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Cina: una riforma per instaurare lo Stato di Polizia


La Cina avanza a passo spedito verso il capitalismo del nuovo millennio e si conferma tra i portabandiera del massacro delle libertà individuali.

La proposta di legge fa rabbrividire ma, malgrado la notizia abbia una decina di giorni, sembra essere completamente sfuggita ai nostri eccelsi giornalisti; nessuno ne ha parlato da queste parti.
Il governo cinese vuole dare nuovi poteri alla sua polizia alla luce delle oltre 80.000 proteste l’anno -sedate con la più becera repressione- che si accavallano nello sterminato paese, mosse da minoranze che da intere comunità e categorie in lotta, di cui noi ignoriamo praticamente tutto.
Nuovi poteri per acciuffare e tenere in stato di detenzione i sospettati: un arresto “occulto” che può durare fino a sei mesi.
Praticamente è la legalizzazione del rapimento di stato: basta un sospetto e rischi fino a 6 mesi di scomparsa: ti acchiappano senza comunicare nulla alla tua famiglia, alla stampa, al mondo. Sparisci nel nulla, per lunghi sei mesi, detenuto in un luogo che non esiste.
Sarebbe una variazione della “sorveglianza domiciliare” che permetteva ad alcuni sospetti (in questi mesi c’è stata un’escalation di arresti di attivisti, dissidenti e avvocati), un sistema di controllo più leggero del carcere. Così la comunicazione alle famiglie doveva esser data entro 24 ore (anche perché l’arresto era domiciliare) e un procuratore doveva confermare lo stato di privazione di libertà entro un mese.
Modificando tutto ciò il potere repressivo nelle mani della polizia diventerebbe preoccupante: nessuna comunicazione alle famiglie “perché potrebbero ostacolare le indagini”, detenzione in luoghi completamente sconosciuti all’opinione pubblica, prolungamento a sei mesi per la convalida del fermo.
Quasi da rimpiangere la Lettre de Cachet delle monarchie francesi, in cui bastava il timbro del re per finire in gattabuia: almeno si finiva in gattabuia, qui si sparisce nel nulla …
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  1. 4 settembre 2011 alle 12:09

    Alla luce di quella autentica tragedia chiamata “socialismo reale” – meglio sarebbe chiamarla “socialismo irrealizzato” – è ben difficile dare torto ai compagni anarchici e comunisti eretici in genere.
    Sulla vera natura dell’URSS, sulla sua degenerazione, ce l’hanno detto in tutti i modi, come sarebbe andata a finire.
    Non li hanno ascoltati.

  2. gianni
    8 settembre 2011 alle 18:05

    Sono anarchico e da tempo ho capito verso quale deriva andava il “socialismo” in Cina, in Russia ed in tanti paesi, anche se fino al ’56 ho creduto che fosse tutta propaganda capitalista.Spagna ’36, Kronstad 1921 ed i Gulag dovevano farmi aprire gli occhi ancora prima. Meglio tardi che mai! Sempre avanti fino alla vittoria. Gianni Landi

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