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In Germania chiudono i conti aperti con la lotta armata: E NOI?


Da noi probabilmente tutto ciò accadrà quando l’ultimo esponente della lotta armata sarà sotterrato.
Solo così si metterà fine a quella stagione, si potrà darle dignità di pagina di storia, si darà a quelle persone dignità di essere umani, prima che di aspiranti rivoluzionari.

Birgit Hogefeld, prima del suo arresto

La Germania non c’ha messo poco, c’ha messo 18 anni. Questo è quello che è avvenuto in poche parole oggi con la concessione della liberazione condizionale per l’ultima militante della Raf, Birgit Hogefeld, ancora detenuta e condannata a diversi ergastoli.
Ha scontato 18 anni: punto. Ora sta riappropriandosi della sua libertà, quella che agli italiani non è concessa.
E come giustamente specificava oggi Paolo sul suo blog Insorgenze, lui che di carcere se ne intende, le Raf avevano annunciato il loro scioglimento nel 1998 con queste parole “Quasi 28 anni fa, il 14 maggio 1970 , nacque la RAF con un’azione di liberazione. Oggi concludiamo questo progetto. La guerriglia urbana nella forma della RAF fa adesso parte della storia”.
…le Brigate Rosse l’hanno fatto dieci anni prima, tondi tondi.
A quando la condizionale per Moretti?
Vogliamo farlo morire in una cella? Questa è la nostra democrazia?
Ormai pensiamo che difendere la Costituzione sia chiedere galera, invece che l’abolizione dell’ergastolo….

Meglio che vi metto la notizia va…
(ANSA) – BERLINO, 21 GIU – Birgit Hogefeld, ex componente delle Rothe Armee Fraktion (Raf), condannata all’ergastolo nel 1996 per l’uccisione di un soldato americano nel 1985 e la partecipazione a un attentato terroristico contro una base militare Usa in Germania, è libera da ieri. Era l’ultimo membro della Raf, le cosiddette brigate rosse tedesche, ancora in carcere. Hogefeld, 54 anni, che nel maggio 2010 si era vista rifiutare la grazia dal presidente della Repubblica, ha scontato 18 anni di prigione.

http://www.dw-world.de/dw/article/0,,15180037,00.html

  1. Marco Pacifici
    22 giugno 2011 alle 21:06

    Condivido,il commento che potrei scrivere i miei Compagni che da 42 anni sono nelle strade nelle piazze nelle carceri e sotto terra assassinati dallo stato lo conoscono bene. Marco Pacifici.

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  2. 23 giugno 2011 alle 11:22

    Cara Valentina, apprendo con tanto piacere della liberazione dell’ultima compagna della RAF ancora detenuta ed inevitabilmente il mio, il nostro pensiero deve andare agli altri compagni deceduti misteriosamente in carcere tutti insieme. il suicidio ho sempre pensato che fosse un fatto personale, soggettivo e non collettivo come vogliono farci credere sia stato per i compagni della RAF. Vorrei però farvi riflettere su un fatto che non giustifica la condotta dell’Italia a tale proposito: il contesto socio-economico-politico nel quale nacquero la RAF e le varie organizzazioni armate in Germania ed in Italia; secondo, e non secodario,l’agire degli ultimi “giapponesi delle BR” che non servono a niente (perchè è tutto da ricostruire partendo dal concreto1 e non dalle armi) ma caso mai ce ne fosse necessità offrono il pretesto per rimandare alle calende greche una eventuale amnistia storico-politica. Non dico di avere ragione con queste mie considerazioni, ma forse meriterebbero un po’ di approfondimento considerato che vengono da un compagno purtroppo adulto ma giovane di spirito (Valentina, leggiti La memoria dei vinti di Michel Ragon e mi capirai).Ciao bella Gianni

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  3. milena
    23 giugno 2011 alle 14:34

    cara valentina, stimo il tuo lavoro di memoria e anche il tuo impegno politico, ma moretti (per il bene della Democrazia) dovrebbe consegnare al paese la VERITA’. Milena Pranca

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  4. 23 giugno 2011 alle 14:42

    Milena… Ma di che parli?
    Di che verità parli? Sei una che crede al complotto internazionale?
    Basta che studi un po’ e la verità la trovi.. Poi ci sono i piccoli dettagli e quelli nessun compagno li potrà mai raccontare fnche non ci sarà un ‘amnistia ! Per il resto che verità deve dirci? Che un pugno di qualche centinaia di operai provavanO a sovvertire il sistema… E che vent’anni di dietrologia fanno credere a molti come te che ci siano delle verità da raccontare.

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  5. milena
    23 giugno 2011 alle 18:36

    cara valentina, nessuno mette in dubbio lo spirito spontaneo e le idee che inizialmente ha mosso un pugno di qualche centinaia di operai … ho studiato un po’ e la verità non l’ho mai trovata. la verità di cui parlo va ben oltre i luoghi comuni del lessico della lotta politica e le contropartite. La vera rivoluzione ovunque porta libertà e non ambiguità. da rivoluzionaria penso che una persona come moretti rappresenti l’italiuccio medio presente in ogni gioco di potere … Con sincera stima. milena

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  6. 23 giugno 2011 alle 18:43

    E perché ?

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  7. Marcello
    23 giugno 2011 alle 19:12

    Che ragionamento bizzarro Milena. Uno che serba la verità, cioè la nasconde, verrebbe dunque premieato con il carcere, la semilibertà a vita… sotto il ricatto incombente che prima o poi gliela tolgano definitivamente?
    Insinui che nasconda qualcosa, e che questo silenzio faccia parte – come sostengono testimoni della corona come Franceschini, Morucci – o torquemada come Flamigni….. di un patto segreto con ambienti opachi del potere. Ma se così fosse starebbe ancora in detenzione da oltre 30 anni? Sarebbe questa la sua ricompensa? Mentre quasi tutti sono usciti definitivamente. E perché invece nessun dubbio ti sovviene sulla verità fornita dai Pentiti o sulla trasparenza di personaggi come Franceschini e Segio, lautamente ricompensati con enormi sconti di pena per le loro scelte dissociative?
    Evidentemente il problema si pone in modo diverso. Moretti non si piega a versioni di comodo e questo gli ha attirato contro molti nemici. Ma non basta. C’è un altro nodo che riguarda i dispositivi premiali che regolano l’ordinamento penitenziario. A Moretti, come a molti altri, si chiede un gesto di contrizione da interpretarsi come abiura.

    Marcello

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  8. Carlo
    23 giugno 2011 alle 19:24

    I “giapponesi delle Br” che poi delle Br non erano (per intenderci quelli di D’Antona e Biagi) sono apparsi ben 12 anni dopo dalla chiusura soggettiva del ciclo politico della lotta armata. La chiusura oggettiva risaliva a qualche anno prima… il ritardo nel comprenderlo, ammeterlo ed enunciarlo è stato un limite grave. In quei 12 anni non è avvenuto nulla, se non un voto in favore di un indulto in commissione Giustizia della Camera che eliminava l’incidenza delle aggravanti sulle condanna applicate ai prigionieri politici. Poi tutto si è arenato lì. Scalfari lanciò Repubblica contro quell’atto e ci fu una brusca marcia indietro. Vennero allargate le maglie della Gozzini per un po’, diluendo il rigore premiale. L’apparizione dei “giapponesi” va dunque letta non come la causa di una amncata amnistia ma come l’effetto inevitabile.

    Carlo

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  9. milena
    23 giugno 2011 alle 19:45

    volevo solo fare una riflessione disincantata e senza attrito … a me i dubbi vengono su tutto (e tutti) ciò che hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi – nella loro complessità totale – gli anni di piombo in Italia.

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  10. milena
    23 giugno 2011 alle 19:46

    e soprattutto: non credo nei complotti internazionali ….

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  11. 23 giugno 2011 alle 19:53

    Non mi sembra però che il tuo commento su Mario fosse “senza attrito”, anzi! E quando parli di verità non dette, se non credi ai complotti a che credi ? Curiosità !

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  12. milena
    23 giugno 2011 alle 20:31

    credo che in Italia gli eventi storici siano complessati dalle deformità di potere( in ogni sua declinazione). Credo che poteri forti siano sempre controllati come quelli eversivi ( a 360 gradi). Il nostro è un paese che non è mai migliorato. Le lotte sociali per cui si combatteva in quegli anni sono state spezzate perchè non sono state lasciate libere di poter svilupparsi nella loro pienezza. Credo che in quegli anni ci fosse un forte fermento culturale condiviso e coltivato da tutte le forze giovani e intellettualmente più dotate del paese. questo fiume in piena è stato fatto sfociare in uno scontro fratricida che ha legittimato l’imposizione alla società futura di tutto quello che ancora oggi subiamo dalle autorità politiche. dopo guido rossa e aldo moro, l’opinione pubblica progressivamente ha smesso di legittimare moralmente la lotta armata e contemporaneamente tutta la spinta culturale politica e sociale intesa come coscienza di dover essere parte attiva e presente nella vita individuale e collettiva si sia arenata e che nel nostro paese si sia continuato a vivere in una sorta di medioevo. e quindi io semplicemente mi chiedo se non fosse stato possibile una lotta diversa senza l’ombra del mito della rivoluzione tradita. le verità sono dei dettagli necessari alla lettura della realtà.

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