente il suo atteggiamento” –conclude lo Studente.

La Redazione di Tin Napoli ringrazia gli studenti dell’Itis Barsanti per aver scelto IN ANTEPRIMA la nostra redazione, per chiarire in maniera dettagliata il triste accaduto.

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