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Gaza: l’uso bellico delle parole. E una pagina di giornalismo, vero

2 agosto 2014 6 commenti

Ancora una volta il nostro giornalismo ha deciso di distinguersi.
Per l’uso del lessico scelto.
Dell’uso bellico delle parole durante il conflitto israelo-palestinese avevamo parlato pochi giorni fa a proposito di chi muore e chi viene ucciso.
La stampa mainstream italiana non ha mai dubbio a riguardo: i palestinesi muoiono, gli israeliani invece vengono uccisi.
Una differenza non da poco.

Un ragazzo copre il corpo di sua sorella disabile, di 17 anni, che non è riuscita a scappare in tempo (AP Photo)

Da qualche ora ci risiamo, e il tutto lascia sempre più basiti, perchè poi se vai ad aprire i giornali internazionali,
bhè, non cadono in questi grossolani errori linguistici, che di errori certo non puzzano, ma di scelte ben precise.

Un soldato israeliano è un soldato a tutti gli effetti: fa parte di un esercito, di una brigata, ha un numero di matricola,
dei compiti, un addestramento, fa la guerra.
Ogni tanto può morire, ma essendo lui israeliano diciamo che accade molto raramente.
I soldati, a partire dagli opliti arrivando fino ai rambo attuali, non vengono “rapiti”: questo veramente nella storia dell’uomo e della guerra non è mai avvenuto.
I soldati, se finiscono nelle mani del nemico (qualunque esso sia, esercito regolare o no), si definiscono prigionieri.
Sono “catturati”, non sono “rapiti” o “sequestrati”
Peccato che queste siano le sole parole che appaiono sulla carta stampata, le sole dette nei telegiornali.. così da diventar patrimonio linguistico collettivo.
E l’uso bellico delle parole si conferma, disgustoso.

Altrove non avviene, la differenza tra “captured” e “kidnapped” se la ricordano ancora.

Da un giornale come il Guardian invece vi prendo queste righe… che vale la pena leggere (vi consiglio di leggerlo in lingua originale con i link QUI)

In un ospedale. Sulla Spiaggia.
Hamas, dice Israele, si nasconde tra la popolazione civile:

Si son nascosti nell’ospedale di El-Wafa.
Si son nascosti nell’ospedale Al-Aqsa.
Si son nascosti sulla spiaggia, dove i bambini stavano giocando a calcio
Si son nascosti nel cortile di Mohammed Hamad, un uomo di 75 anni.
Si son nascosti nei quartieri di Shejaiya.
Si son nascosti nei distretti di Zaytoun e Toffah.
Si son nascosti a Rafah e Khan Yunis.
Si son nascosti nella casa della famiglia  Qassan.
Si son nascosti nella casa del poeta Othman Hussein.
Si son nascosti nel villaggio di Khuzaa.
Si son nascosti in migliaia di case danneggiate o distrutte.
Si son nascosti in 84 scuole e 23 centri medici.
Si son nascosti in un caffè, dove i Gazawi guardavano la Coppa del mondo.
Si son nascosti nelle ambulanze che andavano a raccogliere i feriti.
Si son nascosti in 24 cadaveri seppelliti sotto le macerie.
Si sono nascosti nel corpo di una giovane donna in pantofole rosa, sparse sul marciapiede, colpita a morte mentre cercava di fuggire.
Si son nascosti nel corpo del ragazzo i cui resti son stati raccolti da suo padre in un sacchetto di plastica.
Si son nascosti nel groviglio di corpi senza precedenti che arriva agli ospedali di Gaza.
Si son nascosti nel corpo di una donna anziana che giace in una pozza di sangue sul pavimento di pietra.
“Hamas, dicono, è cinico e vile”
di Richard SEYMOUR (The Guardian)

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I 4 bimbi di Gaza
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Storia di un’espulsione: QUI

Mio fratello!

L’esercito d’Israele si permette di parlare di welfare a Gaza

26 luglio 2014 2 commenti

L’ufficio stampa dell’Israel Defence Forces lavora h24.
Fa un lavoro particolare, insieme ai grafici che producono il materiale da far circolare sui social network: come lavoro ci prende tutti spudoratamente per il culo.
Già avevo pubblicato un’immagine da loro prodotta che spiegava con quanta precisione colpivano strutture civili (tra cui anche un parchetto giochi) perché nei giorni o nelle ore precedenti era stato lanciato un missile mai giunto a destinazione da uno degli angoli di questa “civilian structure”.
Oggi la provocazione suona proprio di beffa:
perchè tentano di farci credere che Gaza sia Hamas.
Che i 1000 morti (eh sì siamo arrivati a cifra tonda per poter ottenere 12 ore di tregua, che probabilmente non verranno nemmeno rispettate) che hanno lasciato al suolo coi loro armamenti che sembran provenire dal futuro, siano tutti di Hamas,
che il cemento armato, la farina per il pane, i granelli di sabbia della spiaggia di Gaza: tutto è di Hamas, questo è quel che l’IDF e il suo ufficio stampa vogliono farci credere.
Son di Hamas i bambini, il bestiame, i morti, le donne in gravidanza, i feti che hanno in grembo: son tutti terroristi di Hamas.
Questo è quello a cui credono anche migliaia di sionisti, nel nostro squallido paese.
Ci dicono che Hamas non tiene alla sua popolazione, che con i soldi con cui costruisce un tunnel potrebbe costruire centinaia di casa e scuole e moschee e tutto il cemento che poi loro, Israele, muterebbe rapidamente in briciole.
Parlano di welfare, loro.
Loro che con i soldi che spendono per il loro di esercito potrebbero sfamare il mondo intero,
loro parlano di welfare, che colpiscono da sempre prettamente strutture civili.
Loro, che non c’è cingolo che non sale su un automobile per distruggerla, non c’è marciapiede (anche solo un marciapiede) che non sia distrutto dal volontario passaggio dei tank: parlano del welfare di Gaza e noi dovremmo anche starli a sentire,
mentre si dicono da soli quanto son bravi a schiacciare questo pericolosissimo nemico che mai li ha nemmeno scalfiti.

Una vergogna, una vergogna di cui i complici son troppi.
E dovrebbero pagarla.

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Il welfare secondo Israele

Gaza: provate un secondo ad immaginare…

25 luglio 2014 24 commenti

Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perchè nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.

Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata.

Immaginate il nostro paese, lo stivale:
immaginatelo rosicchiato passo passo. Immaginate di vagare senza salvezza, con i materassi poggiati sulla testa e i piedi stanchi.
Immaginate i chilometri, i villaggi che ti ospitano e che poi dovrai lasciare per nuovi bombardamenti.

Immaginate anche solo un decimo di tutto ciò e sarete a Gaza.
Ma anche in Siria. Sarete palestinesi di Gaza, di Betlemme, di Yarmouk

Se non siete capaci di immaginarlo, se il vostro solo problema son le foto dei bimbi dilaniati che scombussolano la vostra pausa pranzo: state lontani da noi, da chi non dorme la notte per Gaza e per la Gaza che ha in casa.
State lontani, pensate ai vostri sonni tranquilli e lasciateci nella nostra insonnia bombardata.

Boicotta Israele: prodotti

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Dizionario minimo delle armi israeliane

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Luca Abbà torna in Clarea

24 settembre 2012 1 commento

Il movimento NO TAV è ben lieto di raccogliere l’invito di Luca ad accompagnarlo nel suo primo ritorno sotto il famigerato traliccio. Rilanciamo quindi l’appello alla partecipazione a questa giornata, per tornare insieme a Luca in Clarea, a sette mesi dall’incidente causato dalla bestialità e dalla noncuranza dell’apparato militare dispiegato il giorno dello sgombero della baita. Sarà un ritorno anche per tutti coloro che da tempo non si son più recati attorno a quelle recinzioni della vergogna, un momento per rendersi conto dell’avanzamento dei lavori che, se non fermati, prima o poi si allargheranno a tutta la valle di Susa, sino alla cintura torinese. Sarà una giornata per tutti, pacifica ma risoluta nel rivendicare la voglia di esserci e di continuare ad opporsi allo scempio in atto. Sarà ancora un’occasione per dimostrare che non ci faremo intimidire dai tentativi di criminalizzazione e per denunciare l’enormità di un’infrastruttura imposta manu militari al territorio valsusino. Durante la giornata verrà anche posato un menhir in pietra a perenne memoria di tutti i caduti della resistenza partigiana nelle vallate alpine piemontesi; per contribuire alla costruzione del basamento di questo monumento invitiamo tutti i partecipanti a portare con sé un piccola pietra proveniente dal proprio luogo di abitazione e resistenza per rappresentare idealmente l’unione dei luoghi e delle persone che desiderano un mondo diverso.

L’appuntamento è alle ore 14.30 di SABATO 29 SETTEMBRE
presso il campo sportivo di Giaglione. Da li si partirà insieme per una passeggiata verso il cantiere della Clarea.

Le notti valsusine: terza puntata ;-)

31 agosto 2012 3 commenti

Mi chiedo come si possano ostinare a credere che quel treno passerà.
Mi chiedo come possano illudersi di riuscire a bucarla, quella montagna.
Perché vuol dire non aver cognizione di causa, viver fuori dalla realtà in una cecità permanente,
vuol dire persistere in una follia comunque devastante
per quella montagna e la sua bella gente.
Ma insistono,
insistono rendendo una trincea quella valle e le zone circostanti,
insistono rendendo un’intera popolazione detenuta, controllata, braccata, circondata.
Ma sono vent’anni fanciulli,
vent’anni che vi ripetiamo che da lì non passerete, vent’anni interi …
eppure cresce e diventa ogni giorno più bella la rabbia che passo dopo passo vi caccerà via…
come questa notte…leggete qui…

Dal sito NOTAV
Ieri notte, 30 agosto, verso le 4.00, un centinaio di No Tav ha sorpreso nel sonno polizia ed esercito al cantiere di Chiomonte.

Arrivati da un sentiero diverso dai precedenti e approfittando del buio fitto dovuto in parte al cielo coperto, che ha reso flebile anche il chiarore lunare, i compagni hanno alzato il grido “giù le mani dalla Val Susa” e hanno iniziato una battitura contro le barriere in New Jersey, tagliando anche, con delle tronchesine, diversi metri di filo spinato. Un’analoga azione ha avuto luogo, 30 minuti dopo, presso il sito militare dell’Area Archeologica, sempre in Val Clarea.

I poliziotti, evidentemente nervosi per non aver saputo prevedere e impedire, ancora una volta, l’avvicinamento notturno dei No Tav alle reti, hanno risposto con un fitto lancio di pietre, oltre che con un getto di idrante sui compagni. Il lancio di pietre da parte dagli agenti non è stata una risposta ad analoghi lanci da parte dei manifestanti. L’azione non aveva come obiettivo i poliziotti e i soldati, ma le barriere e il filo spinato. La violenza delle forze dell’ordine, anche in questo caso, mostra come tali individui non abbiano bisogno di essere attaccati per attaccare, ben contenti di svolgere il loro ruolo infame nella nostra valle.

Foto di Valentina Perniciaro _non ci avrete mai!_

Si tratta della terza azione notturna a sorpresa del mese di agosto, anche in questo terzo caso coronata da totale successo. Queste azioni, accanto a quelle contro le ditte coinvolte nel progetto dell’Alta Velocità (la Geovalsusa a Torino), contro Equitalia (occupata a Susa) e contro la Sitaf (apertura gratuita per gli automobilisti dei caselli ad Avigliana), hanno mostrato durante la seconda parte dell’Estate No Tav come la militarizzazione del territorio non sia in grado di fermare il movimento. Dopo che, in seguito agli scontri del 21 luglio, la questura ha disposto una rete asfissiante di posti di blocco, ed impedito con la forza ben tre iniziative pubbliche del movimento a Chiomonte, i valligiani, coadiuvati da compagni italiani e stranieri, hanno praticato la forma dell’azione diretta in modi imprevedibili per il nemico, vincendo su questo piano a 360 gradi.

Gli stessi posti di blocco sulle statali, sempre meno tollerati dai valligiani, sono ormai oggetto di continue proteste, al punto da aver dovuto battere in ritirata precipitosamente ben sei volte nelle ultime due settimane, incalzate da folle di residenti e No Tav estenuati. E anche strada dell’Avana (una via proibita al dissenso e permanentemente presidiata dalle FFOO) lo scorso sabato è stata percorsa da una manifestazione non autorizzata, che si è ripresa un pezzo di valle aggirando i presidi di polizia, giungendo dal bosco. Tutto questo mentre i sindacati di polizia invocano il ritiro dei propri reparti, chiedendo che vengano sostituiti dall’esercito.

Non è bastata la polizia, non basterà l’esercito. Continueremo a tornare, fino a che non ve ne andrete via… A partire dall’iniziativa in Clarea che il movimento universitario ha messo in programma, assieme al Movimento No Tav, per domani sera, 31 agosto, h 21.30.

Inizia il processo ai NOTAV: hanno inserito il turbo

9 giugno 2012 5 commenti

Caselli atto primo:
a due giorni dalla riconferma a capo del palagiustizia di Torino nonostante lo sformanento di età ecco la prima sorpresa (poi neanche troppo sorpresa) del programmino punitivo del noto magistrato.
46 rinvii a giudizio su 46,
questa la allarmante verità che emerge dagli atti presentati questa mattina ai legali del movimento no tav.
Le accuse sono tutte confermate e così i no tav indagati si dovranno presentare, dalle loro dimore di restrizione e per quattro ancora dal carcere in aula ad inizio luglio per l’udienza preliminare. Ma le sorprese non finiscono qui ed ecco allora spuntare il calendario delle udienze vere e proprie, palagiustizia blindato e prenotato per tutte le settimane centrali del mese di luglio escluse le domeniche e i sabati.
Si chiama procedura d’urgenza ed è stata adottata in pochi casi di estrema importanza, ultimo quello del processo minotauro per le infiltrazioni mafiose nel nord Italia (ovviamente dopo aver messo al sicuro e fuori inchiesta i politici istituzionali piemontesi che spuntavano nei primi incartamenti). Ma di quale urgenza stiamo parlando in questo caso?
Urgenza movimento no tav, sì perchè il 26 luglio scadono i termini per la custodia cautelare, passati i sei mesi finalmente gli imputati in attesa di giudizio sarebbero tornati liberi. E invece no, pur di mantenere vivo un procedimento che cadeva da solo facendo acqua da tutte le parti nelle motivazioni di carcerazione e nelle prove si procede con urgenza. I commenti in questo caso li lasciamo tutti per i lettori, per il movimento questo processo diventa inevitabilmente come nel caso di nina e marianna e nel caso degli altri processi no tav un momento di lotta contro una giustizia di parte, pericolosa e inaffidabile.

Altro materiale NOTAV: QUI
Il sito NOTAV.INFO: QUI

Notav: inizia lo sciopero della fame, dopo il rigetto della richiesta dei permessi lavorativi.

10 Mag 2012 4 commenti

Quello che segue qui sotto è il comunicato scritto da Antonio Ginetti, notav di Pistoia, arrestato il 26 gennaio e agli arresti domiciliari dal 17 febbraio.
Antonio non ha avuto diritto alla presunzione di innocenza come del resto tutti gli altri inquisiti Notav, ed oltretutto si vede respinta la sua richiesta di poter lavorare.Antonio, il giorno della sua scarcerazione
E’ questo il motivo per cui ha scelto di entrare da oggi in sciopero della fame, per lottare contro quest’abuso che non permette, ad una persona non ancora condannata per alcun reato, di sostentare se stesso e la sua famiglia,
andando a lavorare sotto controllo della polizia di zona.
No.
Mi viene in mente quel modo di dire “il dottore ha detto che hai da morì” .
Se finisci nelle mani dello Stato come sovversivo o presunto tale, conoscerai il lato peggiore dello Stato, quello che si accanisce anche contro il tuo respirare, quello che sadico ride della tua impossibilità di continuare a vivere con dignità.
Questo è lo Stato che dobbiamo abbattere,
queste, qualunque forma abbiano, le galere che dovremmo distruggere.

TUTTI LIBERI!

Il 16 aprile il G.I.P. di Torino respingeva l’ istanza dei miei avvocati tesa ad ottenere un alleggerimento degli Arresti Domiciliari.
La motivazione stava nella mia: “mancata presa di coscienza e di critica di quanto commesso”
In tal modo il GIP torinese non solo mi riconfermava gli Arresti domiciliari, ma mi toglieva il diritto a rivendicare la mia estraneità ai fatti contestatimi, mi toglieva la “PRESUNZIONE D’INNOCENZA.

Il 26 aprile presentavo una richiesta di permesso ad uscire per recarmi al lavoro.

a) questo non influiva nella realtà dei Domiciliari, in quanto chiedevo solamente di uscire per il tempo del lavoro. Dunque non il sabato e la domenica. E comunque i Domiciliari rimanevano.
b) Nella richiesta scrivevo: “mi rendo disponibile, previo accordo…a presentarmi quotidianamente alla polizia Giudiziaria per controlli”
c) il sottoscritto vive solamente del proprio onesto lavoro. Dal 1986 sono iscritto alla Camera di Commercio quale Ditta individuale.

La risposta del G.I.P. anche su questo è stato il rigetto.

Con la motivazione che: “la dichiarazione di non aver nè orari nè sede rende l’attività incompatibile con la misura domiciliare;
Dopo avermi tolta la “PRESUNZIONE D’INNOCENZA”, ha voluto pure togliermi il diritto al proprio mantenimento.
Non potendo contare ancora sui miei risparmi, considerato l’allontanamento dal lavoro che si protrae dal 26 gennaio, mi trovo in grosse difficoltà economiche.
Pertanto non mi rimane che utilizzare l’unico strumento in mio possesso per oppormi a questo che considero unicamente un accanimento repressivo.

Da giovedì 10 maggio sarò in sciopero della fame.

 Antonio Ginetti

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