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Posts Tagged ‘tora prison’

L’Egitto delle morti in carcere e delle continue sparizioni

3 maggio 2020 3 commenti

Quello che urla, quando si leggono le parole di Shadi – morto solamente ieri nel famigerato carcere di Tora – è la disperazione davanti all’ingiustizia, la solitudine di chi sa di non aver reali accuse contro, la solitudine di chi sa di stare nel giusto, tra i giusti, nelle mani di un torturatore sadico, in un buco nero dal quale non si uscirà.EXDGztgX0AEiiWX
Raccontava, Shadi, che ogni volta meno  era in grado di sostenere quell’udienza che si ripeteva ogni 45 giorni sempre uguale: non immaginiamo nemmeno come veniva portato in quell’aula per vedere che chi doveva decidere sulla sua vita, e lo faceva senza nemmeno alzare la testa e guardarlo, senza assolutamente aprire nessun fascicolo.
Confermati altri 45 giorni: e poi altri ancora.
Shadi andava avanti così da più di 700 giorni, sempre più devastato psicologicamente e fisicamente, al punto che è morto tra le richieste d’aiuto dei suoi compagni di cella, che nessuno ha ovviamente ascoltato.

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Marwa Arafa e Khouloud Saee

Non sono i soli,
Non sono i soli ad esser stati prelevati dalla propria casa, incappucciati davanti alle loro famiglie e mai più tornati: l’Egitto del post Mubarak è questo, la generazione che ha desiderato e tentato di costruire un altro Egitto, semplicemente sparisce e muore di stenti nelle celle delle carceri.
Shadi ha smesso di combattere ieri, ma non i suoi compagni.
E nemmeno Marwa Arafa (27 anni, di Alessandria, traduttrice) e Khouloud Saee (anche lei traduttrice di Alessandria, 35enne) che son scomparse dalle loro abitazioni il 20 e il 21 aprile, per aver criticato la gestione dell’emergenza coronavirus.
Nessuna notizia di loro, quando i sei uomini incappucciati le son venute a prendere non avevano un mandato di arresto e ancora adesso non si sa dove siano detenute.

RIVOGLIAMO LA LIBERTA’ DI TUTTE E TUTTI,
RIVOGLIAMO MARWA e KHOULOUD, ALAA, PATRICK ZAKY …
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Ucciso nel carcere di Tora l’artista Shadi Habash, regista del video Balaha

2 maggio 2020 2 commenti

Il carcere di Tora è un inferno immenso, i cui meandri son tristemente famosi in tutto il territorio egiziano; una fama che varca i confini quella della prigione di Tora, una fama di luogo di segregazione e tortura che caratterizza ogni racconto, luogo che basta anche solo nominare per veder cambiare lo sguardo di chi hai davanti

La notizia con cui ci svegliamo questa mattina è la morte di Shadi Habash, proprio in una di quelle celle, colpevole di aver dato voce alla sua arte, a quella dei suoi compagni: artista, fotografo e regista, era in carcere da 791 giorni insieme a Galal El-Behari e Mustafa Gamal.
Arrestati a febbraio 2018, dopo la diffusione del video della canzone Balaha (di Ramy Essam, il cantore di Tahrir), una canzone che rivendica il desiderio di libertà dei giovani egiziani, esploso quasi un decennio fa con la rivoluzione, poi sedata e cancellate, di Piazza Tahrir.
Libertà, libertà di espressione,
libertà di vivere, libertà di critica, libertà di poter criticare.

Tante le campagne intraprese per la liberazione di questi tre ragazzi, colpevoli di una canzone che nel suo testo descrive gli scagnozzi del potere e le buie celle dove sono imprigionati tutti coloro che lottano per la libertà: carcerazioni completamente illegali, che proseguono per anni senza che ci sia condanna alcuna.

Le accuse son le solite: accusati di terrorismo e blasfemia, di essere spie e diffondere notizie false: la campagna contro il poeta Essam l’aveva iniziata direttamente il Ministro della Cultura in diretta tv, pochi giorni prima il suo arresto.
Dei tre uno già non ce l’ha fatta.

Alta deve essere l’attenzione su questa generazione,
attiva e forte la solidarietà internazionale per la liberazione dei prigionieri politici.
Leggi tutto sul BALAHA CASE

Pochi giorni fa, il 20 e il 21 aprile, sono scomparse -prelevate da 6 uomini nelle loro case- due traduttrici, ad Alessandria:  LEGGI

Campaign Shady Mustafa

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