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I minatori avevano ragione: lo dicono documenti desecretati e pubblicati dalla BBC. Noi lo sapevamo già!

28 gennaio 2014 2 commenti

Scritto da John Dunn, della campagna Justice for mineworkers

Venerdì 3 gennaio sono stati pubblicati dei documenti, fino ad ora segreti, del governo conservatore riguardanti il Grande Sciopero dei minatori del 1984-85.
Il sito della BBC ha dichiarato “I documenti del governo sul 1984 recentemente desecretati rivelano come il leader sindacale dei minatori Arthur Scargill poteva forse avere ragione rispetto all’esistenza di una lista nera segreta di più di 70 miniere destinate alla chiusura”. (Per ulteriori informazioni sullo sciopero dei minatori si prega di leggere Twenty years on – the lessons of the 1984-85 miners’ strike – in inglese).
Notare il “poteva forse avere ragione”!
Dopo 30 anni la BBC, che notoriamente ha invertito i frames del filmato della carica della polizia di Orgreave al fine di incolpare gli innocenti dimostranti del NUM delle violenze andate poi in onda sugli schermi della TV nazionale, non riescono ancora ad ammettere che Scargill aveva ragione e non “poteva forse” averla! Accendendo la televisione per ascoltare le prime notizie del mattino in attesa di saperne di più sono stato informato che era il centesimo anniversario dei Brownies (le “coccinelle” degli scout)! A onor del vero la nostra BBC locale, Look North, ha riportato la notizia abbastanza dettagliatamente e addirittura ha dichiarato che la Thatcher ha mentito quando ha detto che non esisteva nessuna lista delle miniere da chiudere.

Fuori i segreti

Durante tutto il Grande Sciopero, e nei fatti fino ad oggi, Scargill è stato messo alla gogna e definito un bugiardo; il NUM è stato bollato come “il nemico interno” dalla Thatcher; notiziario dopo notiziario ci hanno etichettati come delinquenti e vandali: ma adesso PARTE della verità è venuta fuori: il governo Thatcher aveva una lista nera con 75 miniere destinate alla chiusura.
Questi documenti governativi rivelano come nel 1983 la Thatcher si stesse segretamente preparando ad affrontare i minatori.
Venne istituito un gruppo di lavoro segreto, nome in codice MISC 57, col compito di definire i passi necessari da compiere nel caso di uno sciopero dei minatori. Più tardi, nel 1984, nel momento dello sciopero, la Thatcher ha costantemente negato qualsiasi coinvolgimento nello scontro, insistendo che la sola preoccupazione del governo fosse quella di garantire il rispetto della legge.

Arthur Scargill davanti alla polizia

Il primo ministro diede la sua personale approvazione ad una lettera che fu recapitata a casa di ciascun minatore a nome del presidente della British Coal Ian MacGregor. In questa lettera il presidente della Coal Board dichiarava di poter dire “categoricamente e solennemente” che l’affermazione di Scargill per cui 70.000 posti di lavoro erano a rischio fosse “assolutamente falsa”.

GIUGNO 1984
È uno sciopero che non avrebbe mai dovuto esserci.
È basato su una davvero grave falsificazione e distorsione dei fatti.
A quale enorme costo economico voi minatori avete sostenuto lo sciopero per quattordici settimane solo perché i vostri leader vi hanno raccontato questo… Che la Coal Board vuole distruggere l’industria del carbone
Che stiamo programmando di eliminare 70.000 posti di lavoro
Che stiamo programmando di chiudere 86 miniere, lasciandone aperte solo 100
Se queste cose fossero vere non incolperei i minatori per il loro essere arrabbiati o profondamente preoccupati.
Ma queste cose sono assolutamente false.
Lo affermo categoricamente e solennemente.
Siete stati deliberatamente ingannati.
Ian MacGregor
Presidente della Coal Board

È chiaro che il governo ha fatto molto, molto più di questo. Sin dall’inizio ha fatto pressioni sulla polizia per “usare il pugno di ferro coi dimostranti”, cosa che hanno fatto con entusiasmo: 11.000 di noi sono stati arrestati e criminalizzati, molti picchiati duramente. I tribunali hanno ricevuto istruzioni di velocizzare i processi a carico di quegli imputati. Fu piazzato un cordone di sicurezza intorno alle aree minerarie per impedire ai picchetti di raggiungere i pozzi di lavoro.
Le macchine venivano fermate agli svincoli autostradali e i dimostranti minacciati d’arresto se non fossero tornati indietro. L’intero patrimonio del NUM fu sequestrato quando il sindacato si rifiutò di pagare 200.000 sterline di multa per “oltraggio”. Una mossa per porre fine al sostegno finanziario del sindacato allo sciopero, parte della guerra di logoramento volta ad affamare i lavoratori per costringerli a tornare al lavoro.
Appunti scritti di proprio pugno dalla Thatcher dimostrano come fosse implicata fin nel più piccolo dettaglio, fino a calcolare quanti carichi di carbone avrebbero dovuto essere spostati per far saltare lo sciopero, insieme ai nomi dei membri “moderati” del sindacato Generale e dei Trasporti che avrebbero potuto essere usati per raffreddare le cose nel caso in cui avesse avuto luogo un’azione di solidarietà.

La storia riscritta

Ovviamente niente di tutto questo è una sorpresa per noi che lì c’eravamo. Era ovvio che ci eravamo rivoltati contro tutte le forze della macchina statale nel suo complesso. Fu a tutti gli effetti lotta di classe nella sua forma più brutale. Accademici e commentatori politici hanno riscritto la nostra storia. Stando a lorsignori, noi saremmo stati trascinati in una battaglia folle, seguendo ciecamente un leader verso una sicura sconfitta quando invece tutta la faccenda avrebbe potuto essere risolta mediante una negoziazione intelligente e il raggiungimento di un compromesso. I documenti pubblicati dipingono un quadro diverso.

Le cariche a cavallo ad Orgreave

Nel luglio 1984 il governo aveva talmente paura di una disfatta che aveva 4500 soldati pronti a portare con la forza il carbone alle centrali elettriche, dove si stava rapidamente esaurendo, e stava prendendo in considerazione l’idea di dichiarare lo stato d’emergenza. Lo sciopero dei lavoratori portuali terrorizzò ancor di più il governo e il capo della polizia, il conservatore John Redwood, che in una nota segreta metteva in guardia la Thatcher sul fatto che l’ ”estrema sinistra” era impegnata in una “strategia rivoluzionaria” per “distruggere” il governo.
Nell’ottobre 1984, sotto la minaccia dell’estensione dello sciopero a quelle miniere che fino a quel momento erano state tenute in funzione dai crumiri, vennero fatti piani per ridurre la settimana lavorativa a tre giorni per conservare le scorte di carbone. Fouture rivelazioni sui documenti desecretati mostreranno in maggiore dettaglio fino a che punto la Thatcher fosse disposta a spingersi per ottenere la vittoria ad ogni costo.

Ricordi personali

Io, come tutti i miei compagni di sciopero, ho sentimenti contrastanti rispetto ai documenti pubblicati. È un bene essere riscattati nella nostra lotta e vedere quanto arrivammo vicini alla vittoria all’epoca, ma la consapevolezza che una tale vittoria ci è stata negata dalla totale defezione dei leader del partito luburista e del TUC, seppur con poche eccezioni degne d’onore, dà a questo giorno un sapore amaro.
I ricordi personali non mi hanno mai abbandonato. Mi basta sentire la cicatrice sulla parte posteriore della mia testa per richiamare il suono e il rumore esplosi nel cranio, rotto da un manganello della polizia il 9 aprile alla miniera di Creswell. Mi ricordo di avere lottato con tute le mie forze per rimanere vigile e in piedi, con la paura che se fossi crollato forse non mi sarei rialzato mai più.
Trascinato in un furgone della polizia mi è stato detto che avrei potuto anche “morire dissanguato in quel momento”, quando mi sono rifiutato di essere portato nell’infermeria della miniera –presidiata dai crumiri- per essere medicato nell’attesa dell’ambulanza.
Ambulanza che mi ha portato al Chesterfield Royal Hospital, accompagnato dal poliziotto che mi aveva colpito, con l’uniforme, il casco e la faccia coperti dal mio sangue, e dove un dottore, circondato da poliziotti, è stato costretto a ricucirmi senza anestesia. Trascorrere la notte in una cella della stazione di polizia di Chesterfield, dove, dopo essere stati avvertiti da un medico del fatto che avevo una seria commozione cerebrale e dovevo essere tenuto sotto costante osservazione, la polizia decise, invece, di limitarsi a svegliarmi ogni 15 minuti “per assicurarsi che fossi ancora vivo”. Dopo essere comparso in tribunale il giorno seguente, quando mi sono state imposte condizioni restrittive che mi impedivano di avvicinarmi a qualsiasi proprietà mineraria inglese nell’intera nazione, i miei due bambini hanno dovuto sopportare la vista del padre che tornava a casa coperto di sangue.
Successivamente sono stato richiamato in tribunale dove, nonostante prove contraddittorie, sono stato riconosciuto colpevole di “comportamento minaccioso” e “uso della violenza”. Non mi pento per queste riflessioni personali.
Questi ricordi sono marchiati a fuoco nella mia coscienza, reali come ogni cicatrice fisica che porto, insieme alla consapevolezza che più di 7.000 miei compagni hanno subito la stessa sorte; anzi, alcuni hanno patito sofferenze ben peggiori delle mie. Due di loro sono stati assassinati: David Jones and Joe Green.
La famigerata e ignobile carica della polizia di Orgreave si è conclusa con 95 dimostranti accusati di sommossa e passibili di ergastolo. Conosco personalmente tre scioperanti, che non hanno mollato fino alla fine, che si sono suicidati dopo lo sciopero. Uno era un mio vecchio amico dei tempi della scuola. Potrei elencare, pagina dopo pagina, le esperienze e le ingiustizie colorate da una rabbia che è ancora tanto forte oggi come 30 anni fa. Nessun documento governativo segreto può dare un’idea di tutto ciò. So che tutti quelli coinvolti in quell’anno memorabile provano le stesse cose.

Eroi della classe operaia

Ma accanto al dolore e alla rabbia ci sono altri sentimenti, la gioia e l’orgoglio che ho sentito fra i miei compagni che hanno combattuto come leoni contro l’impossibile. Sono stati raggiunti da quelle autentiche leonesse delle “Women against pit closures” (Donne contro la chiusura delle miniere) in questa lotta. Le donne sono uscite allo scoperto e hanno combattuto con la stessa determinazione e lo stesso coraggio dei minatori. Intere comunità si sono unite nella battaglia per la loro sopravvivenza. Furono creati comitati di appoggio in tutta la Gran Bretagna. Sono stati raccolti milioni di sterline per sostenere la nostra lotta. Interi gruppi di attivisti in ogni sindacato hanno riempito il vuoto lasciato dai loro dirigenti. Sono state forgiate amicizie che hanno retto alla prova del tempo. Sono orgoglioso di conoscere e di continuare a combattere al fianco di questi eroi, molti dei quali rimarranno anonimi. Alcuni meritano una menzione speciale – li considero veri amici e compagni eccezionali. Anne Scargill e Betty Cook, due donne praticamente inseparabili, che ancora adesso coi loro 70 anni, abbelliscono tutte le manifestazioni e molti picchetti, esempio per persone molto più giovani con la loro energia, il loro umorismo, il loro entusiasmo.
Davy Hopper dei minatori di Durham, un vero gigante del movimento operaio, che insieme al suo compagno, Davy Guy, ha mantenuto viva la festa dei minatori di Durham e l’ha trasformata nella più grande e gioiosa celebrazione dei valori della classe operaia al mondo. Grazie a loro la fiamma dei minatori del Nord Est dell’Inghilterra brucia ancora luminosa. Gli scioperanti del Nottinghamshire che hanno affrontato quotidianamente intimidazioni e violenze, che hanno visto tutto il loro patrimonio sindacale rubato dai crumiri dell’UDM, e che pure rimangono in piedi alti e fieri. Il mio defunto fratello Alan, delegato di settore alla miniera Irlanda nel Derbyshire, venne attaccato dai crumiri in una friggitoria e massacrato con una catena. Mentre era ricoverato in ospedale e sul punto di perdere un occhio, la polizia locale si rifiutò di intervenire, anche quando venne a conoscenza dei nomi degli aggressori forniti da diversi testimoni, dicendo invece “era ora che ti dessero una lezione”. Dopo l’intervento del presidente del comitato di controllo della polizia del Derbyshire, lui stesso minatore in sciopero, sono stati arrestati e condannati, ma solo per essere poi lasciati liberi dietro pagamento di una multa da un giudice che “ha voluto sanare la frattura tra le comunità minerarie”!
Diverso è il caso del compianto Brian Martin, un mio buon amico e consigliere del partito Laburista – l’uomo più gentile che avreste mai potuto incontrare. Fu arrestato, trattenuto e torturato psicologicamente nella stazione di polizia di Chesterfield dove gli ufficiali minacciarono di violentare sua moglie. Fu incarcerato –probabilmente da un giudice che non si peroccupava di “sanare fratture”- poco prima che venissero rilasciati gli aggressori di mio fratello; perse il lavoro e il suo posto in consiglio. Ma tuttavia non perse mai la sua dignità e il suo orgoglio. La sua ultima azione in pigione, (dove gli altri detenuti avevano soprannominato lui e un altro scioperante Scargill e Heathfield!),è stata piantare durante i lavori forzati di giardinaggio un manto di narcisi gialli in modo che fiorendo l’anno successivo, dopo il suo rilascio, formassero la scritta NUM!

La lotta continua

24 ore dopo il colpo dei documenti governativi è cominciato l’oscuramento mediatico. I chiacchieroni sono tornati ai loro caminetti, il nostro momento di gloria è finito. Siamo tornati nella pattumiera della storia. Ma ancora non sono riusciti ad intaccare la nostra determinazione. Forse la nostra industria è andata, le nostre comunità sono state devastate e mandate in rovina, ma abbiamo i ricordi. Abbiamo anche la consapevolezza, ora sostenuta anche da quei documenti governativi ufficiali, di essere arrivati tanto dolorosamente vicini a conquistare una vittoria che avrebbe cambiato la società in meglio. Niente può sostituire quello che abbiamo perso, ma niente può portarci via quello che abbiamo raggiunto e le lezioni che abbiamo imparato.
Abbiamo alzato la testa e lottato come nessun’altra categoria di lavoratori ha mai lottato. Nessuno di noi baratterebbe la memoria di quell’anno con niente al mondo. Quest’anno celebriamo, sì celebriamo, il trentesimo anniversario di quello sciopero e, non piegati, continuiamo a lottare con forza, con la certezza che avevamo ragione! Con le parole di Tony Benn “I minatori, uomini abili e coraggiosi, sono stati trattati come criminali dalla Thatcher. È una storia che non sarà mai dimenticata”. Dobbiamo essere convinti di questo, con o senza documenti segreti del governo.
La nostra lotta continua!

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Da un minatore, ad un sindaco piegato al padronato

18 novembre 2012 3 commenti

Pubblico una lettera del carissimo Antonello Tiddia, minatore del Sulcis che ho avuto modo di conoscere nella sua bella terra.
Minatore sardo, incazzoso e in lotta,
sempre pronto a difendere la sua terra, il suo lavoro, i suoi ideali,
contro la violenza padronale.
[QUI il racconto della giornata]

Caro Sindaco ,
del comune di Carbonia le scrivo in base alle sue dichiarazioni sui fatti di martedi 13 , “Condanno fermamente gli atti di violenza”.
Quindi condanna gli scontri che si sono avuti tra le lavoratrici,i lavoratori, i cassintegrati , i disoccupati e gli studenti con le forze dell’ordine . Questo nella vecchia miniera di Serbariu di Carbonia, in concomitanza con la venuta nel Sulcis dei ministri Passera e Barca. Per Passera e i suoi compari la disoccupazione, lo smantellamento dell’apparato produttivo, la precarietà non sono affatto una priorità: sono soltanto i soliti indecenti argomenti di recitazione tipici di chi va a rendere visita a un ammalato che si desidera spacciato: una passerella in abito di circostanza con le più fantasiose promesse di guarigione. In realtà si occupano di debito pubblico, di spread, di liquidità delle banche, di scudi salva-stati, di fiscal compact, di pareggio di bilancio e di spending review, ma nell’interesse di chi ne è responsabile piuttosto che nell’interesse di chi ne è vittima: cioè nell’interesse del mercato finanziario e nella cura delle sue convulsioni. Il loro compito è soddisfare gli appetiti famelici di un branco di banchieri, di finanzieri, di speculatori e di ricchi.
In ogni modo e a ogni costo.
Come lei forse non sa i lavoratori avevano capito che non avevano portato niente di utile al tavolo e  si sono leggermente incazzati e hanno bloccato le uscite della miniera. A quel punto sono arrivati gli elicotteri per portare via quei pagliacci di ministri. Per i lavoratori la manifestazione era finita lì, perché avevano dato il messaggio che non è più il caso di venire a prendere per il culo la gente! Stavano già decidendo di andare via quando a qualcuno è venuta la brillante idea di dare l’ordine di sparare i lacrimogeni (ad altezza d’uomo)e da li sono nati i grossi scontri.
Quindi mi aspettavo da parte sua la solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori sardi . Invece da buon servo e suddito ha condannato gli scontri con le forze dell’ordine , per ingraziarsi le simpatie dei poteri forti . Io e lei nel futuro saremo agli antipodi, lei con i padroni , io con i lavoratori e con le fasce più deboli .

ANTONELLO TIDDIA OPERAIO CARBOSULCIS

L’aria che si respirava con l’arrivo di Passera

I minatori del Carbosulcis

La fucilerìa sudafricana

16 agosto 2012 2 commenti

Nove persone erano state già uccise la scorsa settimana,
oggi sembra che il totale dei corpi a terra, ammazzati in una fuceleria di Stato, siano 18.
Diciotti lavoratori in sciopero, diciotti minatori che manifestavano tra tremila altri per condizioni di vita ed economiche più decenti,
cosa che sta avvenendo da diversi giorni.
Siamo nella miniera di Platino di Marikana, 400 euro medie mensili di salario, ad un centinaio di km dalla capitale e le cronache ci raccontano di un conflitto tra i due principali sindacati che si stava inasprendo da settimane
Una giornata tesa quella di oggi, dove uno dei due gruppi si sarebbe presentato con aria e atteggiamenti minacciosi, oltre che con dei bastoni…
questo è bastato a quanto pare, questo è bastato per far partire alibi come “non sapevamo più come contenere la folla”.

In realtà le immagini sembrano parlare da sole: urlano, più che parlare.
GUARDATE, ASCOLTATE I RUMORI

REUTERS/Siphiwe Sibeko

AFP PHOTO

I mineros e le pallottole di gomma: immagini di una piazza

12 luglio 2012 1 commento

L’incredibile forza del corteo dei mineros, che in piena notte ha raggiunto Madrid dopo la lunga marcia….

Questa la risposta dello stato poco dopo..
QUANDO PARLATE DI VIOLENZA,
PENSATE AL PORTELLONE DI QUESTO BLINDATO,
PENSATE A LUI CHE ESCE E SPARA IN FACCIA A CHICCESSIA,
PALLETTONI DI GOMMA PERICOLOSISSIMI,
CAPACI DI CREARE LESIONI GRAVISSIME, SOPRATTUTTO AGLI OCCHI.
(Tra i feriti, ieri, da queste pallottole anche una bimba di 11 anni)

In questo sito molte informazioni sull’uso di questi armamenti nelle piazze spagnole:
STOPBALESDEGOMA.ORG 

Minatori asturiani: arrivano a Madrid, insieme alle pallottole di gomma

11 luglio 2012 2 commenti

Sono arrivati a Madrid, dopo la lunga marcia, in piena notte, accolti da migliaia di persone.
Tutti i minatori delle Asturie, di Aragona, Castilla y Leon, Castilla-La Mancha e Andalusia, ma anche molti solidali da ogni punto del paese, si son ritrovati oggi nella capitale del potere politico ed economico spagnolo,
per combattere contro la chiusura delle miniere di carbone, unica fonte di reddito per tutta quella zona del paese.
Un taglio del 63% degli aiuti al settore: questo il piano killer del governo che passerà così da 310 a 111 milioni il finanziamento preciso, anche in barba all’accordo strategico precedente firmato tra sindacato e padronato.
Un vero e proprio attentato al lavoro di migliaia e migliaia di persone, tra miniere e indotto,
che infatti stanno difendendo a denti stretti il loro salario, con ogni mezzo a disposizione.
Dall’uso sistematico e continuo dei blocchi stradali, delle barricate, agli scontri senza remore con gli apparati speciali delle forze di sicurezza,
che da settimane militarizzano le regioni ad altra concentrazione mineraria.
Più di 500 autobus, accolti da una grande ovazione della piazza.

L’accoglienza è stata decisamente diversa da parte della polizia che dopo le prime cariche non ha esitato ad usare anche proiettili di gomma;
El Pais parla già di 7 arresti ed una 40ina di feriti, avvenuti quasi tutti su Paseo de la Castellana, grande arteria del centro città, sede del ministero dell’industria, dove è partita la prima sassaiola contro le forze dell’ordine che ha fatto poi partire le cariche della polizia antisommossa.

Ci aggiorniamo tra poco.
SOLIDARIETA’ AI MINATORI SPAGNOLI!

UNA CRONACA DELLA GIORNATA: QUI
PER SEGUIRE LA DIRETTA DALLA PIAZZA: QUI

[Leggi: la repressione si abbatte sulla lotta dei minatori]

Asturie: la repressione si abbatte sull’insurrezione dei mineros

10 luglio 2012 3 commenti

La repressione spagnola tenta di abbattersi sulla lotta dei minatori, che più che una lotta in difesa del proprio posto di lavoro e del proprio salario
sembra prendere le forme dell’insurrezione.
Di quelle che non si fermano davanti a nulla.
I blocchi stradali e autostradali vanno avanti da settimane, con una forza impressionante e con una solidarietà diffusa in tutta la provincia autonoma della spagna settentrionale, zona ricca di giacimenti e impianti di estrazione mineraria.
E’ proprio sull’autostrada A-66, all’altezza dei tunnel di El Padrun (che dire, il nome ispira di suo una dinamitarda lotta di classe) che gli scagnozzi dello stato spagnolo, truppe speciali della Guardia Civil, si sono abbattuti sui manifestanti che stavano costruendo una barricata incendiata, una delle tante che rendono impossibili gli spostamenti nella zona.
Il pestaggio è stato compiuto soprattutto su tre minatori, uno dei quali ferito in modo grave e poi lo scontro è andato avanti, fino all’arresto di tre persone, poi rilasciate dopo poche ore.
Anche nelle caserme, nei blindati e nei luoghi di detenzione la repressione spagnola non ha esitato ad abbattersi pesantissima sui manifestanti: dei tre arrestati, uno è stato ricoverato successivamente per le gravi lesioni riportate.

Sono diversi i punti della zona dove le autostrade vengono ripetutamente bloccate, con code e rallentamenti che da  mesi ormai hanno variato tempi e spostamenti degli abitanti:
che, ripetono, malgrado i grossi disagi si son sempre rivelati solidali ed uniti alla lotta dei minatori, nelle Asturie come in León e Aragona.

ispirano infinito affetto…

Basta vedere quanti, tra i fermi e gli arresti, appartengano a tutt’altre categorie:  dagli studenti ai pensionati, dai dipendenti pubblici ai metalmeccanici.
Venerdì scorso è stata forse la giornata di scontri più pesanti: la contrapposizione tra lavoratori e reparti speciali della Guardia Civil alza il tiro giorno dopo giorno, con una rabbia e una determinazione a noi sconosciute, ormai.

Il territorio poi gioca la sua parte, e la conoscenza dei tunnel permette ai minatori in lotta e ogni tanto in fuga dalla repressione, di sparire e apparire qua e là, come spettri che si aggirano per cunicoli e città:
ormai impossessatisi dei pozzi, i mineros riescono spesso a sfuggire agli arresti entrando nei pozzi che, come quello di San Antonio comunicano direttamente con il centro della città.
Si impara sempre dal passato, e loro tra tunnel ed esplosivi partono già avvantaggiati:
PIENA SOLIDARIETA’ AI MINATORI IN LOTTA!

Leggi: I minatori sardi solidali con quelli delle Asturie

Su questo blog: La rabbia dei minatori sbarca a Madrid

 

Asturie: la rabbia dei minatori sbarca a Madrid

1 giugno 2012 2 commenti

La rivolta dei minatori asturiani, che da giorni sta bloccando la regione mineraria autonoma nel nord del territorio spagnolo, è sbarcata ieri per le strade di Madrid, andando incontro ad una feroce repressione della Polizia Nazionale, che tra arresti ed uso spietato di pallottole di gomma, non s’è proprio risparmiata.
Ormai al quinto giorno di sciopero, la rabbia dei minatori che lottano contro i tagli previsti dal governo sulle attività d’estrazione di carbone  e per il cambiamento industriale delle regioni che vivono d’estrazione, ha assunto quante più forme e pratiche possibili, da quelle dimostrative alle più radicali,  come s’è visto negli incredibili blocchi autostradali e nella costruzione di quelle barricate, difese da centinaia di braccia, contro le pallottole di gomma della polizia madrilena.
Otto di loro invece si sono barricate lì sotto, a tremila metri sotto il suolo, minacciando che se non si arriverà all’annullamento del progetto di smantellamento dell’attività mineraria, usciranno da quel buco nella terra solo da morti, con i piedi davanti. E son lì già da dieci giorni.
Guerra senza sconti, perché di alternative non ne hanno,  perché stanno difendendo il loro salario, la possibilità di sopravvivere.

E la radicalità del conflitto sale vertiginosamente, al contrario di quel che accade dalle nostre parti.
Pensate che la Camusso ha dato anche la benedizione alla parata militare, allo scempio che domani mattina vedremo marci(a)re per le strade di Roma.
Noi, il paese della concertazione, il paese dove la classe operaia si lascia calpestare felice,
il paese dove, davanti a decine di capannoni sbriciolati sulla testa degli operai durante il terremoto, non ha visto una sigla sindacale chiamare allo sciopero, alle braccia incrociate fino alla completa messa in sicurezza dei posti di lavoro, tutti, ora.

Gli scontri ieri a Madrid sono andati avanti per ore,
il corteo era grande: 8000 tra minatori delle diverse zone della spagna e compagni hanno marciato fino al Ministero dell’Industria, circondato da plotoni di polizia antisommossa.
La lotta prosegue e si intensificherà nei prossimi giorni se il governo non farà un passo indietro.
Loro no, non sembrano volerne fare nemmeno mezzo.

NON UN PASSO INDIETRO.
SOLIDARIETA’ AI MINATORI COMBATTENTI DELLE ASTURIE
«No al cierre de la mineria del carbon. Por el cambio economico e industrial de las comarcas mineras»

A SARA’ DURA!

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