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Marò: latitanza autorizzata dal Ministro in persona!


Che se non provassi un senso di repellenza totale ne avrei scritto da tempo,
perché sarebbe da sottolineare mille cose sulla storia dei Marò,
sarebbe da archiviare e riportare continuamene tonnellate di dichiarazioni (a partire dal presidente della Repubblica, Napolitano) in difesa di due fucilieri della Marina,
assassini di pescatori indiani, categoria umana che a quanto pare non rientra in quelle prese in considerazione non solo dalle forze armate di questo paese,
ma anche da quelle politiche.

Ora la provocazione totale, che sinceramente non mi lascia di stucco, anzi era più che prevedibile:il ministro Terzi (ministro scelto da non so chi per altro) ha dichiarato poco fa che
NO, i nostri bravi ragazzi dalla mira ineccepibile non tornano in cella.
No no, la licenza di un mese per votare (son lentissimi a votare i Marò, voi ci mettete meno di cinque minuti loro ben quattro settimane) si trasforma in una latitanza legalizzata:
in India non ci tornano, se ne fottono proprio.
Eppure proprio Terzi poche settimane fa aveva detto che la concessione di questa seconda licenza premio (poverini i due traumatizzatissimi assassini avevano anche passato Natale in casa, cosa non concessa a 70.000 detenuti nelle carceri italiane che vivono anche in 12 a cella) era uno “sviluppo molto positivo che consentirà ai nostri due ragazzi di esercitare il loro diritto di voto e di trascorrere quattro settimane con i loro familiari in Italia, ma anche perchè la decisione di oggi conferma il clima di fiducia e collaborazione con le autorità indiane e lascia ben sperare per un positivo esito della vicenda».

E invece pernacchie,
pernacchie italiane ai pescatori morti ammazzati,
alla giustizia indiana, ai rapporti internazionali, alle promesse di Stato:
NOI GARANTIAMO L’IMPUNITA’ A CHIUNQUE INDOSSI UNA DIVISA E IMBRACCI UN ARMA,
è la sola cosa chiara di questa vicenda.
Siamo un paese di assassini, di sbirri soldati marinati piloti ministri ASSASSINI

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  1. Alessandra lucini
    11 marzo 2013 alle 17:55

    Non fa una grinza questo articolo

  2. 11 marzo 2013 alle 17:56

    L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

  3. dakota
    11 marzo 2013 alle 18:03

    Quello ke trovo…deprimente..
    e che non si spende una sola parola per la vita tolta , come se essere pescatori e per giunta indiani… sia appunto esseri inferiori, forse avranno pagato alle famiglie e questo secondo loro é giustizia; la vicenda ha dell’incredibile perché non solo l’esercito o apparati reazionari appoggiano i maro’ ma persino nelle cosidette istituzioni democratiche ..;nessuno ha avuto il minimo imbarazzo a fare andare avanti questa farsa.

  4. rob
    11 marzo 2013 alle 18:22

    E’ presto per dire che sono assassini, di pescatori indiani o in generale. Fino ad ora solo la perizia balistica di parte indiana era stata ammessa, e manco considerata quella italiana. Fino ad ora l’India ha fatto orecchie da mercante alla questione della territorialita’ nonostante i richiami in sede Onu.
    Indiani ed Italiani han giocato a chi e’ piu’ furbo, compromettendo per sempre una possibilita’ di giustizia per le vittime. I famigliari dei pescatori si son gia’ presi indennizzi monetari, con buona pace dei parenti defunti, in pratica compromettendo ulteriormente la loro rappresentanza in sede di giudizio.

  5. 11 marzo 2013 alle 18:23

    Hanno svuotato i caricatori.
    Poi fai tu!

  6. giovanni moretti
    11 marzo 2013 alle 18:26

    Questa è un’ altra vicenda che fa prudere le mani. Un governo in carica solo per gli affari correnti, nella persona di Terzi, miserabile ascaro filosionista e oltranzista atlantico, si permette di non rispettare la parola d’onore e di accusare l’India di avere violato gli accordi internazionali ( eh … i nostri marò assassini non potranno mai vantarsi di essere gli epigoni di Attilio Regolo). L’epilogo era prevedibile, ma nel profondo resta un’amarezza che mi fa vergognare di essere nato in questo paese che ha perso ogni barlume di dignità. Un piccolo dettaglio è la perdita della cauzione versata per quei due “eroi” e pagata da noi tutti come contribuenti. Ennesimo danno erariale, ma cosa volete che sia rispetto alle sofferenze che avrebbero dovuto patire i nostri soldati che ptoteggevano una petroliera privata.

  7. rob
    11 marzo 2013 alle 18:37

    Sono accusati di aver svuotato i caricatori ed aver ucciso i due pescatori, sicuro.

    Serve un processo che contrapponga una difesa ad un accusa, spero siamo d’accordo.

    Il mio punto e’ che sto casino India/Italia, ed il fatto che nel frattempo i parenti hanno accettato indennizzo, ora pregiudica qualsiasi chance di processo “corretto”. Verra’ tutto insabbiato da schiere successive di politici qua e la, tutti a sbraitare per farsi vedere quando gli serve, i due militari saran messi a temperar matite da qualche parte, ed i due poveri pescatori son gli unici ad averci rimesso.

  8. 11 marzo 2013 alle 18:42

    certo,, certo che serve un processo.
    Ma penso che possiamo parlare al passato, ormai è fatta, sono liberi, felicemente autorizzati dal nostro Stato,
    che si rivendica ogni colpo sparato e calpesta quei corpi ancora una volta.
    come sempre

  9. Brunild
    11 marzo 2013 alle 18:53

    Mi permetto di sottolineare che questo articolo è di una faziosità a dir poco fastidiosa. Chi ha una minima conoscenza del diritto internazionale sa che la questione non è relativa alla colpevolezza o meno dei due fucilieri ma si snoda piuttosto su due ordini di questioni: giurisdizione e immunità. Che siano colpevoli o meno, non lo sappiano nè io nè qualunque altro “estraneo ai fatti” (chi ha seguito attentamente la vicenda dovrebbe sapere che anche da parte indiana le accuse fanno acqua da tutte le parti e pare che, normalmente, gli Stati costieri dell’India non si cruccino particolarmente sui pescatori che quotidianamente muoiono al largo delle loro coste, magari per mano della guardia costiera). Se poi bisogna prendersela perchè sono militari “cattivi” e gli altri sono “poveri” pescatori, temo che questo atteggiamento esuli da qualsiasi tipologia di ragionamento giuridico. E il fatto che si giunga, si spera, ad un arbitrato ha l’importantissimo effetto collaterale di contribuire all’accertamento del diritto in merito ad un fenomeno molto particolare e complesso quale quello dell’uso della forza in mare da parte di soggetti non “convenzionali” – secondo quanto previsto dal diritto internazionale consuetudinario – in funzione anti pirateria. In sostanza: ragionamenti emotivo-aprioristici non aiutano a capire un caso così complesso.

  10. giovanni moretti
    11 marzo 2013 alle 18:53

    Forse mi lascio andare troppo con i commenti,ma le palesi fraudolenze non possono passare inosservate. A Rob direi che almeno i parenti hanno avuto un risarcimento,perchè purtroppo è l’unica cosa che potevano aspettarsi. A loro auguro di avere una vita migliore di quella che hanno vissuto quei due sfortunati pescatori.

  11. 11 marzo 2013 alle 18:55

    Faziosissimi, già!
    Non si può parlare di questa cosa che sbucano subito gli esperti di diritto internazionale …
    Quelli che non ci son mai quando muoiono migranti, pescatori, invisibili.
    Chissà com’è

  12. Inneres Auge
    11 marzo 2013 alle 19:08

    L’unica volta in cui ho parlato della vicenda con una persona era proprio per il loro ritorno a casa dei marò per natale. Mi son sentito dire “ma non puoi sempre criticare, quelli probabilmente gli hanno sparato perché non pensavano che fossero pescatori”

  13. giovanni moretti
    11 marzo 2013 alle 19:15

    A Brunild vorrei chiedere che tipo di pena rischiano i nostri militari se processati in Italia. Io penso che finirebbe come con i farabutti del caso Cermis. Le capziosità da legulei sono faziose.

  14. Brunild
    11 marzo 2013 alle 19:24

    baruda :
    certo,, certo che serve un processo.
    Ma penso che possiamo parlare al passato, ormai è fatta, sono liberi, felicemente autorizzati dal nostro Stato,
    che si rivendica ogni colpo sparato e calpesta quei corpi ancora una volta.
    come sempre

    Beh, che siano “liberi” non è giuridicamente corretto. Sono indagati dalla Procura di Roma, come previsto dall’art. 5 della legge 130/2011.

  15. 11 marzo 2013 alle 19:25

    Ah si si immagino …
    Da queste parti la privazione di libertà e pane quotidiano.
    Li considero liberi, quindi

  16. Brunild
    11 marzo 2013 alle 19:26

    baruda :
    Faziosissimi, già!
    Non si può parlare di questa cosa che sbucano subito gli esperti di diritto internazionale …
    Quelli che non ci son mai quando muoiono migranti, pescatori, invisibili.
    Chissà com’è

    Oddio, ci faccio un dottorato in diritto internazionale…Speriamo di divenirne esperti, sì. E la questione è enormemente più complessa…Lo dico perchè, per scelta, l’ho studiata approfonditamente. Poi eh, per carità, ognuno ragioni con i propri strumenti.

  17. 11 marzo 2013 alle 19:28

    Ma non ho dubbi che hai competenze,
    Speriamo le tiri fuori con la stessa enfasi anche per chi affoga nel silenzio.
    Coi tuoi strumenti

  18. Brunild
    11 marzo 2013 alle 19:40

    baruda :
    Ma non ho dubbi che hai competenze,
    Speriamo le tiri fuori con la stessa enfasi anche per chi affoga nel silenzio.
    Coi tuoi strumenti

    L’emotività non va d’accordo col diritto. E, soprattutto, presupporre che qualcuno che tenti di guardare OBIETTIVAMENTE ad una vicenda non si batta con eguale ardore per altre cause, è frutto di pregiudizio e malafede. Pura e semplice. Che siano affogati nel silenzio (quanta poesia!) e, soprattutto, per mano dei due marò è tutto da dimostrare. Altrimenti, se ne sei certo, ti prego di farti avanti e risolvere la questione. Thanks!

  19. 11 marzo 2013 alle 19:44

    Puoi parlare al femminile, grazie.
    In casa mia il diritto e’ solo galera, rifiuto di tutto, privazione di libertà, impossibilità di accedere a nessuno spiraglio di altro fino alla fine della pena, fino all’ultimo secondo.
    L’obiettività del vostro diritto non va d’accordo con l’emotività ma nemmeno con la vita nella maggiorparte dei casi, a meno che non ci caschino uomini del potere o servi in divisa.
    Ti prego di tornare alle tue sudate carte, obiettive e carceriere solo per chi lavora, suda e alza la testa: thanks

  20. giovanni moretti
    11 marzo 2013 alle 20:10

    Voglio fare un’ultima considerazione a Brunild . Mi viene il legittimo sospetto che dietro questa contorta vicenda ci sia l’odore di “liberalità” versate a qualche funzionario della corte suprema indiana in cambio di un po’ di malleabilità.D’altronde si sta indagando su presunte tangenti per l’acquisto di elicotteri … per cui non mi sorprenderei se si sia fatto un conto unico.
    Tutto sulla pelle di chi non può far valere i propri diritti…mah! L’importante è rispettare le formalità del diritto…del più forte.

  21. 11 marzo 2013 alle 21:38

    Il diritto, che belle parole … come se vivessimo su un altro pianeta, come se il diritto regolasse sul serio la vita di tutti allo stesso modo, “obiettivamente”. Non c’è nulla d più ipocrita che invocare il diritto quando l’arroganza e la violenza armata vengono smascherate. Come fosse una pura questione di carte, di regolamenti, di confini invisibili tracciati sull’acqua. L’equidistanza del diritto è falsa, l’obiettività non è mai esistita (ancora crediamo a queste favole?), il metro dell’essere umano è la sua umanità. Certo, un processo è necessario, e senza regole come si fa? L’unico diritto vigente è quello di chi impugna il fucile dalla parte del calcio. I pescatori indiani assassinati, col diritto internazionale, nazionale e condominiale non possono nemmeno più pulirsi il culo. Indennizzo dicevamo? Un altro trionfo del diritto, esemplare nel comprarsi la fame degli altri.

  22. massimiliano
    11 marzo 2013 alle 23:12

    per brunild
    i potenti e i loro servi hanno sempre avuto un codice penale ultra-garantista, questo certamente sarà argomentato nelle sue pagine di diritto internazionale; buonasera.

  23. Andrea
    12 marzo 2013 alle 13:43

    Siamo stanchi che magistratura e stato difendano a ogni costo quel marcio
    Delle forze di polizia

  1. 13 marzo 2013 alle 21:05
  2. 22 marzo 2013 alle 08:56

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