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Archive for novembre 2012

Palestina: “stato osservatore non membro” o arcipelago?

30 novembre 2012 3 commenti

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L’ARCIPELAGO ORIENTALE DELLA PALESTINA
e poco altro da dire.
Continuando a puntare sul “due popoli due stati” questo è il massimo per cui possiamo festeggiare.
Lo stato deve essere uno, per tutti.
Sono impopolare ma è la sola cosa per cui si potrà festeggiare, e per cui dovremmo combattere.

E non può bastare:
GIU’ IL MURO DELL’APARTHEID
PALESTINA LIBERA
Leggi:
– Ma di che stato parlate?
– Comunicato dei giovani palestinesi contro la creazione dello Stato di Palestina

Ovviamente Israele per far capire l’inutilità di tutto ciò ha dato il via libera a 3000 nuovi alloggi illegali nella Palestina Occupata.
L’apartheid, l’occupazione, la distruzione della continuità territoriale non si vincono con le poltroncine simboliche.

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Egitto: i rivoluzionari devono resistere a Morsi, ma anche opporsi al vecchio regime di Mubarak

30 novembre 2012 2 commenti

I provvedimenti di Morsi sono un segno di debolezza. I poteri del vecchio regime sono ancora in pista e potrebbero approfittare della situazione. La sinistra non deve cadere nella trappola dell’alleanza con i nemici della rivoluzione.

Di Tamer Wagih *

Il 12 agosto, il presidente Mohamed Morsi ha emanato un decreto costituzionale attraverso il quale ha messo fine potere del Consiglio Supremo delle forze armate (SCAF).

Tre mesi più tardi, il 22 novembre, ha promulgato un secondo inatteso decreto costituzionale per un nuovo processo ai vertici del regime di Mubarak accusati di aver ucciso manifestanti e rendendo immune l’Assemblea Costituente e il Consiglio della Shura, così come le sue decisioni, dal potere giudiziario. La dichiarazione costituzionale gli consente inoltre di destituire il procuratore generale e, se ritiene che il paese sia in pericolo, di mettere in atto qualsiasi provvedimento esecutivo.

La prima dichiarazione costituzionale ha incontrato un’opposizione minima, ma la seconda è stata contrastata da un ampio spettro di forze, dalla sinistra rivoluzionaria fino ai feloul (espresione peggiorativa per indicare gli esponenti del vecchio regime di Mubarak) come il capo del sindacato dei giudici, Ahmed al-Zend, e l’avvocato Mortada Mansour .

Infatti, il contenuto di ciascuna delle due dichiarazioni costituzionali può in parte spiegare la differenza nelle reazioni, ma i tempi e gli sviluppi del conflitto politico in corso sono altrettanto importanti per capire perché si sono avute reazioni diverse.

Nei paragrafi che seguono, presenterò alcune analisi sulla natura delle recenti decisioni di Morsi e sul loro contesto storico.

(1)ultras_ahly

Morsi ha facilmente messo in crisi lo SCAF, apparentemente molto potente. La facilità con cui è stato congedato lo SCAF era inspiegabile, soprattutto il fatto che l’istituzione militare sembrava accettare senza resistenza l’estromissione del feldmaresciallo Hussein Tantawi e del capo di Stato maggiore Sami Anan.

Era chiaro che la rabbia contro la SCAF montava dentro l’istituzione militare nel corso dell’ultimo anno e mezzo che ha preceduto la dichiarazione costituzionale del 12 agosto.

L’esercito ha dovuto affrontare faccia a faccia a più riprese le masse arrabbiate, facendo sentire in pericolo i leader al di fuori dello SCAF. Il coinvolgimento diretto dell’esercito nella politica e l’impegno nella vita pubblica ha aperto la porta alla politicizzazione dell’esercito, e forse anche a spaccature interne. Inoltre, questo impegno in politica ha sollevato la possibilità di ribellione dei giovani ufficiali che non vogliono impegnarsi in scontri di questo tipo.

Inoltre, nei suoi ultimi giorni al potere, lo SCAF si stava trasformando in un gruppo di interesse ristretto che cercava di proteggere i suoi membri da ogni responsabilità, dalle richieste di giustizia – dopo che erano stati implicati nell’uccisione di manifestanti – e di conservare il loro potere e la ricchezza.

Nel giro di pochi mesi, lo SCAF si era trasformato da guardiano della rivoluzione in una banda centrata su se stessa per salvaguardare i propri vantaggi. Il suo ultimo decreto costituzionale, emesso il 17 giugno 2012, dichiarava disperatamente che lo SCAF continuava a governare “con la sua composizione attuale.”

Tale trasformazione ha certamente creato una disparità tra gli interessi dei militari in quanto istituzione e quelli dei generali dello SCAF, causando la formazione di un gruppo di leader militari non cooptati nello SCAF che cercavano di tenere l’esercito fuori dal caos politico, il tutto mantenendo i propri interessi economici e lo status privilegiato – proteggendosi da qualsiasi responsabilità politica.

(2)

Gli interessi di Morsi erano in accordo con quelli dei leader militari scontenti, ed il decreto del 12 agosto è stato un accordo tra loro. Questo accordo è stato ben accolto dagli Stati Uniti, che vi ha visto il modo migliore per uscire dall’impasse politica egiziano.

Questo accordo è stato inoltre accolto con favore dalla maggior parte delle istituzioni sovrane dello Stato – le forze di polizia ed i servizi segreti civili e militari – in quanto non ha comportato l’eliminazione della corruzione o la limitazione dei loro poteri. Piuttosto l’affare era lo scambio di favori reciproci, impedendo agli altri di indebolire Morsi mentre venivano assicurati i loro posti di potere. L’accordo ha rimosso i vertici che si opponevano ai Fratelli Musulmani e li ha sostituiti con altri più disposti a collaborare. Morsi ha fatto questo insieme ai militari, i capi dei vari servizi segreti, il Ministero dell’informazione, i quotidiani statali, l’ufficio presidenziale, il governo ed i governatori a livello nazionale.

L’unica istituzione che ha sfidato l’accordo di Morsi era la magistratura. L’indipendenza che essa gode in uno Stato capitalista ha permesso ai nemici della Fratellanza di mantenere le loro posizioni.

(3)

Morsi è stato al potere per cinque mesi, ma anche questo breve periodo è stato abbastanza a lungo per rivelare la natura della Fratellanza e peggiorare una crisi già esistente.

La Fratellanza non è un partito rivoluzionario che spinge il popolo a lottare per raggiungere i propri interessi, e non è un gruppo riformista radicale e nemmeno un gruppo riformista tradizionale.

I gruppi riformisti radicali possono ostacolare i movimenti rivoluzionari nel raggiungere il loro fine logico – sradicare il regime – ma almeno lottano per introdurre importanti cambiamenti alle istituzioni al potere ed utilizzano a tal fine la mobilitazione popolare.

I riformisti tradizionali sono più cauti dei riformisti radicali e più propensi a negoziare con il vecchio regime al fine di raggiungere un compromesso. Ma poiché l’egemonia dei riformisti tradizionali si basa sul sostegno di settori progressisti delle masse – come i lavoratori organizzati – spesso svolgono un ruolo progressista per mantenere la loro base popolare.

La Fratellanza non si adatta a nessuna delle due categorie di riformisti. Per quanto strano possa sembrare, la Fratellanza è un potere riformista conservatore.

306400_2631774604409_1556722979_2619228_21052157_nLa sua base popolare è più conservatrice e reazionaria di quella dei riformisti tradizionali.

La Fratellanza è più popolare tra i settori più conservatori della classe medio-bassa, piuttosto che la classe operaia o dei giovani membri della classe media più radicale e della classe medio-bassa.

Sì, è vero che il nucleo della leadership organizzativa del gruppo è composto da persone della moderna classe medio-alta (ricchi professionisti, alcuni dei quali sono diventati uomini d’affari). Tuttavia, la base del gruppo è radicata nelle aree più arretrate, dove si mescola la rabbia contro la modernizzazione con le tendenze conservatrici che cercano di introdurre un cambiamento etico.

(4)

Morsi è la sintesi di questa mentalità.

Ha stabilito il suo potere attraverso la riconciliazione con il vecchio stato, trascurando la necessità di eliminare la corruzione dalle istituzioni. Infatti ha concesso a polizia ed esercito una libertà di azione tale da renderli relativamente indipendenti. Fintanto che non si oppongono al potere presidenziale possono operare senza incontrare resistenza.

Morsi ha preso a fatica qualsiasi azione decisiva per soddisfare le richieste della rivoluzione. È tutto chiacchiere e non ha fatto nulla per questioni come la richiesta di giustizia per l’omicidio dei manifestanti antigovernativi, l’eliminazione della corruzione o la modifica delle strutture salariali o delle politiche pubbliche

Gli ultimi cinque mesi hanno dimostrato che Morsi non ha sostanzialmente cambiato nulla. L’esercito ha miseramente fallito nel Sinai, la decisione di respingere il procuratore generale ha causato un’enorme controversia, gli scioperi sono in aumento e l’esercito e la polizia stanno combattendo per le strade.

Nel frattempo, l’opposizione a Morsi e alla Fratellanza è cresciuta, mentre i segnali di stabilità sono pochi.

(5)

Questo era il contesto in cui Morsi ha preso le sue decisioni. Potrebbe essere stato incoraggiato a pubblicare la nuova dichiarazione costituzionale dal suo successo nel creare la tregua tra Israele ed Hamas, ma le divisioni ed i conflitti in Egitto sono stati le prime cause per questo gruppo di provvedimenti.

Quella di Morsi è una mentalità tipica della Fratellanza che è incapace di concepire dei confronti sinceri per raggiungere le richieste della rivoluzione e per convincere il popolo. La sua mente gli dice che il miglior modo per occuparsi del periodo di transizione egiziano sia di monopolizzare il processo politico.

Credo che Morsi sia convinto che per scrivere la costituzione non ha importanza il contenuto, e che regolare l’ordinamento giuridico dell’Egitto sia la sola soluzione all’impasse della transizione. Secondo questa logica la stabilità è l’unico modo per attrarre investimenti, e la promulgazione della costituzione è la strada per la stabilità.LA BELLEZZA E' PER LA STRADA!

Così in questo “passaggio critico” ha deciso di calmare le strade ordinando il nuovo processo contro Mubarak ed altri assassini di manifestanti antigovernativi, e concentrandosi interamente sul completamento della costituzione proteggendo l’Assemblea Costituente dallo scioglimento e le sue decisioni dalle sfide del sistema giudiziario.

Queste decisioni dittatoriali provengono da un sentimento di debolezza e dal desiderio di conservare il potere, piuttosto che dalla sicurezza data dal suo rafforzamento.

(6)

Le decisioni di Morsi costituiscono un colpo di stato politico “soft”, ma anche un grosso rischio visto che sullo sfondo i conflitti si acuiscono: i militari resteranno in silenzio? Nel lungo periodo la polizia sosterrà la sua decisione?

Queste istituzioni non sono leali con nessuno, specialmente con un presidente che proviene dalla Fratellanza Musulmana. Per cui la risposta a queste domande dipende dagli esiti dei conflitti in corso e da quelli che probabilmente ci saranno in futuro.

Se i poteri che si oppongono a Morsi riescono a mobilitargli contro la gente su larga scala, ed anche se ci riescono solo parzialmente, ed al contempo la condizione politica continua a deteriorarsi e ad accrescersi le divisioni, la classe dominante del vecchio regime di Mubarak propenderà per un golpe, indipendentemente dalle forme legali che assumerà.

Non è nell’interesse del movimento rivoluzionario che Morsi venga abbattuto con un golpe, visto che ne conseguirebbe una dittatura anche peggiore con l’obiettivo principe di eliminare tutta l’opposizione “per salvare il paese da un pericolo imminente”.

Ma non è nei suoi interessi nemmeno assistere a Morsi che schiaccia l’opposizione e rende più saldo il suo controllo. Sarebbe come se un debole uomo divenisse dittatore vincendo una scommessa, più o meno ciò che successe con l’ex presidente Anwar Sadat.

Personalmente escludo la possibilità che avvenga la seconda ipotesi, credo sia abbastanza difficile che Morsi e la Fratellanza si assicurino definitivamente il potere. Ma è ancora tutto da vedere.

Il vero problema è nella struttura dell’opposizione. A causa dell’assenza di un rilevante blocco rivoluzionario coerente, l’opposizione è un guazzabuglio di forze che appartenevano al precedente regime corrotto ed altri forze centriste-liberali-riformiste-populiste – che approssimativamente possiamo definire “forze civili”.

Purtroppo, visto che queste forze civili non sono rivoluzionarie e possiedono indistinguibili caratteristiche centriste tendono a riconciliarsi, ed anche ad allearsi, con i sostenitori del precedente regime nella battaglia contro Morsi, credendo che sia lui il loro nemico numero uno.

Ritengo che questa attitudine avrà ripercussioni catastrofiche per il futuro della rivoluzione. Permetterà ai feloul di essere riprodotti come agenti accettabili nello scenario politico, e ci sarà la possibilità di un ritorno del regime di Mubarak, stavolta in forma peggiore.

I paragoni con la sollevazione del 25 gennaio non tengono: allora milioni di persone scesero in strada per la rivolta contro il regime e c’era un’alleanza tra le forze rivoluzionarie e quelle riformiste conservatrici che con esitazione vi si opponevano. Oggi invece ci troviamo davanti ad un’alleanza nascente con le peggiori e più estreme forze di destra, e siamo fuori dal contesto di una rivoluzione.

La missione dei rivoluzionari è dura ma inevitabile: dovrebbero dare battaglia alla dittatura confusa e non rivoluzionaria della Fratellanza senza cadere nella trappola dell’alleanza con gli altri nemici della rivoluzione.

La vera speranza è una terza alternativa rivoluzionaria che non recluti i rimasugli del regime di Mubarak nella lotta contro la Fratellanza.

* Tamer Wagih è un’opinionista dell’Egypt Indipendent.

Traduzione di Emanuele Calitri
Pubblicato su International Tahrir

Link originale: http://www.egyptindependent.com/opinion/revolutionaries-must-resist-morsy-also-feloul

Altri articoli di Tamer Wagih http://www.egyptindependent.com/staff/tamer-wagih

Compra Scarceranda, ODIA il carcere!

27 novembre 2012 2 commenti

E’ già possibile acquistare Scarceranda, l’agenda di Radio Onda Rossa contro il carcere,

Disegno tratto da Scarceranda 2013

che viene inviata gratuitamente a chiunque sia privato della propria libertà.
Ancora una volta un agenda che vada a scandire giorno dopo giorno l’
ODIO per il carcere, e il desiderio,
semplice e così facile da capire,
di distruggerlo, abbatterlo, ridurre il carcere in macerie.
Il carcere, in ogni sua forma.

E domani avremo il piacere di presentarla a Roma, al Forte Prenestino,
in una bella serata contro il carcere, per gli amanti della libertà

ore 20,30 presentazione dell’AGENDA 2013 e cena contro il carcere
ore 22 proiezione di “CESARE DEVE MORIRE”
di Paolo e Vittorio Taviani (Ita 2012) 76′

Qui invece potete trovare l’elenco dei testi presenti sul quaderno allegato all’agenda:
testi di Salvatore, Paolo, Nicola Valentino, Vincenzo Ruggero, un mio brano, i testi della campagna 10×100 e molte lettere, poesie e ricette provenienti direttamente dal carcere, così come i tanti disegni.

Scarceranda 2013 + Quaderno 08

SENZA IL CARCERE
Dal carcere un grido: Amnistia! – S. Ricciardi
L’abolizionismo penale è possibile ora e qui – V. Ruggiero
Porta un fiore per l’abolizione dell’ergastolo – N. Valentino
L’ideologia vittimaria – P. Persichetti

IL CARCERE DENTRO
Pillole carcerarie – P. Persichetti

IL CARCERE FUORI
Perugia: La strategia della paura – Info404
G8 Genova 2001 non è finita – Campagna 10×100

POESIE
Marco Cinque, Fabio Costanzo, Valentina Perniciaro, Emidio Paolucci, Manuela Fedeli, K.H., Sergio Gaggiotti “Rossomalpelo”, Daniela Del Gaizo

LETTERE

INDIRIZZI DELLE CARCERI ITALIANE

COMPRA SCARCERANDA! Per ogni copia venduta un’altra verrà inviata ad un detenuto.
ODIA IL CARCERE!

“dove per la prima volta, io, mi son sentito tutti” una lezione di vita da Evgenij Evtušenko

27 novembre 2012 5 commenti

Non ricordo più l’età che avevo quando ho letto queste righe,
so che hanno plasmato la mia crescita, so che han mutato la percezione degli sguardi e della polvere,
dei ciottolati, e delle fessure nelle falesie,
ha plasmato i miei desideri con i colori del mondo,
ha segnato una strada che mai avrà fine, finchè non sarò parte della terra…
e vorrei tanto, come lui, esser deposta su una lontana collina,
non verde, ma di terra rossa e fertile.
Buona lettura…

Vorrei

Vorrei
nascere
in tutti i paesi,
perchè la terra stessa, come anguria,
compartisse per me
il suo segreto,

e essere tutti i pesci
in tutti gli oceani
e tutti i cani
nelle strade del mondo.

Non voglio inchinarmi
davanti a nessun dio,
la parte non voglio recitare
di un hippy ortodosso,
ma vorrei tuffarmi
in profondità del Bajkal
e sbuffando
riemergere
nel Mississippi.

Vorrei
nel mio mondo adorato e maledetto,
essere un misero cardo –
non un curato giacinto,
essere una qualsiasi creatura di dio
sia pure l’ultima jena rognosa,
ma in nessun caso un tiranno
e di un tiranno, nemmeno il gatto –
in nessun caso.

Vorrei essere uomo,
in qualsiasi personificazione:
anche torturato in un carcere del Guatemala,
o randagio nei tuguri di Honk Kong,
o scheletro vivente nel Bangladesh

Foto di Valentina Perniciaro _corno piccolo_


o misero jurodivyj a Lhasa,
o negro a Capetown,
ma non personificazione della feccia.

Vorrei giacere,
sotto il bisturi di tutti i chirurghi del mondo,
essere gobbo, cieco,
provare ogni malattia, ferita, deformità,
raccogliere luride cicche –

purchè in me non s’insinui
il microbo ignobile della superiorità.

Non vorrei far parte dell’elite,
ma di certo neppure del gregge dei vigliacchi,
nè dei cani del gregge,
nè dei pastori che al gregge si conformano,

vorrei essere felicità,
ma non a spese degli infelici,
vorrei essere libertà,
ma non a spese di chi è asservito.

 

Vorrei amare
tutte le donne del mondo
e vorrei essere donna anch’io –
magari una volta soltanto…

Madre-natura,
l’uomo è stato da te defraudato.
Perchè non dargli
la maternità?
Se in lui, sotto il cuore, un figlio
si facesse sentire così
senza un perchè
certo l’uomo
non sarebbe tanto crudele.

Vorre essere essenziale –
magari una tazza di riso
nelle mani di una vietnamita segnata dal pianto,
o una cipolla
nella brodaglia di un carcere di Haiti,

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco e la sua acqua_


o un vino economico
in una trattoria di terz’ordine napoletana
e un tubetto, anche minuscolo, di formaggio
in orbita lunare:
che mi mangino pure
e mi bevano –
purchè nella mia morte
ci sia una utilità.

 

Vorrei appartenere a tutte le epoche,
far trasecolare la storia tanto
da stordirla
con la mi impudenza:
della gabbia di Pugacev segherei le sbarre
quale Gavroche introdottosi in Russia
condurrei Nefertiti
a Michajlovsloe, sulla trojka di Puskin.

Vorrei cento volte
prolungare la durata di un attimo:
per potere nello stesso istante
bere alcool con i pescatori della Lena,
baciare a Beirut,
danzare in Guinea, al suono del tam-tam,
scioperare alla Renault
correre dietro un pallone con i ragazzi di Copacabana,
vorrei essere onnilingue,
come le acque segrete del sottosuolo.

Fare di colpo tutte le professioni
e ottenere così che
un Evtusenko sia semplicemente poeta,
un altro, un militante clandestino spagnolo,
un terzo, uno studente di Barkeley
e un quarto, un cesellatore di Tbilisi.

Un quinto – scuoterebbe soltanto il sonaglio di una carrozza
e il decimo…
il centesimo…
il milionesimo…

Poco per me essere me stesso-

Foto di Valentina Perniciaro


tutti, fatemi essere!
E per ciascun essere,
in coppia,
come si usa.

Ma dio,
lesinando la carta carbone
mi ha prodotto in un solo esemplare
nel suo bogizdat.
Ma a dio confonderò le carte.

Lo raggirerò!
Avrò mille facce
fino all’ultimo giorno,
affinchè la terra rimbombi per causa mia
e i computers impazziscano
per il mio universale censimento.

Vorrei, umanità,
lottare su tutte le tue barricate,
stringermi ai Pirenei,
coprirmi di sabbia attraverso il Sahara
e accettare la fede
della grande fratellanza umana
e fare proprio
il volto di tutta l’umanità.

E quando morirò –
sensazionale Villon siberiano –
non deponetemi
in terra inglese
o italiana –
ma nella nostra terra russa,
su quella verde,
serena collina,
dove per la prima volta
io
mi sono sentito tutti.

1972

in punta di polpastrelli, il mio nuovo mondo…

 

i quasi 40.000 cadaveri abbandonati, a pochi km dalla Palestina

26 novembre 2012 11 commenti

Foto di Mechal Al-adawi…la quotidianità smarrita di Bosra

Un video agghiacciante ha fatto da buongiorno.
Un video dove c’è solo un accumularsi di corpi di bimbi, un accatastarsi di urla di madri private del più grande amore,
strappato via nel sangue e nell’incomprensibilità di un conflitto che ormai è trasceso nella mattanza,
semplice, chiara, palese,
mattanza.
I bimbi di questo video si chiamavano, e per le loro madri continueranno a chiamarsi, Shahd, Muhammed, Adnan Fateba, Zainab, Iman, Ounoud e Mamdouh.
Un paese che era gelsomino e pane caldo, ora è un mattatoio, una tonnara,
un qualcosa di indescrivibile.

Ed ora non voglio parlare di quest’abominio,
non voglio dirvi quel che penso dei missili, dei coltelli che sgozzano, dell’areonautica che lavora bombardando senza sosta dell’esercito di Assad,
non voglio dirvi quel che penso delle truppe mercenarie che si son appropriate di una rivolta reale che finalmente muoveva mani piedi e voci contro anni di silenzio forzato, di tortura e carcere.
Ora come ora parlare di Siria vuol dire vomitare un odio e un disprezzo infinito per buona parte delle forze in campo: anche se consapevole di quanta mia Siria è lì a resistere alle truppe di Assad come ai proclami islamici dei ribelli arrivati da chissà dove,
consapevole di quanto popolo siriano ci sia e ci sia stato nelle strade che urlavano IRHAL, via via da qui, al regime del partito Baath.
Insomma nessun articolo di racconti di guerra, nessun articolo di sterile geopolitica incapace di parlare del dramma umano.

Quel che voglio chiedermi in queste righe è PERCHE’,
perché a meno di 400 km dalla Palestina si accumulano nei furgoncini corpi di bimbi come fossero sacchi di farina,
perché le urla di quelle mamme non arrivano alle vostre orecchie,
non vengono pubblicate sulle vostre bacheche facebook che fino a pochi giorni fa erano invase solo da Gaza.
Giuro, non riesco a capirlo,
Sarà che ho giocato con i bimbi di Palestina nelle stradine dei loro campi profughi,
ma che per anni ho diviso giochi e pasti con le famiglie siriane,
nella loro terra fertile e profumata,
ho amato le loro case, i loro vassoi sempre pieni, la loro dolce solidarietà costante ai fratelli palestinesi.
Sarà che per me la Siria rimane casa, ma non riesco a capire questo silenzio,
non riesco a capire come fino a ieri urlavate e vi strappavate i capelli cercando di bloccare la bastarda guerra sionista su Gaza,
e davanti a questo invece,
semplicemente,
vi girate dall’altra parte.

Non riesco a capire, ma credo sia meglio così.

e vi lascio le dolci e dolorose righe di quel che era il mio fratello siriano, e che ora è diventato il mio poeta esule fratello siriano.

Rimango a distanza,
osservando la mia tristezza,

Bosra ash-sham,ormai una vita fa…
Foto di Valentina Perniciaro

abbracciato alla nebbia
di questa triste mattina,
di quest’esilio forzato,
guardando lacrime di dolore
lavare il volto del mattino
…..
Ogni giorno mi alzo prima del sole
lo guardo
oggi ci porterai della speranza?
Ma il sole rimane nel suo letto,
sbadiglia,
forse si vergogna di sorgere,
se il sole
non sorgerà nella terra che ho dentro di me
sorgerà mai sulla mia terra, laggiù?
………
In esilio il dolore è più pesante,
la tristezza più profonda
l’esilio è un surgelatore,
portiamo con forza
tutta la nostra memoria
vicina e lontana,
alla ricerca di un po’ di calore
ma è tutto futile quel che cerchiamo
…….
Cerchiamo tra le macerie,
rimasugli di una terra natale,
per la speranza, comunque misera,
di attendere un nulla,
che ci dia speranza,
che ci lasci vivere
almeno per una notte,
ma è tutto futile quel che cerchiamo
………..
Rimango a distanza,
assediato dal mio dolore
stringendo forte al petto il mio dolore
è un dolore che annega in ogni direzione,
cerco la mia terra,
ma brucia come una candela,
evapora come acqua
la mia terra è cambiata,
un cimitero di fratelli seppelliti sui fratelli.
………
Nonostante tutti i miei vestiti invernali
mi sembra di camminare nudo
per le strade di Roma,
mi vergogno
della compassione negli sguardi della gente,
un povero vagabondo senza patria,
E così anche l’abbraccio di mia figlia Benedetta,
di mia sorella Valentina,
la calda accoglienza degli amici
Leonardo e Riccardo,
La vispa Claudia,
così come la gentilezza di Giulia e Margherita,
tutti loro mi han donato del calore,
ma è stato come un anestetico locale,
perché il mio gelo è così profondo
e i duri colpi del freddo hanno attraversato il mio corpo
tutti i vestiti del mondo
non daranno calore alla mia anima lacerata.
……..
Le lacrime di dolore
non mi scaldano nel freddo dell’esilio,
non splende sole sulla mia terra,
non brilla la patria che ho dentro di me.

di Mechal Al-Adawi

Alla terra più amata
Ode a dolore, alla nostalgia, a Bosra
Un urlo da Bosra: la storia di Abdul Hadi
A Tamer
Sobborghi e campi palestinesi
Le bombe in casa NOSTRA

La rabbia che si riappropria delle strade d’Egitto: yalla!

23 novembre 2012 2 commenti

L’Egitto torna in piazza urlando al nuovo faraone che la rabbia è tanta,
non meno di quella che lo scorso anno ha portato ai feroci scontri che per giorni sono avvenuti in via  Mohammad Mahmoud, verso il Ministero dell’Interno.
Caddero corpi come mosche sotto i colpi delle armi dello SCAF, il Consiglio Supremo delle Forze Armate che doveva garantire la transizione dall’era Mubarak alle elezioni.

Molti altri persero la vista, colpiti con scientifica intenzione, agli occhi.
Non è la prima volta che l’Egitto ci riprova, non è la prima volta che diverse componenti della società egiziana, progressiste o anarchiche, organizzazioni giovanili e gruppi ultras,  rivolgono  la loro rabbia alla Fratellanza Musulmana, che dopo l’accordo di tregua tra Hamas e Israele ha assunto un ruolo internazionale non da poco.
Non è la prima volta che le strade dicono la loro sulla Fratellanza Musulmana.
La piazza non crede a nessuna delle promesse fatte, il proletariato egiziano non credo certo alle promesse di liberazione della Palestina del proprio Rais Morsi,
e insorge.
La piazza insorge contro un decreto che appare più come un colpo di stato.
Da ore la piazza è stracolma e gli scontri si succedono su Qasr al Aini, con un fitto lancio di gas lacrimogeni e già molti feriti che vengono trasportati venrso Tahrir,
tra poco gli ospedali da campo probabilmente torneranno a sbucare qua e là,
per le strade di una città che ha la capacità ormai di trasformarsi in un fitto campo di battaglia, spesso ben organizzato.

Bandiere rosso nere dal quartier generale dei Fratelli Musulmani, oggi

Molte le sedi politiche prese d’assalto e incendiate dalla folla,
anche la sede di Al-Jazeera ha avuto lo stesso trattamento
Una bandiera rosso-nera sventola dal quartier generale di Morsi,
le frange progressiste, come quelle anarchiche, hanno voglia di dire la loro.
E noi siamo al loro fianco.

W L’EGITTO CHE RESISTE!

LEGGI ANCHE da INFOAUT: QUI

Per altro materiale sull’Egitto: QUI

La Palestina è con voi! Messaggio agli studenti e alle studentesse in lotta

23 novembre 2012 1 commento

Dal sito FreePalestineRoma, che vi consiglio di aggiungere ai vostri preferiti…

In nome di tutte/i le studentesse e gli studenti palestinesi, in particolare gli studenti di Gaza, salutiamo profondamente la vostra lotta in difesa dei legittimi diritti vi informiamo che siamo con voi e le vostre giuste richieste. Siamo certi che riuscirete a raggiungere i vostri nobili obiettivi.

Care compagne e cari compagni,

Crediamo che ogni lotta/mobilitazione studentesca ovunque sia giovi a favore degli studenti nel mondo e riteniamo che gli studenti siano una forza principale per il cambiamento delle nostre società. Per questo motivo i cacciabombardieri sionisti colpiscono in ogni aggressione le scuole e le università delle città palestinesi come sta succedendo in questi giorni a Gaza.
I sionisti pensano che colpire i giovani ed i ragazzi delle scuole e università possa intimorire le generazioni del futuro. Però, noi abbiamo giurato per noi stessi e per gli studenti caduti rinnovando anche a voi in lotta la nostra promessa di non arrenderci o piegarci di fronte alla micidiale macchina repressiva dell’occupante.

Noi, dalla terra della resistenza Palestina, vi chiediamo di resistere e continuare la vostra lotta per:

boicottare la cooperazione accademica tra le vostre università e quelle dello stato d’apartheid israeliano.

* esigere dal vostro governo di fermare lo spreco di danaro pubblico della cooperazione scientifico militare con lo stato d’apartheid israeliano; tali soldi devono andare a favore della scuola pubblica, dell’università e della ricerca.

* creare mezzi d’informazione alternativa nelle scuole e università capaci di informare correttamente sui diritti del movimento studentesco internazionale incluso quel palestinese per smascherare le informazioni mediatiche del potere costituito.

Le vostre ed i vostri compagne/i studenti palestinesi.

23.11.2012
Il fronte d’azione studentesco progressista

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