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Sarò costretta a spiegare il carcere a mio figlio: maledetti!


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Dovrò spiegare il carcere a mio figlio.
Ora lo dovrò fare e mi sembra di non averne gli strumenti, di fallire in partenza.

Caro bimbo mio, ecco il tuo papà, ancora…..

Ma mi costringete a farlo, col vostro accanimento, con la vostra ingiustizia perpetrata continuamente sullo stesso corpo: quello che amo.
Mi costringete a spiegare a mio figlio cos’è il carcere perché sta crescendo e le scuse di ogni sera non reggono più,
le sue domande si fanno più insistenti, più bisognose di verità, di dettagli, di immagini che possa comprendere.
Ma come si fa a comprendere la porta blu di Via Bartolo Longo?
Come si fa a spiegare ad un bimbo che papà ogni giorno viene mangiato dal cemento, dagli anfibi e dal ferro delle sbarre,
che papà prima di dormire viene chiuso con qualche mandata,
che il suo sonno è scandito dalla chiusura e dall’apertura del blindo.
Che i cornetti che la mattina è abituato a trovare sul tavolo, come se fosse normale che un papà alle 7.30 sbuchi tipo cornettaio di fiducia, sono a discrezione di un magistrato, di una direttrice, di un educatore, di qualche inutile assistente sociale.
Tutto inutile, piccolo amore mio.
Tutto inutile questo percorso faticoso che abbiamo fatto tutti insieme,
perché la sola risposta che sembra meritare tuo padre è quel blindo che continua a chiudersi ogni notte alla stessa ora…
quel blindo che non so come descriverti, che non so come farti immaginare.

Una società costruita sulle vittime…
eppure mi guardo intorno e mi chiedo se mai hanno pensato a te,
nato a trent’anni da tutto quel che coinvolge la fedina penale di tuo padre. Mi chiedo se hanno mai pensato a te, alle privazioni che già hai conosciuto e a tutte quelle che nei prossimi due anni comprenderai molto meglio.
Mi chiedo se tu hai diritto ad esser considerato una vittima di un meccanismo infernale.

Ma che ci frega, il vittimismo lasciamolo a loro.
Sono le 6.51 di mattina, tra poco la porta blu si apre.
Papà corre a darti il buongiorno, alla faccia loro.

Quello che leggete qui è uno stralcio della relazione di sintesi del “detenuto Paolo Persichetti”…una pagina ottima per comprendere il carcere.

DIREZIONE “CASA DI RECLUSIONE REBIBBIA – ROMA”

Vis Bartolo Longo, 72 – 00156 Roma. Tel. 06415201, fax 064103680

RELAZIONE DI SINTESI

In data odierna si è riunito il Gruppo di Osservazione e Trattamento, nella seguente composizione:

Direttore di Reparto Dott.ssa A. T.                                                                       Presidente
Funzionario giuridico-pedagogico A3F1, F. P.                                                   Segretario tecnico
Vice Responsabile di P.P. di Reparto, Isp. G. B.                                                Componente
Asistente sociale L. R.                                                                                              Componente

(si allega copia di relazione del 09.02.2012 dell’UEPE di Roma, uale parte integrante della presente)

La riunione si è tenuta al fine di redigere relazione di sintesi sul detenuto semilibero PERSICHETTI Paolo, nato il 06 Maggio 1962 a Roma, per l’Udienza di discussione dell’Affidamento in prova ai Servizi Sociali, prevista per il 05.05.2012 dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Roma

Il Persichetti, ammesso a fruire della Semilibertà il 23.05.2008 dal Tribunale dì Sorveglianza di Roma, è giunto in questa sede il 24.05.2008.

II 26.05.2008 è stato redatto il primo Programma di Trattamento, ed 31.05.2008 il detenuto ha iniziato a lavorare come giornalista presso la redazione del quotidiano politico “Liberazione“, sita in Roma – zona Castro Pretorio: occupazione tuttora svolta.

Va subito detto, circa il lavoro e le sue logiche implicazioni, che ovviamente il soggetto gode di una legittima possibilità di esternare e dibattere, la quale gli consente di prendere e manifestare posizioni che riflettono un’idea (qualcuno ha detto, piuttosto, un’ideologia).

Tale condizione gli ha consentito e gli consentirà di effettuare legittimamente esternazioni che a taluno (vedasi su internet) sono parse, come detto, ideologiche ed immorali: ci si riferisce, nello specifico, alla difesa del Persichetti della decisione presa alcuni mesi fa dall’allora Presidente del Brasile, Ignazio “Lula” Da Silva, di non estradare in Italia il terrorista Cesare Battisti.
Prendendo lo spunto dalla vicenda in questione, sui media nacque un dibattito sugli “anni di piombo”sulla posizione assunta allora ed ora dalle Istituzioni e sulle vicende personali di alcuni terroristi.
Nell’ambito di tale dibattito, tra l’altro, dal soggetto furono poste su internet – e sono tuttora acquisibili – riflessioni condotte dal Persichetti anche in ordine alla propria vicenda, per certi aspetti simile a quella di Battisti, fuggito anch’egli in Francia. Si tratta di alcuni articoli e di almeno un’intervista radiofonica.

Si premette ciò in quanto i contenuti e le valutazioni di cui si è detto, le quali ovviamente riflettono un’idea e quindi anche una certa “difesa” del passato, da parte del soggetto, da un lato possono indicare in lui la presenza o meno di una revisione critica ma , dall’altro, rappresentano la concreta attuazione del Programma di Trattamento, caratterizzato proprio dalla previsione poter svolgere da parte del soggetto l’attività giornalistica, caratterizzata proprio dal diritto di espressione e limitata uniocamente dalla commissione di illeciti civili e/o penali (si dirà più avanti della querelle tra il Persichetti e lo scrittore Roberto Saviano).

[…]
Si è accennato alla diatriba con lo scrittore Roberto Saviano.

All’inizio del 2011, come riportato sulla stampa e in internet (che ospita vari articoli al riguardo), si è verificata una schermaglia tra il Persichetti ed il suo editore da una parte, ed il Saviano dall’altra: schermaglia originata da affermazioni di quest’ultimo sul caso dell’omicidio di Giuseppe Impastato, affermazioni ritenute dalla controparte false o, quanto meno, superficiali.

La vicenda è sfociata nella presentazione di una querela per diffamazione da parte del Saviano nei confronti del Persichetti e del suo editore. La Direzione dell’Istituto ne è stata informata formalmente dalla Polizia di Stato con nota del 17.02.2011.

Il 02.03.2011 il Persichetti, durante un colloquio col Direttore di Reparto sulla vicenda, è stato da questi invitato a produrre gli articoli relativi alla querelle, al fine di fornirgli un quadro della situazione.

La richiesta è stata percepita come atteggiamento “censorio” che per tutta risposta ha detto chiaramente che gli scritti sono liberamente accessibili su internet e che non vedeva la necessità di doverli produrre lui.

Si è pertanto ritenuto di dover informare dell’accaduto e dell’atteggiamento tenuto dal semilibero il Sig. Magistrato di Sorveglianza.

[…]

A questo punto è doveroso rappresentare quanto segue.

La forma mentis del Persichetti lo conduce ad avere talora, un atteggiamento “paritario” (anche se tale aggettivo rischia di acquisire una valenza negativa) nei confronti di un’Amministrazione verso la quale, comunque, egli deve rispondere del proprio comportamento e non trattare da pari: il tutto, ovviamente, nel rispetto del diritti della persona.

Talora però nel soggetto pare vi sia una difficoltà a rendersi conto che, a differenza di quanto accade in un rapporto tra persone fisiche, rapportarsi con l’Amministrazione richiede una diversa “dialettica”, fatta – anche obtorto collo – di una puntuale esecuzione delle direttive o anche, delle sole indicazioni fornite dalla stessa e dai suoi operatori.

[…]

Il GOT pur prendendo atto senz’altro atto di una buona evoluzione dell’andamento della misura, ritiene proficua l’effettuazione di un ulteriore periodo –anche breve – di osservazione, al fine di consentire al soggetto di consolidare un percosro le cui premesse sembrano positivamente avviate.

Roma,  lì 16 aprile 2012

L’estensore

Funzionario giuridico-pedagogico A3 F1
F. P.

Per il Gruppo di Osservazione e Trattamento
IL DIRETTORE DELEGATO
Dott.ssa A. T.

Link
Roberto Saviano
Kafka e il magistrato di sorveglianza di Viterbo
Negato un permesso all’ex-br Paolo Persichetti per il libro che ha scritto
Permessi all’ex br: No se non abiura

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  1. 19 maggio 2012 alle 08:00

    No Valentina stavolta il tuo infinito (ho potuto verificarlo di persona) cuore d mamma ti ha fatto perdere la consueta lucidità, non ci hanno pensato perchè quelli che agiscono così NON “pensano” a nessuna vittima nei termini in cui intendi tu, ma solo alla “utilità” che certe vittime danno a loro e non lo dico solo per l’eloquente “quel rompicoglioni di Biagi” rubato al privato del ministro Scaiola listato a pubblico lutto. Non gliene fregava una mazza di Sossi ma dei riflessi sul referendum sul divorzio agli uni e agli altri come non gliene fregava una mazza di Moro nè dei suoi parenti ma contava appropriarsi del giorno della sua morte ad onta loro per sfilare annualmente con la medaglia sul petto. Non gliene frega una mazza della figlia di Rossa cui si sbatte la porta in faccia se contrasta quanto da loro deciso nè dei familiari di Peppino Impastato se si contrappone al guru di comodo salvo glorificarsi ad ogni piè per i loro lutti. Persino se ci si ballotta per un sindaco si usa Torregiani contro Pisapia e quindi in risposta Benedetta Tobagi contro la Moratti, ma in realtà non fotte nè dell’uno nè dell’altro. Anche quando morì San Berlinguer a fronte dei militanti che non contano che erano in piazza affranti, i dirigenti PCI festeggiavano il conseguente trionfo elettorale alle europee e i seggi. Sono solo cinici Valentina, ostentano le vittime quando serve a loro manco sapendo che faccia hanno, e le vittime di cui parli tu non servono a niente e quindi “non ci hanno pensato” e non sanno neppure cosa significa “pensarci”

  2. savinoas
    19 maggio 2012 alle 11:24

    Chi tocca Saviano muore?

    “La forma mentis del Persichetti lo conduce ad avere talora, un atteggiamento “paritario” (anche se tale aggettivo rischia di acquisire una valenza negativa) nei confronti di un’Amministrazione verso la quale, comunque, egli deve rispondere del proprio comportamento e non trattare da pari: il tutto, ovviamente, nel rispetto del diritti della persona.”
    Qui mi sembra una follia giuridica, “nel rispetto dei diritti della persona”, cosa si intende per “persona” un cane, un gatto che non hanno il “verbo”, la parola, un sistema cognitivo?
    Un concetto della detenzione umana che segue gli stessi principi, con la stessa logica di un ente protezione animali; Rebibbia parificata all’EMPA (Ente protezione animali)?

    La critica all’ “atteggiamento paritario” tenuta dal Persichetti..
    Ma il carcere “moderno” non dovrebbe formare cittadini (quindi che si collocano alla “pari”) e non dei sudditi?
    Paradossalmente, per le “moderne” regole di detenzione (quelle della rifirma penitenziaria del ’75) lo Stato con lui ha avuto successo, ha fatto di P. un cittadino, conscio dei diritti e dei doveri, un “pari” dunque.
    Con questa ordinanza si dice il contrario, i magistrati vogliono che il P. sia un SUDDITO.
    E quindi va punito per la sua arroganza.

    Ma è fosse questo l’ordinario “status” di tutti noi “liberi”?
    La risposta mi sembra quasi scontata.
    Tempi tristi!

  3. 19 maggio 2012 alle 12:26

    Carissima Vale, il tuo odio e il tuo amore sono più forti di qualunque ingiustizia e privazione della libertà! Vi voglio tanto bene!

  4. benedettag
    22 maggio 2012 alle 12:32

    mi viene da VOMITARE!

  5. Maddalena
    31 maggio 2012 alle 15:07

    ciao.
    sicuramente è il modo più sbagliato, più freddo e distante che ci sia, parlare su internet, ma non conoscendoti questo posso.
    volevo dirti semplicemente che traspare un amore verso i tuoi uomini (anche se il tuo bimbo è ancora piccino) e una forza dei quali sicuramente sarai orgogliosa com’è giusto. ti leggo, vedo le tue foto e mi emoziono e non potrei non farlo leggendo questo post e capirti. in una minima, piccolissima parte, ti capisco. e vorrei parlare con te perchè quello che ci accomuna non è cosa da dire a tutti (almeno per quanto mi riguarda) e trovare te che ne parli con tanta limpidezza mi spiazza e mi incuriosisce.

    nulla, mi sono lasciata trasportare dalle emozioni 🙂
    così, volevo lasciarti un abbraccio telematico.

    Maddalena

  6. enzo
    2 ottobre 2013 alle 16:01

    non capisco cosa voglia dire carcere moderno.

  1. 23 maggio 2012 alle 14:25
  2. 6 giugno 2012 alle 09:16
  3. 14 giugno 2012 alle 08:38
  4. 11 ottobre 2012 alle 09:56
  5. 6 novembre 2012 alle 10:59
  6. 10 novembre 2012 alle 08:30
  7. 4 dicembre 2012 alle 19:16
  8. 5 dicembre 2012 alle 15:50
  9. 7 dicembre 2012 alle 09:38
  10. 15 maggio 2013 alle 16:24
  11. 13 maggio 2015 alle 10:57
  12. 14 maggio 2015 alle 11:16
  13. 14 maggio 2015 alle 12:06
  14. 17 maggio 2015 alle 11:51

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