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Natale nei CIE: si impicca una reclusa trans a Milano


Una mezzoretta fa ci è arrivata una telefonata da dentro uno dei Cie qui del nord Italia: gira voce, ci hanno detto, che in via Corelli sarebbe morto un recluso, suicida. E proprio mentre cominciavamo a fare qualche verifica abbiamo rintracciato in rete questo lancio di agenzia:
«Un trasessuale brasiliano di 34 anni, bloccato domenica scorsa perché irregolare, si è impiccato nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Per uccidersi ha usato un lenzuolo, fissato alle sbarre della finestra della sua stanza al Cie. Il cadavere è stato scoperto intorno all 15,30 da un altro immigrato trattenuto nel centro, che ha dato l’allarme. Secondo la prima ricostruzione, il transessuale sarebbe entrato nella sua stanza attorno alle 14 e da quel momento nulla di strano è stato notato fino alla tragica scoperta del suo gesto. Liberato dalla stretta del lenzuolo, il trans è stato subito portato in infermeria dove sono iniziate, senza esito, le manovre rianimatorie. Quando è arrivata l’ambulanza, il rianimatore non ha potuto fare altro che constatare la morte. Ignota al momento la causa del suicidio. La polizia tiene a sottolineare che in questi giorni il Cie non è particolarmente affollato.»

Aggiornamento ore 23.oo. E già. Nel reparto trans di via Corelli, riaperto da pochissimo, una reclusa si è impiccata. Era stata catturata cinque giorni fa e, dai racconti che siamo riusciti a raccogliere fino ad adesso, prima di uccidersi avrebbe chiesto senza essere ascoltata di essere trasferita in un’altra sezione.

macerie @ Dicembre 25, 2009

  1. angela
    26 dicembre 2009 alle 14:20

    perché nessuno fa niente. io sono impotente. non ho conoscenze, mio padre era un avvocato importante ma è morto da tantissimi anni e non avrebbe mai condiviso. perché il nome del fratello di giovanardi che gestisce questi lager non viene urlato ovunque. per esempio, fino a poco tempo fa, neanch’io lo sapevo. credevo che a roma non ce ne fossero, di questi posti, ma solo nei posti di sbarco, che deficiente. so che si fanno sit-in, ma sono inutili, credo. cosa posso fare io, che non conosco le leggi, non mi reggo in piedi, aiuto le persone che posso aiutare, mi sento in colpa per quello che ho. sono sconvolta addolorata. lo strazio della gente più debole mi colpisce al cuore. quando succede vicino casa mia, è un dolore ancora più duro. non dovrebbe essere così, ma è un normale processo psikico identificatorio. grazie, scusate lo sfogo.

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