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I minatori avevano ragione: lo dicono documenti desecretati e pubblicati dalla BBC. Noi lo sapevamo già!

28 gennaio 2014 2 commenti

Scritto da John Dunn, della campagna Justice for mineworkers

Venerdì 3 gennaio sono stati pubblicati dei documenti, fino ad ora segreti, del governo conservatore riguardanti il Grande Sciopero dei minatori del 1984-85.
Il sito della BBC ha dichiarato “I documenti del governo sul 1984 recentemente desecretati rivelano come il leader sindacale dei minatori Arthur Scargill poteva forse avere ragione rispetto all’esistenza di una lista nera segreta di più di 70 miniere destinate alla chiusura”. (Per ulteriori informazioni sullo sciopero dei minatori si prega di leggere Twenty years on – the lessons of the 1984-85 miners’ strike – in inglese).
Notare il “poteva forse avere ragione”!
Dopo 30 anni la BBC, che notoriamente ha invertito i frames del filmato della carica della polizia di Orgreave al fine di incolpare gli innocenti dimostranti del NUM delle violenze andate poi in onda sugli schermi della TV nazionale, non riescono ancora ad ammettere che Scargill aveva ragione e non “poteva forse” averla! Accendendo la televisione per ascoltare le prime notizie del mattino in attesa di saperne di più sono stato informato che era il centesimo anniversario dei Brownies (le “coccinelle” degli scout)! A onor del vero la nostra BBC locale, Look North, ha riportato la notizia abbastanza dettagliatamente e addirittura ha dichiarato che la Thatcher ha mentito quando ha detto che non esisteva nessuna lista delle miniere da chiudere.

Fuori i segreti

Durante tutto il Grande Sciopero, e nei fatti fino ad oggi, Scargill è stato messo alla gogna e definito un bugiardo; il NUM è stato bollato come “il nemico interno” dalla Thatcher; notiziario dopo notiziario ci hanno etichettati come delinquenti e vandali: ma adesso PARTE della verità è venuta fuori: il governo Thatcher aveva una lista nera con 75 miniere destinate alla chiusura.
Questi documenti governativi rivelano come nel 1983 la Thatcher si stesse segretamente preparando ad affrontare i minatori.
Venne istituito un gruppo di lavoro segreto, nome in codice MISC 57, col compito di definire i passi necessari da compiere nel caso di uno sciopero dei minatori. Più tardi, nel 1984, nel momento dello sciopero, la Thatcher ha costantemente negato qualsiasi coinvolgimento nello scontro, insistendo che la sola preoccupazione del governo fosse quella di garantire il rispetto della legge.

Arthur Scargill davanti alla polizia

Il primo ministro diede la sua personale approvazione ad una lettera che fu recapitata a casa di ciascun minatore a nome del presidente della British Coal Ian MacGregor. In questa lettera il presidente della Coal Board dichiarava di poter dire “categoricamente e solennemente” che l’affermazione di Scargill per cui 70.000 posti di lavoro erano a rischio fosse “assolutamente falsa”.

GIUGNO 1984
È uno sciopero che non avrebbe mai dovuto esserci.
È basato su una davvero grave falsificazione e distorsione dei fatti.
A quale enorme costo economico voi minatori avete sostenuto lo sciopero per quattordici settimane solo perché i vostri leader vi hanno raccontato questo… Che la Coal Board vuole distruggere l’industria del carbone
Che stiamo programmando di eliminare 70.000 posti di lavoro
Che stiamo programmando di chiudere 86 miniere, lasciandone aperte solo 100
Se queste cose fossero vere non incolperei i minatori per il loro essere arrabbiati o profondamente preoccupati.
Ma queste cose sono assolutamente false.
Lo affermo categoricamente e solennemente.
Siete stati deliberatamente ingannati.
Ian MacGregor
Presidente della Coal Board

È chiaro che il governo ha fatto molto, molto più di questo. Sin dall’inizio ha fatto pressioni sulla polizia per “usare il pugno di ferro coi dimostranti”, cosa che hanno fatto con entusiasmo: 11.000 di noi sono stati arrestati e criminalizzati, molti picchiati duramente. I tribunali hanno ricevuto istruzioni di velocizzare i processi a carico di quegli imputati. Fu piazzato un cordone di sicurezza intorno alle aree minerarie per impedire ai picchetti di raggiungere i pozzi di lavoro.
Le macchine venivano fermate agli svincoli autostradali e i dimostranti minacciati d’arresto se non fossero tornati indietro. L’intero patrimonio del NUM fu sequestrato quando il sindacato si rifiutò di pagare 200.000 sterline di multa per “oltraggio”. Una mossa per porre fine al sostegno finanziario del sindacato allo sciopero, parte della guerra di logoramento volta ad affamare i lavoratori per costringerli a tornare al lavoro.
Appunti scritti di proprio pugno dalla Thatcher dimostrano come fosse implicata fin nel più piccolo dettaglio, fino a calcolare quanti carichi di carbone avrebbero dovuto essere spostati per far saltare lo sciopero, insieme ai nomi dei membri “moderati” del sindacato Generale e dei Trasporti che avrebbero potuto essere usati per raffreddare le cose nel caso in cui avesse avuto luogo un’azione di solidarietà.

La storia riscritta

Ovviamente niente di tutto questo è una sorpresa per noi che lì c’eravamo. Era ovvio che ci eravamo rivoltati contro tutte le forze della macchina statale nel suo complesso. Fu a tutti gli effetti lotta di classe nella sua forma più brutale. Accademici e commentatori politici hanno riscritto la nostra storia. Stando a lorsignori, noi saremmo stati trascinati in una battaglia folle, seguendo ciecamente un leader verso una sicura sconfitta quando invece tutta la faccenda avrebbe potuto essere risolta mediante una negoziazione intelligente e il raggiungimento di un compromesso. I documenti pubblicati dipingono un quadro diverso.

Le cariche a cavallo ad Orgreave

Nel luglio 1984 il governo aveva talmente paura di una disfatta che aveva 4500 soldati pronti a portare con la forza il carbone alle centrali elettriche, dove si stava rapidamente esaurendo, e stava prendendo in considerazione l’idea di dichiarare lo stato d’emergenza. Lo sciopero dei lavoratori portuali terrorizzò ancor di più il governo e il capo della polizia, il conservatore John Redwood, che in una nota segreta metteva in guardia la Thatcher sul fatto che l’ ”estrema sinistra” era impegnata in una “strategia rivoluzionaria” per “distruggere” il governo.
Nell’ottobre 1984, sotto la minaccia dell’estensione dello sciopero a quelle miniere che fino a quel momento erano state tenute in funzione dai crumiri, vennero fatti piani per ridurre la settimana lavorativa a tre giorni per conservare le scorte di carbone. Fouture rivelazioni sui documenti desecretati mostreranno in maggiore dettaglio fino a che punto la Thatcher fosse disposta a spingersi per ottenere la vittoria ad ogni costo.

Ricordi personali

Io, come tutti i miei compagni di sciopero, ho sentimenti contrastanti rispetto ai documenti pubblicati. È un bene essere riscattati nella nostra lotta e vedere quanto arrivammo vicini alla vittoria all’epoca, ma la consapevolezza che una tale vittoria ci è stata negata dalla totale defezione dei leader del partito luburista e del TUC, seppur con poche eccezioni degne d’onore, dà a questo giorno un sapore amaro.
I ricordi personali non mi hanno mai abbandonato. Mi basta sentire la cicatrice sulla parte posteriore della mia testa per richiamare il suono e il rumore esplosi nel cranio, rotto da un manganello della polizia il 9 aprile alla miniera di Creswell. Mi ricordo di avere lottato con tute le mie forze per rimanere vigile e in piedi, con la paura che se fossi crollato forse non mi sarei rialzato mai più.
Trascinato in un furgone della polizia mi è stato detto che avrei potuto anche “morire dissanguato in quel momento”, quando mi sono rifiutato di essere portato nell’infermeria della miniera –presidiata dai crumiri- per essere medicato nell’attesa dell’ambulanza.
Ambulanza che mi ha portato al Chesterfield Royal Hospital, accompagnato dal poliziotto che mi aveva colpito, con l’uniforme, il casco e la faccia coperti dal mio sangue, e dove un dottore, circondato da poliziotti, è stato costretto a ricucirmi senza anestesia. Trascorrere la notte in una cella della stazione di polizia di Chesterfield, dove, dopo essere stati avvertiti da un medico del fatto che avevo una seria commozione cerebrale e dovevo essere tenuto sotto costante osservazione, la polizia decise, invece, di limitarsi a svegliarmi ogni 15 minuti “per assicurarsi che fossi ancora vivo”. Dopo essere comparso in tribunale il giorno seguente, quando mi sono state imposte condizioni restrittive che mi impedivano di avvicinarmi a qualsiasi proprietà mineraria inglese nell’intera nazione, i miei due bambini hanno dovuto sopportare la vista del padre che tornava a casa coperto di sangue.
Successivamente sono stato richiamato in tribunale dove, nonostante prove contraddittorie, sono stato riconosciuto colpevole di “comportamento minaccioso” e “uso della violenza”. Non mi pento per queste riflessioni personali.
Questi ricordi sono marchiati a fuoco nella mia coscienza, reali come ogni cicatrice fisica che porto, insieme alla consapevolezza che più di 7.000 miei compagni hanno subito la stessa sorte; anzi, alcuni hanno patito sofferenze ben peggiori delle mie. Due di loro sono stati assassinati: David Jones and Joe Green.
La famigerata e ignobile carica della polizia di Orgreave si è conclusa con 95 dimostranti accusati di sommossa e passibili di ergastolo. Conosco personalmente tre scioperanti, che non hanno mollato fino alla fine, che si sono suicidati dopo lo sciopero. Uno era un mio vecchio amico dei tempi della scuola. Potrei elencare, pagina dopo pagina, le esperienze e le ingiustizie colorate da una rabbia che è ancora tanto forte oggi come 30 anni fa. Nessun documento governativo segreto può dare un’idea di tutto ciò. So che tutti quelli coinvolti in quell’anno memorabile provano le stesse cose.

Eroi della classe operaia

Ma accanto al dolore e alla rabbia ci sono altri sentimenti, la gioia e l’orgoglio che ho sentito fra i miei compagni che hanno combattuto come leoni contro l’impossibile. Sono stati raggiunti da quelle autentiche leonesse delle “Women against pit closures” (Donne contro la chiusura delle miniere) in questa lotta. Le donne sono uscite allo scoperto e hanno combattuto con la stessa determinazione e lo stesso coraggio dei minatori. Intere comunità si sono unite nella battaglia per la loro sopravvivenza. Furono creati comitati di appoggio in tutta la Gran Bretagna. Sono stati raccolti milioni di sterline per sostenere la nostra lotta. Interi gruppi di attivisti in ogni sindacato hanno riempito il vuoto lasciato dai loro dirigenti. Sono state forgiate amicizie che hanno retto alla prova del tempo. Sono orgoglioso di conoscere e di continuare a combattere al fianco di questi eroi, molti dei quali rimarranno anonimi. Alcuni meritano una menzione speciale – li considero veri amici e compagni eccezionali. Anne Scargill e Betty Cook, due donne praticamente inseparabili, che ancora adesso coi loro 70 anni, abbelliscono tutte le manifestazioni e molti picchetti, esempio per persone molto più giovani con la loro energia, il loro umorismo, il loro entusiasmo.
Davy Hopper dei minatori di Durham, un vero gigante del movimento operaio, che insieme al suo compagno, Davy Guy, ha mantenuto viva la festa dei minatori di Durham e l’ha trasformata nella più grande e gioiosa celebrazione dei valori della classe operaia al mondo. Grazie a loro la fiamma dei minatori del Nord Est dell’Inghilterra brucia ancora luminosa. Gli scioperanti del Nottinghamshire che hanno affrontato quotidianamente intimidazioni e violenze, che hanno visto tutto il loro patrimonio sindacale rubato dai crumiri dell’UDM, e che pure rimangono in piedi alti e fieri. Il mio defunto fratello Alan, delegato di settore alla miniera Irlanda nel Derbyshire, venne attaccato dai crumiri in una friggitoria e massacrato con una catena. Mentre era ricoverato in ospedale e sul punto di perdere un occhio, la polizia locale si rifiutò di intervenire, anche quando venne a conoscenza dei nomi degli aggressori forniti da diversi testimoni, dicendo invece “era ora che ti dessero una lezione”. Dopo l’intervento del presidente del comitato di controllo della polizia del Derbyshire, lui stesso minatore in sciopero, sono stati arrestati e condannati, ma solo per essere poi lasciati liberi dietro pagamento di una multa da un giudice che “ha voluto sanare la frattura tra le comunità minerarie”!
Diverso è il caso del compianto Brian Martin, un mio buon amico e consigliere del partito Laburista – l’uomo più gentile che avreste mai potuto incontrare. Fu arrestato, trattenuto e torturato psicologicamente nella stazione di polizia di Chesterfield dove gli ufficiali minacciarono di violentare sua moglie. Fu incarcerato –probabilmente da un giudice che non si peroccupava di “sanare fratture”- poco prima che venissero rilasciati gli aggressori di mio fratello; perse il lavoro e il suo posto in consiglio. Ma tuttavia non perse mai la sua dignità e il suo orgoglio. La sua ultima azione in pigione, (dove gli altri detenuti avevano soprannominato lui e un altro scioperante Scargill e Heathfield!),è stata piantare durante i lavori forzati di giardinaggio un manto di narcisi gialli in modo che fiorendo l’anno successivo, dopo il suo rilascio, formassero la scritta NUM!

La lotta continua

24 ore dopo il colpo dei documenti governativi è cominciato l’oscuramento mediatico. I chiacchieroni sono tornati ai loro caminetti, il nostro momento di gloria è finito. Siamo tornati nella pattumiera della storia. Ma ancora non sono riusciti ad intaccare la nostra determinazione. Forse la nostra industria è andata, le nostre comunità sono state devastate e mandate in rovina, ma abbiamo i ricordi. Abbiamo anche la consapevolezza, ora sostenuta anche da quei documenti governativi ufficiali, di essere arrivati tanto dolorosamente vicini a conquistare una vittoria che avrebbe cambiato la società in meglio. Niente può sostituire quello che abbiamo perso, ma niente può portarci via quello che abbiamo raggiunto e le lezioni che abbiamo imparato.
Abbiamo alzato la testa e lottato come nessun’altra categoria di lavoratori ha mai lottato. Nessuno di noi baratterebbe la memoria di quell’anno con niente al mondo. Quest’anno celebriamo, sì celebriamo, il trentesimo anniversario di quello sciopero e, non piegati, continuiamo a lottare con forza, con la certezza che avevamo ragione! Con le parole di Tony Benn “I minatori, uomini abili e coraggiosi, sono stati trattati come criminali dalla Thatcher. È una storia che non sarà mai dimenticata”. Dobbiamo essere convinti di questo, con o senza documenti segreti del governo.
La nostra lotta continua!

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Grecia : quando la crisi porta all’abbandono disperato dei propri figli

11 gennaio 2012 18 commenti

Non posso immaginare cosa voglia dire accompagnare il proprio bimbo all’asilo,
consapevole di non poterlo più andare a prendere, consapevole di non rivederlo, perché sai che per lui/lei potrebbe esser meglio così,
perché sai di non poterlo mantenere,
di non poter continuare a fargli fare quella vita.
“Non verrò a prendere Annna oggi, perché non posso permettermi di prendermi cura di lei”, si legge. “Per favore, abbiatene cura. Mi dispiace. Sua madre.” Questo biglietto è stato trovato in un cappottino di una bimba di 4 anni, dalla sua maestra d’asilo.
E non sembra essere una novità tutto ciò, in Grecia, in questi ultimi mesi.
La BBC racconta di come è cambiata la situazione nei centri giovanili per poveri o nelle associazioni che si occupano di bambini “abbandonati”.
Strutture che in passato lavoravano soprattutto bambini provenienti da gravi disagi sociali, spesso causati da droga ed alcolismo in famiglia, ma che ora si trovano ad assistere prettamente chi è colpito dalla povertà.
Solo negli ultimi due mesi, racconta un giovane prete ortodosso che gestisce uno di questi centri, sono stati lasciati tre bimbi ed un neonato alla sua porta…altri arrivano direttamente tra le braccia delle loro mamme disperate,  che sperano, lasciando lì i loro figli, di garantirgli almeno i pasti e un tetto sopra la testa.
Come la storia dei due gemellini ricoverati per malnutrizione, perché la loro mamma, anch’essa malnutrita non riesce ad allattarli…
cose che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili nella società greca, e che stanno mettendo sotto shock l’intero paese.

L’articolo ci racconta anche la storia di Maria, costretta a lasciare la sua bimba di otto anni sola per ore intere nel tentativo disperato di trovare un lavoro. Questa mamma, dopo aver mangiato per mesi con la figlia qualcosa rimediata in chiesa, dopo aver perso 25 kg, ha deciso di affidarla all’associazione “SOS villaggio dei bambini”, dove almeno può andarla a trovare sperando che le cose migliorino e che possa tornare a vivere con la sua bimba. E’ riuscita a trovare un lavoro da 20€ al giorno, nulla, per mantenere due persone.

La situazione più drammatica è ovviamente Atene, che da grande metropoli, vede con molta pià facilità l’allontanamento dei legami familiari e di vicinato e dove la sopravvivenza minima è molto più complicata che nelle campagne: sono decine quindi, e in costante aumento, bambini che cresceranno in questo modo, consapevoli di non poter aver accanto i loro genitori perché piegati da una povertà che non permette nemmeno una minima sussistenza

L’articolo della BBC: LEGGI

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