Susa: la vera marcia dei 40.000


E’ successo ancora…le trivelle dovevano stare giorni a fare sondaggi e invece se la sono data a gambe in piena notte, così come erano arrivate.
Anni fa (ormai ne son passati!) il presidio sgomberato ce lo riprendemmo con un corteo imponente, che riempì la valle di cori e cariche, di controcariche e riappropriazione di tutti gli spazi e il territorio che polizia e macchinari tentavano di occupare.

Foto di Valentina Perniciaro _Val Susa, dicembre 2005_

 

Un corteo, tra i tanti fatti, che m’ha scavato l’anima e che ricordo sempre con un’infinita emozione. Quasi con un senso di gratitudine verso quei valligiani resistenti e cocciuti, che con il loro A SARA’ DURA riuscivano a scaldare e sciogliere le nevi di quelle montagne intorno: gratitudine si, perchè sono un esempio per tutti, perchè anche oggi non si sono smentiti, così come pochi notti fa, a presidiare l’arrivo delle trivelle, e poi a ridere, mentre le si vedeva ritornare velocemente all’ovile.
Scortate.
Scortate si, perchè così devono andare in giro, vista quanta rabbia e determinazione hanno dimostrato di avere le popolazioni di quelle valli bellissime.

Ed oggi, che dire, il corteo deve essere stato veramente imponente: più di 40.000 persone hanno inondato Susa e tutta la sua valle. Un corteo enorme e arrabbiato, un corteo determinato e rumoroso che ha ribadito la volontà di quelle popolazioni, che ha ribadito l’impegno costante nella guerra contro l’inutile scempio dell’alta velocità tra Torino e Lione.
La polizia ha provato a fare diversi filtri nella zona di Bussoleno, cercando di far entrare meno macchine possibile, ma non sono stati molto vittoriosi (come non lo furono quell’indimenticabile giorno in cui anche i loro panini furono spazzati via), perchè l’imponenza del corteo non è stata minimamente scalfita. Ancora una volta l’urlo della valle s’è fatto sentire, ancora una volta gli uomini in divisa, gli scorta-trivelle, sono stati costretti a sparire, volatilizzarsi…
Uno slogan che m’ha commosso: LA VERA MARCIA DEI 40.000 E’ QUI.
Non male.

Qui il volantino che indiceva il corteo di oggi! 

Ancora una volta sono arrivati di notte a militarizzare la valle per piantare una trivella. 
Botte a parte, è il copione del 2005.  E la risposta popolare è stata pronta e ferma. Come allora. 

 In questi giorni la valle di Susa, Sangone, Area Torinese e il movimento No Tav stanno subendo una serie di attacchi orchestrati dai promotori del Tav Torino-Lione. Di fronte tentativo di piazzare le trivelle per cominciare i sondaggi (ne sono previsti circa 90 in tutto il territorio che va da SettimoT.se a Chiomonte) tante persone si sono mobilitate in queste settimane. E’ nato il presidio Maiero-Meyer all’autoporto di Susa dove dal 9 gennaio centinaia di persone si danno il cambio giorno e notte per impedire i carotaggi. Sono state piazzate alcune trivelle in zone periferiche di Torino e cintura e per farlo sono stati impiegati centinaia di agenti di polizia che vegliano i cantieri. Alla stazione ferroviaria di Collegno per quattro giorni un presidio di attivisti ha  contrastato i lavori di sondaggio. Nuovi presidi permanenti sono partiti negli ultimi giorni in valsangone (sulla provinciale tra Rivoli e Villarbasse) e nei pressi della stazione di S.Antonino per monitorare il territorio e comunicare con la popolazione. 

 Sabato sera mani ignote hanno appiccato il fuoco al presidio di Bruzolo disabitato in quel momento, questo attacco è un gesto intimidatorio, tipico del modo con cui la delinquenza organizzata ha operato da sempre, in Italia per intimidire la resistenza popolare contro la speculazione e la distruzione dei beni comuni. L’attacco si inserisce appieno nel clima di discriminazione vergognosa creato ad arte dai mass media contro il movimento NO TAV. Vengono nascoste le ragioni dell’opposizione e ampio spazio viene dato agli slogan dei politici che con la loro superficialità e arroganza minimizzano la portata di un movimento popolare di massa che in questi anni ha saputo con fiera determinazione impedire la truffa colossale del Tav  salvando la valle di Susa da una devastazione annunciata. 

Anche gli amministratori della valle, democraticamente eletti, stanno subendo affronti e tentativi di delegittimazione dalle autorità provinciali e regionali e l’Osservatorio, spacciato inizialmente come luogo di confronto tecnico, ha ormai svelato chiaramente il suo ruolo: la progettazione della nuova linea Torino-Lione. Chi ci sta otterrà in elemosina le compensazioni, gli altri sono esclusi e scavalcati: alla faccia della democrazia! 

 Una prima risposta a tutto ciò è stata data domenica scorsa con una fiaccolata a Bruzolo che ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone accorse per respingere con forza l’attacco di stampo mafioso contro il presidio. Ma l’indignazione popolare è crescente in valle di Susa e non solo, tanta gente non ne può più di questo clima ed è disposta a dimostrarlo ancora una volta 

SABATO 23 GENNAIO 2010 con una GRANDE MANIFESTAZIONE che partirà alle ore 14.00 dal PRESIDIO NO TAV DI SUSA AUTOPORTO per raggiungere la città di Susa. 

Partecipiamo in tanti, partecipiamo tutti  
– Per ribadire ancora una volta il No al Tav (in qualsiasi forma e tracciato si presenti) 
– Per respingere la campagna di sondaggi truffa  
– Contro il partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni 
– In solidarietà alle amministrazioni comunali sotto attacco. 

FUORI LE MAFIE DALLA VALSUSA 
I VALSUSINI NON PAGHERANNO IL “PIZZO”! 
SE VUOI DIFENDERE LA TUA TERRA E IL TUO FUTURO SABATO NON PUOI MANCARE! 

Comitati NOTAV della Valle di Susa, Val Sangone, Torino e Cintura 

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  1. Lollaccio
    23 gennaio 2010 alle 23:55

    La vostra mi sembra oramai testardaggine e basta!
    Non credo che un progetto EUROPEO non si faccia per alcune migliaia di persone ed alcuni comuni, e mi sembra oltremodo assurdo dilatare i tempi eccessivamente (il tempo costa).
    Mia personalissima opionione!

    P.s. Massimo rispetto invece per la forma di proteste pacifiche che è stata fatta e la coesione dimostrata!!

  2. 24 gennaio 2010 alle 23:31

    Ti rispondo solo con questa notizia…

    Nelle stesse ore in cui sfilava il lungo corteo che ha inondato le strade di Susa, anche nei Paesi Baschi 15mila persone hanno manifestato da Hendaia a Irun per dire “no” alla linea ad alta velocità.
    Ad aprire il corteo, oltre a una cinquantina di trattori che hanno accompagnato i manifestanti nel tragitto, uno striscione che riportava il lemma della manifestazione: “No Tav! Basta progetti distruttivi!. Convocata dal coordinamento basco No Tav – AHT Gelditu! – e dal Collettivo di Associazioni in Difesa dell’Ambiente (CADE) del Paese Basco francese, l’iniziativa è stata appoggiata da sindaci di diverse città dei Paesi Baschi che si oppongono al progetto, e da vari partiti come Aralar e Abertzaleen Batasuna.
    Nei Paesi Baschi, il lavori per la costruzione della denominata “Y” basca sono iniziati in diversi punti del territorio. La manifestazione, oltre a chiedere l’immediata interruzione del progetto della linea ad alta velocità, ha reclamato il diritto dei cittadini e delle cittadine di decidere sul futuro del proprio territorio e dunque il diritto di veto da parte dei Comuni che si vedranno coinvolti nella costruzione della linea ad alta velocità.

    Nella mattinata di ieri, inoltre, una trentina di rappresentanti di collettivi No Tav, provenienti da diversi Paesi tra cui Italia, Francia, Spagna, si sono riuniti a Hendaia per esporre le diverse situazioni e esperienze di lotta, per poi concludere con la sottoscrizione di un documento comune.
    In tale dichiarazione, oltre a ribadire i costi non solo economici che il macro progetto assumerà, viene richiesto ai governi degli Stati spagnolo, francese e italiano di fermare e paralizzare immediatamente il progetto della linea ad alta velocità e che si inizi un vero “dibattito pubblico e uniforme su scala europea” riguardante il modello di trasporto, di pianificazione del territorio e della società. Inoltre, tutti i vari collettivi presenti optano, come soluzione alternativa più accettabile dal punto di vista medio ambientale e a livello economico, per il mantenimento e il miglioramento delle linee ferroviarie esistenti. Reclamano infine, “la restituzione in ultima istanza della capacità di decisione per la popolazione direttamente affettata”.

    Un segnale forte quindi quello di ieri, che dalla Val Susa ai Paesi Baschi, dimostra la determinazione di migliaia di cittadini e cittadine sempre più decisi a lottare per la propria terra contro la linea ad alta velocità.

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