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Archive for 8 settembre 2011

Egitto: la controrivoluzione avanza, il movimento si convoca in piazza

8 settembre 2011 2 commenti

Domani, venerdì 9 settembre, sarà un nuovo venerdì per l’Egitto.

di Carlos Latuf: lo SCAF presidia piazza Tahrir

Una nuova chiamata in piazza, una nuova chiamata alla mobilitazione generale di tutta quella miriade di persone, organizzazioni, partiti, associazioni e movimenti che hanno permesso alla primavera araba (come ci siamo abituati a sentirla nominare poi) di veder cadere il suo secondo padrone, dopo Ben Ali.
Allo scoccare di ogni venerdì l’Egitto è avanzato verso un processo di liberazione dal vecchio decennale maledetto regime, allo scoccare di ogni venerdì è cresciuta la consapevolezza in tutti loro di voler creare un nuovo paese,
una nuova cultura, un nuovo approccio alle libertà tutte.
C’è stata una parvenza di vittoria ma poi, come c’era da aspettarsi visto la poco furba ( ma probabilmente inevitabile per l’Egitto di quelle giornate) fiducia avuta per le forze armate che quasi immediatamente hanno sostenuto il movimento di piazza Tahrir, ogni venerdì è stato un passo indietro.
Ogni venerdì lo SCAF (il consiglio supremo delle forze armate) è avanzato di qualche passo nella repressione del movimento, nella promulgazione di leggi che vietassero scioperi e manifestazioni per tagliare le gambe a tutte quelle forme di lotta che in ogni punto del paese sono sorte.
C’è una tensione sociale altissima in questi giorni nel paese, vista anche l’apertura del processo a Mubarak e il comportamento di esercito e polizia nei confronti dei tanti che fuori al tribunale hanno manifestato.
In aula gli uomini di regime che siedono dietro alle sbarre negano di aver ordinato di sparare sui manifestanti, e chi dovrebbe testimoniare sembra fare il gioco della vecchia guarda ogni volta che può…
l’attesa è tutta per domenica, alla riapertura del Tribunale, che in realtà non aprirà più di tanto.
La prima seduta a porte chiuse è proprio quella per colui che guida il Consiglio Supremo, il generale Husein Tantawi; uomo non certo amato dal movimento, che si è ovviamente convocato davanti al tribunale per urlare il proprio dissenso verso quell’udienza a porte chiuse, di un uomo che tutti vorrebbero più tra le fila degli imputati che tra quelle dei testimoni.
Venerdì sarà una nuova giornata di protesta, verso quel regime che sembra non esser mai caduto, verso quel regime che pare essere ancora al suo posto, malgrado Mubarak sia in quell’aula tra le sbarre: il Consiglio Supremo delle forze armate con le centinaia di processi militari nei confronti di civili arrestati nelle mobilitazioni, con il tentativo di evitare qualunque possibilità di organizzare forme di lotta in piazza e sui posti di lavoro, sta portando la rabbia a livelli sempre più alti.
Non è facile tornare indietro per chi ha creduto di aver la libertà tra le mani, la seconda ondata rivoluzionaria egiziana potrebbe scatenarsi contro l’Esercito, e magari non essere più pacifica come è stata quella di Tahrir, come lo stesso Mohamed el-Baradei – candidato alle prossime elezioni- ha paventato ultimamente.

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COME SI MUORE IN CARCERE…una lettera appena giunta, ci racconta l’ennesimo omicidio di Stato

8 settembre 2011 Lascia un commento

Ci duole profondamente riprendere la penna in mano per segnalarci l’ennesimo omicidio avvenuto nel carcere di Rebibbia N.C.
Abbiamo scritto “omicidio” senza temere di essere smentiti. La morte di un nostro compagno è avvenuta oggi -3 settembre- ma era annunciata già da tempo.
La cronaca e la cronologia dei fatti è, a parte minime varianti, la fotocopia di decine di fatti analoghi che l’Amministrazione penitenziaria archivia senza che si trovi un responsabile, e i Mass media, per la maggior parte sodali e complici delle Istituzioni, liquidano come casi di malasanità penitenziaria.
per noi si tratta di qualcosa che va ben oltre la malasanità, ed è per questo che senza tanti giri di parole usiamo il termine OMICIDIO.
Il nostro compagno era affetto da numerose patologie come il diabete, l’insufficienza respiratoria aggravata dalla comparsa di polipi nasali e del cavo orale, ed altre problematiche che lo rendevano un soggetto ad alto rischio e, senza ombra di dubbio, incompatibile col regime carcerario.
E’ stato trovato morto nel suo letto, senza che il personale infermieristico e la custodia si accorgesse di nulla nonostante dovesse, al mattino, somministragli una della quattro dosi giornaliere di insulina.
“Radio carcere” parla di infarto, ma poco importa allo stato attuale sapere la causa o le cause del decesso perché ciò, se si fosse intervenuti per tempo, con maggiore professionalità, competenza ed UMANITA’, non sarebbe dovuto accadere.
Ci appare inutile ripetere ciò che da decenni andiamo gridando: DI CARCERE SI MUORE E NON GLIENE FREGA NIENTE A NESSUNO!!
Questo povero cristo, così come coloro che lo hanno preceduto e colo che – purtroppo – andranno a venire, andrà ad arricchire le già nutrite statistiche di decessi in carcere, che già annoverano cifre scandalose per un paese che ha la pretesa di autodefinirsi civile.
Ci sarà un’inchiesta che, scusate il nostro consolidato pessimismo, approderà ad un nulla di fatto: nessun colpevole, nessun responsabile:
Le solerti forze di Polizia, con la benedizione della Magistratura, hanno pensato bene di eseguire delle perquisizioni con tanto di unità cinofile nel tentativo di trovare chissà che cosa … o forse cercavano l’insulina che non avevano somministrato nella mattinata?!!!
Vorremmo che tutti coloro che nelle calde esteti parlano dei drammi che avvengono nelle prigioni, tutti coloro che fanno le loro belle visite di cortesia e di facciata atte -riscusiamo il cinismo e la diffidenza cementate da anni di false promesse – più che altro a lavarsi la propria coscienza, sappiano una volta per sempre che di carcere SI MUORE e che tutta la società cosiddetta civile ne è RESPONSABILE.
Nessuno escluso!!
La loro compassione a “gettone” non ci serve nè ci aiuta, occorre mettere le mani nel problema e sviscerarlo seriamente a costo di sporcarsi le mani e perdere qualche prezioso voto politico.
Siamo stanchi di parlare di MORTI e non smettermo mai di combattere per il nostro diritto alla salute, alla dignità e alla libertà.
Non sentirete da parte nostra lamentele pietose e vittimistiche, il nostro è e sarà un GRIDO D’ACCUSA contro chi finge ipocritamente e vigliaccamente di avere “a cuore” i problemi dei carcerati, ma che dei reclusi non gliene frega nulla.
Non andiamo oltre.
Salutiamo con amore e rabbia il nostro compagno con l’augurio che i responsabili di tanto vile cinismo e indifferenza siano divorati dai rimorsi di coscienza ammesso – e non ci crediamo – ne abbiano una.

ALCUNI DETENUTI DI REBIBBIA N.C.

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