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La vera notizia sulle “nuove BR”: l’Anpi c’ha creduto!

24 luglio 2013 5 commenti

Il caldo torrido è iniziato da poco ma già produce effetti devastanti.
Pubblico anche su queste pagine l’articolo di Paolo, che trovate anche sul suo blog, di commento a quel che l’Anpi nella figura del suo presidente provinciale di Milano ha scritto sulla “lettera minatoria” ricevuta dal vice sindaco di Milano.
Un delirio quasi impossibile da commentare, che nemmeno un poppante avrebbe scambiato per qualcosa di solo lontanamente plausibile: eppure ci son strutture nazionali che sentono di dover prendere parola, di doversi schierare immediatamente contro, uhmammamiachepaura, il pericolo terrorista. Lascio la parola, che è meglio!

Chiudete L’Anpi, per favore!
Lunedì mattina la vice sindaco di Milano, Ada Lucia De Cesaris, ha ricevuto nel suo ufficio di Palazzo Marino una lettera minatoria, la cui riproduzione potete vedere qui sotto:

lettera-di-minacce-brigate-rosseLe modalità grafiche del testo (simile a quelle in uso in ambienti di destra o nelle curve degli stadi) e soprattutto il suo contenuto bislacco lasciano subito capire che si tratta del gesto di un mitomane o di qualche maliziosetto.
Alcune passaggi, infatti, lasciano pensare: «il prossimo autunno inverno tornerà la P38 e il mitra».
“Autunno inverno”?. Chi scrive sembra un habitué delle sfilate di moda.
Tra un’amenità e l’altra nel proseguio testo si legge anche una frase del genere, «In realtà i brigatisti in libertà hanno goduto di libertà di finanziamento e organizzazione (il ’68 non è mai finito)».
Chi l’ha scritta ha negli occhi gli articoli di Paolo Granzotto del Giornale, un refrain delle minchiate che raccontava un tempo Montanelli.
Alla fine del testo compare una sgangherata stella a cinque punte che viene ripetuta anche sul retro (sic!) del foglio insieme alla scritta «NUOVE-BR-CURCIO-INTERNAZIONALE». Mentre nell’intestazione mancava l’aggettivo “nuove”. Sotto la stella a cinque punte compare la scritta «un futuro di lotta armata contro gli Stati, bande criminali planetarie».
Ciliegina sulla torta, l’indicazione del luogo dove il testo sarebbe stato scritto è «Menton – France».
No so se è chiaro. Sono loro, sempre loro, quelli che stanno a Parigi, i latitanti, tutti riparati a casa di Scalzone. Anche se poi il timbro postale sulla lettera ovviamente non è francese ma è di un ufficio di Milano.
Qualcuno ci ha provato e tanti ci vogliono proprio credere.

Insomma la notizia è di quelle che non sono una notizia. Il fatto non sussiste. Non c’è proprio. Nonostante ciò gli organi d’informazione l’hanno diffusa con un forte significato d’allarme, accreditando la fantomatica firma posta in calce, “Nuove Br Curcio”.

In realtà la notizia vera è un’altra e viene dall’Anpi provinciale di Milano che ha preso molto sul serio la lettera di cui sopra. Guardate cosa sono riusciti a scrivere qui:

«L’ANPI Provinciale di Milano esprime la propria solidarietà all’assessore al Comune di Milano Ada Lucia De Cesaris per l’ignobile lettera minatoria fattale pervenire dalle nuove Brigate rosse. L’ANPI, le Associazioni Partigiane, i sindacati, le forze politiche democratiche hanno da sempre condotto una battaglia incessante e continuativa contro il terrorismo, volto a minare e destabilizzare le istituzioni nate dalla Resistenza. Continueremo a mantenere alta e vigile la nostra attenzione a difesa della democrazia, della legalità e dei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana».
Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano

Di fronte a tanto la domanda che ci poniamo è una sola: ma quand’è che l’Anpi chiude? A cosa serve un baraccone del genere se, venendo meno per altro alla sua ragione sociale, quell’antifascismo che andrebbe quanto meno aggiornato sul terreno dell’antirazzismo, non è nemmeno in grado di distinguere la differenza che passa tra lucciole e lanterne?

Ad una certa età ci sono le bocciofile e il tressette. Rimbambiti!

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Gli scontri di Via Triboniano


Il campo di Via Triboniano

Posto qui sotto un comunicato del Comitato Antirazzista Milanese dopo i fatti di Via Triboniano e la giornata di scontri e resistenza attiva che hanno portato avanti i rom del campo che le forze dell’ordine volevano sgomberare.
Non si sono fermati davanti a nessuno, hanno pestato tutti quelli che si trovavano davanti e sapete quanti bimbi ci sono dentro i campi rom delle nostre città: una bimba sembrerebbe esser rimasta particolarmente ferita e aver riportato la frattura del braccio.
Balordi.
Ma qui la fila di balordi è lunga, a partire dal Comune di Milano, che nemmeno ha voluto incontrare una delegazione di rappresentanti di associazioni milanesi per i Diritti Umani.
Loro fanno muro, un muro razzista e vergognoso: fortunatamente dall’altra parte questa volta hanno trovato fiamme e barricate, sassi e rabbia
Scriviamo questo comunicato sull’onda degli avvenimenti accaduti in via Triboniano nelle ultime ore  per fornire l’esatta descrizione dei fatti dopo che un’autentica ridda di falsità alimentata da mass media e forze politiche ha cominciato a circolare.
Iniziamo col dire che i rom di via Triboniano sono usciti dal campo poco dopo le 16 per  raggiungere i mezzi pubblici e andare al presidio di Piazza della Scala di fronte a
Palazzo Marino, sede del consiglio comunale.
Il presidio, deciso nell’assemblea pubblica tenutasi domenica 16 maggio, era stato  comunicato alle autorità competenti (Questura di Milano) già lunedì mattina, prima via telefonica,  avendone un riscontro positivo, di seguito via fax.
Dopo circa 500 metri  di via Barzaghi , che collega il campo rom al piazzale del cimitero maggiore, uno sbarramento di polizia e carabinieri ha fattivamente impedito ai rom
di andare a prendere il tram 14, unico mezzo di comunicazione per raggiungere il centro città.

L’intento di ps e carabinieri, evidentemente istruiti dalle forze politiche che alimentano da tempo la SOLUZIONE FINALE  per i rom di Triboniano, era quella di impedire
in tutti i modi di raggiungere il presidio: era soprattutto di impedire di rendere pubblica la proposta politica che questi avevano formulato.
Fuori dai luoghi comuni sui rom parassiti e approfittatori, la richiesta era e resta molto chiara: tramite i fondi europei stanziati per le comunità rom e gestiti dal Comune ( fino ad ora utilizzati solo per funzione di controllo dei rom e per ingrassare la miserabile gestione caritatevole di alcune associazioni cattoliche) si chiede la concessione di aree abbandonate
dentro il territorio del comune di Milano, autorecuperabili a costo zero,  e garantendo la continuità scolastica ai bambini.

un fotogramma degli scontri

Una proposta troppo intelligente (e in fin dei conti persino moderata) per i razzisti che stanno nel consiglio comunale di milano e che si annidano anche tra tante associazioni, cattoliche e/o democratiche: tutti pronti ad alimentare la parossistica immagine dei rom disadattati, criminali e stupidi, manovrati da un gruppo di sobillatori di professione, cioè i compagni e le compagne del comitato antirazzista di milano.

Dopo l’opposizione agli sgomberi di giovedì scorso, tutti i mezzi di comunicazione hanno pompato a dismisura questa immagine, creando le condizioni per giustificare la rappresaglia di Polizia e Carabinieri, che oggi ha potuto scatenarsicon una gragnuola di colpi mirati a chi voleva andare a prendere un tram. A tale violenza è stata opposta una resistenza straordinaria: all’attacco razzista e annientatore  si è  risposto con l’attacco a mani nude, pietre, bombole, barricate; per ben tre volte la polizia ha dovuto arretrare scomposta, e solo dopo aver lanciato decine di lacrimogeni e aver scagliato un blindato contro i rom, è riuscita a sfondare e a farsi largo.
Nel frattempo l’intera zona veniva isolata : i pochi, (troppo pochi) solidali accorsi che hanno avuto la dignità di non voltarsi dall’altra parte mentre veniva consumato l’ennesimo pogrom razzista, sono stati tenuti a più di un chilometro di distanza, mentre arrivavano ambulanze e decine di altri blindati, e già cominciava a girare la versione ufficiale: “una
manifestazione non autorizzata è stata dispersa dai celerini che sono stati proditoriamente attaccati dai rom”.
Credono di fermare la lotta con manganellate e menzogne? Pare proprio di no.
I rom rilanciano. La lotta va avanti:


Domenica ore 15:00 assemblea cittadina
al campo rom di via Tiboniano.

Comitato Antirazzista Milanese – 20 maggio 2010

All’attenzione dell’assessore Mojoli
All’attenzione del sindaco Moratti

Oggetto: piattaforma rivendicativa delle comunità rom di via Triboniano

Lo sgombero dei campi di via Triboniano, preannunciata dalle autorità locali a partire dal 30 giugno è un ultimatum inaccettabile così come le proposte che ci ha fatto la Casa della Carità che gestisce i campi dal 2007 sulla base del Patto per la Legalità e la Solidarietà.
Un Patto razzista che siamo stati costretti a firmare sotto la minaccia dello sgombero che è avvenuto il 17 giugno 2007. Lo sgombero ha infine coinvolto oltre 100 famiglie, costrette a rifugiarsi prima in Bovisa e in Bacula, venendo nuovamente sgomberate (2008 e 2009), con conseguenze devastanti per oltre 400 persone
Le barricate di giovedì 13 maggio sono quindi il frutto di una decisione collettiva che siamo stati costretti a prendere di fronte alla prospettiva di finire anche in mezzo alla strada, senza alcuna soluzione accettabile per le oltre 100 famiglie residenti, con quasi 200 bambini regolarmente inseriti a scuola.

La piattaforma che segue è stata votata dall’assemblea dei quattro campi di via Triboniano:

1) Cessazione degli sfratti delle famiglie residenti sulla base dell’applicazione del Patto per la  Legalità che è ormai da considerare nullo
2) Individuazione di soluzioni abitative alternative ai campi, che garantiscano a tutti i nuclei  famigliari residenti un’abitazione degna e il rispetto di tutti i diritti umani e politici sanciti dalla legislazione internazionale
3) Salvaguardia della continuità scolastica per tutti i bambini inseriti a scuola
4) Destinazione dei fondi stanziati sulla “questione Triboniano” per garantire eventuali lavori  di ristrutturazione delle abitazioni (manodopera a nostro carico) e per istituire corsi di
formazione e di avviamento al lavoro.
5) Riconoscimento del consiglio di via Triboniano come unico organismo deputato a  sviluppare trattative con le istituzioni preposte e a gestirne gli esiti.

L’accettazione della piattaforma qui esposta è condizione necessaria e sufficiente affinché tutti i nuclei famigliari abbandonino via Triboniano volontariamente e in maniera pacifica

I rom di via Triboniano
Milano 20 maggio 2010

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