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Archive for febbraio 2011

ROBERTO SCIALABBA. “C’hanno insegnato a non farci trovare morti”

28 febbraio 2011 1 commento

Sono passati 33 anni dall’assassinio di Roberto Scialabba per mano dei fascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Ucciso dai fratelli Fioravanti e Franco Anselmi nei giardinetti di Cinecittà, per non aver fatto NULLA.
Roberto era lì a chiacchierare e fumare tra amici, ma il gruppo di fuoco neofascista, che era andato a Cinecittà con lo scopo di sparare a qualche comunista (girava una voce che gli autori di Acca Larentia fossero di una casa occupata di quella zona; non trovandola spararono a caso contro un gruppo di ragazzi che si trovava sulle panchine).
Roberto è stato ucciso a freddo, con due colpi alla nuca dopo esser stato ferito.
I fascisti hanno sparato a casaccio, ma hanno lasciato a terra un compagno vicino all’Autonomia Operaia.
La sua lapide in Piazza Don Bosco a Roma recita queste parole:
ROBERTO SCIALABBA
23 ANNI COMPAGNO RIVOLUZIONARIO ASSASSINATO IN QUESTA PIAZZA IL 28-2-78 DAI FASCISTI SERVI DEL REGIME.
LA NOSTRA LOTTA NON SI FERMERA I COMPAGNI CADUTI CI HANNO INSEGNATO A NON FARCI TROVARE MORTI
Roberto era per le strade a lottare contro i padroni e i loro servi,
Roberto era per le strade per sovvertire questo paese,
Roberto era uno di noi e vive nelle nostre lotte.

28 FEBBRAIO 2011, ORE 17.
PRESIDIO IN PIAZZA DON BOSCO.
UN FIORE PER ROBERTO SCIALABBA

Il Cairo: il giorno dopo la repressione dell’esercito

26 febbraio 2011 1 commento

Dopo lo scoppio improvviso della repressione da parte dell’esercito, la popolazione di piazza Tahrir s’è riconvocata per questa mattina. Le parole d’ordine sempre le stesse, ma urlate con una nuova consapevolezza dopo l’attacco della scorsa notte, sia in piazza Tahrir che più tardi davanti al palazzo dell’Assemblea popolare: immediate dimissioni del primo ministro ed una condanna forte ed unanime contro il comportamento avuto dall’esercito.

Foto di Valentina Perniciaro _Mahalla al-kubra, città di scioperi e di lavoro in fabbrica, si affaccia al nuovo Egitto_

Confermate anche le testimonianze che parlavano dell’uso di pistole taser contro i manifestanti e di alcuni pestaggi veri e propri nei dintorni del Museo archeologico, che si affaccia proprio sulla piazza. Quel che è accaduto ieri ha colpito e scosso la fiducia che l’Egitto riponeva nel suo esercito: pochi giorni fa, e cavolo se cercavo a tutti di far questa domanda, nessuno sembrava dubitare del proprio esercito, parcheggiato in bella mostra su dei baciatissimi tank agli angoli di tutte le strade principali. E così stamattina sono stati in tanti, esponenti del movimento del 6 Aprile, della fratellanza, della chiesa copta, come della miriade di organizzazioni giovanili, laiche e progressiste, che stanno nascendo in queste settimane, hanno ripiantato le tende in quella piazza che ha già visto passare un bel pezzo di storia tra la sua pavimentazione divelta e poi così amorevolmente ripulita. “Abbiamo un obiettivo e non abbiamo nessuna intenzione di fermare il nostro desiderio di arrivarci” racconta Khalid sulle pagine di Al-masr al-youm, quotidiano egiziano con un’ottima versione online anche in inglese. Khalid è un fiume in piena quando racconta ciò che è avvenuto la scorsa notte: “potevamo ordini simili dal ministero degli Interni, ma non avremmo mai immaginato che l’esercito si comportasse così, attaccando una piazza pacifica a colpi di pistole taser”.

Foto di Valentina Perniciaro _solo una settimana fa, sui tank ci si giocava! Il Cairo, Piazza Tahrir, 18 febbraio 2011_

Di interviste se ne susseguono tante oggi sulla stampa egiziana: Mona, giovanissima manifestante, ha perso i sensi dopo esser stata colpita da un taser, una volta rinvenuta è stata picchiata e calpestata con violenza. Salma Saeed invece è un’attivista da tempo e racconta, che mentre i soldati distruggevano le tende appena istallate al centro della piazza, un ufficiale minacciava che se anche la sera successiva la piazza si fosse azzardata a violare il coprifuoco, le munizioni sarebbero diventate vere. Chi nelle precedenti settimane aveva vissuto sulla propria pelle la violenza della polizia, ormai scomparsa dalle strade egiziane, racconta con vero e proprio terrore la stessa esperienza sotto i colpi dell’esercito.

Incredula, la piazza della Liberazione d’Egitto, deve rivalutare quello che aveva pensato del suo esercito, quando per settimane ha rifiutato gli ordini dei generali e s’è alleato alla popolazione in lotta… ieri dopo l’attacco si sono sbrigati a chieder scusa, per tentare di non infiammare troppo gli animi, senza comunque ammettere l’uso di taser. L’assemblea fiume di oggi della “coalizione dei giovani” dove dibattono da giorni tutte le varie organizzazioni protagoniste delle giornate in piazza, sembra aver accettato le scuse dopo un lungo scambio con l’esercito, avvenuto anche attraverso facebook (!)
ora bisogna vedere quello che verrà determinato dalla rabbia e dallo stupore di un popolo che vuole realmente cambiare le proprie condizioni economiche, sociali, politiche …non lasciamoli soli! Loro non hanno voglia di lasciare le loro strade e un sogno reale di uscire dal regime di Mubarak e dei suoi scagnozzi e tornare a riappropriarsi del proprio futuro.
Tutto da costruire!

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, i marciapiedi appena riverniciati di Piazza Tahrir_

L’esercito sgombera piazza Tahrir!

26 febbraio 2011 Lascia un commento

E’ iniziato un martellamento su twitter intorno alla nostra mezzanotte, sempre più fitto. Dicevamo appena poche ore fa quanto forte fosse la pressione delle piazze egiziane che continuano a riempirsi sull’esercito, tanto apparentemente amato, ma che non può permettersi strappi fino all’arrivo delle elezioni. Ogni venerdì la gran massa delle persone si riversa nelle principali piazze di tutte le città; il Cairo è attraversata da fiumi di persone che bloccano tutta wast al-bilad, la downton che si affaccia sul Nilo. Oggi, in questo momento, non sembra stia andando proprio come è stato la scorsa settimana, quando anche io mi perdevo in quel fiume festoso e deciso.

Foto di Valentina Perniciaro, piazza Tahrir al Cairo. La missione non è ancora terminata

L’esercito ha deciso di disperdere la piazza, la solita pacifica piazza, che questo venerdì, visto l’esplosione delle vicende nei paesi vicini, ha prolungato il suo orario, senza voler tornare a casa con il calare della notte. Oggi le richieste della piazza erano state più che chiare: meno potere all’esercito durante il periodo di transazione, dimissioni immediate dell’attuale primo ministro, liberazione di tutti i prigionieri politici… e all’una di notte locale non erano in molti ad aver ripreso la strada di casa, malgrado il coprifuoco. Cosa che a quanto pare, questa volta,  non è andata giù all’esercito sornione che da settimane staziona nelle principali arterie della città e intorno alla piazza ormai simbolo del nuovo Egitto. Su twitter si legge di un lancio di lacrimogeni e di alcuni arresti, l’immediato sgombero di alcune tende che erano già spuntate nella piazza per la notte, il tentativo di tenere lontani giornalisti e reporter (molte immagini stanno già girando per la rete): la tensione sta salendo, quello che sta accadendo in questo momento non era avvenuto ancora. Si parla di due persone picchiate selvaggiamente all’altezza del Museo e, dall’altro lato della piazza, di inseguimenti ed arresti fino a piazza Talaat Harb, dove una parte della piazza si è ritirata… diversi testimoni parlano di “manganelli elettrici” usati contro i manifestanti

L’esercito non aveva mai mosso un dito contro il popolo di piazza Tahrir, staremo a vedere… (con il cuore per quelle strade).
Oggi a Mansura una grande manifestazione è stata dispersa con gas lacrimogeni e pallottole di gomma.
Alla luce di ciò l’Egitto ha chiaro davanti a sè che la sua rivoluzione è appena cominciata e che da oggi si deve voltare nuovamente pagina!

Il Cairo, strade piene di cortei, prive di polizia…

25 febbraio 2011 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro, Il Cairo ... cristiani e musulmani uniti

Oggi, ad un mese esatto da quel 25 gennaio che ha segnato la storia d’Egitto, piazza Tahrir è tornata ad esplodere di volti e bandiere, richieste e slogan.Un mese fa si sarebbe dovuta festeggiare la festa della polizia, come ogni 25 gennaio degli ultimi anni: la solita dimostrazione di forza di un corpo maledetto e detestato nel suo paese.
La festa je l’hanno fatta, non c’è che dire: non una caserma è rimasta in piedi, al Cairo come a Suez, ad Iskyndria come a Port Said.L’odio per la polizia e la Baltagheyya aspettava solo di poter esplodere, così la festa della polizia s’è trasformata nella sua scomparsa. Non c’è un poliziotto per le strade del Cairo: le caserme son vuote e bruciate.

Nei primi giorni di normalità qualcuno in divisa s’è anche visto… qualcuno ha provato a tornare alla solita caffetteria con i tavolini sul marciapiede per un thè zuccherato e una fumata, ma non  ha ricevuto buon’accoglienza.

Foto di Valentina Perniciaro _Il nuovo Egitto passa notte e giorno per la strada_

I bar strabordano di giovani, di militanti, di neo attivisti; i piccoli sbilenchi tavolinetti da due, tre persone si trasformano facilmente in tavolate dove si parla e si discute, ci si prepara per le assemblee o i volantinaggi. L’atmosfera di quei tipici luoghi del Cairo è mutata rapidamente e completamente.
E’ pieno di donne poi, cosa rara su quelle sedie tra una shisha e un caffè arabo fino a poco fa. Bhè, se un poliziotto in divisa prova a sedersi si crea il vuoto in un attimo: in tanti mi hanno raccontato di queste scene, nel centro del Cairo. Intere strade che si svuotano, per creare un buco di silenzio intorno a quei pochi che hanno ancora il coraggio di vestire quella divisa. E’ divertente parlare della scomparsa della polizia dalle strade con un egiziano: Ma fi, Qalas! Non ci sono, è finita!
Non devono farsi vedere!
Poi in realtà riposizionare i topi nelle rispettive fogne non è lavoro poi tanto semplice, in Egitto come altrove. L’altro ieri sono anche scesi in piazza per chiedere la riammissione in servizio dopo tre settimane di nulla: la manifestazione s’è conclusa davanti al ministero dell’Interno, attaccato anche con bottiglie molotov a quanto pare. Notizie di spari dall’interno, nessun ferito e tutto tornato come prima, almeno leggendo le agenzie…

Foto di Valentina Perniciaro, Mahalla al-kubra

Ed oggi piazza Tahrir, e quindi tutte le piazza Tahrir d’Egitto (ogni città ora ha la sua!) è tornata ad urlare la sua voglia di cambiamento: è caduto il regime di Mubarak ma con lui ancora c’è molto da far cadere e la lotta vuole andare avanti, urlano i manifestanti. Le piazze non si svuotano come messaggio chiaro al Consiglio Supremo delle Forze Armate che ha il potere nelle mani e deve garantire l’arrivo alle elezioni, c’è la pressione costante di milioni di manifestanti! Le nuove organizzazioni politiche, i fratelli musulmani, i copti, tutti vogliono che cadino le teste dei ministri di Difesa, Giustizia, Interni ed Esteri: la vecchia guardia deve sparire subito, non dopo le elezioni preventivate per settembre. E poi chiedono ancora il rilascio di TUTTI i detenuti politici, le dimissioni dell’attuale primo ministro Shafiq e un processo rapido per il vecchio rais, nascosto tra le sue mura a Sharm el-Sheikh.

Buona manifestazione, popolo di Tahrir (che nostalgia!)

Foto di Valentina Perniciaro _The Gang, in piazza Tahrir, al Cairo_

Rivolte libiche e bandiere del feudalesimo…

24 febbraio 2011 2 commenti

A me tutto questo sventolare della bandiera senussa di re Idriss mi inquieta.
Sarà il popolo libico a determinare le sue scelte, non sono una di quelle che mette etichette o pregiudizi, però questo sventolare una bandiera del feudalesimo non mi può trovare d’accordo. Almeno su Via Nomentana… la compagnerìa potrebbe aver il buon gusto almeno di sapere cosa sta sventolando. Andare contro al regime di Ghaddafi non può voler dire appoggiare il sistema medievale che vigeva precedentemente. Tutto qui.

Foto di Valentina Perniciaro _Carri armati per Il Cairo_

Leggo spesso commenti pesanti sulla “rivoluzione” egiziana: gli facciamo il pelo parlando di un golpe militare “democratico” a cui stiamo abboccando, e poi sventoliamo la bandiera di re Idriss come fosse rossa…bha. In Egitto c’è un processo in corso, così come nella vicina Tunisia estramemente diverso da quello che sta accadendo in Libia.
Conosco poco la situazione libica, ancor meno le spaccature tribali all’interno delle tre province che ora palesemente stanno guerreggiando tra loro, oltre che contro il loro folle dittatore e le migliaia di truppe mercenarie assoldate per sparare sulla popolazione in rivolta.
Oggi il bombardamento aereo ha toccato Zawia, il numero dei morti è sconosciuto ma ovviamente altissimo. Le strade, tutte le strade, per Tripoli strabordano di posti di blocco di truppe mercenarie, che sembra la Somalia…

Dobbiamo sostenere queste rivolte, sostenerle ma anche capirle.
Scindere quel che è accaduto in Tunisia ed Egitto da quel che sta accadendo nel territorio libico. Senza mettere per forza etichette, che dal nostro occidente ignaro delle dinamiche di quella terra, sarebbero sicuramente errate. Però vi prego, cerchiamo di non appropriarci di quella bandiera….bruciamola insieme alle altre che stiamo bruciando in questi giorni.
Giorni di rivolta e di popoli che alzano la testa, giorni inaspettati fino a poco fa.

Grecia, 10°sciopero generale. “Facciamo come a piazza Tahrir!”

23 febbraio 2011 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, piazza Tahrir, MAI PIU' COME PRIMA_

Trasformare Syntagma in Piazza Tahrir…avendo camminato e vissuto momenti indimenticabili in entrambe quelle piazze, non posso non sentire un brivido incredibile attraversarmi. Più di due anni fa durante gli scontri di Atene era difficile immaginare un Mediterraneo in questa situazione; tornata ora da una settimana per le strade che hanno vissuto le “giornate della rabbia” di piazza Tahrir mi sembra un po’ più possibile di prima. Che qualcosa si possa veramente muovere: che ci sia il desiderio esplosivo di migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che hanno voglia di dire la propria in questo mondo di merda, voglia di scegliere, di autodeterminarsi, di essere parte attiva della propria vita e di quella della storia che abbiamo tra le mani.

Oggi le strade della Grecia hanno vissuto il decimo sciopero generale dall’inizio della crisi economica, pochi mesi fa: si è fermato il traffico aereo, i trasporti urbani, marittimi e ferroviari, uffici pubblici, scuole, ospedali, negozi, banche. Il paese è fermo, a braccia conserte, ancora una volta e con la proposta di alcune componenti della sinistra greca parlamentare e non di non lasciare Syntagma, la piazza di fronte al parlamento greco, fino alle dimissioni di Papandreou, come in Egitto!
La manifestazione ad Atene è stata da subito imponente; una delle più grandi tra le tantissime di questi mesi e sicuramente una delle più variegate per sigle e livello di rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro, Il Cairo, piazza Tahrir _LA MISSIONE NON E' CONCLUSA_

La testa ha raggiunto Syntagma quando la coda del corteo doveva ancora iniziare ad incolonnarsi. Subito dopo l’arrivo nella piazza simbolo della protesta, la polizia e i reparti speciali hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni per disperdere la piazza dove erano confluiti il corteo indetto dai sindacati e massicci gruppi e componenti del movimento studentesco ed anarchico. Si contano una quarantina di arresti fino a questo momento e un ragazzo rimasto colpito seriamente da un lacrimogeni, trasferito con urgenza in ospedale. Le cariche a Alexandras Avenue si avvalgono di numerosi gruppi di poliziotti in motocicletta, come spesso abbiamo visto ad Atene.

Anche a Salonicco migliaia di persone sono scese in piazza già da mezzogiorno riempiendo le strade e trovandosi quasi subito ad affrontare gli attacchi della polizia che ha tentato più volte di spezzare il corteo con granate assordanti e molti lacrimogeni. Dopo un pesante numero di arresti, il commissariato di polizia di Ano Polis è stato attaccato con bottiglie moltov, mentre gli scontri proseguono sulla strada principale.

Israele e le sue scuole di “genocidio”

23 febbraio 2011 1 commento

SCONCERTANTE! NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE E RIMANERE SENZA PAROLE!!!
Come penetrare in un territorio arabo, i briefing con Mossad e Shin Bet..una settimana a contatto con l’apartheid, dalla parte dei carnefici. Ecco quello che produce Israele, la cosiddetta democrazia del medioriente.
Qui il programma della settimana, tranquilli: tutto cibo kosher!
Maledetti.

An Israeli Adventure of a Lifetime
The Ultimate Mission to Israel
May 16-23, 2011

“A military, humanitarian, historical, judicial, religious, and political reality check.” Experience a dynamic and intensive week exploration of Israel’s struggle for survival and security in the Middle East today:

 

 

Inside Tour of the IAF Unit Who Carries Out Targeted Killings
 

Visit to the Military Court
Watch Hamas Terrorist Trial
 

ATVs Tour on the Syrian Border
 

Israel From the Air:
Small Airplanes Flight
 

Visit to Erez Crossing
on the Gaza Border
 

Visit to Forward Position on the Lebanees Border
 

Shabbat in the Western Wall

 

  • Briefings by Mossad officials and commanders of the Shin Bet.
  • Briefing by officers in the IDF Intelligence and Operations branches.
  • Inside tour of the IAF unit who carries out targeted killings.
  • Live exhibition of penetration raids in Arab territory.
  • Observe a trial of Hamas terrorists in an IDF military court.
  • First hand tours of the Lebanese front-line military positions and the Gaza border check-points.
  • Inside tour of the controversial Security Fence and secret intelligence bases.
  • Meeting Israel’s Arab agents who infiltrate the terrorist groups and provide real-time intelligence.
  • Briefing by Israel’s war heros who saved the country.
  • Meetings with senior Cabinet Ministers and other key policymakers.
  • Small airplane tour of the Galilee, Jeep rides in the Golan heights, water activities on Lake Kinneret, a cook-out barbecue and a Shabbat enjoying the rich religious and historic wonders of Jerusalem’s Old City.

For Full Itinerary.

“I now understand why the Mission is called “The Ultimate Mission”. It is indeed the ultimate mission, the name is not just marketing. The Mission has exceeded ALL my expectations in every possible area. The speakers were amazing and, even though they are very busy people, they actually showed that they found it important to be with us. The sites we saw were impressive, what an excellent choice!” .

Geraldo Lima Filho, Sao Paulo, June 2010.

First Class Accommodation:

  • Five-star accommodations at the Leonardo Plaza (formerly Sheraton) Jerusalem (Glatt Kosher);
  • Three meals a day (all Kosher);
  • Luxury bus transportation and knowledgeable tour guide;
  • A dedicated Executive Communications Center at the hotel;
  • Personal cell phone for each participant.


I have visited Israel about 15 times (since 1968). I have joined Shurat Hadin on three missions. Before my first mission, I checked references. One of the references happened to be a friend who has traveled to Israel 25 times. She told me it was the best trip she ever had, and she was repeating it also. The trip promises many interesting experiences, and delivers in spades. I would recommend this to anyone, especially someone who has visited Israel before. Outstanding program, I guarantee you won’t be disappointed!”


Howard Feldman, Del Mar, CA, June 2009

 

Costs:


Cost of the Mission is US $2,835 per person.

  • Not including air fare.
  • Based on double occupancy.
  • A mandatory donation of $500 – $5,000 per person is required. Donations are needed to assist in the funding of the terror victim litigation against the Palestinian terrorist organizations, their leaders and financial patrons. The donations will permit the survivors of the hundreds of killed and injured to seek justice and compensation through the court systems around the world. All donations in the US are tax-deductible.Shurat HaDin – Israel Law Center is a fully independent non-profit organization, unaffiliated with any political party or governmental body. Shurat HaDin’s budget relies entirely on the generosity of donors.


Contact Us:

US Phone: 212-591-9347
Israel Phone: 972-3-7514175
Israel Fax: 972-3-7514174
email: mission@israellawcenter.org

Resisti Libia!

22 febbraio 2011 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, Piazza Tahrir e i feticci della rivoluzione_

Con la testa ancora per le strade del Cairo, da dove sono rientrata da poco, riesco ad avere poco tempo e ancor meno lucidità per seguire attivamente la vicenda libica, i bombardamenti aerei sulle piazze dei manifestanti, la scia infinita di sangue che sta scorrendo per le strade di quel paese a noi tutti troppo sconosciuto.
Già quasi 600 morti, almeno per quel che arriva alle nostre orecchie, con mercenari dei paesi africani che sparano con armi a calibro pesante sui manifestanti (molte delle vittime registrate sono donne). Comunque, secondo l’International federation for human rights (Ifhr), una ong con sede a Parigi, sono circa una decina le città in mano agli insorti. Oltre a Bengasi, dice Ifhr, i ribelli hanno preso il controllo di Sirte e Torbruk oltre che di Misrata, Khoms, Tarhounah, Zenten, Al Zawiya e Zouara.
Resistete!!!

Un po’ di foto…

21 febbraio 2011 2 commenti


Camionette in fiamme

Inserito originariamente da Baruda

Con la mia solita lentezza, inizio a pubblicare un po’ di foto dell’Egitto e dei miei 5 giorni con il popolo di Piazza Tahrir e del nuovo Egitto che sta nascendo in questi giorni.
Nel frattempo è tutto il resto del mondo arabo che sta scoppiando, i paesi che non bruciano son pochi e non so quanto reggeranno.
Con il cuore tra voi, da Tahrir alla Libia e tutto il suo sangue, dai massacri in Bahrein agli scioperi ad oltranza in Yemen …

Rivoluzione d’Egitto: scope e cestini!

21 febbraio 2011 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _Tutto il potere al popolo_

Foto di Valentina Perniciaro _Tutto il potere al popolo_

La prima vittoria schiacciante è quella di essersi riappropriati delle strade, della parola, della socialità.
Tre settimane a dormire fianco a fianco e Il Cairo ora non riesce a smetterla con questa promiscuità, con quest’esaltazione dello stare insieme, finalmente, senza badare a nulla e  nessuno, tantomeno all’orologio e al coprifuoco.
Il “coprifuoco all’egiziana” è divertente perché non lo rispetta nessuno. Le strade si svuotano svogliatamente, più per quel senso di spossatezza che comunque inizia a colpire dopo questo mese senza quasi mai tornare a casa.
La prima vittoria schiacciante, dicevo, è proprio stare insieme e tutti, senza distinzioni religiose né di genere.
C’è la scusa di pulire poi! Ed è dilagata nel paese intero, dalla capitale ad Iskyndriya (Alessandria), dalle città dal Delta alla ribelle Suez, la più incazzosa e radicale nei giorni della rivoluzione.

Foto di Valentina Perniciaro _Mubarak chi?? 😉

Ora i giovani e i giovanissimi, che poi compongono la stragrande maggioranza di questo paese, hanno deciso che quelle sporchissime strade (incredibili!! Anche a causa degli scioperi costanti delle settimane precedenti) le ripuliranno una ad una…
e così a migliaia li vedi, a gestire le loro città e ripulirle: le piazze e le strade dove, pettorina e guanti, scope pennelli e vernice, hanno anche una fitta autorganizzazione per la gestione del traffico!
Al centro delle rotonde, questi neo-ventenni gestiscono il traffico della città dimostrando l’inutilità di tutte le divise che infestavano la città (e ci tengono a sottolinearlo in ogni conversazione)… nel frattempo volantinano e vendono i gadget della rivoluzione che qua e là producono per finanziare tutti quei barattoli di vernice con cui stanno ricolorando marciapiedi e ringhiere, panchine e pali …
Poi i giornali…è un continuo correre di ragazzini e fanciulle con fasci di giornali al braccio.
“Il popolo della rivoluzione”, “L’alba” … ogni giorno ne spunta qualcuno, venduti da attivisti e militanti in tutti i locali, infilati nelle macchine, nei milioni di taxi, tirati ai soldati che stazionano sui tank agli angoli delle strade.
Si parla, si scrive, si volantina…
i quattordicenni buttati nelle aiuole mettono per iscritto la LORO Costituzione: se ne scriveranno centinaia al giorno. In ogni strada e marciapiede, in ogni aula di scuola, nei tetti sbilenchi che vedono il sole filtrato dallo smog e dalle tempeste di sabbia dell’inizio primavera…
che atmosfera…..

Foto di Valentina Perniciaro _VIA!ANDATE VIA! L'Egitto è un paese nuovo e mai tornerà come prima!__

Il mio Egitto tra le strade…primi racconti

21 febbraio 2011 4 commenti

Difficile stare al passo con i tempi in questi giorni, soprattutto quando si prova a capire quel che accade, con i propri occhi, in un paese e nel frattempo anche tutti quelli intorno vengono giù, come tasselli di domino con la base incrinata.
Sono tornata dall’Egitto solo ieri sera e in questa settimana di aria di rivoluzione non ho mai avuto modo di aggiornare queste pagine, di riportare le conversazioni fatte, le sensazioni provate, le rivendicazioni ascoltate: poco tempo per elaborare quel bombardamento di colori e parole che ho condiviso con loro.

Foto di Valentina Perniciaro _ora che possiamo abbracciarci liberamente..._

Inizio oggi a raccontarvi un po’, a mostrarvi un po’ di quelle immagini….

Foto di Valentina Perniciaro _la missione non è terminata_

Foto di Valentina Perniciaro _la missione non è terminata_

Il nostro arrivo è stato nel pieno della preparazione del giorno della gioia e della continuazione, che venerdi ha portato, solo in Midan Tahrir al Cairo, circa tre milioni di persone.
Era un appuntamento importante ed è andato al di sopra di tutte le aspettative: inizialmente chiamata come la manifestazione in ricordo dei martiri delle giornate della rivoluzione, poi la piattaforma è mutata rapidamente.
Non una manifestazione CONTRO l’esercito, che non è proprio il caso di definirla così, sarebbe errato e controveritiero,  ma sicuramente un messaggio chiaro lanciato contro la giunta militare e le sue teste.
Tutto il potere al popolo urlavano, anche abbracciando i soldati sopra i tank che sorvegliano la città da giorni e bonariamente…
un messaggio chiaro che l’esercito deve aver recepito.
Non si torna indietro…l’esercito deve garantire la transizione, deve garantire l’arrivo alle elezioni, deve garantire ORA che le organizzazioni che stanno nascendo abbiano tempi e luoghi per costruirsi e crescere, ma deve stare al posto suo.
Il potere totale che ha ora deve rapidamente passare nelle mani del “popolo della rivoluzione”. Punto.
Su questo nessuno in quella piazza sembrava transigere , malgrado il rispetto e l’amore che sembrano tutti avere per i soldati.
C’è un rispetto infinito per quei soldati soprattutto per il comportamento che hanno avuto nei giorni della rivoluzione: tanti sono stati gli ordini non eseguiti, nulla è stato mai fatto per fermare il popolo di Tahrir, anzi.
Quel popolo ha visto i soldati non credere ai loro occhi e lanciare la propria divisa per buttarsi tra la gente (ai loro colleghi è “toccato” arrestarli per qualche ora poi)…quel popolo ha visto i capi dell’esercito chiedere di sparare sulla piazza per far tornare tutti a casa e ha visto i soldati puntare i fucili dalla parte opposta, verso la Baltagheyya a cavallo che voleva bloccare il processo rivoluzionario.

Foto di Valentina Perniciaro _Egitto libero e unito_

Quell’esercito è amato perchè è stato palesemente dalla loro parte in quelle giornate, ed anche se questo non può bastare, è stato importante in quei giorni e non possono dimenticarlo: non più un poliziotto, quello era l’obiettivo di tutti.
Quello si è ottenuto…e l’esercito non ha mosso un dito per fermare questo moto inarrestabile contro quelle divise.
L’infinito potere della polizia è cessato…non più divise blu per quelle strade, non più minacce, non più mazzette, non più violenza gratuita su tutti e tutte, sempre.
Il primo passo di questo processo di liberazione è stato spazzarli via, bruciare ogni caserma, ogni camionetta, ogni galera; nella capitale come nei piccoli centri…piazza pulita, piazza libera, piazza liberata.
Il secondo quello di stare tutti uniti, di fare per la prima volta del popolo egiziano un popolo solo, senza divisioni…e per ora la vittoria su questo fronte è schiacciante e meravigliosa.
Fratelli Musulmani, copti, comunisti … il popolo egiziano ora è uno. Variegato e felice…speriamo sappia sfruttare questo momento…

(a tra un po’, che ce ne abbiamo di cose da raccontarci…!)

Foto di Valentina Perniciaro _mai sorriso così tanto_

Il giorno della gioia e della continuazione

18 febbraio 2011 2 commenti

Nessun modo di aggiornare questo blog…
ricarico le macchinette e torno a Tahrir dove il milione di manifestanti è stato di molto superato già alle 2 del pomeriggio!
Le richieste sono tante di questo popolo…ora vogliono che l’esercito molli tutto il potere che ha nelle mani!
9 richieste, chiare e concise che fanno capire che questo popolo ha voglia di farla sul serio questa rivoluzione, giorno dopo giorno, passo dopo passo, sorriso su sorriso.
A presto…io torno tra quel milione festante e rabbioso!
TUTTO IL POTERE AL POPOLO è lo slogan più urlato!
…e come lo sottoscrivo!!!

500 scatti da scaricare…prima o poi troverò il tempo per martellarvi!!
😉

Le donne di Piazza Tahrir

16 febbraio 2011 4 commenti

“Scusateci, abbiamo pensato per una vita intera che voi eravate nemiche del popolo egiziano e musulmano. Scusateci se non abbiamo capito che siamo una cosa sola, anche se diversi!”

E’ stata una delle frasi più ripetuta nelle giornate e notta di Piazza Tahrir.
Chissà che colpo per un islamico integralista, per un componente della Fratellanza Musulmana, trovarsi a vivere una rivoluzione (qui, chi è più abituè della politica parla di Intifada e non di Thaura “rivoluzione…giustamente) così spontanea e soprattutto stracolma di donne.
Per notti e giorni interi uomini e donne, velate e non, hanno dormito fianco a fianco per terra, hanno rischiato la vita, si sono divisi le pietre da lanciare per difendersi… e queste sono le loro continue scuse, sia degli esponenti che della gente che ti ferma a parlare per strada.
Mai nessuno avrebbe immaginato ci fossero tutte queste donne in Egitto, te lo dicono gli uomini con visi felici ed increduli…sono tante, sono tutte bellissime, sono diverse.
C’è stato di tutto in piazza Tahrir..gli uomini dalle barbe maomettane, integralisti sunniti, hanno dovuto convivere con quelle che hanno sempre considerato puttane, serve dell’occidente: da loro invece sono stati ricuciti, da loro hanno preso volantini, accanto a loro e ai loro capelli sciolti hanno dormito e rischiato la vita.
Questa è la più bella delle rivoluzioni che ho visto in queste ore egizie: le donne guardano dritte negli occhi, le donne prendono i megafoni e urlano, le donne alzano la voce e soprattutto ridono.
C’è una forte riappropriazione della propria libertà, in tutti i campi.
Questo è un popolo che non ha mai potuto parlare, ballare, bere e giocare, nè tantomeno organizzarsi e fare politica: è un popolo che nella sua millenaria storia ha vissuto solo oppressione e repressione.
Ora hanno cacciato via tutte le divise…
ora si riuniscono, creano movimenti e partiti, non mollano le strade, non mollano le rivendicazioni nei posti di lavoro…non mollano.
E come si potrebbe tornare indietro…ormai la libertà la stanno assaggiando, gli sguardi di un intero popolo sono cambiati.
Ora qui arrivano solo i megafoni e le urla, gli slogan e i clacson festanti e in teoria tra 2 ore inizia il coprifuoco!

Belli e soprattutto BELLE!! Buon lavoro, che non state che all’inizio!
Niente foto che tempi e connessione non me lo permettono, ma tanto vi  bombarderò di scatti, solo un po’ di pazienza

Passeggiando per una strana rivoluzione

15 febbraio 2011 1 commento

Veramente complicato aggiornare queste pagine da qui.
Siamo al-Cairo, una citta’ in pieno giubilo, una citta’ che vive per la strada da settimane e che sembra abbia vinto i mondiali, piu’ che una rivoluzione.

Il Cairo, 15 febbraio 2011 _Foto di Valentina Perniciaro_

Tutti a vendere bandiere dell’Egitto, cordoncini da legare in fronte con scritto ‘Io amo l’Egitto’ o ‘L’Egitto e’ al di sopra di tutto’…
i giovani, soprattutto, sono ora impegnati strenuamente nel ripulire la zona della citta’ che si e’ vissuta le lunghe giornate di Piazza Tahrir.
Secchi di vernice bianchi e neri rivestono i marciapiedi di nuova luce, le ringhiere degli spartitraffico ora puzzano e appiccicano di fresca vernice verde, le scope vengono quasi litigate dai bimbi, che spostano la polvere da un punto all’altro.
Una situazione un po’ surreale: forse sono io un po’ antica, ma avevo un altro concetto di rivoluzione, estremamente diverso.
Ma tant’e’…questo e’ quello che abbiamo davanti agli occhi in queste ore..la gente dei ‘giorni della collera’ sembra voler solo festeggiare e occupare le strade, le donne urlano slogan da sotto i loro veli coloratissimi, i bimbi si disegnano la bandiera sul volto e chiedono senza timidezza di salire sui tank, che sorvegliano quasi ogni strada.
Oggi poi, giornata di festa: e’ il compleanno di Maometto e la citta’ si sta preparando ai festeggiamenti di Said Zeinab, questa sera.
Domani proviamo a lasciare la citta’…o per il Delta e Alessandria, o per Suez, idea piu’ allentante. Il livello edllo scontro in quella citta’ e’ stato radicale: gli attacchi alla polizia e ai commisariati inarrestabili finche’ l’ultima fiammata s’e’ portata via tutto…
poi ci sono i lavoratori, a tonnellate e vorrei poter capire cosa accade da quelle parti.
Nel frattempo l’ex rais, Hosni Mubarak, sembra sia in fin di vita e che rifiuti anche le cure…pare sia questione di momenti!
Il popolo d’Egitto aspetta, affidandosi completamente al suo esercito tanto amato (proprio cosi’), soddisfatti e orgogliosi di non aver piu’ un poliziotto per le stade.
”Barra, Qalas! Fuori, e’ finita. Ora siamo liberi, puoi fotografare quello che vuoi, e’ finita”
Penso che per parlare di ‘rivoluzione’ ce ne voglia ancora…ma almeno, si stanno riappropriano giorno dopo giorno della possibilita’ di parlare, muoversi e ridere senza dover rendere conto.
Che gioia vedere questa loro gioia.

Il Cairo, 15 febbraio _Foto di Valentina Perniciaro

A tra qualche ora, Egitto “libero”

13 febbraio 2011 1 commento

Tra poche ore vengo a sbirciare un po’…
vengo a vedere coi miei occhi se ce la fate sul serio a liberarvi da secoli d’oppressione, vengo a vedere se ce la fate a dare una spallata pure all’esercito, vengo a fare una partita di scacchi buttata su qualche aiuola, vengo a vedere le vostre fabbriche in sciopero, le vostre facoltà festose.
Vengo tra voi, perchè non posso farne a meno,
perchè voglio passare qualche ora, qualche manciata di giorni tra voi festanti e increduli,
perché vorrei vedere coi miei occhi se avete voglia di farla questa rivoluzione o volete credere al fatto che il potere “si passa”.
Vediamo se avete voglia di prendervelo, insieme alla libertà, TUTTA INTERA.

A Tra qualche ora, EGITTO!
Ci si riaggiorna dalle rive del Nilo

S’E’ DIMESSO! L’EGITTO SEMBRA LIBERO!

11 febbraio 2011 1 commento

“Cittadini, in nome di Dio misericordioso, nella difficile situazione che l’Egitto sta attraversando, il presidente Hosni Mubarak ha deciso di dimettersi dal suo mandato e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari del paese. Che Dio ci aiuti”
ecco le parole di Sulemain…..e piazza Tahrir esplode di gioia!

AFP PHOTO/PATRICK BAZ

Un concerto d’addio

11 febbraio 2011 1 commento

Qualche millennio fa, a Ba'albek

Qualche millennio fa, a Ba'albek

Prologo

A voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.

Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio metter il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò,
in ogni caso,
un concerto d’addio.

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso. D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
Che nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale.

I

Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste
sei stata concepita, maledetta?

Sono anguste le strade per una tempesta di gioia.
Gente adorna la festa senza posa attingeva.
Penso.
I pensieri, grumi di sangue,
infermi e rappresi strisciano via dal cranio.

Io,
taumaturgo di ogni tripudio,
non ho con chi andare alla festa.
Cadrò di schianto, supino,
sfracellandomi il capo dulle pietre del Nevskij!
Ho bestemmiato.
Ho urlato che Dio non esiste,
e lui ha tratto dal fondo dell’inferno
una donna che farebbe tremare una montagna
e mi ha comandato:
amala!

Dio è soddisfatto.
Nell’erta sotto il cielo
un uomo tormentato s’è inselvatichito e spanto.
Dio si stropiccia le mani.
Dio pensa:
aspetta, Vladimir!
L’ha escogitato lui, lui,
per non farmi scoprire il tuo mistero,
di darti un marito vero
e di porre sul pianoforte note umane.
Se furtivo m’accostassi alla soglia della tua alcova, per far la croce sulla nostra coperte,
lo so,
si sentirebbe puzzo di lana bruciata
e fumo sulfureo si leverebbe dalla carne del diavolo.

Ma invece fino all’alba
l’orrore che tu fossi condotta ad amare
m’ha sconvolto,
e le mie grida
ho sfaccettato in versi,
gioielliere già in preda alla follia.
Giocare a carte!
Sciaquare
nel vino la rauca gola del cuore!

Non ho bisogno di te!
Non voglio!
Non importa,
lo so
che creperò fra breve.

Se è vero che esisti,
o Dio,
o mio Dio,
se hai intessuto il tappeto di stelle,
se questo tormento,
moltiplicato ogni giorno,
è, Signore, una prova mandata giù da te,
indossa la toga del giudice.
Aspetta la mia visita.
Sono puntuale,
non tarderò d’un giorno.
Ascolta,
altissimo inquisitore!

Serrerò la bocca.
Non udiranno un grido
dalle labbra morse.
Legami alle comete, come alle code dei cavalli,
trascinami,
squarciandomi sulle punte delle stelle.
Oppure,
quando l’anima mia sloggerà
per venire al tuo tribunale,
accigliandoti ottusamente,
come una forca
distendi la Via Lattea,
e subito impiccami come un criminale.
Fa quello che ti pare.
Squartami, se vuoi.
Io stesso, giusto, ti laverò le mani.
Però,
ascolta!
Portati via la maledetta,
che m’hai comandato d’amare!

Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste
sei stata concepita, maledetta?

Foto di Valentina Perniciaro _biforcazioni in salita_

II

Il cielo
fumoso, immemore d’azzurro,
e le nubi a brandelli come profughi
rischiarerò nell’alba del mio ultimo amore,
vivido come l’incarnato d’un tisico.
La mia gioia ricoprirà il ruggito
dell’ammasso, dimentico
del tepore domestico.
Uscite dalle trincee.
Combatterete dopo.

Anche se dura la battaglia,
ubriaca di sangue e vacillante come Bacco,
le parole d’amore non sono vane.
Cari tedeschi!
Io so
che avete sul labbro
la Margherita di Goethe.

Muore il francese
sulla baionetta sorridendo,
con un sorriso si schianta l’aviatore ferito,
se ricorda
il bacio della tua bocca,
Traviata.

Ma a me che importa
della rosea polpa,
che i secoli masticheranno?
Oggi stendetevi ad altri piedi!
Canto te,
imbellettata,
fulva.

Forse di questi giorni,
orrendi come aguzze baionette,
quando i secoli avranno canuta la barba,
resteremo soltanto
tu
ed io,
che t’inseguirò di città in città.

Sarai mandata di là dal mare,
ti celerai nel covo della notte:
ti bacerò attraverso la nebbia di Londra
con le labbra di fuoco dei lampioni.

In lente carovane percorrerai i torridi deserti,
dove stanno leoni in agguato:
per te
sotto la polvere, strappata dal vento,
sarà un Sahara la mia guancia ardente.

Con un sorriso sulle labbra guardami,
vedrai
che torero io sono!
E d’improvviso
getterò sul tuo palco la mia gelosia
come l’occhio morente del toro.

Se portando il tuo passo distratto sul ponte
penserai
che ti sta bene laggiù,
sarò io
sotto il ponte la corrente della Senna,
e ti chiamerò,
digrignando i putridi denti.

Con un altro incendierai nel fuoco dei cavalli
Strelka o Sokolniki.
Io starò in alto a farti soffrire
con un’ignuda luna in attesa.

Sono forte,
avranno bisogno di me
e mi ordineranno:
muori in battaglia!
Il tuo nome
sarà l’ultimo,
rappreso sul mio labbro lacerato dal proiettile.

Finirò sul trono?
O a Sant’Elena?
Dominati i flutti tempestosi della vita,
sarò ugualmente candidato
al regno dell’universo
e al lavoro forzato.

Se è mio destido d’essere re,
il tuo viso
ordinerò di coniare al mio popolo
nell’oro vivo delle mie monete!
O laggiù,
dove si scolora il mondo nella tundra,
dove traffica il fiume col vento del nord,
sul ferro graffierò il tuo nome, Lilia,
e le catene bacerò nel buio della galera.

Ascoltate, immemori dell’azzurro del cielo,
irsuti,
come bestie feroci.
Al mondo, forse,
questo ultimo amore
è un’alba vivida come incarnato di un tisico

III

Scorderò l’anno, la data, il giorno.
Mi chiuderò solo con un foglio di carta.
Avverati, magia sovrumana,
delle parole illuminate di pianto!

Oggi, appena entrato nella tua casa,
mi sono sentito
a disagio.
Tu celavi qualcosa nell’abito di seta
e s’effondeva nell’aria un profumo d’incenso.
Sei felice?
Hai risposto un freddo:
“Molto “.
L’inquietudine ha rotto l’argine della ragione.
Accumolo disperazione, nel delirio della febbre.

Ascolta,
tanto non ci riesci
a celare il cadavere.
Scagliami in viso la parola terribile.
Ogni tuo muscolo urla
lo stesso,
come in un megafono:
è morto, è morto, è morto.
No,
rispondi.
Non mentire!
(Come farò a tornare indietro così?)
Come due tombe
ti si scavano gli occhi nel viso.

Le due fosse si inabissano.
Non se ne vede il fondo.
Mi sembra
di crollare dal palco dei giorni.
Come una fune, ho teso l’anima sul precipizio
e vi ho fatto l’equilibrista, giocoliere di parole.

Lo so,
ormai l’ha consunto l’amore.
Da tanti segni indovino la noia.
Fammi tornare giovane nell’anima.
La gioia del corpo fà di nuovo conoscere al cuore.

Lo so,
per una donna sempre si paga.
Non fa niente,
se intanto,
non ti vestirò con l’elegante abito di Parigi
ma soltanto col fumo della sigaretta.

Il mio amore,
come un apostolo d’età remote,
diffonderò oer mille e mille strade.
Da secoli è pronta per te una corona,
ove sono incastonate le mie parole:
arcobaleno di spasimi.

Come fecero vincere Pirro
gli elefanti con passi di due quintali,
così io ho sconvolto il tuo cervello col passo del genio.
Invano.
Non potrò piegarti

Gioisci,
gioisci
d’avermi finito!
Ora è tale l’angoscia che desidero
soltanto fuggire al canale
e il capo cacciare nell’acqua digrignante.

Mi hai offerto le labbra.
Con quanta indifferenza.
Le ho sfiorate e m’hanno ghiacciato.
M’è parso di baciare in penitenza
un monastero intagliato nella fredda pietra.

Hanno sbattuto
la porta.
È entrato lui,
rorido della gaiezza delle strade.
Io
con un gemito mi sono spezzato in due.
Gli ho gridato:
” Va bene!
Me ne andrò!
Va bene!
Rimarrà tua.
Ricoprila di stracci,
le sete appesantiscono le sue timide ali.
Bada che non s’involi.
Appendile al collo
come una pietra collane di perle!”.

Oh, questa
che notte!
Ho spremuto a non finire la mia disperazione.
Al mio pianto e al mio riso
il muso della stanza d’è torto in una smorfia d’orrore.
E come una visione sorse a te il suo sembiante,
sul suo tappeto effondevi l’aurora dei tuoi occhi,
quasi in sogno evocasse un nuovo Bjalik
un’abbagliante regina dell’ebraica Sion.

Nel tormento ho piegato i ginocchi
dinanzi a colei che non è più mia.
A mio paragone
re Alberto,
arresosi con tutte le sue fortezze,
è un festeggiato ricolmo di regali.

Indoratevi al sole, fiori ed erbe!
Dilagate in primavera, vita di tutti gli elementi!
Io un solo veleno desiderio:
bere e bere sempre versi.

Tu che hai saccheggiato il mio cuore,
privandolo di tutto,
e nel delirio m’hai lacerato l’anima,
accogli, cara, il mio dono,
forse più nulla io potrò inventare.

Onorate a festa la data di oggi.
Avverati,
magia simile alla passione di Cristo.
Vedete,
sulla carta sono trafitto con chiodi di parole.
— Vladimir Majakovskij —
IL FLAUTO DI VERTEBRE

Foto di Valentina Perniciaro _ tra poco ritorno eh?!_

Mubarak prende in giro il suo paese, ancora una volta

11 febbraio 2011 1 commento

Ascoltando e guardando le immagini in diretta da Al-Jazeera vengono i brividi. Guardando questo video vengono i brividi, almeno a me: si vede da ognuno di quei sorrisi che la rivoluzione sta passando tra le loro mani. Qualunque fine faccia questo movimento di rivolta e liberazione, sta mutando il volto di quel popolo.

E’ il diciottesimo giorno che piazza Tahrir respira quell’aria rivoluzionaria di riappropriazione della propria libertà, ma sembra essere già il più imponente. Gli inviati dell’emittente qariota ci descrivono una piazza insolitamente piena per l’orario: ma il discorso di ieri sera di Hosni Mubarak ha mobilitato anche i più timidi a scendere per le strade. La rabbia ieri è esplosa nuovamente: le parole del presidente hanno deluso tutti, le mancate dimissioni hanno lasciato attonita la piazza e il mondo intero.
Ieri sera, con una parlata quasi irriconoscibile, il presidente ha illuso per qualche minuto tutti ma poi ha dichiarato che non lascerà totalmente la presidenza fino alle nuove elezioni, passerà i poteri al suo vicepresidente, ma non se ne andrà : non se ne va, non c’è niente da fare. Un discorso quasi da martire, un discorso centrato sul dire che lui non lascerà mai il suo suolo natale, che è vissuto per l’Egitto e per l’Egitto morirà. Ha anche detto ” ai giovani e agli eroi d’Egitto” di tornare alle proprie case senza ascoltare le emittenti televisive che incitano alla sedizione. Doveva essere il discorso dell’addio, la piazza se lo aspettava in questi termini ed invece è apparsa l’ennesima presa in giro, a reti unificate.
Piazza Tahrir è impazzita di rabbia. Gli slogan sembravano rimbombare per tutto il Sahara a leggere i racconti di chi se la sta vivendo (e la mia invidia supera ormai tutti i livelli sopportabili).
La diretta tv della mattianta è chiara, le telecamere e i microfoni che raccontano queste giornate mostrano centinaia di migliaia di persone pronte a restare, a continuare, a non tornare a casa finché non ci sarà un paese libero, libero almeno da quella classe dirigente di corrotti e torturatori che hanno tenuto il timone per decenni. Non se ne vanno, malgrado anche l’esercito abbia chiesto di rientrare nelle proprie case…non se ne vanno.La libertà non si restituisce al proprio carceriere, la si tiene stretta.

El-Baradei, illustre figura dell’opposizione ed ex capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha lanciato su twitter un appello quasi disperato dopo il discorso di Mubarak: “L’Egitto esploderà. L’esercito deve salvare il paese”. I suoi commenti sulle parole di Hosni sono lapalissiani: una presa in giro colossale dichiarare di passare i poteri ad Omar Suleiman (vice presidente) senza però dimettersi, “come si può essere un presidente senza poteri?” chiede in diretta alla Cnn.
L’esercito è sempre più schierato da parte dei manifestanti: da ieri hanno messo nero su bianco il loro sostegno alla protesta e il loro supporto. Stamattina il maggiore Ahmed Ali Shouman ha riferito di “15 ufficiali ( i gradi vanno da capitano a tenente colonnello) hanno aderito alla protesta; i nostri scopi e quelli del popolo sono gli stessi, il popolo e l’esercito sono uniti”. E in effetti queste parole sembrano confermarsi da diciotto giorni dalle migliaia di immagini che arrivano da tutto il paese oltre che dalla piazza ormai simbolo di questa orgogliosa rivolta per la libertà.
Ad Alessandria, seconda città egiziana, le strade stanno già esplodendo dalle nove di questa mattina:
questo venerdì sarà bollente

Ci riaggiorniamo più tardi.

Hiroko Nagata, leader dell’Armata Rossa Unita, è morta dopo 29 anni di braccio della morte

8 febbraio 2011 4 commenti

Muore in carcere Hiroko Nagata, leader dell’Armata Rossa Unita 40 di detenzione, 29 nel braccio della morte

Dopo 40 anni di detenzione, di cui 29 nel braccio della morte, distrutta nella mente e nel corpo, è morta sabato notte in carcere, a Tokyo, Hiroko Nagata. Domani avrebbe compiuto 66 anni.

Negli anni ’70 dopo aver fatto parte del movimento studentesco  fondò assieme a Tsuneo Mori, morto suicida in carcere dopo appena un anno di detenzione, l’Armata Rossa Unita, piccolo ed  efferato gruppo di estrema sinistra che si proponeva di provocare la rivoluzione armata in Giappone. Dopo aver ordinato l’esecuzione di due compagni “traditori”, la Nagata e Mori misero insieme un gruppo di “rivoluzionari” e, finanziandosi con rapine, si diedero alla clandestinità. Nella ricerca di ottenere massima consapevolezza e dedizione alla causa, Mori e la Nagata condussero feroci sedute di autocritica, finendo per provocare, direttamente o indirettamente, la morte di 14 compagni. Vicende che, non senza polemiche, sono state narrate nel controverso film di Koji Wakamatsu, “United REd Army”, presentato a Berlino nel 2008.

Arrestati nel 1972, furono entrambi condannati a morte. Mori riuscì a suicidarsi in cella dopo appena un anno, evento che provocò da parte delle autorità giapponesi un ulteriore inasprimento delle condizioni di detenzione, già particolaremente pesanti e crudeli, di Hiroko Nagata. Ammalata di cancro, Nagata era stata operata per la prima volta nel 1986, molto in ritardo, e le sue condizioni erano ulteriormente peggiorate nel 2003, quando fu colpito da un ictus. Da allora è rimasta, praticamemte senza cure e senza diritto di visita, fino a ieri.

 

Oggi si sono svolti,  in forma assolutamente privata, i funerali. Alla cerimonia, svoltasi nel crematorio pubblico di Shinagawa, a Tokyo, erano presenti solo 10 persone, tra i quali il marito, che l’aveva sposata in carcere subito dopo la condanna, e alcuni compagni dell’epoca, tornati  a piede libero dopo oltre 20 anni di reclusione. In Giappone la condanna a morte, una volta passata in giudicato, non può essere commutata, non può essere oggetto di grazia e impone condizioni  di detenzione durissime. E l’esecuzione, che avviene per impiccagione, viene comunicata al detenuto appena poche ore prima. Hiroko Nagata ha aspettato, inutilmente, 29 anni di essere “liberata” dal peso dei delitti di cui si era resa responsabili, senza peraltro mai pentirsene. “Ho provato un senso di profonda tristezza. E di paura. Non mi era mai successo” ci ha detto, visibilmente commosso, Kim Kwanji, uno dei pochi membri dell’Armata Rossa ad aver evitato il carcere. Per 15 anni, periodo dopo il quale scatta la prescrizione, è riuscito a vivere in clandestinità, senza peraltro mai rifugiarsi all’estero, elemento questo che , nella legge giapponese, sospende la prescrizione

preso da Dal Giappone col furore

[Isabelle Sommier, nel suo libro La violenza rivoluzionaria. L’esperienza armata in Francia, Germania, Giappone , Italia e Usa parla molto della nascita e delle azioni dei gruppi armati giapponesi e dell’Armata Rossa Unita. E’ chiara ed esplicita nel raccontare il modo in cui “purificavano” la loro organizzazione. Prima del loro primo omicidio politico, ai danni per altro della moglie di un poliziotto, avevano giustiziato due compagni che volevano abbandonare l’organizzazione. Alla fine della loro storia si conteranno 14 militanti “che perdono la vita in circostanze particolarmente infami”.]

 

Egitto: gli assassini di Hosni Mubarak

7 febbraio 2011 1 commento


Non serve alcuna parola per descrivere questa scena.
Abbiamo visto piazza Tahrir e la sua massa in rivolta attaccata dagli sgherri di regime,  abbiamo visto un popolo che richiede libertà e democrazia attaccato da “milizie” su cavalli e cammelli, che sparavano e lanciavano molotov…
abbiamo visto un bel po’ di questa rivolta egiziana grazie alla capacità della rete di non lasciarci mai lontani dalle piazze rivoltose e dalle urla di guerriglia.
Ed ora vediamo il cecchinaggio, vediamo come la polizia ammazza gente inerme.
Questa foto dimostra cosa avviene dai tetti delle questure e dei commissariati….
la parola in oro che vedete in primo piano “Shurta” , vuol dire polizia…

I funerali di Franca Salerno

5 febbraio 2011 15 commenti

Il mio corpo non aveva mai sostenuto quello di un corpo morto.

Baruda _I funerali di Franca Salerno_

Le mie spalle non avevano mai sorretto una bara prima di ieri pomeriggio… e ringrazio tutte di avermi coinvolto inaspettatamente.
Portare Franca sulla mia spalla è stata una grande emozione,
il suo peso sulle mie spalle è stato piacevole, il suo peso e quello della sua storia in questo modo sono entrate ancora di più nel mio corpo. Noi donne, a portare il tuo corpo.
Siamo donne Franca mia, e la rivoluzione -quando decidiamo di farla, che ci sia o no- passa sempre su di noi,  ci lacera la carne, ci entra dentro
Tu lo sai bene, sorella e compagna, madre e combattente: lo sai bene perchè la tua strada non ha avuto mai pace, mai una passeggiata che non fosse una faticosa salita.
Perchè il tuo corpo ha sempre pagato, perché hai messo al mondo una meraviglia che c’ha lasciato troppo troppo presto, perché da quando eri poco più di una bimbetta hanno cercato di spezzare il tuo volo e alla fine, comunque, non ci sono mai riusciti del tutto.
Portava i tuoi occhi quel dolce Antonio che tutti noi abbiamo amato, portava i tuoi occhi, occhi liberi!

Baruda _I funerali di Franca Salerno_

Ed ora tu libera lo sei sul serio…ora non ci sarà cemento né sbarre a fermare il tuo cammino e il tuo sguardo. E’ finito il dolore, ora sei libera come quel sorriso che c’hai donato-
Ora sei evasa sul serio da quella galera, come già aveva fatto il tuo corpo combattente e troppo libero per sottostare alla follia e alla tortura del carcere, del carcere speciale, dell’isolamento.
Non so come trovare le parole per salutarti, voglio solo dirti che la tua storia è la mia storia.
Che per me sei TUTTA da ricordare: la Franca della sua adolescenza in fuga, della sua militanza, della scelta delle armi, del carcere, delle evasioni, dei pestaggi sul pancione, dei primi anni di tuo figlio in isolamento con te in un carcere speciale sardo, della sua morte poi dopo che finalmente eravate tornati insieme, e poi la tua malattia e il modo in cui l’hai combattuta.
Ciao Franca, grazie

LINK:
Una vecchia intervista con Franca Salerno
Ciao Anto’
L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale
Ciao Franca, cuore nostro
La copertina con la stella

Baruda _ciao Franca, cuore e sangue nostro_

Egitto: esplode il gasdotto che rifornisce Israele

5 febbraio 2011 Lascia un commento

THE BIG BANG!!!

Caspita che botto!! Nel dodicesimo giorno della “rivoluzione” (inshallah) egiziana, un gruppo di sabotatori ha colpito il gasdotto che rifornisce lo stato di Israele, della compagnia egiziana Emg. 
E’ avvenuto intorno alla cittadina di El-Arish, a pochi chilometri dal confine con Rafah e la Striscia di Gaza: il governatorato del nord Sinai che ha dato la notizia dell’esplosione riferisce anche che non ci sono viittime (solo due persone ferite lievemente) i perchè il tutto è avvenuto lontano dal centro abitato. L’esplosione precisamente è avvenuta nell’area di Sheikh Zuwayed, quindi a una decina di chilometri solamente col confine.
La forte esplosione, che ha devastato anche la principale stazione di pompaggio, è stata avvertita nel raggio di alcuni kilometri e poco fa è stato domato l’incendio scoppiato subito dopo: il fumo era visibile anche dalla Striscia, a 70 kilometri di distanza.
Il flusso di gas verso Israele è stato sospeso: lo stato ebraico riceve oltre il 40% del proprio fabbisogno nazionale, che arriva al porto di Ashqelon per poi essere impiegato in alcune centrali elettriche. Poco fa la radio militare israeliana ha comunicato che la zona del gasdotto colpita non è quella che rifornisce Israele ma la Giordania: niente di tutto ciò è confermato dal fronte egiziano.

Intanto altri 800 soldati israeliani sono andati, su ordine del primo ministro Bibi Netanyahu, a rimpolpare il confine con il Sinai e rimpiazzare totalmente la polizia.

 

L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale

4 febbraio 2011 16 commenti

Prendo da Infoaut questo racconto dell’evasione di Franca e Maria Pia.
Proprio oggi, proprio ora, appena rientrata dai funerali di Franca Salerno. Funerali di cui ancora non riesco a scrivere…
CIAO FRANCA

I primi mesi del 1977 furono caratterizzati, in tutta Italia, da numerose rivolte all’interno delle carceri e da un consistente numero di evasioni da parte di militanti politici. Tra queste si annovera quella di Franca Salerno e Maria Pia Vianale, militanti dei Nuclei Armati Proletari, avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 Gennaio; grazie ad un’azione coordinata tra l’interno e l’esterno dell’edificio, le due militanti riuscirono infatti ad evadere dal carcere femminile di Pozzuoli in cui erano rinchiuse in attesa del processo. Il progetto di fuga comprendeva inizialmente anche la terza compagna di cella delle due Nappiste, Rosaria Sansica, la quale decise però di rinunciare perché aveva ottenuto qualche tempo prima la libertà provvisoria per motivi di salute.

Oggi, l'ultimo saluto a Franca

Oggi, l’ultimo saluto a Franca

In quel periodo l’azione dei NAP era rivolta soprattutto alla liberazione dei militanti arrestati e a far sì che i processi in cui erano coinvolti non potessero aprirsi (obiettivo che veniva perseguito creando difficoltà a formare la giuria popolare e tramite una serie di proclami e ricusazioni volti a vanificare l’intero procedimento processuale), motivo per cui l’evasione fu programmata in concomitanza con il primo processo ai NAP che si stava svolgendo a Napoli, in cui erano imputate anche Franca Salerno e Maria Pia Vianale. Questa linea d’azione venne tra l’altro ribadita nel comunicato diffuso dall’organizzazione subito dopo la fuga dal carcere di Pozzuoli, in cui si legge: “La nostra libertà come è dovere di ogni rivoluzionario ce la riprenderemo da soli evadendo. Dalle carceri dai ghetti dove ci costringe la società borghese usciremo con le nostre forze. L’evasione è un momento della nostra lotta alla repressione di Stato”. Il ciclo di evasioni e rivolte mise in difficoltà le autorità carcerarie che, nel caso di Pozzuoli, licenziarono il Direttore del carcere nel tentativo di ricondurre a una negligenza della direzione quella che in realtà era un’azione politica su scala nazionale che non poteva non destare preoccupazione in chi quotidianamente si affannava a garantire un ordine ormai ampiamente compromesso.

Ai funerali di Franca Salerno, ex militante dei NAP, mamma del nostro Antonio [Foto Baruda

Il 24 Gennaio, in sede processuale, la fuga delle due Nappiste venne rivendicata tramite la lettura del seguente comunicato:“Sabato 22 Gennaio, alle ore 4, l’organizzazione comunista combattente NAP ha attaccato il carcere-lager di Pozzuoli. L’azione tendente alla liberazione delle compagne Franca Salerno e Maria Pia Vianale, militanti dell’organizzazione, si è sviluppata con un attacco coordinato interno-esterno ed ha raggiunto in pieno l’obiettivo fissato…il terreno reale dello scontro si sviluppa ora totalmente all’esterno dell’aula…è solo sulla parola d’ordine “portare attacco al cuore dello Stato” che si supera la parzialità delle esperienze di lotta armata e si ricompone l’unità della classe delle sue avanguardie armate nel partito combattente”.
Il processo si protrasse fino al 16 Febbraio, data nella quale la Corte inflisse 289 anni e 11 mesi di carcere a 22 nappisti (nonostante molti degli imputati si fossero dichiarati non appartenenti all’organizzazione).
Al dato delle condanne va però affiancato il percepibile clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni che permeò l’aula per l’intera istruttoria: l’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale, infatti, non aveva certo contribuito a ristabilire la certezza dell’ordine e della legge. Le due militanti, sfuggite alle condanne di Febbraio, furono però nuovamente catturate il 1 Luglio, a Roma, assieme ad Antonio Lo Muscio, che rimase ucciso durante l’arresto in seguito ad una pallottola sparata a bruciapelo dalla polizia che lo raggiunse alla testa mentre si trovava già a terra.

Il clima di tensione, di “caccia all’uomo” e di violenza gratuita da parte degli agenti che caratterizzò le circostanze del loro arresto (nonché altri episodi) è ben descritto in un’intervista rilasciata da Franca Salerno alcuni anni dopo: “Sì, loro ti cercano, ti pedinano e quando ti catturano ti massacrano di botte. Per quei tempi era normale. Gridavano: “Ammazziamole, facciamole fuori”. Se non ci fosse stata la gente a guardare dalle finestre sarebbe stata un’esecuzione. A Pia hanno sparato perché si era mossa. Ricordo i loro occhi, dentro c’era rabbia e eccitazione; erano fuori di sè perché eravamo donne. Averci prese, per loro, era una vittoria anche dal punto di vista maschile“.

Una vecchia intervista con Franca Salerno
Ciao Anto’
Ciao Franca, cuore nostro
I funerali di Franca Salerno
La copertina con la stella

 

E’ morta Franca Salerno, storica militante dei Nap (via Insorgenze)

4 febbraio 2011 1 commento

Importante questo articolo, importante i racconti che ci regala, i piccoli pezzi di vita di Franca che ci fa ascoltare.
Le parole di Nicola e poi di Sante, il racconto di quell’urlo a Badu e Carros che diceva che il cucciolo della compagna detenuta nel braccio di fronte di quel maledetto carcere stava male…
insomma, un articolo importante che ci racconta piccoli pezzi di quella piccolissima grande donna che è stata Franca Salerno, militante dei Nap, madre del nostro Antonio.
Ciao Franca

E' morta Franca Salerno, storica militante dei Nap Impegnata nelle lotte contro le istituzioni totali. Domani si terrà una cerimonia civile presso il centro socilae Acrobax a Roma dalle 13 alle 16. Paolo Persichetti Liberazione 4 febbraio 2011 Franca Salerno, militante dei Nap durante gli anni 70, sedici anni di carcere duro sulle spalle, un figlio nato in prigione poco dopo l’arresto, si è spenta ieri a Roma dopo aver resistito a lungo contro la malattia. Quel bambino, Antonio, che aveva tenuto … Read More

via Insorgenze

Ciao Franca, cuore nostro

3 febbraio 2011 25 commenti

Franca Salerno e Maria Pia VianaleE’ morta la nostra compagna Franca Salerno.
La mamma di Antonio, lei che lo tenne in pancia durante il suo arresto, che lo partorì in cella e che gli diede i primi tre anni di vita a Badu e Carros, il terribile carcere di Nuoro.
Antonio l’ha lasciata poco dopo la fine della sua vita da detenuta.
Il suo amato figlio è morto sul lavoro, ammazzato dalla strage quotidiana della precarietà…
e il corpo stanco di Franca non ha retto.
E’ morta stanotte, dopo una malattia lacerante.
Franca ha una lunga storia che è la storia di tutt@ noi

Ciao Franca, abbracciaci Antonio, almeno  quello!

PER CHI VOLESSE SALUTARLA, DOMANI (4 FEBBRAIO) DALLE 13 ALLE 16 CI SI VEDE AL LABORATORIO ACROBAX, EX-CINODROMO (PONTE MARCONI)

 

LINK:
Una vecchia intervista con Franca Salerno
Ciao Anto’
L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale
I funerali di Franca Salerno

Egitto: gli scagnozzi di regime attaccano la piazza della Liberazione

2 febbraio 2011 5 commenti

S’era capito in mattinata che la situazione in piazza Tahrir oggi non sarebbe stata la stessa della grande marcia e nemmeno quella dei giorni precedenti.
Dalla tarda mattinata l’esercito è stato più che chiaro: ora ve ne dovete tornare tutti a casa. Ci sarà la transizione, ma ora tornate a casa: l’Egitto deve tornare alla normalità. Ora basta. Si parlava da ieri di una manifestazione pro Mubarak indetta per oggi, non distante da Piazza Tahrir; sinceramente avevo dato poca importanza a questa notizia e anche ai primi lanci mattutini in cui si diceva che i manifestanti pro-presidente si avvicinavano nervosi verso la piazza opposta.
Invece è tutto il giorno che vanno avanti gli scontri,  i manifestanti in difesa del regime appaiono molto ben organizzati, impedendo pure l’accesso delle ambulanze nella piazza. C’è tutta la Baltagheyya di Mubarak in questi movimenti.
La piazza gli urla che son tutti apparati di Stato, che c’è la baltagheyya al completo.! Sono arrivati armati di spranghe e coltelli, sono arrivati a cavallo e in cammello, caricando la piazza a bastonate e pare anche con armi automatiche. Anche le molotov sono tante: alcune hanno centrato anche il Museo egizio che si trova proprio in un lato della piazza, mentre brucia completamente l’ex sede del ministero degli Esteri, storico edificio della città.

L’ultimo bilancio parla di 3 morti e 1500 persone ferite in piazza. I giornalisti occidentali oggi sono stati attaccati da questa nuova comparsa delle strade egiziane, i manifestanti in difesa della dittatura. E’ stato riconosciuto e picchiato Anderson Cooper, inviato di punta Cnn, con la sua troupe; così come un giornalista dell’Ansa.Una troupe canadese è stata salvata dall’esercito poco prima di un vero e proprio linciaggio. La colpa sarebbe quella di raccontare al mondo la rivolta egiziana, di mostrare immagini false e di non “rispettare” quel brav’uomo del loro presidente.
L’esercito per ora osserva, non fa un solo passo.La polizia probabilmente verrà nuovamente dispiegata, ma con la licenza di sparare.

Siamo alla guerra civile o sono solo bande armate di regime?

[Nessuna notizia ancora di Wael Ghonim, blogger egiziano e membro dello staff di Google per il Medioriente. E’ stato una grande fonte di notizie in diretta nei primi giorni della rivolta. E’ dal 27 dicembre che non si hanno sue notizie e cresce il tam tam online in sua solidarietà.
“Un governo che ha paura di Facebook e di Twitter dovrebbe governare una città in Farmville, non un Paese come l’Egitto.”, ha scritto poco prima di un ultimo tweet preoccupato per gli eventi della giornata e poi il silenzio]

Egitto: oggi tutto il paese è in strada!!

1 febbraio 2011 3 commenti

Il giorno del milione in piazza Tahrir, che porta proprio il nome della Liberazione.
Sembra proprio un popolo che ha voglia di Liberarsi, con la L maiuscola.
Tanto che doveva essere la marcia del “milione” di persone, mai sfilato prima d’ora in quelle terre….
Ma i milioni sono già due in piazza, a metà giornata!

”]
Sembra proprio un popolo che non vuole ammutolirsi visto che lo è stato per decenni: che scossa cavolo. E proprio nel paese arabo della “stabilità”, nel paese più vicino all’Occidente, quello che teneva la situazione in stallo….da secoli sembra.
Hanno tremato e tremano la Tunisia e l’Algeria: oggi in tutta la jazeera, l’Algeria, ci sono scioperi a tappeto di diverse categorie, studenti, infermieri, impiegati. Sarà in piazza anche il Collettivo dei disoccupati del Sud e il programma di lotta è fitto per tutti i prossimi giorni: questo Maghreb non è scemo. Ha capito che l’occasione è d’oro, è unica, non la si può lasciar scappare così, come un vento che profuma di gelsomini ma vola via.
Il 5 febbraio anche la mia Damasco sarà in piazza!

Hanno voglia di piantarli questi gelsomini, di assaporarli ma anche di veder crescere radici, magari piccole e disorganizzate, ma tante, tantissime piccole radici di un mondo arabo diverso, di un mondo arabo che abbia coscienza politica e consapevolezza. Un mondo arabo che si appropri del suo presente, che usi tutta la sua forza per prendersi la libertà che si merita.
Non si possono fermare ora. Proprio no.

Oggi è la giornata del milione di persone, il fiume umano che si accosta al grande fiume, il dolce e caro Nilo che osserva soddisfatto questo tumulto popolare. Mentre si stimano circa 300 morti in questi giorni di rivolta, anche il Wafd, il più antico dei partiti egiziani, annuncia di esser parte di un fronte nazionale dove un gruppo sempre maggiore di organizzazioni stanno entrando; il Wafd ha detto chiaro e tondo che il presidente imperatore Hosni Mubarak ha perso completamente la sua legittimità. E’ finita, più chiaro di così.
Anche ad Alessandria ci sono centinaia di migliaia di manifestanti per le strade, malgrado l’annullamento di decine di treni, tentativo vano di diminuire la partecipazione di piazza.
Suez, che dopo aver visto prender fuoco i suoi commissariati e soprattutto le sue banche (è la capitale finanziaria del paese, fulcro della gestione dei miliardi derivati dall’industria e dall’estrazione petrolifera) oggi è in piazza con più rabbia e partecipazione del solito. Insomma, l’aria è bollente, la situazione eccellente! La piazza della Liberazione de Il Cairo è una marea incredibile di persone: l’esercito circonda gli accessi e controlla che nessuno entri armato, l’atmosfera è pacifica…

occhi puntati su di voi, shabab!
Col cuore tremante!

REUTERS/ Goran Tomasevic

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