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Posts Tagged ‘Volturno occupato’

Repressione e carcere: il governo Monti alza il tiro … e sarà la nostra quotidianità

10 marzo 2012 3 commenti

Questo nuovo governo, che il popolo viola dell’antiberlusconismo piddino ha accolto con festosi Alleluja,
ha immediatamente fatto capire, riforme e manganello alla mano,
cosa vuol dire vivere sotto un governo di banche, di finanza, di capitalismo sciacallo, più del solito.
E così non ci si può muovere che i plotoni gestiti da un ministero tutto composto da ex e non funzionari della polizia di Stato arrivano,
nel peggiore dei modi, caricando chiunque si trovino davanti,
inseguendo manifestanti fin dentro i bar,
arrestando, processando e condannando ragazzi giovanissimi ed incensurati a pene surreali.

E’ il governo che volevate eh!
C’avete fatto due palle tante che il nemico era Berlusconi e la sua cricca,
che ora queste manganellate e queste celle tutte gestite dal capitalismo finanziario
sembra che quasi ce le meritiamo, paese intriso di stoltezza e amore per la schiavitù.

Le mobilitazioni NoTav che avvolgono il paese e non solo la Val di Susa, che rischia in prima persona sul profilo dei suoi monti e del suo bel popolo dalla testa alta, come le opccupazioni abitative e la lotta per il diritto all’abitare
parlano un linguaggio chiaro.
Una lingua che non lotta contro una ferrovia, che non lotta contro un appalto, che non lotta contro l’amianto,
ma contro i nostri modi di produzione ed accumulazione,
una lotta contro il capitalismo, contro la servitù al capitale,
contro lo sfruttamento di corpi e territori.
E il governo Monti probabilmente sta cercando il modo di arrestarci tutti.
Non sarà difficile trovarci comunque,
perché saremo in ogni strada, davanti ad ogni carcere, a difendere case e montagne
con la stessa identica priorità:
GUAI A CHI CI TOCCA!!

Vi allego qui il comunicato di ieri, dopo gli arresti ai danni degli appartenenti dei movimenti di lotta,
che stamattina saranno processati per direttissima

QUANDO LE LOTTE SI UNISCONO FANNO PAURA
LIBERI SUBITO I COMPAGNI ARRESTATI

Oggi alle 11:30 i movimenti di lotta per la casa hanno occupato la sede del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) dietro uno striscione che recitava “1 km di TAV = 500 case popolari”.
Un’iniziativa pacifica, organizzata perché in questa sede vengono definiti gli stanziamenti di fondi per il TAV in Val di Susa.
Le 400 persone che hanno dato vita all’iniziativa sono state più volte caricate dalla Polizia ed infine spinte fuori dal palazzo di via della Mercede 9.
Alla legittima richiesta di poter proseguire la protesta con un corteo, 35 persone, compagni e compagne, sono state identificate e fermate ed uncompagno è rimasto a terra ferito dalle violente cariche. I fermi che poi sono risultati arresti e sono 4.
Contemporaneamente la tendopoli del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa che stava presidiando i palazzi abbandonati di proprietà del demanio pubblico in Via Boglione 63 (nella periferia Sud di Roma) è stata sgomberata.
A detta delle stesse forze dell’ordine si è trattato di una rappresaglia per l’occupazione del CIPE in via Mercede.
Nel corso dello sgombero del presidio, operato dal reparto mobile della Guardia di Finanza, sono state identificate tutte le famiglie presenti. Due donne sono state portate al Commissariato Preneste perché in quel momento prive di documenti.
Forse nel timore che la vendetta non fosse sufficente, le forze dell’ordine, nel pomeriggio, hanno assaltato con inaudita violenza l’occupazione di via Casal Boccone dei Blocchi Precari Metropolitani.
Sono stati sparati lacrimogeni sul tetto, una parte dello stabile è stata devastata, ma grazie alla determinazione degli e delle occupanti lo sgombero non è stato portato a compimento.

Oggi a Roma si è reso palese l’atteggiamento aggressivo e repressivo che comune e governo stanno avendo nei confronti di chiunque, in questo paese, alzi una voce di dissenso e cerchi di autodeterminarsi.

Ancora una volta ci dimostrano quale sia per loro la democrazia: quella che occupa militarmente i territori nella Val di Susa, che uccide nei CIE e nelle carceri, che punisce con sentenze spropositate chi si è difeso il 15 ottobre dai caroselli della polizia, e che non si preoccupa di sgomberare centinaia di famiglie sotto la neve.

Ma le lotte sociali non si fermano. Scendono in piazza per la libertà di movimento chiamando alla mobilitazione in solidarietà e complicità con gli arrestati, a partire da domani mattina.

ORE 9.00 PRESIDIO SOTTO IL TRIBUNALE A PIAZZALE CLODIO
ORE 10.00 PRESIDIO DAVANTI AL CARCERE DI VELLETRI
ORE 15.00 ASSEMBLEA PUBBLICA AL VOLTURNO OCCUPATO

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Volturno occupato: tentativo di sgombero

4 agosto 2011 Lascia un commento

Questa mattina il teatro Volturno Occupato ha subito un tentativo di sgombero anomalo: una persona che si spacciava per il proprietario si è presentata accompagnata da guardie private della ditta Italpol con tanto di cani, e una squadra di operai per prendere possesso dell’immobile. Peccato che l’immobile sia sottoposto a sequestro giudiziario per il fallimento di Cecchi Gori, e quindi non esiste nessun proprietario.
I veri proprietari, semmai, sono gli uomini e le donne che da tre anni hanno occupato lo stabile e ne hanno fatto uno spazio vivo e di utilità comune. Un vero e proprio punto di riferimento per chi, in questa città, lotta quotidianamente contro chi vuole continuare a speculare sulle nostre vite e sulla nostra città.

Foto di Simona Granati _Il Volturno Occupato, questa mattina_

In questi anni il Volturno ha ospitato e continua ad ospitare assemblee, sportelli di consulenza e di lotta sulla casa, sull’immigrazione e sui problemi delle donne, spettacoli teatrali ed altre iniziative della cultura libera.
Stamattina abbiamo assistito ad un tentativo, vile e maldestro, di spazzare via tutto questo in nome del profitto privato, addirittura scavalcando ogni procedura legale, visto che persino la polizia di stato, sopraggiunta, ha dichiarato di non essere a conoscenza dello sgombero “privato”, che ci ricorda quello della sede dell’Eutelia occupata da lavoratori e lavoratrici, avvenuta qualche anno fa.
Per fortuna la prontissima mobilitazione degli occupanti del volturno, coadiuvati da occupanti dei movimenti per il diritto all’abitare, compagni  e compagne da tutta la città, ha di fatto sgomberato gli sgomberatori, costringendoli a fuggire rompendo le grate che loro stessi avevano montato sulle uscite di sicurezza.
Poco dopo il Volturno è rientrato nel possesso della ROMA BENE COMUNE, continuando ad essere a disposizione della città e di chi vuole organizzarsi e lottare perché il diritto all’abitare sia una realtà per tutti e tutte, per costruire iniziative culturali libere dal mercato, e perché la qualità della nostra vita conti di più del profitto di pochi.

DOMANI, VENERDI 5 AGOSTO 2011, alle ore 19: ASSEMBLEA PUBBLICA
A QUESTO LINK potete vedere tutta la galleria fotografica di Simona

“Mario Miliucci libero”: presidio in tribunale domani

23 gennaio 2011 2 commenti

«Miliucci libero», lunedì processo per i fatti del 14 dicembre
Ore 9.30 presidio in tribunale
Liberazione 23 gennaio 2011
Riapre lunedì il processo contro Mario Miliucci, unico del gruppo di manifestanti arrestati alla fine della manifestazione del 14 dicembre scorso ad essere sottoposto ad una misura di custodia cautelare, nella fattispecie gli arresti domiciliari, insieme al minorenne S.M., il ragazzo immortalato in diversi momenti degli scontri che hanno segnato la giornata di lotta (e che i soliti cretini malati di dietrologia avevano iscritto a forza nella categoria degli infiltrati).
La prima udienza, che lo vedeva alla sbarra insieme agli altri coimputati arrestati nella stessa retata successiva agli scontri, si è era tenuta il 23 dicembre. Nel frattempo il tribunale del riesame ha annullato le restrizioni che durante l’udienza di convalida erano state disposte nei confronti di quattro di loro. I giudici hanno ravvisato nei verbali d’arresto una eccessiva indeterminatezza delle condotte delittuose contestate. I magistrati hanno sottolineato la «generica individuazione» degli imputati nonché la presenza di numerose incongruenze nella ricostruzione dei fatti proposta dalle forze di polizia. Una situazione analoga a quella di Miliucci, nei confronti del quale si rivolgono accuse dai contorni confusi e malcerti.
I verbali d’arresto descrivono attimi di forte concitazione dovuti agli scontri molto duri avvenuti a ridosso di piazza di Spagna, e che hanno visto anche la distruzione di alcuni mezzi delle forze di polizia, senza mai fornire precise indicazioni sui responsabili effettivi degli scontri.
Arrestato casualmente in una fase di deflusso alle 15.45, come recita il verbale, a Miliucci viene attribuita (nonostante venga descritto con il volto travisato e dunque irriconoscibile) la partecipazione «unitamente alla fazione più violenta dei manifestanti» ad «un fitto lancio di sampietrini» e quindi «all’assalto dei mezzi», senza che quest’ultima circostanza verificatasi quando era già in manette, e maliziosamente lasciata scivolare nel rapporto, sia confortata da ulteriori e più consolidati dettagli.
Una volta arrestato, dopo aver subito un pesante pestaggio, il giovane si è visto accollare l’improbabile possesso di tre enormi massi trasportabili soltanto con una cariola. Insomma per volontà di qualcuno, e forse per quel nome carico di storia, Mario rischia di diventare il capro espiatorio del 14 dicembre. Per questo lunedì mattina, a partire dalle 9.30, il supporto legale del movimento dopo un’assemblea cittadina tenutasi il 15 gennaio al Volturno occupato ha indetto un presidio cittadino davanti a piazzale Clodio.

 

24 GENNAIO 2011: REVOCATI GLI ARRESTI DOMICILIARI. MARIO é LIBERO CON L’OBBLIGO DI FIRME QUOTIDIANO _ leggi_

BRESCIA MAY DAY

8 novembre 2010 1 commento

Brescia May day! May day!

Da settimane i migranti bresciani sono in mobilitazione permanente  contro la sanatoria truffa che dopo aver aperto una speranza di  regolarizzazione ha sbattuto le porta in faccia ai tanti e tante  costretti alla clandestinità da leggi disumane come la Bossi- Fini e il  Pacchetto Sicurezza targato Maroni. Proprio da Maroni arriva l’ordine perentorio di stroncare la protesta: distruggendo i presidi che si erano  organizzati e costringendo sei persone a salire su una gru a 35 metri di  altezza dove stanno dal 30 ottobre. Ma la follia sanguinaria di chi  gestisce l’ordine pubblico non si è fermata neanche di fronte a questo gesto di disperata determinazione e alla imponente manifestazione di massa tenutasi sabato scorso: questa mattina all’alba hanno scaricato la loro violenza sui presenti al presidio provocando decine di feriti e oltre 30 persone in stato di fermo.

Brescia lancia l’allarme rosso e Roma risponde convocando un’assemblea cittadina per questa sera alle ore 19.00 presso il Volturno con lo scopo
di (auto)organizzare la nostra solidarietà attiva, quella di tutte le realtà ed i singoli impegnati quotidianamente nella battaglia per i
diritti per tutti/e.

Siamo tutt@ clandestin@
Antirazzisti e antirazziste roman@
QUI POTETE ASCOLTARE LE CORRISPONDENZE DI QUESTA MATTINA DI RADIO ONDA ROSSA: 123

Ultima settimana dello sciopero della fame contro l’ergastolo

8 marzo 2009 2 commenti

Giustizia: uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo
di Sandro Padula Liberazione, 7 marzo 2009

Il 16 marzo sciopero della fame in tutta Italia, di ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari. L’ergastolo, residuo monarchico delle pene detentive italiane, fa discutere e lottare dentro e fuori le mura delle carceri della penisola. Continua infatti lo sciopero della fame degli ergastolani iniziato il primo dicembre, a staffetta e per gruppi di regioni, e proseguono le iniziative dei solidali, all’esterno delle carceri, COF04015nell’ambito della campagna per l’abolizione del “fine pena mai”. Il bollettino “Mai dire mai” del mese di febbraio, pubblicato dall’Associazione Liberarsi, e numerosi siti Internet fanno capire che la lotta è proseguita a gennaio e febbraio, trovando anche la solidarietà dentro e fuori dalle mura delle galere in Germania, Spagna, Grecia, Svizzera, Francia e Cile. In diverse città italiane si sono svolti presidi nelle vicinanze delle carceri: il 14 gennaio a Montorio (Verona), il 18 gennaio a Biella; il 24 gennaio ad Alessandria; il 29 gennaio nel borgo S. Nicola di Lecce; il 31 gennaio in via Speziale a Taranto, al quale è seguito un concerto con tre gruppi musicali (SFC, Sick Boy e No Thanx); il 14 febbraio vicino al carcere Dozza di Bologna; il 15 febbraio in via Burla 59 a Parma. Si sono altresì avuti diversi incontri e dibatti: ad esempio, il 17 gennaio presso il laboratorio sociale “La città di sotto” di Biella e il 27 gennaio nella sede di un circolo anarchico di Lecce, dove è stato proiettato il film Filaki – Una rivolta nelle carceri greche, aprile 2007. Alcuni consiglieri regionali hanno espresso la propria solidarietà alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo anche nei mesi di gennaio e febbraio: a metà gennaio i consiglieri regionali del Frilui Venezia Giulia Stefano Pustetto e Roberto Antonaz hanno fatto visita al carcere di Tolmezzo, accompagnati da Christian De Vito e da Giuliano Capecchi dell’associazione Liberarsi, per incontrare i detenuti delle sezioni a 41 bis e i detenuti ergastolani della sezione A.S. (Alta Sorveglianza); il 3 febbraio inoltre il Consigliere regionale del Molise Michelangelo Bonomolo, accompagnato da Giuliano Capecchi, ha incontrato i detenuti ergastolani del carcere di Larino. I grandi organi di informazione, complici come sono della produzione dell’”emergenza criminalità” e della caccia al Girolimoni di turno, hanno continuato per lo più a disinteressarsi del fatto che da oltre 60 anni, come dimostra l’esistenza dell’ergastolo, l’articolo 27 della Costituzione repubblicana non è applicato in maniera effettiva. Solo da parte di alcuni giornali locali si è avuto il coraggio di fornire qualche indiretto riferimento alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo. Domenica 25 gennaio, ad esempio, il quotidiano “Gazzetta del Sud” ha pubblicato un articolo, riguardante il carcere calabrese di Rossano, che terminava in questo modo: “in vista della protesta di carattere nazionale degli ergastolani che partirà domani e che consisterà proprio nel rifiuto del vitto… tutto il cibo cotto e pronto per la consumazione, anziché essere buttato nella spazzatura, sarà consegnato gratuitamente alla mensa della Caritas”. Qui ovviamente riportiamo fatti che ognuno è libero di considerare come meglio ritiene. Il dramma è che spesso i fatti connessi alla lotta contro l’ergastolo neanche si conoscono. Per questo non solo è utile riportarli nudi e crudi ma anche comunicare subito le scadenze previste per l’immediato futuro. Prima di tutto bisogna ricordare che, dopo il turno della Sicilia (2-8 marzo), lo sciopero della fame riguarderà gli ergastolani e i detenuti del Lazio (9-15 marzo). Il 15 marzo, contemporaneamente all’ultimo giorno di lotta nel Lazio, alle ore 11 avrà inizio un incontro nazionale con all’ordine del giorno due punti: un primo bilancio generale dello sciopero della fame iniziato il 1° dicembre 2008 e le iniziative future per giungere all’abolizione dell’ergastolo e all’attuazione dell’art. 27 della Costituzione. L’Associazione Liberarsi ha chiesto al csoa Forte Prenestino (via Federico Delpino – Centocelle – Roma tel. 0621807855 mail: forte@ecn.org) di poter organizzare al suo interno questo momento di scambio e discussione anche perché già da tempo segue le tematiche del carcere. È prevista la chiusura alle ore 18.00. Last but not least, lunedì 16 marzo ci sarà, a livello nazionale, lo sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo e per l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione italiana. Si mobiliteranno ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari e persone che ritengono giusta la lotta per l’abolizione del “fine pena mai”!

QUESTA SERA AL VOLTURNO OCCUPATO DALLE ORE 18.30
INIZIATIVA SULLA DETENZIONE FEMMINILE, CON PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANGELA DAVIS,
CENA CON LE RICETTE EVASIVE TRATTE DI SCARCERANDA.

ABOLIAMOLE: presentazione del libro ABOLIAMO LE PRIGIONI? di Angela Davis al Volturnoccupato

6 marzo 2009 Lascia un commento

 

aboliamoleprigioni-davispAboliamo le prigioni?” sarà presentato domenica a Roma al Volturnoccupato, via Volturno 37 alle ore 19 nell’ambito di una “giornata sulla prigionia femminile” organizzata da Scarceranda e Ora d’aria 

di Vincenzo Guagliardo, Liberazione 6 Marzo 2009

Che fine ha fatto la famosa compagna afroamericana Angela Davis, per la cui liberazione ci si mobilitò in tanti, e con successo, sia in America che in Europa nei primissimi anni Settanta? E’ rimasta al suo posto: sempre idealmente vicina ai suoi vecchi “maestri”, il filosofo Marcuse e il detenuto ammazzato in carcere George Jackson,

Funerali di George Jackson

Funerali di George Jackson

da studiosa e militante ha continuato ad approfondire certi temi, e, mutando e migliorando sempre il suo approccio, propone ora come approdo la lotta per l’abolizione delle prigioni. Così come si è fatto prima per la schiavitù e, ormai in molti paesi, per la pena di morte. (Angela Davis, Aboliamo le prigioni? , minimum fax, 270 pagine, euro 14,50).
Le prigioni sono un cancro nel cuore della democrazia che, così, non è più tale. Il carcere infatti non è solo la prigione, è una vasta intricata e ignorata rete di interessi e conseguenze, è un «complesso carcerario-industriale». «Le strategie di abolizione del carcere riflettono una comprensione dei nessi tra istituzioni che di solito concepiamo come diverse e slegate (…) La povertà persistente nel cuore del capitalismo globale porta a un aumento della popolazione carceraria, che a sua volta rafforza le condizioni che perpetuano la povertà».
I carcerati sono gli eredi degli schiavi, persone senza diritti (e gli ergastolani gli eredi dei condannati a morte). La vecchia pena visibile si occulta dietro i muri, e grazie all’invisibilità viene accettata come cosa normale. Ma da questo laboratorio-memoria ogni tanto le sue tecniche devono fuoriuscire. Mica sono lì per niente. Quando ciò avviene, a cella_largeGuantanamo o ad Abu Ghraib in Iraq, magari sotto forma di tortura filmata, il progressista scende in campo in difesa della “democrazia”, cui tali aspetti sarebbero estranei: in realtà continua a ignorare la fonte, “il cancro” della cosiddetta democrazia, la sua realtà quotidiana. Ma ora in America ci sono più di due milioni di reclusi. Come nascondersi con tali numeri che il carcere è ormai un ghetto dove buttar via una buona parte della gente ormai considerata superflua, demonizzandola, sottoponendola a un trattamento che terrorizzi gli altri superflui e cementi la morale della gente perbene? E come ignorare che l’esportazione della “democrazia” americana esporta anche questo cancro, che esso ne fa parte… “di brutto”?
Ecco: un discorso semplice, lineare. Siamo arrivati a un momento chiave, possiamo ripercorrere a ritroso il cammino del cancro, giungere alla logica conclusione del discorso (la «democrazia dell’abolizione»). Ma immagino che l’intellettuale italiano medio qualificherà questa analisi come rozza: slogan pietrificati, detriti sociologici… E se fosse evangelica chiarezza? Il futuro che già vediamo in atto anche qui? Beh, se non lo riconosceremo, sarà allora difficile capire il successo ottenuto nel 1998 dagli studenti americani con sit-in e manifestazioni in cinquanta campus. Avevano visto in un filmato che «Le guardie del Brazoria County Detention Center usavano pungoli elettrici per il bestiame e altre forme d’intimidazione per ottenere il rispetto e costringere i prigionieri a dire: Amo il Texas». A guadagnare in quel carcere privatizzato era la Sodexho (con sede a Parigi!): tra le università che hanno rinunciato ai servizi della Sodexho figurano la Suny di Albany, il Goucher College e la James Madison University. La Sodexho ha ceduto, ha mollato il Brazoria…
Se non lo riconosceremo, faremo girotondi.
In appendice al libro della Davis, Guido Caldiron e Paolo Persichetti provano generosamente a dimostrare l’attualità delle tesi abolizioniste dell’autrice riferite alla situazione italiana ed europea. Un’attualità tutt’ora virtuale, s’intende…

REDDITO MINIMO GARANTITO nel LAZIO, bravi compa’

5 marzo 2009 Lascia un commento

MI SEMBRA IL CASO DI PUBBLICARE IL COMUNICATO STAMPA USCITO IERI SERA, SUBITO DOPO LA NOTIZIA imagesDELL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE PER IL REDDITO MINIMO GARANTITO, DA PARTE DELLA REGIONE LAZIO. UN BEL TRAGUARDO, SOPRATTUTTO PER QUELLE STRUTTURE DI COMPAGNE CHE HANNO IMPIEGATO ANNI DI ENERGIE IN QUESTO PERCORSO E CHE SI VEDONO APPROVARE UNA LEGGE AVANGUARDIA TRA LE REGIONI DI QUESTO PAESE. 
PERSONALMENTE NON SONO PIENAMENTE IN SINTONIA CON LA RICHIESTA DI REDDITO MINIMO GARANTITO, NON LA TROVO UNA VITTORIA COSI’ RIVOLUZIONARIA IN QUANTO REPUTO MOLTO PIU’ IMPORTANTE I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE, I SUSSIDI AGLI AFFITTI CHE UN REDDITO DI CITTADINANZA. MA NON SONO TEMPI IN CUI SI PUO’ ESSER PIGNOLI, ERA SOLO PER PARLARE…

Oggi 4 marzo il Consiglio Regionale del Lazio, sotto la pressione dei movimenti sociali e dei sindacati di base, approva finalmente la 
legge regionale per il «reddito minimo garantito». Riteniamo importante questo passaggio come segnale seppur minimo, ma significativo, nella direzione di contrasto della disoccupazione e dei processi di precarizzazione, che con l’acuirsi della crisi cresceranno progressivamente sul nostro territorio. Eppure riteniamo che le risorse stanziate siano irrisorie rispetto alla condizione materiale di migliaia di precari e disoccupati.redditomin
Chiediamo quindi fin da ora l’incremento delle risorse messe a disposizione e il relativo allargamento della platea dei beneficiari. 

Per questo rilanciamo da subito una mobilitazione che veda nel mese di giugno, in sede di assestamento del bilancio regionale, la ripresa 
dell’iniziativa politica e sociale per un significativo allargamento delle risorse.
Dentro questo percorso di mobilitazione faremo sentire la nostra voce nelle giornate del 28 e 29 marzo, quando a Roma si riuniranno i ministri del lavoro aderenti al G14, per contrastare i disegni di un welfare lontano dai bisogni reali di chi la crisi la sta già pagando. 
Scenderemo in piazza per continuare a rivendicare l’estensione e la generalizzazione dei diritti sociali a partire dal reddito garantito per tutte e tutti.
Domani, giovedì 5 marzo, alle 18, presso il teatro Volturno di Roma, si terrà l’assemblea cittadina per la costruzione del Comitato romano contro il G14.

Movimenti e sindacati di base contro la precarietà e per il reddito. 

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