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Le carceri scoppiano: andiamo ad urlarlo al Ministero


Sono oltre 67.000 le persone rinchiuse nelle carceri del nostro Paese in strutture che ne potrebbero contenere al massimo 42.000.
Il maggior sovraffollamento degli ultimi 60 anni. Un record.
Le condizioni di detenzione sono inaccettabili: mancanza di acqua e di igiene, di spazi per attività sportive o semplicemente per muoversi, docce insufficienti, vitto immangiabile, assistenza sanitaria nulla ecc.
Amnesty International le definisce “trattamenti inumani e degradanti” e “tortura”.

Per questi “trattamenti” lo Stato italiano è stato condannato più volte dalla Corte europea di Strasburgo.
Nel 2008 il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu ha sottoposto il nostro Paese alla Universal Periodical Review, una procedura di revisione periodica riguardante i diritti umani.
Sull’Italia sono state emanate ben 92 raccomandazioni. Eppure si continua a torturare: alla Diaz, come a Bolzaneto e in piazza a Genova nel luglio 2001.
Non si tratta di episodi isolati e straordinari: ma di pratiche ordinarie dello Stato, delle classi dirigenti e delle istituzioni.

Qual è il motivo di questa “grande carcerazione” cosi come definita dagli esperti? In questi ultimi decenni i reati gravi contro le persone sono in diminuzione, e allora?
La risposta è che in un momento in cui l’Europa sta vivendo una delle più grosse crisi economiche, il sistema capitalistico risponde con la repressione e la carcerazione coatta per soffocare la nascita del conflitto sociale dove ogni violazione dell’ordine pubblico deve essere sanzionata. In sostanza il peso di questa crisi è scaricato sulle spalle, già massacrate, dei più poveri, di chi lavora in modo precario, di chi non trova lavoro, di chi con il magro salario non arriva alla terza settimana del mese.
Le carceri italiane non sono piene di potenti corrotti o inquisiti eccellenti, ma di autori di piccole trasgressioni: oltre 25.000 sono condannati a pene inferiori ai 3 anni (e per le leggi italiane dovrebbero trascorrere la sanzione in “misura alternativa” non in carcere).
Negli ultimi decenni sono state create leggi liberticide come la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi, la ex Cirielli sulla recidiva,
che sostenute dalle campagne forcaiole della stampa nostrana hanno alimentato un clima che rende sempre più difficile l’accesso alle misure alternative.
E’ con questa stessa repressione che per una manifestazione si rischiano fino a 15 anni di carcere;
ogni mobilitazione, ogni lotta subisce l’aggressione delle forze dell’ordine e la condanna della magistratura giunge puntuale con pene altissime.
In questo paese la cosiddetta “legalità” considera più grave una manifestazione collettiva per un bisogno negato (lavoro,
casa, sanità, ecc.), piuttosto che l’azione criminale di chi devasta l’ambiente, saccheggia le nostre vite e riduce alla fame e/o uccide.

Le detenute e i detenuti si ribellano, a questo massacro non ci stanno!

Sono decine e decine le carceri in lotta.
Dal sud al nord Italia la protesta si espande: scioperi della fame o del vitto, battiture delle sbarre e sciopero delle lavorazioni.
I detenuti e le detenute chiedono Amnistia, Indulto, accesso rapido alle misure alternative, di uscire dal carcere, di mettere fine a quel sovraffollamento spaventoso che rende, la già dura condizione di chi è privato della libertà, del tutto inaccettabile e invivibile.

Siamo al fianco di chi lotta in carcere e vogliamo fare nostri gli obiettivi di lotta della popolazione detenuta
Sosteniamo e diffondiamo in tutta la città la loro lotta!

Per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare a un presidio
Giovedì 2 agosto davanti al Ministero di Giustizia in via Arenula a partire dalle ore 17.00.

LIBERE TUTTE LIBERI TUTTI

compagne e compagni contro il carcere

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  1. mattia
    28 luglio 2012 alle 12:30

    Grande Baruda!come sempre leggerti emozione. E’ il momento di reagire contro lo scempio del carcere,del controllo del Potere sui nostri corpi.

    “La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze.”

    Partecipiamo numerosi in 2 agosto! contro ogni tipo di carcere. Tutti Liberi!

  2. mattia
    28 luglio 2012 alle 12:30

    mattia :
    Grande Baruda!come sempre leggerti emoziona. E’ il momento di reagire contro lo scempio del carcere,del controllo del Potere sui nostri corpi.
    “La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze.”
    Partecipiamo numerosi in 2 agosto! contro ogni tipo di carcere. Tutti Liberi!

  3. 28 luglio 2012 alle 12:33

    È un comunicato scritto dalle compagne e dai compagni,
    Lo sto solo spammando un po’
    😉

    Tutti lì il 2 agosto

    Tutt@ liber@

  4. icittadiniprimaditutto
    28 luglio 2012 alle 13:30

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. 28 luglio 2012 alle 14:20

    questi se ne fregano tanto solo i poveriracci stanno in carcere in mezzo ai topi ai scarafaggi,senza mangiare senza prodotti per la pulizia in generale,se non ai soldi per comprare qualcosa da mangiare o per l igene personale sara ovio che uno pensa che l unica via d uscita e il suicidio,e fini bossi e il gran signor di giovanardi stanno li a brindare alla faccia l oro,non tutti anno uno stipendio da 500 mila euro l anno e la casa a monte carlo,e non tutti posso rubare dalle casse dei partiti di papa ma questi non pagano,vergogna e ci vogliono far passare per un paese civile……………….

  6. 28 luglio 2012 alle 14:34

    Una società che produce il carcere e le istituzioni totali è una società che non ha nessuna ragion d’essere.

  7. morena
    29 luglio 2012 alle 09:10

    AMNISTIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.. TUTTI A ROMAAAAAAAAAAAAAA

  8. A.A.
    1 agosto 2012 alle 17:54

    Amnistia, depenalizzazione, revisione della Cirielli e soprattutto dell’art.4 Bis dell’Ordinamento Penitenziario che, in via amministrativa, impedisce l’accesso alle misure alternative in base alla categoria di reato, per esempio associazione sovversiva, devastazione e saccheggio. Mentre i poliziotti ormai definitivi per l’omicidio Aldrovandi, solo per fare un esempio, oltre a una condanna irrisoria in relazione all’enormita’ del fatto, possono godere dell’indulto e non finiranno mai dentro,

  1. 30 luglio 2012 alle 16:54

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