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Per i prigionieri politici, dal Chapas

5 novembre 2009 Lascia un commento

Prendo questo comunicato dal sito Nodo Solidale
[26-10-2009] Per i prigionieri politici, corrispondenza da San Cristobal

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Pic by Suno _ Manifestazione organizzata dall'Altra Campagna di San Cristobal de Las Casas (Chiapas), in seno alla campagna nazionale ¡Primero Nuestr@s Pres@s!, il 26 ottobre 2009.

Lunedì 26 ottobre in Messico si manifesta. E’ una delle date scelte per realizzare azioni decentrate in tutto il Paese nel contesto della Campagna “Prima di tutto i/le Nostr* Prigionier*”, indetta dall’Altra Campagna, per esigere la liberazione immediata dei compagni e delle compagne sequestrate dallo Stato.

San Cristobal de Las Casas, in Chiapas, risponde all’appello. La Otra Jovel, la riunione locale degli/lle aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’EZLN, convoca alle 10 del mattino un presidio di fronte la stazione dei pulman. Al principio una cinquantina di persone convergono a distribuire volantini, poi, dopo un’oretta, giungono più di un centinaio di compagni e di compagne delle comunità indigene e contadine di Mitziton e Bachajon. Sono due delle tante comunità che verranno danneggiate dallo smembramento delle montagne e dei boschi per la costruzione dell’autostrada San Cristobal – Palenque, voluta dal governo federale e statale per sviluppare un corridoio “ecoturistico”. Entrambe le comunità, aderenti alla Sesta, hanno dichiarato un NO rotondo al passaggio dell’autostrada sulle proprie terre collettive e ne stanno pagando caro il prezzo: a Mitziton i paramilitari hanno ammazzato un compagno a luglio e la gente di Bachajon ancora ha 2 compaesani in carcere, degli 8 che arrestarono in aprile. Entrambe le comunità, inoltre, sono costantemente e pericolosamente osteggiate dai gruppi paramilitari protetti dal governo statale.

Forte della massiccia presenza indigena il volantinaggio diventa un blocco stradale. Per più di un’ora i manifestanti chiudono l’incrocio ed i quattro imbocchi alla città di fronte la stazione. Vengono srotolati grandi striscioni, si scandiscono gli slogan, mentre un sole solidale fa dimenticare i 2300 metri di altezza.

Si decide di marciare verso il centro e nel cammino si incorporano decine di persone, stranieri simpatizzanti, venditori ambulanti indigeni, signore uscite a fare la spesa. Si sfila per il viale centrale e ci si ferma un’altra mezz’ora nello Zocalo, la piazza principale della città. I manifestanti si prendono tutto il tempo per spiegare le loro ragioni.

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Pic by Suno _ manifestazione organizzata dall'Altra Campagna di San Cristobal de Las Casas (Chiapas), in seno alla campagna nazionale ¡Primero Nuestr@s Pres@s!, il 26 ottobre 2009.

 Poi proseguono verso il Mercato Municipale, storico luogo di ritrovo e compravendita degli indigeni del Los Altos de Chiapas. Infine, facendo il giro della cittadina, il corteo sfila per l’inaccessibile “Andador Turistico”, zona storicamente off-limits per gli indigeni, un viale piastrellato e scortato da vetrine e negozietti, panchine di ferro e lampioni stile capitale europea. La San Cristobal delle guide turistiche. Quando la manifestazione giunge alla Cattedrale deve attendere per entrare nella piazza. Lì vi sono riunite alcune migliaia di indigeni, il Pueblo Creyente, cattolici di base della teologia della liberazione che, nel contesto della medesima Campagna, stanno facendo un pellegrinaggio con messa contro una nuova scarcerazione di paramilitari responsabili del massacro di Acteal (venti già sono stati liberati ad Agosto dalla Corte Suprema). Las Abejas (Le Api), l’organizzazione cattolica e sociale di base della comunità che subì nel 1997 la feroce strage che ha mietuto 45 vittime, invitano i manifestanti dell’Altra Campagna a salire sul palco e a porre i loro striscioni. Nella piazza si rende pubblico, non solo con le parole ma anche con i volti contratti e seri delle centinaia di indigeni presenti, l’infamia assassina dello Stato messicano che da un lato incarcera costantemente gli attivisti sociali e, negli stessi tribunali, assolve i più efferati criminali al suo servizio, come appunto i paramilitari.

 

Dal palco, tra mille sguardi attenti e fissi, si dedica qualche minuto ai nostri prigionieri, alle nostre prigioniere. Sono in tutto il Messico.

In Chiapas:
Antonio Gómez Saragos,
Gerónimo Gómez Saragos,
Alberto Patishtán Gómez,
Rosario Díaz Méndez,
Manuel Aguilar Gómez;

nello stato di Campeche (per resistere ed organizzarsi contro le alte tariffe dell’energia elettrica):
Sara López González,
Joaquín Aguilar Méndez,
Guadalupe Borjas Contreras;

nello stato di Mexico:
Gloria Arenas Agis (guerrigliera dell’ERPI, detenuta dal 1995)
Ignacio del Valle Medina, Felipe Álvarez Hernández e Héctor Galindo Gochicoa (nel carcere di massima sicurezza per i fatti di Atenco con condanne dai 67 ai 112 anni cada uno)
Jorge Alberto Ordóñez Romero,
Román Adán Ordóñez Romero,
Alejandro Pilón Zacate,
Juan Carlos Estrada Cruces,
Julio César Espinoza Ramos,
Inés Rodolfo Cuellar Rivera,
Edgar Eduardo Morales Reyes,
Óscar Hernández Pacheco,
Narciso Arellano Hernández (tutti e 9 condannati a 31 anni per i fatti di Atenco);

nella Capitale:
Victor Herrera Govea (arrestato per gli scontri del 2 ottobre 2009)

nello stato di Guerrero:
Máximo Mojica Delgado,
María De los Ángeles Hernández Flores
Santiago Nazario Lezma;

nello stato di Nayarit:
Jacobo Silva Nogales (guerrigliero dell’ERPI, detenuto dal 1995 nel carcere speciale),
Tomás de Jesús Barranco;

nello stato di Oaxaca:

Per la repressione della regione Loxicha, da 12 anni detenuti:
Agustín Luna Valencia,
Álvaro Sebastián Ramírez,
Justino Hernández José,
Mario Ambrosio Martínez,
Fortino Enríquez Hernández,
Eleuterio Hernández García,
Abraham García Ramírez,
Zacarías P. García López,Juan Manuel Martínez Moreno;

Di Xanica, prigionieri dal 2005, dell’Alleanza Magonista Zapatista:
Abraham Ramírez Vázquez (nel carcere di massima sicurezza),
Juventino García Cruz,
Noel García Cruz.

I prigionieri che sono in questa lista, per cui la gente il 26 di ottobre ha sfilato, bloccato strade, realizzato fori, concerti ed eventi in tutto il Messico, sono quei detenuti e quelle detenute che, secondo i principi dell’Altra Campagna, non stanno negoziando la propria libertà con il governo, rifiutando ogni trattativa con lo stesso Potere che li ha incarcerati e che riproduce le condizioni di miseria e persecuzione che li hanno spinti a lottare senza partiti, senza interessi corporativi o personali.sample

Però, nel Messico dei dolori e delle ferite, non è solo l’Altra Campagna ad essere bersaglio della repressione. Nella piazza della Cattedrale di San Cristobal, ribattezzata piazza della Resistenza dai compagni dopo quel celeberrimo 1 gennaio 1994, c’è un po’ di spazio anche per un’altra manifestazione, quella della OCEZ Carranza, organizzazione contadina brutalmente repressa in questi ultimi giorni. Il 30 settembre hanno sequestrato Chema, il leader dell’organizzazione, in un’imboscata della polizia che ha mietuto due vittime e il 24 ottobre hanno fatto un’altra incursione militare nella comunità portandosi via altri due contadini, pestando donne e bambini.

Il pomeriggio avanza, si susseguono gli interventi, c’è un banchetto che raccoglie, su diversi quaderni destinati a varie carceri, i saluti ed i messaggi d’incoraggiamento ai prigionieri ed alle prigioniere. Si canta, la piazza lentamente sfuma. Però, oggi 26 ottobre giornata dedicata alla prigionia politica, il centro storico di San Cristobal resta indigeno. I mille colori dei cento vestiti tradizionali delle comunità ondeggiano per le piazze e le strade acciottolate. Accovacciati a terra, con sandali o scalzi, mangiano tortillas e fagioli, frutto del loro lavoro, della loro conoscenza, della loro resistenza. Nonostante 500 e più anni di repressione.

Libertà per i prigionieri, le prigioniere, i popoli indigeni e l’umanità!

Foto della manifestazione:
http://www.autistici.org/nodosolidale/gallery_dett.php?id_gallery=54 

Corrispondenza del Nodo Solidale,
da San Cristobal de Las Casas, 27 ottobre 2009.

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Si scioglie il planton Molino de Flores

27 agosto 2009 Lascia un commento

All’Altra Campagna
Alle organizzazioni, ai popoli, ai collettivi e alle individualita’.

Compagne, compagni.

Come tutt* sapete, a partire dalla repressione del 3 e 4 maggio 2006 a Texcoco ed Atenco da parte dei tre livelli di governo rappresentati dai tre principali partiti politici (PRI, PAN, PRD) contro gli uomini e le donne che lottavano per il proprio diritto al lavoro e contro le organizzazioni solidali, l’Altra Campagna ha intrapreso una serie di azioni e mobilitazioni in varie citta’ del Messico e del mondo per esigire la liberta’ di tutt* i/le prigionier*. 
Una di queste azioni e’ stata quella di stabilirci in pianta stabile di fronte alle porte del penitenziario dove si trovavano imprigionati i/le nostr* compagn*, prima a Santiaguito e a partire dal maggio 2007 a Molino de Flores, assumendoci in questo modo la priorita’ di accompagnarli politicamente.

Il penitenziario di Molino de Flores

Il penitenziario di Molino de Flores

Questo e’ stato un modo di esigere la loro liberta’, e di dargli, nella misura possibile, inizialmente appoggio economico e successivamente, per alcuni prigionieri, del materiale per lavorare; e in maniera costante appoggio materiale (beni di prima necessita’, schede telefoniche), cosi’ come il sostegno alla lotta giuridica dei compagni del Collettivo Avvocati Zapatisti.

Allo stesso tempo come movimento, organizzazioni, collettivi, villaggi, popoli ed individualita’ ci siamo assunti questa responsabilita’ aderendo alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, mano nella mano in una lotta grande ed ardua quale e’ quella di cambiare la realta’, trasformare le nostre vite e costruire un mondo che sia nostro, di tutti/e. 
Crediamo che sia importante non dimenticare nessuno di questi due aspetti, e che uno non faccia dimenticare l’altro, perche’ i signori del potere e del denaro cercano distruggerci con le carceri, riempiendoci di paura ed togliendoci la memoria, strozzando le idee e le lotte. 
E’ proprio qui che si da l’importanza di non permettere che il carcere divori i/le nostr* compagn*, sapendo che fuori delle sue mura ci siamo noi stess*, in lotta per la liberta’ dei/lle prigionier* e dei popoli.
Durante il processo di lotta, vari/e compagn* hanno ottenuto la liberta’, principalmente i militanti dell’Altra Campagna, e sono rimasti rinchiusi a Molino de Flores i compagni non interni al movimento. 
Di conseguenza il Planton ha discusso e deciso di continuare con la sua azione, dato che questa è una lotta per la liberta’ di tutti i nostri compagni e pensiamo che tutte le persone arrestate quel giorno siano tali, perche’ arrestati per una azione politica e catturati durante la repressione contro il nostro movimento.
Con il tempo pero’ ci siamo resi conto che uno dei nostri principali errori e’ stato quello di non aver cercato di concretizzare una relazione politica con i compagni non militanti, errore a cui abbiamo cercato di rimediare provando a tessere tale relazione. Questa relazione risultava vitale, dato che senza di essa il Planton perde molto del proprio senso d’essere.  Dobbiamo riconoscere che in questo cammino abbiamo commesso molti errori, e questo ha provocato irregolarita’ nella relazione con i compagni prigionieri, ma nonostante cio’ abbiamo sempre cercato di mantenerla viva senza cadere nella trappola concettuale di considerarli “povere vittime della repressione”, ma trattandoli sempre come compagni con cui si puo’ essere o meno d’accordo, senza promettergli piu’ di quello che era nelle nostre possibilita’, senza sopravvalutarli o sottostimarli, cercando di non imporgli le nostre posizioni e richiedendo da parte loro lo stesso atteggiamento nei nostri confronti. 

210808Questa relazione non è stata intrapresa con tutti i prigionieri, piuttosto con quelli che erano interessati a farlo. 
Abbiamo continuato a riflettere sul lavoro politico del Planton e sappiamo che sono stati vari gli errori commessi, tuttavia  c’è qualcosa di cui siamo sicuri che non sia stato un errore: abbiamo tenuto fede agli impegni presi al nostro meglio, agendo in modo etico secondo le nostre idee e principi politici anche se per molt* questo possa sembrare un errore.
In questo percorso sono stati parecchi i problemi riscontrati e i disaccordi dati dalle  posizioni e concezioni di lotta diverse nostre e dei prigionieri, perche’ sebbene rispettiamo le loro idee, difendiamo anche le nostre. 
Questo pero’ non e’ mai stato un motivo che ha condizionato il nostro appoggio nei confronti di nessuno dei prigionieri, a prescindere con chi avesse relazioni e sempre senza imporre le nostri posizioni politiche e rispettando le sue. 
Tuttavia, a causa di una serie di malintesi e differenze che si sono dati dal mese di aprile di quest’anno si e’ determinato un allentamento di questa relazione tra il presidio ed i prigionieri. Per questo ci siamo cominciati a interrogare sul senso della permanenza del presidio davanti al penitenziario dato che, come gia’ abbiamo menzionato, per noialtri/e e’ vitale avere, fosse anche solo un tentativo, una relazione politica con i prigionieri per i quali stiamo lottando.
Di fronte alle risposte che sono state date a una domanda specifica che abbiamo posto ( “Volete mantenere un rapporto con il presidio?” ) e’iniziata una riflessione da parte delle organizzazioni presenti al Planton come l’UNIOS, il FPFVI-UNOPII e la Commissione Sesta dell’EZLN, cosi’ come dei/delle compagn* che hanno attraversato questo spazio. 
A partire da questo bilancio fatto separatamente è stata presa una decisione congiunta sul fatto che fosse giunto il momento di smobilitare il presidio e promuovere altri spazi di lotta per tutti/e i/le nostri/e prigionieri/e.

In tal senso si e’ deciso di smontare il Planton Molino de Flores il prossimo 30 agosto, senza che questo significhi l’abbandono della lotta per la liberta’ che abbiamo condotto con l’Altra Campagna nei vari stati del paese e nelle differenti citta’ del mondo. 
Per piu’ di 3 anni ci siamo sostenuti fuori il carcere, prima a Santiaguito, poi a Molino de Flores, prendendoci l’impegno con l’Altra Campagna di non smettere di lottare per la liberta’ dei nostri compagni. 026n1est-1
Il Planton non e’ stata l’azione di un gruppo di compagn*, ma un’azione condivisa realizzata da tutt* quell* che hanno partecipato con le loro differenti forme di solidarieta’: partecipando al presidio, inviando viveri, appoggiando le attivita’ di raccolta fondi per obiettivi specifici, promuovendo azioni per la liberta’ nei propri territori. Quest’azione è stata realizzata dall’Altra Campagna, non senza errori, non senza inciampare, pero’ siamo sicuri che questo camminare insieme ci abbia aiutato nella lotta e nel portarla a termine ogni volta in modo migliore.

Con l’annuncio in cui i compagni direttamente coinvolti nel mantenimento del Planton hanno deciso di terminare quest’azione, annunciamo anche la conclusione degli ultimi appelli e campagne economiche con cui si sono comprate le tele del presidio e si e’ sostenuto il lavoro legale degli avvocati nella realizzazione del ricorso contro la sentenza dei nove compagni prigionieri a Molino de Flores e del compagno Ignacio del Valle, detenuto nel carcere di massima sicurezza del Altiplano. 
Riguardo ciò ricordiamo che si e’ deciso di sostenere il Collettivo Avvocati Zapatisti (CAZ), come sempre abbiamo fatto, essendo il loro lavoro realizzato in solidarietà e senza lucro: al CAZ abbiamo consegnato un contributo economico affinche’ intraprendano il ricorso per i 7 compagni che rappresentano. 
Allo stesso modo si e’ deciso di appoggiare con la stessa somma gli altri due compagni che non sono difesi dal CAZ, consegnando il denaro direttamente alle rispettive famiglie; la stessa cifra e’ stata versata anche alla famiglia del compagno Ignacio del Valle per il suo ricorso.
Smantellando il presidio il 30 agosto di quest’anno smetteranno di apparire convocazioni e campagne a nostro nome, cosi’ come consideriamo conclusi i nostri impegni presi con i prigionieri in quanto Planton: a questi impegni cercheremo di dare seguito come Altra Campagna.

Compagn*, con queste parole oltre che informarvi della decisone di smontare questo spazio che abbiamo mantenuto per tutto questo tempo, vogliamo invitarvi a continuare la lotta per tutt* i/le nostr* prigionier*, a costruire e rafforzare spazi e sforzi diretti a questa lotta. 
atencoAbbiamo sempre creduto che la forma di ottenere la liberta’ dei compagni sia quella della mobilitazione, del lavoro nelle strade, nelle scuole, nei quartieri etc, e che il presidio in questo senso sia solo una delle tante azioni che si realizzano come Altra Campagna: la lotta va molto oltre l’esistenza del Planton stesso, e’ un arduo lavoro che come militanti ci e’ toccato, quello di non smettere di lottare per la liberta’ dei prigionieri, senza dimenticare le lotte di ognun@.

A riguardo sentiamo il bisogno di costruire spazi di lotta per la liberta’ dei/lle nostri/e prigionieri/e, non solo per i giorni del 3 e 4 maggio 2006, ma per tutt* i/le compagn* detenut* nei diversi luoghi del paese: i compagni incarcerati in Chiapas, Oaxaca, Campeche, Veracruz, stato del Mexico, in ogni angolo di questa terra. Spazi che non permettano l’oblio, dove ci organizziamo nei distinti luoghi per continuare la lotta per i/le nostr* compagn*. 
Sappiamo che esistono sforzi diretti a questo fine, compagn* che hanno intrapreso queste lotte; la necessita’ di intrecciarle e’ costante, per cui, stiamo tentando di costruire uno spazio che le accolga, cercando di costruirlo allargato, dentro i parametri della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e dell’Altra Campagna, coordinandoci per portare a termine azioni ed attivita’ per la liberazione dei/lle nsotr* prigionier*, cosi’ come per creare e rafforzare dinamiche antirepressive.
E’ per questo che stiamo convocando gli/le aderenti alla Sesta e all’Altra Campagna a una serie di riunioni dalla fine delmese scorso che si stanno realizzando nel locale di UNIOS (Dr Carmona y Valle #32, a un isolato dal metro Cuahutemoc) e che continueremo a realizzare sperando che ogni volta siano sempre di piu’ i/le compagn* che vogliano costruire insieme questo sforzo che ci portera’ a proseguire la lotta per la liberta’ di tutt* i/le nostr* prigionier*.

Compagn*: a tutti quelli che ci hanno accompagnato per tutto questo tempo, sia da vicino che da lontano, rompendo le distanze con la solidarieta’, a tutti quelli che ci hanno accompagnato in quest’azione in un modo o nell’altro, non ci resta altro che ringraziarvi e dirvi che e’ stato un piacere enorme ed un onore avervi con noi, condividendo quest’iniziativa. 
A coloro che non sono mai potuti venire vogliamo dire che nonostante le distanze la solidarieta’ ci unisce, facendoci sentire vicini e rompendo le leggi della fisica, lottando, costruendo e sognando, e che la distanza non e’ una barriera quando esiste la solidarieta’. A quelli che ci hanno sostenuto in uno e mille modi, sappiate che la vostra solidarieta’ e’ stata per noi una presenza e che e’ stata usata come di dovere.
Sappiate, compagn*, che ci sentiamo soddisfatt* di questa azione, di voi, di noi, e che gli errori che abbiamo commesso ci aiuteranno a camminare e lottare fino ad ottenere la liberta’ dei/lle nostr* compagn*, ed ad ottenere la trasformazione del mondo.
Sappiamo e facciamo nostre le decisioni, gli errori e le soluzioni. Li facciamo nostri perche’ sono il risultato delle nostre decisioni e posizioni, che magari a molti non sono piaciute. Sappiamo che ci hanno criticato e che continueranno a farlo; a quelli che l’hanno fatto da compagn* diciamo che la loro parola e’ stata ricevuta come un abbraccio.
Allo stesso tempo vi invitiamo a partecipare al Planton Molino de Flores il giorno 29 agosto dalla mattina, visto che realizzeremo un evento politico e culturale sulla lotta del Planton, a partire dalle 11 am, cosi’ come parte dell’inizio di queste attivita’ e questa campagna per i/le nostr* compagn*; allo stesso tempo vi invitiamo lo stesso giorno a cominciare a smontare il presidio fino al 30 agosto.

Planton Molino de Flores
Per la liberta’ dei/lle prigionier* politic*!
Stop alla persecuzione delle Comunita’ Autonome Zapatiste!
Prima di tutto… i/le nostr* prigionier*!

 

Tradotto da Nodo Solidale

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