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Aleppo e il suo minareto… la storia stuprata

25 aprile 2013 2 commenti

ADDIO

Foto di Anas al-Rifai

Foto di Anas al-Rifai

Non posso mettermi a cercare tra le migliaia di foto di tutti i miei anni siriani,
ma tu sbuchi ovunque, negli scatti aleppini, nei tramonti dalla cittadella, negli scorci tra le aperture del suq…
Tra le centinaia di minareti, migliaia, che sbucano tra Damasco e Aleppo, quelli omayyadi mi hanno sempre rubato il fiato,
nella loro architettura, nella loro eleganza.
Il minareto della moschea Omayyade di Aleppo era stato concluso nel 1090,
il calcolo degli anni fatelo voi, che le lacrime non permettono ai numeri di farsi strada nella mia testa.

Sono contenta di averti amato,
sono contenta di aver goduto della tua vista, di aver visto come tagliavi il cielo,
di aver sentito la dolce voce del tuo canto, dal tramonto all’alba.
Sono contenta e dilaniata dal poter immaginare il tuo profilo e non poter immaginare quella città senza.
Sono contenta di aver almeno avuto la possibilità di adorarti,
di osservare l’umile eleganza con cui portavi i tuoi quasi 1200 anni.

Addio.
Sei ridotto in macerie, hai fatto la fine del Kalybe, e presto molto altro ti seguirà.
Avete deciso di ridurre quel paese in briciole, state sbriciolando ognuno di noi.
Senza via d’uscita.
Un 25 aprile di dolore, smembrato.
Non una parola si riesce a pronunciare.

Eccoci qua….


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I tre fratellini siriani…

27 febbraio 2013 1 commento

Nuova immagine

Tre fratelli: Rama, Israa e Omar

Loro erano tre fratelli di Damasco, rimasti sotto le macerie della loro casa:
da oggi invece saranno parte di questa carrellata di numeri.
maledetti bastardi vomitevoli numeri in continuo aggiornamento
(ma se uno lo dice è “servo del Qatar”, “leccaculo dei salafiti” “troia de al-qaeda”: sapevatelo!
virgoletto per rispetto all’autore)
e morite.

Syrians killed: 69,596
Children killed: 4,792
Females killed: 3,817
Soldiers killed: 7,897
Protesters killed under torture: 1,519
Missing: +60,000
Protesters currently incarcerated: +200,000
Syrians injured: +137,000
Syrian refugees since March: +936,717
Refugees in Turkey: +183,846
Refugees in Lebanon: +314,602
Refugees in Jordan: +300,341
Refugees in Iraq: +100,222
Refugees in Egypt: +20,064

Ieri… (12, 9 e 5 anni)

Solo una fotografia …

20 febbraio 2013 4 commenti

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Il cielo è plumbeo anche quando il sole splende, anzi più splende più volano, più volano più la pioggia esplode insieme a tutto il resto.
Questa foto parla di braccia e mani sbucciate a scavar cemento fuso,
Questa foto parla di occhi che affogano nel terrore guardando al cielo come al nemico più grande.
Questa foto racconta la Siria di questi mesi più di tante parole,
Spalanca le porte ad un dolore sordo, che scava implacabile le giornate di chi su quel suolo ha avuto solo che da imparare.
Imparare tanto.
Io son lì con voi, non c’è bomba che non squarci il mio petto.

Leggi:
Al telefono con Anna Frank
Comprendere l’esilio
Bosra , beduini e innamoramenti
Ciliegie e nostalgia
ma buon anno ddddechè
Ode al dolore
Le bombe in casa nostra

A Tamer al-Awam, compagno di risate, bevute e canti di lotta…

17 settembre 2012 11 commenti

Ho un sacco di regali tuoi,
un fazzoletto rosso con una piccola falce e martello e il nome in arabo di un’organizzazione comunista degli anni ’70,
e poi quel foglietto, dove piano piano e cercando di usare un arabo scritto a me comprensibile mi hai scritto tutta “Fischia il vento”, orgogliosissimo, per poi cantarla sul punto più alto del terrazzino della “nostra” casa damascena.
Tanto, dicevi, la galera di Assad da comunista la conoscevi bene. Se pure ti riarrestavano saresti stato almeno orgoglioso di sapere che una piccola fanciulla italiana aveva imparato quella canzone anche nella tua lingua bella.

Oggi, solo oggi, con un tremendo ritardo, mi cade per sbaglio l’occhio sul tuo viso, in rete.
Oddio ma quello è Tamer..eh si, è proprio Tamer, Tamer al-awam,
quello che mi insegnava gli slogan dei compagni, quello che ballava allegro fino al mattino dicendo sempre che prima o poi avrebbe assaggiato la libertà.
Tu che avevi conosciuto la galera che non avevi nemmeno vent’anni, e che per tutta risposta non hai mai smesso di esser quello che eri. Anzi, eri diventato quel che ormai tanti anni fa dicevi di esser destinato a diventare…
un regista, un poeta, un uomo incapace di non comunicare sè stesso, il proprio amore per l’uguaglianza e la libertà.
E quindi, dopo due detenzioni sei fuggito via, in Germania,
per dar voce al tuo desiderio d’arte e fuga, per sentirti libero.

Mi dicono che hai fatto un film molto bello, tu, caro spilungone di Sweida, un’altra cittadina di basalto e terra rossa;
tu che tutti i giorni venivi coi tuoi microbus da Jaramana, sobborgo damasceno dove ci invitavi sempre,
per qualche cena di ceci e cammello per quelle strade polverose.
Ed oggi cado in un video dove tentano disperatamente di rianimarti, tu che avevi da pochi giorni rivarcato il confine siriano per seguire gli scontri ad Aleppo, telecamera alla mano… dopo le carceri di Assad padre e poi figlio, ora una bomba,
solo una bomba e il Tamer dal sorriso dirompente e dalle orecchie a sventola,
il Tamer che s’addormentava ovunque col suo corpo lungo lungo e fino…

a te non riesco a scriverlo un addio,
sento la tua risata tra i tetti di Damasco e sento una nostalgia di quelle serate che sarebbe in grado di squarciare il suolo.
Ciao Tamer, il tuo “fischia il vento” non lo dimenticherò mai,
quel foglietto è sempre con me…
Ora più che mai.

Da Gabriele Del Grande…sulla strada verso Aleppo

15 settembre 2012 1 commento

Da Gabriele Del Grande, penna e mente di FortressEurope, condivido questo aggiornamento di stato di una manciata di minuti fa.
Ti auguro buon viaggio, il viaggio che vorrei fare ora, il solo che potrei fare.
Sulla strada di Aleppo…con la fortuna sotto braccio, e il sole di Siria davanti agli occhi,
che la strada ti sia amica, fino al rientro a casa.

Ieri un contrabbandiere siriano a Yayladagi mi ha fatto vedere sul cellulare il video di due soldati del regime siriano mentre tagliano la testa con una motosega a un attivista. Lui, il contrabbandiere, le armi le ha prese dopo che un cecchino di Bashar ha colpito suo figlio alla testa. Aveva otto mesi e quando hanno sparato dormiva, dentro la carrozzina spinta dalla madre.
Il suo vicino di casa invece, le armi ha deciso di non imbracciarle. Per principio. È un comunista di Homs, tra i primi organizzatori delle manifestazioni contro il regime. Manifestazioni che per sei mesi sono state pacifiche, nonostante migliaia di uccisioni e decine di migliaia di arresti commessi dalle forze del regime e dai suoi sgherri.

I primi tre giorni a Hatay si alternano tra questi due sentimenti. L’entusiasmo dei combattenti pronti a morire pur di vendicarsi e mettere fine al bagno di sangue, e la delusione dei militanti non violenti che invece temono che la situazione degeneri e che sono convinti che già troppo sangue sia stato versato, anche a causa delle strategie dei combattenti rivoluzionari.
In mezzo a queste due posizioni ci sono i drammi personali di migliaia di famiglie ancora bloccate al confine tra Siria e Turchia, fuggiti dai bombardamenti aerei inflitti quotidianamente dal regime nelle zone insorte.
La Turchia non gli concede l’asilo politico, ufficialmente sono definiti “ospiti” e vengono accolti in dei campi profughi lungo tutto il confine. Contro di loro poi si è scagliata la sinistra turca, scesa in piazza per chiederne l’espulsione di massa, con slogan razzisti che accusano i profughi siriani di essere terroristi al soldo dell’imperialismo americano e sionista. Grossomodo le stesse frasi fatte che si sentono in certi ambienti della sinistra italiana, più attenti all’ideologia da risiko salottiero che non al racconto della realtà.
Per raccontare la realtà invece, noi stiamo per attraversare la frontiera. Partiamo stanotte con Alessio Genovese, direzione l’inferno. Aleppo. Inviati da nessuno perché “noi siamo concentrati su altro adesso” come mi ha scritto oggi uno dei più importanti settimanali italiani.
Questo invece il video che mi è arrivato ieri da Bosra, la mia cara Bosra:

Daraa, Siria: guardate questo video

15 Mag 2011 1 commento

Questo video gira da pochi minuti in rete e sta rimbalzando sui social network.
Non ha una data precisa, è stato girato a Daraa, la città siriana dove è iniziata la rivolta e dove la repressione delle forze di sicurezza ha colpito maggiormente, con il reggimento manovrato direttamente dal fratello del presidente.
Questo è quel che accade da un po’. Il video è duro, molto, ma questo è ed altre parole non riesco a trovarne

Siria: l’assedio di Daraa peggiora

30 aprile 2011 Lascia un commento

Il border Siria-Giordania continua ad essere chiuso ermeticamente.
La popolazione, che in massa ha tentato di raggiungere il Libano tra ieri
e l’altroieri, non può muoversi liberamente verso il meridione mesopotamico.

La prima pagina del sito del governo siriano, hackerato ieri 😉

Oggi ad Al-Ramtha, città giordania situata proprio sul confine, s’è tenuta una massiccia manifestazione di solidarietà nei confronti dei cittadini siriani e soprattutto per gli abitanti della città di Daraa, ormai sotto assedio militare da tempo.
Scontri anche interni all’esercito si sono effettuati in questa città a maggioranza drusa: il quarto reggimento è giunto in tutta rapidità da Damasco per cannoneggiare i “colleghi”del quinto, che in massa s’erano rifiutati di sparare e cannoneggiare contro i manifestanti o le abitazioni.
Una città tagliata fuori dal mondo, priva di cibo e riserve d’acqua, con un coprifuocopermanente e manifestazioni continue attaccate a colpi di cecchino.
Importante da sottolineare è che la gestione del reggimento che sta cannoneggiando la popolazione dell’Hauran è tutta in mano del fratello del presidente Assad. E’ lui in persona a gestire l’attacco.
Le immagini dei cadaveri ammassati nei corridoi della moschea centrale lasciano senza parole.
Ieri i morti dell’ennesimo venerdì di sangue sono stati 27: centinaia le città scese in piazza e più di 10.000 persone vicino alla moschea Omayyade di Damasco (questa si, una novità).
Oggi, venti nuovi tanks hanno fatto il loro ingresso a Daraa…

ORE 11: diversi testimoni raccontano ad Al-Jazeera che l’esercito sta usando armamenti pesanti contro la popolazione nella città vecchia di Daraa. Nel quartiere di Karak sono già quattro le palazzine colpite e rese inagibili
ORE 13.30: I cannoneggiamenti proseguono pesanti a Daraa, soprattutto nei quartieri circostanti alla Moschea di Omar. Truppe sono state “scaricate” anche dagli elicotteri militari. Circa 300 militari si sono uniti alla popolazione in lotta.
La polizia segreta ha fatto irruzione a casa di Sheikh Ahmad al-Sayasneh, imam della moschea, accusato di essere uno dei fomentatori della rivolta: suo figlio, interrogato per ore, non ha dato comunicazione della sua posizione. Infatti poi è stato ucciso

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