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Il mio Salvatore Ricciardi

24 aprile 2020 8 commenti

Provo a riaprire queste pagine dopo anni, secoli, ere geologiche.
E lo faccio solo per una persona, per quello che mi ha aiutato ad essere quella che ero, la Baruda di questo blog, di quegli anni, delle tante righe, urla, della militanza, del rigore e della follia; e quella che sono, la Baruda di oggi, che combatte con forza simile nemici diversi, enormi, che non prevedono la stupefacenza della collettività, dei compagni.

Lo faccio per Salvatore Ricciardi, il mio Salvatore Ricciardi,

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La tua risata, in un mio scatto del 2008

quello che dall’istante in cui è entrato nella mia vita niente è più stato come prima, quello che mi ha insegnato chi ero e cosa volevo, quello che mi ha insegnato a prendermelo ciò che volevo, a strapparlo via con forza se fosse stato necessario, quello che mi ha insegnato il significato di felicità, di rispetto:  quello che ha dato corpo alla parola “compagno” come mai nessuno e nessuna prima. Come mai nessuno e nessuna mai.
Lui, Spartaco, quello che anche quando metteva “lo zuccotto” in testa lo faceva perché lottava, lottava ancora contro il gelo delle carceri speciali che gli aveva fatto venir la sinusite; quello che faceva anelli con gli ossi di pesca; quello che aveva vent’anni sempre e sempre e ti insegnava che avresti potuto averli anche te vent’anni per sempre, bastava rompere la gabbia.
Quante gabbie ho distrutto sottobraccio a te, quante!
Sapere che c’eri nella mia vita mi rendeva forte, lucida, presente.

Ora non riesco nemmeno a scrivere righe che abbiano un senso, che siano in grado di ricostruire i nostri pochi anni insieme e i tuoi millemila per le strade di questa città, per le strade del movimento rivoluzionario tutte quelle in cui esso si è trasformato e continuerà a farlo.
E allora ti prometto che “Polvere da sparo” si prenderà quest’impegno, vecchio mio…
mi metto qui, buona buona, a distruggere la mia nuova gabbia,
quella che non mi fa aprire queste pagine da anni.
Lo faccio perché son troppe le tue cose che non posson rimanere solo mie, son troppe le cose scritte in tuo ricordo che non possono perdersi nei meandri della rete
e ti ringrazio anche di questo, ancora una volta, non certo l’ultima.

Che dicevi tu? “Sempre con te, che non mi senti nella tasca?”
Ti sento. E sempre ti sentirò.

LINK:
Il sito di Salvatore: CONTROMAELSTROM
Avere vent’anni nel luglio ’60: STORIA DI SALVATORE RICCIARDI, qui
L’omaggio a Salvatore e l’occupazione militare di S.Lorenzo: QUI
La lunga mattinata di Radio Onda Rossa in suo ricordo: QUI

Questo pugno che sale / questo canto che va
è l'Internazionale/ un'altra umanità.
Questa lotta che uguale / l'uomo all'uomo farà,
è l'Internazionale./ Fu vinta e vincerà!
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