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A Tamer al-Awam, compagno di risate, bevute e canti di lotta…


Ho un sacco di regali tuoi,
un fazzoletto rosso con una piccola falce e martello e il nome in arabo di un’organizzazione comunista degli anni ’70,
e poi quel foglietto, dove piano piano e cercando di usare un arabo scritto a me comprensibile mi hai scritto tutta “Fischia il vento”, orgogliosissimo, per poi cantarla sul punto più alto del terrazzino della “nostra” casa damascena.
Tanto, dicevi, la galera di Assad da comunista la conoscevi bene. Se pure ti riarrestavano saresti stato almeno orgoglioso di sapere che una piccola fanciulla italiana aveva imparato quella canzone anche nella tua lingua bella.

Oggi, solo oggi, con un tremendo ritardo, mi cade per sbaglio l’occhio sul tuo viso, in rete.
Oddio ma quello è Tamer..eh si, è proprio Tamer, Tamer al-awam,
quello che mi insegnava gli slogan dei compagni, quello che ballava allegro fino al mattino dicendo sempre che prima o poi avrebbe assaggiato la libertà.
Tu che avevi conosciuto la galera che non avevi nemmeno vent’anni, e che per tutta risposta non hai mai smesso di esser quello che eri. Anzi, eri diventato quel che ormai tanti anni fa dicevi di esser destinato a diventare…
un regista, un poeta, un uomo incapace di non comunicare sè stesso, il proprio amore per l’uguaglianza e la libertà.
E quindi, dopo due detenzioni sei fuggito via, in Germania,
per dar voce al tuo desiderio d’arte e fuga, per sentirti libero.

Mi dicono che hai fatto un film molto bello, tu, caro spilungone di Sweida, un’altra cittadina di basalto e terra rossa;
tu che tutti i giorni venivi coi tuoi microbus da Jaramana, sobborgo damasceno dove ci invitavi sempre,
per qualche cena di ceci e cammello per quelle strade polverose.
Ed oggi cado in un video dove tentano disperatamente di rianimarti, tu che avevi da pochi giorni rivarcato il confine siriano per seguire gli scontri ad Aleppo, telecamera alla mano… dopo le carceri di Assad padre e poi figlio, ora una bomba,
solo una bomba e il Tamer dal sorriso dirompente e dalle orecchie a sventola,
il Tamer che s’addormentava ovunque col suo corpo lungo lungo e fino…

a te non riesco a scriverlo un addio,
sento la tua risata tra i tetti di Damasco e sento una nostalgia di quelle serate che sarebbe in grado di squarciare il suolo.
Ciao Tamer, il tuo “fischia il vento” non lo dimenticherò mai,
quel foglietto è sempre con me…
Ora più che mai.

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  1. icittadiniprimaditutto
    17 settembre 2012 alle 21:28

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. 17 settembre 2012 alle 21:29

    Non lo conoscevo ma ora,anche lui,fa parte di me e della nostra memoria collettiva.Grazie Tamer al-Awam.

  3. luca
    17 settembre 2012 alle 21:37

    E’ molto emozionante quello che hai scritto Valentina!

  4. 17 settembre 2012 alle 21:38

    È infinitamente doloroso …

  5. 17 settembre 2012 alle 22:31

    stasera ho avuto la certezza che se ne è volato via un amico che aveva 88 anni, Ego Spartaco Meta, aveva fatto resistenza, tanta…Ti capisco molto bene e sono con te Valentina.

  6. 17 settembre 2012 alle 22:33

    Ho letto sulla tua bacheca e ti abbraccio anche io. Tamer era giovane giovane e la rabbia è infinita

  1. 26 novembre 2012 alle 10:56
  2. 1 febbraio 2013 alle 17:31
  3. 10 marzo 2013 alle 19:02
  4. 14 marzo 2013 alle 21:38
  5. 19 maggio 2013 alle 12:22

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