Archivio

Posts Tagged ‘neofascismo’

La Digos dell’Illinois approda a Bergamo

6 ottobre 2014 3 commenti


La Digos dell’Illinois avrebbe potuto portarlo in questura se avesse ingranato la prima su quel branco di tristi ultracattolici autoimpalatisi nelle piazze per manifestare il loro sostegno alla famiglia cattolica, contro l’aberrazione della legge contro l’omofobia.
Ieri in tante piazze, strane statuine con sistema circolatorio e nervoso appena funzionante hanno manifestato lo sdegno verso i rapporti omosessuali: sentinelle silenziose, persone lì, ferme in piedi e leggere.. una forma di lotta di una forza paurosa proprio,
impressionante, capace di entrare nei cuori di chi guarda 😉

Poi a Bergamo arriva lui.
Lui è vestito da nazista, in modo eccellente per altro, al braccio il simbolo usato da Chaplin ne “Il Grande Dittatore”,
ai piedi un cartello più che chiaro, ironico: ‘I nazisti dell’Illinois stanno con le sentinelle’ .
All’improvviso però l’inaspettato: l’arrivo della Digos dell’Illinois!

Per loro il razzismo è altamente legittimo, così come l’esclusione sociale, la discriminazione sessuale: il problema non è chi manifesta contro un articolo della loro stessa costituzione, il problema è percularli.

Il colmo, da barzelletta, è che lo avrebbero fermato per apologia di fascismo: quella che non abbiamo mai visto dare a chi partecipava con saluto romano e urla istericofasciste ai funerali di Rauti o Priebke,
quello che non abbiamo mai visto dare agli esponenti delle formazioni neofasciste.
Io in trent’anni di vita raramente ho visto accusare di apologia di fascismo (articolo di codice penale che non reputo decente ma questo è un altro lungo discorso, da non fare ora e qui), mai ho visto la digos intervenire per fermare un qualcuno che potrebbe avere sembianze naziste:
ma a lui l’hanno portato via.

L’ironia contro l’ultracattolicesimo razzista è arrestata per apologia di fascismo,
hanno fermato un uomo che ha la mia stima, che ci ha insegnato una pagina di ironia nelle strade di un paese che l’ha rimossa,
tanto che pensa di risolvere la cosa con un paio di manette.
La Digos di Bergamo, provincia dell’Illinois, si è rivelata più stupida delle altre: e non pensavo possibile una classifica interna, invece c’è, e voi avete stravinto su tutti i vostri colleghi dal borsello e l’occhiale specchiato

Annunci

Omicidio Verbano, spunta un nuovo dossier sui fascisti. Recapitato davanti alla porta di casa

13 aprile 2011 Lascia un commento

Questa si che è ‘na news!

Omicidio Verbano, spunta un nuovo dossier sui fascisti. Recapitato davanti alla porta di casa.

Rispunta il dossier Verbano!

8 marzo 2011 9 commenti

Liberazione descrive le carte di Verbano riapparse da un archivio dei carabinieri. Si tratta di una parte del materiale sequestrato nell’abitazione di Valerio il 20 aprile di 31 anni fa. Prima scomparso dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma, poi ritrasmesso in copia fotostatica dalla digos al giudice che indagava sul suo omicidio, infine definitivamente inviato al macero nel 1987. Quasi 400 pagine, tra cui l’agenda rossa del 1977 e la rubrica con i nomi dei militanti neofascisti. Il legale di Carla Verbano invoca trasparenza e chiede copia del dossier alla procura

di Giorgio Ferri e Nicola Macò , Liberazione 8 marzo 2011

Ci sono i voti del semestre appena concluso, l’orario delle lezioni, il testo della canzone di De André, Il bombarolo, e poi in stampatello sul frontespizio: «Portare l’attacco al cuore dello Stato», con una falce e martello e un mitra sovrapposti e sotto la sigla Ccr, collettivo comunista rivoluzionario quarta zona, composto dagli studenti del liceo scientifico Archimede. E’ la copia fotostatica dell’agenda rossa 1977, edita dalla Savelli, appartenente a Valerio Verbano, allora studente appena sedicenne, riemersa da un buio lungo 31 anni. Ai lati dei fogli la firma di Rina Zapelli, nome da ragazza di Carla Verbano, madre di Valerio, apposta al momento del sequestro la sera del 20 aprile 1979.

L’inchiesta sui fascisti
Tra le pagine che abbiamo potuto consultare, poco meno della metà dei 379 fogli che sembrano comporre quanto resta del “dossier Verbano”, ci sono anche 41 fogli di una rubrica nei quali sono riportati circa 900 nomi di attivisti di estrema destra corredati da indirizzi e in alcuni casi con numero di telefono. Redatti tutti con la grafia di Verbano. Altri 16 fogli, trascritti da più mani, riportano appunti, minute di schede, appartenenza politica, piantine e altre informazioni, come alcuni luoghi di ritrovo dell’estrema destra. Carla Verbano vi ha già riconosciuto quella di un amico di Valerio deceduto nel frattempo. Un accurato lavoro di mappatura delle diverse realtà del neofascismo romano dove lucide intuizioni e scoperte anzitempo si sommano anche ad imprecisioni e approssimazioni notevoli. Alcune schede collimano solo in parte con quelle riportate nel recente libro di Valerio Lazzaretti, Valerio Verbano, ucciso da chi, come e perché, Odradek 2011. Questa circostanza conferma quanto ricordato nei giorni scorsi da Carla Verbano sulla esistenza di più versioni del dossier, «realizzato da Valerio insieme ad altri sei o sette amici». La riprova sta proprio nel libro di Lazzaretti che riporta uno schedario con circa 1200 nomi aggiornato ad un periodo successivo alla morte di Verbano. Nel dossier “riapparso” in una scheda numerata “002” si legge che Pierluigi Bragaglia, ex militante del Fdg divenuto «gregario delle strutture collaterali dei Nar», ha 18 anni, mentre nel documento citato da Lazzaretti gli anni salgono a 20 e il testo della scheda, seppure quasi identico, vede l’ordine delle frasi spostato a conferma del fatto che le informazioni salienti contenute nel “dossier” erano patrimonio di un’area più larga che le ha conservate ed aggiornate nel tempo.
E’ azzardato trarre delle conclusioni sulla base di una visione troppo parziale della carte riemerse – secondo quanto sostenuto dal Corriere della sera – da un archivio dei carabinieri a cui la procura ha recentemente attribuito la delega per le nuove indagini sull’omicidio. L’avvocato Flavio Rossi Albertini, legale di Carla Verbano, si è già rivolto ai pm per avere copia del “dossier”. Le carte di Verbano rivestono ormai una valenza storica ancor prima che giudiziaria. Il buco nero che per lunghi decenni ha inghiottito le sue agende, rubriche e foto, consigliano oggi un dovere di trasparenza assoluta, tanto più che eventuali sviluppi dell’inchiesta si attendono dall’esame tecnico di altri reperti.


Gli elenchi distrutti

Quello che si legge nel verbale di sequestro del materiale trovato dalla digos nella stanza di Valerio Verbano è un lungo elenco: l’agenda rossa che fu il suo diario personale nel 1977, quaderni, decine di fogli sparsi, fotocopie, ritagli di giornali, fotografie e una pistola. In tutto, ben diciotto schedari pieni di documenti e altri sei di foto. Dopo il sequestro, cominciano le ‘stranezze’. Tutto il materiale – spiega Marco Capoccetti Boccia nel suo, Valerio Verbano, una ferita ancora aperta, Castelvecchi 2011 – sarà tenuto in custodia dalla digos per una settimana prima di essere consegnato all’ufficio corpi di reato del tribunale di Roma per essere repertato e messo a disposizione del fascicolo processuale «Verbano + 4». Pochi giorni dopo la morte di Valerio i legali della famiglia ne chiedono la restituzione. Si scopre così che l’originale del cosiddetto “dossier” non è più al suo posto; è praticamente sparito. Il 27 febbraio 1980 il giudice istruttore Claudio D’Angelo, che si occupa dell’omicidio di Valerio, constatata la scomparsa del dossier dall’ufficio corpi di reato riceve dalla digos una «copia fotostatica della documentazione sequestrata nell’abitazione di Verbano Valerio». Se ne evince che si tratta ancora di una copia integrale ma Carla Verbano, che all’epoca poté visionare le carte, sostiene che il materiale inviato dalla digos era «dimezzato» rispetto all’originale. Nell’ottobre 1980, il giudice istruttore nega alla famiglia la restituzione delle carte sequestrate, ormai presenti solo in copia, perché ancora sottoposte a segreto istruttorio. Quattro anni dopo, l’11 aprile 1984, la corte d’appello che aveva giudicato Valerio ordina la distruzione dei reperti, comprese le carte e le foto, nonostante queste fossero state nuovamente repertate nell’inchiesta aperta per il suo omicidio. In realtà, come documenta Capoccetti, l’effettiva distruzione della copia fotostatica inviata dalla digos avverrà solo il 7 luglio 1987. Da quel momento non c’è più traccia del dossier negli atti giudiziari. Per ritrovarne copia Capoccetti ha scritto anche alla digos, ricevendo lo scorso luglio un’evasiva risposta che tra le righe non smentisce affatto l’attuale possesso di copia del «materiale oggetto di sequestro». Documentazione che all’improvviso è riapparsa in mano ai carabinieri dopo la recente riapertura dell’inchiesta. Si è detto anche che il dossier sarebbe passato nelle mani del giudice Amato, ucciso mentre conduceva un’inchiesta contro Nar e Terza posizione, ma sempre secondo quanto accertato da Capoccetti non c’è alcuna traccia di protocollo che ne dia conferma. Questo trasmigrare, sparire e ricomparire, dimagrire, per infine esser distrutto e poi riapparire in copia fotostatica dove nessuno se lo aspetta, è senza dubbio una delle circostanze più sconcertanti di tutta la vicenda.

L’agenda rossa del 1977
Siamo entrati nelle pagine del diario di Valerio del 1977 con un sentimento di pudore. Ci sembrava di violare la sua intimità, i suoi segreti, quelli di un adolescente cresciuto in fretta. In quegli anni si diventava adulti presto travolti dalla forza di una corrente che insegnava come fosse possibile cambiare il mondo. Valerio surfava veloce su quell’onda di rivolta che non conosceva rassegnazione. Il suo era un coinvolgimento totale: almeno quattro riunioni politiche a settimana, tra collettivi, comitato e assemblee, non solo all’Archimede ma anche all’università. Annotava le manifestazioni e gli scontri del periodo, le ricorrenze, l’uccisione dei militanti di sinistra, da Francesco Lorusso ad Antonio Lo Muscio e Walter Rossi, insieme ai compiti in classe, i pomeriggi al muretto con gli amici, gli incontri con le ragazze e anche un  «abbiamo giocato a nascondino» che fa sorridere. Tanti gli slogan, roventi come la temperatura al suolo dell’epoca, ma anche una battuta del tipo: «Atac: associazione telline aspiranti cozze». Meglio non prendersi troppo sul serio. Il 4 marzo annota: «Mancia ripassa a scuola». Angelo Mancia, conosciuto come Manciokan, fattorino del Secolo d’Italia, era un noto picchiatore del quartiere. Venne ucciso per rappresaglia dalla Volante rossa poche settimane dopo la morte di Valerio, anche se con il suo assassinio non c’entrava nulla. Il 12 marzo sono appuntati gli scontri durante la manifestazione nazionale per l’uccisione da parte di un carabiniere di Francesco Lorusso e, qualche giorno dopo, il 15, la discussione nel collettivo «sui fatti di sabato e le baiaffe». Facevano discutere le pistole apparse durante il corteo e l’armeria presa d’assalto il sabato precedente. Il 22 settembre Valerio annota la partenza per Bologna dove partecipa, fino al 25, al convegno nazionale contro la repressione. Dormirà a casa di una zia accompagnato dalla madre, ci racconta Capoccetti. Il 15 novembre si legge «Vado all’Archimede, vengo aggredito». Quasi un presagio.

 

“Costituzione” e “democrazia” non sono valori che m’appartengono

22 aprile 2010 3 commenti

La Costituzione??
La Democrazia??
Ma perchè? Perchè siamo diventati così?
Sarà dura per me stare in piazza questo 25 aprile: volevo portare il mio bambino al suo primo corteo di LIBERAZIONE ma non credo riuscirò a farlo.
Sono comunista, sono antifascista…ma quest’ antifascismo non mi piace, quest’antifascismo non m’appartiene.
Non riesco a vedere “compagni miei”, SANGUE MIO, invocare democrazia e Costituzione…
Non potete chiedermi di difendere la Costituzione…non la potete trattare come una cosa intoccabile, detentrice di valori eterni ed inviolabili.
Ma di cosa stiamo parlando?
Ma da quando amiamo la nostra Costituzione? La democrazia? Una costituzione che parla di “famiglia”, di “proprietà privata”?
La stessa democrazia che tiene i compagni in carcere da trent’anni, la stessa democrazia che ha regalato ergastoli e leggi speciali,
la stessa democrazia che sgombera le case, che carica i lavoratori e l’ha sempre fatto.
Quanti proletari sono stati ammazzati dalla nostra Costituzione???

Ieri ad Ostia c’è stata l’ennesima aggressione di Casa Pound: c’era un compagno solo ad attacchinare che s’è salvato per un pelo:
Volevo mettere il comunicato e non ne sono stata capace: si invocano le “forze sinceramente democratiche”… sul mio blog, scusate, non riesco a mettervi!

Non riesco a condividere strade e piazze nemmeno più con la retorica partigiana di personaggi come Bentivegna che poi hanno avallato ergastoli a go-go.
Basta, invece di capire questo, di superare quella retorica in modo antagonista e rivoluzionario facciamo addirittura passi indietro,
la peggioriamo, la rendiamo ancora più “democratica e populista”.  Non ne posso più!
Vorrei contenuti di altro genere, vorrei parole nostre…non vorrei appellarmi solo al lessico borghese, alle Costituzioni borghesi e ai loro tribunali.

Questo 25 aprile mi sento molto sola, e non per i tanti fascisti in giro, ma per il modo in cui tentiamo di combatterli!

Botta e risposta tra Casa Pound e Liberazione: esilarante

14 ottobre 2009 Lascia un commento

 

Richiesta di rettifica ai sensi dell’art. 8 L. 47/48.

Quel bel tipo di Gianluca Iannone

Quel bel tipo di Gianluca Iannone

Nella qualità di Presidente e legale rappresentante pro tempore dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound Italia, Vi diffido a rettificare, nei termini e modi di legge, il contenuto dell’articolo «Roma, Giovane Italia dopo l’attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa», a firma di Paolo Persichetti, da Voi pubblicato nell’edizione del 3 ottobre 2009, alla pagina 4, pubblicando con il medesimo rilievo e uguale posizione, il seguente testo: «Si precisa che non è esatto quanto riportato, a pagina 4 dell’edizione del 3 ottobre 2009, nell’articolo “Roma, Giovane Italia dopo l’attentato vuol chiudere Radio Onda Rossa”, e cioè che l’azione politica di CasaPound sia architettata al solo scopo di garantire agli associati un ingresso nel Pdl per non restare fuori “dai giochi e soprattutto dalla torta dei soldi che arrivano dal sottogoverno”. Vero è, infatti, che l’attività politica, sociale e culturale dell’associazione, finanziata esclusivamente dai contributi degli associati, mira a proporre un nuovo rivoluzionario concetto politico, l’Estremocentroalto, e che, a tal fine, la stessa associazione è pronta a dialogare e confrontarsi con chiunque, senza volgari pregiudizi né puerili pregiudiziali». In mancanza di un Vostro riscontro entro i termini di legge, Vi preannuncio sin d’ora l’intenzione di adire l’autorità giudiziaria al fine di ottenere giusta tutela dei diritti dell’associazione.

Gianluca Iannone

 RISPOSTA SU LIBERAZIONE DEL 14 OTTOBRE 2009

Perché mai negare così nervosamente l’evidenza? Che CasaPound faccia parte di quella sessantina di associazioni, che dopo un bando sono entrate nella graduatoria dei finanziamenti stanziati lo scorso agosto, con procedura del tutto anomala, dalla presidenza del consiglio comunale di Roma, è un fatto pubblico attestato da una delibera per «Attività culturali, sportive e folkloristiche». Per altro, in una risposta polemica alle dichiarazioni fatte dal sindaco Alemanno sulla necessità di ridiscutere il “finanziamento” a CasaPound, dopo che una giornalista si era vista vietare l’ingresso all’incontro-dibattito con Marcello Dell’Utri sui ”diari del Duce”, organizzato nella sede romana di via Napoleone III, lo stesso Iannone aveva precisato che «della vittoria di un bando» si trattava. Appunto! 
Certo brucia non essere più i primi della classe, non poter più vantare l’aristocratica purezza di chi rivendica per se “etica, epica ed estetica”, ma si è piegato alla pratica plebea di ricevere denaro pubblico, come un normale client. 
canaQuanto al resto, le coloriture futuriste, le provocazioni dannunziane, la postura superomista, lo stile scapigliato, spostano di poco la sostanza politica di un gruppo che agita simbologie tutte interne al blocco sociale della destra di governo e conduce con brio la marcia d’avvicinamento-dialogo con l’area multiforme del Pdl. Insomma siamo sempre lì, nel cortile del Palazzo, all’Estremocentroalto, come lo chiamate, che non è in politica quello che nel calcio ha rappresentato la «bizona» del mitico Oronzo Canà, col suo rivoluzionario modulo 5-5-5, ma qualcosa che dietro l’iperbole della formula nasconde una visione inquietante. 
«Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici; conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari; legalitari e illegalitari; a seconda delle circostanze, di tempo, di luogo, di ambiente, in una parola di “storia” nelle quali siamo costretti a vivere e ad agire». Lo diceva un tale nel 1922. Anche lui cercava posizioni «regali e sovrane, al di là degli opposti sbandamenti», anche lui elogiava «la vita come ascesa», anche lui immaginava «la partecipazione per base, la decisione per altezza e la selezione per profondità» e rifiutava «l’attrazione morbosa per l’informe e il deforme». Anche lui praticava «l’Estremocentroalto». Si chiamava Benito Mussolini. Appunto.

Paolo Persichetti 

La destra romana attacca Radio Onda Rossa

4 ottobre 2009 Lascia un commento

Nuova provocazione dopo la montatura giudiziaria costruita contro il movimento per la casa di Magliana. Approfittando di  un attentato incendiario contro una sede di Giovane Italia (ex Azione giovani), il deputato Marco Marsilio (An-Pdl) e il presidente romano di Giovane ItaliaCesare Giardina, chiedono al ministero degli Interni di imbavagliare Radio Onda Rossa

Paolo Persichetti, Liberazione 3 ottobre 2009

C’è aria tesa nella destra romana. Giovedì notte una sede della Giovane Italia-Pdl (ex Azione giovani) è stata presa di mira da un attentato incendiario nel quartiere di san Giovanni a Roma, in via della Mirandola. Dopo aver praticato un foro nella saracinesca, gli attentatori hanno gettato all’interno del locale un ordigno rudimentale: una lattina contenente liquido infiammabile che nell’esplosione ha distrutto la porta d’ingresso. L’episodio segue di una decina di giorni un’altra incursione a colpi di molotov avvenuta durante l’inaugurazione di un altro circolo della destra, Gens romana, aperto proprio accanto alla storica sede di Acca Larentia, pantheon dei martiri e luogo di culto della memoria vittimaria ex-postfascista. La nuova sede è stata aperta da Giuliano Castellino, portavoce di “Popolo di Roma”, un gruppo fuoriuscito da Casa Pound per saltare sul carro vincente, e soprattutto appetitoso, della destra di governo. A dire il vero nella destra romana sono in pochi a essere rimasti fuori dai giochi e soprattutto dalla torta dei soldi che arrivano dal sottogoverno. L’estraneità rivendicata da Casa Pound è solo di facciata. 5480_1199433427147_1267865894_570913_5207588_n
Lo splendido isolamento è finito da tempo. L’operazione di avvicinamento all’area di governo è in stato avanzato. Casa Pound, organizzazione in fase di crescita (continua ad aprire sedi in altre città), per il momento resta sulla soglia della maggioranza di governo, una posizione vantaggiosa che gli consente di rivendicare un’alterità di facciata, una diversità inesistente, incamerando al contempo risorse materiali e d’immagine anche grazie a un’accorta regia mediatica “dialogante”. La chiamano destra del terzo millennio, quel “fascismo dei paraculi” che tanto sta ammaliando spezzoni un po’ confusi di una sinistra in pieno naufragio. Gli unici a non aver dato segni di resipiscenza nella destra radicale restano, invece, i membri di Militia, la sigla utilizzata dal gruppo di Boccacci ben insediato nella zona dei Castelli romani, le alture prospicienti la Capitale.
Oltre alle modalità diverse, i due attentati hanno a tutt’oggi in comune l’assenza di rivendicazioni. Una circostanza piuttosto anomala che ha spinto gli inquirenti a non escludere nessuna pista. In effetti, al di là della solita retorica vittimistica degli esponenti della destra, o di chi ha voluto rilanciare la teoria degli opposti estremismi legando questi episodi agli attentati contro alcuni locali frequentati dalla comunità Gltbq, sulla paternità di quanto è accaduto non c’è alcuna certezza. D’altronde lo stesso Castellino, dopo le dichiarazioni della prima ora, all’uscita dalla questura dove era stato convocato insieme ad altri testimoni ha notevolmente abbassato i toni. «Non vogliamo né colpevoli di comodo, né verità preconfezionate», ha rettificato. Di diverso avviso si è dimostrato il deputato ex An, oggi Pdl, Marco Marsilio che invece per l’attentato di lunedì notte ha tirato in ballo radio Onda rossa, l’emittente storica dell’autonomia romana, poi punto di riferimento dell’area antagonista e oggi luogo di parola dei movimenti. Marsilio ha chiesto esplicitamente che «il ministero dell’Interno verifichi con attenzione l’attività e i contenuti» dell’emittente romana, «che alimenta con i suoi irresponsabili proclami una spirale pericolosissima di violenza».
logo2Il deputato postfascista ha dichiarato che alcuni ragazzi di Giovane Italia gli hanno riferito che Onda rossa ha «fatto l’apologia dell’attentato invocando medaglie d’oro al valore per chi ha messo la bomba». Ed infatti in una nota diramata dal presidente romano di Giovane Italia, Cesare Giardina, si possono leggere una serie d’insulti rivolti all’emittente romana, «vicina agli ambienti dell’estrema sinistra che hanno invitato a premiare i vigliacchi autori dell’attentato», che si concludono con una pressante richiesta alle istituzioni per «la chiusura immediata della trasmissione radiofonica, radio Onda rossa». L’episodio, inventato di sana pianta come tutti gli ascoltatori dell’emittente hanno potuto verificare con le proprie orecchie, sembra pensato apposta dopo gli arresti e la pesante montatura giudiziaria che hanno colpito nel quartiere della Magliana il movimento per la casa. La sensazione è che vi siano forti spinte da parte di alcuni settori della destra per lanciare un’offensiva risolutiva contro gli spazi sociali, i luoghi di parola e comunicazione della sinistra radicale e antagonista a Roma. In un comunicato Onda rossa ha smentito seccamente le accuse, precisando di non aver mai accennato all’episodio dell’attentato nel corso delle sue trasmissioni. Le registrazioni audio stanno lì a dimostrarlo. Se gli autori della calunnia saranno chiamati a risponderne nelle sedi opportune, l’intero movimento romano è allertato sulla necessità di vigilare su quanto potrà accadere contro la radio nei prossimi giorni.

Omicidio Carlos Palomino nella metropolitana: il video

11 maggio 2009 2 commenti


La ricostruzione del filmato, attraverso 7 diverse telecamere, dell’omicidio di Carlos Palomino 16 anni, ammazzato a coltellate dal fascista Josué Estébanez,soldato di 23 anni. L’assassinio avvenne l’11 novembre sui vagoni della metropolitana di Madrid: il fascista (che ora rischia 29 anni di carcere) si stava recando ad una manifestazione xenofoba in un quartiere ad altissima concentrazione di migranti, mentre il giovane Carlos stava andando nello stesso posto, alla contromanifestazione, insieme ad un gruppo di compagni. Il video è stato reso pubblico qualche ora fa
Questo video lascia sconcertati…ma come si fa a lasciar ammazzare così un compagno? Da una merda tutta sola armata di un coltello?
Ma non sappiamo più difenderci? Tutti a scappar via…invece di spaccargli la testa…
MA CHE STAVANO FACENDO TUTTI GLI ALTRI? SONO SENZA PAROLE

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: