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Archive for giugno 2018

Mare Mostrum

14 giugno 2018 Lascia un commento

Era il mare nostrum ma non può esserlo più.
Era il mare nostrum ed ora invece è un cimitero deciso a tavolino.
Era il mare nostrum e invece ora si lanciano cadaveri in mare per assenza di celle frigorifere.
Era il mare nostrum ed ora è una distesa di vergogna.
Era il mare nostrum ed è iniziata l’estate e ci tufferemo, nuoteremo, prenderemo una bella tintarella.
Era il mare nostrum ma che ce frega, siamo una società impegnata a difendere gli embrioni che pure se affoga qualcuno…

era il mare nostrum, ed è bastata una consonante a cambiar tutto.

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Lo sciopero che non c’è, la vergogna del sindacato

4 giugno 2018 2 commenti

Quando ammazzano un ragazzo a colpi di fucile i suoi assassini dovrebbero essere chiamati tali.004247583-39561043-d943-4175-99cf-d77c7a8534e1
Quando ammazzano un ragazzo a colpi di fucile dicendo “stava rubando”, chi è abituato alla ricerca della verità dovrebbe metterci poco a capire.

ma c’è una cosa più grave di tutte però, più del sangue a terra di Soumaila (29 anni, maliano), una cosa che lascia basiti, che farà pensare ai giovani ai bambinetti che tutto ciò è normale.

Non c’è niente di normale invece: perché quando ammazzano un sindacalista a colpi di fucile il lavoro si ferma. Quando ammazzano un sindacalista i lavoratori incrociano le braccia e bloccano la produzione e questo nemmeno dovrebbe esser dichiarato, tanto è naturale.
Soumaila era un sindacalista dell’USB, lottava per i diritti dei braccianti nella piana di Gioia Tauro, i servi della gleba della nostra Europa ed è stato ucciso a fucilate.
Oggi il suo sindacato avrebbe dovuto dichiarare uno sciopero generale: oggi TUTTI gli iscritti USB si sarebbero dovuti fermare, incrociare le braccia, urlare la rabbia, bloccare la produzione. Il tranviere, il postino, l’insegnante: oggi tutti avrebbero dovuto urlare il nome di Soumaila.

E invece no.
L’USB ha dichiarato lo sciopero DEI BRACCIANTI.
I servi della gleba oggi si fermeranno. Quando dovrebbero, invece, marciare sulla testa del sindacato, acciaccandola e acciaccandola ancora

 

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