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Ad un bimbo trascinato per i capelli, che voleva solo andare a scuola

11 ottobre 2012 15 commenti

Non ci sono parole per commentare quello che vedrete qui sotto.
Non c’è parola alcuna per descrivere la violenza inaudita di cui è vittima un bambino di 10 anni.
Un bambino sì, prelevato con forza dal banco della sua classe, trascinato per gambe e capelli dalla polizia di Stato (con l’aiuto del suo bravo papà) fin dentro la macchina, dove è stato infilato a spintoni, urla, violenza.

Un fotogramma del video

una violenza che questa notte non m’ha fatto chiudere occhio: mi risuonano da ieri in testa quelle due voci.
La voce di un bimbo di 10 anni che chiede aiuto, che implora aiuto, che non ha nemmeno il fiato di chiedere aiuto.
La voce di sua zia, che non sa come aiutarlo, che non sa come e cosa fare,
che ha un dolore dentro che esplode da quel video.
Non posso accettare questa cosa, non ci riesco, ho la testa che scoppia, che fa male.
Perché quando avevo la sua età anche i miei genitori si facevano la guerra,
perché mi rendo conto solo ora che sarebbe pastato pochissimo per finire come lui,
perché avviene troppo spesso e queste sono le metodologie che si usano.
La caccia alle streghe ora ha altri nomi, si chiama PAS, si chiama come vi pare…
il risultato è strapparci i figli, strapparli alla loro scuola, ai loro amici, ai loro campetti giochi e sportivi,
alla loro normalità.
Il risultato di quest’operazione è che da ieri questo bimbo non ha una casa nè una famiglia: è in un istituto dove potrà vedere i suoi cari con “incontri protetti”.
E allora mi chiedo come possa esser possibile, che per “tutelare” un padre si abusi così sulla vita di un bambino,
senza che nessuno lo abbia mai ascoltato: una bambino di 10 anni, persona più che consapevole della sua vita e di quel che ha intorno.
Ora questo bambino, che ieri ha resistito alla violenza in tutti i modi a lui possibili, è rinchiuso chissà dove, privato di ogni minimo brandello di libertà.

SIETE DEI MALEDETTI. SIETE DEI BASTARDI: DEI FABBRICANTI DI ODIO E TERRORE.
Spero solo vi torni tutto contro: tutto.
A quel padre, a quei giudici, a quegli assistenti sociali, a quella stronza che riesce a dire “io sono un ispettore di polizia lei non è nessuno” davanti ad una scena simile.
Mi fate schifo, mi fa schifo questo paese, mi fanno schifo i vostri giudici, mi fa schifo una scuola che permette tutto ciò,
vorrei solo prendere per mano il mio bimbo e dirgli “da oggi si cambia paese”…
ma la libertà non appartiene manco a noi, purtroppo. Per ora.

Solo una precisazione: per tutti quelli che si indignano e pensano sia un caso isolato.
Avviene costantemente, e soprattutto…avviene giornalmente nei campi rom, tra i migranti,
dove lo Stato può perpetrare la sua violenza nell’oblio e nel silenzio.

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