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“Mario Miliucci libero”: presidio in tribunale domani


«Miliucci libero», lunedì processo per i fatti del 14 dicembre
Ore 9.30 presidio in tribunale
Liberazione 23 gennaio 2011
Riapre lunedì il processo contro Mario Miliucci, unico del gruppo di manifestanti arrestati alla fine della manifestazione del 14 dicembre scorso ad essere sottoposto ad una misura di custodia cautelare, nella fattispecie gli arresti domiciliari, insieme al minorenne S.M., il ragazzo immortalato in diversi momenti degli scontri che hanno segnato la giornata di lotta (e che i soliti cretini malati di dietrologia avevano iscritto a forza nella categoria degli infiltrati).
La prima udienza, che lo vedeva alla sbarra insieme agli altri coimputati arrestati nella stessa retata successiva agli scontri, si è era tenuta il 23 dicembre. Nel frattempo il tribunale del riesame ha annullato le restrizioni che durante l’udienza di convalida erano state disposte nei confronti di quattro di loro. I giudici hanno ravvisato nei verbali d’arresto una eccessiva indeterminatezza delle condotte delittuose contestate. I magistrati hanno sottolineato la «generica individuazione» degli imputati nonché la presenza di numerose incongruenze nella ricostruzione dei fatti proposta dalle forze di polizia. Una situazione analoga a quella di Miliucci, nei confronti del quale si rivolgono accuse dai contorni confusi e malcerti.
I verbali d’arresto descrivono attimi di forte concitazione dovuti agli scontri molto duri avvenuti a ridosso di piazza di Spagna, e che hanno visto anche la distruzione di alcuni mezzi delle forze di polizia, senza mai fornire precise indicazioni sui responsabili effettivi degli scontri.
Arrestato casualmente in una fase di deflusso alle 15.45, come recita il verbale, a Miliucci viene attribuita (nonostante venga descritto con il volto travisato e dunque irriconoscibile) la partecipazione «unitamente alla fazione più violenta dei manifestanti» ad «un fitto lancio di sampietrini» e quindi «all’assalto dei mezzi», senza che quest’ultima circostanza verificatasi quando era già in manette, e maliziosamente lasciata scivolare nel rapporto, sia confortata da ulteriori e più consolidati dettagli.
Una volta arrestato, dopo aver subito un pesante pestaggio, il giovane si è visto accollare l’improbabile possesso di tre enormi massi trasportabili soltanto con una cariola. Insomma per volontà di qualcuno, e forse per quel nome carico di storia, Mario rischia di diventare il capro espiatorio del 14 dicembre. Per questo lunedì mattina, a partire dalle 9.30, il supporto legale del movimento dopo un’assemblea cittadina tenutasi il 15 gennaio al Volturno occupato ha indetto un presidio cittadino davanti a piazzale Clodio.

 

24 GENNAIO 2011: REVOCATI GLI ARRESTI DOMICILIARI. MARIO é LIBERO CON L’OBBLIGO DI FIRME QUOTIDIANO _ leggi_

  1. 23 gennaio 2011 alle 23:54

    Sì, il motivo dell’accanimento sta tutto lì: nel cognome, come del resto è più facile – anche – arrestare chi ha già precedenti…
    La questione poi, anche se non colti in flagranza, diventa – da Genova 2001 e Milano 2006 in poi – “concorso morale” per non aver impedito che altri commettessero reato.
    Comunque, non è essere malati di dietrologia: gli infiltrati ci sono, anche se in questo caso si voleva far credere che agissero per far accusare – dai media – i manifestanti (come per quello col casco: dà da pensare il fatto che il maggior ferito ci sia stato per mano di un… compagno!)

    P.s.: hanno scritto piazza di Spagna (che non era molto distante) ma forse volevano dire piazza del Popolo.

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  2. ginodicostanzo
    24 gennaio 2011 alle 11:46

    Il problema del “servizio d’ordine” ai cortei è qualcosa da maneggiare con cura. Già negli anni 70 esistevano organizzazioni che mettevano in atto feroci operazioni di “controllo” dei cortei per indirizzare la protesta a proprio uso e consumo, cioè per mettervi sopra il cappello… e questo contro altri compagni… Spesso questa era vera e propria repressione interna alla sinistra, esercitata nei confronti di veri compagni dell’autonomia ad esempio, sfociata spesso in scontri cruenti.

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