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Arrestate e torturate due compagne del gruppo turco folk Grup Yorum

24 settembre 2012 4 commenti

Loro son più che famose, appartenenti ad un gruppo che ha una lunga storia nel paese turco.
Una storia di canti di lotta e attivismo politico contro il regime di Erdogan, con quasi 20 album pubblicati.
Prese ad una mobilitazione del DHKP-C, hanno immediatamente subito la violenza fisica mirata delle forze di sicurezza turche, che hanno rotto il timpano alla cantante e spezzato un braccio alla violinista.
Qui il racconto di Marco Santopadre:

Alcuni giorni fa la Polizia ha arrestato e torturato due musiciste del Grup Yorum, nota band della sinistra radicale turca. Un episodio che svelerebbe la brutalità della repressione di Ankara contro minoranze e opposizioni politiche. Se solo i media ne parlassero…

Due musiciste del Grup Yorum, storica formazione folk di sinistra della Turchia, sono state arrestate e torturate dalle forze di sicurezza di Ankara che da tempo perseguitano i componenti della band molto attiva a fianco dei movimenti che contestano il regime nazionalista e islamico di Tayyip Erdogan.
Il loro avvocato ha riferito che la violinista Selma Altin e la cantante Ezgi Dilan Balci sono state arrestate venerdì 14 ad Istanbul, insieme ad altre 25 persone (tra i quali alcuni minorenni) che stavano manifestando nei pressi dell’Istituto Forense per reclamare la restituzione del corpo di un giovane che l’11 settembre si era fatto esplodere davanti a una stazione di polizia, nel quartiere di Gazi, uccidendo un agente. L’attentato era stato rivendicato dal Fronte Rivoluzionario per la liberazione del popolo (DHKP-C), che anche Stati Uniti e Unione Europea considerano un gruppo terrorista.
Le due donne ”sono state torturate fin dal momento del loro arresto”, ha detto all’agenzia France Presse l’avvocato Taylan Tanay. Gli agenti dell’antiterrorismo di Istanbul hanno consapevolmente rotto il timpano di un orecchio della cantante del gruppo Selma Altin e rotto il braccio della violinista. Le due donne sono state ripetutamente percosse e le lesioni sono state procurate loro intenzionalmente ha dovuto ammettere l’edizione online del quotidiano turco Hurriyet. ”Sono state ammanettate, costrette a stendersi per terra e picchiate da molti agenti per diversi minuti. Le torture sono poi continuate in macchina. Gli agenti sapevano che Altin era la cantante del gruppo e le hanno rotto intenzionalmente il timpano, picchiandola ripetutamente sulle orecchie” ha denunciato l’avvocato.
Entrambe sono state liberate dopo alcune ore di prigionia in attesa del processo e il loro legale ha presentato una denuncia contro la polizia. Alcuni degli arrestati, tra i quali vari giornalisti, sono stati arrestati per “propaganda terrorista” e “incitamento alla violenza”.

grup yorum manifestationAlcuni giorni dopo l’arresto centinaia di persone, sostenute da un appello firmato da numerosi artisti, hanno manifestato in Piazza Taksim, a Istanbul, per protestare contro il trattamento riservato alle due componenti del Grup Yorum e a decine di attivisti dell’organizzazione della sinistra rivoluzionaria Fronte del Popolo. Durante la loro marcia verso piazza Galatasaray i manifestanti sono stati circondati da centinaia di agenti in tenuta antisommossa e dai mezzi blindati della polizia. Al termine del corteo uno dei componenti storici del gruppo musicale, Cihan Keşkek, ha detto: “Continueremo a rispettare il nostro impegno come artisti rivoluzionari, così come abbiamo sempre fatto negli ultimo 27 anni”.

Fondato nel 1985 da quattro studenti dell’Università di Marmara, il Grup Yorum é famoso in Turchia e all’estero per le sue canzoni rivoluzionarie. Ispirati dai cileni Inti Illimani e politicamente appartenenti all’area socialista internazionalista, non é la prima volta che i loro membri subiscono la repressione dello Stato turco, con il sequestro dei loro dischi e il divieto di tenere concerti. Diversi suoi membri in passato sono stati arrestati, e sostituiti volta a volta con altri musicisti. Hanno pubblicato 19 album e dato concerti in diversi paesi europei, fra cui Italia, Francia, Germania e Inghilterra.

Luca Abbà torna in Clarea

24 settembre 2012 1 commento

Il movimento NO TAV è ben lieto di raccogliere l’invito di Luca ad accompagnarlo nel suo primo ritorno sotto il famigerato traliccio. Rilanciamo quindi l’appello alla partecipazione a questa giornata, per tornare insieme a Luca in Clarea, a sette mesi dall’incidente causato dalla bestialità e dalla noncuranza dell’apparato militare dispiegato il giorno dello sgombero della baita. Sarà un ritorno anche per tutti coloro che da tempo non si son più recati attorno a quelle recinzioni della vergogna, un momento per rendersi conto dell’avanzamento dei lavori che, se non fermati, prima o poi si allargheranno a tutta la valle di Susa, sino alla cintura torinese. Sarà una giornata per tutti, pacifica ma risoluta nel rivendicare la voglia di esserci e di continuare ad opporsi allo scempio in atto. Sarà ancora un’occasione per dimostrare che non ci faremo intimidire dai tentativi di criminalizzazione e per denunciare l’enormità di un’infrastruttura imposta manu militari al territorio valsusino. Durante la giornata verrà anche posato un menhir in pietra a perenne memoria di tutti i caduti della resistenza partigiana nelle vallate alpine piemontesi; per contribuire alla costruzione del basamento di questo monumento invitiamo tutti i partecipanti a portare con sé un piccola pietra proveniente dal proprio luogo di abitazione e resistenza per rappresentare idealmente l’unione dei luoghi e delle persone che desiderano un mondo diverso.

L’appuntamento è alle ore 14.30 di SABATO 29 SETTEMBRE
presso il campo sportivo di Giaglione. Da li si partirà insieme per una passeggiata verso il cantiere della Clarea.

In riva al mare con Saffo, Britomarti e il caro Cesare…

24 settembre 2012 1 commento

Ancora i Dialoghi con Leucò, ancora Cesare, ancora -come da sempre- a rifuggire tra righe che si potrebbero recitare a memoria,
senza saperne il motivo, solo per sentire se il friccichio della schiuma di quell’onda è sempre lo stesso del primo istante.
Schiuma d’onda, una chiacchierata tra Saffo e Britomarti…

(Parlano Saffo e Britomarti).

SAFFO: E’ monotono qui, Britomarti. Il mare è monotono. Tu che sei qui da tanto tempo, non t’annoi?
BRITOMARTI: Preferivi quand’eri mortale, lo so. Diventare un po’ d’onda che schiuma, non vi basta.
Eppure cercate la morte, questa morte. Tu perché l’hai cercata?
Foto di Valentina Perniciaro _Strapiombo e blu… _
SAFFO: Non sapevo che fosse così. Credevo che tutto finisse con l’ultimo salto. Che il desiderio, l’inquietudine, il tumulto sarebbero spenti. Il mare inghiotte, il mare annienta, mi dicevo.
BRITOMARTI: Tutto muore nel mare, e rivive. Ora lo sai.
SAFFO: E tu perché hai cercato il mare, Britomarti – tu che eri ninfa?
BRITOMARTI: Non l’ho cercato, il mare. Io vivevo sui monti. E fuggivo sotto la luna, inseguita da non so che mortale. Tu, Saffo, non conosci i nostri boschi, altissimi, a strapiombo sul mare.
Spiccai il salto, per salvarmi.
SAFFO: E perché poi, salvarti?
BRITOMARTI: Per sfuggirgli, per essere io. Perché dovevo, Saffo.
SAFFO: Dovevi? Tanto ti dispiaceva quel mortale?
BRITOMARTI: Non so, non l’avevo veduto. Sapevo soltanto che dovevo fuggire.
SAFFO: E’ possibile questo? Lasciare i giorni, la montagna, i prati – lasciar la terra e diventare schiuma d’onda – tutto perché dovevi?  Dovevi che cosa? Non ne sentivi desiderî, non eri fatta anche di questo?
BRITOMARTI: Non ti capisco, Saffo bella. I desiderî e l’inquietudine ti han fatta chi sei; poi ti lagni
che anch’io sia fuggita.
SAFFO: Tu non eri mortale e sapevi che a niente si sfugge.
BRITOMARTI: Non ho fuggito i desiderî, Saffo. Quel che desidero ce l’ho. Prima ero ninfa delle
rupi, ora del mare. Siamo fatte di questo. La nostra vita è foglia e tronco, polla d’acqua,
schiuma d’onda. Noi giochiamo a sfiorare le cose, non fuggiamo. Mutiamo.
Questo è il nostro desiderio e il destino. Nostro solo terrore è che un uomo ci possegga, ci fermi.
Allora sì che sarebbe la fine. Tu conosci Calipso?
SAFFO: Ne ho sentito.
BRITOMARTI: Calipso si è fatta fermare da un uomo. E più nulla le è valso. Per anni e per anni
non uscì più dalla sua grotta. Vennero tutte, Leucotea, Callianira, Cimodoce, Oritía,
venne Anfitrìte, e le parlarono, la presero con sé, la salvarono. Ma ci vollero anni, e che
quell’uomo se ne andasse.
SAFFO: Io capisco Calipso. Ma non capisco che vi abbia ascoltate.
Che cos’è un desiderio che cede?
BRITOMARTI: Oh Saffo, onda mortale, non saprai mai cos’è sorridere?
SAFFO: Lo sapevo da viva. E ho cercato la morte.
BRITOMARTI: Oh Saffo, non è questo il sorridere. Sorridere è vivere come un’onda o una foglia,
accettando la sorte. E’ morire a una forma e rinascere a un’altra.
E’ accettare, accettare, se stesse e il destino.
SAFFO: Tu l’hai dunque accettato?
BRITOMARTI: Sono fuggita, Saffo. Per noialtre è più facile.
SAFFO: Anch’io, Britomarti, nei giorni, sapevo fuggire. E la mia fuga era guardare nelle cose e
nel tumulto, e farne un canto, una parola. Ma il destino è ben altro.
BRITOMARTI: Saffo, perché? Il destino è gioia, e quando tu cantavi il canto eri felice.
Foto di Valentina Perniciaro
– Dunque accetti il desiderio?
– Non lo accetto, lo sono.
SAFFO: Non sono mai stata felice,
Britomarti. Il desiderio non è canto.
Il desiderio schianta e brucia,
come il serpe, come il vento.
BRITOMARTI: Non hai mai
conosciuto donne mortali che
vivessero in pace nel desiderio
e nel tumulto?
SAFFO: Nessuna… forse sì…
Non le mortali come Saffo.
Tu eri ancora la ninfa dei monti,
io non ero ancor nata.
Una donna varcò questo mare,
una mortale, che visse sempre nel
tumulto – forse in pace.
Una donna che uccise, distrusse,
accecò, come una dea – sempre uguale
a se stessa. Forse non ebbe da sorridere
neppure. Era bella, non sciocca,
e intorno a lei tutto moriva e combatteva.
Britomarti, combattevano e morivano
chiedendo solo che il suo nome fosse un
istante unito al loro, desse il nome alla
vita e alla morte di tutti.
E sorridevano per lei… Tu la conosci – Elena Tindaride, la figlia di Leda.
BRITOMARTI: E costei fu felice?
SAFFO: Non fuggì, questo è certo. Bastava a se stessa. Non si chiese quale fosse il suo destino.
Chi volle, e fu forte abbastanza, la prese con sé. Seguì a dieci anni un eroe, la ritolsero a lui,
la sposarono a un altro, anche questo la perse, se la contesero oltremare in molti,
la riprese il secondo, visse in pace con lui, fu sepolta, e nell’Ade conobbe altri ancora.
Non mentì con nessuno, non sorrise a nessuno. Forse fu felice.
BRITOMARTI: E tu invidi costei?
SAFFO: Non invidio nessuno. Io ho voluto morire. Essere un’altra non mi basta.
Se non posso esser Saffo, preferisco esser nulla.
BRITOMARTI: Dunque accetti il destino?
SAFFO: Non l’accetto. Lo sono. Nessuno l’accetta.
BRITOMARTI: Tranne noi che sappiamo sorridere.
SAFFO: Bella forza. E’ nel vostro destino. Ma che cosa significa?
BRITOMARTI: Significa accettarsi e accettare.
SAFFO: E che cosa vuol dire? Si può accettare che una forza ti rapisca e tu diventi desiderio,
desiderio tremante che si dibatte intorno a un corpo, di compagno o compagna,
come la schiuma tra gli scogli? E questo corpo ti respinge e t’infrange, e tu ricadi,
e vorresti abbracciare lo scoglio, accettarlo. Altre volte sei scoglio tu stessa,
e la schiuma – il tumulto – si dibatte ai tuoi piedi.
Nessuno ha mai pace. Si può accettare tutto questo?
BRITOMARTI: Bisogna accettarlo. Hai voluto sfuggire, e sei schiuma anche tu.
SAFFO: Ma tu lo senti questo tedio, quest’inquietudine marina?
Qui tutto macera e ribolle senza posa. Anche ciò che è morto si dibatte inquieto.
BRITOMARTI: Dovresti conoscerlo il mare. Anche tu sei da un’isola…
SAFFO: Oh Britomarti, fin da bimba mi atterriva. Questa vita incessante è monotona e triste.
Non c’è parola che ne dica il tedio.
BRITOMARTI: Un tempo, nella mia isola, vedevo arrivare e partire i mortali.
C’erano donne come te, donne d’amore, Saffo. Non mi parvero mai tristi né stanche.
SAFFO: Lo so, Britomarti, lo so. Ma le hai seguite sul loro cammino?
Ci fu quella che in terra straniera s’impiccò con le sue mani alla trave di casa.
E quella che si svegliò la mattina sopra uno scoglio, abbandonata.
E poi le altre, tante altre, da tutte le isole, da tutte le terre, che discesero in mare e chi fu serva,
chi straziata, chi uccise i suoi figli, chi stentò giorno e notte,
chi non toccò più terraferma e divenne una cosa, una belva del mare.
BRITOMARTI: Ma la Tindaride, tu hai detto, uscì illesa.
SAFFO: Seminando l’incendio e la strage. Non sorrise a nessuno. Non mentì con nessuno.
Ah, fu degna del mare. Britomarti, ricorda chi nacque quaggiù…
BRITOMARTI: Chi vuoi dire?
SAFFO: C’è ancora un’isola che non hai visto. Quando sorge il mattino, è la prima nel sole…
BRITOMARTI: Oh Saffo.
SAFFO: Là balzò dalla schiuma quella che non ha nome, l’inquieta angosciosa, che sorride da sola.
BRITOMARTI: Ma lei non soffre. E’ una gran dea.
SAFFO: E tutto quello che si macera e dibatte nel mare, è sua sostanza e suo respiro. Tu l’hai veduta, Britomarti?
BRITOMARTI: Oh Saffo, non dirlo. Sono soltanto una piccola ninfa.
SAFFO: Tu vedi, dunque…
BRITOMARTI: Davanti a lei, tutte fuggiamo. Non parlarne, bambina.

Foto di Valentina Perniciaro _Un’isola all’ergastolo_

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