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Posts Tagged ‘diffamazione’

La sviolinata del Ministero dell’Interno a Casa Pound

30 gennaio 2016 1 commento

Ma guarda tu, se un blog che tace da tempo con tanti “purtroppo” che lo rendono ormai muto deve riaprir bocca per parlar di fascisti.
Di fascisti, quelli di cui nella vita ho sempre provato a non occuparmi a meno che non era un problema contingente e da risolvere rapidamente: come quando ti viene la diarrea, ecco.
I fascisti, dicevamo: ma mica quelli brutti e cattivi, neri e violenti che potete immaginare, sia mai.
Parliamo di una querela per diffamazione, presentata da Gianluca Iannone contro Paolo Persichetti: una querela vecchia come il cucco per un articolo uscito su un quotidiano ormai scomparso da tempo l’8 maggio del 2010 (che trovate a questo link: Più case, meno Pound)Il povero Iannone si è offeso tantissimo, perchè addirittura il Persichetti si sarebbe azzardato di metter per iscritto che “lo sfoggio di retorica giovanilista e vitalista con un target studentesco ben preciso, l’estetismo autocontemplativo, il «siamo belli come il sole», «17 anni tutta la vita», «giovinezza al potere» che rinviano ad una sorta di impoliticità ormonale, di onanismo ideologico, di acne militante e le canzoni di Rino Gaetano, non cancellano la lunga lista di aggressioni, iniziative contro i disabili, xenofobia e brindisi alla Shoa.”
Il tutto è un po’ surreale e potete trovare più informazioni sul blog di Paolo Persichetti, dove verranno pubblicati anche i vari aggiornamenti che questa storia avrà.
Ma niente di tutto ciò è realmente capace di suscitare il minimo interesse.

La cosa più interessante, soprattutto alla luce delle aggressioni di queste precedenti ore a Napoli avvenute a suon di sprangate e martellate (con splendidi vessilli della Decima Mas) è invece un documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) della Direzione centrale della Polizia di prevenzione datato 11 aprile 2015, con sigla in calce del prefetto Mario Papa, allegato dal legale di CasaPound Italia in una causa civile che vede coinvolta l’organizzione dei “fascisti del terzo millennio”, sulla base di una ordinanza emessa dal giudice.
Scoprirete a vostra insaputa che Casa Pound è in realtà quel che desideravate per i vostri figli, un gruppo di fanciulli dediti alla solidarietà e la tutela delle fasce deboli, giovincelli capaci di riportare alla luce “gli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio”, attenti al sovraffollamento carcerario e inseriti nelle rappresentanze studentesche.

Due fitte  ed empatiche pagine del Ministero dell’interno, con tanti di timbrini e protocolli, che lascia basiti: non manca il riferimento alle occupazioni di immobili in disuso effettuate da “Mutuo Sociale”, peccato che lo stesso ministero che tenta di accusare di organizzazione sovversiva ed estorsione i movimenti che da anni lottano per il diritto all’abitare a fianco dei senza casa e delle fasce precarie della società, le descrive come dei metodi per “la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitarne la riqualificazione”.

Veramente dei ragazzi stupendi, da desiderare nei quartieri e nelle piazzette.
Parola del Ministero dell’Interno!

Le armi usate a Napoli durante l’aggressione del 29/01/2016, dei bravissimi ragazzi di Casa Pound Napoli davanti al Liceo Vittorini

 

 

Gilberto Caldarozzi denuncia baruda.net per diffamazione

16 aprile 2015 8 commenti

Nell’aprile del 2013 fui convocata in via Genova, negli uffici Digos, images
dove ebbi un colloquio volto a stabilire se questo sito, dal nome Polvere da sparo, era riconducibile alla mia persona in quanto era stata presentata una denuncia per un post pubblicato. Certamente. E’ registrato con il mio nome e cognome, così come è presente il link alla mia pagina personale di diversi social network, dove è ben visibile e chiara la mia identità.

Da alcuni accenni si poteva capire che il denunciante era qualcuno di importante, nei vertici della Polizia, “offeso” per quel che era stato scritto sulla mia pagina e che c’era Genova di mezzo. Ma poi fu solo silenzio, fino a poco fa …

CONTESTAZIONE DL FATTO DI REATO

PERNICIARO
del delitto p. e p. degli art. 595 c.p. comma 3, perché in qualità di registrataria del dominio “baruda.net” consentiva la pubblicazione di scritti offendendo la reputazione del denunciante Gilberto Caldarozzi, con messaggi del seguente tenore: “Gilberto Caldarozzi, “illustre” assistito del neo ministro della giustizia, noto torturatore (ah NO! scusate: non è un torturatore eh! Solamente uno che ha assistito a tutto il pestaggio della Diaz, ai denti saltati, alle ossa spaccate a bastonate e calci e poi ha pensato bene di far tutto quel che era in suo potere per occultare i fatti. Non un torturatore quindi, fate voi)”
Commesso in data antecedente e prossima al 19/07/2012

PARTI OFFESE

CALDAROZZI Gilberto, nato a Roma il 20/03/1957

Vi lascio intanto il link dell articoli presenti all’interno della denuncia: QUI

Seguiranno aggiornamenti …

Saviano e i super eroi: dall’Uomo Tigre a Mosè

31 luglio 2013 3 commenti

Dalla pagina esilarante “Saviano Ricorda”

Un uomo da 500.000 copie di tiratura (poi se ne son vendute la metà ma questo è un altro discorso),
che scrive editoriali letti e commentati in tutto il paese su praticamente ogni argomento,
che ha dirette televisive di ore, dove recita (male) la figura del grande intellettuale minacciato…
Anche un uomo di cui in questo blog siamo stati costretti a parlare molto,
visto il suo vizio di denunciare per diffamazione se si portano a galla le menzogne che racconta tipo profeta perseguitato, onniscente e soprattutto onnipresente e amico di tutti,
Come nella squallida storia sulla telefonata con la mamma di Peppino Impastato,
di cui trovate in queste pagine ogni dettaglio, e che è costata un po’ più di reclusione a chi già recluso era (nel box trovate tutti i link per ogni approfondimento a riguardo)

i link per chi non conosce la cosa:
– Peppino Impastato, mamma Felicia e le bugie di Saviano
Saviano risponde sulla telefonata
La risposta di Luisa Impastato
L’intervista di Radio Blackout a Paolo Persichetti
Amore morboso per le divise
Saviano perde di nuovo: 2 a 0 per Persichetti! La telefonata con la mamma di Peppino Impastato è un’invenzione
L’ordinanza di archiviazione
Non c’è diffamazione

ed eccolo eh, dopo una probabile insolazione estiva a sfondo religioso.!
Dopo Felicia Impastato ora è sbucato un nuovo “amico”… anzi, addirittura una figura di cui probabilmente sente di aver bisogno malgrado i tanti uomini di scorta che ha sempre con lui: il SUPEREROE.
Quindi facciamocele insieme queste due risate, che stavolta son straordinarie,
A voi le parole del grandisssssssimo intellettuale italiano Roberto Saviano ai microfoni di “Sorgente di Vita” (programma dell’Unione delle comunità ebraiche italiane su RaiDue), pubblicate oggi sul sito del FattoQuotidiano:

“Non ho mai visto Mosè come una una severa figura, la più importante dell’ebraismo, ma l’ho visto quasi come un alleato, una di quelle figure a cui parlare come un amico immaginario […]I racconti biblici di mio nonno per me sono stati fondamentali. Quando ero bambino, Mosè era davvero un supereroe. Accanto a Batman, Superman, Spiderman, l’Uomo Tigre, c’era Mosè. Lui era il balbuziente che guida un intero popolo, sbaglia di continuo, viene punito sempre per il minimo errore. […]Ci penso spesso a Mosè e penso spesso a me bambino che guardava a Mosè come qualcuno che, anche se sbagliava, sapeva che poteva farcela e poteva farcela a trovare un senso alle cose”

Chissà poi che scorta poteva averci oh, uno come Mosè! 🙂

Caso Saviano / Impastato: siamo ancora in attesa dell’identità della ragazza, lo sai Saviano?

21 maggio 2013 Lascia un commento

Dopo il gioco delle tre carte, lungamente esposto in questo blog, di Saviano sull’affaire Felicia Impastato,
in cui ha ribaltato i fatti, narrandoci un’altra storia,
rimaniamo in attesa di sapere il nome di questa ragazza misteriosa e improvvisamente apparsa nei suoi racconti dopo l’archiviazione della querela a Persichetti e Liberazione, e dopo la pubblicazione di una parte del materiale depositato agli atti (nei prossimi giorni il blog Insorgenze pubblicare il resto della documentazione).

Vi lascio un box di link con tutta la storia mentre qui vi metto il pezzo di Paolo Persichetti, quello che per Saviano è solo un “terrorista bilioso” che risponde all’illusionista senza fantasia e alla ragazza del mistero.

i link per chi non conosce la cosa:
La risposta di Luisa Impastato
Saviano risponde sulla telefonata
– Peppino Impastato, mamma Felicia e le bugie di Saviano
L’intervista di Radio Blackout a Paolo Persichetti
Saviano perde di nuovo: 2 a 0 per Persichetti! La telefonata con la mamma di Peppino Impastato è un’invenzione
L’ordinanza di archiviazione
Non c’è diffamazione
Amore morboso per le divise

Andiamo a cercarla?

BUGIARDI SENZA GLORIA
“E così davanti allo specchio di quella che un tempo fu la sua vita, cominciò a sputare tutti i giorni sulla faccia di quel che non era diventato lo scaracchio di ciò che era stato”

Dashiell Hammett

«E’ inutile – diceva don Abbondio – se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare». A leggere certe stizzite pagine di Roberto Saviano (qui) viene subito da pensare che nulla è cambiato da quel dì che Manzoni scrisse i Promessi sposi. Fin dai banchi del liceo ci illudemmo di un’Italia che potesse diventare finalmente leopardiana. E invece con quel suo voler essere don Rodrigo con i più vulnerabili e restare un don Abbondio che si aggira con la scorta dei Bravi davanti ai potenti, Saviano è lì a ricordarci che l’Italia ancora oggi appartiene ai conformisti, mentre quella dei chierici è fatta di allineati, di arruolati, di «pagliette», come li definiva Gramsci con la sua analisi profetica: figure che hanno fatto delle loro competenze intellettuali un «accessorio “poliziesco”, la cui funzione è quella di presentare il malumore sociale del Meridione come una questione di mera competenza della “sfera di polizia” giudiziaria».

9 maggio 2013, il giorno nero di Saviano e la rivincita di Peppino Impastato
Dopo la sonora disfatta giudiziaria subita dalla sua querela contro due miei articoli, di cui uno sul suo scontro con i familiari di Peppino Impastato (qui), Saviano seppur con la coda fra le gambe pensava di essersela comunque cavata grazie alla blindatura costruita attorno alla notizia, censurata da tutti i grandi media e reti televisive. Scrivo censurata perché la notizia non era affatto ignota alle redazioni delle maggiori testate le quali decisero tutte, con pochissime eccezioni (Liberazione online, Il Corriere del mezzogiorno, Filippo Facci su Libero, Radio radicale), di non darne contezza e non commentarla davanti ai loro lettori. Tra Saviano e il brigatista, anche se una decisione di giustizia dava ragione a quest’ultimo, le redazioni decisero di non raccontare il torto di Saviano. Si doveva stare con lui comunque, anche con le sue bugie, la sua antipatia, la sua arroganza, la sua inautenticità, perché Saviano è il sistema, l’ordine costituito, la norma dominante, non ci si può mettere contro di lui. Come diceva Pascal, «Non riuscendo a fare della ragione una forza, fecero della forza la loro ragione».
Si comprende allora l’illivorita reazione dello scrittore di scorta davanti all’inaspettato successo, dilagato all’improvviso nella rete dopo quattro mesi di silenzio, della bruciante notizia della sua sconfitta. La serenità con cui oggi racconta di averla accolta in gennaio poggiava sull’accerchiamento di quella scomoda informazione, sul silenzio cimiteriale che su di essa sarebbe dovuto cadere grazie alla complicità del sistema mediatico, al conformismo omertoso dell’ambiente, all’enorme influenza del potente gruppo editoriale che gli sta alle spalle, capace di decretare ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è accaduto e ciò che non si deve raccontare.
Non è bastato, come un fiume carsico la notizia inabissata ha scavato un suo cammino, ha trovato la crepa, si è insinuata fino a riemergere in superficie rimbalzando sul web nel giorno dell’anniversario della morte di Peppino Impastato (qui, qui e qui). A quel punto non potendo più ignorarla Saviano è dovuto correre ai ripari. Costretto a dire qualcosa, ha scelto la sua bacheca su facebook per tornare sull’episodio (leggi qui) della telefonata fantasma che avrebbe ricevuto dalla madre di Peppino Impastato, per ribadire che quel colloquio telefonico sarebbe realmente avvenuto, nonostante le smentite fornite dal fratello di Peppino, Giovanni, e dalla cognata Felicetta, che gestivano le comunicazioni telefoniche dell’anziana donna.

Una telefonata per entrare nel Pantheon
Perché l’esistenza di questa telefonata riveste per Saviano una così grande importanza, tanto da averne fatto la causa di una querela, nonostante nell’articolo messo sotto accusa che si occupava delle diffida contro Einaudi promossa dai familiari di Impastato (leggi qui) il brano occupasse un breve spazio del tutto accessorio, una citazione virgolettata di una dichiarazione di Umberto Santino del Centro Impastato, che lo stesso in quei giorni dell’ottobre 2010 aveva ripetuto in altre interviste (qui) mai attaccate da Saviano?
Saviano aveva raccontato l’episodio in uno scritto del 2004 con una ragione precisa che lui stesso espone, «come per una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato». La veridicità dell’episodio è dunque decisiva per la credibilità e l’autenticità di un personaggio divenuto nel frattempo amministratore ufficiale della memoria dell’antimafia, l’imprenditore morale delle battaglie per la legalità. In caso contrario verrebbe minata irreparabilmente la sua attendibilità, si troverebbe scacciato dal pantheon al quale si è iscritto d’ufficio, divenendo così abusivo il passaggio di testimone ideale che lo scambio telefonico con Felicia Impastato avrebbe legittimato rendendolo l’erede simbolico della storia di Peppino.

Alla ricerca del diversivo, una querela fondata sulla colpa d’autore
Sarebbe interessante capire perché pur sentendosi diffamato Saviano abbia accuratamente evitato di querelare e dunque di affrontare a viso aperto le fonti di quelle affermazioni da lui ritenute false e calunniose, ovvero Umberto Santino, che subito dopo ne ha scritto anche in un libro, Don Vito a Gomorra, editori riuniti 20011, e soprattutto Giovanni Impastato e sua moglie Felicia Vitale, figlio e nuora di Felicia Bartolotta-Impastato.
Nel testo della querela presentata da Saviano si stigmatizzano invece le «usurate formule ideologiche utilizzate da Persichetti», nelle quali – prosegue l’esposto – «sembra di sentire l’eco di un giornalismo aggressivo, figlio di un’epoca fortunatamente chiusasi, ma i cui strascichi ancora avvelenano il presente. L’epoca nella quale molti – “nemici di classe” – trovarono la morte, per mano di coloro i quali (qualcuno li definirebbe “vittime della storia”) ritennero la via della violenza maestra del cambiamento della società. E così, dalle colonne di “Liberazione” Persichetti aggredisce Saviano…», con quella volontà di «vomitare il proprio odio ossessivo ed ossessionato» nei suoi confronti.
Attaccando me, Saviano ha pensato di colpire l’anello debole, il punto ritenuto più vulnerabile, ricorrendo ad un suggestivo parallelo tra la mia storia politica e la successiva odissea giudiziaria, risalenti a 26 anni fa, e il lavoro giornalistico attuale: in modo particolare lì dove – lasciava intendere nella querela – tuttora permarrebbe il dato comune di una pratica di «aggressione» e ricorso alla «violenza» che avrebbe dato corpo ad una sorta di “terrorismo cartaceo”.
L’uso del diversivo tipologico è stato impiegato per svilire e criminalizzare l’esercizio della libertà di critica e la serietà metodologica del mio lavoro. La mia condanna, con relativa revoca della semilibertà, avrebbe inevitabilmente gettato nel discredito i familiari di Impastato e il Centro diretto da Umberto Santino. Quel che si dice un perfetto colpo di sponda nel gioco del biliardo. Solo che Saviano ha steccato la palla, e come Fantozzi ha sgarrato il tappeto verde.
La querela è piena di chicche che la dicono lunga sul fragile retroterra culturale del personaggio, ad esempio quando mostra di non conoscere l’opera di Foucault (leggi qui), il che spiega molto della sua concezione della devianza.

Un racconto inautentico
Nel ribadire che la telefonata c’è veramente stata, Saviano introduce una novità stranamente taciuta per ben nove anni: l’esistenza di una misteriosa (e miracolosa a questo punto) intermediaria che non faceva parte della famiglia Impastato.

«Una ragazza – scrive Saviano – aveva letto i miei articoli e ne aveva parlato alla signora Felicia incontrandola a Cinisi. Le aveva passato me al telefono, all’epoca sconosciutissimo scrittore».

Quasi impaurito da questa sua tardiva rivelazione dai contorni talmente incerti da apparire un fragile escamotage congegnato per non perdere la faccia, Saviano mette subito le mani avanti e precisa:

«Non avevo ancora scritto Gomorra e mandavo come gesto di omaggio gli articoli che scrivevo. Non è detto che ci si ricordi di un ragazzo che scrive di camorra e che nessuno conosce. Appunto, erano anni precedenti al 2004 e Gomorra esce solo nel 2006».

Cosa vuole dire Saviano, che l’anonima fanciulla in questione chiamata a testimonianza della telefonata potrebbe oggi non ricordarsi più dell’episodio?
Saviano, grande frequentatore di materiali giudiziari, iniziato alle fonti investigative, ferquentatore di procure d’ogni risma e luogo, intimo degli apparati di polizia di punta specializzati nelle indagini antimafia, come egli stesso ha riconosciuto recentemente con un gesto d’inattesa trasparenza (leggi qui), sa bene che non può limitarsi a riferire circostanze così generiche e per giunta contraddittorie.
Questa misteriosa fanciulla era di Cinisi o veniva da fuori? E se veniva da fuori che ci faceva a Cinisi? Ha un’identità, un lavoro, una storia, insomma esiste davvero oppure nel frattempo gli è successo qualcosa, ci auguriamo proprio di no! Non vorremmo fosse andata all’estero, in una di quelle lande sperdute dove per una di quelle malaugurate sventure della sorte sia divenuta irrintracciabile, o ancora, avesse incontrato la vocazione per rinchiudersi in un convento di clausura rifuggendo nella contemplazione i clamori del mondo. Per il bene della verità non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi che nel frattempo la ragazza abbia potuto sposare un casalese in odor di camorrìa.
Saviano non lo dice, resta vago. In che luogo questa ragazza avrebbe incontrato la signora Felicia, per strada o in casa sua? Ci sono dei testimoni? E perché questa giovane non si è mai fatta avanti di sua sponte? E perché Saviano ha atteso tanto prima di tirarla fuori?
Non lo ha fatto quando scrisse per la prima volta della telefonata (8 dicembre 2004). Non ci ha pensato quando ripubblicò quel testo in una raccolta (giugno 2009). Lo ha omesso nella querela contro di me (12 gennaio 2011). Lo ha dimenticato nella opposizione alla richiesta di archiviazione del pm (24 settembre 2012). Non l’ha menzionata quando si è presentato in aula davanti al gip (15 gennaio 2013). L’ha taciuto quando il gip ha archiviato la sua querela dandogli torto (21 gennaio 2013). Se ne ricorda d’improvviso solo oggi. Perché?
Nel racconto apparso su Nazione Indiana l’8 dicembre del 2004 (qui), poi ripreso in una raccolta di scritti dal titolo La bellezza e l’inferno, uscito come Gomorra presso Mondadori, l’ammiraglia delle case editrici belusconiane, Saviano aveva raccontato in tutt’altro modo le circostanze della telefonata:

«Inviavo a Felicia gli articoli sulla camorra che scrivevo, così, come per una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato. Un pomeriggio, in pieno agosto mi arrivò una telefonata: “Roberto? Sono la signora Impastato!
A stento risposi ero imbarazzatissimo, ma lei continuò: “Non dobbiamo dirci niente, dico solo due cose una da madre ed una da donna. Quella da madre è stai attento, quella da donna è stai attento e continua”.»

Oggi Saviano cambia versione, la telefonata non gli arriva più direttamente, come lasciava intendere nel 2009, quando accennava ad una sorta di nesso tra l’invio dei suoi articoli a Felicia e la reazione che questi avrebbero suscitato nell’anziana donna che così l’avrebbe cercato al telefono. Le cose andarono diversamente, dice oggi. Gli articoli li aveva letti la ragazza che poi porge il telefono a Felicia.
Saviano spiega che era sua abitudine inviare in omaggio i suoi articoli ma stavolta non cita più i destinatari, che restano ignoti mentre Felicia scompare. Siamo di fronte ad un passo indietro, ad una rettifica che però aggiunge ancora più dubbi di quanti ve ne fossero in precedenza.
Saviano sa bene che non può lasciare questa storia a metà pensando di cavarsela con una capriola sbilenca. A questo punto o dice tutta la verità per intero, circostanziando in modo esaustivo, credibile e soprattutto verificabile quanto avvenne attorno a quella presunta telefonata, oppure se non è in grado non ha che da chiedere scusa a Giovanni Impastato, Felicia Vitale, Umberto Santino e alla memoria di Felicia Bartolotta. In caso contrario sarà per tutti più che legittimo pensare quel che la fata Turchina disse un giorno a Pinocchio: «Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo».
Quale che sia la verità sulla reale esistenza della intermediaria, Saviano ha già ammesso di aver artefatto l’episodio della telefonata modificandolo in modo da collocarsi al centro degli avvenimenti, lasciando intendere che sia lui ad avere un rapporto diretto con Felicia e non la ragazza che ha cancellato dal racconto. Una centralità falsa che rende la testimonianza morale della sua narrazione del tutto inautentica.
Di questo passo, caro Saviano, non vorremmo che un giorno ti ritrovassi come quel personaggio di Dashiell Hammett che «davanti allo specchio di quella che un tempo fu la sua vita, cominciò a sputare tutti i giorni sulla faccia di quel che non era diventato lo scaracchio di ciò che era stato».

Anche la replica del Centro Impastato a Saviano, e c’è poco altro da dire

17 maggio 2013 2 commenti

Vi rigiro anche qui, vista la presenza di un po’ tutto il materiale riguardante questa faccenda, l’ennesima replica.
Dopo la nuora di Felicia Impastato, dopo Luisa Impastato, ora anche Umberto Santino -Presidente del Centro Impastato- prende la penna per rimettere in riga Roberto Saviano, che arrampicandosi sugli specchi, ha tirato ora fuori la presenza di una misteriosa fanciulla.
La lettera la prendo dal blog di Paolo Persichetti, che per aver raccontato tutto ciò è stato denunciato da Saviano. Peccato però per il querelante che il tutto sia terminato con un’amara sconfitta,
e alla luce di tutto quel che sta uscendo in questi giorni, con una figura di merda difficilmente seppellibile.
Qui il blog di Paolo e il post da cui prendo la lettera, che vi consiglio di LEGGERE

Un box di link per chi non conosce la cosa:
La risposta di Luisa Impastato
Saviano risponde sulla telefonata
– Peppino Impastato, mamma Felicia e le bugie di Saviano
L’intervista di Radio Blackout a Paolo Persichetti
Saviano perde di nuovo: 2 a 0 per Persichetti! La telefonata con la mamma di Peppino Impastato è un’invenzione
L’ordinanza di archiviazione
Non c’è diffamazione
Amore morboso per le divise

Scrive Umbero Santino del Centro Impastato a proposito delle ultime esternazioni di Saviano mi limito ad alcune precisazioni:

1. Saviano ribadisce che il film “I cento passi” “aveva giocato un ruolo essenziale, perché l’Autorità giudiziaria desse una risposta definitiva su un caso che ormai ciascuno sentiva vicino. Un film aveva avuto il merito di creare un’urgenza sociale. Un’urgenza giudiziaria”.

Abbiamo già detto che il processo a Vito Palazzolo è cominciato nel marzo del 1999, quello a Gaetano Badalamenti nel gennaio del 2000, il film è andato nelle sale cinematografiche nel settembre del 2000. La Commissione parlamentare antimafia ha costituito il Comitato per indagare sul depistaggio delle indagini per il delitto Impastato nell’ottobre del 1998. Abbiamo pubblicato la relazione nel volume Peppino Impastato, anatomia di un depistaggio, di cui nel 2012 è uscita una nuova edizione. Il film non ha avuto, né poteva avere, nessuna influenza sulla vicenda giudiziaria. Dell’impegno dei familiari, dei compagni di Peppino e del Centro Impastato per la riapertura dell’inchiesta, ben prima del film, aveva parlato il giornalista Francesco Lalicata, durante l’incontro dell’agosto 2009 presso la pizzeria di Giovanni Impastato.

2. Il Centro avrebbe “intimato” a Fazio di ospitare Giovanni Impastato nelle sue trasmissioni, e avrebbe voluto “estorcere… favori di promozione televisiva”. Ci siamo limitati a chiedere la partecipazione di Giovanni per parlare dell’impegno dei familiari, dei compagni di militanza e del Centro per salvare la memoria di Peppino Impastato e per ottenere giustizia. Non aspiravamo, né aspiriamo, a nessuna “promozione televisiva”. Ci basta sapere che abbiamo svolto il nostro lavoro con pieno impegno, anche quando siamo stati isolati da tanti che credevano che Peppino fosse un terrorista e un suicida.

3. Sulla telefonata di Felicia, madre di Peppino, Giovanni e la moglie Felicia hanno dichiarato che quella telefonata non c’è stata. Le loro dichiarazioni hanno avuto un peso decisivo nell’archiviazione della querela. Ora Saviano parla di una ragazza che aveva letto i suoi articoli “e ne aveva parlato alla signora Felicia, incontrandola a Cinisi” e “le aveva passato me al telefono”. Una versione che compare solo ora e che, in ogni caso, è ben diversa da quanto affermato nel libro La bellezza e l’inferno, alla pagina 124: “Un pomeriggio, in pieno agosto, mi arrivò una telefonata…”. Abbiamo parlato della telefonata solo dopo la pubblicazione del libro, poiché prima non ne avevamo notizia.

4. Sui commenti sulla nostra iniziativa mi limito a osservare che squallido è non riconoscere di aver detto cose inesatte e non vere, e non chiedere di ristabilire la verità«.

Umberto Santino, Presidente del Centro Impastato

La famiglia Impastato ribadisce, ancora, due cose a Saviano

15 maggio 2013 5 commenti

Poco fa sulla pagina Facebook ufficiale di Roberto Saviano, dove in pomeriggio aveva scritto la nuova puntata della soap opera sulla sua telefonata con Felicia Impastato (ora sbuca una nuova protagonista) ha scritto Luisa Impastato, figlia di Giovanni Impastato.
Vi copio il suo commento, così da avere un pezzo in più di questa storia:
io prima di oggi non ero mai andata sulla pagina di Saviano. Dopo aver letto il suo pezzo pieno di ingiurie mi son permessa di incollargli i link con la richiesta di archiviazione della sua denuncia, per essere bannata qualche secondo dopo.
non una sola parola, avevo solo incollato il link….eeeeeh, la libertà di parola quanto brucia a Robertino.
Vi lascio con le parole di Luisa Impastato, che è meglio.

Luisa Impastato Scusate l’intrusione, ma credo che si stia tentando di innescare anche in questo caso, e al contrario, la cosiddetta macchina del fango. Se la memoria non m’inganna, ricordo che la rettifica che era stata chiesta a Saviano ( e che lui ha rifiutato) fosse relativa ad una sua affermazione che ha ingiustamente ridotto a poco il grandissimo lavoro svolto dalla mia famiglia, dal centro Impastato ( che ha chiesto la rettifica) e dai compagni, per pervenire ad una giustizia che, ha si impiegato più di 20 anni per compiersi, ma che poco ha avuto a che fare col film “i cento passi”. il film ha di certo contribuito ad amplificare la storia di mio zio sul circuito nazionale, ma è arrivato dopo una lotta ventennale per tentare di mantenere viva la memoria di Peppino. Era questa l’inesattezza che gli si contestava. Inoltre credo pure di ricordare che mio padre fosse stato già prima invitato alla trasmissione ” vieni via con me” , invito rimandato a data da destinarsi proprio in seguito alla vicenda sopra riportata; a quel punto pensammo, se non ricordo male, che si sarebbe potuto chiarire tranquillamente il tutto proprio in occasione della partecipazione alla trasmissione, ma , come dicevo, ciò non avvenne più. Un altro momento che ricordo, anche con affetto, e’ stata l’iniziativa di cui Roberto parla,organizzata in pizzeria. Io,sinceramente, sono certa che lessi il libro ( che mi feci pure timidamente firmare) solo dopo l’incontro e ricordo che con mia madre commentammo quello scritto che trovammo un po’ romanzato: in effetti mia nonna non aveva il telefono e non chiamava mai nessuno ( se non erro nel libro non è specificato che qualcuno era li e le abbia passato il telefono). Con mia madre riflettevamo su una descrizione di mia nonna che poco la rappresentava così come la conoscevamo noi , per questo pensammo che fosse un tantino enfatizzata ( magari non del tutto falsa, per carità, ma molto letteraria) . Ma ne apprezzammo comunque il pensiero (personalmente ricordare anche mia nonna lo trovo determinante). Mi sono permessa di ” intromettermi” perché anche io sono tra quelli che non riesce a resistere, se legge delle inesattezze o delle illazioni che poco hanno a che fare con la realtà ( chi conosce i “protagonisti” di questa storia sa benissimo che non pubblicizzano un prodotto, ma portano in tutta Italia la memoria storica di Peppino e di mia nonna, avendo in cambio una gratificazione data soprattutto dai tanti che dopo 35 anni ne sposano ancora la causa). Ho scritto tutto d’un fiato, per cui mi scuso anche per eventuali errori. con rispetto.
Luisa Impastato.
Anche il Centro Impastato replica : LEGGI

Saviano risponde su Felicia Impastato, col gioco delle tre carte e gli insulti

15 maggio 2013 1 commento

Caro Roberto Saviano,
pochi minuti fa hai risposto sulla questione della telefonata con Felicia, la mamma di Peppino Impastato, che sarebbe avvenuta poco prima della sua morte e prima della tua notorietà. (Qui potete leggere la sua risposta: APRI).
Pensavo, sinceramente facessi come con Vittorio Arrigoni, pensavo non avresti risposto, tacendo.

La lettera della nuora di Felicia Impastato

La lettera della nuora di Felicia Impastato

Ma dimenticavo che ti piace infierire con i più deboli, e la tua querela contro Paolo Persichetti e la testata per cui scriveva, nonchè la tua risposta di poco fa, lo palesano: non solo un giornalista infatti, ma un detenuto.
Che ogni sera varcava la soglia del carcere perchè accusato di aver preso parte ad un’organizzazione armata sciolta più di 25 anni fa, e “rapito” dalle autorità italiane nell’agosto 2002 in barba alle normali procedure di estradizione.
A causa della querela, e di ciò che ne è seguito, per più di un anno si è visto negare l’affidamento ai servizi sociali (praticamente a fine pena), come tu ben saprai.
Le stesse cose dette da Persichetti son state sostenute dal Centro Impastato e dai suoi portavoce, ma hai denunciato il più debole, un giornalista in semilibertà che lo raccontava.
Non mi risulta che tu ti accanisca nello stesso modo con personaggi come Aldo Grasso, meno deboli certamente, che hanno scritto anche di peggio.
Nessun tribunale ha detto che quella telefonata non c’è stata, non era lì a stabilire quello: ci ha detto che il giornalista Paolo Persichetti, e non quello che le tue parole ci descrivono come una specie di assassino livoroso, ha lavorato nel modo giusto, appoggiandosi a fonti più che certe e provabili. Come i familiari.
Il resto sta al buon senso di chi legge carte e fatti. Tiri fuori una “ragazza” di cui tu stesso non hai mai parlato prima…
La tua risposta dimostra che sei fatto di tanta spocchia e megalomania, e accolli agli altri un livore tutto tuo solo perché raccontano dei dati di fatto. Non chiami le persone per nome, ti accontenti di “terrorista”:  la macchina del fango, appunto.
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